Archive for the 'Psicoterapia' Category

Giu 20 2021

IMPARARE A PARTORIRE DA MAMMA GATTA

La società accompagna le donne al parto in svariati modi: dai corsi preparto con figure specializzati e competenti, che preparano le donne al grande evento fornendo loro una serie di conoscenze nuove ed efficaci, agli incontri informali tra donne che si riuniscono in momenti di confronto e condivisione pratica ed emotiva.

Che la donna crei la propria rete di riferimento non solo è funzionale ma fondamentale affinché, nel momento in cui sente di averne necessità, attiva automaticamente il canale di cui necessita.

Ciò che spesso viene by-passato o trascurato è la centralità del ruolo della donna durante il parto.

Tutte queste nozioni rischiano di disperdere e non canalizzare la donna verso le sue competenze, verso la sua natura biologica e istintuale che è l’unica vera componente che si attiva nel momento del parto.

Non essendo animali, tendiamo ad usare la nostra parte razionale e consapevole anche durante il parto trascurando il fatto che il parto stesso non appartiene al dominio della razionalità e che quindi quest’ultima deve essere usata coscientemente lasciando comunque il dominio alla parte istintiva.

Accade sempre di più che prevale la necessità di aver consapevolezza e il bisogno di esercitare un controllo per potersi fidare del proprio corpo piuttosto che affidarsi incondizionatamente.

Un bambino che impara a camminare si affida alle proprie percezioni e sensazioni, non ragiona sul movimento delle gambe, sull’angolazione delle ginocchia o sulla lunghezza del passo ma ascolta il suo istinto assecondando i segnali del proprio corpo e lasciandosi guidare dalle proprie emozioni.

Lo stesso dovrebbe avvenire durante il parto.

Il corpo della donna è biologicamente predisposto a partorire (escludendo particolari condizioni patologiche) eppure la società adorna la donna di conoscenze tecniche piuttosto che accompagnarla verso una consapevolezza di sé ed una fiducia nel cogliere e interpretare adeguatamente i segnali del proprio corpo ed il proprio stato emotivo.

Quanto diventa importante quindi aiutare la donna a riconoscere la propria parte istintiva e animalesca?

Legittimarla nella ricerca dei suoi bisogni intimi e unici?

Indirizzarla verso una connessione profonda con la creatura che porta nel suo grembo in quanto unico vero braccio destro nel momento del parto?

Sapere di essere in grado di farlo è il primo grande passo verso la riuscita di un buon parto.

Pensare che il proprio parto dipende solo e unicamente da fattori esterni rischia di portare la donna a non fidarsi di se stessa, a mettersi in una posizione down e a vivere passivamente un momento fondamentale che diventa anche attivatore delle responsabilità successive verso il nascituro.

Se ci pensiamo sono solo madre e figlio che, insieme, collaborano per uno stesso obiettivo: la vita.

Mettiamo allora i riflettori sulla donna, sul suo potere, sulle sue competenze innate.

Aiutiamola a fidarsi di ciò che sente piuttosto che dare maggior enfasi all’operato altrui. 

Il parto è suo, è un passaggio personale, intimo e unico, sacro e non condivisibile.

Quando ero piccola passavo le ore ad osservare le mie gatte.

Ero presente e partecipe a tutte le fasi della maternità.

Dall’accoppiamento all’allattamento e all’educazione primaria.

Quando i pancioni diventavano sempre più grossi, preparavamo delle ceste calde e confortevoli in modo che avessero un posto dignitoso per partorire ma, ogni volta, arrivava una forte delusione: sparivano per qualche giorno e poi si facevano rivedere giusto per prendere un boccone, –con i pancioni vuoti e le mammelle intrise di latte.

E le cucce erano vuote!

Cosa facevano le mamme gatte?

Sicuramente sapevano di avere delle ceste comode e calde ma attivavano comunque la loro parte istintiva e protettiva per il loro bene e quello della prole.

Ricercavano dapprima un posto che le facesse sentire al sicuro e partorivano indisturbatamente senza l’aiuto di nessuno, semplicemente affidandosi alla loro natura.

Martina Mastinu

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Giu 14 2021

MAGIA E DIVERSITÀ

Per la specie umana la magia è una diversità pericolosa.

E questo spiega perché chi ne è dotato spesso se ne vergogna e la nasconde.

A volte anche a se stesso.

Nella società dei consumi essere maghi non è considerato un pregio: bisogna ascoltare i dettami della pubblicità e comprare ciò che fa bene all’economia (dei pochi che governano i molti) senza porsi domande e, soprattutto, senza agire autonomamente per cambiare la realtà.

I maghi sentono forte il richiamo della magia e sanno che l’autonomia e la libertà sono due facce di una stessa medaglia: senza autonomia non si può essere liberi e senza libertà la vita diventa una prigione.

Questo stile di pensiero costituisce una diversità in contrasto con la docile ubbidienza indispensabile a gestire i consumatori.  

A differenza dei maghi i babbani sono orgogliosi di essere consumatori e amano il telegiornale, la razionalità priva di sentimento e il controllo (che deriva dalla certezza che non esista nulla la di fuori di una concreta materialità).

I maghi vivono in se stessi la forza di ciò che non si vede e (anche se a volte cercano di ignorarla) avvertono la presenza di qualcosa che trascende la ragione e dà forma all’esistenza.

Qualcosa che i puri chiamano amore e i duri deridono (per poter coltivare la prepotenza).

L’amore è la forma più alta della magia e ignorarne il potere significa rinunciare alla vita.

Chi nasce con la percezione del sapere che deriva dall’amore porta le stimmate della magia e incontra tante difficoltà quando vive in un mondo che preferisce credere nella competizione e nella legge del più forte come se queste fossero delle divinità.

Solo col tempo e con la crescita queste potenzialità interiori si dispiegano nella psiche liberando le forze necessarie a compiere i miracoli.

La via del mago è un percorso di conoscenza fatto di un continuo ascolto di sé e degli altri.

Un percorso che porta a scoprire la formula magica: Tutto è uno.

Tutto è uno è la sintesi di un sapere profondo e rivela il suo potere solo quando se ne è compreso il valore dentro sé stessi.

La ragione si ferma davanti a quel messaggio incomprensibile nello spazio ristretto della fisicità.

E il cuore si avventura da solo nell’ignoto: fragile come il cristallo, irriducibile  come la natura, potente nella sua misteriosa verità.

Carla Sale Musio

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Giu 08 2021

LA TRAVERSATA

Insopportabile l’odore di nafta e poi quei corpi addossati, la paura delle onde che crescono, il pianto del bambino: il suo, legato al seno con una stoffa ampia, ma spaventato anche lui, come tutti.

***

La traversata era breve, le avevano detto, e tra la partenza e l’arrivo il tempo sarebbe migliorato: c’erano delle nuvole, ma non bisognava temerle.

Al massimo, qualche spruzzo di pioggia.

E poi, per una vita migliore non si poteva correre qualche rischio?

Tutti i suoi risparmi per quella traversata: lei e suo figlio, nel tentativo di raggiungere un’altra vita.

Ma era stato faticoso anche arrivare allo scalo da cui partire.

Lei ripensa ai momenti che hanno preceduto quella scelta: la paura della guerra, le stragi nel suo paese, la povertà, il desiderio di una vita migliore per lei e il bambino, la voglia di raggiungere il suo uomo, partito da mesi, che la aspetta e che ancora non conosce quel figlio che lei si lega addosso.

***

Ma, d’improvviso, il mare si agita: la barca è leggera, si scuote da prua.

Le onde crescono.

“Quanto sono alte”, pensa la donna, che prima di allora non aveva mai visto la distesa marina.

***

Finalmente compare la costa.

Alcuni si alzano in piedi, altri ringraziano, altri ancora pregano.

Ma poi, la disperazione.

Il mare si gonfia ancora, attacca il legno fragile, lo rovescia.

Le urla.

Le braccia che si agitano nel tentativo di aggrapparsi, l’acqua salata che entra in gola e ti chiude il respiro.

Il mare è freddo, duro, pesante.

Lei ha solo un pensiero: “Salva il mio bambino”.

Ma nessuno la ascolta.

***

Scendono verso il fondo lentamente, lei e suo figlio, legato al seno da una stoffa ampia.

Non pensava fosse così facile: sembra un sonno profondo la morte, come quello del bambino che si aggrappa a lei, ma non respira.

Poi si poggiano piano.

Il mare non è molto profondo in quel punto.

***

Intorno alla madre e al figlio si affollano le creature del mare: delfini, mante, cernie, dentici, polpi e altri esseri ancora.

Li stanno a guardare.

Tante volte hanno visto altri corpi adagiarsi sul fondo: le correnti li muovono piano, come per invitarli a danzare.

Gli esseri del mare spingono la madre e il bambino con i musi o con le pinne, sperando di svegliarli.

Ma si arrendono con dolore.

***

Ed ecco si avvertono suoni lontani: accompagnato da creature dell’acqua, che danzano e cantano, giunge il Signore del Mare.

Si avvicina alla donna e al bambino, li contempla, si commuove.

Ne ha visti tanti, troppi morire, uomini soprattutto, che lottavano disperati prima di arrendersi.

Ma quella maternità spezzata lo sconvolge.

Allora decide.

***

Tocca la donna e il figlio con un gesto leggero, quasi paterno.

E accade il prodigio: i due corpi si scuotono, prendono vita.

La pelle risplende, le gambe si uniscono: sono code flessuose.

Le braccia si trasformano in pinne.

I visi si allungano, gli occhi si stringono.

La madre e il figlio si muovono come se fossero nati in quel mare.

Sono due delfini adesso: una madre e un figlio.

***

Non credevano fosse facile vivere ancora.

Si accostano alle altre creature, che si stringono intorno e li accolgono.

Adesso i loro corpi accarezzano l’acqua, che scivola sulla pelle e risuona.

Sembra una voce antica, sonora come il respiro del mondo.

Gloria Lai

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Opera tutelata da Patamu.com con il n° 157507 del 25.5.2021

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Giu 02 2021

TERAPEUTI E PAZIENTI: il simile attira il simile

Ogni psicoterapeuta… ha i pazienti che si merita.

E ogni paziente… ha i terapeuti che si merita.

La legge di attrazione diventa evidente negli studi di psicoterapia.

Per una risonanza inconscia, infatti, a chiedere aiuto spesso sono proprio le persone che presentano gli stessi problemi del terapeuta a cui si rivolgono.

Quest’ultimo si trova così a svolgere contemporaneamente un doppio lavoro: su se stesso e su chi ha davanti.

Come ho detto tante volte, in questo mestiere l’abilità consiste nel calarsi nel mondo dell’altro fino a vedere le cose dal suo punto di vista.

L’aiuto diventa possibile solo quando il terapeuta può accogliere quelle problematiche dentro di sé, senza negarne l’impatto e senza venirne travolto.

La capacità di mettersi costantemente in discussione affianca l’aggiornamento e i titoli necessari a svolgere questa professione.

Professione in cui il terapeuta più bravo sarà quello capace di accogliere in se stesso il maggior numero di difficoltà.

I pazienti condividono la storia della propria vita e si sentono capiti quando chi li ascolta può accompagnarli in fondo al loro inferno, senza paura e senza giudicare.

Da questa condivisione prende forma l’alleanza terapeutica e la possibilità di svolgere un lavoro costruttivo.

L’accettazione nasce da una comunanza del sentire e dalla capacità di gestire una medesima esperienza esistenziale.

Esperienza esistenziale che nel caso del terapeuta deve prima essere stata risolta dentro di sé per permettere l’accompagnamento efficace di chi chiede aiuto.

Esiste un magnetismo che guida le scelte di ciascuno, portandoci al posto giusto nel momento giusto per aiutarci a crescere.

La scelta del terapeuta non sfugge a questo criterio.

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Il simile attira il simile

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E ogni terapeuta attira… proprio quelle persone che lui stesso ha bisogno di curare

Ecco perché i terapeuti devono periodicamente chiedere aiuto ad un altro collega per lavorare su di sé e sulle proprie difficoltà.

Difficoltà sollecitate costantemente dalla professione che hanno scelto.

La frase mistica:

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IO SONO TE E TU SEI ME

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diventa evidente quando si scende alla ricerca delle radici che sostengono i comportamenti.

Credo che tutti siamo attratti da ciò che riecheggia intimamente in noi stessi e scegliamo amici, letture, spettacoli, svaghi… in armonia con il nostro modo di essere.

L’inconscio guida le scelte molto più di quanto siamo disposti ad ammettere e ci conduce al posto giusto nel momento giusto secondo una logica evolutiva difficile da capire con la rigida scientificità della concretezza, ma evidente a chi guarda la vita con gli occhi dell’anima.

Il bisogno di crescere e di migliorarsi dà forma all’esperienza che siamo venuti a compiere in questa dimensione fisica e nella scelta della psicoterapia ci porta a individuare chi conduce la stessa battaglia e percorre lo stesso sentiero evolutivo.

Questo fa sì che ogni paziente si senta attratto proprio da un terapeuta e non da un altro.

E per lo stesso motivo, ogni terapeuta deve costantemente monitorare il proprio mondo interiore lavorando instancabilmente per riconoscere i suoi vissuti mentre ascolta e comprende quelli degli altri.

Solo così potrà aiutare chi gli chiede aiuto, facendo emergere le strade che permettono il cambiamento.

Carla Sale Musio

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Mag 27 2021

PADRI E MADRI: una potente connessione emotiva

Culturalmente si tende ad associare la gravidanza ed il periodo perinatale alla madre, vedendo il padre come un “donatore di seme” o comunque una figura più marginale rispetto al ruolo materno.

Eppure i padri sono sempre più emotivamente spinti verso la partecipazione attiva, non solo in termini di collaborazione pratica ma anche e soprattutto rispetto allo spazio emotivo che vanno ad occupare.

Sono diversi gli studi che riconoscono quanto i padri siano emotivamente coinvolti durante il periodo perinatale e spesso gli stati mentali degli stessi possono essere significativamente connessi con quelli delle loro compagne, al punto che si riscontrano, sempre più frequentemente, delle oscillazioni o stati affettivi nei neo papà paragonabili a quelli materni, nonostante si esplichino, nel concreto, in maniera differente.

Quando gli stati mentali dei padri sono significativamente connotati in maniera negativa e quindi quando troviamo padri con toni depressi, ansiosi o che mettono in atto comportamenti destabilizzanti e controproducenti, tali aspetti possono incidere sulla relazione madre – figlio dalla quale emergono difficoltà e criticità.

Di fatto, in condizioni favorevoli e soprattutto a partire dalla gravidanza, un ruolo paterno efficace consente alla donna di sentirsi protetta in una fase in cui la percezione di vulnerabilità è maggiore e pone le basi anche per una relazione madre bambino maggiormente adeguata.

Tra madre e padre è fondamentale che si crei una potente connessione emotiva in cui ognuno assolve il proprio ruolo in maniera serena, consapevole e riconosciuta dall’altro.

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UNA STORIA VERA

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Paola è una neo mamma che si sente costantemente sbagliata e in difetto.

Da quando è nato il suo bambino si sente giudicata da tutti, e tutte le persone che la circondano dispensano in continuazione consigli non richiesti distogliendola da quelle che sono le sue priorità.

Non da meno il compagno Claudio che risente tantissimo dei momenti in cui Paola allatta… 

Per Claudio l’allattamento non ha tutto quel valore decantato, ma nel suo profondo, egli lo vive come un momento in cui lui non esiste, si sente impotente e inutile, quindi si schiera con tutti gli altri familiari che stuzzicano Paola nel passare al latte artificiale con la scusa di stancarsi meno e coinvolgere anche Claudio nell’allattamento.

Paola e Claudio arrivano in terapia paradossalmente con lo stesso stato emotivo, entrambi si sentono incompresi dall’altro e non sostenuti.

Nel momento in cui Claudio prende consapevolezza del fatto che l’allattamento risveglia in lui un normale senso di difficoltà nel costruirsi un ruolo definito, comprende che in realtà non può e non vuole ostacolare l’allattamento di Paola e di conseguenza sente il bisogno di sostenerla e proteggere la relazione con il loro bimbo: sostanzialmente si dà un ruolo anche durante l’allattamento concependosi come parte attiva, unica e indispensabile.

Allo stesso tempo Paola comprende che Claudio non vuole ostacolare l’allattamento ma sente il normale bisogno di essere coinvolto; questa consapevolezza la porta a sentirsi vista, protetta e compresa, di conseguenza lei stessa sente maggiormente il bisogno di coinvolgere Claudio.

In questo modo entrambi iniziano a sintonizzarsi sui loro reali bisogni, sulle loro normali difficoltà e soprattutto ad essere maggiormente empatici e liberi nel parlare delle loro emozioni.

Di conseguenza riescono a creare e costruire una relazione intensa e unica con il proprio bimbo senza vivere sensi di colpa o senso di estraneità.

Martina Mastinu

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Mag 20 2021

DITTATURA SANITARIA E VIOLENZA SUGLI ANIMALI

Come psicologa sento il bisogno di pronunciarmi sulla libertà e sulle dinamiche psicologiche che ne ostacolano la realizzazione.

La psicologia è una scienza di cui occorre conoscere il funzionamento per poter agire efficacemente sulla realtà.

E in questo scritto voglio evidenziare i meccanismi interiori che sostengono la prepotenza e la perdita dei diritti umani.

Perdita alla quale stiamo assistendo ormai da più di un anno.

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Non è possibile cambiare il mondo se prima non cambiamo il nostro modo di stare al mondo.

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Un principio di coerenza sostiene le leggi che affermiamo per giustificare noi stessi, trasferendone il potere in tutti i settori della psiche e determinando la realtà in cui viviamo.

L’arroganza riservata a chi è debole e ingenuo si riflette nell’autorità che noi stessi attribuiamo al più forte o al più furbo.

E quanti inconsciamente coltivano la legge mors tua vita mea si ritrovano, prima o poi, a fare i conti con quello stesso principio.

Stiamo vivendo momenti difficili e guardandoci intorno possiamo tristemente verificare cosa succede quando sono gli esseri umani a trovarsi in una posizione di fragilità e quando chi è al potere usa con noi le stesse leggi applicate per sottomettere le altre specie.

La prepotenza funziona bene con chi è docile, manipolabile e privo di malizia.

E la nostra specie non sfugge a questa regola.

Come si è detto, l’inconscio trasferisce automaticamente le scelte e i valori in tutti i settori della vita.

Perciò, se credo nella coercizione come metodo educativo sarò pronto a usarla ma anche a subirla, a seconda della posizione in cui mi trovo.

Questo principio spinge chi ha imposto la sopraffazione ad aspettarsi lo stesso trattamento.

E spiega come mai tante persone vivano oggi nella paura.

Che sia l’angoscia per un virus ritenuto incurabile, per le multe, per la gogna sociale, per il discredito o per la mancanza di lavoro, non fa differenza.

Uno stato autoritario ci costringe dentro una gabbia di restrizioni che violano la costituzione e i diritti umani utilizzando la paura, proprio come succede nei macelli, negli allevamenti intensivi, nella sperimentazione e in tutte quelle attività che considerano gli animali come oggetti utili a soddisfare i nostri desideri.

Da sempre le creature semplici sono state considerate uno strumento al servizio del più forte.

E, nello stesso modo, per la piccola élite che governa il mondo le masse dei consumatori sono uno strumento utile per raggiungere i propri obiettivi.

Obiettivi che non ci vengono spiegati perché dal punto di vista del più forte non è necessario dare spiegazioni a chi è più debole.

Agli animali non deve interessare se la ragione della loro morte è una festa, una scommessa, un gioco, una commemorazione o qualcos’altro.

Gli si toglie la vita.

Punto e basta.

Senza bisogno di commenti.

Il coprifuoco, la sperimentazione della terapia genica su cavie umane, la chiusura delle attività commerciali, il lockdown, il passaporto vaccinale, la vigile attesa al posto delle cure domiciliari… sono strumenti necessari al potere di quei pochi a cui abbiamo permesso di governare il mondo.

E poco importa se non ne capiamo la logica e le funzioni.

Bisogna ubbidire.

Punto e basta.

Esiste una responsabilità personale negli scenari che oggi abbiamo davanti agli occhi.

L’inconscio trasferisce nella quotidianità le regole che noi stessi abbiamo stabilito.

Quando decretiamo la liceità dell’uccisione accettiamo l’egemonia della violenza e della forza.

E in virtù del principio di coerenza attiviamo la sua legge nel mondo interiore.

Grazie a questo meccanismo psicologico le imposizioni di chi comanda possono essere accettate passivamente dalla maggior parte delle persone.

La stessa legge che stabilisce l’ineluttabilità della violenza, infatti, afferma che è il più forte decretare cosa sia giusto o sbagliato.

Sostenere il paradigma mors tua vita mea porta a creare un mondo carico di violenza, perché la prepotenza si trasforma nella psiche in un principio incontestabile a cui inconsciamente ci sottomettiamo.

Cambiare questo stile di vita significa modificare i parametri interiori che danno forma al mondo di ciascuno, sostituendo la sopraffazione con la fratellanza.

Senza distinzione di specie.

La prepotenza e il cinismo sono aspetti patologici del narcisismo e vanno curati.

Dapprima dentro di sé e poi nella società.

Se vogliamo mettere fine alla dittatura dobbiamo eliminarla dal nostro spazio interiore e aprirci a una solidarietà capace di includere tutte le creature.

Esiste una coerenza che agisce nella psiche e inconsciamente si riflette nella vita.

Smettere di uccidere per vivere è il primo passo per affermare la libertà.

Carla Sale Musio

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Mag 14 2021

ALLATTAMENTO: una danza d’amore

Cari amici,

in tanti mi avete chiesto approfondimenti sulla genitorialità e sul rapporto con i bambini.

E per soddisfare le vostre domande io non sono normale: IO AMO inaugura oggi una nuova rubrica dal titolo GENITORIALITÀ E RELAZIONE.

La rubrica sarà curata dalla dott.ssa Martina Mastinu, una collega (e carissima amica) che condividerà con noi i frutti della sua esperienza e delle sue ricerche.

Quello che segue è il primo di una serie di articoli dedicati alle mamme, ai papà e alle tematiche della prima infanzia.

Buona lettura! 

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ALLATTAMENTO: una danza d’amore

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Nel luogo comune e da un punto di vista prettamente medico l’allattamento al seno viene considerato esclusivamente in termini di nutrizione.

La tendenza è quella di valutarne la quantità attraverso la crescita ponderata del bambino, le sue evacuazioni e la scansione in orari o numeri di poppate giornaliere.

Detta così, a primo impatto, l’allattamento si configura come un’azione “quasi meccanica” tesa a nutrire di cibo il bambino, pertanto la madre può essere “sostituita” da qualsiasi altra figura in grado di dare un biberon (di latte materno o formula) al neonato.

Certo, è fondamentale che il bambino debba essere ben nutrito affinché possa sopravvivere.

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Ma l’allattamento è davvero solo nutrimento di cibo?

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Direi proprio di no. 

Mi piace definire l’allattamento come un dono reciproco che interseca natura, esperienza e individualità. 

L’allattamento è un processo dinamico in quanto azione evolutiva ed esperienza unica, anche per la stessa mamma poiché varia da figlio a figlio e nel corso del tempo.

La natura ci dota fisiologicamente di un sistema ormonale e fisico in grado di poter allattare.

Il seno con le ghiandole mammarie, l’areola e il capezzolo (di varie forme e dimensioni) sono strutturalmente atti a svolgere questa funzione ed il processo ormonale che si attiva funge da attivatore nella produzione del latte.

Il bambino è parte attiva in questo processo.

È la sua suzione che attiva e stimola la produzione di latte, definendone le quantità e la qualità di cui egli necessita.

Un dialogo meraviglioso tra il corpo della madre e quello del bambino fanno sì che la produzione ossitocinica aumenti e regoli la loro danza d’amore in maniera armonica.

Entrambe provano piacere in questo scambio unico e insostituibile.

Fare queste premesse rispetto alla natura e alla fisiologia della donna è fondamentale in quanto per la madre, sapere che il proprio figlio non sia soggetto passivo ma persona attiva in grado di entrare in relazione profonda con lei, la aiuta psicologicamente nel mettere in atto un atteggiamento proattivo e di cura nei suoi confronti.

La gratificazione nel sentirsi competente stimola l’attivazione di parti celebrali fondamentali che subiscono una variazione positiva in termini di cura.

È meraviglioso notare quanto il corpo e la mente, sia della mamma che del bambino, camminino parallelamente dentro questo processo.

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UNA STORIA VERA

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Alice era alla sua prima esperienza di maternità.

Alla nascita il suo bambino ebbe un problema fisico tanto da essere sottoposto con urgenza ad un intervento chirurgico.

Subito dopo il parto Alice ebbe modo di attaccarlo al seno e di attivare il processo di conoscenza e scambio con il suo bambino.

Dopo poche ore però il bimbo venne ricoverato e poi operato.

Il giorno successivo al parto Alice vide il suo bambino ricoverato in Tin.

Non sapeva dove e come mettere le mani.

Davanti a lei una infermiera prese un biberon di latte e provò a farlo ruotare in quella minuscola bocchina che faticava ad accettare quella tettarella siliconata.

Dopo due giorni, e dopo che l’intervento andò a buon fine, Alice prese coraggio e decise di ricominciare la loro relazione da dove era stata interrotta.

L’immagine così fredda di quell’infermiera che reggeva la nuca del suo cucciolo adagiato nella sua culletta le era rimasta impressa.

Ma ancora di più la sua sensazione di impotenza, in quegli istanti, risuonava così dolorosa dentro di lei tanto da rimbombare.

Loro due avevano condiviso nove mesi, lei era stata in grado di riconoscere e percepire ogni suo movimento, e ora non si sentiva quasi più nulla per quel neonato.

Con forza e coraggio lo prese in braccio e con grande piacere notò che il bimbo cercò subito il suo seno.

Il profumo del suo colostro, molto simile all’esperienza uterina del liquido amniotico, riportò alla memoria del neonato il ricordo implicito della sua unica esistenza.

In maniera vorace riconobbe subito il suo seno e ben deciso riportò alla luce la loro relazione che era rimasta bloccata in un limbo.

Limbo in cui entrambe si aspettavano e si desideravano.

Alice iniziò a sentirsi unica e speciale per il suo bimbo.

Nessuno poteva più sostituirla, nessuno desiderava conoscere meglio di lei quella creatura che tanto l’aveva aspettata.

L’allattamento salvò una relazione probabilmente destinata a sfociare in distacco e depressione.

***

Storie come quella di Alice ci insegnano quanto il bisogno di scambio e di prendersi cura, che si attiva sia a livello biologico sia psicologico, vada ben oltre la concezione di allattamento come mera nutrizione meccanica ma come bagaglio di simboli, scambi e percezioni di sé profondi e fondamentali in termini relazionali.

Martina Mastinu

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Mag 08 2021

NESSUNO CI INSEGNA A USARE LA MAGIA…

La magia è una capacità naturale, conosciuta da tutte le specie animali ma ignorata dalla specie umana.

Dopo il medioevo, infatti, la ricerca scientifica si è concentrata sugli aspetti misurabili e concreti della realtà, ignorando (o addirittura negando) l’esistenza di ciò che non si vede.

Da quel momento in poi, ai nostri occhi il mondo interiore è diventato qualcosa di inutile e la percezione della magia si è persa in favore di una più controllabile materialità.

È così che ci siamo convinti di potere sostituire i poteri magici con la tecnologia.

Tuttavia la magia non è scomparsa e la sua esistenza occhieggia dietro innumerevoli coincidenze, miracoli, fenomeni paranormali e sincronicità… che costellano la vita di ogni persona.

I babbani ignorano volutamente la magia e si concentrano soltanto sulla concretezza, proclamando un mondo in cui il successo è esclusivamente economico e ogni cosa ha termine con la morte del corpo.

I maghi invece esplorano l’invisibile e sanno che il mondo interiore possiede un immenso potere.

Un potere che si estende ben al di là della perdita del corpo fisico.

(Per questo faticano a integrarsi nella società babbana e spesso chiedono aiuto agli psicologi. Ma questa è un’altra storia e ne parleremo un’altra volta.)

Tutti incontrano la magia nella propria vita.

Ma i babbani la deridono o la ignorano.

E i maghi ne sono attratti.

Questi ultimi percorrono la strada della conoscenza di sé fino a far emergere i poteri magici: intuizione, sensitività, telepatia, eccetera.

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Ma chi insegna loro a usare la magia?

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Ufficialmente nessuno ci insegna a usare la magia.

Eppure…

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Il maestro appare quando l’allievo è pronto

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Il desiderio di conoscere la magia conduce a incontrare le opportunità che permettono di esplorarla.

Può trattarsi di un’illuminazione, di un libro, di un corso, di un’esperienza o di una persona (umana o animale).

Improvvisamente la magia arriva.

E si rivela quando apriamo il cuore al suo insegnamento, incamminandoci lungo la via della conoscenza interiore.

Nel mondo intimo si nascondono tutte le verità e per utilizzare i poteri magici è necessario analizzare se stessi con sincerità e costanza.

Senza negare i mostri interiori e senza esaltare il proprio ego.

Tutto è uno è la regola d’oro che insegna la Totalità e addita lo strumento d’elezione per imparare a compiere i miracoli: io sono te e tu sei me.

Avventurarsi nel mondo della magia significa sovvertire la lettura babbana degli avvenimenti e imparare a parlare due lingue: quella della fisicità e degli opposti insieme a quella dell’infinito, evitando le trappole del narcisismo e coltivando la purezza dell’anima.

Carla Sale Musio

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Mag 01 2021

PERCHÉ SCEGLIERE DI FARE LO PSICOTERAPEUTA

La scelta di dedicare la vita ad aiutare gli altri è qualcosa che si sente dentro, una vocazione irresistibile a cui è impossibile sottrarsi.

Sono convinta che ognuno di noi venga al mondo per offrire il proprio dono all’esistenza.

E il dono di chi sceglie il mestiere della psicoterapia permette di immergersi totalmente nella scoperta di sé, degli altri e… della vita.

Ogni persona, infatti, incarna un aspetto di noi stessi.

Tuttavia, ci sono aspetti in cui ci riconosciamo facilmente e aspetti che appaiono così lontani dal nostro modo di essere da impedire qualsiasi identificazione.

Questi ultimi sono quelli su cui dobbiamo impegnaci di più, la sfida che la vita ci pone per aiutarci a crescere.

Ogni psicoterapeuta dona alla vita la propria capacità di ascolto ma, per farlo, deve confrontarsi con moltissimi aspetti interiori.

Comprendere il significato profondo del vivere procede di pari passo con la consapevolezza di sé.

Infatti il nostro modo di sentire interiormente ciò che succede è la vita stessa.

In questa chiave il mondo intimo diventa uno strumento importantissimo per vivere con pienezza la realtà.

Quella realtà che intreccia le percezioni indissolubilmente, creando tanti mondi diversi quante sono le creature che li vivono.

Dedicare la vita a comprendere gli altri per aiutarli a esprimere le proprie risorse è un mestiere emozionante e bellissimo, e conduce ad immergersi sempre più profondamente nelle profondità e nei misteri dell’esistenza.

Per svolgere con competenza questa professione occorrono, oltre allo studio e all’aggiornamento, una grande empatia e la capacità di osservare la vita da uno spazio neutro, privo di giudizi e libero dai condizionamenti sociali.

Solo in quello spazio è possibile osservare le risorse sane della psiche e i doni che ogni esperienza, anche la più difficile, porta con sé.

Non basta una vita intera per conoscere pienamente l’anima umana.

E la consapevolezza dei propri limiti e della propria inevitabile ignoranza è il corollario che accompagna la scelta di occuparsi della psiche a tempo pieno.

Ma chi decide di fare di questo un mestiere ne è attratto magneticamente.

E sente vibrare la gioia nel proprio cuore ogni volta che rinasce il sorriso sul volto di chi chiede aiuto.

La psicoterapia è l’unica battaglia in cui vincono sempre tutti.

Infatti, sciogliere i nodi che tengono in vita il malessere libera le risorse sane della psiche permettendo alla vita di riprendere a scorrere.

E questo è un bene per tutti.

Fa crescere il paziente, il terapeuta e la vita stessa.

Ogni psicoterapeuta deve sempre vedere se stesso da entrambi i lati della scrivania.

E mentre aiuta le persone a dare il meglio di sé apre mondi nuovi nelle proprie risorse, in un percorso evolutivo senza soluzioni di continuità.

Per tutti questi motivi fare lo psicoterapeuta è un dono, una missione, un desiderio… meravigliosamente coinvolgente.

Carla Sale Musio

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Apr 25 2021

FRATELLANZA, ANTISPECISMO E SINCERITÀ

Da più di trent’anni ascolto le storie di vita di tante persone mentre portiamo avanti percorsi di crescita personale volti a coltivare il contatto con la propria intima verità.

E nel corso del tempo ho potuto osservare un insieme di caratteristiche comuni a tutti quelli che amano gli animali.

Tra queste le più evidenti sono l’immediatezza e la sincerità.

Chi ama gli animali non riesce a mentire ed esprime il proprio punto di vista  senza cercare a di omologarsi al bisogno di apparire.

Questa spontaneità si scontra con le convenienze che regolano il bon ton sociale, causando, a volte, molte sofferenze.

Ma, nonostante il dolore, per queste persone non è possibile tradire la propria coscienza.

In loro è vivo un linguaggio ancestrale basato sull’autenticità.

Mentire viene considerata una qualità soltanto nel mondo degli uomini e se da un lato permette di sentirsi parte della nostra società dall’altro porta con sé innumerevoli sofferenze.

La finzione, infatti, è la causa principale di quel malessere di vivere che oggi affligge l’umanità.

Indossare una maschera ci allontana pericolosamente dalla realizzazione personale, rendendo l’esistenza un vuoto adempiere compiti… sempre meno gratificanti.

La soddisfazione e la felicità non dipendono dall’accumulo di status sempre nuovi o dall’ammirazione degli altri, ma dalla possibilità di esprimere la propria ricchezza interiore.

L’autenticità permette di sentirsi bene (con se stessi e con gli altri) e conduce ad apprezzare la vita con le sue gioie e con le sue spine.

Dallo scambio delle verità di ciascuno prende forma un mondo in cui l’individualità è considerata una ricchezza e la condivisione e il confronto sono i valori su cui si fonda la vita in comune.

Valori capaci di accogliere le diversità (umane e delle altre specie) in vista di un bene comune.

Le persone che amano gli animali non riesco a fingere, sono dirette, poco diplomatiche e faticano a seguire le mode e tutto ciò che è legato all’apparire.

Nel loro cuore è vivo un mondo antico e nuovo, fatto di solidarietà e reciprocità.

Sentono intimamente quanto la fratellanza accomuni uomini e animali.

Senza distinzioni di specie, di razza, di genere e di nazionalità.

Carla Sale Musio

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