Archive for the 'Psicoterapia' Category

Gen 17 2021

LIBERTÀ, LAVORO E POSTO FISSO

È difficile da ammettere ma lavorare è un comportamento del tutto innaturale.

In natura, infatti, nessuno lavora per vivere.

Al contrario, vivere è l’unico lavoro da svolgere.

La scelta di offrire i propri servizi in cambio di una retribuzione che garantisca la sopravvivenza è una forma di relazione sconosciuta a ogni altra specie.

Far dipendere la propria esistenza dalle prestazioni offerte ad un altro deforma l’ascolto di sé in funzione del guadagno.

Il rapporto di lavoro non si basa sui presupposti naturali che spingono gli altri animali a esprimere se stessi e a comunicare tra loro: amore, amicizia, vita in branco, bisogno di protezione (cuccioli), riproduzione, ricerca del cibo, imitazione, gioco.

La relazione lavorativa è basata sull’offerta dei propri servizi (qualsiasi essi siano) in cambio di una retribuzione.

E serve a garantirsi la sopravvivenza rinunciando temporaneamente alla naturale espressione di sé.

Nel lavoro, il compenso e le prestazioni acquistate derivano dalle esigenze di chi le commissiona.

Lo stipendio garantisce una rendita a chi riceve la paga in cambio del proprio tempo e della propria fatica, ma presuppone la distorsione dei bisogni personali in modo da renderli funzionali a quelli del datore di lavoro.

Chi lavora per un altro rinuncia alla propria spontanea espressività per sposare le esigenze di chi lo assume.

In questo modo il lavoro prende il posto della realizzazione creativa, con tutte le conseguenze che ne conseguono (insoddisfazione, mancanza di efficacia personale, vissuti di impotenza e vittimismo, bisogni compensativi narcisistici, eccetera).

Durante il tempo trascorso a svolgere le mansioni retribuite l’identità personale è sospesa (perché chi è stato assunto è costretto a fare propri i desideri e le scelte del datore di lavoro) e si crea un pericoloso black out nell’ascolto di sé.

Dal blocco espressivo indispensabile a svolgere il lavoro commissionato prendono forma tante patologie.

Parlare di questi argomenti è difficile e impopolare.

Viviamo in una realtà che addita il lavoro dipendente come l’unica fonte di sopravvivenza.

E il mito del posto fisso rappresenta la più grande aspettativa di vita per la maggior parte delle persone.

Tuttavia, in molti faticano a integrarsi.

Tante persone sane si sentono in contrasto con questa nostra società malata.

Sono uomini e donne che percepiscono chiaramente lo schiavismo psicologico intrinseco al lavoro e vivono con insofferenza la sudditanza necessaria per guadagnarsi uno stipendio.

Apripista di un mondo migliore, queste persone indicano una strada nuova a chi subisce inconsciamente il condizionamento imposto dalla cultura del posto fisso.

Creature preziose per l’umanità tutta, libere dalla sottomissione e spesso additate come incapaci, sognatrici o poco produttive da chi vuole mantenere lo status quo grazie all’incoscienza e alla manipolazione.

Per riconoscerle in mezzo alla folla basta osservare il modo in cui si relazionano agli animali.

Il rapporto le altre specie, infatti, mette in luce con chiarezza questa tipologia.

Chi ama gli animali conserva la memoria di una vita libera e rispettosa della natura, e percepisce istintivamente ciò che sostiene la salute e ciò che invece fa ammalare.

Il rispetto per gli animali è la conseguenza di un’accettazione profonda di sé e dei valori istintuali indispensabili alla salute e alla sopravvivenza.

Chi è capace di onorare la vita (di tutti e non solo la propria) può permettersi di imparare dalle altre specie e, rifiutando le scelte innaturali e dannose, costruisce con l’esempio un mondo nuovo.

Carla Sale Musio

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Gen 10 2021

IL CRITICO INTERIORE E LA PARTE ENTUSIASTA

Come si forma quella voce critica che ci ricorda in continuazione dove siamo stati incapaci e cosa avremmo potuto fare di meglio. In che modo interferisce con l’autostima e come possiamo gestirla incrementando il nostro senso di efficacia personale.

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Gen 09 2021

MAGIA PRATICA: imparare a gestire il peso della crudeltà

La crudeltà riguarda tutti, perché tutti (prima o poi) abbiamo a che fare con le parti poco nobili di noi stessi.

Mi riferisco ai desideri di vendetta, alla rabbia inespressa, alla voglia di punire chi ha commesso dei reati ingiustificabili… e a tutto ciò che agita la psiche davanti a quelle che consideriamo ingiustizie.

Le ingiustizie ci autorizzano alla ribellione, aprendo la porta a pensieri poco edificanti (anche se utili a ritrovare l’equilibrio nel mondo interno).

Ogni volta che accade qualcosa di sbagliato e perciò ingiusto, da qualche parte dentro di noi prende forma la rivolta.

Si tratta di un bisogno auto affermativo e legato alla necessità di esprimere la propria indignazione.

Tuttavia, queste reazioni emotive ci spingono a schierarci dalla parte dei buoni per condannare i cattivi e prenderne così le distanze.

Per fortuna, quasi mai agiamo realmente le nostre fantasie spietate, solitamente ce le permettiamo soltanto nel segreto dei pensieri.

Ci servono per ripristinare nel mondo intimo le giuste proporzioni delle cose.

Così, ad esempio: se qualcuno mi ruba la macchina, può farsi largo dentro di me un’immagine in cui il ladro viene derubato a sua volta, o peggio ancora, subisce un incidente mortale!

Cose a cui non vorrei assistere nella realtà, ma utili a calmare l’umiliazione e il dolore per il sopruso subito.

Sono reazioni spontanee, legate al bisogno di affermare interiormente il nostro valore quando non è possibile farlo nella concretezza dei fatti.

Tuttavia, se da una parte sostengono la giustizia dall’altra coltivano la vendetta, creando una frattura nella psiche.

L’identità, infatti, si scinde in due aspetti antitetici: da una parte la moralità e l’etica e dall’altra la condanna, la punizione e la ritorsione violenta.

In questo modo si crea una contrapposizione nel mondo interno che vede le parti buone salire alla ribalta della coscienza e le parti spietate oscurate (benché tollerate) in modo da non intaccare l’immagine idealizzata di noi stessi.

Le immagini vendicative, infatti, passano veloci nella mente e vengono rapidamente censurate per permetterci di mantenere una visione coerente della nostra moralità (in questo modo idealizzata e perciò ignara della coesistenza del bene e del male dentro di noi).

Ma tutto ciò che viene rinnegato e nascosto nell’inconscio conserva la propria energia, agendo indisturbato sotto la soglia della consapevolezza e spingendoci a condannare all’esterno le stesse cose che non ci permettiamo di guardare all’interno.

Questo meccanismo genera tante contrapposizioni e tanta sofferenza nella vita di tutti i giorni.

Infatti, il desiderio di essere migliori ci spinge a nascondere la nostra crudeltà (anche a noi stessi) rendendoci insicuri, sempre a rischio di essere scoperti e subire la stessa condanna che abbiamo inflitto (o abbiamo desiderato infliggere) agli altri.

Ecco perché le immagini vendicative che ogni tanto animano la vita intima non dovrebbero mai essere censurate ma esplorate.

Ciò che giudichiamo negativo dentro di noi non va eliminato.

Va visto.

Appartiene alla molteplicità di noi stessi e dà voce alla nostra verità, fatta di bene e male insieme.

La crudeltà esiste in ciascuno di noi e di solito si manifesta in modi del tutto inconsci.

Ignorarla significa lasciar crescere la sua forza senza poterla controllare.

Osservarla, accettandone la presenza, vuol dire riconoscerne l’esistenza e gestirne l’impatto, sia nel mondo interno che nel mondo esterno.

Sono vissuti difficili da cambiare, nascono da un moto spontaneo di ribellione e rivalsa, esprimono un egoismo naturale e danno forma alla comprensione di noi stessi.

Accoglierli nella coscienza (accettandone l’esistenza con umiltà, senza agirli, senza giudicarli e senza volerli subito trasformare) presuppone la capacità di accettare i limiti della nostra bontà.

Ed è l’unico modo per evolverli.

Non perché siamo spinti dal desiderio di essere migliori di ciò che invece siamo realmente, ma perché la conoscenza illumina il buio, modificando le prospettive nel tempo e di conseguenza anche la forma di ciò che osserviamo.

Accollarsi il peso della crudeltà è l’unica via per costruire la pace, dapprima dentro noi stessi e poi nel mondo.

Accettare i propri limiti (quella bruttezza interiore che tanto ci fa vergognare) permette di evolvere naturalmente le cose che non ci piacciono.

La verità è in sé una potente trasformazione.

Al contrario, la pretesa di cambiare attiva i meccanismi della rimozione e della proiezione, impedendo ogni metamorfosi.

Il mago è capace di accollarsi il peso del mondo interiore e proprio esplorandolo e riconoscendolo impara a usare la magia: quella misteriosa capacità di compiere i miracoli grazie al potere della verità.

Carla Sale Musio

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Gen 03 2021

PARTE EGOISTA E PARTE ALTRUISTA

Com’è fatta e come funziona la Parte Egoista della personalità. Com’è fatta e come funziona la Parte Altruista. Esploriamo le loro caratteristiche, i loro punti di forza, le difficoltà che possono creare, quali doni ci portano, in che modo ci aiutano e come ci proteggono.

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Gen 02 2021

AIUTO!!! NON RIESCO A LAVORARE COME DOVREI

Le stagioni segnalano i cambiamenti naturali agendo sul bioritmo individuale e creando un’armonia favorevole al mantenimento della salute.

Se osserviamo il mondo animale vediamo come ogni variazione porti con sé un ritmo espressivo indispensabile al benessere e alla vita:

.

  • la primavera è la stagione degli amori, le attività fioriscono e tutto sembra risvegliarsi;

  • l’estate induce una grande vitalità. I colori forti, le temperature calde, le giornate più lunghe invitano alla condivisione e alla socializzazione. L’ecosistema offre i suoi frutti e l’energia si sprigiona dappertutto;

  • con l’autunno ci si avvia verso il riposo. Le giornate si accorciano, l’aria rinfresca, alcuni uccelli migrano e l’operosità diminuisce;

  • durante l’inverno molte specie vanno in letargo. Il silenzio e il riposo per permettono alla vita di ricaricarsi in vista dello sviluppo successivo. È il momento di coltivare nel buio i germogli che sbocceranno in primavera.

.

Anche la specie umana sarebbe portata a seguire i ritmi biologici, attivandosi o ritemprandosi in accordo con i cambiamenti stagionali.

La nostra organizzazione sociale, però, prevede scelte in contrasto con la natura.

Le leggi del profitto impongono le loro regole e (pur di ottenere il denaro necessario alla sopravvivenza “umana”) siamo costretti ad ammutolire l’ascolto delle stagioni per conformarci a esigenze del tutto innaturali.

Nascono così tante patologie, frequenti nella nostra specie e sconosciute agli animali che vivono in libertà.

Prendono forma dall’assoggettamento a ritmi poco salubri e sostengono gli interessi delle case farmaceutiche e delle multinazionali.

L’umanità è docile e accondiscendente, capace di adattarsi in situazioni anche molto lontane dalla salute e dall’armonia con l’ecosistema.

Tuttavia, lo stravolgimento dei bioritmi porta con sé un forte malessere, spingendoci al consumo di alimenti e farmaci (in contrasto con le richieste della vita e funzionali al successo di chi gestisce il mondo).

Non tutti, però, sono capaci di sabotare i meccanismi legati alla sopravvivenza.

Alcune persone, infatti, conservano in sé la capacità di riconoscere i codici della natura anche quando sono palesemente in contrasto con le leggi del progresso.

Questa visione lucida favorisce un’attenzione spontanea alla salute: propria, degli animali e del pianeta.

Ma chi risponde con facilità agli equilibri dell’ecosistema incontra spesso molte difficoltà nell’integrarsi in una società sempre più lontana dalla natura e pronta a immolare il benessere sull’altare del guadagno.

Ciò nonostante, queste persone sostengono una battaglia silenziosa (e spesso solitaria) per costruire un mondo migliore fatto della tutela delle altre specie, del rispetto per la natura e del valore della vita.

Questo significa costruire un progresso attento ai bisogni di tutti, libero dallo sfruttamento e dalla sopraffazione e basato sulla cooperazione e sulla solidarietà.

Solo così infatti l’ecosistema può continuare ad essere tale.

Un progresso oggi del tutto sconosciuto.

Ma vivo e nitido nel cuore e nella mente di chi conserva in sé l’ascolto della propria sensibilità.

Amare la natura e gli animali è un modo di essere.

E porta con sé una serie di caratteristiche psicologiche legate alla relazione con l’ecosistema.

Chi si avvicina alle altre specie con l’animo libero da pregiudizi è mosso da un ascolto attento alle leggi naturali che favoriscono spontaneamente la salute.

È in questa chiave che vanno lette le difficoltà a stravolgere il ritmo delle stagioni per lavorare d’inverno e riposare d’estate, per modificare le ore di luce e buio e per ammutolire l’ascolto delle esigenze naturali.

Invertire il bioritmo ha un alto prezzo di sofferenza (fisica e psichica) e spinge ad abusare di cibo e droghe (legali e illegali) e ad annullare sempre di più gli equilibri interiori in favore di scelte disfunzionali alla salute.

Questo provoca ulteriore malessere e costringe ad accorgimenti sempre nuovi per reggere i ritmi malsani indotti dalla società.

Le persone che amano gli animali faticano a conformarsi a stili di vita innaturali.

Ma la loro insofferenza, lungi dall’essere il segnale della patologia, indica invece il bisogno di scelte in armonia con la natura e con la vita.

Come ci ricorda Juddu Krishnamurti:

 .

“Non è segno di salute mentale essere ben adattati ad una società profondamente malata.”

.

Carla Sale Musio

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Dic 30 2020

IL CONFLITTO INTERIORE

La personalità non è mai una soltanto. Nella psiche esistono infinite possibilità espressive. Riconoscere le molteplici parti che animano la vita interiore ci permette di gestire i conflitti e di utilizzare le risorse necessarie a raggiungere i nostri obiettivi.

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Dic 26 2020

COME FARE I MIRACOLI CON ONESTÀ

Guardare la propria crudeltà senza nasconderla è un compito difficile da affrontare, il bivio in cui si biforca l’esistenza di maghi e babbani.

I babbani, infatti, proiettano costantemente l’oscurità interiore su chi ne porta le stimmate nel mondo esterno.

I maghi, al contrario, osservano la vita intima senza sfuggirla, affrontando un processo di conoscenza di sé: coraggioso e umile, potente e terribile, angosciante e ricco di magia… tutto insieme.

Sfidare l’immagine idealizzata di noi stessi fino ad accogliere i mostri interiori è un passo indispensabile per entrare nei mondi magici, la chiave capace di aprire le porte dell’inconscio, il segreto in grado di svelare la Totalità dell’esistenza.

In questa nostra dimensione materiale, infatti, l’Infinito si frammenta in coppie di opposti.

E schierarsi da una parte o dall’altra delle polarità costituisce un richiamo irresistibile.

Per tutti.

Cerchiamo di coltivare il bene e di evitare il male, vogliamo essere buoni e condanniamo i cattivi, ci sforziamo di essere giusti e nascondiamo i nostri sbagli

Tuttavia, scegliere e giudicare conducono nel vicolo cieco della finzione.

E nel tentativo di raggiungere la meta impossibile della perfezione perdiamo di vista l’integrità fatta di bene e male, giusto e sbagliato, buono e cattivo insieme.

Aprirsi a ciò che non piace è un percorso difficile.

Il baratro dell’emarginazione sociale, infatti, è la paura che terrorizza tutti, annientando il desiderio di conoscenza e spingendoci a nascondere la verità dietro una maschera (adatta alle circostanze ma priva di onestà).

Vogliamo essere benvoluti e stimati.

E per raggiungere questi obiettivi siamo disposti a negare la verità.

Anche a noi stessi.

In questo modo l’onestà diventa la prova più difficile da superare, lo spartiacque in grado di decretare il potere di una persona, la differenza tra maghi e babbani.

Nel mondo interiore, infatti, il potere appartiene a chi non si nasconde sotto i travestimenti “necessari” a sentirsi amati.

Saper guardare dentro di sé con onestà è un’impresa ardua.

E in tanti preferiscono combattere all’esterno ciò che richiama una vita intima giudicata sbagliata.

Ma in verità: nulla di ciò che esiste è realmente sbagliato.

Ogni cosa segnala l’appartenenza a una Totalità priva di giudizio per definizione.

Interiormente, infatti, il bene e il male compongono un insieme infinito di sfumature e possibilità.

Sfumature e possibilità tra cui possiamo scegliere (quelle da manifestare nei gesti e nelle azioni) solo quando abbiamo presente l’intera tavolozza dei colori.

Separare il bene nascondendo il male non è una scelta reale ma un espediente per sfuggire l’ascolto della complessità che caratterizza le dimensioni interiori.

La magia nasce dalla capacità di accogliere la vita intima senza censure.

Dall’ascolto della propria Totalità (fatta di luce e di buio) prende forma e la comprensione delle dimensioni invisibili.

La responsabilità del male appartiene a tutti: maghi e babbani.

Ma la scelta tra le polarità riguarda le azioni esteriori.

E non l’ascolto del mondo intimo.

Il mago è colui che ha saputo accogliere l’oscurità dentro di sé fino a trasformarla.

Non perché la discrimina.

Ma perché si apre alla verità.

Lasciandosene attraversare senza agirla.

Senza giudicarla.

Senza appartenerle.

Con sincerità.

La magia è la conseguenza di un ascolto che oltrepassa il giudizio, l’azione e il rifiuto.

L’unico miracolo possibile.

Nel mondo interiore.

E nella realtà.

Carla Sale Musio

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Dic 20 2020

AMORE PER GLI ANIMALI E SOLITUDINE

Nonostante la nostra specie sia etologicamente portata a vivere in branco, le persone che amano gli animali hanno periodicamente bisogno di isolarsi.

Il branco dei nostri giorni, infatti, condivide spesso il disprezzo per gli altri animali.

Un disprezzo invisibile, celato dietro la condivisione dei pasti (che implicano l’uccisione di tanti animali), dello sport (caccia, pesca, tiro al piccione…), del divertimento (scommesse, corse dei cavalli, combattimenti dei cani, feste e saghe con animali…) e di tanti gesti così abituali da non essere nemmeno più presi in considerazione.

I prodotti di origine animale sono dappertutto e nessuno si domanda più quale sia la loro provenienza e che prezzo di sofferenza sia necessario a ottenerli.

Chi ama gli animali cammina controcorrente e combatte in se stesso quell’indifferenza (indotta abilmente dalle esigenze dell’economia) nel tentativo di costruire un mondo basato sul rispetto per tutte le creature.

Per secoli ci è stato insegnato quanto la natura sia crudele e quanto dare la morte faccia parte di un percorso naturale indispensabile alla sopravvivenza.

Ma l’evidenza del progresso ci mostra oggi come, per la nostra specie, l’uccisione non sia più necessaria alla sopravvivenza e le alternative siano così tante da avere solo l’imbarazzo della scelta.

Ciò nonostante, le leggi del mercato occultano abilmente lo schiavismo psicologico in cui tutti viviamo immersi, lasciandoci credere che senza ammazzare gli animali la nostra vita non sarebbe possibile e nascondendo le innumerevoli sofferenze indispensabili a sostenere l’avidità dei pochi che governano i molti.

Chi ama gli animali risponde a tutto questo con una forte presa di coscienza e avvalora la convinzione che per vivere sia indispensabile il rispetto verso le altre specie.   

Sostenere la vita dell’ecosistema, infatti, è un presupposto indispensabile per la salute.

Nostra e del pianeta.

In questa chiave il compito di ogni essere umano dovrebbe essere quello di aiutare chi si trova in difficoltà, senza approfittarsene per soddisfare bisogni effimeri e inutili.

La nostra intelligenza ci conduce verso soluzioni alternative alla violenza e rispettose della vita.

Ma un uso strumentale delle informazioni gestisce il successo di pochi a discapito dei molti che ingenuamente si affidano al più forte senza valutarne le reali intenzioni.

Proprio come gli animali anche la specie umana subisce una domesticazione imposta psicologicamente da chi possiede il potere economico, patendo la prepotenza mascherata da sollecitudine.

Le persone che amano gli animali, tuttavia, mantengono salda la relazione con le altre specie e non riescono a ignorarne le esigenze e la sofferenza.

Ecco perché hanno bisogno di isolarsi.

La pressione sociale induce in tutti una pericolosa anestesia emotiva e occulta la violenza, su cui è basato il nostro stile di vita, dietro le edulcorate immagini pubblicitarie.

Trascorrere del tempo in solitudine vuol dire permettersi di ascoltare se stessi fuori dal turbinio caotico delle informazioni condivise.

Il richiamo del cuore sussurra nel silenzio, rivelando una verità fatta di sensazioni intraducibili con le parole, ma non per questo meno reali.

La verità è tale quando ci permette di guardare negli occhi la nostra anima.

Senza vergogna.

Con semplicità.

Le persone che amano gli animali vivono con profondità e, proprio come gli animali, hanno bisogno di ritrovare il senso delle proprie scelte mantenendo il contatto con i valori della coscienza, dell’amore e della vita.

Carla Sale Musio

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Dic 14 2020

MAGIA E TRASFORMAZIONE INTERIORE: la via del mago

Nel tentativo di migliorarci finiamo per nascondere tutto ciò che non ci piace, dimenticandolo in un angolo dell’inconscio.

Così facendo, però, concentriamo l’attenzione su quello che vogliamo ottenere perdendo di vista l’essenza del cambiamento.

Cambiare, infatti, riguarda i vissuti che si agitano dentro di noi e non il raggiungimento di qualcosa posto all’esterno.

Perciò, se vogliamo essere più buoni è importante evolvere le nostre parti cattive, anziché sforzarci di somigliare a un ideale di bontà.

La bontà è la conseguenza di un ascolto interiore fatto di accettazione e comprensione per se stessi.

E non un obiettivo da raggiungere con l’emulazione.

Ricalcare un modello di perfezione ci costringe a indossare costantemente una maschera, condannandoci a una cronica mancanza di amore.

Quando indossiamo una maschera infatti, a essere amato è soltanto il travestimento.

Eppure…

La nostra verità ci fa paura.

E troppo spesso preferiamo ignorarla, creando tante sofferenze in noi stessi e nel mondo.

Quello che sfuggiamo dentro di noi, infatti, si fa manifesta fuori di noi portandoci a combatterlo negli altri per differenziarcene.

Nascono così tante discriminazioni e tante guerre.

Il desiderio di raggiungere una perfezione impossibile induce la psiche a nascondere nell’inconscio le parti considerate negative, proiettandole su chi all’esterno ne impersona la verità.

Questo meccanismo di difesa nasconde abilmente le radici del male, portandoci ad allevare un nemico interno di cui non riconosciamo più l’esistenza.

E genera tanto dolore nel mondo (interiore ed esteriore).

Le parti rinegate, infatti, tirano i fili delle nostre emozioni, producendo quel senso di rabbiosa impotenza che accompagna tante battaglie.

Per uscire da questa trappola è necessario aprirsi con onestà alle realtà interiori (fatte della totalità di bene e male insieme).

Per migliorarsi è necessario accettare l’imperfezione senza sforzarsi di cambiarla… fino ad evolverla.

È un paradosso.

Lo so.

Ma l’amore vive di paradossi.

E la psiche usa spesso i codici dell’amore.

Amare se stessi vuol dire riconoscere dentro di sé anche ciò che non amiamo e accoglierne la verità senza nasconderla.

Questo non significa agirla ma comprenderla e ascoltarne le ragioni come farebbe una mamma con il proprio bambino.

Solo così l’evoluzione diventa possibile.

Non quando ci sforziamo disperatamente di cambiare ma quando accogliamo la realtà interiore e accettiamo i nostri limiti.

La verità porta con sé il cambiamento.

Ma questo succede solo quando l’obiettivo è la conoscenza intima.

E non la trasformazione.

La trasformazione, infatti, è una conseguenza della conoscenza.

Non il fine.

Il mago è colui che si apre al potere dell’invisibile (il mondo interno) con umiltà, incontrando i propri limiti senza nasconderli e senza volerli cambiare… fino ad evolverli.

Questa è l’unica vera magia.

Il passo che conduce a compiere i miracoli.

Carla Sale Musio

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Dic 08 2020

LE PERSONE CHE AMANO GLI ANIMALI SONO CAPACI DI OSSERVARE

Tutti gli animali sono capaci di osservare.

Osservano:

  • l’ecosistema,

  • i comportamenti delle altre forme di vita,

  • gli atteggiamenti dei propri simili…

E si muovono con cautela nella natura, stando attenti a non creare troppi attriti con ciò che hanno intorno.

Per tutte le altre specie l’osservazione è uno strumento indispensabile alla sopravvivenza.

Solo la specie umana (che di umano ormai non ha più niente) si colloca in cima a una piramide gerarchica con la pretesa di sottomettere ogni cosa ai propri voleri, distruggendo il pianeta (e se stessa) senza alcuna pietà.

Ma tra i membri della nostra specie… qualcuno è ancora capace di mantenere vivo dentro di sé il sapere degli animali.

Sono uomini e donne in grado di muoversi con circospezione nella vita, ascoltando le tante voci che parlano nel silenzio:

  • le voci della natura,

  • le voci dei sentimenti,

  • le voci dell’intuizione…

Persone attente a ciò che hanno intorno e pronte a condividersi e porgere aiuto anche a chi porta le stimmate dell’ingenuità.

Creature interessate alla vita degli altri oltreché alla propria.

E perciò fuori moda.

Derise dalle leggi di mercato e da quel narcisismo strafottente che ammala l’umanità.

Le persone che amano gli animali non possono sottrarsi al richiamo del loro cuore e sono pronte a sacrificarsi pur di aiutare le altre creature.

Per questo si sentono diverse in un mondo che ammira l’egoismo e ha fatto della competizione un traguardo, invece di vederne la patologia.

È una patologia:

  • combattere per se stessi senza fermarsi a condividere niente,

  • cercare il proprio successo a discapito del benessere di tutti,

  • distruggere altre vite per soddisfare la propria bramosia.

Il DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) lo definisce Disturbo Narcisistico di Personalità e ne elenca i sintomi:

  • idee grandiose su di sé (si è convinti di meritare un trattamento speciale, di avere particolari qualità, capacità o talenti);

  • tendenza allo sfruttamento degli altri;

  • mancanza di empatia (e quindi incapacità a riconoscere e identificarsi con i sentimenti e i bisogni degli altri);

  • atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

Le persone che amano gli animali sono persone sane, attente al benessere e alla vita (quella di tutti) e pronte a condividere con gli altri (tutti gli altri, anche chi appartiene a una specie diversa) la propria esperienza, per vivere insieme senza sopraffazione e senza crudeltà.

La crudeltà, infatti, nasce da una mancanza di empatia e dalla difficoltà ad accogliere le esigenze di chi è diverso, ma non per questo inferiore.

La diversità aggiunge valore alla vita.

Ma per comprendere questa verità occorre superare l’egoismo.

La pace nel mondo nasce nella coscienza di ciascuno, si fonda sull’ascolto della propria anima e sulla comprensione che il dolore è uguale per tutti.

Senza distinzioni di specie.

Le persone cha amano gli animali non desiderano mettersi in mostra, sono poco esibizioniste, tendono a osservare gli altri e, come gli animali, si muovono senza clamore, rispettando l’ecosistema e la vita.

Certe che il mondo possa diventare un posto migliore se ognuno fa la propria parte.

Con amore.

Carla Sale Musio

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