IL PERDONO ATTIVO

Per chi ha vissuto un’infanzia particolarmente sofferta con dei genitori che hanno commesso importanti errori o mancanze, i sentimenti di rabbia e il senso di ingiustizia permangono in maniera molto forte anche durante l’età adulta, creando spesso una barriera di sentimenti negativi che influenzano il vissuto quotidiano.

Parlare di perdono spesso suscita emozioni contrastanti poiché la persona sente che la sua sofferenza viene in qualche modo screditata o sminuita e ciò amplifica la rabbia e la distanza emotiva nei confronti degli altri.

Insomma, la sofferenza del passato genera una voragine dalla quale pare non ci sia via d’uscita: da un lato il forte desiderio di placarla e dall’altro lato la paura che essa cada nel dimenticatoio senza la possibilità di un riscatto.

Come si può, pertanto, arrivare ad un sentimento di perdono senza rimanere impigliati nella rete di questo meccanismo?

A tal proposito mi piace utilizzare il concetto di perdono attivo.

Per capire in cosa consiste partiamo dal suo opposto: il perdono passivo.

Il perdono passivo è quel tipo di perdono di cui comunemente si dice: “Devi perdonare.”; è una sorta di imposizione, di dovere, ha una connotazione razionale, con anche delle buone logiche, ma totalmente disconnesso dall’emotività.

Il perdono passivo lo si evince da frasi come “Ormai è successo.”, “Non puoi farci più nulla.”, “Continuare a rivangare il passato ti fa solo del male.”

Quel che viene chiesto alla persona è di dimenticare, andare avanti…

Sono tutti presupposti eccellenti se funzionassimo solo razionalmente.

Ma dove va a finire tutta l’emotività associata al vissuto?

Il concetto di perdono attivo invece considera sia il livello razionale che il livello emotivo.

Partiamo dal presupposto che la persona non può certamente dimenticare né affievolire i sentimenti di rabbia e dispiacere, quel che occorre fare è accoglierli per poi trasformarli.

“Chi sono diventato dopo la mia esperienza?”, “Quali parti hanno avuto la possibilità di esprimersi e rivelarsi, aiutandomi a crescere?”, “Quali parti ho dovuto proteggere che ora posso iniziare ad accogliere grazie a ciò che sono diventato?”

Aiutare la persona verso una posizione attiva e riconoscente della sua esperienza, in un’ottica dinamica ed evoluta piuttosto che cristallizzata, consente alla persona stessa di cogliere il senso profondo del suo vissuto e di andare oltre i sentimenti di rabbia.

Un giorno un paziente mi disse: “Se non avessi avuto i genitori che ho avuto probabilmente non avrei mai sviluppato questo senso di empatia. Avere avuto il loro esempio mi è servito a capire cosa non sarei mai voluto essere e da lì ho trovato la mia strada. È grazie a loro se oggi sono un genitore presente e costante, proprio grazie alla loro assenza e alla loro incostanza.”

Martina Mastinu

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