Archive for the 'Psicoterapia' Category

Ago 16 2021

AFFIDAMENTO CONDIVISO

Quando si parla di affidamento condiviso si fa riferimento alla regola con la quale si disciplina l’organizzazione e la collocazione dei figli a seguito della cessazione della convivenza tra i genitori.

Capita, talvolta, che il concetto di affidamento condiviso si traduca nella pratica, con la richiesta, da parte dei genitori, di poter condividere i propri figli al 50% con l’ex partner.

Tale pretesa di fatto, benché riguardi i minori, non tiene conto delle loro esigenze quotidiane e personali.

Innanzitutto è fondamentale che ogni figlio possieda un “domicilio prevalente” ossia una collocazione che egli stesso considera primaria, in modo da garantirgli una continuità ed una stabilità quotidiana rispetto a ciò di cui è caratterizzato il proprio mondo, anche al di là degli stessi genitori.

In effetti, se già risulta complicato per un adulto doversi riadattare a nuovi contesti e ambienti, figuriamoci quanto può essere stressante e destabilizzante per un figlio che si trova ad affrontare un cambiamento che non ha scelto in prima persona.

Oltre alla riorganizzazione fisica vi sarebbe poi una riorganizzazione di abitudini e di relazioni che potrebbe, nel tempo, portare ad una scelta drastica da parte dei figli che opterebbero per collocarsi esclusivamente presso uno dei due genitori.

.

Ma allora, se non si basa esclusivamente sulla quantità di tempo, su cosa si deve fondare l’affidamento condiviso?

.

Per due ex coniugi è importante condividere la genitorialità: se nella separazione la relazione coniugale termina, ciò che invece rimane, e deve rimanere, è un accordo nelle scelte genitoriali fatte di dialogo, rispetto, interesse a tutelare i propri figli e a valutare cosa sia realmente più idoneo per la loro crescita.

Condividere la genitorialità significa riconoscere e rispettare le esigenze dei propri figli, fare in modo che l’evento separazione, benché complesso e spesso sofferto, non investa le relazioni che invece vanno salvaguardate e potenziate.

Ma condividere la genitorialità significa anche riconoscere e tutelare l’altro come genitore.

È chiaro che un regime di visita stabile debba esserci poiché risulta fondamentale nel dare stabilità e regolarità ai figli ma nessun regime di visita potrà mai essere il migliore se alla base non vi è la collaborazione e la condivisione della genitorialità.

In questo senso, una prospettiva collaborativa piuttosto che divisionista è alla base della logica dell’affidamento condiviso nella tutela del benessere non solo dei minori ma anche dei genitori stessi.

Martina Mastinu

Vuoi contattare la dott.ssa Mastinu?

Visita la sua pagina

No responses yet

Ago 14 2021

IN CHE MODO I VISSUTI INFANTILI CONDIZIONANO LE RELAZIONI DI COPPIA?

La relazioni affettive vissute durante l’infanzia formano dei modelli di comportamento che nell’età adulta possono condizionare la scelta del partner creando diversi problemi nella relazione di coppia

No responses yet

Ago 13 2021

COM’È CAMBIATA L’EDUCAZIONE DEI BAMBINI?

In che modo è cambiato lo stile educativo, dalla pedagogia nera alla pedagogia attuale, e come questo si ripercuote sulle scelte che i bambini faranno da grandi.

No responses yet

Ago 07 2021

IMPARARE A FIDARSI DELLE PROPRIE INTUIZIONI

Le intuizioni sono una forma di consapevolezza che non passa attraverso il ragionamento logico matematico.

Le chiamiamo: insight, illuminazioni, sensazioni, presentimenti, preveggenze, presagi, premonizioni…

I nomi sono vari, ma indicano sempre l’acquisizione immediata di un sapere che si manifesta senza il supporto della razionalità.

Ognuno di noi può avere fenomeni intuitivi, ma pochi sono capaci di dare loro il giusto valore.

La maggior parte delle persone fa le spallucce davanti a queste informazioni e preferisce basare la propria percezione soltanto sul pensiero analitico (dato A allora B, dato B allora C, eccetera).

Le intuizioni non seguono un procedimento lineare, cioè non partono da una premessa per arrivare a una conseguenza.

Come si è detto, prendono forma all’improvviso nella mente senza utilizzare alcun tipo di sequenzialità.

E proprio questa apparizione repentina le scredita agli occhi dei più.

Per i babbani, infatti, ciò che non passa al vaglio della logica non esiste.

I maghi sono quelle persone che hanno imparato a fidarsi delle proprie intuizioni e si avvalgono di uno strumento in più nella percezione del mondo.

Sanno che la conoscenza avviene anche grazie a una comprensione spontanea: qualcosa che la ragione non capisce, un sapere naturale e immediato che le altre specie animali utilizzano (e i babbani demonizzano, ossessionati da un patologico bisogno di controllo sulla realtà).

Per i maghi, proprio come per le altre specie viventi, la realtà è ciò che succede.

E succede a prescindere dal vaglio della ragione.

La vita si manifesta in forme e modi non sempre spiegabili razionalmente, ma reali e verificabili dagli effetti che producono.

I maghi non sentono il bisogno di controllare il mondo  convinti di essere la specie più intelligente del pianeta (mi riferisco a quel narcisismo patologico e ossessivo che, invece, caratterizza i babbani).

I maghi accettano la natura e le sue manifestazioni anche quando la loro mente non ne capisce il funzionamento.

E imparano a gestirne le modalità e la creatività.

Per i maghi la magia esiste sempre, con o senza spiegazioni.

.

“So che lo so. Ma non so come faccio a saperlo”

.

È la frase che sintetizza un modo di essere: racconta la fiducia nei poteri che la vita ci regala e mostra una conoscenza capace di affiancare la ragione per completarla.

Ci sono cose che la mente non capisce.

Perché si comprendono soltanto con il cuore.

L’amore è una di quelle.

Essere maghi significa aprirsi a un potere che travalica i confini della materialità perché esiste in una dimensione interiore fatta di sensazioni, emozioni e stati d’animo: qualcosa che guida la conoscenza di ogni specie vivente.

A prescindere dall’ossessione babbana di manipolare la realtà per piegarla ai voleri del più forte.

Nella magia il più forte è colui che si arrende all’immensità della creazione e la asseconda in se stesso.

Senza combatterla.

Con umiltà.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

anche in formato ebook

No responses yet

Ago 06 2021

Perché ho scritto il libro TE LA DO IO L’ANIMA GEMELLA

Quali esperienze personali e professionali mi hanno spinta a scrivere un manuale, agile e facile da leggere, e a mettere in luce le trappole psicologiche che fanno deragliare i rapporti di coppia.

No responses yet

Ago 05 2021

L’INFANZIA È DAVVERO UN PERIODO FELICE?

In che modo si formano le aspettative infantili sui genitori, sull’amore e sulla relazione di coppia.

No responses yet

Ago 04 2021

Presentazione del libro: TE LA DO IO L’ANIMA GEMELLA

Trailer della presentazione del libro TE LA DO IO L’ANIMA GEMELLA

No responses yet

Lug 29 2021

CONCLUDERE L’ALLATTAMENTO SENZA TRAUMI

Benché l’allattamento sia la principale fonte di nutrimento per il neonato, il bisogno di suzione, la vicinanza al corpo materno e il piacere derivante dall’assunzione di latte fanno sì che il neonato attribuisca al seno diversi significati simbolici.

Il seno nutre, il seno consola, il seno protegge, il seno riscalda, il seno rassicura, il seno concilia il sonno.

Nel corso dei primi mesi di vita il bambino impara a fare esperienza della madre oltre il seno ma quest’ultimo rimane comunque fonte di soddisfazione dei bisogni primari.

Così i bimbi richiedono il seno anche quando non hanno fame e anche oltre il divezzamento, quando hanno imparato a mangiare regolarmente.

Questa premessa è fondamentale da considerare quando una madre decide di interrompere l’allattamento.

Negare il seno al bambino, dal suo punto di vista, significa negargli la possibilità di addormentarsi, consolarsi, proteggersi, rassicurarsi come era abituato a fare.

Interrompere l’allattamento bruscamente significa negare al bambino ciò che per lui, fino a quel momento era fonte di certezza.

È chiaro quanto dal suo punto di vista diventi frustrante, difficile da accettare e alcune volte traumatico, minando addirittura il senso di fiducia che il bambino aveva maturato nei confronti della madre.

La soluzione migliore sarebbe quella di portare l’allattamento sino al suo termine naturale, ossia fino al momento in cui il bambino non ne sente più la necessità, ma è anche vero che l’età potrebbe protrarsi e la madre viva quel momento non più come un piacere ma in maniera frustrante e fastidiosa.

Per questo motivo è bene accompagnare il bambino all’interruzione dell’allattamento in maniera graduale, sostituendo la modalità con cui egli soddisfa un suo bisogno.

Certo non è immediato ma come ogni nuovo apprendimento è necessario darsi del tempo e avere tanta pazienza.

Gli esempi possono essere tantissimi:

  • Dopo aver giocato al parco il bambino si lancia sulla madre alla ricerca del seno, in questi casi è molto probabile che il bambino abbia fame o sete. A questo punto è importante giocare d’anticipo dicendogli che dopo i giochi potrà fare merenda e nel momento in cui si presta a richiedere il seno anticiparlo e offrirgli ciò di cui necessita.

  • Un bambino che si fa male va a ricercare il seno non di certo perché ha fame ma per consolazione, anche in questo caso è fondamentale riconoscere il suo bisogno e rispondere ad esso senza proporre il seno, consolando il bambino con abbracci, parole rassicuranti.

  • Lo stesso rituale dell’addormentamento si può modificare, magari facendo si che sia l’altro genitore a far addormentare il bambino con metodi differenti.

Ragionare e operare in questo modo significa accompagnare i bambini verso una processualità accettabile, significa riconoscere e soddisfare comunque i loro bisogni e continuare a coltivare il legame di fiducia senza dover ricorrere a tecniche traumatiche e devastanti non solo per i bambini ma anche per i genitori.

Crescere insieme in maniera serena ed efficace si può … del resto quando cresce un bambino i genitori crescono insieme a lui.

Martina Mastinu

Vuoi contattare la dott.ssa Mastinu?

Visita la sua pagina

No responses yet

Lug 22 2021

MIMETIZZARSI E APPARIRE

La capacità di sparire e apparire fa parte della dotazione naturale della magia.

Tutti i maghi possono apparire e sparire.

Anche se non tutti sono capaci di gestire questa abilità.

Infatti occorre una buona consapevolezza interiore per cavalcare i doni miracolosi che la vita ci regala.

Le altre specie animali mantengono viva una conoscenza che gli esseri umani hanno perduto e nel rapporto con l’ecosistema imparano spontaneamente a rendersi evidenti o mimetici in base alle necessità.

Gli animali selvatici sono capaci di sparire e apparire, esibendosi o rendendosi invisibili a seconda delle situazioni.

La specie umana, invece, snobba le competenze interiori e preferisce sostituirle con tante protesi tecnologiche, sicuramente raffinate e potenti ma inutili nella relazione con la natura.

Apparire e sparire sono modi di essere legati ai cambiamenti del mondo interno e manifestano la volontà di protagonismo o l’esigenza di assistere indisturbati agli eventi.

Tutti gli animali selvatici e liberi conoscono queste possibilità e le utilizzano per gestire la vita.

Gli esseri umani, invece, difficilmente ne riconoscono la presenza in se stessi e il più delle volte ne subiscono gli effetti senza averne il controllo.  

Sentirsi invisibili è un vissuto doloroso nel mondo degli uomini mentre è un vantaggio per tante specie animali.

E per i maghi.

Proprio come gli animali, infatti, i maghi possiedono una conoscenza innata dei mondi interiori.

E per loro apparire e sparire sono strumenti indispensabili per muoversi con agilità nella vita.

.

Ma come si fa ad apparire e a sparire?

.

Per manifestare o occultare la propria presenza bisogna avere una buona padronanza dei propri vissuti e richiamare potentemente in sé la volontà di mostrarsi o di mimetizzarsi.

Si tratta di una maestria che non può prescindere dal rispetto per l’ecosistema e basata sulla conoscenza delle emozioni.

La realtà si modella in funzione degli stati d’animo che ci attraversano.

E la presenza e l’assenza non sfuggono a queste leggi.

Passare inosservati o mettersi al centro dell’attenzione sono modi di essere, vissuti che modificano la nostra essenza rendendoci più o meno evidenti agli occhi degli altri.

Esiste un magnetismo interiore che condiziona le relazioni.

Possiamo chiamarla leadership o mimetismo, esibizionismo o riservatezza, ostentazione o discrezione.

Le parole cambiano ma il contenuto emotivo è lo stesso e manifesta il bisogno di emergere o di nascondersi.

In natura queste capacità sono fondamentali per la sopravvivenza e tutte le altre specie imparano a farne uso spontaneamente.

Ma nella società babbana conta solo il guadagno e l’abilità di apparire o sparire non è contemplata.

Tuttavia, chi porta in se stesso le stigmate della magia prima o poi ne scopre l’esistenza e usufruisce del potere che ne deriva.

.

STORIE DI APPARIZIONI E SPARIZIONI

.

Franca detesta mettersi in mostra e preferisce osservare gli altri per scegliere con calma le persone con cui fare relazione.

Da piccola ha imparato a scomparire giocando a nascondino con i suoi fratelli più grandi.

E oggi ripropone quella competenza ogni volta che sente il bisogno di eclissarsi.

Di solito le succede nelle situazioni in cui c’è molta gente sconosciuta.

In quei momenti evoca dentro di sé la sensazione di non esistere come persona mentre si identifica potentemente con un oggetto statico dell’ambiente in cui si trova (le tende, il muro, un tavolino…).

La donna non sa perché, ma ha verificato nel tempo che questa sorta di meditazione la rende poco appariscente agli occhi degli altri.

In questo modo contempla ciò che le succede intorno senza essere tirata in ballo.

E appare soltanto quando decide di uscire da quel suo particolare stato di trance.

***

Mauro viaggia spesso per lavoro e usa la sparizione mentre guida la macchina, per non perdere tempo quando incontra un posto di blocco.

Appena scorge in lontananza la pattuglia delle forze dell’ordine concentra il focus dei pensieri sulla frase: “Quest’auto è invisibile” e lascia che ogni cosa dentro di lui perda importanza, mentre quelle parole catturano totalmente la sua attenzione.

L’uomo non sa dire cosa succede realmente, sa soltanto che nella mente tutto scompare e quel niente diventa una realtà intima e pervasiva.

Dura pochi minuti.

Perché, superato il posto di blocco, Mauro riporta l’attenzione su di sé e sulla strada, affermando con sicurezza: “Adesso la macchina è visibile”.

In questo modo ripristina la quotidianità ed evita gli infortuni.

Un’auto che non si vede, infatti, potrebbe causare spiacevoli incidenti.

***

Elena ha frequentato una Scuola di Illuminazione e spesso si allena a sparire e apparire.

Entrare e uscire senza farsi vedere da un luogo dove non è stata invitata è uno dei suoi esercizi.

Un altro è fare in modo che qualcuno le rivolga la parola senza che lei debba compiere alcun gesto, soltanto richiamandone l’attenzione con la forza della volontà.

Alla Scuola di Illuminazione le hanno spiegato che la maestria della vita è contenuta nella capacità di muoversi assecondando l’ordine delle cose e osservando ciò che succede con attenzione, pronti a porgere aiuto se è necessario ma anche a farsi da parte rispettando l’ecosistema.

Proprio come fanno gli animali quando curano i loro piccoli o si nascondono dai predatori.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet

Lug 15 2021

ALLATTAMENTO E PREGIUDIZI

“Quanti anni ha il tuo bambino? Lo allatti ancora?”

Questa è una delle tante frasi che spesso, le mamme che allattano, si sentono dire, talvolta accompagnata da un mix di stupore, incredulità e sdegno.

Ma com’è che un atto relazionale unicamente chiamato a coinvolgere principalmente la diade (e poi la triade) diventa oggetto di approvazione o disapprovazione sociale?

In parole povere, perché alle persone da fastidio una mamma che allatta un bimbo che non è più un neonato?

Sono diversi i pregiudizi e le pressioni sociali che ruotano attorno alle tematiche dell’allattamento, e spesso essi provengono da contesti talmente vicini alla mamma o si compiono in maniera così pressante che la mettono in crisi nel filtrare e proteggere se stessa e le scelte fatte con il suo bambino dagli attacchi esterni.

I pregiudizi rivolti alle mamme sono molteplici: la donna che allatta oltre il divezzamento (introduzione di altri cibi dopo il sesto mese di vita) viene spesso vista come una madre che non è in grado di ritagliarsi i suoi spazi personali, una madre totalizzante che non riesce a staccarsi dalla simbiosi con il suo bambino, una madre che non investe nella relazione con il partner e una donna che opta per tutta una serie di rinunce lavorative e sociali annullandosi nella sua individualità.

Ancora una volta il ruolo della donna viene visto in maniera passiva e succube.

Questo stereotipo arriva come contro-reazione alla cultura arcaica e maschilista in cui la donna viene concepita tale unicamente nei suoi ruoli di madre e moglie.

Per far fronte a questo pregiudizio quindi, si è creato il pregiudizio opposto: la donna è tale solo quando non è moglie e madre, di conseguenza si ricade comunque nello stesso errore di considerare una mamma come un essere passivo e non dotato di una propria autonomia decisionale.

Perché bisogna cadere per forza dentro questi schemi stereotipati e privi di flessibilità?

Perché una donna che allatta non può, allo stesso tempo, avere una relazione soddisfacente con il proprio partner ed essere libera di gestire la propria attività lavorativa e la sua vita sociale tenendo anche conto dei suoi bisogni e della responsabilità che ha deciso di assumersi come genitore?

Restituiamo alle donne la giusta immagine di persone libere e autonome nelle scelte che le riguardano poiché rimandando ad esse tale visione stiamo davvero mettendo fine ai pregiudizi che ruotano attorno a qualsiasi scelta ed andiamo verso la consapevolezza che ogni persona sia unica nella propria complessità.

Martina Mastinu

Vuoi contattare la dott.ssa Mastinu?

Visita la sua pagina

No responses yet

« Prev - Next »