IL PICCOLO DITTATORE NASCOSTO

Lavorare con il bambino interiore significa dare voce alle parti più istintive e pure della nostra persona.

La sua capacità intuitiva diventa una guida per l’adulto poiché consente di creare una connessione tra il sentire più profondo e l’agire.

Tuttavia attivare questo canale comunicativo non è semplice poiché nel corso del tempo tale connessione ha perso di efficacia e molte emozioni profonde sono rimaste inespresse in quanto non ascoltate.

Immaginiamo questo pacchetto emotivo come chiuso in un cassetto e a completa disposizione unicamente del nostro bambino interiore e non sempre dell’adulto che siamo diventati.

Se l’adulto non ha consapevolezza di questo bagaglio, poiché nel tempo eventi e circostanze non hanno reso possibile accedere a queste emozioni, il bambino interiore cerca, in maniera spesso bizzarra, di mandare segnali all’adulto affinché le ascolti.

Così, attacchi di panico, depressioni e altri malesseri psicologici possono essere un urlo mascherato in cui si cela una richiesta esplicita di ascolto.

In altri casi invece questa espressione emotiva non si manifesta necessariamente con disagi importanti ma agisce indisturbata attraverso il comportamento dell’adulto.

In parole povere è come se il bambino interiore diventasse il “burattinaio” dell’adulto, condizionando comportamenti, azioni e scelte sulla base di quelle emozioni celate.

Un caso:

Maria è una donna di 50 anni con un grande desiderio.

Ha deciso di lasciare il suo lavoro per prendersi un po’ di tempo e progettare nei minimi dettagli quel sogno che ha da sempre accantonato. 

Da piccola non si è mai sentita accolta e ascoltata dai suoi genitori e questo ha condizionato in maniera importante la sua vita poiché per diverso tempo non si è data il permesso di ascoltarsi.

Ma ora che ha deciso di portare a compimento questo suo obiettivo, con un cambiamento quasi radicale nella sua vita, nessuno può fermarla.

Fino a qui tutto bene se non fosse che la soddisfazione di questo desiderio la sta allontanando in maniera importante dal suo compagno.

Accade infatti che ogni qualvolta lui cerca di creare un dialogo con lei, il suo bambino interiore si mette di traverso e non sente ragioni per instaurare un dialogo costruttivo.

Maria però a un certo punto si rende conto che lasciare il suo compagno non è ciò che vuole, tuttavia il bisogno di realizzazione del suo desiderio è talmente forte che è disposta a rimanere sola pur di raggiungerlo.

Maria arriva così in terapia con un dialogo totalmente assente con il suo compagno e con un sentimento ambivalente rispetto alle emozioni che prova per lui.

Il suo bambino interiore si è ormai impossessato di lei, diventando, in sua totale inconsapevolezza, il dittatore della Maria adulta.

Maria infatti agisce come un treno, mossa unicamente da sentimenti tesi alla realizzazione del suo sogno che non lasciano spazio a ciò che vi è attorno a lei.

Questi sentimenti nascondono il risentimento, la rabbia, la frustrazione nutriti da bambina verso i genitori, fortemente castranti e punitivi, che non hanno mai avuto modo di essere ascoltati.

Lavorando terapeuticamente riusciamo a tirar fuori le angosce e le paure del “piccolo dittatore” che cerca di farsi un vuoto attorno per il terrore di essere, ancora una volta, ostacolato nella realizzazione dei suoi progetti.

Maria impara ad ascoltarlo, impara a dar voce a quelle paure accogliendole come un dono e trovando la giusta misura per la realizzazione dei suoi desideri e allo stesso tempo la ripresa di un dialogo e di una relazione efficace con il suo compagno.

Martina Mastinu

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