FAMIGLIA E SCHIAVISMO

È difficile da ammettere, ma lo schiavismo nasce all’interno della famiglia.

Nella famiglia, infatti, impariamo quasi tutte le competenze che guideranno le nostre scelte nel corso della vita.

Competenze che difficilmente verranno messe in discussione e che, in seguito, indicheranno la strada ai nostri figli.

Da secoli i valori dell’ubbidienza, del pensiero acritico e della sottomissione prendono forma tra le mura domestiche e, tramandandosi da una generazione all’altra, costruiscono la docile arrendevolezza necessaria a forgiare un popolo di soldatini ubbidienti.

La piccola élite che governa il mondo ha strutturato bene il suo potere e usa a piene mani la psicologia per tenere le masse in schiavitù.

Una schiavitù invisibile, nascosta dietro l’apparente normalità quotidiana e forgiata nel luogo dove invece ci si aspetterebbe la massima protezione: all’interno della famiglia.

Ci hanno fatto credere che il focolare domestico sia il tempio dell’amore e della solidarietà, ma spesso proprio lì prendono forma i drammi che costellano la vita di tante persone.

Nascono all’ombra della prepotenza e sotto l’egida di un potere assoluto: quello che i genitori agiscono sui propri figli.

E preformano la psiche all’obbedienza, prima ancora che il cervello si sia completamente formato e possa coglierne l’incoerenza e le criticità.

Sono drammi che si strutturano sulla paura e sul bisogno di protezione dei bambini.

Sono catastrofi interiori che annientano la dignità e l’autostima e insegnano a chinare la testa davanti al più forte.

Sono le difficoltà di cui ci occupiamo quotidianamente noi psicologi.

E derivano da uno stile educativo definito pedagogia nera e volto a difendere l’interesse dei pochi che governano i molti.  

Mi riferisco a quella metodologia didattica (diffusa un po’ dappertutto, nelle famiglie e a scuola) che afferma impunemente il valore della prepotenza nascondendolo dietro la necessità di forgiare i più piccini alla durezza della vita.

Pochi adulti sfuggono a questa trasmissione di valori ingiusti.

La maggior parte soccombe alla tradizione e, inconsapevolmente, tramanda lo schiavismo ai propri figli convinta di agire per il loro bene.

Ti picchio… per il tuo bene.

Ti punisco… per il tuo bene.

Ti abbandono… per il tuo bene.

Ti maltratto… per il tuo bene.

Sono queste le ragioni addotte per giustificare il dispotismo dei grandi ai danni dei piccoli.

E sono questi i valori che i bambini imparano a rispettare, proiettandoli in seguito su chi incarnerà il potere: scuola, istituzioni, forze dell’ordine, datore di lavoro…

Chiunque personifichi un ruolo prestigioso richiama nella psiche l’immagine di quella prima autorità genitoriale e attiva le memorie dell’ubbidienza e della sottomissione.

È grazie all’ubbidienza e alla sottomissione, infatti, che da bambini siamo sopravvissuti al dolore dell’incomprensione.

E, sempre grazie all’ubbidienza e alla sottomissione, abbiamo imparato che essere docili e arrendevoli permette di evitare tante difficoltà e tante paure.

In questo modo quella piccola élite al governo del mondo ha costruito il suo grande impero, nascondendo in seno alla famiglia le armi che le garantiscono il potere.

E preformando nella psiche umana quell’arrendevole docilità… necessaria per condurre le bestie al macello.

Sfuggire alle maglie di questa Gestapo Interiore è molto più difficile che combattere una guerra sui campi di battaglia.

Infatti, quando il nemico è celato dentro te stesso diventa (quasi) imprendibile.

Oggi le prigioni sono gabbie mentali.

Invisibili e invincibili.

Uscirne significa mettere in discussione i fondamenti educativi in cui siamo cresciuti e affrontare la solitudine che accompagna le voci fuori dal coro.

La libertà è fatta di responsabilità, di autonomia e di autodeterminazione.

Chi nasce libero non segue il branco e non ripete pedissequamente ciò che ha imparato.

Si fa tante domande.

A cui spesso non trova risposte.

E costruisce da solo un mondo nuovo.

Un granello alla volta.

Incurante del giudizio degli altri.

Carla Sale Musio

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