La scuola dovrebbe essere uno spazio protetto dove muovere i primi passi verso l’autonomia e potenziare i talenti e l’unicità di ciascuno insieme alla cultura e al pensiero critico.

E dovrebbe anche essere il luogo dove imparare a costruire legami affettivi sinceri, nutrienti e gratificanti, sviluppando la cooperazione la solidarietà e la capacità di realizzare un bene comune.

Lungi dall’essere tutto questo, purtroppo, i programmi ministeriali tengono in considerazione soprattutto gli apprendimenti logico matematici mentre la didattica è volta a stimolare la competizione e il successo individuale a discapito della fratellanza.

Oggi più che mai appare evidente la funzione schiavistica della scuola che, proprio come una caserma in miniatura, insegna a rispettare le regole anche a discapito del buon senso.

Mi riferisco all’uso delle mascherine, alla dad, all’imposizione dei vaccini/sieri sperimentali… e a tutte quelle norme che, in nome di una salute mistificata e avulsa da un sano stile di vita, esaltano la passività e la sottomissione come forma di responsabilità sociale.

Passività e sottomissione che, come si è visto, hanno origine nella famiglia e trovano nella scuola il prosieguo necessario per impiantarsi definitivamente nella psiche.

Che la scuola fosse il crogiolo dove formare i bravi cittadini lo avevano capito tutte le dittature e, ben prima dell’era covid, era considerato normale apprendere l’ubbidienza e la delega durante il percorso dalle elementari alle superiori.

Oggi l’uso delle mascherine, l’igienizzazione indiscriminata e l’imposizione dei trattamenti sanitari hanno trasformato la nevrosi ossessiva in uno stile di vita, lasciando credere che l’immortalità possa essere un obiettivo plausibile e raggiungibile proprio con l’ubbidienza e con la delega.

La dittatura moderna è una dittatura sanitaria che usa la paura della morte per costringere le persone a un’acritica accettazione di regole sempre più restrittive.

In questo quadro la scuola si è rivelata la longa manus dei poteri forti: a partire dall’acquisto dei banchi a rotelle… fino al demansionamento degli insegnanti che hanno avuto l’ardire di esprimere un’opinione non allineata ai voleri di chi comanda.

Si evidenzia così come lo schiavismo non si ottenga più grazie all’uso della forza e della violenza ma al posto delle catene e delle frustrate troviamo la gogna mediatica, l’emarginazione e la morte di stenti che spesso consegue alla sospensione dal lavoro.

Le prigioni moderne sono prigioni mentali che incarcerano le persone dentro il conformismo e la paura, mentre chi cerca di liberarsi subisce la discriminazione riservata agli untori e una ritorsione sociale che non ha precedenti nella storia.

La scuola è uno strumento nelle mani del potere: un lager dove può sopravvivere soltanto chi si conforma passivamente alle imposizioni di chi comanda.

Lo schiavismo è la perdita della libertà e si ottiene impiantando la paura nella psiche.

Paura non già dello schiavista (che oggi è visto dai propri schiavi come un salvatore) ma di un nemico invisibile che si annida nella vicinanza emotiva, nello scambio affettuoso e umano, nell’abbraccio, nella stretta di mano, nel mostrare il viso scoperto e in tutto ciò che fisicamente esprime l’amore.

Carla Sale Musio

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