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Ott 10 2021

RIVOLUZIONE: UMANITÀ E LIBERTÀ

Come si fa a cambiare un mondo governato da pochi individui ricchissimi e capaci di comprare ogni cosa pur di mantenere saldo il loro dominio?

Sembra un compito impossibile.

Eppure…

Se rovesciamo la domanda scopriamo uno scenario assai diverso.

Come fanno pochissimi individui a governare una massa infinita di persone?

Siamo davvero tutti ricattabili e pronti a cedere davanti alla seduzione del denaro?

Io credo di no.

Certo, il denaro è un’energia e un potere che permette di realizzare tante cose.

Ma l’etica è un valore altrettanto importante.

E per molte persone il rispetto dei propri principi morali è indispensabile per vivere una vita degna di essere vissuta.

Mi riferisco alla libertà, alla solidarietà e a quel sentire profondo che spinge a non fare a nessuno quello che non vorresti fosse fatto a te.

Ci sono persone capaci di identificarsi nella sofferenza degli altri e combattere per evitarla.

Persone convinte che l’esistenza non sia fatta soltanto delle proprie comodità ma dello scambio e della condivisione con chi abbiamo a fianco.

Queste persone comprendono che il dolore è uguale per tutti.

E si muovono nella quotidianità senza infliggere sofferenza.

Sono uomini e donne incorruttibili.

Poco disposti a barattare la propria anima con le comodità.

Persone capaci di costruire un mondo migliore.

Un mondo UMANO.

L’umanità è il dono che la nostra specie è venuta a condividere nel mondo.

Il valore imprescindibile che consente di immedesimarsi in un’altra creatura e comprenderne le ragioni, i sogni, i desideri e i bisogni.

L’umanità è l’arma squisitamente UMANA con cui possiamo costruire quella civiltà a cui tutti aneliamo.

Una civiltà sana.

Libera dalla patologia narcisistica e onnipotente che, invece, sta distruggendo il pianeta.

La cultura della delega ci ha portato a demandare ad altri la scelta di ciò che è bene e ciò che è male.

Così facendo abbiamo affidato alla scuola la nostra conoscenza, al medico la nostra salute, ai politici la gestione del nostro paese e al prete la nostra anima.

E ci siamo allontanati dall’ascolto di noi stessi fino a sentirci sempre più soli e vuoti.

Vuoti della nostra ricchezza interiore, del nostro pensiero, del nostro sentire, della nostra creatività.

Privati del potere di decidere, assistiamo impotenti alla distruzione del pianeta in nome di interessi economici che non hanno nulla a che fare con il benessere, la salute, la libertà e l’amore.

E, mentre le altre specie si estinguono in maniera crescente a causa della devastazione inflitta dai pochi che governano il mondo, la nostra specie vive nel terrore delle malattie e della morte, convinta di poter conquistare l’immortalità e dimentica delle proprie responsabilità e dei propri valori profondi.

Per uscire da questo scenario terribile occorre ritrovare le chiavi di quella UMANITÀ che ci contraddistingue e ci ricorda il compito che siamo venuti a svolgere nel mondo: aiutare chi è in difficoltà, cooperare, e creare qualcosa di nuovo e migliore rispettando le scelte di tutti.

A qualunque specie appartengano.

Chiamiamo RESPONSABILITÀ la capacità di aiutare chi è più debole, piccolo, svantaggiato o, semplicemente, ingenuo.

La RESPONSABILITÀ è il sentimento di cura e di amore che ci spinge a voler bene alla natura, agli animali e alla vita.

Proteggere il pianeta significa amare l’ecosistema in cui viviamo e arrenderci alla grandezza del creato, ammirandone la bellezza e la profondità senza autoproclamarci superiori.

Ma soprattutto significa smettere di delegare e cominciare a FARE.

FARE ciò che è necessario per stare bene.

Non solo nel nostro orticello, ma per la vita tutta.

Perché la VITA TUTTA è la nostra casa.

E perché il nostro benessere non può prescindere da quello degli altri.

Questa è la nostra UMANITÀ.

Il nostro compito, il nostro dono e la nostra forza.

La nostra RESPONSABILITÀ.

Proteggere il pianeta significa tutelarne il valore e riconoscere alla natura un sapere più grande.

Un sapere che appartiene a tutte le specie e ci lega in un’unica famiglia vivente con cui è necessario imparare a convivere per preservare la salute.

Perché la salute di ogni essere vivente è la salute del pianeta e perciò anche la nostra salute.

Smettere di uccidere per vivere è il primo passo nella costruzione di un mondo sano.

La distruzione che sta dilagando dappertutto affonda le radici nella deforestazione, nel buco nell’ozono, nell’inquinamento e nell’indifferenza necessari a mantenere gli allevamenti intensivi e lo sfruttamento (di uomini e animali) funzionale ad accrescere i guadagni di pochi individui patologicamente cinici, psicopatici e privi di umanità.

Ma una massa infinita di persone possiede un potere più grande del denaro e della crudeltà dei pochi che governano il mondo.

Il potere della UMANITÀ.

Il potere di cambiare questo stato di cose.

La RIVOLUZIONE è una scelta individuale portata avanti ogni giorno con costanza e con amore.

La scelta di non distruggere la vita in nome di un piacere effimero ed egoista.

Per cambiare il mondo occorre aprire il proprio cuore e comprendere la sofferenza di tutti, quel non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te che permette di aprirsi all’amore annientando la crudeltà e lo sfruttamento.

L’amore è un sentimento che travalica la diversità di specie e unisce ogni creatura vivente nel valore che attribuiamo alla natura, alla vita e alla libertà.

Allevare animali per ucciderli è un atto contrario all’amore.

E come un boomerang riverbera nella psiche la stessa ineluttabile violenza.

Affermare la legge del più forte è il principio di ogni sopraffazione.

Un principio che ci rende vittime oltreché carnefici.

Riconoscere che il dolore è lo stesso per tutti ci riporta alla nostra UMANITÀ e permette di creare il mondo nuovo a cui tutti aneliamo.

Oggi più che mai.

Gli animali sono creature come noi.

Vivono e dipendono dalla natura e dal benessere dell’ecosistema come noi.

Amano, soffrono e provano dolore proprio come noi.

Lo dimostrano le tante ricerche fatte sugli animali per ottenere farmaci e soluzioni valide… per noi.

Non si può affermare che la psiche degli animali è uguale a quella umana quando si tratta di studiarne le caratteristiche in laboratorio e poi negare la loro sofferenza quando li alleviamo per il nostro tornaconto.

L’incoerenza necessaria a sostenere questa dissociazione interiore ci rende vittime della stessa incoerenza e ci conduce a essere sfruttati (come gli animali) dai pochi ricchi che gestiscono il mondo.

La RIVOLUZIONE è nelle scelte di ogni giorno.

La prima è quella di non mangiare chi ha un cuore e soffre proprio come noi.

Proteggere il pianeta significa proteggere la natura e la vita.

La nostra e quella di tutte le altre specie.

Perché insieme contribuiamo alla sopravvivenza dell’ecosistema.

Occorre andare oltre le notizie funzionali ai bisogni di quei pochi al governo del mondo.

Occorre informarsi in prima persona.

Ma soprattutto occorre aprire il cuore.

Perché il cuore è ciò che manca ai prepotenti, ciò che ci rende forti di una verità per loro incomprensibile e imprevedibile.

L’UMANITÀ è l’arma incorruttibile capace di cambiare il mondo.

Nasce nella coscienza di ciascuno e si sviluppa nell’amore.

Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te è una legge UMANA.

Chi la porta tatuata nell’anima può compiere miracoli.

Carla Sale Musio

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Giu 22 2018

CAOS INTERIORE E PACE NEL MONDO

La pace nel mondo è la conseguenza di un cambiamento della coscienza.

La rivoluzione decisiva avviene dentro se stessi e poggia sull’accoglienza della molteplicità che caratterizza la psiche e sulla capacità di tollerare il caos interiore che ne consegue.

È questo lo scoglio più difficile da superare se vogliamo costruire un mondo migliore.

Sapere che dentro di noi convivono infinite possibilità espressive è il primo step di un percorso che attraverso l’accettazione dell’incoerenza (corollario inevitabile della molteplicità) raggiunge l’integrazione interiore e la consapevolezza della Totalità, anche nella dualità in cui viviamo.

Ogni cosa richiama il suo opposto.

Tuttavia, permetterne la convivenza dentro di sé non è facile.

Bisogna sopportare l’incoerenza e la confusione, quel senso di insostenibilità che accompagna la saggezza insieme alla follia.

Significa comprendere che l’identità è soltanto un vestito che scegliamo di indossare più spesso degli altri e possiamo decidere di cambiare in ogni momento.

Vuol dire tollerare che la bontà non può prescindere dalla cattiveria, l’egoismo accompagna sempre la generosità, la flessibilità porta con sé la rigidità e la tolleranza richiama l’intransigenza. 

È difficile far convivere gli opposti nel mondo interiore senza sentirsi vittime di una pericolosa patologia psichica.

Eppure…

Dall’accettazione di questa complessità prende forma una società capace di abbracciare la diversità e di gestire la convivenza di tante creature differenti.

E uniche.

Dobbiamo assumerci la responsabilità della Totalità da cui tutti proveniamo e imparare che ogni evento è un’occasione per conoscere la nostra multiforme verità.

Anche quando a prima vista non ci piace.

Dietro tutte le esperienza si nasconde un tesoro, un prezioso insegnamento che è necessario liberare per scoprirne le qualità.

Proprio come si fa con un diamante ancora grezzo.

Ogni cosa che ci succede è lo specchio del nostro mondo intimo.

E combattere non servirà ad altro che a far crescere la guerra.

Dentro e fuori di sé.

Occorre piuttosto apprendere a distillare la consapevolezza da ogni avvenimento.

Il loto cresce nel fango.

Così, la pace è la conseguenza di una Democrazia Interiore capace di accogliere senza combattere, lasciando emergere i doni preziosi nascosti dietro alle cose che non ci piacciono.

La nostra identità è l’Infinito.

Un Infinito che forse non riusciremo mai a padroneggiare totalmente in una vita sola, ma che ci guida verso una conoscenza sempre più ampia e sempre più intima.

Fino a raggiungere quell’integrità in grado di far convivere il particolare con l’universale, lo Ying con lo Yang, la luce con il buio, il bene con il male.

La rivoluzione è una trasformazione intima e profonda, un cambiamento nella lettura degli eventi, una magia capace di mostrarci ciò che siamo e farci diventare Tutto e Niente nello stesso momento.

Solo così la saggezza può prendere a braccetto la follia e danzare al ritmo della Vita attraversando le dimensioni.

Della coscienza come della realtà.

Carla Sale Musio

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Giu 10 2014

CREATIVITÀ E RIVOLUZIONE

Ho chiamato personalità creativa quella struttura di personalità naturalmente sana, curiosa, avventurosa, appassionata e generosa che la vita ci ha donato alla nascita.

La personalità creativa è il kit che contiene tutti gli strumenti necessari per dare forma al progetto della nostra esistenza e per realizzare il dono che nascendo siamo venuti a condividere nel mondo.

Dalla possibilità di esprimere la personalità creativa, prende forma una società di persone realizzate e felici.

Si tratta, infatti, di una struttura di personalità dotata di empatia, sensibilità, creatività, entusiasmo, poliedricità, adattabilità, cooperazione e flessibilità.

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La personalità creativa è la partenza e l’arrivo del gioco della vita.

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Il nostro stile di vita, malato di competizione, sopraffazione e violenza, impedisce l’espressione spontanea della personalità creativa, incentivando in questo modo tante patologie.

Patologie che sono proprio la conseguenza della deformazione o della censura della sensibilità e della creatività.

Manifestare la creatività e la sensibilità, infatti, ai giorni nostri è una conquista, e non più la naturale conseguenza della crescita e dello sviluppo psicologico.

Aprirsi all’ascolto e alla conoscenza di sé è diventato un traguardo.

Una meta che si raggiunge attraversando la paura e la solitudine, e affrontando la propria individualità fino a fare crescere le parti bloccate, immature e dipendenti, della personalità.

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Avere una personalità creativa integrata e sana, è l’unico strumento per trasformare il mondo.

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La libertà nasce dall’ascolto, dalla comprensione e dall’accettazione delle proprie inclinazioni.

E dall’integrazione della diversità in se stessi.

Per ottenere questa apertura è necessaria una pedagogia attenta alla sensibilità e alle esigenze dei bambini.

Una società evoluta, infatti, è la conseguenza di un’educazione capace di aiutare i piccoli a esprimere tutte le proprie potenzialità, senza paura.

Viviamo in una cultura intrisa di arroganza e di cinismo, e per questo incapace di accogliere e rispettare i bisogni dell’infanzia.

La violenza e l’indifferenza, che purtroppo caratterizzano la nostra specie umana, si ripercuotono gravemente sull’educazione dei bambini, dando forma a una pedagogia nera basata sulla legge del più forte, sulla sottomissione e sull’obbedienza, piuttosto che sull’ascolto delle emozioni e sulla valorizzazione delle diversità.

Diventa così inevitabile, durante l’infanzia, attraversare difficoltà, sofferenze e traumi che, nello sforzo di contenere il dolore e la paura, portano a nascondere la naturale espressione della personalità sotto una corazza protettiva.

Si tratta di un tentativo maldestro perché l’armatura costruita per non soffrire provoca a sua volta sofferenza.

E così, per evitare il dolore, finiamo per procurarcene ancora di più.

Interrompere questo circolo vizioso è la rivoluzione che ognuno di noi ha bisogno di compiere per realizzare le proprie attitudini e per cambiare il mondo, restituendo finalmente a se stesso e agli altri il diritto di esprimere pienamente la propria unicità.

Nella nostra società manifestare la creatività, la sensibilità e l’empatia è diventato un lusso riservato soltanto a pochi coraggiosi esploratori del mondo interiore, e non un modo naturale di essere e di vivere.

Il nostro stile di vita, infatti, sembra fatto apposta per annientare queste qualità.

Poiché viviamo in una cultura malata, siamo costretti a nascondere le caratteristiche naturali della personalità (sensibilità, empatia, cooperazione e creatività) e, per sentirci parte della collettività, finiamo per conformarci a dettami di egoismo, di violenza e di prepotenza.

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Il bisogno di rispecchiamento e la pedagogia nera sono armi di persuasione e controllo dei comportamenti.

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Il bisogno di rispecchiamento e di approvazione, indispensabile per sentirsi parte di un gruppo, ci spinge a cercare il consenso degli altri.

Mentre una pedagogia nera, centrata esclusivamente sulle necessità degli adulti e del potere, avvantaggia le esigenze dei grandi ignorando la delicata sensibilità dei bambini.

In questo modo l’infanzia, lungi dall’essere il periodo dell’ingenuità e della spensieratezza, si trasforma in una via crucis di sofferenze, incomprensioni e traumi.

Cercando di sfuggire il dolore, i piccoli imparano a nascondere e anestetizzare i propri bisogni, desideri e sogni, occultando la spontaneità dietro una maschera di insensibilità e di durezza.

Fino a trasformarsi in uomini tutti d’un pezzo, pronti ad affrontare le difficoltà della vita senza battere ciglio, e a trasmettere ai loro figli la stessa rigorosa educazione priva di inutili sentimentalismi.

In questo modo tanti bambini, vittime dei soprusi dei grandi, umiliati, maltrattati e incompresi, diventano adulti a loro volta artefici della stessa violenza subita da piccoli.

Per spezzare la catena di prepotenza e insensibilità che ha originato il nostro mondo di cinismo, brutalità e indifferenza, bisogna avere il coraggio di ripercorrere all’indietro la strada della crescita e rivivere il dolore dell’infanzia, incontrando, consolando, curando e adottando, il bambino che siamo stati, con l’adulto che siamo diventati.

Soltanto grazie a una nuova comprensione fra l’adulto e il bambino interiore, potranno prendere forma la pace e la libertà che desideriamo realizzare nel mondo e potrà nascere una cultura finalmente a misura dei bambini, rispettosa della sensibilità, dell’emotività e della creatività di ciascuno.

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La rivoluzione si compie dentro di noi.

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Il cambiamento interiore porta, inevitabilmente, verso un’innovazione esteriore.

La pace, l’armonia, la cooperazione e la libertà derivano dalla capacità di accogliere la propria storia individuale senza censure, accettando ogni aspetto di se stessi con comprensione e senza giudizio.

E permettendo alle parti immature della personalità di svilupparsi fino a realizzare completamente il potenziale creativo che portano con sé.

Quando gli adulti avranno riscattato la loro infanzia, e riletto la loro storia con occhi nuovi, potremo avere un mondo finalmente libero dalla violenza e dall’emarginazione, e sviluppare una pedagogia capace di aiutare i piccoli a manifestare i propri talenti e la propria creatività, invece che reprimerne le potenzialità trasformandoli in soldatini spaventati e ubbidienti, apparentemente conformi alle regole e segretamente nemici di se stessi.

Cambiare il mondo è la conseguenza di un cambiamento interiore che permette di trasformare il razzismo coltivato contro di sé e contro la propria sensibilità e creatività, in ascolto, accettazione e integrazione.

Dalla tolleranza della debolezza e della diversità prende forma una società che non discrimina e non emargina, e nasce quel sentimento di autonomia e responsabilità che porta alla cooperazione, al superamento dell’egoismo e alla profonda comprensione dell’unicità di ciascuno.

Il rifiuto, l’allontanamento e la ghettizzazione sono sempre conseguenza di una non accettazione di sé.

Quando il bene degli altri diventa anche il nostro bene, l’empatia può finalmente esprimersi e la creatività può dispiegare tutto il suo potenziale, senza limitazioni.

Solo così la diversità diventa unicità e acquisisce il suo valore di novità e di trasformazione.

Una società evoluta è capace di rispettare ogni cultura.

Ma, soprattutto, ha imparato a non uccidere la sensibilità, l’ingenuità e la mitezza nei bambini e nelle specie animali diverse da quella umana. 

Carla Sale Musio

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Apr 24 2013

DUE ANNI!!!

Cari lettori, amici e curiosi di questo blog, grazie alla vostra partecipazione e al vostro sostegno io non sono normale: IO AMO compie oggi il suo secondo anno!

Insieme stiamo diventando una forza, un pensiero senza vincoli e senza legami, un potere capace di accogliere la profondità dell’anima.

L’amore non si presta all’omologazione.

E’ creatività in azione.

E’ A-normale per natura.

Io non sono normale: IO AMO è uno slogan che sottolinea il valore della sensibilità, della creatività, dell’originalità e della verità interiore di ciascuno.

Chi vi aderisce è un animo libero, un lupo solitario capace di camminare da solo anche in un mondo che si muove in branco.

Il nostro è un movimento interiore, un’insurrezione che nasce dal cuore, un’energia che prende forma dal bisogno inalienabile di essere se stessi e di affermare la propria unicità.

Perché il cuore non può essere normale.

Può solamente essere vero.

 


Buon Compleanno a tutti noi!!!


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Giu 22 2012

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO DI AVERE UN CUORE!

In questo mondo malato di violenza è più facile parlare di sesso che condividere i sentimenti.

Proviamo vergogna nel manifestare le emozioni e cerchiamo di non mostrarle, come se fosse possibile e normale non averne affatto.

Riteniamo che l’imperturbabilità, la freddezza, l’indifferenza siano qualità auspicabili, pregi da conquistare, piuttosto che difetti da correggere.

Perciò impegniamo tempo, fatica e risorse nel tentativo di raggiungere un’impassibilità capace di renderci simili a dei robot senza cuore.

Poi, quando capita che i sentimenti tracimino (superando il controllo razionale che imponiamo a noi stessi) ci sentiamo in pericolo, ridicoli, vulnerabili e stupidi.

La nudità dell’anima crea più imbarazzo di quella del corpo.

Siamo convinti che non provare emozioni sia indice di equilibrio e maturità, e giudichiamo l’emotività una caratteristica dell’infanzia o dei deboli.

Chi si occupa di salute mentale, però, sa che, invece, è vero proprio il contrario!

Le persone equilibrate e mature sono capaci di accogliere e condividere le emozioni senza censurarle e senza vergognarsene.

Riconoscere i sentimenti, nominarli, viverli è una prerogativa fondamentale dell’intelligenza, più di qualunque altra capacità.

Tecnici esperti hanno tentato di riprodurre l’emotività con la tecnologia ma non sono riusciti a programmarla.

La sensibilità è un requisito talmente sofisticato e prezioso da risultare indecifrabile (e certamente impossibile da duplicare) per qualunque congegno progettato dal’uomo.

Eppure…

Questa caratteristica inestimabile è considerata disdicevole e imbarazzante dalla maggior parte delle persone!

Si preferisce somigliare alle macchine piuttosto che riconoscere la propria umanità davanti agli altri.

Personalmente ritengo che questo atteggiamento di disprezzo verso la sensibilità non sia casuale e risponda a interessi ben precisi.

Gettare discredito sui sentimenti fa parte di ciò che chiamiamo: cultura.

La nostra civiltà propone in questo modo un mondo progredito.

Un mondo a misura del business più che dell’umanità.

Un mondo il cui fine ultimo è far funzionare l’economia.

Ci viene fatto credere che la nostra sopravvivenza, le condizioni adeguate per vivere, dipendano dal buon andamento del mercato, della borsa, della finanza e del commercio, ma, ad un più attento esame, la sopravvivenza in questione riguarda sempre e solo la salvaguardia dei pochi che governano i molti.

E il sistema economico (sul quale costruiamo le nostre certezze) è un sistema che tiene la gente incatenata dentro una gabbia, in nome della civilizzazione.

Questo sistema ci chiede di rinunciare alla nostra autenticità, alla nostra umanità, al nostro sentire, al nucleo più vitale di noi stessi, in cambio di un riconoscimento sociale che trasforma la gente in automi privi di personalità.

Per sentirci integrati nella società dobbiamo possedere tante cose ritenute indispensabili e in grado di renderci amabili, rispettabili, apprezzabili… ma per averle nascondiamo l’amore, rinunciamo al rispetto, abiuriamo la spontaneità.

Poi ci sentiamo vuoti e soli perché il benessere, acquistato con tanti soldi, fatica e sacrifici, non colma la perdita dell’umanità. Non può sostituire la deprivazione della nostra personale verità.

Senza emozioni si vive male.

Ciò che sentiamo, gli stati d’animo, i vissuti interiori sono il tessuto che forgia la vita, la nostra ricchezza, il nostro potere.

La depressione, la totale mancanza di emozioni, priva l’esistenza di significato e spinge a desiderare di morire.

L’emotività è un’energia, il nucleo della personalità, il centro creativo da cui prende vita l’unicità di ciascuno.

Ridurla, amputarla, eliminarla significa privare se stessi della forza vitale e rifiutare il senso della propria esistenza.

La sofferenza mentale è in aumento, si moltiplicano i casi di atti violenti e criminali, assistiamo al dilagare di malattie sempre diverse e sempre più insidiose ma non ci rendiamo conto che tutte queste patologie sono la conseguenza di uno stile di vita che ci costringe a rinunciare alla parte più vera di noi stessi, privandoci del nostro cuore pulsante di sensibilità, negando ciò che rende importante e preziosa l’esistenza.

Senza emozioni il sistema nervoso perde la sua funzionalità, il sistema immunitario impazzisce e l’intelligenza emotiva si frantuma.

Riprendiamoci il diritto di avere un cuore.

Salviamo la nostra sensibilità dall’estinzione.

Amare, piangere, commuoversi, intenerirsi, essere gentili… sono aspetti importanti della vita.

Sono la vita stessa.

La nostra intima, profonda, verità.

Non si può rinunciare alle emozioni senza perdere anche la dignità.

Carla Sale Musio

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Mar 07 2012

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA


Il grande cambiamento iniziato nel 2012 è una rivoluzione silenziosa e riguarda la percezione della realtà.

Ineluttabile e inarrestabile genererà un rovesciamento del mondo.

E niente di ciò che conosciamo sarà più così stabile e inamovibile come lo percepiamo adesso.

Di solito una trasformazione di questo tipo è definita rivoluzione culturale, tuttavia questa volta la cultura c’entra poco.

Si tratta, infatti, di un’espansione del cuore e riguarda la nostra soggettività, il modo in cui interpretiamo la vita.

Fino ad oggi abbiamo creduto nell’esistenza di una realtà unica e incontestabile.

Posta sotto gli occhi di tutti e passibile di sperimentazione scientifica.

Cioè, abbiamo creduto in una realtà ripetibile, inconfutabile, uguale a se stessa e identica per tutti.

Ma l’avvento della psicologia nell’ambito delle scienze e il diffondersi delle conoscenze relative alla fisica quantistica stanno provocando un cambiamento che oramai non è più possibile frenare.

L’importanza della soggettività nella percezione degli eventi, si fa ogni giorno più evidente e, dalle macerie di una realtà immobile, impercettibilmente prende forma un nuovo pensiero capace di integrare l’individualità e la creatività nella costruzione di realtà mutevoli e dinamiche, diverse per ciascuno.

La psicologia e la fisica quantistica hanno dimostrato che la nostra sensibilità interferisce costantemente con la realtà, e che le aspettative con cui interpretiamo le cose modificano l’andamento degli avvenimenti.

Gli eventi, infatti, non sono mai univoci ma si trovano, in infinite e diverse varianti di se stessi, dentro uno sciame di realtà possibili.

Cioè, per dirla con un linguaggio più tecnico: ogni cosa esiste in un’onda di possibilità.

Quando viviamo un’esperienza, questa suscita in noi un’interpretazione inevitabilmente soggettiva.

E proprio questa soggettività fa sì che l’onda delle possibilità si coaguli in un’unica particella tra le infinite scelte possibili.

La particella coagulata diventa la realtà che sperimentiamo ed è la diretta conseguenza della nostra soggettività.

Ciò di cui facciamo esperienza e che consideriamo vero, quindi, è vero ed esiste soltanto per noi.

Infatti, chiunque altro posto davanti alla stessa circostanza coagulerà la sua particella (realtà) tra le infinite varianti possibili offerte dall’onda delle possibilità.

In questa chiave nuova la soggettività diventa l’unico criterio in grado di determinare la verità.

Infatti, le esperienze prendono forma e si coagulano in realtà come conseguenza di un’interazione soggettiva tra noi e l’onda delle possibilità.

La vita sembra esistere dentro uno schema temporale di causa ed effetto (se prima è successo A, dopo succederà B) ma a un esame più attento si vede che è, invece, la concretizzazione del nostro sentire soggettivo.

La soggettività estrae dall’onda delle possibilità proprio quelle esperienze (particelle) che confermano i presupposti in cui crediamo.

La causa di ogni avvenimento, perciò, non sta negli eventi che lo precedono ma nelle aspettative che lo determinano.

L’accadere di qualsiasi cosa diventa possibile soltanto nell’attesa soggettiva e fiduciosa del suo esistere.

Mi spiego meglio con un esempio:

Se penso che ci sia la crisi e che presto il lavoro diminuirà per tutti, interpreto la minor affluenza dei clienti nel mio ristorante come un segno dei tempi e temo che dovrò chiudere il locale per mancanza di risorse economiche.

Questa mia interpretazione seleziona dall’onda delle infinite probabilità possibili gli eventi più congruenti e coagula la mia realtà in situazioni ed esperienze compatibili.

In questo caso un’ulteriore diminuzione dei clienti e dei miei guadagni.

Viceversa, se interpreto il calo delle visite al ristorante come il segnale di un mio bisogno di riposo, inconsciamente seleziono dall’onda delle possibilità gli eventi corrispondenti e coagulo una realtà in cui quando mi sento riposato la clientela aumenta.

Alla luce di quanto vi ho raccontato fin qui, cari amici, lettori e curiosi di questo blog, diventa evidente che il bombardamento di sciagure a cui siamo sottoposti ha l’effetto di spingerci a coagulare realtà piene di disgrazie e di sofferenza.

E che, se vogliamo superare questo momento di difficoltà senza vivere nei tormenti dobbiamo prestare molta attenzione alle aspettative che abbiamo e al nostro sentire soggettivo, modificandolo fino a coagulare realtà meno drammatiche e più soddisfacenti.

Questa diversa importanza attribuita ai vissuti soggettivi è costantemente combattuta dall’economia, dalle leggi di mercato e dai governi, poiché sfugge a qualsiasi sottomissione e sceglie con libertà le cose di cui vuole fare esperienza.

Nel gioco del potere, della competizione e dello sfruttamento un pensiero creativo e libero, capace di muoversi con soggettiva autonomia nelle realtà, è contrastato e ridicolizzato fino a renderlo del tutto inoffensivo.

Fa parte della soggettività di ciascuno coagulare realtà democratiche e rispettose della creatività individuale oppure scenari di catastrofi e sopraffazione.

Dentro all’onda delle possibilità tutte le scelte sono sempre presenti…

Carla Sale Musio

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