Tag Archive 'quale psicologo?'

Lug 24 2020

QUANDO FINISCE UNA PSICOTERAPIA

La psicoterapia è un percorso di crescita personale e in quanto tale non può avere un termine.

L’evoluzione interiore è potenzialmente infinita e non basta una vita intera per saturarla.

Questo non significa che una volta intrapresa una psicoterapia non ci sia più modo di uscirne.

È fondamentale comprendere che:

  • La psicoterapia non è la cura di una malattia ma uno strumento di conoscenza di se stessi (e come tale va usato).

  • Il paziente decide quando è il momento di chiedere aiuto e quando è necessario sperimentare la propria autonomia.

  • Il terapeuta lo accompagna lungo il percorso aiutandolo a far emergere le risorse sane e a sciogliere i nodi che intrappolano l’espressione dell’unicità individuale.

  • Insieme, terapeuta e paziente, definiscono i temi su cui è opportuno lavorare per liberare le risorse intrappolate.

  • E insieme stabiliscono quando è necessario dare spazio all’indipendenza.

  • La psicoterapia è un mezzo a disposizione del paziente. Non una dipendenza.

  • Lo psicoterapeuta non è un guru ma una persona capace di mostrare  i blocchi che ostacolano la crescita in modo che sia possibile superarli con facilità. Questo favorisce lo sviluppo della autonomia.

.

Ma allora quando finisce una psicoterapia?

.

La psicoterapia finisce quando il paziente ha costruito dentro di sé le risorse necessarie a superare il problema per cui ha chiesto aiuto.

Questo cambiamento modifica l’alternarsi degli incontri:

  • Nelle prime fasi della psicoterapia è il terapeuta a stabilire la scansione degli appuntamenti.

  • In seguito l’intervallo fra una seduta e l’altra si dilata sempre di più, in modo da permettere a chi ha chiesto aiuto di fronteggiare autonomamente le difficoltà.

  • Infine (quando vengono meno le ragioni che ci hanno spinto a intraprendere il percorso) non è più necessario che sia il terapeuta a modulare il ritmo degli incontri.

  • Al termine di una psicoterapia è il paziente a decidere quando utilizzare i colloqui, stabilendo autonomamente l’opportunità di prendere un nuovo appuntamento.

La crescita personale continua sempre e in alcuni momenti confrontarsi con uno specialista della psiche è un supporto imprescindibile e prezioso anche per chi di mestiere fa lo psicoterapeuta.

Ma è importantissimo valutare la necessità di autonomia di chi chiede la consulenza e accogliere la delega (implicita nella richiesta di aiuto) soltanto per un tempo breve, restituendo al paziente la gestione dello strumento psicoterapico.

Una psicoterapia non finisce mai, ciò che ha termine sono le difficoltà che ci hanno spinto a chiedere aiuto.

Nel corso dei colloqui i problemi iniziali devono cedere il posto alle risorse della psiche ancora inesplorate, trasformando quelle difficoltà in resilienza.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet

Lug 12 2020

PRENDERE SU DI SÉ LA RESPONSABILITÀ DELLA VITA

Lungo i percorsi di crescita personale arriva un momento in cui è necessario prendere su di sé la responsabilità della propria vita.

E questo significa anche accollarsi il peso di tutto ciò che succede.

Responsabilità e libertà camminano a braccetto, non può esserci l’una senza l’altra.

Se vogliamo essere veramente indipendenti dobbiamo comprendere come ogni cosa sia il riflesso di un movimento interiore.

Il mondo invisibile e il mondo visibile sono facce di un’unica medaglia.

L’immaterialità della vita intima intreccia la concretezza della realtà dando forma a quello che viviamo.

Niente succede per caso.

L’esistenza ci guida a riconoscere l’imprendibile complessità di noi stessi accompagnandoci dentro esperienze fatte di concretezza e incorporeità.

Spostare fuori di sé le responsabilità significa perdere il contatto con le risorse creative diventando vittime degli avvenimenti.

Solo riappropriandoci del potere individuale possiamo cambiare il mondo e costruire un presente migliore.

La vita è un’avventura appassionante quando ne siamo i protagonisti indiscussi.

Cedere ad altri le chiavi della nostra esistenza ci condanna all’impotenza e provoca molto dolore.

I concetti di bene e male riguardano sempre i nostri vissuti interiori.

Anche quando, nel tentativo di migliorarci, inseguiamo un’immagine idealizzata di noi stessi proiettando all’esterno le cose che non ci piacciono.

Proiezione e rimozione sono due meccanismi di difesa capaci di alleviare l’angoscia e calmare la paura.

Ma il loro risultati lenitivi sono provvisori.

Per sentirci bene occorre analizzare con autenticità anche le parti poco lusinghiere della psiche, arginandone la distruttività e accogliendone le potenzialità senza giudizio.

L’integrità si raggiunge quando il bene e il male compongono nel mondo intimo un quadro variopinto fatto di ciò che è vero e non soltanto di quello che ci piace.

Questo non significa liberare gli impulsi peggiori.

Al contrario!

Vuol dire imparare a convivere anche con le parti immature della psiche aiutandole ad evolvere nel tempo.

Libertà è la capacità di cambiare le cose che non ci piacciono, affrontando l’ignoto dentro di noi.

Prendere su di sé la responsabilità della vita è il primo passo verso un mondo migliore.

Carla Sale Musio

Leggi anche:

GENITORI, DESTINO, RESPONSABILITÀ E LIBERTÀ

No responses yet

Giu 30 2020

GENITORI, DESTINO, RESPONSABILITÀ E LIBERTÀ

Durante un percorso di crescita personale arriva sempre il momento in cui emergono le correlazioni tra la sofferenza infantile e i comportamenti dei genitori.

Attribuire la responsabilità delle proprie difficoltà psicologiche all’inesperienza di mamma e papà è una tappa inevitabile.

E tuttavia, delegare il peso della vita agli eventi accaduti in passato impedisce il cambiamento, rendendoci vittime del destino e privandoci della libertà.

Certo, è vero! Da piccoli possiamo soltanto subire la volontà di chi si prende cura di noi.

Ma osservare la nostra storia con gli occhi degli oppressi non ci aiuta e ci condanna a reiterare le stesse problematiche senza possibilità di trasformazione.

La resilienza prende forma dall’accettazione del dolore e dal bisogno di mutarlo in un vantaggio.

L’eroe incontra sempre degli ostacoli lungo il cammino che farà di lui un vincente.

Osservare la vita passata dalla prospettiva della resilienza apre le porte allo sviluppo delle risorse sane.

Il loto cresce nel fango.

E dalle mancanze che abbiamo vissuto possono emergere potenzialità impensabili.

Gli avvenimenti che ci hanno segnato da bambini spesso permettono ai nostri talenti di manifestarsi, rivelando il tesoro che siamo venuti a regalare al mondo.

Tante biografie di uomini illustri raccontano come da uno svantaggio iniziale abbiano preso forma la creatività e la genialità.

La vita è fatta di prove che ci guidano ad esprimere la nostra essenza, manifestando quel quid capace di renderci unici e speciali.  

Ma per raggiungere la trasformazione interiore e rivelare la profondità dell’esistenza occorre andare oltre le mancanze dei genitori e lasciare che ogni cosa diventi lo sprone in grado di guidarci a scoprire i talenti nascosti e svelare la nostra missione di vita.

Giusti o sbagliati, buoni o cattivi, presenti o assenti… i genitori sono l’humus che permette al seme della nostra identità di crescere e svilupparsi fino a dare i suoi frutti.

Non intendo difendere chi ci ha messo al mondo e nemmeno giudicare le loro azioni.

Voglio sottolineare quanto la responsabilità sia intrecciata con la libertà e quanto sia importante imparare a trasformare il piombo in oro come facevano gli alchimisti.

Il piombo di un’infanzia difficile ci regala l’oro della saggezza e della realizzazione personale.

Smettere di delegare le responsabilità della nostra vita a qualcun altro (che si tratti del destino, della sfiga, del governo o dei genitori non fa differenza) e prendere su di sé l’onere della propria esistenza per guardare in profondità quello che fa paura (la solitudine, il dolore, l’abbandono) ci permette di attraversare la nostra fragilità e rivelare la nostra forza, attivando possibilità inesplorate.

.

STORIE DI PAURA E DI LIBERTÀ

.

Maddalena ha un papà severo, esigente e dongiovanni.

La mamma sa che lui la tradisce e piange spesso.

La bimba cerca inutilmente di consolarla.

“Papà sei cattivo!”

Grida arrabbiata.

Il papà la punisce severamente perché i piccoli non devono impicciarsi delle faccende dei grandi.

Chiusa nella sua stanza Maddalena si sente sola e piena di paura.

La mamma rischia di morire di dolore.

Il papà rischia di diventare un mostro.

Il tempo passa.

Maddalena impara a consolare la mamma.

E a comprendere il papà.

Ascoltare, consolare, comprendere… diventano la sua specialità.

Oggi è una psicoterapeuta affermata.

Lavora con i bambini, gli adulti e le coppie in difficoltà.

***

Gianluca è nato in una famiglia molto povera.

La mamma si arrangia svolgendo piccoli lavori di sartoria e facendo le pulizie nelle case vicine.

Il papà lavora ogni tanto, quando capita.

Gianluca trascorre la maggior parte del tempo da solo.

La sorellina più piccola sta sempre appresso alla mamma.

Il fratello più grande vagabonda per strada insieme ad altri ragazzi.

Il papà spesso non torna a casa.

La mamma si arrabbia e poi  piange.

Gianluca impara presto a cavarsela da solo.

E appena può si mette a lavorare.

Aiutare sua madre e mantenersi da solo sono traguardi imprescindibili per lui.

Sa che un giorno avrà una famiglia e la sogna diversa da quella in cui è cresciuto: l’amore non dovrà mai mancare, sua moglie non dovrà lavorare e i suoi figli potranno studiare.

***

Fabrizia è cresciuta con la nonna.

La mamma è morta quando lei aveva 5 anni.

E il papà lavora all’estero.

La nonna ha un negozio di mobili e Fabrizia passa il tempo nel retrobottega a giocare da sola.

Le piace fantasticare di avere una famiglia proprio come gli altri bambini e inventare storie di bambole che vivono insieme.

Ogni tanto la nonna si affaccia alla porta per controllare.

Poi torna a occuparsi delle vendite.

Fabrizia chiacchiera con i suoi amici invisibili e impara a riconoscerne la presenza.

“La mamma non mi ha abbandonata! E sempre qui a farmi compagnia.”

Sostiene raggiante.

Ma la nonna scrolla la testa.

“Tesoro, la tua mamma è volata in cielo e da lì continua a volerti bene.”

“Sì nonna.”

La nonna deve essere troppo vecchia per riconoscere la mamma, pensa Fabrizia mentre le fa cenno di sì con la testa per non addolorarla.

In cuor suo, però, è sicura.

Sa che la mamma è proprio lì.

A fianco a lei.

E da grande diventa capace di comunicare anche con chi non ha più un corpo e vive soltanto nell’amore.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

TE LA DO IO L’ANIMA GEMELLA

5 regole per evitare gli amori sbagliati

anche in formato ebook

One response so far

Giu 24 2020

CRESCITA PERSONALE: a volte è necessario cambiare partner

Crescere significa lasciare emergere nuovi aspetti di sé.

Si dice che “il cambiamento è il sale della vita” e questo è vero soprattutto nelle relazioni.

I rapporti che non evolvono sono destinati a finire o, peggio, a trasformarsi in carceri dentro le quali imprigioniamo la nostra voglia di vivere.

Le persone a cui ci leghiamo ci mostrano modi nuovi di affrontare la vita, stimolando lo sviluppo di quelle parti di noi che ancora non conosciamo.

Dallo scambio e dal confronto col partner prendono forma emozioni, pensieri e abilità nuove, lungo un percorso potenzialmente infinito e ricco di stimoli.

Tuttavia, il bisogno di stabilità spinge verso un orizzonte prevedibile, fatto di abitudini rassicuranti e sempre uguali a se stesse.

Gli esperti la chiamano fissità funzionale e spiegano che una routine stereotipata e priva di creatività diventa presto la tomba della vitalità e il principio di tante patologie.

Nessuna storia d’amore sfugge a queste leggi.

E chi prova a cementare il cambiamento nella monotonia finisce per sprofondare dentro pericolosi vissuti depressivi.

Anche i rapporti più solidi corrono il rischio della rottura quando non sostengono il ritmo della trasformazione.

Cambiare abitudini, pensieri, atteggiamenti e comportamenti fa bene all’amore e alla crescita personale regalandoci rapporti intimi, profondi e stimolanti.

Viceversa, la pretesa di immobilizzare il flusso della vita condanna le relazioni all’agonia.

Ecco perché, a volte, cambiare partner può diventare una necessità imprescindibile.

Succede quando la crescita conduce lungo strade differenti.

Quando il bisogno di esprimere la propria autenticità si scontra con la paura di ferire chi abbiamo affianco.

Quando non c’è MAI tempo per parlarsi.

Quando la pretesa di conoscersi annienta il mistero in noi stessi e nell’altro.

.

STORIE DI PRIGIONIA E CAMBIAMENTO

.

Valeria lavora in una multinazionale.

Ha le giornate piene, poco tempo libero e tante responsabilità.

Franco invece è un sognatore.

Ama i tempi lenti, la contemplazione e la buona tavola.

Il lavoro per lui non è un problema. 

A pagare tutte le spese ci pensa Valeria.

Tra loro il tempo del confronto, dell’ascolto e dell’intimità manca da sempre.

Valeria dice che il lavoro l’assorbe troppo e il tempo libero vuole trascorrerlo senza pensieri.

Franco dice di non essere tagliato per la vita di relazione, per lui il silenzio e la meditazione sono una medicina insostituibile.

Nessuno di due ha tempo per ascoltare l’altro.

Le loro vite scorrono su binari paralleli.

Ogni tanto un viaggio.

Ogni tanto un litigio.

Poi tutto ritorna come sempre.

Ma quando Valeria partecipa a uno stage di formazione… le cose cambiano.

In quel percorso di crescita interiore scopre la solitudine (fatta di mille impegni) cui ha condannato se stessa.

Arrabbiata e delusa accusa Franco di egoismo e opportunismo.

Franco si chiude al dialogo, offeso dall’atteggiamento aggressivo di lei e terrorizzato all’idea di perdere la sua rassicurante organizzazione quotidiana.

Le incomprensioni lievitano.

Le strade si dividono.

Franco accusa Valeria di essere sempre assente. 

Valeria afferma di non poterne più: il peso della sopravvivenza grava tutto sulle sue spalle e adesso pretende più tempo per sé.

La crescita esige da entrambi una maggior dedizione e inevitabilmente li spinge a separarsi.

Valeria ha bisogno di integrare la rilassatezza che ha potuto osservare nella vita di Franco.

Franco ha bisogno di integrare il senso di responsabilità che potuto osservare nella vita di Valeria.

***

Roberta fa la biologa in un prestigioso laboratorio di analisi.

Andrea lavora in un’azienda di tessuti.

Roberta è sensibile, insicura, fragile e sempre pronta ad accudire gli altri.

Andrea è allegro, distratto, appassionato del suo lavoro e spesso al telefono con la mamma.

Roberta cerca in tanti modi di avere con lui un dialogo intimo e profondo.

Vorrebbe parlare di loro, della vita, dell’amore e del significato nascosto dietro alle cose.

Andrea si rifugia nel silenzio.

Ha imparato da bambino a isolarsi per sfuggire la possessività della mamma, vedova e sempre bisognosa di affetto.

Roberta si sente incompresa e messa da parte.

Andrea scherza e minimizza il bisogno di approfondire i discorsi.

Roberta si chiude.

Andrea non se ne accorge.

Passano gli anni.

Roberta conosce un collega: attento, sensibile e sempre desideroso di ascoltarla.

Di colpo la sua vita si fa elettrizzante.

Il tempo trascorso con lui vola via veloce.

Roberta si sente coinvolta come mai prima.

Andrea si accorge che qualcosa non va come dovrebbe.

Ma fa finta di nulla, sicuro che col tempo tutto si aggiusterà.

Roberta sente che è impossibile rinunciare alla relazione con il collega.

Ora tra lei e Andrea è cresciuto un muro di silenzio e indifferenza.

Roberta pensa di separarsi.

Andrea non riesce a pensarci.

***

Marco è innamorato di un’altra donna.

Ha provato più volte a parlarne con Renata, sua moglie.

Ma lei ogni volta lo supplica di restare.

Non importa se non è l’unica per lui.

Non importa se non la ama più.

Renata è sicura di non poter vivere senza la quotidianità costruita insieme.

E per averla è disposta a chiudere un occhio sulla vita affettiva di suo marito.

Le basta solo che viva con lei.

Marco teme che Renata possa compiere qualche gesto inconsulto.

Così si sforza di accontentarla mentre prova a convincerla che una separazione permetterebbe a entrambi di continuare a crescere.

Tutto inutile.

Renata minaccia il suicidio.

Marco non sa cosa fare.

I litigi tra loro si moltiplicano.

Le incomprensioni pure.

La paura di farsi del male li porta a vivere costantemente nell’angoscia.

E, come un disco rotto, il dialogo tra loro si inceppa sempre sullo stesso punto.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

SEPAMARSI

linee guida per una separazione amorevole

anche in formato ebook

No responses yet

Mag 13 2020

CRESCITA PERSONALE: a volte è importante cambiare lavoro

Ci sono momenti nella vita  in cui è necessario rivedere le proprie scelte per sostenere la crescita interiore.

La professione che scegliamo non è soltanto una fonte di sostentamento economico ma rappresenta un’importante espressione della realizzazione personale.

In una società sana, il lavoro dovrebbe essere la manifestazione dei talenti individuali, il dono che siamo venuti a condividere nel mondo.

Nella nostra civiltà malata, invece, questo succede raramente e, spesso, le esigenze della sopravvivenza spingono a svolgere lavori che hanno poco a vedere con il proprio modo di essere.

Scegliere un’occupazione seguendo soltanto il desiderio di conquistare l’indipendenza economica, se pure favorisce il raggiungimento dell’autonomia, trascura la necessità di manifestare le proprie risorse e tradisce l’espressione più profonda di sé.

Tante sofferenze psicologiche nascono da scelte lavorative irrispettose dell’autenticità interiore.

Anche quando chi le porta avanti lo fa con determinazione e competenza.

Giorno dopo giorno costruiamo l’esistenza, ingabbiando la libertà o dispiegandola nella quotidianità.

L’orario di lavoro occupa gran parte della giornata e rappresenta uno spazio importantissimo nello strutturarsi del senso di efficacia personale.

Quando ciò che facciamo rispecchia i valori profondi, l’armonia interiore può prendere forma nella psiche e la salute (fisica e psichica) si manifesterà nella vita.

Se, invece, le mansioni che svolgiamo non ci piacciono, o peggio, sono in contrasto con i nostri ideali, la scissione e il dolore avanzeranno nel mondo interno, generando innumerevoli problemi.

Ecco perché la revisione attenta e scrupolosa del proprio lavoro è una tappa imprescindibile durante la crescita personale, un momento ricco di possibilità e indispensabile per dare forma ai cambiamenti che intrecciano l’evoluzione interiore.

Nelle emergenze della vita possiamo essere costretti a svolgere una professione senza permetterci di scegliere.

Ma, questo non significa che in seguito non sia possibile cambiare quelle decisioni.

Al contrario!

Aver raggiunto l’autonomia economica consente di sperimentare soluzioni nuove senza correre troppi rischi, dando forma progressivamente ai cambiamenti lavorativi necessari al proprio benessere interiore.

I nostri talenti determinano le propensioni che abbiamo.

E il piacere provato nel compiere determinate attività dipende dall’esigenza di condividere con gli altri l’unicità e la creatività che nascendo siamo venuti a donare nel mondo.

Per sentirci bene con noi stessi e in armonia con la vita dobbiamo svolgere un lavoro in sintonia con i nostri valori profondi e capace di manifestare i talenti che l’esistenza ci ha donato.

Perciò:

  • se sono una persona profondamente sincera e onesta, non potrò sentirmi bene vendendo contratti poco trasparenti per chi li acquista;

  • se sono sensibile e attento alla salute delle persone e del pianeta, difficilmente mi sentirò a mio agio lavorando in una fabbrica di armi;

  • se sono empatico e pronto ad aiutare chi è in difficoltà, sarà molto difficile per me occuparmi di recupero crediti.

I soldi possono fare la felicità solo quando danno forma alla nostra crescita interiore e il lavoro deve essere uno strumento capace di far emergere le risorse individuali.

Solo così è possibile sentirsi realizzati e in armonia con se stessi e con vita.

.

STORIE DI CAMBIAMENTO E REALIZZAZIONE

.

Gianluca gestisce il tabacchino di famiglia.

Le sue sorelle si sono sposate scegliendo di occuparsi a tempo pieno della casa e dei bambini, la mamma è andata in pensione e il papà è morto quando lui era ancora molto piccolo.

Gianluca ha cominciato giovanissimo a lavorare, dapprima per dare una mano quando mamma e sorelle erano in difficoltà, poi perché poteva studiare e lavorare sentendosi indipendente senza perdere la possibilità di laurearsi.

Oggi è rimasto l’unico a tenere viva quell’attività messa in piedi da suo padre con tanti sacrifici.

Lui però ama la vita all’aria aperta, lo sport, la bicicletta e le escursioni.

E sogna un’esistenza diversa… senza darsi il permesso di cambiare.

Infine, una brutta depressione lo costringe a chiedere aiuto a uno psicologo e nel corso del tempo emerge la sua voglia di vivere in un altro modo.

È così che accetta di svolgere un secondo lavoro nei weekend.

E insieme a un amico organizza escursioni in bicicletta.

Il sole, lo sport, l’amicizia e la possibilità di condividere le proprie passioni fanno sparire la depressione e aprono le porte a una nuova attività lavorativa, forse meno “sicura” ma più adatta al suo modo di essere e sentire la vita.

Da allora sono passati tanti anni ma Gianluca non si è pentito di aver lasciato il tabacchino per svolgere un lavoro che gli permette di essere pienamente se stesso.

***

Elena è una persona affidabile, attenta e sempre pronta ad aiutare gli altri.

Da anni lavora come segretaria in una biblioteca, lo stipendio è buono e i colleghi la stimano e le vogliono bene.

Elena è soddisfatta di quello che fa, ama i libri e ritiene che il suo impegno lavorativo sia utile e importante.

Tuttavia sente che le manca qualcosa e all’età di quarantasei anni decide di prendere una seconda laurea in psicologia.

Non ha fretta di laurearsi ma la passione la spinge a non perdere tempo.

Così dopo la laurea affronta l’esame di stato, la specializzazione e una collaborazione gratuita nello studio di un amico psicoterapeuta.

Elena ha fatto tanti percorsi di psicoterapia e crescita personale, e gli strumenti acquisiti grazie ai nuovi studi potenziano la sua capacità di ascoltare e aiutare il prossimo.

Le cose prendono forma quasi da sole… e oggi Elena lavora come  psicoterapeuta in uno studio tutto suo.

Non rimpiange il lavoro in biblioteca e continua ad aggiornarsi, coltivando la passione per la psiche.

“Il cambiamento fa parte di me, non posso non ascoltarlo.” afferma sorridendo.

“Oggi faccio la psicoterapeuta… domani si vedrà!”

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet

Apr 22 2020

CRESCITA PERSONALE: a volte è indispensabile cambiare gli amici

Ci sono dei momenti nella vita in cui le abitudini consolidate nel tempo non funzionano più.

Vivere richiede una costante evoluzione e le certezze che costruiamo con tanta fatica diventano presto ostacoli alla crescita personale.

Per sentirsi bene è necessario osservare incessantemente il mondo interiore, lasciando emergere le correnti emotive.

Tutte le correnti emotive.

Anche quelle che non ci piacciono.

Da questa conoscenza lucida e priva di giudizio prende forma un’armonia interiore capace di farci sentire bene anche in mezzo alle difficoltà.

Quando invece ci opponiamo alla vita, evitando il flusso del cambiamento, costruiamo inconsciamente le zavorre che impediscono il raggiungimento della realizzazione personale.

Tante sofferenze psicologiche prendono forma proprio da questa scarsa flessibilità esistenziale.

Così, nel tentativo strenuo di non soffrire, finiamo per soffrire molto di più.

Cambiare significa affrontare il nuovo e per questo fa paura.

Tuttavia, opporsi al cambiamento va contro il naturale evolversi della realtà e inchioda la creatività sulla croce delle abitudini, condannandoci a una vita priva di entusiasmo e di significato.

Ciò che ci fa sentire bene, infatti, è seguire il ritmo della nostra evoluzione interiore manifestando all’esterno i cambiamenti che accadono nel mondo intimo.

Se interiormente ho superato il bisogno di competere per affermare me stesso, troverò presto tante occasioni per condividere l’esperienza della cooperazione conseguente al superamento dell’egocentrismo.

Se invece avrò paura di cimentarmi con la solidarietà e continuerò testardamente a impegnare le mie energie nella competizione, incontrerò gli scogli della frustrazione e progressivamente la mia vita perderà mordente.

Il senso della vita è allacciato alla crescita interiore e una volta saturato un argomento è indispensabile lasciarsi coinvolgere da quello successivo, pena la perdita del piacere e l’apatia che conduce alla depressione.

Quando si segue un percorso di crescita personale arriva spesso un momento in cui le amicizie di sempre non funzionano più.

L’affetto che lega agli amici rimane, ma la possibilità di condividersi si assottiglia fin quasi a sparire.

Questo perché il cambiamento coinvolge profondamente la personalità e i pensieri, le sensazioni, le emozioni… cambiano.

In questi casi il volersi bene rimane ma la condivisione di sé diventa difficile.

Ci si sente vicini per aver vissuto tante cose nel passato, tuttavia le scelte del presente spingono in direzioni diverse.

Non significa necessariamente abbandonare gli amici di un tempo.

Ma segnala la necessità di aggiungere interlocutori nuovi con cui confrontarsi e continuare il percorso di crescita.

Lo scambio affettivo e la condivisione sono fondamentali per gli esseri umani.

E all’amore è indispensabile affiancare le idee, le scelte, le riflessioni e la possibilità di essere riconosciuti e stimati per ciò che si sente dentro e per ciò che si fa.

Quando manca questa reciprocità ci sentiamo soli e scivoliamo facilmente nella depressione.

Ecco perché il cambiamento interiore porta con sé la necessità di avere nuovi amici.

Mettersi in gioco in relazioni nuove significa affrontare la possibilità di un rifiuto e l’emozione di una nuova complicità.

Vuol dire gestire emozioni nuove, lasciando emergere ulteriori trasformazioni.

La crescita interiore è un percorso senza soluzione di continuità.

Cambiare gli amici segnala il raggiungimento di un altro livello evolutivo e la necessità di ascoltare esigenze diverse nel mondo interiore.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

2 responses so far

Mar 18 2020

LA PSICOTERAPIA DEVE FARTI SENTIRE MEGLIO!

Oggi voglio sfatare sei luoghi comuni relativi alla psicoterapia. 

E mostravi i fraintendimenti più frequenti allo svolgimento di un corretto percorso terapeutico. 

Eccoli qui di seguito illustrati ad uno ad uno:

.

1

LA PSICOTERAPIA… è un cammino doloroso

.

La psicoterapia è un percorso di crescita personale e non un calvario.

Se al termine di una seduta non ci si sente meglio vuol dire che qualcosa non sta funzionando e molto probabilmente il terapeuta non sta lavorando bene.

Sì.

Il benessere del paziente al termine della seduta è una responsabilità del terapeuta.

E non del paziente.

Chi chiede aiuto lo fa perché è in difficoltà.

Certo, parlare delle cose che non funzionano significa aprire la consapevolezza al dolore.

Tuttavia, questa è soltanto una piccola parte del lavoro terapeutico.

La maggior parte della terapia riguarda la scoperta dei nessi nascosti, l’attivazione delle risorse sane, l’emergere di possibilità ancora inespresse e l’aprirsi di soluzioni nuove ai problemi di sempre.

La condivisione di sé, l’ascolto partecipe e la relazione (terapeutica) devono generare una visione più ampia delle cose e una sensazione di fiducia in se stessi e nella vita.

Se questo non succede… c’è qualcosa che non va.

Ed è molto importante che il paziente se ne renda conto.

.

2

LA PSICOTERAPIA… dura sempre molto tempo

.

La psicoterapia non ha una durata standard.

Il tempo della crescita personale dipende dagli obiettivi che si decide di raggiungere e dalla profondità degli argomenti trattati.

Sono convinta che la psicoterapia non sia una cura riservata a persone malate ma un percorso di accompagnamento in un momento di crescita interiore.

Perciò ogni situazione è diversa e la sua durata è variabile.

A volte può bastare una seduta.

A volte ci possono volere anni.

Ma SEMPRE chi segue questo percorso deve sentirsene avvantaggiato e arricchito.

A differenza di ogni altra terapia, nella psicoterapia l’ultima parola sul lavoro svolto spetta sempre al paziente.

È il paziente, infatti, che stabilisce l’intensità del proprio malessere e l’efficacia della cura.

Ogni persona è unica e speciale e detiene l’esclusiva della percezione di sé.

.

3

IL TERAPEUTA… ascolta ma non dice nulla

.

Quando il terapeuta ascolta senza mai intervenire, la psicoterapia non è una terapia ma soltanto un momento di sfogo.

Forse utile, ma non curativo.

Ciò che cura, infatti, non è parlare dei propri problemi davanti a un ascoltatore, anche se attento.

Il cambiamento è la conseguenza di un diverso modo di leggere gli avvenimenti.

E questo può avvenire soltanto grazie a un’interazione partecipe e attiva tra terapeuta e paziente.

L’ascolto è indispensabile in una fase di raccolta dati e permette allo specialista di calarsi nel mondo intimo di chi parla.

Tuttavia, è necessario uscire dalla visione del paziente e osservare da un altro punto di vista i nessi che legano gli avvenimenti ai vissuti interiori, lasciando affiorare nuove prospettive e nuove comprensioni.

Fino a permettere l’emergere delle paure negate, delle risorse inespresse, dei segreti indicibili e di tutto ciò che ha arrestato il naturale sviluppo del cambiamento.

.

4

IL TERAPEUTA… dà buoni consigli

.

I buoni consigli sono utili nelle relazioni amicali.

La psicoterapia è una relazione professionale e in quanto tale non prevede consigli ma è fatta di un dialogo (terapeutico) volto a far emergere risorse trasformative nella persona che chiede aiuto.

Uno psicoterapeuta competente ed efficace non suggerisce soluzioni ai problemi ma sa formulare le domande che aiutano il paziente a gestire la complessità interiore fino a trovare (da solo) le risposte che sta cercando.

Quando una persona si rivolge a uno specialista di solito ha già raccolto una gran quantità di buoni consigli dagli amici e da quanti gli vogliono bene.

Ma ha anche verificato che seguire le indicazioni degli altri non sempre basta per sentirsi meglio e uscire dalle difficoltà.

La psicoterapia è uno strumento che permette di scoprire anche i lati di sé meno appariscenti.

E questo diverso punto di vista su se stessi e sulle situazioni può emergere solo grazie a un lavoro interiore profondo e partecipe, in cui la persona che chiede aiuto è disposta a mettersi in gioco e il terapeuta è capace di calarsi con lei nel mondo intimo.

Non per guidarla nei sentieri della vita ma perché possa usare con maestria la sua personale bussola emotiva.

.

5

IL TERAPEUTA… non ha problemi psicologici

.

Chi di mestiere fa lo psicoterapeuta è una persona come tutte le altre, con problemi, difficoltà, ricordi, esperienze dolorose… e quello che di bello o di brutto appartiene alla vita.

Non è un guru, non è un illuminato, non è un santone e non ha la verità in tasca.

La differenza tra uno specialista della psiche e gli altri professionisti sta nel fatto che per svolgere bene il suo lavoro lo psicoterapeuta deve costantemente monitorare i propri vissuti interiori in modo che non interferiscano nelle relazioni con i pazienti.

La sua consapevolezza emotiva, infatti, è uno strumento indispensabile allo svolgimento della professione. 

Questo arricchisce l’esperienza psicologica e contribuisce a gestire un alto livello di complessità interiore.

Tuttavia, non significa affatto che uno psicoterapeuta non abbia dei problemi.

Le difficoltà emotive fanno parte dell’esistenza e perciò sono ineliminabili.

Affrontare cambiamenti, imprevisti, emozioni e situazioni difficili fa parte del percorso di crescita personale e ci accompagna sempre, a prescindere dalla professione che scegliamo di svolgere.

Ecco perché ogni psicoterapeuta deve affrontare le proprie difficoltà interiori come chiunque altro.

.

6

LA PSICOTERAPIA… è la cura per chi ha qualche rotella fuori posto

.

La psicoterapia è un cammino di crescita personale volto a fare emergere risorse ancora inespresse.

Chi chiede aiuto a un terapeuta di solito è una persona capace di mettersi in discussione, desiderosa di conoscersi più profondamente, sensibile e attenta alle relazioni con se stessa e con gli altri.

Chi davvero ha qualche rotella fuori posto non è capace di chiedere aiuto spontaneamente perché necessita di supporto e assistenza e perciò non può affrontare una psicoterapia.

Sono convinta che in un mondo gravemente malato di cinismo e indifferenza tanti uomini e donne sani e capaci si rivolgano a noi psicologi perché sentono il peso e l’impossibilità di conformarsi a uno stile di vita patologico, inadatto a rispecchiare la loro multiforme complessità interiore.

Carla Sale Musio

leggi anche:

CRESCITA PERSONALE: fare emergere parti nuove di sé

No responses yet

Feb 20 2020

CRESCITA PERSONALE: fare emergere parti nuove di sé

Quando si intraprende un cammino di crescita personale è indispensabile aprirsi alle parti nuove di sé.

La psiche è composta da infinite possibilità espressive che si plasmano sulle esigenze del mondo circostante dando forma alla personalità: l’insieme degli atteggiamenti che usiamo abitualmente.

La crescita ci costringe a selezionare dal vastissimo repertorio di comportamenti possibili quelli che hanno successo nel procurarci accettazione, stima e riconoscimento.

L’amore è l’unico alimento indispensabile alla vita.

E ci spinge a plasmare il carattere, trasformando l’egocentrismo in altruismo, partecipazione e solidarietà.

È un percorso lungo e articolato quello che da bambini ci conduce a diventare adulti, rendendoci capaci di donare al mondo la nostra creatività e i nostri talenti.

Tuttavia, spesso, per ottenere l’amore siamo costretti a barattare l’integrità, assumendo comportamenti che non ci rispecchiano (ma permettono di ottenere l’apprezzamento degli altri).

Questi compromessi hanno un alto prezzo psicologico da pagare e possono provocare una tale paralisi interiore da togliere alla vita ogni significato.

Sono infatti alla base di tante sofferenze psichiche.

In quei momenti la consulenza psicologica si rivela un aiuto indispensabile per sciogliere i nodi e liberare risorse nuove, lasciando emergere le parti inespresse di sé.

I comportamenti e gli atteggiamenti censurati nascondono, infatti, un alto potenziale creativo e trasformativo e sono spesso gli strumenti più efficaci per superare quel senso di inutilità che imprigiona l’esistenza in un cumulo di doveri privi di interesse.

Ma per raggiungere i doni celati dietro le risorse trasformative è necessario affrontare la paura del cambiamento e rivivere il dolore che da bambini ci ha condotto a nascondere gli aspetti inaccettabili della psiche.

Questo non vuol dire trasformarsi in mostri di egoismo, prepotenza e crudeltà.

Significa imparare a gestire con attenzione la ricchezza interiore, equilibrando il bisogno di approvazione con l’autenticità e l’espressione delle proprie peculiarità.

È un percorso che ha bisogno di tempo e pazienza, ma conduce ad una ricchezza intima e ad una sensazione di appagamento che prescindono da ciò che si fa… perché poggiano su ciò che si è.

.

STORIE DI PAURA E DI TRASFORMAZIONE

.

Laura ha avuto tante storie di incomprensioni e delusioni.

Per questo si considera poco adatta alla vita di coppia e ha puntato soprattutto sul lavoro.

Tuttavia, quando arriva alla soglia dei cinquanta il piacere professionale che anima le sue giornate cede il posto a un avvilente senso di inutilità.

La psicoterapia l’aiuta a mettere a fuoco il mondo sommerso delle sue passioni e con fatica Laura avvicina una se stessa sconosciuta e pericolosa.

È una donna attratta dalle altre donne.

La stessa che per tanti anni ha boicottato segretamente le storie d’amore, ben attenta a evitare matrimoni e convivenze.

Oggi Laura ha aperto la porta a un mondo che ancora la fa sentire fragile e insicura, ma ha ritrovato il gusto della vita e il piacere di lavorare.

E, mentre raccoglie i successi professionali, accoglie quella se stessa spaventata e innamorata… della sua migliore amica.

***

Giovanni passa le giornate chiuso in ufficio, costantemente impegnato a far quadrare i conti.

Ha poco tempo per la fidanzata e ancora meno per gli amici.

Il lavoro, l’indipendenza e il progetto di acquistare una casa lo assorbono completamente.

È talmente preso dalla vita professionale che si dimentica persino gli appuntamenti… e questo manda in pezzi la sua storia d’amore.

Disperato cerca di farsi perdonare ma… per riconquistare una vita affettiva dovrà fare un profondo esame di se stesso e scoprire (con stupore) che il lavoro è soltanto una scusa per isolarsi!

La solitudine lo aiuta a gestire una profonda sensibilità.

E la paura di essere fagocitato dalle esigenze delle persone a cui vuole bene lo spinge inconsciamente a chiudersi in ufficio.

Per vivere gli affetti senza scappare, Giovanni dovrà ammettere il suo desiderio di solitudine e imparare a stare con se stesso senza bisogno di scuse.

Ma, soprattutto, senza inventarsi il lavoro per nascondersi.

***

Giorgio lavora come cameriere.

È un ragazzo sveglio, disponibile e capace.

I colleghi e i clienti lo stimano. Il datore di lavoro vorrebbe dargli una promozione.

Tuttavia lui sogna una vita diversa.

Ama il teatro, la danza, la scrittura e la poesia.

Vorrebbe esprimere la sua creatività anche professionalmente ma la paura di non riuscire lo paralizza.

Quando partecipa a uno stage di teatro… improvvisamente la vita cambia.

Il regista gli propone una collaborazione part time per risolvere alcuni problemi legati alla gestione della compagnia.

Sentendosi valorizzato, Giorgio si impegna al massimo e finalmente sperimenta la possibilità di guadagnare in maniera autonoma.

Il regista è soddisfatto e prospetta ulteriori collaborazioni, i guadagni non sono altissimi ma… Giorgio prende coraggio e decide di rischiare.

Oggi lavora a tempo pieno in quella compagnia: fa l’attore, segue la contabilità e gestisce le innumerevoli iniziative culturali.

I guadagni sono rimasti gli stessi di quando lavorava nella pizzeria.

L’autostima, però, è cambiata.

Finalmente svolge un lavoro che ama e non si sente più costretto a lavorare ma felice di fare ciò che fa.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet

Feb 13 2020

CREATIVITÀ E PSICOTERAPIA

La creatività è una risorsa indispensabile per il benessere e la salute mentale, perciò durante un percorso di crescita personale occorre liberarne le potenzialità nella psiche.

Spesso le persone creative sono creative anche nei sintomi.

E vivono malesseri che la medicina non riesce a spiegare.

Escono dalle casistiche dei protocolli scientifici e cercano inconsapevolmente di essere viste nella loro unicità proprio utilizzando le sofferenze che lamentano.

Tuttavia, chi realmente deve occuparsi della creatività interiore sono le persone stesse.

E cercare di ricevere un po’ di attenzione con i sintomi è un modo creativo di chiedere aiuto che si attiva quando non siamo capaci di darci autonomamente la giusta considerazione.

Ognuno è responsabile di sé.  

E ha il compito di amare e curare la propria vita perché solo così potrà prendersi cura anche degli altri.

La creatività è il motore della realizzazione personale.

Coltivare la creatività significa dare spazio al proprio modo (unico e speciale) di essere al mondo e ascoltare la voce dell’intuizione, della sensibilità, della originalità e della fantasia.

Questo non vuol dire vivere in una realtà magica e irreale, al contrario!

Significa realizzare una società a misura di ciascuno, costruendo i presupposti dello scambio, della cooperazione e della solidarietà.

I creativi sono persone che amano cambiare.

Cambiano punto di vista, gusti, ambienti, situazioni, obiettivi, strategie, soluzioni…

Sono poliedrici e preferiscono esplorare nuove possibilità invece che competere e primeggiare.

Per loro è più interessante dare forma a qualcosa di nuovo piuttosto che vincere, dominare o annientare.

La creatività è la medicina che la vita ci ha donato per fare del mondo un posto migliore e rendere ogni giornata un’avventura appassionante.

Nella psicoterapia la creatività è la cura.

I sintomi psicologici, infatti, mostrano la creatività con cui ognuno di noi cerca di risolvere le situazioni difficili… senza scontentare nessuno. 

Tuttavia, CAMBIARE senza cambiare niente: è impossibile.

E il lavoro degli psicoterapeuti consiste spesso nell’aiutare le persone a individuare i sogni nel cassetto, le risorse accantonate e le possibilità inespresse necessarie a permettere un fluire libero della creatività nella psiche e nella vita.

.

Ma cosa si intende per creatività?

.

La creatività è la capacità di spostare agilmente il proprio punto di vista per scorgere soluzioni nuove ai problemi di sempre.

È la possibilità di immaginare usi, funzioni e opportunità diverse.

Chi possiede questa risorsa ha fiducia nella generosità della vita.

La creatività apre le porte dell’empatia e della sensibilità, infatti la ricchezza interiore che deriva dalla coesistenza di tanti punti di vista contemporaneamente rende capaci di immedesimazione e comprensione.

Creatività, sensibilità e empatia camminano a braccetto e rendono le persone capaci di vivere relazioni profonde e durature.

Quando la creatività si ammala anche la vita si ammala.

E si perde il piacere di fare le cose, quel significato che rende ogni esperienza una via di crescita e realizzazione personale.

Il lavoro con la creatività è uno strumento indispensabile nella psicoterapia e (spesso) l’unico in grado di risolvere i sintomi creativi, quelli che sfuggono alle classificazioni del DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) e mettono in crisi gli specialisti.

Mi riferisco agli attacchi di panico, a tante depressioni inspiegabili e a quella perdita di significato che accompagna il male di vivere: la sofferenza più diffusa ai nostri giorni.

Durante la psicoterapia il terapeuta e il paziente devono imparare a fidarsi della propria creatività e permettere all’intuizione di intrecciare la razionalità per dare forma a un modo unico e speciale di lavorare insieme e interpretare la vita.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet

Gen 16 2020

INTERPRETARE I SOGNI

Il lavoro con i sogni è una parte importante della psicoterapia e di tutti i percorsi di crescita personale.

Grazie ai sogni l’inconscio ci parla, raccontando verità che la ragione fatica ad ammettere nello stato di veglia e suggerendo soluzioni profonde ai problemi che costellano l’esistenza.

Interpretare un sogno è un compito delicato e importante che presuppone esperienza e competenza perché i significati sono strettamente intrecciati ai simbolismi individuali e agli eventi della vita di ciascuno.

Generalizzare e pretendere di circoscrivere le immagini oniriche dentro uno schema preconfezionato significa tradire la preziosità di quella comunicazione e perdere il messaggio che l’inconscio invia.

I sogni possono avere contenuti diversi e vanno esaminati caso per caso.

Ci sono sogni che raccontano paure, sogni che servono a drenare la fatica, sogni che ci rammentano i valori importanti del vivere, sogni che anticipano avvenimenti non ancora accaduti, sogni che favoriscono incontri con persone che non ci sono più, sogni che raccontano vite passate…

E l’elenco potrebbe continuare a lungo perché le comunicazioni interiori sono infinite.

Ogni sogno è un racconto personale e va inquadrato nella psiche di chi lo ha sognato.

I simbolismi generali si riferiscono agli archetipi con cui generalmente interpretiamo la realtà e sono validi solo in casi particolari che raramente riguardano i sogni e più spesso si riferiscono alle immagini interiori evocate dalle arti (teatro, poesia, letteratura, pittura, scultura…).

Quando si interpreta un sogno si utilizzano i meccanismi psicologici della condensazione e dello spostamento, individuati da Freud, e si procedere con la tecnica delle associazioni libere.

  • La condensazione fa sì che più significati vengano condensati in un’unica immagine

  • Lo spostamento permette di trasferire un significato su un’immagine che ne trasmette il messaggio in forma criptata.

  • Le associazioni libere sono i pensieri immediati e veloci associati istintivamente alle immagini del sogno.

Le associazioni libere sono uno strumento indispensabile per comprendere i sogni e per poterle interpretare deve esserci una grande confidenza tra il terapeuta e il paziente.

La spontaneità e l’immediatezza sono essenziali per centrare il senso del messaggio onirico.

E chi ha fatto il sogno deve sentirsi libero di raccontare ciò che gli viene in mente senza vergogna e senza censure.

Perché proprio in quelle associazioni si nascondono i significati più importanti.

Ogni sogno va inteso globalmente come se fosse un racconto compiuto.

Spesso ci sono temi ricorrenti, giochi di parole e un’ironia profonda e capace di mostrare un rovesciamento della realtà.

Eccovi qualche esempio:

.

CONDENSAZIONE

.

Cristina sogna di essere a tavola con il Papa.

Improvvisamente si apre la porta e nella sala addobbata per l’occasione entra una donna vestita in modo volgare e provocante che, incurante della solennità della situazione prende il cibo dal tavolo con le mani e lo nasconde nelle tasche.

Cristina nel sogno è molto in ansia per quella presenza inopportuna e si sveglia arrabbiata con chi le ha permesso di entrare e piena di vergona per la brutta figura che sente di aver fatto con il Papa.

***

Nel sogno il meccanismo della condensazione fa sì che il Papa rappresenti contemporaneamente la religione, il potere, la tradizione e la famiglia.

Il sogno mostra a Cristina il suo bisogno di sentirsi parte della comunità sociale da cui proviene e lo sforzo di apparire adeguata evitando di entrare in contatto con altri aspetti di sé.

La donna inopportuna racconta l’esistenza di un in conflitto interiore con principi morali, tradizionali e castranti.

In questo caso si tratta di elementi della sessualità, censurati e condannati dalla famiglia ma importanti per esprimere appieno la personalità. 

Il conflitto interiore è talmente forte da provocare il risveglio.

.

SPOSTAMENTO

.

Angelo sogna di litigare con il suo collega.

È arrabbiatissimo e gli rovescia addosso una valanga di insulti.

***

Nel sogno il meccanismo dello spostamento permette di trasferire sull’immagine del collega vissuti che riguardano il fratello minore di Angelo (un ragazzo fragile che Angelo ha imparato da bambino a trattare con riguardo per evitare di scontentare i genitori).

In casa la mamma era sempre preoccupata per il figlio più piccolo, gracile e cagionevole di salute, e Angelo per farsi benvolere non ha mai potuto manifestare la propria gelosia.

Lo spostamento consente alle emozioni di trovare espressione ma tutela il bisogno infantile di non scontentare i grandi spostando le invettive contro una persona meno coinvolgente emotivamente.

.

IRONIA

.

Mariangela sogna di trovare dei soldi per strada, ma quando si ferma a raccoglierli scopre che invece si tratta di SALDI: biglietti colorati che pubblicizzano una svendita.

***

Il sogno la fa ridere per via del gioco di parole tra soldi e saldi.

L’inconscio, però, racconta in forma criptata che le cose a cui dà valore vengono svendute.

Il riferimento non è al denaro ma ai valori (l’amicizia, l’amore, la generosità, la lealtà…) e il sogno ricorda a Mariangela che i suoi valori non devono trasformarsi in SALDI.

.

GLOBALITÀ

.

Luca sogna di cercare disperatamente qualcosa: prima i suoi documenti, poi le scarpe, poi la valigia… gira da un luogo all’altro senza mai trovare ciò che gli serve.

E dalla casa si sposta al paese, alla nave, al supermercato… le immagini lo trasportano in luoghi improbabili… e infine si sveglia affannato e preoccupato.

***

Il sogno racconta il bisogno di esplorare il proprio mondo interiore e la fatica a soffermarsi sulle cose.

Ci sono tanti luoghi che rappresentano aspetti psicologici diversi e ci sono tanti oggetti scomparsi proprio come le emozioni che Luca nasconde a se stesso.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

No responses yet

Next »