Tag Archive 'psicoterapia'

Apr 22 2020

CRESCITA PERSONALE: a volte è indispensabile cambiare gli amici

Ci sono dei momenti nella vita in cui le abitudini consolidate nel tempo non funzionano più.

Vivere richiede una costante evoluzione e le certezze che costruiamo con tanta fatica diventano presto ostacoli alla crescita personale.

Per sentirsi bene è necessario osservare incessantemente il mondo interiore, lasciando emergere le correnti emotive.

Tutte le correnti emotive.

Anche quelle che non ci piacciono.

Da questa conoscenza lucida e priva di giudizio prende forma un’armonia interiore capace di farci sentire bene anche in mezzo alle difficoltà.

Quando invece ci opponiamo alla vita, evitando il flusso del cambiamento, costruiamo inconsciamente le zavorre che impediscono il raggiungimento della realizzazione personale.

Tante sofferenze psicologiche prendono forma proprio da questa scarsa flessibilità esistenziale.

Così, nel tentativo strenuo di non soffrire, finiamo per soffrire molto di più.

Cambiare significa affrontare il nuovo e per questo fa paura.

Tuttavia, opporsi al cambiamento va contro il naturale evolversi della realtà e inchioda la creatività sulla croce delle abitudini, condannandoci a una vita priva di entusiasmo e di significato.

Ciò che ci fa sentire bene, infatti, è seguire il ritmo della nostra evoluzione interiore manifestando all’esterno i cambiamenti che accadono nel mondo intimo.

Se interiormente ho superato il bisogno di competere per affermare me stesso, troverò presto tante occasioni per condividere l’esperienza della cooperazione conseguente al superamento dell’egocentrismo.

Se invece avrò paura di cimentarmi con la solidarietà e continuerò testardamente a impegnare le mie energie nella competizione, incontrerò gli scogli della frustrazione e progressivamente la mia vita perderà mordente.

Il senso della vita è allacciato alla crescita interiore e una volta saturato un argomento è indispensabile lasciarsi coinvolgere da quello successivo, pena la perdita del piacere e l’apatia che conduce alla depressione.

Quando si segue un percorso di crescita personale arriva spesso un momento in cui le amicizie di sempre non funzionano più.

L’affetto che lega agli amici rimane, ma la possibilità di condividersi si assottiglia fin quasi a sparire.

Questo perché il cambiamento coinvolge profondamente la personalità e i pensieri, le sensazioni, le emozioni… cambiano.

In questi casi il volersi bene rimane ma la condivisione di sé diventa difficile.

Ci si sente vicini per aver vissuto tante cose nel passato, tuttavia le scelte del presente spingono in direzioni diverse.

Non significa necessariamente abbandonare gli amici di un tempo.

Ma segnala la necessità di aggiungere interlocutori nuovi con cui confrontarsi e continuare il percorso di crescita.

Lo scambio affettivo e la condivisione sono fondamentali per gli esseri umani.

E all’amore è indispensabile affiancare le idee, le scelte, le riflessioni e la possibilità di essere riconosciuti e stimati per ciò che si sente dentro e per ciò che si fa.

Quando manca questa reciprocità ci sentiamo soli e scivoliamo facilmente nella depressione.

Ecco perché il cambiamento interiore porta con sé la necessità di avere nuovi amici.

Mettersi in gioco in relazioni nuove significa affrontare la possibilità di un rifiuto e l’emozione di una nuova complicità.

Vuol dire gestire emozioni nuove, lasciando emergere ulteriori trasformazioni.

La crescita interiore è un percorso senza soluzione di continuità.

Cambiare gli amici segnala il raggiungimento di un altro livello evolutivo e la necessità di ascoltare esigenze diverse nel mondo interiore.

Carla Sale Musio

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Mar 18 2020

LA PSICOTERAPIA DEVE FARTI SENTIRE MEGLIO!

Oggi voglio sfatare sei luoghi comuni relativi alla psicoterapia. 

E mostravi i fraintendimenti più frequenti allo svolgimento di un corretto percorso terapeutico. 

Eccoli qui di seguito illustrati ad uno ad uno:

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1

LA PSICOTERAPIA… è un cammino doloroso

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La psicoterapia è un percorso di crescita personale e non un calvario.

Se al termine di una seduta non ci si sente meglio vuol dire che qualcosa non sta funzionando e molto probabilmente il terapeuta non sta lavorando bene.

Sì.

Il benessere del paziente al termine della seduta è una responsabilità del terapeuta.

E non del paziente.

Chi chiede aiuto lo fa perché è in difficoltà.

Certo, parlare delle cose che non funzionano significa aprire la consapevolezza al dolore.

Tuttavia, questa è soltanto una piccola parte del lavoro terapeutico.

La maggior parte della terapia riguarda la scoperta dei nessi nascosti, l’attivazione delle risorse sane, l’emergere di possibilità ancora inespresse e l’aprirsi di soluzioni nuove ai problemi di sempre.

La condivisione di sé, l’ascolto partecipe e la relazione (terapeutica) devono generare una visione più ampia delle cose e una sensazione di fiducia in se stessi e nella vita.

Se questo non succede… c’è qualcosa che non va.

Ed è molto importante che il paziente se ne renda conto.

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2

LA PSICOTERAPIA… dura sempre molto tempo

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La psicoterapia non ha una durata standard.

Il tempo della crescita personale dipende dagli obiettivi che si decide di raggiungere e dalla profondità degli argomenti trattati.

Sono convinta che la psicoterapia non sia una cura riservata a persone malate ma un percorso di accompagnamento in un momento di crescita interiore.

Perciò ogni situazione è diversa e la sua durata è variabile.

A volte può bastare una seduta.

A volte ci possono volere anni.

Ma SEMPRE chi segue questo percorso deve sentirsene avvantaggiato e arricchito.

A differenza di ogni altra terapia, nella psicoterapia l’ultima parola sul lavoro svolto spetta sempre al paziente.

È il paziente, infatti, che stabilisce l’intensità del proprio malessere e l’efficacia della cura.

Ogni persona è unica e speciale e detiene l’esclusiva della percezione di sé.

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3

IL TERAPEUTA… ascolta ma non dice nulla

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Quando il terapeuta ascolta senza mai intervenire, la psicoterapia non è una terapia ma soltanto un momento di sfogo.

Forse utile, ma non curativo.

Ciò che cura, infatti, non è parlare dei propri problemi davanti a un ascoltatore, anche se attento.

Il cambiamento è la conseguenza di un diverso modo di leggere gli avvenimenti.

E questo può avvenire soltanto grazie a un’interazione partecipe e attiva tra terapeuta e paziente.

L’ascolto è indispensabile in una fase di raccolta dati e permette allo specialista di calarsi nel mondo intimo di chi parla.

Tuttavia, è necessario uscire dalla visione del paziente e osservare da un altro punto di vista i nessi che legano gli avvenimenti ai vissuti interiori, lasciando affiorare nuove prospettive e nuove comprensioni.

Fino a permettere l’emergere delle paure negate, delle risorse inespresse, dei segreti indicibili e di tutto ciò che ha arrestato il naturale sviluppo del cambiamento.

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4

IL TERAPEUTA… dà buoni consigli

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I buoni consigli sono utili nelle relazioni amicali.

La psicoterapia è una relazione professionale e in quanto tale non prevede consigli ma è fatta di un dialogo (terapeutico) volto a far emergere risorse trasformative nella persona che chiede aiuto.

Uno psicoterapeuta competente ed efficace non suggerisce soluzioni ai problemi ma sa formulare le domande che aiutano il paziente a gestire la complessità interiore fino a trovare (da solo) le risposte che sta cercando.

Quando una persona si rivolge a uno specialista di solito ha già raccolto una gran quantità di buoni consigli dagli amici e da quanti gli vogliono bene.

Ma ha anche verificato che seguire le indicazioni degli altri non sempre basta per sentirsi meglio e uscire dalle difficoltà.

La psicoterapia è uno strumento che permette di scoprire anche i lati di sé meno appariscenti.

E questo diverso punto di vista su se stessi e sulle situazioni può emergere solo grazie a un lavoro interiore profondo e partecipe, in cui la persona che chiede aiuto è disposta a mettersi in gioco e il terapeuta è capace di calarsi con lei nel mondo intimo.

Non per guidarla nei sentieri della vita ma perché possa usare con maestria la sua personale bussola emotiva.

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5

IL TERAPEUTA… non ha problemi psicologici

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Chi di mestiere fa lo psicoterapeuta è una persona come tutte le altre, con problemi, difficoltà, ricordi, esperienze dolorose… e quello che di bello o di brutto appartiene alla vita.

Non è un guru, non è un illuminato, non è un santone e non ha la verità in tasca.

La differenza tra uno specialista della psiche e gli altri professionisti sta nel fatto che per svolgere bene il suo lavoro lo psicoterapeuta deve costantemente monitorare i propri vissuti interiori in modo che non interferiscano nelle relazioni con i pazienti.

La sua consapevolezza emotiva, infatti, è uno strumento indispensabile allo svolgimento della professione. 

Questo arricchisce l’esperienza psicologica e contribuisce a gestire un alto livello di complessità interiore.

Tuttavia, non significa affatto che uno psicoterapeuta non abbia dei problemi.

Le difficoltà emotive fanno parte dell’esistenza e perciò sono ineliminabili.

Affrontare cambiamenti, imprevisti, emozioni e situazioni difficili fa parte del percorso di crescita personale e ci accompagna sempre, a prescindere dalla professione che scegliamo di svolgere.

Ecco perché ogni psicoterapeuta deve affrontare le proprie difficoltà interiori come chiunque altro.

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6

LA PSICOTERAPIA… è la cura per chi ha qualche rotella fuori posto

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La psicoterapia è un cammino di crescita personale volto a fare emergere risorse ancora inespresse.

Chi chiede aiuto a un terapeuta di solito è una persona capace di mettersi in discussione, desiderosa di conoscersi più profondamente, sensibile e attenta alle relazioni con se stessa e con gli altri.

Chi davvero ha qualche rotella fuori posto non è capace di chiedere aiuto spontaneamente perché necessita di supporto e assistenza e perciò non può affrontare una psicoterapia.

Sono convinta che in un mondo gravemente malato di cinismo e indifferenza tanti uomini e donne sani e capaci si rivolgano a noi psicologi perché sentono il peso e l’impossibilità di conformarsi a uno stile di vita patologico, inadatto a rispecchiare la loro multiforme complessità interiore.

Carla Sale Musio

leggi anche:

CRESCITA PERSONALE: fare emergere parti nuove di sé

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Feb 20 2020

CRESCITA PERSONALE: fare emergere parti nuove di sé

Quando si intraprende un cammino di crescita personale è indispensabile aprirsi alle parti nuove di sé.

La psiche è composta da infinite possibilità espressive che si plasmano sulle esigenze del mondo circostante dando forma alla personalità: l’insieme degli atteggiamenti che usiamo abitualmente.

La crescita ci costringe a selezionare dal vastissimo repertorio di comportamenti possibili quelli che hanno successo nel procurarci accettazione, stima e riconoscimento.

L’amore è l’unico alimento indispensabile alla vita.

E ci spinge a plasmare il carattere, trasformando l’egocentrismo in altruismo, partecipazione e solidarietà.

È un percorso lungo e articolato quello che da bambini ci conduce a diventare adulti, rendendoci capaci di donare al mondo la nostra creatività e i nostri talenti.

Tuttavia, spesso, per ottenere l’amore siamo costretti a barattare l’integrità, assumendo comportamenti che non ci rispecchiano (ma permettono di ottenere l’apprezzamento degli altri).

Questi compromessi hanno un alto prezzo psicologico da pagare e possono provocare una tale paralisi interiore da togliere alla vita ogni significato.

Sono infatti alla base di tante sofferenze psichiche.

In quei momenti la consulenza psicologica si rivela un aiuto indispensabile per sciogliere i nodi e liberare risorse nuove, lasciando emergere le parti inespresse di sé.

I comportamenti e gli atteggiamenti censurati nascondono, infatti, un alto potenziale creativo e trasformativo e sono spesso gli strumenti più efficaci per superare quel senso di inutilità che imprigiona l’esistenza in un cumulo di doveri privi di interesse.

Ma per raggiungere i doni celati dietro le risorse trasformative è necessario affrontare la paura del cambiamento e rivivere il dolore che da bambini ci ha condotto a nascondere gli aspetti inaccettabili della psiche.

Questo non vuol dire trasformarsi in mostri di egoismo, prepotenza e crudeltà.

Significa imparare a gestire con attenzione la ricchezza interiore, equilibrando il bisogno di approvazione con l’autenticità e l’espressione delle proprie peculiarità.

È un percorso che ha bisogno di tempo e pazienza, ma conduce ad una ricchezza intima e ad una sensazione di appagamento che prescindono da ciò che si fa… perché poggiano su ciò che si è.

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STORIE DI PAURA E DI TRASFORMAZIONE

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Laura ha avuto tante storie di incomprensioni e delusioni.

Per questo si considera poco adatta alla vita di coppia e ha puntato soprattutto sul lavoro.

Tuttavia, quando arriva alla soglia dei cinquanta il piacere professionale che anima le sue giornate cede il posto a un avvilente senso di inutilità.

La psicoterapia l’aiuta a mettere a fuoco il mondo sommerso delle sue passioni e con fatica Laura avvicina una se stessa sconosciuta e pericolosa.

È una donna attratta dalle altre donne.

La stessa che per tanti anni ha boicottato segretamente le storie d’amore, ben attenta a evitare matrimoni e convivenze.

Oggi Laura ha aperto la porta a un mondo che ancora la fa sentire fragile e insicura, ma ha ritrovato il gusto della vita e il piacere di lavorare.

E, mentre raccoglie i successi professionali, accoglie quella se stessa spaventata e innamorata… della sua migliore amica.

***

Giovanni passa le giornate chiuso in ufficio, costantemente impegnato a far quadrare i conti.

Ha poco tempo per la fidanzata e ancora meno per gli amici.

Il lavoro, l’indipendenza e il progetto di acquistare una casa lo assorbono completamente.

È talmente preso dalla vita professionale che si dimentica persino gli appuntamenti… e questo manda in pezzi la sua storia d’amore.

Disperato cerca di farsi perdonare ma… per riconquistare una vita affettiva dovrà fare un profondo esame di se stesso e scoprire (con stupore) che il lavoro è soltanto una scusa per isolarsi!

La solitudine lo aiuta a gestire una profonda sensibilità.

E la paura di essere fagocitato dalle esigenze delle persone a cui vuole bene lo spinge inconsciamente a chiudersi in ufficio.

Per vivere gli affetti senza scappare, Giovanni dovrà ammettere il suo desiderio di solitudine e imparare a stare con se stesso senza bisogno di scuse.

Ma, soprattutto, senza inventarsi il lavoro per nascondersi.

***

Giorgio lavora come cameriere.

È un ragazzo sveglio, disponibile e capace.

I colleghi e i clienti lo stimano. Il datore di lavoro vorrebbe dargli una promozione.

Tuttavia lui sogna una vita diversa.

Ama il teatro, la danza, la scrittura e la poesia.

Vorrebbe esprimere la sua creatività anche professionalmente ma la paura di non riuscire lo paralizza.

Quando partecipa a uno stage di teatro… improvvisamente la vita cambia.

Il regista gli propone una collaborazione part time per risolvere alcuni problemi legati alla gestione della compagnia.

Sentendosi valorizzato, Giorgio si impegna al massimo e finalmente sperimenta la possibilità di guadagnare in maniera autonoma.

Il regista è soddisfatto e prospetta ulteriori collaborazioni, i guadagni non sono altissimi ma… Giorgio prende coraggio e decide di rischiare.

Oggi lavora a tempo pieno in quella compagnia: fa l’attore, segue la contabilità e gestisce le innumerevoli iniziative culturali.

I guadagni sono rimasti gli stessi di quando lavorava nella pizzeria.

L’autostima, però, è cambiata.

Finalmente svolge un lavoro che ama e non si sente più costretto a lavorare ma felice di fare ciò che fa.

Carla Sale Musio

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Feb 13 2020

CREATIVITÀ E PSICOTERAPIA

La creatività è una risorsa indispensabile per il benessere e la salute mentale, perciò durante un percorso di crescita personale occorre liberarne le potenzialità nella psiche.

Spesso le persone creative sono creative anche nei sintomi.

E vivono malesseri che la medicina non riesce a spiegare.

Escono dalle casistiche dei protocolli scientifici e cercano inconsapevolmente di essere viste nella loro unicità proprio utilizzando le sofferenze che lamentano.

Tuttavia, chi realmente deve occuparsi della creatività interiore sono le persone stesse.

E cercare di ricevere un po’ di attenzione con i sintomi è un modo creativo di chiedere aiuto che si attiva quando non siamo capaci di darci autonomamente la giusta considerazione.

Ognuno è responsabile di sé.  

E ha il compito di amare e curare la propria vita perché solo così potrà prendersi cura anche degli altri.

La creatività è il motore della realizzazione personale.

Coltivare la creatività significa dare spazio al proprio modo (unico e speciale) di essere al mondo e ascoltare la voce dell’intuizione, della sensibilità, della originalità e della fantasia.

Questo non vuol dire vivere in una realtà magica e irreale, al contrario!

Significa realizzare una società a misura di ciascuno, costruendo i presupposti dello scambio, della cooperazione e della solidarietà.

I creativi sono persone che amano cambiare.

Cambiano punto di vista, gusti, ambienti, situazioni, obiettivi, strategie, soluzioni…

Sono poliedrici e preferiscono esplorare nuove possibilità invece che competere e primeggiare.

Per loro è più interessante dare forma a qualcosa di nuovo piuttosto che vincere, dominare o annientare.

La creatività è la medicina che la vita ci ha donato per fare del mondo un posto migliore e rendere ogni giornata un’avventura appassionante.

Nella psicoterapia la creatività è la cura.

I sintomi psicologici, infatti, mostrano la creatività con cui ognuno di noi cerca di risolvere le situazioni difficili… senza scontentare nessuno. 

Tuttavia, CAMBIARE senza cambiare niente: è impossibile.

E il lavoro degli psicoterapeuti consiste spesso nell’aiutare le persone a individuare i sogni nel cassetto, le risorse accantonate e le possibilità inespresse necessarie a permettere un fluire libero della creatività nella psiche e nella vita.

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Ma cosa si intende per creatività?

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La creatività è la capacità di spostare agilmente il proprio punto di vista per scorgere soluzioni nuove ai problemi di sempre.

È la possibilità di immaginare usi, funzioni e opportunità diverse.

Chi possiede questa risorsa ha fiducia nella generosità della vita.

La creatività apre le porte dell’empatia e della sensibilità, infatti la ricchezza interiore che deriva dalla coesistenza di tanti punti di vista contemporaneamente rende capaci di immedesimazione e comprensione.

Creatività, sensibilità e empatia camminano a braccetto e rendono le persone capaci di vivere relazioni profonde e durature.

Quando la creatività si ammala anche la vita si ammala.

E si perde il piacere di fare le cose, quel significato che rende ogni esperienza una via di crescita e realizzazione personale.

Il lavoro con la creatività è uno strumento indispensabile nella psicoterapia e (spesso) l’unico in grado di risolvere i sintomi creativi, quelli che sfuggono alle classificazioni del DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) e mettono in crisi gli specialisti.

Mi riferisco agli attacchi di panico, a tante depressioni inspiegabili e a quella perdita di significato che accompagna il male di vivere: la sofferenza più diffusa ai nostri giorni.

Durante la psicoterapia il terapeuta e il paziente devono imparare a fidarsi della propria creatività e permettere all’intuizione di intrecciare la razionalità per dare forma a un modo unico e speciale di lavorare insieme e interpretare la vita.

Carla Sale Musio

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Gen 16 2020

INTERPRETARE I SOGNI

Il lavoro con i sogni è una parte importante della psicoterapia e di tutti i percorsi di crescita personale.

Grazie ai sogni l’inconscio ci parla, raccontando verità che la ragione fatica ad ammettere nello stato di veglia e suggerendo soluzioni profonde ai problemi che costellano l’esistenza.

Interpretare un sogno è un compito delicato e importante che presuppone esperienza e competenza perché i significati sono strettamente intrecciati ai simbolismi individuali e agli eventi della vita di ciascuno.

Generalizzare e pretendere di circoscrivere le immagini oniriche dentro uno schema preconfezionato significa tradire la preziosità di quella comunicazione e perdere il messaggio che l’inconscio invia.

I sogni possono avere contenuti diversi e vanno esaminati caso per caso.

Ci sono sogni che raccontano paure, sogni che servono a drenare la fatica, sogni che ci rammentano i valori importanti del vivere, sogni che anticipano avvenimenti non ancora accaduti, sogni che favoriscono incontri con persone che non ci sono più, sogni che raccontano vite passate…

E l’elenco potrebbe continuare a lungo perché le comunicazioni interiori sono infinite.

Ogni sogno è un racconto personale e va inquadrato nella psiche di chi lo ha sognato.

I simbolismi generali si riferiscono agli archetipi con cui generalmente interpretiamo la realtà e sono validi solo in casi particolari che raramente riguardano i sogni e più spesso si riferiscono alle immagini interiori evocate dalle arti (teatro, poesia, letteratura, pittura, scultura…).

Quando si interpreta un sogno si utilizzano i meccanismi psicologici della condensazione e dello spostamento, individuati da Freud, e si procedere con la tecnica delle associazioni libere.

  • La condensazione fa sì che più significati vengano condensati in un’unica immagine

  • Lo spostamento permette di trasferire un significato su un’immagine che ne trasmette il messaggio in forma criptata.

  • Le associazioni libere sono i pensieri immediati e veloci associati istintivamente alle immagini del sogno.

Le associazioni libere sono uno strumento indispensabile per comprendere i sogni e per poterle interpretare deve esserci una grande confidenza tra il terapeuta e il paziente.

La spontaneità e l’immediatezza sono essenziali per centrare il senso del messaggio onirico.

E chi ha fatto il sogno deve sentirsi libero di raccontare ciò che gli viene in mente senza vergogna e senza censure.

Perché proprio in quelle associazioni si nascondono i significati più importanti.

Ogni sogno va inteso globalmente come se fosse un racconto compiuto.

Spesso ci sono temi ricorrenti, giochi di parole e un’ironia profonda e capace di mostrare un rovesciamento della realtà.

Eccovi qualche esempio:

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CONDENSAZIONE

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Cristina sogna di essere a tavola con il Papa.

Improvvisamente si apre la porta e nella sala addobbata per l’occasione entra una donna vestita in modo volgare e provocante che, incurante della solennità della situazione prende il cibo dal tavolo con le mani e lo nasconde nelle tasche.

Cristina nel sogno è molto in ansia per quella presenza inopportuna e si sveglia arrabbiata con chi le ha permesso di entrare e piena di vergona per la brutta figura che sente di aver fatto con il Papa.

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Nel sogno il meccanismo della condensazione fa sì che il Papa rappresenti contemporaneamente la religione, il potere, la tradizione e la famiglia.

Il sogno mostra a Cristina il suo bisogno di sentirsi parte della comunità sociale da cui proviene e lo sforzo di apparire adeguata evitando di entrare in contatto con altri aspetti di sé.

La donna inopportuna racconta l’esistenza di un in conflitto interiore con principi morali, tradizionali e castranti.

In questo caso si tratta di elementi della sessualità, censurati e condannati dalla famiglia ma importanti per esprimere appieno la personalità. 

Il conflitto interiore è talmente forte da provocare il risveglio.

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SPOSTAMENTO

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Angelo sogna di litigare con il suo collega.

È arrabbiatissimo e gli rovescia addosso una valanga di insulti.

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Nel sogno il meccanismo dello spostamento permette di trasferire sull’immagine del collega vissuti che riguardano il fratello minore di Angelo (un ragazzo fragile che Angelo ha imparato da bambino a trattare con riguardo per evitare di scontentare i genitori).

In casa la mamma era sempre preoccupata per il figlio più piccolo, gracile e cagionevole di salute, e Angelo per farsi benvolere non ha mai potuto manifestare la propria gelosia.

Lo spostamento consente alle emozioni di trovare espressione ma tutela il bisogno infantile di non scontentare i grandi spostando le invettive contro una persona meno coinvolgente emotivamente.

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IRONIA

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Mariangela sogna di trovare dei soldi per strada, ma quando si ferma a raccoglierli scopre che invece si tratta di SALDI: biglietti colorati che pubblicizzano una svendita.

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Il sogno la fa ridere per via del gioco di parole tra soldi e saldi.

L’inconscio, però, racconta in forma criptata che le cose a cui dà valore vengono svendute.

Il riferimento non è al denaro ma ai valori (l’amicizia, l’amore, la generosità, la lealtà…) e il sogno ricorda a Mariangela che i suoi valori non devono trasformarsi in SALDI.

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GLOBALITÀ

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Luca sogna di cercare disperatamente qualcosa: prima i suoi documenti, poi le scarpe, poi la valigia… gira da un luogo all’altro senza mai trovare ciò che gli serve.

E dalla casa si sposta al paese, alla nave, al supermercato… le immagini lo trasportano in luoghi improbabili… e infine si sveglia affannato e preoccupato.

***

Il sogno racconta il bisogno di esplorare il proprio mondo interiore e la fatica a soffermarsi sulle cose.

Ci sono tanti luoghi che rappresentano aspetti psicologici diversi e ci sono tanti oggetti scomparsi proprio come le emozioni che Luca nasconde a se stesso.

Carla Sale Musio

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Nov 22 2019

IL CORPO, LA MENTE, LE EMOZIONI… LA DIVERSITÀ in psicoterapia

Ogni creatura è speciale, unica, originale e diversa da tutte le altre.

Senza questo presupposto di base non è possibile fare lo psicoterapeuta.

Per aiutare DAVVERO le persone a cambiare è necessario evitare le etichette e aprire il cuore all’accoglienza di qualcuno di cui non sappiamo NIENTE.

Ma proprio NIENTE.

Aggrapparsi alle patologie, alla diagnostica psichiatrica e alle tante classificazioni dei tipi psicologici significa indossare un salvagente che, certamente, aiuta a stare a galla nel mare della molteplicità individuale ma impedisce di scoprire l’autenticità dell’altro.

Fare lo psicoterapeuta vuol dire tuffarsi senza galleggianti e lasciarsi trasportare dalle correnti emotive cercando di non annegare nelle maree del coinvolgimento, nel bisogno di controllo e nelle proprie paure.

Significa lavorare costantemente su di sé in un cammino di crescita personale (svolto con un collega altrettanto disposto a mettersi in gioco) analogo a quello di chi siede dall’altra parte della scrivania.

Solo così è possibile comprendere che tra lo specialista e il paziente non esistono differenze né cura, ma solamente la capacità di guardare la vita con occhi nuovi.

Essere disposti a imparare da chi chiede aiuto è un requisito indispensabile per svolgere con competenza la psicoterapia.

Con questo non intendo sottovalutare la necessità di una formazione approfondita e costante. 

Sostengo invece che a questa formazione (teorica e pratica, sempre in corso) vadano affiancate l’umiltà e la condivisione interiore capaci di generare un ascolto foriero di cambiamenti.

Nel terapeuta e nei pazienti.

Un bravo psicologo cambia e cresce insieme alle persone che segue, accogliendone le problematiche come se fossero le proprie e ricercandone le radici (anche) in se stesso.

La diversità è una ricchezza che fa bella la vita e si esprime nel corpo, nella mente e nelle emozioni.

Ognuno possiede un suo modo peculiare di leggere la realtà.

Ognuno possiede la propria REALTÀ.

Unica e diversa da quella di chiunque.

È così che è fatta la psiche.

Esiste senza regole in uno spazio intimo e individuale dove occorre entrare in punta di piedi, con rispetto, attenzione e stupore.

Lo stesso stupore che hanno i bambini quando esplorano il mondo per la prima volta.

La capacità di sorprendersi, quel non sapere cosa dire o cosa fare, la sensazione di inadeguatezza che si presenta anche davanti al milionesimo paziente… quella inesperienza… è il presupposto di un lavoro ben fatto, l’ingrediente che permette di guardare ogni cosa con occhi nuovi, di non avere pregiudizi e imparare insieme all’altro a trasformare le difficoltà in risorse.

Prende forma così la resilienza in psicoterapia e permette di evolvere il dolore fino a farlo diventare un punto di forza.

Nessuno nasce cattivo, brutto, patologico o sbagliato.

La sofferenza psicologica è frutto di esperienze terribili e coinvolgenti che nascondono le potenzialità necessarie alla crescita.

Per rivelare i tesori sepolti nel mondo intimo bisogna scendere insieme all’inferno.

E risalire piano la china del cambiamento fino a scoprire il diamante che illumina la vita di immensità.

Questo rende il nostro mestiere difficilissimo e bellissimo.

Fare lo psicoterapeuta è un percorso infinito, qualcosa che si sente dentro come una vocazione, un modo di essere e lavorare insieme alle proprie ingenuità, senza raggiungere mai la sicurezza che deriva dalle certezze, consapevoli che tutto (ma proprio tutto!) può sempre rivelare possibilità nuove e inaspettate.

Carla Sale Musio

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Nov 10 2019

PSICOTERAPIA E CAMBIAMENTO: attivare le risorse sane


Perché una psicoterapia sia efficace occorre attivare un cambiamento nella prospettiva da cui guarda la vita chi chiede aiuto.

Il nostro modo di leggere gli eventi condiziona la percezione della realtà e determina le scelte che compiamo, facendoci sentire male o bene a prescindere da un esame obiettivo.

L’oggettività è spesso un’astrazione degli scienziati, qualcosa che esiste (forse) nei laboratori sperimentali ma non corrisponde alle vicissitudini che attraversiamo quotidianamente.

La vita è un continuo intrecciarsi di avvenimenti concreti ed emotività… e dipende in gran parte dalla sensibilità individuale.

Ecco perché di solito la richiesta di aiuto in psicoterapia corrisponde a una difficoltà nella lettura degli eventi.

Difficoltà che porta a sentirsi vittime di norme indiscutibili e interiorizzate nel passato, adatte a far fronte alle problematiche incontrate durante l’infanzia e poco adeguate ai cambiamenti avvenuti con la crescita.

In questo modo una visione del mondo limitante imprigiona le risorse sane della psiche dentro una camicia di forza di critiche interiori avulse dalla realtà.

La sofferenza psicologica è fatta di prigioni invisibili da cui è quasi impossibile uscire senza il sostegno di un testimone partecipe, capace di scendere negli inferi della memoria fino a scoprire i tesori sepolti sotto la rimozione e il dolore.

Non ritrovarsi soli a scandagliare il proprio passato è indispensabile per sviluppare il coraggio di cambiare.

La specie umana possiede una natura sociale imprescindibile e ha bisogno di partecipazione emotiva, condivisione e solidarietà per far emergere le proprie risorse creative.

Questo spiega bene perché tante volte è necessario l’appoggio di un terapeuta (competente e dotato di grande empatia) per superare le proprie difficoltà interiori.

La condivisione della vergogna e del dolore rende questi vissuti più accettabili e innesca un processo di trasformazione capace di rivelare possibilità nuove.

Durante il percorso di crescita personale che caratterizza ogni psicoterapia di successo, il cambiamento nasce dal rivivere le esperienze dolorose insieme a un testimone partecipe e attento, ma anche capace di cogliere i nessi che legano le risorse del presente agli avvenimenti del passato fino ad aprire nuove porte espressive e comportamentali.

Si tratta di opportunità che in genere appartengono al bagaglio attitudinale del paziente ma non trovano spazio negli atteggiamenti del presente perché intrappolate dietro alla sofferenza.

Attivare le risorse sane significa calarsi nella realtà psichica di un’altra persona e provare la sua stessa paura, la sua stessa angoscia, la sua stessa vergogna.

Ma anche saper guardare oltre la sofferenza e scorgere la resilienza coperta dal dolore.

Da quella resilienza prende forma una comprensione nuova di se stessi e della vita.

Ma soprattutto si sviluppa l’entusiasmo necessario al compimento della propria intima verità.

Carla Sale Musio

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Ott 10 2019

PAURA DELLA MORTE E PSICOTERAPIA

La paura della morte è la più grande di tutte le paure.

Il mostro che occhieggia dietro ogni difficoltà psicologica, ogni attacco di panico, ogni fobia, ogni depressione…

La paura della morte non è la paura di morire.

Morire (a volte) può apparire una liberazione, la soluzione magica capace di mettere fine a tutti i problemi.

La paura della morte è la paura dell’ignoto, della trasformazione che inghiotte le certezze e cambia i parametri della vita.

Questa paura inconfessabile si nasconde dietro a tante difficoltà emotive ed è saldamente intrecciata alla paura di vivere.

Infatti: la paura della morte annichilisce la vita.

Vivere significa perdere le proprie sicurezze, avventurarsi in una dimensione della realtà ancora sconosciuta.

E affidarsi a qualcosa di più grande.

Qualcosa che rivela aspetti nuovi e ci costringe a cambiare.

Qualcosa che va oltre la ragione, la prevedibilità e l’abitudine.

Sfuggire il confronto con questa imprevedibilità significa spegnersi, smarrire il senso della propria esistenza.

Eppure…

Quasi sempre finiamo per chiamare vita la sicurezza che deriva delle abitudini, dimenticando il valore della trasformazione. 

Affrontare l’ignoto ci terrorizza.

Evitiamo di pensarci, sforzandoci di credere che non ci sarà mai una fine e tutto potrà continuare immutabile nel tempo.

Tuttavia, dal primo giorno di vita cominciano i cambiamenti: cambiamo fisicamente, interiormente, socialmente, professionalmente, emotivamente…

L’esistenza si dispiega tra scelte e imprevisti, dipingendo nel tempo un disegno preciso e mostrandoci l’essenza del vivere, la nostra intima e personale verità.

La paura della morte è la paura di guardare in faccia la propria vita, accogliendo il significato di ogni cambiamento e aprendo il cuore alle profondità che scaturiscono dall’esperienza.

Ci spaventa l’idea di perdere il controllo, di non poter pianificare, anticipare, prevedere… niente.

Preferiamo convincere noi stessi che la morte sia la fine di tutto e oltre le sponde del nostro sapere collaudato non esista altro, coltivando la certezza che con la perdita del corpo ogni cosa sparisca inghiottita dal nulla. 

Ma proprio questa convinzione genera la paura, alimentando le radici di tante sofferenze psicologiche.

Viviamo in un mondo dove tutto è in evoluzione.

Siamo abituati a considerare naturali e inevitabili i cambiamenti.

Pretendere che la vita finisca di colpo, senza continuità e senza lasciare tracce, ci sgomenta facendoci sentire soli, angosciati e impotenti.

Qualcosa in fondo all’anima si ribella.

E rivendica il diritto all’immortalità.

La dimensione interiore non è concreta.

Esiste in uno spazio privo di confini e delle coordinate che caratterizzano la fisicità.

Si muove fuori dal tempo e dallo spazio.

La paura della morte è legata alla paura di affrontare l’imprendibilità del mondo affettivo.

Per questo ci sgomenta.

Quando trascorriamo la vita costruendo una fortezza intorno alla sensibilità, la concretezza ci travolge e la scoperta di una dimensione che non si può toccare ci trova inermi, incapaci di abbandonare quella materialità tanto idolatrata da essere diventata l’unica verità possibile.

Affrontare la paura della morte è un passaggio inevitabile durante la psicoterapia.

E per poterlo attraversare è indispensabile che il terapeuta abbia affrontato a sua volta la stessa tematica.

Per accogliere questi argomenti, infatti, è indispensabile lasciare emergere le proprie angosce in modo da riconoscerle e potersi aprire ai vissuti dei pazienti senza che queste interferiscano.

Un terapeuta timoroso di affrontare in se stesso quella stessa paura non può essere d’aiuto.

Il rischio è che si finisca per insabbiare i discorsi, lasciando ai pazienti la convinzione che non sia possibile accogliere un’angoscia tanto profonda.

La paura della morte è una paura che non può trovare soluzioni definitive, ma evolve verso un’accettazione sempre maggiore dell’incapacità a risolvere (con la logica) gli enigmi interiori.

Dall’accoglienza di una dimensione più grande della ragione e dall’accettazione dei propri limiti prende forma l’umiltà necessaria a sostenere la totalità del vivere e del morire, e la possibilità di aiutare se stessi e gli altri nell’evoluzione interiore.

Come un potente maestro zen, la paura della morte ci insegna a esistere con rispetto: forti della nostra debolezza, attenti ai valori della trasformazione, fiduciosi che la vita non tradisce se stessa e l’unico nemico di cui aver timore è soltanto la presunzione che alberga nei nostri cuori.

Carla Sale Musio

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Set 19 2019

PSICOTERAPIA E SPIRITUALITÀ

Perché una psicoterapia sia efficace è indispensabile far emergere la spiritualità individuale e aprirsi a quella unicità personale che la caratterizza.

La spiritualità infatti è diversa per ciascuno di noi.

Da sempre, le religioni e la scienza hanno tentato di monopolizzare il mistero che permea l’esistenza.

Le prime acquisendone il monopolio, quasi fossero le uniche depositarie della saggezza ultraterrena.

La seconda nascondendone l’enigma dietro alla pretesa di una totale concretezza.

Ma, non trovando risposte soddisfacenti né da una parte né dall’altra, la nostra mente spesso preferisce abbandonare il problema per concentrarsi su argomenti meno scivolosi.

Eppure…

Nascosta tra le pieghe della vita la spiritualità fa capolino nella psiche molto più spesso di quanto non si creda, determinando il benessere o il malessere con cui affrontiamo gli eventi.

Quando parlo di spiritualità mi riferisco a un sentimento intimo e profondo che dà senso e valore all’esistenza e riguarda contenuti diversi per ciascuno, intuizioni, pensieri e stati d’animo legati a un sentire interiore.

Ognuno possiede la sua spiritualità.

Segreta, esclusiva e personale.

Qualcosa di cui è difficile parlare perché il linguaggio non contiene termini adatti a definire l’imprendibilità dell’esistenza.

Tuttavia, nonostante la concretezza che caratterizza la nostra cultura, un percorso di crescita personale non può prescindere dal riconoscimento di questi temi.

Infatti dal loro ascolto dipende la salute mentale e la possibilità di vivere una vita soddisfacente.

La risposta alle domande:

“Perché viviamo?”

“Perché si muore?”

si annida dietro ogni nostra scelta, spingendoci in direzioni diverse a seconda dei significati che diamo alle cose e dei valori in cui crediamo.

Affrontare la spiritualità individuale durante la psicoterapia vuol dire aprirsi alla parte più intima e più vera di ogni persona.

Per riuscirci è necessario un ascolto privo di giudizio e scevro da ideologie personali.

Il terapeuta, infatti, deve favorire la ricerca contenuti interiori senza suggerire la propria visione della vita e, soprattutto, senza fare opera di convincimento.

Occorrono: una grande apertura, un rispetto profondo e un ascolto empatico e attento alla verità di ciascuno.

Soltanto un atteggiamento di genuino stupore permette l’emergere dei contenti spirituali nella relazione terapeutica.

Sono valori così intimi che altrimenti rimangono nascosti e spesso incomprensibili anche alla persona stessa.

Esplorare questi vissuti consente di leggere il significato degli eventi in una prospettiva più ampia e di aprirsi al dono che ognuno è venuto a portare nel mondo, quella missione che dà forma e profondità all’esistenza.

Carla Sale Musio

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Gen 16 2019

IL MIO PSICOLOGO È IL PIÙ BRAVO DI TUTTI!

 “Il mio psicologo è più bravo del tuo!”

“Ma cosa dici?! Il mio psicologo è bravissimo!”

Oggi ammettere di aver bisogno di un aiuto psicologico per fortuna non è più un tabù e questo ci porta a parlare con gli amici (senza alcuna vergogna) del nostro percorso interiore.

Così spesso ci ritroviamo a confrontare i risultati gli uni con gli altri, pronti a scegliere lo specialista più capace: il più veloce, il più competente, il più aggiornato… il migliore!

Ma è davvero così?

Esiste un terapeuta più bravo degli altri?

Ci sono psicoterapie che durano anni e psicoterapie che durano soltanto pochi incontri: la differenza sta nella profondità e nel risultato che si vuole raggiungere.

La crescita personale non ha mai fine.

Questo però non vuol dire che una terapia debba durare in eterno.

Il percorso interiore è fatto soprattutto di autonomia.

E un terapeuta è efficace quando aiuta le persone a camminare con le proprie gambe.

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MA QUANDO ARRIVA IL MOMENTO

DI CAMBIARE TERAPEUTA?

.

Scegliere un terapeuta diverso da quello di sempre è un passo delicato e va inquadrato nel modo giusto.

Non parlo di quelle situazioni in cui il lavoro psicologico non funziona (e la necessità di rivolgersi a un altro professionista è la conseguenza inevitabile di un bisogno che non trova adeguata soddisfazione).

Mi riferisco ai momenti di crescita in cui è necessario sperimentare una nuova relazione terapeutica.

È importante tenere a mente un aspetto fondamentale nella scelta del terapeuta ideale, ovvero che l’obbiettivo di ogni psicoterapeuta non è fidelizzare le persone che gli chiedono aiuto ma renderle capaci di esprimere la propria unicità.

Come ho detto tante volte, la relazione terapeutica è un rapporto affettivo intimo e profondo all’interno del quale prende forma un ascolto in grado di evolvere le parti immature della psiche e realizzare una piena espressione dei talenti individuali.

Per questo motivo è assolutamente necessario trovare il giusto terapeuta ed è proprio all’interno di questo contesto che l’indipendenza gioca un ruolo importantissimo.

Sia per il paziente sia per lo specialista.

Decidere insieme di sospendere i colloqui per interpellare un diverso psicoterapeuta mette in luce due risultati fondamentali:

  1. il paziente è artefice del proprio sviluppo interiore mentre la psicoterapia è soltanto uno strumento a disposizione nei momenti di difficoltà;

  2. lo psicologo può permettersi di verificare l’autonomia e l’evoluzione di chi gli ha chiesto aiuto.

Sia per il paziente sia per lo specialista è quindi indispensabile gestire le sospensioni che costellano la crescita personale, tenendo sempre presente che stabilire di comune accordo di interpellare un diverso professionista rappresenta un momento ricco di doni preziosi.

Infatti, il paziente si racconterà all’ultimo psicologo anche alla luce delle acquisizioni raggiunte durante il percorso precedente.

E questa più ampia visione permetterà al nuovo specialista di scorgere ulteriori risorse e possibilità.

“Quindi non c’è un terapeuta migliore di un altro?”

Forse no… ma di sicuro ci sono tanti professionisti che hanno sviluppato prospettive diverse e talenti diversi, accomunati dall’obbiettivo di far stare bene le persone.

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LA COOPERAZIONE È IL FONDAMENTO

DI UN MONDO MIGLIORE

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Unire le capacità per lasciare emergere le potenzialità di ciascuno è una conquista che poggia sulla fiducia e sulla stima tra quanti condividono la ricerca del benessere e della salute.

Ecco perché interpellare terapeuti diversi in momenti diversi aiuta i pazienti a superare la visione infantile del Guru e del Genitore Onnipotente per aprirsi a una collaborazione dove ognuno mette a disposizione le proprie competenze in vista di una più grande armonia.

Inoltre, condividere i pazienti con altri colleghi, permette agli psicologi di coltivare una rete cooperativa in grado di svolgere un lavoro interiore efficace e profondo lasciando a ogni persona la gestione della propria salute.

“Ma allora… se il tuo terapeuta è più bravo del mio oppure se il mio è più bravo del tuo… ce li possiamo scambiare?!”

La risposta è sì.

E a conti fatti questo può essere un vantaggio per tutti.

Perché la crescita non finisce mai e seguire percorsi diversi arricchisce la vita di possibilità.

E perché non esistono terapeuti perfetti ma solo persone disposte a mettersi in gioco per scoprire la propria molteplicità interiore e professionisti desiderosi di fare bene il proprio lavoro con i propri strumenti.

In questa chiave scegliere insieme di cambiare terapeuta permette al terapeuta e al paziente di aprirsi a una condivisione in grado di riconoscere i limiti e i punti di forza.

In se stessi e negli altri.

Carla Sale Musio

leggi anche:

UN TEMPO PER SE STESSI E PER CONOSCERSI: il ruolo del paziente nella psicoterapia

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