Tag Archive 'depressione'

Mag 04 2020

LOCKDOWN: la depressione imposta per legge

Il lockdown ha imposto a tutti l’isolamento.

Improvvisamente ci si è ritrovati a vivere ventiquattro ore su ventiquattro confinati nel proprio appartamento, senza altri contatti umani che quelli con i conviventi (persone o animali).

La socializzazione virtuale, fino a poco tempo prima demonizzata e tacciata di patologia (narcisistica ed evitante) è diventata l’unica forma di relazione permessa.

Le passeggiate, lo sport, la vita all’aria aperta e il rapporto con la natura sono stati proibiti.

Gli abbracci, i baci, le carezze e qualunque altro tipo di avvicinamento fisico (compreso quello medico) sono diventate pericolose fonti di contagio, potenziali portatori di una morte terribile.

Le uscite (permesse soltanto per comprovate esigenze di sopravvivenza e rigorosamente muniti di autocertificazione) si sono trasformate in esperienze ansiogene, spesso male interpretate dalle forze dell’ordine e punite con multe salatissime.

La perdita del lavoro, della privacy e della libertà individuale, ha assunto la forma di misura salvavita, auspicata e necessaria per il benessere della collettività.

La solitudine, l’isolamento e la mancanza di contatti umani sono assurte a misure di protezione e responsabilità sociale.

La depressione, definita dal DSM-5 una malattia grave e perciò da guarire, ha preso le sembianze della cura e dell’impegno etico nei confronti degli altri.

In seguito a tutto questo, attualmente tante persone mostrano i segni di un disturbo depressivo insidioso e terribile.

Ma, quando è imposta dalla legge, la depressione diventa inguaribile.

E come psicoterapeuta sento l’esigenza di fare una riflessione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha valutato la depressione come una delle malattie più invalidanti al mondo e con un costo sociale elevatissimo.

Il disturbo depressivo, definito anche depressione maggiore, depressione endogena o depressione unipolare, è stato inserito nel 1980 all’interno del Manuale Statistico E Diagnostico dei Disturbi Mentali che oggi è alla sua quinta edizione (DSM-5).

Si tratta di un disturbo dell’umore caratterizzata da profonda tristezza, calo della spinta vitale, perdita di interesse verso le attività quotidiane, pensieri negativi e pessimistici.

Questa patologia coinvolge la sfera affettiva e cognitiva e i suoi aspetti tipici sono:

  • lo scoraggiamento,

  • la perdita di interesse verso le normali abitudini di vita,

  • l’ansia,

  • la disperazione per se stessi e per il futuro,

  • la sensazione di vuoto interiore,

  • la sfiducia e le aspettative negative nei confronti degli altri.

Secondo quanto scritto nel DSM-5: la riduzione delle attività quotidiane, la perdita di piacere nel fare qualsiasi cosa (anedonia), la perdita di interesse (apatia) e la sensazione di stanchezza cronica portano il soggetto a ridurre gradualmente tutte le occupazioni e i contatti sociali, determinando una chiusura al mondo e alla vita.

E proprio questa perdita progressiva e costante del piacere di vivere generà la disabilità, percepita (“non sono più in grado di fare le mie cose”) e reale.

A livello somatico sono presenti:

  • stanchezza cronica,

  • dolori diffusi,

  • problemi gastro-intestinali,

  • alterazione del ritmo sonno-veglia,

  • aumento o diminuzione del sonno notturno,

  • variazioni nelle abitudini alimentari (con aumento o diminuzione dell’appetito),

  • riduzione del desiderio sessuale o altre problematiche relative alla sfera sessuale.

Come spiega il DSM-5: il progressivo e graduale abbandono di tutti i contatti sociali ha per risultato un ulteriore peggioramento della depressione.

Leggendo il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali salta agli occhi che le misure restrittive imposte per fronteggiare l’emergenza sanitaria hanno prescritto a tutti la sintomatologia della depressione:

  • nessun contatto sociale,

  • nessuno scambio affettivo e fisico,

  • nessuna attività al di fuori delle mura domestiche,

  • nessuna possibilità di muoversi all’aria aperta e di fare esercizio fisico,

  • nessuno stimolo nuovo,

  • nessuna possibilità di reagire all’apatia.

Basterebbero queste considerazioni per comprendere come mai nel giro di qualche mese la popolazione abbia presentato i sintomi della depressione e quanto sia diventato necessario intervenire al più presto per evitarne le conseguenze sulla salute.

L’abbassamento delle difese immunitarie, infatti, è un corollario inevitabile della sofferenza psichica.

Ma a questo quadro, già abbastanza sconfortante, occorre aggiungere la grave perdita dei legami affettivi in cui sono incorsi tutti quelli che, per una ragione o per l’altra, non convivevano al momento del lockdown.

Mi riferisco alla maggior parte delle relazioni amicali tra persone non consanguinee o che, avendo raggiunto l’età della autonomia, avevano potuto permettersi di vivere in una casa propria nonostante la consanguineità.

Le teorie sull’attaccamento dimostrano che la sopravvivenza e la salute (fisica e psichica) dipendono dalla possibilità di vivere un rapporto continuativo, profondo e gratificante.

L’etologia ci spiega che l’essere umano è un animale da branco e, se privato dei rapporti con i suoi simili, deperisce rapidamente e muore.

Gli studi dello psicoanalista austriaco Renè Spitz sui bambini ospedalizzati hanno evidenziato quanto lo scambio affettivo sia il fondamento della vitalità e della sopravvivenza.

I bimbi orfani da lui studiati, nonostante le cure mediche e le condizioni igieniche e sanitarie ottimali, deperivano e morivano in mancanza di un caregiver amorevole e stabile.

Un ambiente sterile ma privo di contatti umani, infatti, non basta a garantire la vita e la salute.

Le ricerche dello psicologo statunitense Harry Harlow comprovano che vivere una relazione appagante, rassicurante e protettiva rappresenta un bisogno talmente vitale da essere anche più importante del nutrimento fisico.

A fronte di queste ricerche non si possono sottovalutare le conseguenze psichiche e fisiche del lockdown.

Le misure restrittive a tutela della salute hanno imposto la sospensione dei contatti umani per un tempo sufficientemente lungo da indebolire il sistema immunitario e rafforzare i vissuti depressivi.

Occorrono ventuno giorni per cambiare un’abitudine e circa due mesi perché un nuovo atteggiamento prenda piede nella psiche.

Il medico americano Maxwell Maltz, lavorando con la chirurgia plastica e con l’immagine dell’io, ha messo in evidenza che sono necessarie almeno due settimane per trasformare la percezione di sé e adattarsi a una situazione diversa.

La dottoressa Phillippa Lally, ricercatrice di psicologia della salute presso l’University College di Londra, ha dimostrato come in due mesi una nuova condotta possa trasformarsi in abitudine.

La ripetizione costante dei comportamenti, infatti, genera nel tempo un’associazione mentale tra gli stati d’animo e le situazioni vissute stabilendo collegamenti inamovibili nella memoria, tanto che i cambiamenti assumono la caratteristica dell’automaticità.

Come ha spiegato la Lally, reiterare gli atteggiamenti fa sì che le azioni alternative diventino sempre meno accessibili e apre la strada a una trasformazione duratura.

Questi studi evidenziano che ripetere un comportamento per un periodo sufficientemente lungo genera un apprendimento automatico.

E una volta che l’abitudine prende piede nella psiche cambiarla non è un compito facile.

Alla luce di tutte queste ricerche si comprende quanto la depressione, ordinata e reiterata nel lockdown, abbia avuto ripercussioni gravi e non facilmente modificabili sull’equilibrio (psicologico e fisico) determinando un’impossibilità di difesa proprio perché la percezione della realtà e la sensazione di efficacia personale ne risultano compromesse.

Diventa quindi necessario e urgente prendere delle misure a tutela della salute e volte a risolvere le problematiche depressive indotte dalla legge, ripristinando al più presto le condizioni di vita indispensabili a un sano funzionamento della psiche e del corpo.

Per riconquistare il benessere è indispensabile trascorrere del tempo con le persone a cui siamo legati, sentirsi parte della natura, fare esercizio fisico e scambiare l’un l’altro le emozioni condividendo insieme i frutti del nostro essere al mondo: l’amore, la creatività, la sensibilità, e il rispetto per la vita.

Carla Sale Musio

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Mag 03 2020

COVID 19 – “DEPRESSIONE, PASSEGGIATE E RESTRIZIONI”

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video spiego quanto sia importante camminare e mantenere un contatto con il mondo esterno per evitare la depressione indotta dal lockdown. 

Carla Sale Musio

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Mar 29 2020

COVID 19: NON TEMERE LA DEPRESSIONE

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video ho espresso il mio pensiero sui vissuti depressivi indotti dalle restrizioni relative al corona virus.

Carla Sale Musio

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Mar 31 2019

A PROPOSITO DELLA DEPRESSIONE…

Si chiama depressione la reazione dell’organismo e della psiche davanti a un evento doloroso.

La depressione è un fenomeno naturale che segnala la presenza di una problematica vissuta come inevitabile, opprimente e penosa.

E rappresenta un tentativo sano di de-pressare il carico emotivo per ritrovare un significato più profondo in ciò che sta accadendo.

Infatti, quando un avvenimento angosciante mette a dura prova il mondo interiore tutti i valori considerati importanti perdono di interesse e l’organismo attraversa una crisi necessaria a metabolizzare l’esperienza fino a ritrovare il piacere di stare al mondo.

Durante quei momenti (fisiologici e indispensabili alla sopravvivenza) tutte le priorità si modificano e le cose che solitamente ci appassionavano perdono il loro sapore per lasciare spazio a un silenzio da cui emergeranno altri percorsi di vita e altre verità.

L’uscita dalla depressione segna l’inizio di un diverso modo di leggere il mondo e porta con sé interessi più intimi e più autentici.

Nel nostro frenetico stile di vita, però, non c’è spazio per l’interiorità e tutto ciò che è legato ai sentimenti è snobbato, deriso o patologicizzato.

Come se si trattasse di una deformità o di una malattia.

Abbiamo tante pastigliette colorate capaci di fare la fortuna delle case farmaceutiche e di cancellare in un batter d’occhi i fastidiosi sintomi del cambiamento interiore.

Per stare al passo con la società bisogna comprare e produrre: l’economia non ha bisogno di intimità ma di consumatori e di lavoratori!

Per questo la depressione è stata demonizzata al punto che per nasconderla si può arrivare anche a mentire.

“Non sono depresso è l’influenza che mi butta giù!”

“Sto benissimo, grazie, sono solo stroppo stanco per fare le cose.”

“Non ho più voglia di niente, dev’essere questo freddo!”

Le ragioni sono tante, il motivo è uno solo: non mostrarsi deboli, fragili, insicuri o apatici.

Negli anni duemila è indispensabile essere sempre attivi.

Cioè: energici, produttivi, pieni di cose da fare e proiettati verso il raggiungimento dei tanti desideri (spesso insoddisfabili) proposti dal mercato.

L’assenza di aspirazioni fa paura.

Eppure…

Il silenzio interiore è un presupposto indispensabile per trovare la propria autenticità.

La depressione è una manifestazione sana della psiche, una risposta a volte necessaria per superare il dolore emotivo.

Ciò che, invece, è malsano è la paura che l’accompagna, perché è la conseguenza di uno stile di vita avulso dai ritmi naturali e perciò disumano.

In natura gli animali non conoscono la depressione.

Accolgono la sofferenza che deriva dalle esperienze penose.

Sanno che davanti a una disgrazia ritirarsi in se stessi è spesso l’unica risposta adeguata e funzionale alla vita.

Gli esseri umani, invece, pretendono di sentirsi sempre effervescenti e dimenticano che il silenzio è un rimedio necessario per realizzare un’esistenza migliore.

Il dolore indica la strada del cambiamento e spinge alla ricerca della verità.

Non perché nella vita sia indispensabile procurarsi qualche tormento ma perché segnala il bisogno di esplorare aspetti nuovi di sé.

Carla Sale Musio

leggi anche:

SOFFERENZA PSICOLOGICA E ATTIVITÀ FISICA

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Lug 16 2014

NUVOLE NERE

ATTENZIONE!!

Nei periodi in cui mettiamo in atto un cambiamento positivo, può succedere improvvisamente di sprofondare nelle sabbie mobili della depressione e di sentire che la vita non ha più alcun significato.

Quando siamo assaliti dallo scoraggiamento, ogni tentativo di miglioramento sembra destinato a fallire inesorabilmente e un senso di inutilità pervade l’esistenza.

Ma, proprio in quei momenti, è importante comprendere che le nuvole nere fanno parte del processo di trasformazione e sono indispensabili per permettere a un nuovo ordine interiore di prendere forma nella personalità.

Durante le fasi di cambiamento, infatti, lo stato depressivo non è una patologia ma un fenomeno sano e naturale: stimola e sostiene lo strutturarsi del mondo interno.

Comprendere il funzionamento di questi black out emotivi senza spaventarsi, aiuta ad assecondare il processo in atto, in modo da permettere alla trasformazione di dispiegarsi nei comportamenti e nella vita.

 .

ACCOGLIERE IL PASSATO PER CAMBIARE IL PRESENTE

 .

Nei momenti bui, siamo portati a pensare che il destino si accanisca ingiustamente contro ogni tentativo di miglioramento, condannandoci a vivere le stesse sofferenze.

Tuttavia, guardando più attentamente, possiamo renderci conto che l’emergere dei ricordi e delle sensazioni del passato accompagna tutti i processi di trasformazione e costituisce un aspetto inscindibile del cambiamento interiore.

Ogni nuova acquisizione, infatti, presuppone una revisione dei vissuti e diventa l’occasione per sviluppare quelle parti della personalità che ancora sono immature o sofferenti.

Con la crescita si conquista uno status sociale che consente di affrancarsi dalla dipendenza infantile e porta a sentirsi finalmente liberi di organizzare autonomamente le proprie scelte di vita.

Questa transizione, dal vecchio al nuovo, si riattiva durante ogni trasformazione interiore e provoca l’emergere nella coscienza del dolore rimosso, che, proprio grazie al processo di cambiamento, può finalmente essere superato.

Ogni miglioramento, nel carattere e nei comportamenti, presuppone l’abbandono delle precedenti condizioni di sofferenza e l’acquisizione di nuove possibilità espressive.

Ma, per attuare la trasformazione in maniera efficace, è indispensabile riprendere in mano quelle ferite che ancora attendono nell’inconscio il momento di essere curate.

Per addolcire le piaghe dell’anima è indispensabile la presenza di un adulto capace di comprendere il dolore senza giudicarlo e di accogliere la sofferenza con delicatezza, attenzione e rispetto.

Se i genitori, o le altre figure di riferimento, non sono stati capaci di ascoltare e capire i tormenti che abbiamo vissuto da piccoli, una volta diventati grandi il compito di prendersi cura del bambino che siamo stati spetta all’adulto che siamo diventati.

Per conquistare la maturità, infatti, dobbiamo risolvere le difficoltà che sono rimaste in sospeso nella nostra psiche.

Quando l’adulto (interiore) abbraccia il bisogno di protezione e di affetto del bambino (interiore), permettendogli finalmente di raccontare le sue sofferenze, quest’ascolto partecipe e privo di giudizio, consente ai drammi e alle angosce passate di evaporare, dissipando le nuvole nere e liberando l’arcobaleno delle possibilità creative.

Nei periodi di cambiamento, la depressione segnala che finalmente è arrivato il momento di sciogliere il dolore antico, lavando via i giudizi negativi e le paure che impediscono la trasformazione, e ci permette di incontrare il bambino che siamo stati, aiutandolo a crescere.

In quei momenti, i vissuti depressivi indicano la richiesta di aiuto delle nostre parti infantili e, creando un contatto tra il passato e il presente, diventano l’occasione per sanare le ferite e sviluppare le parti ancora immature della personalità.

Ecco perché è molto importante accogliere gli stati d’animo negativi senza scoraggiarsi e senza rifiutarli, ma anzi, riconoscendone la funzione trasformativa e curativa in modo da agevolare il processo di trasformazione.

 .

SOLI NEL BUIO

 .

Erika è cresciuta dalla nonna perché la sua mamma è morta quando lei era ancora molto piccola.

Davanti al lutto per la scomparsa improvvisa della moglie, il papà di Erika non ha saputo far fronte al dolore e per sfuggire alla disperazione ha cominciato a bere, disinteressandosi della figlioletta.

Erika ricorda ancora con terrore le grida di suo padre che, sotto l’effetto dell’alcol, malediceva Dio, il destino e la vita, ma soprattutto ricorda le botte che arrivavano improvvisamente e senza motivo quando la nonna non riusciva a metterla in salvo, nascondendola in cantina.

Durante le sedute di psicoterapia affronta la paura degli uomini e il bisogno di ottenere maggior comprensione e rispetto dal suo compagno.

Quando, però, finalmente le cose cominciano ad andare meglio, un grave attacco di panico la paralizza durante una discussione, lasciandola terrorizzata e tremante, incapace di difendersi.

Erika teme la violenza più di ogni cosa e basta che il suo partner alzi la voce perché lei sprofondi istantaneamente nell’angoscia, accettando qualsiasi compromesso pur di calmarlo.

Per mezzo di quell’attacco di panico la bambina di un tempo si affaccia alla coscienza, per cercare la protezione e il rispetto che non ha ricevuto da piccola, sfidando l’esperienza che, purtroppo, le ha insegnato a nascondersi davanti alla brutalità.

Per trovare il coraggio di discutere ad armi pari con il suo compagno, senza sentirsi in balia dei suoi umori e delle sue prepotenze (come le succedeva con il papà), Erika dovrà imparare ad ascoltare e ad accogliere la sua ansia infantile, senza censurarla e senza nasconderla a se stessa.

Ma, soprattutto, dovrà rassicurare la sua bimba interiore incoraggiandola a sperimentare la sicurezza che deriva dal rispetto e dalla comprensione per se stessa.

*  *  *

Matteo chiede un appuntamento perché da quando ha trovato lavoro si sente inutile e vuoto, privo di entusiasmo per la vita.

Durante i colloqui racconta un’infanzia felice piena di giochi, di agi, di vizi e di prepotenza.

“Avevo tutto e volevo sempre di più! Ma poi ogni cosa mi stancava e cominciavo a domandare daccapo. Stressavo i miei genitori finché non riuscivo a ottenere i giochi che mi piacevano… ma, per fortuna, le mie richieste duravano poco. Infatti, pur di farmi smettere, papà e mamma mi accontentavano immediatamente. Qualsiasi cosa chiedessi!”

Matteo da bambino ha avuto tutto… ma gli sono mancati l’ascolto e l’attenzione per sé.

Dietro le richieste esagerate di un tempo, si nasconde un bambino che cerca di colmare con i giocattoli l’insicurezza e il vuoto affettivo che sente dentro.

L’uomo di oggi fatica a comprendere se stesso e annega il bisogno di considerazione in un mare di oggetti, proprio come succedeva nell’infanzia.

Per superare l’apatia e rompere il blocco emotivo che surgela le emozioni, Matteo dovrà entrare in contatto con la solitudine vissuta da bambino e affrontare il terrore di non interessare a nessuno, sentendosi ancora inutile e vuoto proprio come quando era piccolo.

*  *  *

La notte Angela si sveglia di soprassalto in preda a un incubo ricorrente.

Qualcuno la rincorre. Angela scappa. Corre senza riuscire a mettersi in salvo. Urla per chiedere aiuto. Ma dalla bocca non esce alcun suono e nel silenzio carico di angoscia il suo inseguitore la raggiunge.

Nel corso della terapia prendono forma i desideri rimossi che di notte incalzano per farsi ascoltare.

Una bimba solitaria e schiva racconta con vergogna di essersi sempre sentita sbagliata.

Angela non la sopporta.

Più vote cerca di zittirla chiudendole la bocca.

Ma non può ammutolire il suo cuore e le parole che nega di giorno la inseguono durante la notte.

Ci vorrà molto tempo e molta pazienza perche la donna possa accogliere, senza condannarlo, il proprio orientamento omosessuale.

Il desiderio per le altre donne l’ha fatta sentire profondamente sbagliata, riempiendola di disgusto per se stessa.

Soltanto quando riuscirà ad accettare quella sua parte vergognosa e piena di paure, potrà fermarsi a guardare negli occhi il suo inseguitore.

E affermare a testa alta e con coraggio il diritto all’amore.

Nel sogno.

E nella realtà.

Carla Sale Musio

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Set 15 2013

PSICOFARMACI NATURALI

Attacchi di panico, ansia e depressione sono le sofferenze psicologiche più diffuse e invalidanti di questo periodo storico.

Chi ne soffre è costretto a vivere una vita ritirata e, progressivamente, sempre più limitata e priva di stimoli.

In questi casi, infatti, il corpo si rifiuta di compiere le normali attività quotidiane e subisce l’influenza di una psiche impazzita, esausta e terrorizzata che rileva pericoli inesistenti in situazioni comuni e normalmente del tutto innocue.

Le paure fanno del corpo una vittima della mente e lo paralizzano fino a renderlo apatico e insensibile.

Esiste un legame profondo e inscindibile tra il corpo e la mente.

Un legame che va sempre rispettato se si vuole mantenere lo stato di salute e il benessere che dovrebbe essere naturale in tutti gli esseri viventi.

Un legame che la nostra cultura tende a frantumare, dividendo la percezione che abbiamo di noi stessi e creando le premesse per quella sensazione di estraneità e scissione che provoca tanta sofferenza mentale.

Invece che essere un tutt’uno indistinto, la mente e il corpo, separati arbitrariamente, diventano due aspetti contrapposti della nostra identità.

E proprio da questa contrapposizione hanno origine molte problematiche psicologiche.

Da una parte, infatti, troviamo la mente con i pensieri, il ragionamento, la logica, i sogni e le fantasie.

Dall’altra, abbiamo il corpo con i bisogni, le sensazioni e tutte quelle rappresentazioni sociali di genere, status, ceto… che gli vengono attribuite in base a criteri arbitrari e culturali.

La nostra società, basata sull’apparire e sul nascondere più che sulla verità, tende a rivestire il corpo di orpelli negandone l’intelligenza, come se si trattasse di un manichino e non di un essere dotato di vita.

Considerato alla stregua di un oggetto, privato di coscienza e d’intelligenza, il corpo diventa soltanto uno strumento al servizio della mente.

Ci si dimentica, però, che corpo e mente sono aspetti interconnessi di una stessa realtà e insieme danno forma alla nostra esperienza di vita.

Perciò, se il corpo sta male anche la mente sta male, se il corpo è immobilizzato anche la mente è immobilizzata, se il corpo è dolorante anche la mente è dolorante, se il corpo muore anche la mente muore. 

Insomma, è vero proprio il contrario di quello che si pensa comunemente.

Il corpo condiziona la mente quanto la mente condiziona il corpo, entrambi si scambiano informazioni preziose per la vita, entrambi esprimono la stessa intelligenza.

È per questo che, quando il corpo è reso prigioniero di una psiche cui impropriamente si è conferito lo scettro del comando, si creano le premesse della malattia e della sofferenza.

Immobilizzato, asservito e drogato il nostro povero corpo deve imparare a non disturbare.

Per ridurlo al silenzio lo costringiamo a ingurgitare una gran quantità di sostanze tossiche (che impropriamente chiamiamo cibo) e lo travestiamo con abiti scomodi ma alla moda, come se fosse una statua di cera priva d’iniziativa e di vitalità.

Non c’è da stupirsi che finisca per sottomettersi alla dittatura di una mente dispotica e impazzita.

In questo modo l’equilibrio naturale finisce per essere irrimediabilmente distrutto dal nostro stile di vita (dis)umano.

Il maltrattamento che agiamo ai danni del corpo (spesso senza nemmeno rendercene conto) è il maggiore responsabile dell’ansia, della depressione e degli attacchi di panico.

E per liberarci da questi stati di sofferenza è fondamentale ripristinare un esercizio adeguato della fisicità.

Il corpo, infatti, è dotato di una profonda intelligenza e ricostituisce automaticamente il benessere generale della persona, quando è messo in condizioni di esprimere la propria vitalità e la propria creatività.

“Mens sana in corpore sano” sostenevano i latini.

E avevano ragione.

La cura dell’ansia, della depressione, degli attacchi di panico… deve partire dalla riattivazione di un adeguato ascolto della corporeità e da una sana e regolare attività fisica, senza la quale né la psicoterapia, né gli psicofarmaci possono avere successo.

Il movimento, infatti, induce il corpo a produrre endorfine, gli ormoni del piacere, una droga naturale, sana, biologica e a costo zero!

 

Ma cosa sono le endorfine?

 

Le endorfine sono dei neurotrasmettitori dotati di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell’oppio, in grado di procurare stati di benessere proprio come le droghe e gli psicofarmaci ma senza avere nessun effetto collaterale.

Parliamo, infatti, di sostanze naturali prodotte spontaneamente dal corpo per mantenere inalterato il suo stato di salute.

Studi scientifici hanno dimostrato che l’attività fisica continuativa provoca una sorta di dipendenza dalla sensazione di euforia che fa seguito al rilascio delle endorfine da parte dell’ipofisi.

Le endorfine, proprio come le droghe e gli psicofarmaci, causano dipendenza.

Una dipendenza funzionale al mantenimento della salute e del benessere.

Tutti gli sportivi sperimentano questa dipendenza, sana e naturale, dall’attività fisica e, dopo un certo tempo di allenamento, entrano spontaneamente in uno stato di benessere, come se avessero assunto degli oppiacei.

Durante l’esercizio fisico di una certa durata (in genere non inferiore ai trenta minuti di sforzo leggero ma continuativo) le endorfine agiscono come gli psicofarmaci, regalandoci un naturale stato di serenità.

Si tratta però di psicofarmaci che non hanno bisogno di ricetta medica, privi di effetti collaterali e di tossicità!

 

Uno sballo salutare!

 

Il termine Runner’s High (letteralmente: sballo del corridore) indica proprio la sensazione di entusiasmo e positività riscontrata da molti atleti durante e dopo la pratica sportiva.

Una sensazione che si prolunga ben oltre gli allenamenti e che permette di mantenere il benessere fisico e mentale, regalandoci quella soddisfazione a vivere tipica della salute.

Purtroppo però, il nostro stile di vita eccessivamente sedentario priva il corpo delle sue naturali risorse di guarigione, rendendolo vittima di una mente fuori equilibrio proprio a causa di questa separazione arbitraria e forzata. 

Per mantenere il benessere e superare la sofferenza mentale, perciò, è indispensabile svolgere un’attività fisica quotidiana, in modo da permettere al corpo di agire le sue funzioni terapeutiche e curative e di produrre le sostanze necessarie alla salute.

Fisica e mentale.

Carla Sale Musio


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Apr 26 2011

DEPRESSIONE: un tentativo sano di ritrovare se stessi

Il nostro frenetico stile di vita ci spinge sempre di più all’apparire, ad aderire a modelli preconfezionati, piuttosto che a riconoscere la nostra autenticità.

In questo triste scenario anche le emozioni, purtroppo, devono presentarsi nel modo giusto per potersi adattare alle varie occasioni.

 

Così, di volta in volta, DOBBIAMO essere:

  • Allegri e pieni di entusiasmoquando siamo in vacanza.

  • Concentrati, propositivi e instancabiliquando lavoriamo.

  • Capaci di accontentarci, collaborativi e pazientiquando lavoriamo (soprattutto se siamo femmine).

  • Calmi, sereni e posatiquando discutiamo.

  • Riflessivi” quando prendiamo le decisioni.

  • Felici e colmi d’amore per tuttiin tutte le ricorrenze familiari (escluso i funerali) (soprattutto il giorno di Natale).

  • Pronti a ricominciare con entusiasmoquando abbiamo fallito.

  • Forti e capaci di reagire con tenaciadavanti alle malattie, anche gravi.

  • Soddisfatti comunque vadanelle competizioni (soprattutto quando perdiamo).

  • Umili e rispettosi anche davanti alla prepotenza degli altriquando siamo più giovani.

  • Pronti a lasciar correrepur di salvare le apparenze.

  • Pronti a tuttoquando si tratta di fare carriera (soprattutto se siamo maschi).

Chi non riesce a provare i sentimenti conformi alle circostanze secondo le richieste sociali, deve fare i conti con un senso d’inadeguatezza, di anormalità e, pur di sentirsi normale, finisce per nascondere la propria sensibilità sotto la maschera delle emozioni prescritte.

A volte, tutto ciò che rimane percepibile è solamente un senso di disagio o di malessere, senza nessuna causa apparente.

Attutire questa pressione emotiva stereotipata, rimanendo in silenzio con se stessi (quel non avere voglia di fare nulla, oggi così temuto) è il modo più naturale di ripristinare un ascolto profondo di sé e delle proprie reali esperienze, quando la corsa al conseguimento di tutti gli status impedisce il contatto con i bisogni e con i valori di ciascuno.

In questa chiave, la de-pressione costituisce un tentativo estremo per de-pressare la girandola vorticosa delle emozioni prescritte dalla corsa al raggiungimento dei beni materiali, un modo per interrompere lo sforzo innaturale del dover essere e per ripristinare l’ascolto sano dei propri bisogni e delle proprie emozioni.

Essere depressi significa, allora, non aver più voglia di giocare quei giochi sociali che non ci appartengono e lasciare che dalla totale assenza di emozioni, dal vuoto interiore che fa tanta paura, emerga il significato profondo della vita, il senso che ritrova le chiavi della propria esistenza.

Fuori dal consumismo e dai raggiungimenti materiali, lontana dal giudizio e dal conformismo, la nostra anima osserva il mondo e, seduta sul bordo della vita, aspetta che il silenzio interiore le permetta finalmente di esprimere se stessa.

Libera da falsi bisogni.

Autentica.

Nella sua essenziale verità.

Da sempre.

Carla Sale Musio

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