Lug 16 2014

NUVOLE NERE

Published by at 09:21 under Psicologia,Psicoterapia

ATTENZIONE!!

Nei periodi in cui mettiamo in atto un cambiamento positivo, può succedere improvvisamente di sprofondare nelle sabbie mobili della depressione e di sentire che la vita non ha più alcun significato.

Quando siamo assaliti dallo scoraggiamento, ogni tentativo di miglioramento sembra destinato a fallire inesorabilmente e un senso di inutilità pervade l’esistenza.

Ma, proprio in quei momenti, è importante comprendere che le nuvole nere fanno parte del processo di trasformazione e sono indispensabili per permettere a un nuovo ordine interiore di prendere forma nella personalità.

Durante le fasi di cambiamento, infatti, lo stato depressivo non è una patologia ma un fenomeno sano e naturale: stimola e sostiene lo strutturarsi del mondo interno.

Comprendere il funzionamento di questi black out emotivi senza spaventarsi, aiuta ad assecondare il processo in atto, in modo da permettere alla trasformazione di dispiegarsi nei comportamenti e nella vita.

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ACCOGLIERE IL PASSATO PER CAMBIARE IL PRESENTE

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Nei momenti bui, siamo portati a pensare che il destino si accanisca ingiustamente contro ogni tentativo di miglioramento, condannandoci a vivere le stesse sofferenze.

Tuttavia, guardando più attentamente, possiamo renderci conto che l’emergere dei ricordi e delle sensazioni del passato accompagna tutti i processi di trasformazione e costituisce un aspetto inscindibile del cambiamento interiore.

Ogni nuova acquisizione, infatti, presuppone una revisione dei vissuti e diventa l’occasione per sviluppare quelle parti della personalità che ancora sono immature o sofferenti.

Con la crescita si conquista uno status sociale che consente di affrancarsi dalla dipendenza infantile e porta a sentirsi finalmente liberi di organizzare autonomamente le proprie scelte di vita.

Questa transizione, dal vecchio al nuovo, si riattiva durante ogni trasformazione interiore e provoca l’emergere nella coscienza del dolore rimosso, che, proprio grazie al processo di cambiamento, può finalmente essere superato.

Ogni miglioramento, nel carattere e nei comportamenti, presuppone l’abbandono delle precedenti condizioni di sofferenza e l’acquisizione di nuove possibilità espressive.

Ma, per attuare la trasformazione in maniera efficace, è indispensabile riprendere in mano quelle ferite che ancora attendono nell’inconscio il momento di essere curate.

Per addolcire le piaghe dell’anima è indispensabile la presenza di un adulto capace di comprendere il dolore senza giudicarlo e di accogliere la sofferenza con delicatezza, attenzione e rispetto.

Se i genitori, o le altre figure di riferimento, non sono stati capaci di ascoltare e capire i tormenti che abbiamo vissuto da piccoli, una volta diventati grandi il compito di prendersi cura del bambino che siamo stati spetta all’adulto che siamo diventati.

Per conquistare la maturità, infatti, dobbiamo risolvere le difficoltà che sono rimaste in sospeso nella nostra psiche.

Quando l’adulto (interiore) abbraccia il bisogno di protezione e di affetto del bambino (interiore), permettendogli finalmente di raccontare le sue sofferenze, quest’ascolto partecipe e privo di giudizio, consente ai drammi e alle angosce passate di evaporare, dissipando le nuvole nere e liberando l’arcobaleno delle possibilità creative.

Nei periodi di cambiamento, la depressione segnala che finalmente è arrivato il momento di sciogliere il dolore antico, lavando via i giudizi negativi e le paure che impediscono la trasformazione, e ci permette di incontrare il bambino che siamo stati, aiutandolo a crescere.

In quei momenti, i vissuti depressivi indicano la richiesta di aiuto delle nostre parti infantili e, creando un contatto tra il passato e il presente, diventano l’occasione per sanare le ferite e sviluppare le parti ancora immature della personalità.

Ecco perché è molto importante accogliere gli stati d’animo negativi senza scoraggiarsi e senza rifiutarli, ma anzi, riconoscendone la funzione trasformativa e curativa in modo da agevolare il processo di trasformazione.

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SOLI NEL BUIO

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Erika è cresciuta dalla nonna perché la sua mamma è morta quando lei era ancora molto piccola.

Davanti al lutto per la scomparsa improvvisa della moglie, il papà di Erika non ha saputo far fronte al dolore e per sfuggire alla disperazione ha cominciato a bere, disinteressandosi della figlioletta.

Erika ricorda ancora con terrore le grida di suo padre che, sotto l’effetto dell’alcol, malediceva Dio, il destino e la vita, ma soprattutto ricorda le botte che arrivavano improvvisamente e senza motivo quando la nonna non riusciva a metterla in salvo, nascondendola in cantina.

Durante le sedute di psicoterapia affronta la paura degli uomini e il bisogno di ottenere maggior comprensione e rispetto dal suo compagno.

Quando, però, finalmente le cose cominciano ad andare meglio, un grave attacco di panico la paralizza durante una discussione, lasciandola terrorizzata e tremante, incapace di difendersi.

Erika teme la violenza più di ogni cosa e basta che il suo partner alzi la voce perché lei sprofondi istantaneamente nell’angoscia, accettando qualsiasi compromesso pur di calmarlo.

Per mezzo di quell’attacco di panico la bambina di un tempo si affaccia alla coscienza, per cercare la protezione e il rispetto che non ha ricevuto da piccola, sfidando l’esperienza che, purtroppo, le ha insegnato a nascondersi davanti alla brutalità.

Per trovare il coraggio di discutere ad armi pari con il suo compagno, senza sentirsi in balia dei suoi umori e delle sue prepotenze (come le succedeva con il papà), Erika dovrà imparare ad ascoltare e ad accogliere la sua ansia infantile, senza censurarla e senza nasconderla a se stessa.

Ma, soprattutto, dovrà rassicurare la sua bimba interiore incoraggiandola a sperimentare la sicurezza che deriva dal rispetto e dalla comprensione per se stessa.

*  *  *

Matteo chiede un appuntamento perché da quando ha trovato lavoro si sente inutile e vuoto, privo di entusiasmo per la vita.

Durante i colloqui racconta un’infanzia felice piena di giochi, di agi, di vizi e di prepotenza.

“Avevo tutto e volevo sempre di più! Ma poi ogni cosa mi stancava e cominciavo a domandare daccapo. Stressavo i miei genitori finché non riuscivo a ottenere i giochi che mi piacevano… ma, per fortuna, le mie richieste duravano poco. Infatti, pur di farmi smettere, papà e mamma mi accontentavano immediatamente. Qualsiasi cosa chiedessi!”

Matteo da bambino ha avuto tutto… ma gli sono mancati l’ascolto e l’attenzione per sé.

Dietro le richieste esagerate di un tempo, si nasconde un bambino che cerca di colmare con i giocattoli l’insicurezza e il vuoto affettivo che sente dentro.

L’uomo di oggi fatica a comprendere se stesso e annega il bisogno di considerazione in un mare di oggetti, proprio come succedeva nell’infanzia.

Per superare l’apatia e rompere il blocco emotivo che surgela le emozioni, Matteo dovrà entrare in contatto con la solitudine vissuta da bambino e affrontare il terrore di non interessare a nessuno, sentendosi ancora inutile e vuoto proprio come quando era piccolo.

*  *  *

La notte Angela si sveglia di soprassalto in preda a un incubo ricorrente.

Qualcuno la rincorre. Angela scappa. Corre senza riuscire a mettersi in salvo. Urla per chiedere aiuto. Ma dalla bocca non esce alcun suono e nel silenzio carico di angoscia il suo inseguitore la raggiunge.

Nel corso della terapia prendono forma i desideri rimossi che di notte incalzano per farsi ascoltare.

Una bimba solitaria e schiva racconta con vergogna di essersi sempre sentita sbagliata.

Angela non la sopporta.

Più vote cerca di zittirla chiudendole la bocca.

Ma non può ammutolire il suo cuore e le parole che nega di giorno la inseguono durante la notte.

Ci vorrà molto tempo e molta pazienza perche la donna possa accogliere, senza condannarlo, il proprio orientamento omosessuale.

Il desiderio per le altre donne l’ha fatta sentire profondamente sbagliata, riempiendola di disgusto per se stessa.

Soltanto quando riuscirà ad accettare quella sua parte vergognosa e piena di paure, potrà fermarsi a guardare negli occhi il suo inseguitore.

E affermare a testa alta e con coraggio il diritto all’amore.

Nel sogno.

E nella realtà.

Carla Sale Musio

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