Tag Archive 'comunicare con chi non ha più un corpo'

Mag 08 2021

NESSUNO CI INSEGNA A USARE LA MAGIA…

La magia è una capacità naturale, conosciuta da tutte le specie animali ma ignorata dalla specie umana.

Dopo il medioevo, infatti, la ricerca scientifica si è concentrata sugli aspetti misurabili e concreti della realtà, ignorando (o addirittura negando) l’esistenza di ciò che non si vede.

Da quel momento in poi, ai nostri occhi il mondo interiore è diventato qualcosa di inutile e la percezione della magia si è persa in favore di una più controllabile materialità.

È così che ci siamo convinti di potere sostituire i poteri magici con la tecnologia.

Tuttavia la magia non è scomparsa e la sua esistenza occhieggia dietro innumerevoli coincidenze, miracoli, fenomeni paranormali e sincronicità… che costellano la vita di ogni persona.

I babbani ignorano volutamente la magia e si concentrano soltanto sulla concretezza, proclamando un mondo in cui il successo è esclusivamente economico e ogni cosa ha termine con la morte del corpo.

I maghi invece esplorano l’invisibile e sanno che il mondo interiore possiede un immenso potere.

Un potere che si estende ben al di là della perdita del corpo fisico.

(Per questo faticano a integrarsi nella società babbana e spesso chiedono aiuto agli psicologi. Ma questa è un’altra storia e ne parleremo un’altra volta.)

Tutti incontrano la magia nella propria vita.

Ma i babbani la deridono o la ignorano.

E i maghi ne sono attratti.

Questi ultimi percorrono la strada della conoscenza di sé fino a far emergere i poteri magici: intuizione, sensitività, telepatia, eccetera.

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Ma chi insegna loro a usare la magia?

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Ufficialmente nessuno ci insegna a usare la magia.

Eppure…

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Il maestro appare quando l’allievo è pronto

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Il desiderio di conoscere la magia conduce a incontrare le opportunità che permettono di esplorarla.

Può trattarsi di un’illuminazione, di un libro, di un corso, di un’esperienza o di una persona (umana o animale).

Improvvisamente la magia arriva.

E si rivela quando apriamo il cuore al suo insegnamento, incamminandoci lungo la via della conoscenza interiore.

Nel mondo intimo si nascondono tutte le verità e per utilizzare i poteri magici è necessario analizzare se stessi con sincerità e costanza.

Senza negare i mostri interiori e senza esaltare il proprio ego.

Tutto è uno è la regola d’oro che insegna la Totalità e addita lo strumento d’elezione per imparare a compiere i miracoli: io sono te e tu sei me.

Avventurarsi nel mondo della magia significa sovvertire la lettura babbana degli avvenimenti e imparare a parlare due lingue: quella della fisicità e degli opposti insieme a quella dell’infinito, evitando le trappole del narcisismo e coltivando la purezza dell’anima.

Carla Sale Musio

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Mar 20 2021

PANDEMIA E RESTRIZIONI: morire… per paura di morire!

La strategia della tensione è una strategia politica utilizzata in Italia negli anni Settanta e basata su una serie preordinata di atti terroristici volti a diffondere nella popolazione vissuti di terrore talmente grandi da giustificare nuove scelte di stampo autoritario.

Dagli anni Settanta la strategia della tensione sì è evoluta, il terrorismo degli attentati e delle bombe è diventato obsoleto e al suo posto sono arrivati i virus.

Oggi, per destabilizzare la popolazione si adopera la malattia strumentalizzando la paura della morte.

Negli anni Duemila:

  • La polizia non insegue più i criminali ma perseguita chi vuole gestire la propria salute in autonomia.

  • La politica non riguarda più la gestione della cosa pubblica ma le norme a tutela della sanità.

  • La dittatura non si occupa più delle modalità governative ma dell’imposizione dei trattamenti sanitari.

  • I dissidenti non sono più estremisti della destra o della sinistra ma chiunque voglia scegliere come vivere e come morire.

In questo quadro:

  • Ammalarsi è severamente vietato.

  • Gli ospedali sono le nuove carceri.

  • Gli arresti domiciliari si chiamano quarantena e vengono imposti in seguito alla presenza dei virus nell’organismo o alla frequentazione con chi ne è portatore. A prescindere dall’evidenza dei sintomi e dallo stato di malattia.

  • Chiunque sia cagionevole di salute rischia la deportazione in ospedale, dove sarà tenuto in isolamento, privato del conforto delle persone care e dei contatti con il resto del mondo.

Ognuno di noi è diventato un potenziale untore.

Il rischio di contagio è l’orrore che innesca la paura di morire (da soli, senza l’affetto degli amici e dei parenti) reclusi in ospedali dove il personale (bardato come se dovesse disinnescare una bomba) a malapena mostra gli occhi e (quando va bene) si trattiene il tempo strettamente necessario alla somministrazione delle cure.

La strategia della tensione si è perfezionata e usa i media per bombardare il nostro cervello con notizie allarmanti, diffondendo ogni giorno un bollettino medico fatto di numeri sempre in aumento (a prescindere da qualsiasi soluzione adottata per diminuire i contagi e senza mai specificare in quale modo si costruiscano le statistiche).

In questo scenario drammatico tante persone buone, accondiscendenti e sensibili vivono nel terrore di incontrare la morte ad ogni passo.

E per sfuggire l’angoscia sono disposte a rinunciare anche ai principi base della salute fisica e mentale.

Non ci sono più festività trascorse insieme, riunioni con gli amici, viaggi, palestre, teatro, cultura, attività sportive, scuola, giochi…

Tutto ciò che alimenta il benessere e la partecipazione affettiva è stato vietato o sostituito dallo schermo di un computer.

Lo spazio virtuale (un tempo demonizzato con l’accusa di provocare un pericoloso distacco dalla realtà) è diventato la via maestra alla socializzazione.

Certo, la condivisione virtuale annulla le distanze permettendoci di comunicare con chiunque senza bisogno di attraversare fisicamente il pianeta.

Ma non potrà MAI sostituire lo scambio affettivo tra le persone: quella relazione fatta di sguardi e gestualità capace di attivare i neuroni a specchio quando ci si trova fisicamente insieme.

Per sfuggire la paura di una morte dolorosa e in solitudine, molti scelgono di seguire pedissequamente norme in contrasto con i principi della costituzione, giustificando la violazione dei diritti umani in nome di una temporaneità reiterata ormai da oltre un anno.

E in tanti sono stati costretti a chiudere le proprie attività perdendo così la possibilità di sostenersi autonomamente.

Il numero dei suicidi cresce a dismisura, l’alcolismo si diffonde a macchia d’olio e la depressione prende piede, mentre siamo occupati a sfuggire il mostro di una malattia gonfiata ad arte per spingerci verso una gestione politica sempre più rigida e volta al profitto dei pochi che gestiscono il mondo.

Morire per non morire è il paradosso dei tempi.

Chiudersi in casa, fissare per ore lo schermo della televisione, mangiare per colmare il vuoto affettivo e trasformare il mondo virtuale nell’unica realtà possibile, è diventato uno stile di vita sano e auspicabile, nonostante l’allarme lanciato da psicologi, medici e avvocati, volto a segnalare i pericoli e l’incostituzionalità di queste scelte.

La paura di morire… spinge a morire.

Di solitudine, di dolore, di angoscia, d’inedia o di obesità.

In questo scenario drammatico fermarsi e riflettere sulla morte è indispensabile, doveroso e necessario.

Perché la morte non si può evitare, appartiene inscindibilmente alla vita.

E combattere per conquistare l’immortalità alimenta la pazzia nella psiche.

La salute prende forma innanzitutto nella coscienza di ciascuno.

E si dispiega in risposta alle domande:

Perché si vive? Perché si muore?

Dal significato profondo che sapremo attribuire a un’esistenza fatta inscindibilmente di vita e di morte potrà prendere forma un mondo libero dalla paura.

Un mondo forte della certezza che la vita si estende dalla nascita alla morte… fino a comprenderne il valore.

Quel significato profondo che permette di essere grati all’esperienza, qualunque essa sia, e sta alla base della salute mentale.

E fisica.

Carla Sale Musio

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Dic 01 2020

ONNIPOTENZA E MAGIA NERA: il terribile problema del male

I bambini arrivano da una dimensione senza spazio né tempo, fatta di totalità e completezza.

Atterranno nella vita portando con sé la percezione dell’Infinito e… diventando adulti imparano a muoversi nella fisicità.

Ecco perché nel rapporto con loro abbiamo tanto da imparare.

E da insegnare.

I codici interiori dei più piccini ci ricordano un mondo che abbiamo dimenticato per adattarci a vivere in questa nostra dimensione fatta di polarità e contrapposizioni.

Accompagnandoli nella crescita abbiamo il compito di aiutarli a comprendere le limitazioni che appartengono alla materialità.

Nel mondo della Totalità da cui provengono, tutto e niente sono la stessa cosa, destra, sinistra, sopra e sotto indicano un’unica direzione e dappertutto e in nessun luogo si equivalgono.

Per muoversi in quella realtà priva di confini occorre aprirsi all’interiorità.

Infatti, è grazie alle sensazioni interiori che possiamo spostarci nell’Infinito e incontrare le situazioni… restando fermi.

Situazioni che… sono sempre Tutto e Niente contemporaneamente.

Come si può dedurre da questa rapida descrizione, il linguaggio fatica ad esprimere le verità che appartengono al Tutto.

Le parole sono adatte a uno svolgimento lineare e non totale, esprimono il prima e dopo, il qui e laggiù che caratterizzano lo spazio e il tempo della realtà fisica.

Nella Totalità (da cui proveniamo) valgono leggi diverse da quelle della linearità, e i paradossi acquistano una validità… difficile da comprendere con la ragione.

I bambini portano con sé le verità di quei mondi (per noi adulti ormai lontani) e le applicano ingenuamente, sollecitando la nostra tenerezza insieme al bisogno di aiutarli a cimentarsi con le leggi della fisicità.

Per i piccoli l’onnipotenza è ancora una verità viva e vitale.

Nel mondo dell’Infinito, infatti, tutto e subito sono certezze assolute e ogni desiderio si realizza immediatamente perché esiste (senza identità) nella pienezza della Totalità.

Nella dimensione fisica, invece, dobbiamo imparare a muoverci dentro un’identità (circoscritta) e confrontarci con tante altre identità (altrettanto circoscritte).

Nella realtà materiale l’onnipotenza si infrange contro il bisogno di confronto.

E lo scambio diventa possibile in seguito al riconoscimento dei propri limiti e alla scoperta della condivisione e della reciprocità.

Ma le tracce di quella dimensione infinita permangono ancora a lungo nella psiche e, dopo la nascita, la maestria del vivere consiste nell’ottemperare la sapienza dell’Infinito con le esigenze della frammentazione che caratterizza l’esperienza terrena.

La magia è la capacità di muoversi agilmente sia nella realtà interiore che nella concretezza, senza confondere i codici dell’una con quelli dell’altra.

Il mago deve imparare a riconoscere le leggi della fisicità e a trascenderle per incontrare le dimensioni prive di tempo e di spazio.

In questo percorso, l’onnipotenza (che appartiene naturalmente all’Infinito e alla mancanza di identità) sollecita il bisogno di “accelerare i tempi” offrendo soluzioni (apparentemente) facili al desiderio di raggiungere subito i propri obiettivi.

Occorre ricordare, però, che è impossibile vivere pienamente la Totalità dentro un’identità, perché ciò che è fuori dalle coordinate dello spazio e del tempo non può circoscriversi o limitarsi.

Così, l’onnipotenza (che appartiene alla dimensione infinita) si deforma nella fisicità, trasformandosi in malvagità quando la si inserisce in contesti concreti e perciò impossibilitati a contenerla.

La magia nera è la conseguenza di un pensiero imbevuto di Totalità ma costretto dentro una dualità che non lo rispecchia perché fatta di separazione e scoperta reciproca.

La crudeltà (conseguente a questo sbaglio) confonde la parte con il Tutto e sollecita un narcisismo patologico, dando vita a tante sofferenze nella psiche come nella realtà.

Ecco perché, vivendo nel mondo delle polarità, è indispensabile riconoscere le dimensioni interiori e imparare a distinguere le leggi diverse che regolano l’esperienza fisica e la vita psichica.

I paradossi appartengono al mondo interiore.

Nella linearità della dimensione terrena: l’incontro aumenta il potere e la divisione lo diminuisce.

L’onnipotenza annienta la conoscenza reciproca dento un delirio di potere assoluto, innaturale (e perciò malato) all’interno della materialità.

Chi vuole amplificare se stesso a discapito degli altri genera molto dolore e inevitabilmente provoca gravi conseguenze nella propria esperienza evolutiva.

I maghi devono imparare a distinguere le sollecitazioni del potere senza lasciarsene sedurre, mantenendo salda la bussola del cuore.

Solo l’amore, infatti, può attraversare tutte le dimensioni.

La frammentazione e il Tutto si conciliano accogliendo gli insegnamenti del cuore.

L’unica magia in grado di compiere miracoli.

Carla Sale Musio

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Set 25 2020

AMORE O MAGIA?

Per praticare la magia bisogna sapersi muovere con disinvoltura nella dimensione affettiva.

E questo solo i maghi lo sanno fare.

Al contrario, i babbani detestano la magia e di conseguenza snobbano anche l’affettività.

I babbani sono concentrati su quello che si può vedere, toccare, misurare e monetizzare.

Per loro magia e affettività sono cose astratte, roba adatta agli sciocchi o a chi ha qualche rotella fuori posto.

Per i maghi, invece, la magia e l’affettività sono preziose.

Entrambe:

  • hanno a che fare con l’invisibile,

  • scatenano emozioni contrastanti,

  • possiedono aspetti divini e demoniaci insieme,

  • fanno paura a chi non le conosce.

Per avvicinarsi alla magia bisogna saper leggere oltre le apparenze.

E questo lo comprendono tutte le persone che hanno un cuore.

L’amore, infatti, ci costringe a guardare in profondità nelle cose.

Amore e magia camminano a braccetto.

I maghi sono quelle persone che non hanno paura dei sentimenti e si avventurano nella dimensione affettiva accettando con umiltà i limiti della logica.

Per loro la realtà è mutevole, cangiante, paradossale e imprevedibile.

Come l’amore.

La magia e la dimensione affettiva sono intrecciate.

La magia si rivela quando non si ha paura dell’affettività.

Ognuno può verificare questa affermazione.

Ma deve farlo personalmente perché l’amore non si può delegare.

I babbani faticano a comprendere le profondità dell’amore e questo fa sì che per loro i mondi magici siano impercettibili.

Credono nei trucchi e nei giochi di prestigio.

Definiscono i fenomeni magici: illusionismo, suggestioni, casualità, coincidenze e li considerano avvenimenti privi di significato.

I maghi sono quelle persone disposte ad avventurarsi lungo i sentieri invisibili dell’affettività, affrontando i pericoli dell’amore pur di sperimentarne le profondità.

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STORIE DI MAGIA E AFFETTIVITÀ

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Emilia ha un anello strano: ogni volta che lo indossa le capita qualche inconveniente.

Pensando si tratti di una sua suggestione decide di regalarlo a Martina, la figlia più piccola della sua migliore amica.

“È ancora una bambina e su di lei i miei pregiudizi non avranno effetto.”

Riflette mentre impacchetta il gioiello.

La manina di Martina è ancora piccola per portare quell’anello ma la bimba, emozionata dal regalo prezioso, lo conserva gelosamente.

Gli anni passano.

Martina diventa una donna.

L’anello adesso è perfetto ma… ogni volta che lo infila al dito qualcosa non va per il verso giusto.

Martina è sconcertata.

Tuttavia, gli eventi parlano chiaro.

Dispiaciuta e turbata si confida con sua madre.

“Ho deciso di buttar via l’anello che mi ha regalato Emilia. Ogni volta che lo metto mi succedono delle cose spiacevoli.”  

“Emilia aveva detto la stessa cosa ma io non ci ho voluto credere…”

Afferma colpita la mamma.

“Per questo ho lasciato che te lo regalasse.”

Martina spalanca gli occhi!

Allora è vero.

E senza perdere altro tempo portano insieme l’anello da un orefice per farlo fondere.

***

Rebecca è assonnata ma un brusio in cucina la sveglia.

Domani è il giorno della befana e la mamma e la zia stanno impacchettando i regalini da mettere nella calza.

Con gli occhi socchiusi Rebecca guarda l’asinello di peluche davanti al suo letto.

“Cosa mi porterà la Befana?”

Gli chiede mentalmente.

“Un paio di ciabattine rosse. Guarda…”

Risponde l’animaletto nella testa di Rebecca mentre la piccola vede con l’occhio della mente proprio le pantofoline che troverà nella calza l’indomani.

***

Viviana ha iniziato un percorso di crescita personale e per mantenere vivi in mente i suoi obiettivi indossa due braccialetti di filo al braccio sinistro: uno arancione per la creatività e uno viola per la spiritualità.

La ragazza non li toglie mai, nemmeno di notte, ma una mattina, uscendo dalla doccia, si accorge di avere indosso solo quello arancione.

Preoccupata per la perdita della sua “spiritualità” cerca il braccialetto viola dappertutto senza riuscire a trovarlo.

Infine si rassegna.

E, mentre si interroga sul significato di quella perdita, nota che al polso ha di nuovo entrambi i braccialetti.

Chissà… forse la vita ha voluto ricordarle che la spiritualità è fatta soprattutto di fiducia in qualcosa di magico e inconoscibile.

Carla Sale Musio

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Lug 29 2020

RITROVARE CHI NON HA PIÙ UN CORPO: come affrontare il dolore del lutto

La dimensione affettiva non è materiale ma è reale. L’amore è l’unica cosa che sopravvive alla morte. Cosa fare nei momenti di dolore per la perdita di una persona cara. Come ritrovare chi non ha più un corpo.

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Mar 25 2020

PARADOSSI: il linguaggio dell’infinito

L’infinito è il tutto che comprende ogni cosa.

E già questo è difficile da pensare.

Ma tollerare i paradossi è ancora più difficile.

Un paradosso è un’affermazione che asserisce e nega la stessa cosa contemporaneamente, mandando in confusione la logica e creando un fastidioso effetto di disorientamento.

Ne sono esempi le affermazioni:

  • Io sono bugiardo.

  • Sii spontaneo!

  • Questa proposizione è falsa.

Eppure…

I paradossi sono il linguaggio dell’infinito, il codice comunicativo a cui è necessario abituarsi per comprendere le leggi della Totalità.

Nel mondo della parcellizzazione e degli opposti, in cui ci muoviamo abitualmente, esistono un prima e un dopo, un davanti e un dietro, un sopra e un sotto… antitetici e contrapposti.

La dualità e il bisogno di scegliere e schierarsi fanno parte dell’esperienza terrena e servono per muoversi agilmente nel mondo della concretezza.

Ma nella Totalità le leggi sono diverse e senza l’aiuto dei paradossi è impossibile orientarsi.

La mente programmata per la fisicità fa fatica e di solito si arrende… buttando il bambino con l’acqua sporca.

L’affettività, invece, si affida a un principio più grande.

E ci permette di avvicinarci a quel Tutto senza spazio né tempo che caratterizza la dimensione immateriale.

In quella immensità priva di confini ogni cosa esiste insieme al suo contrario, non perché ci sia una contrapposizione ma semplicemente perché fa parte dell’infinito.

Si tratta di una dimensione interiore e immateriale in cui tutto e niente sono la stessa cosa, sempre e mai coesistono, ovunque e in nessun luogo convivono naturalmente.

Ci sono verità che si capiscono soltanto con il cuore, sperimentandone l’esistenza dentro di sé.

Tutto ciò che è immateriale sfugge alla logica razionale.

Quest’ultima, infatti, è uno strumento inadatto a misurare realtà differenti dalla concretezza.

Quando esploriamo la dimensione affettiva incontriamo una logica illogica perché segue le leggi dell’infinito, e dobbiamo abituarci a gestire i paradossi.

L’amore appartiene ad una dimensione immateriale.

E per questo è l’unica cosa che sopravvive alla morte del corpo fisico.

L’amore e l’affettività esistono fuori dalle coordinate della fisicità.

Parlano un linguaggio poco comprensibile per la ragione, vivono nello spazio del cuore, in una dimensione immateriale della coscienza.

In amore gli opposti convivono, i paradossi additano una realtà interiore e le polarità si annientano nella Totalità.

Per vivere appieno l’amore occorre imparare a comprendere i paradossi, ammettendo i limiti della ragione e aprendosi all’imprendibilità dei sentimenti.

Per esplorare la realtà psichica è necessario tollerare il loro effetto disorientante e accettare l’idea che tutto e il contrario di tutto possano coesistere nel mondo intimo.

La molteplicità che caratterizza la psiche ci mostra una realtà multiforme e poco comprensibile con la razionalità ma capace di conciliare quell’intreccio di concretezza e immensità che chiamiamo vita.

Carla Sale Musio

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Feb 27 2020

USCIRE DALLA POSSESSIVITÀ

Possedere è la parola d’ordine di questi tempi.

Vogliamo tante cose e ci concentriamo sui modi che ci permettono di averle.

Ma dimentichiamo che avere non è sinonimo di piacere.

La felicità non si basa sul possesso: è uno stato d’animo e scaturisce da un atteggiamento interiore.

Essere felici è un modo di essere: non dipende da quanto si ha ma da come si è. Dentro.

Prova ne siano i tanti casi di sofferenza psicologica che segnano la vita delle persone a prescindere dalla disponibilità economica e dal livello sociale raggiunto.

Sentirsi bene interiormente non è legato ai beni materiali ma al contatto intimo e profondo con la propria anima e con quel potere più grande (e incomprensibile per la ragione) che permea l’esistenza.

Esiste una dimensione affettiva, ingiustamente snobbata e derisa dalla civiltà dei consumi, che attraversa la vita rendendola ricca di significato.

Dalla consapevolezza di questa realtà immateriale dipendono il benessere interiore e la salute mentale.

Dalla sua mancanza, invece, derivano la sofferenza e quel senso di insoddisfazione che è all’origine di tante patologie psicologiche.

Possedere non garantisce la felicità.

Quello che ci fa sentire bene, realizzati e soddisfatti della vita deriva dall’espressione dei propri talenti e dalla percezione del significato profondo che sta dietro agli eventi.

La sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto è la chiave che permette di vivere una vita appagante.

A prescindere dai possedimenti materiali.

Questo non significa vivere in povertà subendo la prepotenza dei pochi che gestiscono i tanti.

Vuol dire, piuttosto, chiedersi come mai abitiamo un mondo in cui la prepotenza paga e la sensibilità viene ridicolizzata e snobbata.

E comprendere che tutto (ma proprio tutto) ha una radice nella nostra intima verità.

Anche quello che non ci piace, non approviamo e apparentemente non ci riguarda.

L’integrità è una conquista della maturità e si raggiunge accogliendo la Totalità fino a scoprirne le radici dentro di sé.

La completezza riguarda un ascolto intimo e sincero dei movimenti interiori.

Il bene non può esistere senza il male.

Gli opposti si completano e si richiamano.

Dentro e fuori di noi.

Quando ci schieriamo da una parte soltanto, inconsapevolmente alimentiamo il potere dell’altra parte, facendo crescere proprio ciò che non ci piace.

Riconoscere questo meccanismo interiore permette di evolvere gli aspetti immaturi della psiche e conduce a scoprire i doni nascosti dietro le cose che apparentemente non ci piacciono.

Nel mondo intimo tutto è energia.

Dall’ascolto di sé e dalla padronanza dei movimenti energetici emotivi prendono forma l’appagamento, la realizzazione personale e la felicità.

Sentirsi bene o sentirsi male non sono la conseguenza del possesso di oggetti di consumo sempre nuovi.

Sono un modo di essere e ascoltare la vita con pienezza e umiltà.

Uscire dalla possessività significa ritrovare le chiavi dell’interiorità e aprire le porte al proprio modo di essere al mondo.

L’autenticità è un percorso di conoscenza di sé.

L’unica strada per restituire alla vita il suo profondo significato.

Carla Sale Musio

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Feb 02 2020

TUTTE LE RELAZIONI D’AMORE

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Comunicare con chi non ha più un corpo

vademecum teorico e pratico per navigare nei mondi interiori

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Gen 16 2020

INTERPRETARE I SOGNI

Il lavoro con i sogni è una parte importante della psicoterapia e di tutti i percorsi di crescita personale.

Grazie ai sogni l’inconscio ci parla, raccontando verità che la ragione fatica ad ammettere nello stato di veglia e suggerendo soluzioni profonde ai problemi che costellano l’esistenza.

Interpretare un sogno è un compito delicato e importante che presuppone esperienza e competenza perché i significati sono strettamente intrecciati ai simbolismi individuali e agli eventi della vita di ciascuno.

Generalizzare e pretendere di circoscrivere le immagini oniriche dentro uno schema preconfezionato significa tradire la preziosità di quella comunicazione e perdere il messaggio che l’inconscio invia.

I sogni possono avere contenuti diversi e vanno esaminati caso per caso.

Ci sono sogni che raccontano paure, sogni che servono a drenare la fatica, sogni che ci rammentano i valori importanti del vivere, sogni che anticipano avvenimenti non ancora accaduti, sogni che favoriscono incontri con persone che non ci sono più, sogni che raccontano vite passate…

E l’elenco potrebbe continuare a lungo perché le comunicazioni interiori sono infinite.

Ogni sogno è un racconto personale e va inquadrato nella psiche di chi lo ha sognato.

I simbolismi generali si riferiscono agli archetipi con cui generalmente interpretiamo la realtà e sono validi solo in casi particolari che raramente riguardano i sogni e più spesso si riferiscono alle immagini interiori evocate dalle arti (teatro, poesia, letteratura, pittura, scultura…).

Quando si interpreta un sogno si utilizzano i meccanismi psicologici della condensazione e dello spostamento, individuati da Freud, e si procedere con la tecnica delle associazioni libere.

  • La condensazione fa sì che più significati vengano condensati in un’unica immagine

  • Lo spostamento permette di trasferire un significato su un’immagine che ne trasmette il messaggio in forma criptata.

  • Le associazioni libere sono i pensieri immediati e veloci associati istintivamente alle immagini del sogno.

Le associazioni libere sono uno strumento indispensabile per comprendere i sogni e per poterle interpretare deve esserci una grande confidenza tra il terapeuta e il paziente.

La spontaneità e l’immediatezza sono essenziali per centrare il senso del messaggio onirico.

E chi ha fatto il sogno deve sentirsi libero di raccontare ciò che gli viene in mente senza vergogna e senza censure.

Perché proprio in quelle associazioni si nascondono i significati più importanti.

Ogni sogno va inteso globalmente come se fosse un racconto compiuto.

Spesso ci sono temi ricorrenti, giochi di parole e un’ironia profonda e capace di mostrare un rovesciamento della realtà.

Eccovi qualche esempio:

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CONDENSAZIONE

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Cristina sogna di essere a tavola con il Papa.

Improvvisamente si apre la porta e nella sala addobbata per l’occasione entra una donna vestita in modo volgare e provocante che, incurante della solennità della situazione prende il cibo dal tavolo con le mani e lo nasconde nelle tasche.

Cristina nel sogno è molto in ansia per quella presenza inopportuna e si sveglia arrabbiata con chi le ha permesso di entrare e piena di vergona per la brutta figura che sente di aver fatto con il Papa.

***

Nel sogno il meccanismo della condensazione fa sì che il Papa rappresenti contemporaneamente la religione, il potere, la tradizione e la famiglia.

Il sogno mostra a Cristina il suo bisogno di sentirsi parte della comunità sociale da cui proviene e lo sforzo di apparire adeguata evitando di entrare in contatto con altri aspetti di sé.

La donna inopportuna racconta l’esistenza di un in conflitto interiore con principi morali, tradizionali e castranti.

In questo caso si tratta di elementi della sessualità, censurati e condannati dalla famiglia ma importanti per esprimere appieno la personalità. 

Il conflitto interiore è talmente forte da provocare il risveglio.

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SPOSTAMENTO

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Angelo sogna di litigare con il suo collega.

È arrabbiatissimo e gli rovescia addosso una valanga di insulti.

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Nel sogno il meccanismo dello spostamento permette di trasferire sull’immagine del collega vissuti che riguardano il fratello minore di Angelo (un ragazzo fragile che Angelo ha imparato da bambino a trattare con riguardo per evitare di scontentare i genitori).

In casa la mamma era sempre preoccupata per il figlio più piccolo, gracile e cagionevole di salute, e Angelo per farsi benvolere non ha mai potuto manifestare la propria gelosia.

Lo spostamento consente alle emozioni di trovare espressione ma tutela il bisogno infantile di non scontentare i grandi spostando le invettive contro una persona meno coinvolgente emotivamente.

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IRONIA

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Mariangela sogna di trovare dei soldi per strada, ma quando si ferma a raccoglierli scopre che invece si tratta di SALDI: biglietti colorati che pubblicizzano una svendita.

***

Il sogno la fa ridere per via del gioco di parole tra soldi e saldi.

L’inconscio, però, racconta in forma criptata che le cose a cui dà valore vengono svendute.

Il riferimento non è al denaro ma ai valori (l’amicizia, l’amore, la generosità, la lealtà…) e il sogno ricorda a Mariangela che i suoi valori non devono trasformarsi in SALDI.

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GLOBALITÀ

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Luca sogna di cercare disperatamente qualcosa: prima i suoi documenti, poi le scarpe, poi la valigia… gira da un luogo all’altro senza mai trovare ciò che gli serve.

E dalla casa si sposta al paese, alla nave, al supermercato… le immagini lo trasportano in luoghi improbabili… e infine si sveglia affannato e preoccupato.

***

Il sogno racconta il bisogno di esplorare il proprio mondo interiore e la fatica a soffermarsi sulle cose.

Ci sono tanti luoghi che rappresentano aspetti psicologici diversi e ci sono tanti oggetti scomparsi proprio come le emozioni che Luca nasconde a se stesso.

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Gen 09 2020

IL MONDO È FATTO MALE MA IO POSSO CAMBIARLO

La soggettività è sempre demonizzata da chi si considera razionale, concreto e con i piedi per terra.

Tuttavia pochi sanno che questo atteggiamento denota una profonda ignoranza scientifica.

Da anni la scienza studia la soggettività e afferma che la comprensione della realtà non può prescindere dalla individualità di chi la osserva.

Senza un osservatore, infatti, la realtà così come noi la percepiamo non esisterebbe.

Il mondo è soggettivo.

Lo sostengono i fisici, gli specialisti della psiche e tutti quelli che si occupano della vita e della salute (e con la soggettività devono fare i conti ogni giorno).

Credere o non credere nella soggettività è una scelta personale e come tale si basa sulle sicurezze che abbiamo bisogno di garantire a noi stessi.

La fisica moderna attribuisce alla psiche un valore sempre più determinante nella costruzione di ciò che riteniamo vero.

Chi crede ancora in una realtà separata da sé e dai propri pensieri appartiene a una categoria di persone poco aggiornate culturalmente e in difficoltà davanti alla complessità della vita, al punto da sfuggire il confronto con le nuove scoperte della scienza trincerandosi dietro un dogmatismo ormai obsoleto.

La soggettività appartiene a tutti… ma non è per tutti.

Occorrono un grande coraggio, una sconfinata curiosità e una poliedrica intelligenza per accettare la diversità di se stessi e degli altri.

Eppure… solo così è possibile comprendersi davvero.

E comprendendosi creare un mondo basato sul rispetto, sull’accoglienza e sulla verità.

Di tutti.

E non solo dei pochi che gestiscono i molti.

La soggettività è il criterio con cui compiamo le nostre scelte quotidiane, la legge che impronta ogni decisione che prendiamo, il parametro con cui l’inconscio governa la nostra realtà.

Affermarne l’inesistenza significa nascondere a se stessi un’importante strumento di conoscenza e precludersi la comprensione della verità.

La verità, infatti, è sempre soggettiva: riguarda le scelte profonde e le responsabilità che siamo disposti a prenderci.

Rifiutare la soggettività per credere a un mondo separato comporta la rinuncia alla libertà e alla possibilità di cambiare quello che non ci piace.

Scatena vissuti di impotenza, vittimismo e qualunquismo.

Consente la delega a qualcosa (o qualcuno) ritenuto più forte e perciò indiscutibile.

Annienta l’intelligenza.

E intacca l’autostima.

Riappropriarsi del potere personale e della responsabilità che ne deriva è un passo importante verso la libertà e una tappa obbligata durante il percorso della crescita psicologica.

Accogliere la soggettività è un momento delicato e difficile che permette a ciascuno di riprendere in mano le redini della realtà.

E comporta l’abbandono delle credenze infantili secondo cui c’è sempre un responsabile posto al di fuori di noi e colpevole delle disgrazie che avvelenano la vita.

Per comprendere la dimensione infinita della coscienza è necessario accogliere in sé le responsabilità che derivano dalla comprensione della soggettività e identificare i limiti e i poteri che appartengono all’individualità.

Fa parte dell’esperienza fisica sentirsi in relazione a un tutto più grande e contemporaneamente aprirsi all’accoglienza di quella totalità in se stessi.

Ce lo insegna la fisica quantistica e ce lo spiegano i testi esoterici.

Tutto è Uno.

La soggettività è quella parte di sé che legge il mondo con gli occhi della parzialità fino a comprendere che tutto è sempre un aspetto infinito dell’Infinito.

L’immaterialità della coscienza è difficile da conoscere con gli strumenti limitati della logica razionale ma si rivela alle percezioni interiori di chi ne accoglie la profondità in se stesso.

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STORIE DI IMPOTENZA E SOGGETTIVITÀ

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“Sono fatto così. Non è colpa mia. Sono stato educato così. E oggi non mi è possibile cambiare.”

Mario vorrebbe essere diverso, più aperto, più estroverso, più capace di condividere con gli altri ciò che anima il suo mondo interiore.

Ma una vergogna atavica a parlare delle emozioni lo paralizza ogni volta, mentre un mutismo indifferente e razionale s’impadronisce della sua conversazione portandolo a censurare tutto ciò che riguarda emozioni e sentimenti.

Chi gli vuol bene lo esorta a cambiare e a sforzarsi di raccontare ciò che prova.

Mario scrolla la testa e si trincera dietro al suo categorico:

“Sono fatto così!”

Che accentua la distanza fra sé e gli altri e lo avviluppa in una solitudine sempre più soffocante. 

***

Marina abita in un condominio chiassoso.

La famiglia del primo piano ha tre bambini che litigano in continuazione.

La coppia che vive di fronte non fa che organizzare cene e ricorrenze in cui si brinda, si canta e si ride fino a notte fonda.

La signora che abita sopra commina avanti e indietro con i tacchi, peggio di una macchina da scrivere!

Marina non ne può più di quei rumori e invoca la solitudine mentre studia il modo per zittire i vicini.

Non mette insieme tutto quel chiasso con il frastuono che anima il suo mondo interno.

E non ascolta la vocina interiore quando (inutilmente) cerca di riportarla sui problemi che da sempre avvelenano dentro di lei il bisogno di serenità.

Il chiasso interno con cui si estranea da sé si riflette nella realtà che percepisce.

E quel condomino rumoroso le ricorda ogni giorno la sordità con cui intimamente tratta se stessa.

***

Da quando è morto il suo compagno, Gilda non vive più.

La solitudine è diventata una presenza costante e i ricordi e i rimpianti riempiono di tristezza le giornate.

Vorrebbe ritrovarlo e condividere ancora con lui tutti i momenti della vita.

Ma non riesce a perdonare l’esistenza per quel cambiamento imprevisto e repentino.

Ha bisogno di vivere ancora l’amore e lo vuole così come era: vivo, fisico e uguale a prima.

Non accetta il cambiamento nella fisicità, non ascolta la presenza di lui che pure avverte spesso al suo fianco.

Non sopporta di doversi adattare a qualcosa che la mente non aveva previsto.

Così rifiuta la soggettività che potrebbe aiutarla a ritrovare il suo uomo anche senza più il corpo.

E aggrappata a un’oggettività tutta materiale allontana se stessa proprio da colui che cerca.

Carla Sale Musio

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