Tag Archive 'comunicare con chi non ha più un corpo'

Dic 01 2020

ONNIPOTENZA E MAGIA NERA: il terribile problema del male

I bambini arrivano da una dimensione senza spazio né tempo, fatta di totalità e completezza.

Atterranno nella vita portando con sé la percezione dell’Infinito e… diventando adulti imparano a muoversi nella fisicità.

Ecco perché nel rapporto con loro abbiamo tanto da imparare.

E da insegnare.

I codici interiori dei più piccini ci ricordano un mondo che abbiamo dimenticato per adattarci a vivere in questa nostra dimensione fatta di polarità e contrapposizioni.

Accompagnandoli nella crescita abbiamo il compito di aiutarli a comprendere le limitazioni che appartengono alla materialità.

Nel mondo della Totalità da cui provengono, tutto e niente sono la stessa cosa, destra, sinistra, sopra e sotto indicano un’unica direzione e dappertutto e in nessun luogo si equivalgono.

Per muoversi in quella realtà priva di confini occorre aprirsi all’interiorità.

Infatti, è grazie alle sensazioni interiori che possiamo spostarci nell’Infinito e incontrare le situazioni… restando fermi.

Situazioni che… sono sempre Tutto e Niente contemporaneamente.

Come si può dedurre da questa rapida descrizione, il linguaggio fatica ad esprimere le verità che appartengono al Tutto.

Le parole sono adatte a uno svolgimento lineare e non totale, esprimono il prima e dopo, il qui e laggiù che caratterizzano lo spazio e il tempo della realtà fisica.

Nella Totalità (da cui proveniamo) valgono leggi diverse da quelle della linearità, e i paradossi acquistano una validità… difficile da comprendere con la ragione.

I bambini portano con sé le verità di quei mondi (per noi adulti ormai lontani) e le applicano ingenuamente, sollecitando la nostra tenerezza insieme al bisogno di aiutarli a cimentarsi con le leggi della fisicità.

Per i piccoli l’onnipotenza è ancora una verità viva e vitale.

Nel mondo dell’Infinito, infatti, tutto e subito sono certezze assolute e ogni desiderio si realizza immediatamente perché esiste (senza identità) nella pienezza della Totalità.

Nella dimensione fisica, invece, dobbiamo imparare a muoverci dentro un’identità (circoscritta) e confrontarci con tante altre identità (altrettanto circoscritte).

Nella realtà materiale l’onnipotenza si infrange contro il bisogno di confronto.

E lo scambio diventa possibile in seguito al riconoscimento dei propri limiti e alla scoperta della condivisione e della reciprocità.

Ma le tracce di quella dimensione infinita permangono ancora a lungo nella psiche e, dopo la nascita, la maestria del vivere consiste nell’ottemperare la sapienza dell’Infinito con le esigenze della frammentazione che caratterizza l’esperienza terrena.

La magia è la capacità di muoversi agilmente sia nella realtà interiore che nella concretezza, senza confondere i codici dell’una con quelli dell’altra.

Il mago deve imparare a riconoscere le leggi della fisicità e a trascenderle per incontrare le dimensioni prive di tempo e di spazio.

In questo percorso, l’onnipotenza (che appartiene naturalmente all’Infinito e alla mancanza di identità) sollecita il bisogno di “accelerare i tempi” offrendo soluzioni (apparentemente) facili al desiderio di raggiungere subito i propri obiettivi.

Occorre ricordare, però, che è impossibile vivere pienamente la Totalità dentro un’identità, perché ciò che è fuori dalle coordinate dello spazio e del tempo non può circoscriversi o limitarsi.

Così, l’onnipotenza (che appartiene alla dimensione infinita) si deforma nella fisicità, trasformandosi in malvagità quando la si inserisce in contesti concreti e perciò impossibilitati a contenerla.

La magia nera è la conseguenza di un pensiero imbevuto di Totalità ma costretto dentro una dualità che non lo rispecchia perché fatta di separazione e scoperta reciproca.

La crudeltà (conseguente a questo sbaglio) confonde la parte con il Tutto e sollecita un narcisismo patologico, dando vita a tante sofferenze nella psiche come nella realtà.

Ecco perché, vivendo nel mondo delle polarità, è indispensabile riconoscere le dimensioni interiori e imparare a distinguere le leggi diverse che regolano l’esperienza fisica e la vita psichica.

I paradossi appartengono al mondo interiore.

Nella linearità della dimensione terrena: l’incontro aumenta il potere e la divisione lo diminuisce.

L’onnipotenza annienta la conoscenza reciproca dento un delirio di potere assoluto, innaturale (e perciò malato) all’interno della materialità.

Chi vuole amplificare se stesso a discapito degli altri genera molto dolore e inevitabilmente provoca gravi conseguenze nella propria esperienza evolutiva.

I maghi devono imparare a distinguere le sollecitazioni del potere senza lasciarsene sedurre, mantenendo salda la bussola del cuore.

Solo l’amore, infatti, può attraversare tutte le dimensioni.

La frammentazione e il Tutto si conciliano accogliendo gli insegnamenti del cuore.

L’unica magia in grado di compiere miracoli.

Carla Sale Musio

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Set 25 2020

AMORE O MAGIA?

Per praticare la magia bisogna sapersi muovere con disinvoltura nella dimensione affettiva.

E questo solo i maghi lo sanno fare.

Al contrario, i babbani detestano la magia e di conseguenza snobbano anche l’affettività.

I babbani sono concentrati su quello che si può vedere, toccare, misurare e monetizzare.

Per loro magia e affettività sono cose astratte, roba adatta agli sciocchi o a chi ha qualche rotella fuori posto.

Per i maghi, invece, la magia e l’affettività sono preziose.

Entrambe:

  • hanno a che fare con l’invisibile,

  • scatenano emozioni contrastanti,

  • possiedono aspetti divini e demoniaci insieme,

  • fanno paura a chi non le conosce.

Per avvicinarsi alla magia bisogna saper leggere oltre le apparenze.

E questo lo comprendono tutte le persone che hanno un cuore.

L’amore, infatti, ci costringe a guardare in profondità nelle cose.

Amore e magia camminano a braccetto.

I maghi sono quelle persone che non hanno paura dei sentimenti e si avventurano nella dimensione affettiva accettando con umiltà i limiti della logica.

Per loro la realtà è mutevole, cangiante, paradossale e imprevedibile.

Come l’amore.

La magia e la dimensione affettiva sono intrecciate.

La magia si rivela quando non si ha paura dell’affettività.

Ognuno può verificare questa affermazione.

Ma deve farlo personalmente perché l’amore non si può delegare.

I babbani faticano a comprendere le profondità dell’amore e questo fa sì che per loro i mondi magici siano impercettibili.

Credono nei trucchi e nei giochi di prestigio.

Definiscono i fenomeni magici: illusionismo, suggestioni, casualità, coincidenze e li considerano avvenimenti privi di significato.

I maghi sono quelle persone disposte ad avventurarsi lungo i sentieri invisibili dell’affettività, affrontando i pericoli dell’amore pur di sperimentarne le profondità.

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STORIE DI MAGIA E AFFETTIVITÀ

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Emilia ha un anello strano: ogni volta che lo indossa le capita qualche inconveniente.

Pensando si tratti di una sua suggestione decide di regalarlo a Martina, la figlia più piccola della sua migliore amica.

“È ancora una bambina e su di lei i miei pregiudizi non avranno effetto.”

Riflette mentre impacchetta il gioiello.

La manina di Martina è ancora piccola per portare quell’anello ma la bimba, emozionata dal regalo prezioso, lo conserva gelosamente.

Gli anni passano.

Martina diventa una donna.

L’anello adesso è perfetto ma… ogni volta che lo infila al dito qualcosa non va per il verso giusto.

Martina è sconcertata.

Tuttavia, gli eventi parlano chiaro.

Dispiaciuta e turbata si confida con sua madre.

“Ho deciso di buttar via l’anello che mi ha regalato Emilia. Ogni volta che lo metto mi succedono delle cose spiacevoli.”  

“Emilia aveva detto la stessa cosa ma io non ci ho voluto credere…”

Afferma colpita la mamma.

“Per questo ho lasciato che te lo regalasse.”

Martina spalanca gli occhi!

Allora è vero.

E senza perdere altro tempo portano insieme l’anello da un orefice per farlo fondere.

***

Rebecca è assonnata ma un brusio in cucina la sveglia.

Domani è il giorno della befana e la mamma e la zia stanno impacchettando i regalini da mettere nella calza.

Con gli occhi socchiusi Rebecca guarda l’asinello di peluche davanti al suo letto.

“Cosa mi porterà la Befana?”

Gli chiede mentalmente.

“Un paio di ciabattine rosse. Guarda…”

Risponde l’animaletto nella testa di Rebecca mentre la piccola vede con l’occhio della mente proprio le pantofoline che troverà nella calza l’indomani.

***

Viviana ha iniziato un percorso di crescita personale e per mantenere vivi in mente i suoi obiettivi indossa due braccialetti di filo al braccio sinistro: uno arancione per la creatività e uno viola per la spiritualità.

La ragazza non li toglie mai, nemmeno di notte, ma una mattina, uscendo dalla doccia, si accorge di avere indosso solo quello arancione.

Preoccupata per la perdita della sua “spiritualità” cerca il braccialetto viola dappertutto senza riuscire a trovarlo.

Infine si rassegna.

E, mentre si interroga sul significato di quella perdita, nota che al polso ha di nuovo entrambi i braccialetti.

Chissà… forse la vita ha voluto ricordarle che la spiritualità è fatta soprattutto di fiducia in qualcosa di magico e inconoscibile.

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Lug 29 2020

RITROVARE CHI NON HA PIÙ UN CORPO: come affrontare il dolore del lutto

La dimensione affettiva non è materiale ma è reale. L’amore è l’unica cosa che sopravvive alla morte. Cosa fare nei momenti di dolore per la perdita di una persona cara. Come ritrovare chi non ha più un corpo.

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Mar 25 2020

PARADOSSI: il linguaggio dell’infinito

L’infinito è il tutto che comprende ogni cosa.

E già questo è difficile da pensare.

Ma tollerare i paradossi è ancora più difficile.

Un paradosso è un’affermazione che asserisce e nega la stessa cosa contemporaneamente, mandando in confusione la logica e creando un fastidioso effetto di disorientamento.

Ne sono esempi le affermazioni:

  • Io sono bugiardo.

  • Sii spontaneo!

  • Questa proposizione è falsa.

Eppure…

I paradossi sono il linguaggio dell’infinito, il codice comunicativo a cui è necessario abituarsi per comprendere le leggi della Totalità.

Nel mondo della parcellizzazione e degli opposti, in cui ci muoviamo abitualmente, esistono un prima e un dopo, un davanti e un dietro, un sopra e un sotto… antitetici e contrapposti.

La dualità e il bisogno di scegliere e schierarsi fanno parte dell’esperienza terrena e servono per muoversi agilmente nel mondo della concretezza.

Ma nella Totalità le leggi sono diverse e senza l’aiuto dei paradossi è impossibile orientarsi.

La mente programmata per la fisicità fa fatica e di solito si arrende… buttando il bambino con l’acqua sporca.

L’affettività, invece, si affida a un principio più grande.

E ci permette di avvicinarci a quel Tutto senza spazio né tempo che caratterizza la dimensione immateriale.

In quella immensità priva di confini ogni cosa esiste insieme al suo contrario, non perché ci sia una contrapposizione ma semplicemente perché fa parte dell’infinito.

Si tratta di una dimensione interiore e immateriale in cui tutto e niente sono la stessa cosa, sempre e mai coesistono, ovunque e in nessun luogo convivono naturalmente.

Ci sono verità che si capiscono soltanto con il cuore, sperimentandone l’esistenza dentro di sé.

Tutto ciò che è immateriale sfugge alla logica razionale.

Quest’ultima, infatti, è uno strumento inadatto a misurare realtà differenti dalla concretezza.

Quando esploriamo la dimensione affettiva incontriamo una logica illogica perché segue le leggi dell’infinito, e dobbiamo abituarci a gestire i paradossi.

L’amore appartiene ad una dimensione immateriale.

E per questo è l’unica cosa che sopravvive alla morte del corpo fisico.

L’amore e l’affettività esistono fuori dalle coordinate della fisicità.

Parlano un linguaggio poco comprensibile per la ragione, vivono nello spazio del cuore, in una dimensione immateriale della coscienza.

In amore gli opposti convivono, i paradossi additano una realtà interiore e le polarità si annientano nella Totalità.

Per vivere appieno l’amore occorre imparare a comprendere i paradossi, ammettendo i limiti della ragione e aprendosi all’imprendibilità dei sentimenti.

Per esplorare la realtà psichica è necessario tollerare il loro effetto disorientante e accettare l’idea che tutto e il contrario di tutto possano coesistere nel mondo intimo.

La molteplicità che caratterizza la psiche ci mostra una realtà multiforme e poco comprensibile con la razionalità ma capace di conciliare quell’intreccio di concretezza e immensità che chiamiamo vita.

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Feb 27 2020

USCIRE DALLA POSSESSIVITÀ

Possedere è la parola d’ordine di questi tempi.

Vogliamo tante cose e ci concentriamo sui modi che ci permettono di averle.

Ma dimentichiamo che avere non è sinonimo di piacere.

La felicità non si basa sul possesso: è uno stato d’animo e scaturisce da un atteggiamento interiore.

Essere felici è un modo di essere: non dipende da quanto si ha ma da come si è. Dentro.

Prova ne siano i tanti casi di sofferenza psicologica che segnano la vita delle persone a prescindere dalla disponibilità economica e dal livello sociale raggiunto.

Sentirsi bene interiormente non è legato ai beni materiali ma al contatto intimo e profondo con la propria anima e con quel potere più grande (e incomprensibile per la ragione) che permea l’esistenza.

Esiste una dimensione affettiva, ingiustamente snobbata e derisa dalla civiltà dei consumi, che attraversa la vita rendendola ricca di significato.

Dalla consapevolezza di questa realtà immateriale dipendono il benessere interiore e la salute mentale.

Dalla sua mancanza, invece, derivano la sofferenza e quel senso di insoddisfazione che è all’origine di tante patologie psicologiche.

Possedere non garantisce la felicità.

Quello che ci fa sentire bene, realizzati e soddisfatti della vita deriva dall’espressione dei propri talenti e dalla percezione del significato profondo che sta dietro agli eventi.

La sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto è la chiave che permette di vivere una vita appagante.

A prescindere dai possedimenti materiali.

Questo non significa vivere in povertà subendo la prepotenza dei pochi che gestiscono i tanti.

Vuol dire, piuttosto, chiedersi come mai abitiamo un mondo in cui la prepotenza paga e la sensibilità viene ridicolizzata e snobbata.

E comprendere che tutto (ma proprio tutto) ha una radice nella nostra intima verità.

Anche quello che non ci piace, non approviamo e apparentemente non ci riguarda.

L’integrità è una conquista della maturità e si raggiunge accogliendo la Totalità fino a scoprirne le radici dentro di sé.

La completezza riguarda un ascolto intimo e sincero dei movimenti interiori.

Il bene non può esistere senza il male.

Gli opposti si completano e si richiamano.

Dentro e fuori di noi.

Quando ci schieriamo da una parte soltanto, inconsapevolmente alimentiamo il potere dell’altra parte, facendo crescere proprio ciò che non ci piace.

Riconoscere questo meccanismo interiore permette di evolvere gli aspetti immaturi della psiche e conduce a scoprire i doni nascosti dietro le cose che apparentemente non ci piacciono.

Nel mondo intimo tutto è energia.

Dall’ascolto di sé e dalla padronanza dei movimenti energetici emotivi prendono forma l’appagamento, la realizzazione personale e la felicità.

Sentirsi bene o sentirsi male non sono la conseguenza del possesso di oggetti di consumo sempre nuovi.

Sono un modo di essere e ascoltare la vita con pienezza e umiltà.

Uscire dalla possessività significa ritrovare le chiavi dell’interiorità e aprire le porte al proprio modo di essere al mondo.

L’autenticità è un percorso di conoscenza di sé.

L’unica strada per restituire alla vita il suo profondo significato.

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Feb 02 2020

TUTTE LE RELAZIONI D’AMORE

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Gen 09 2020

IL MONDO È FATTO MALE MA IO POSSO CAMBIARLO

La soggettività è sempre demonizzata da chi si considera razionale, concreto e con i piedi per terra.

Tuttavia pochi sanno che questo atteggiamento denota una profonda ignoranza scientifica.

Da anni la scienza studia la soggettività e afferma che la comprensione della realtà non può prescindere dalla individualità di chi la osserva.

Senza un osservatore, infatti, la realtà così come noi la percepiamo non esisterebbe.

Il mondo è soggettivo.

Lo sostengono i fisici, gli specialisti della psiche e tutti quelli che si occupano della vita e della salute (e con la soggettività devono fare i conti ogni giorno).

Credere o non credere nella soggettività è una scelta personale e come tale si basa sulle sicurezze che abbiamo bisogno di garantire a noi stessi.

La fisica moderna attribuisce alla psiche un valore sempre più determinante nella costruzione di ciò che riteniamo vero.

Chi crede ancora in una realtà separata da sé e dai propri pensieri appartiene a una categoria di persone poco aggiornate culturalmente e in difficoltà davanti alla complessità della vita, al punto da sfuggire il confronto con le nuove scoperte della scienza trincerandosi dietro un dogmatismo ormai obsoleto.

La soggettività appartiene a tutti… ma non è per tutti.

Occorrono un grande coraggio, una sconfinata curiosità e una poliedrica intelligenza per accettare la diversità di se stessi e degli altri.

Eppure… solo così è possibile comprendersi davvero.

E comprendendosi creare un mondo basato sul rispetto, sull’accoglienza e sulla verità.

Di tutti.

E non solo dei pochi che gestiscono i molti.

La soggettività è il criterio con cui compiamo le nostre scelte quotidiane, la legge che impronta ogni decisione che prendiamo, il parametro con cui l’inconscio governa la nostra realtà.

Affermarne l’inesistenza significa nascondere a se stessi un’importante strumento di conoscenza e precludersi la comprensione della verità.

La verità, infatti, è sempre soggettiva: riguarda le scelte profonde e le responsabilità che siamo disposti a prenderci.

Rifiutare la soggettività per credere a un mondo separato comporta la rinuncia alla libertà e alla possibilità di cambiare quello che non ci piace.

Scatena vissuti di impotenza, vittimismo e qualunquismo.

Consente la delega a qualcosa (o qualcuno) ritenuto più forte e perciò indiscutibile.

Annienta l’intelligenza.

E intacca l’autostima.

Riappropriarsi del potere personale e della responsabilità che ne deriva è un passo importante verso la libertà e una tappa obbligata durante il percorso della crescita psicologica.

Accogliere la soggettività è un momento delicato e difficile che permette a ciascuno di riprendere in mano le redini della realtà.

E comporta l’abbandono delle credenze infantili secondo cui c’è sempre un responsabile posto al di fuori di noi e colpevole delle disgrazie che avvelenano la vita.

Per comprendere la dimensione infinita della coscienza è necessario accogliere in sé le responsabilità che derivano dalla comprensione della soggettività e identificare i limiti e i poteri che appartengono all’individualità.

Fa parte dell’esperienza fisica sentirsi in relazione a un tutto più grande e contemporaneamente aprirsi all’accoglienza di quella totalità in se stessi.

Ce lo insegna la fisica quantistica e ce lo spiegano i testi esoterici.

Tutto è Uno.

La soggettività è quella parte di sé che legge il mondo con gli occhi della parzialità fino a comprendere che tutto è sempre un aspetto infinito dell’Infinito.

L’immaterialità della coscienza è difficile da conoscere con gli strumenti limitati della logica razionale ma si rivela alle percezioni interiori di chi ne accoglie la profondità in se stesso.

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STORIE DI IMPOTENZA E SOGGETTIVITÀ

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“Sono fatto così. Non è colpa mia. Sono stato educato così. E oggi non mi è possibile cambiare.”

Mario vorrebbe essere diverso, più aperto, più estroverso, più capace di condividere con gli altri ciò che anima il suo mondo interiore.

Ma una vergogna atavica a parlare delle emozioni lo paralizza ogni volta, mentre un mutismo indifferente e razionale s’impadronisce della sua conversazione portandolo a censurare tutto ciò che riguarda emozioni e sentimenti.

Chi gli vuol bene lo esorta a cambiare e a sforzarsi di raccontare ciò che prova.

Mario scrolla la testa e si trincera dietro al suo categorico:

“Sono fatto così!”

Che accentua la distanza fra sé e gli altri e lo avviluppa in una solitudine sempre più soffocante. 

***

Marina abita in un condominio chiassoso.

La famiglia del primo piano ha tre bambini che litigano in continuazione.

La coppia che vive di fronte non fa che organizzare cene e ricorrenze in cui si brinda, si canta e si ride fino a notte fonda.

La signora che abita sopra commina avanti e indietro con i tacchi, peggio di una macchina da scrivere!

Marina non ne può più di quei rumori e invoca la solitudine mentre studia il modo per zittire i vicini.

Non mette insieme tutto quel chiasso con il frastuono che anima il suo mondo interno.

E non ascolta la vocina interiore quando (inutilmente) cerca di riportarla sui problemi che da sempre avvelenano dentro di lei il bisogno di serenità.

Il chiasso interno con cui si estranea da sé si riflette nella realtà che percepisce.

E quel condomino rumoroso le ricorda ogni giorno la sordità con cui intimamente tratta se stessa.

***

Da quando è morto il suo compagno, Gilda non vive più.

La solitudine è diventata una presenza costante e i ricordi e i rimpianti riempiono di tristezza le giornate.

Vorrebbe ritrovarlo e condividere ancora con lui tutti i momenti della vita.

Ma non riesce a perdonare l’esistenza per quel cambiamento imprevisto e repentino.

Ha bisogno di vivere ancora l’amore e lo vuole così come era: vivo, fisico e uguale a prima.

Non accetta il cambiamento nella fisicità, non ascolta la presenza di lui che pure avverte spesso al suo fianco.

Non sopporta di doversi adattare a qualcosa che la mente non aveva previsto.

Così rifiuta la soggettività che potrebbe aiutarla a ritrovare il suo uomo anche senza più il corpo.

E aggrappata a un’oggettività tutta materiale allontana se stessa proprio da colui che cerca.

Carla Sale Musio

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Gen 06 2020

QUEL “SEMPRE” CARICO DI SIGNIFICATO


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Gen 03 2020

INTUIZIONI, SENSAZIONI, PARANORMALITÀ

Tante persone arrivano in terapia spaventate all’idea di poter avere delle premonizioni e di venire a conoscenza di fatti che sarebbe meglio non sapere.

Temono addirittura di poter influenzare la realtà con il proprio pensiero, causando eventi spiacevoli senza esserne coscienti.

Queste paure segnalano un conflitto tra la capacità di ascoltare le intuizioni e la pretesa (impossibile) di una razionalità onnipotente e onnisciente.

Accettare i limiti della ragione è il dilemma del secolo.

Viviamo nell’era dell’imperturbabilità, deridiamo i sentimentalismi e crediamo che il paranormale sia una truffa ai danni degli sciocchi.

Poi segretamente coltiviamo l’idea che esista una pericolosa energia distruttiva capace di agire a dispetto di ogni evidenza scientifica.

E cerchiamo di non pensarci nella speranza di schivarne le conseguenze.

Tuttavia proprio la pretesa di cancellare un problema evitando di prenderlo in considerazione scatena l’angoscia nel mondo interiore.

L’intuizione è una funzione dell’emisfero destro del cervello.

Lo stesso che presiede all’affettività, alla creatività e alle esperienze interiori.

È un modo di interpretare la vita opposto alla linearità logico matematica che caratterizza il pensiero razionale e appartiene all’emisfero sinistro del cervello (quello che viene costantemente potenziato durante la scuola dell’obbligo, fino a renderlo dominante e pericolosamente prepotente).

Ci sono uomini e donne dotati di un emisfero destro attivo e incoercibile.

Queste persone possiedono una buona capacità di usare la propria mente intuitiva e sensitiva.

Anche se spesso ne hanno paura, vittime di una cultura che (demonizzando tutto ciò che non si può monetizzare) ha reso inutile anche l’amore.

I sentimenti, l’intuizione e la sensitività appartengono a una stessa matrice percettiva: sono funzioni dell’emisfero destro del cervello e permettono una comprensione della realtà basata sulla sintesi e sull’ascolto del mondo intimo.

Sono le fondamenta dell’empatia, della fratellanza e della solidarietà.

La civiltà dei consumi (che di civile ormai non ha più niente) le ha demonizzate e screditate a vantaggio dell’egoismo, dell’individualismo e dell’indifferenza.

Indispensabili a tenere in piedi gli interessi economici e la ricchezza di pochi a discapito di molti.

Per vendere tanto bisogna che qualcuno compri tanto, senza preoccuparsi dei modi più o meno etici con cui si ottengono i prodotti.

L’omologazione e l’adesione incondizionata alle leggi del mercato sono gli strumenti che garantiscono le vendite, la bibbia del consumatore perfetto.

Il commercio è basato su una pubblicità ingannevole e qualunquista, volta a rendere indispensabili cose che invece non lo sono.

Nascono così la necessità di credere solo a ciò che si può toccare (e quindi monetizzare) e il dogmatismo della razionalità secondo cui due più due fa sempre quattro!

Tuttavia, in amore due più due può portare anche a risultati diversi da quattro, perché ciò che sentiamo dentro amplifica le percezioni fino a renderci partecipi dei vissuti degli altri.

E questo si traduce in una matematica interiore che moltiplica la solidarietà ben oltre i numeri, le possibilità e la logica.

L’amore sa fare i miracoli.

Lo sanno bene tutti quelli che lo hanno vissuto.

Ascoltare le proprie intuizioni permette di accedere a un sapere che forse non è logico, ma è reale e trova le sue conferme nelle evidenze che costellano le esperienze quotidiane.

La scienza studia queste potenzialità in segreto e non diffonde i risultati che ottiene perché è al servizio di interessi di potere, militari ed economici, che traggono vantaggio nel mantenerci ignari delle possibilità alla portata di tutti e a costo zero.

L’intuizione, la sensitività e tutte le potenzialità definite paranormali riguardano fenomeni molto normali da cui tutti possono attingere strumenti per vivere la vita con più leggerezza.

L’emisfero destro del cervello bilancia le caratteristiche dell’emisfero sinistro e aggiunge nuove possibilità per risolvere i problemi di sempre, proprio come la mano sinistra completa le performance della destra, la gamba sinistra insieme a quella destra sostiene l’equilibrio e l’occhio sinistro permette la profondità della visione insieme all’occhio destro.

Escludere la conoscenza di queste potenzialità significa privarsi di tante risorse spesso indispensabili per affrontare la vita.

Ma quali sono queste risorse?

La percezione paranormale della realtà abilita il contatto con una conoscenza non lineare, cioè priva delle coordinate spazio temporali che utilizziamo abitualmente.

Vuol dire che possiamo sapere delle cose anche senza sapere come e perché le sappiamo, attingendo la conoscenza direttamente da un inconscio collettivo invece che utilizzare la deduzione, il ragionamento lineare e i meccanismi di causa ed effetto (se prima… allora dopo…).

Seguire il proprio sesto senso permette di facilitarsi la vita, evitando tante piccole e grandi difficoltà.

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STORIE DI INTUIZIONE E SESTO SENSO

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Per fare un po’ di palestra e capire in pratica come funzionano le cose, Mario decide di partecipare a un concorso per 2 posti di psicologo indetto dalla ASL della sua zona.

E naturalmente iscrive anche la collega con cui ha studiato durante tutto il corso di laurea, Tiziana.

I partecipanti sono più di 500 e mancano pochi giorni alla prima prova perciò Tiziana cade dalle nuvole e accoglie la notizia con un uragano di proteste:

“Tu devi essere pazzo! Non ce la faremo mai a preparare il concorso in una settimana!!!”

Ma Mario è inamovibile nelle sue decisioni:

“Proviamo e vediamo sul campo cosa è richiesto e come si fa. Così al prossimo concorso nessuno ci potrà fermare”.

Sostiene con determinazione.

Solidale, Tiziana si rassegna a partecipare e il giorno del concorso si affida al sesto senso!

Invece di approfondire il tema richiesto (di cui sa poco o nulla) decide di citare in forma sintetica tutti gli approcci studiati all’università che trattano l’argomento.

In questo modo non presenterà il compito in bianco e potrà evitare di dilungarsi sui tanti aspetti che non ha ripassato.

Mario, invece, consegna quasi subito e se ne va.  

Dopo qualche tempo le informazioni trapelano.

Ed ecco la sorpresa!

Il criterio scelto dalla commissione per selezionare i concorrenti non è la conoscenza dell’argomento con i suoi relativi approfondimenti (come si aspettavano tutti) bensì la capacità di menzionare il maggior numero di scuole che se ne sono occupate.

Tiziana è in testa alla classifica della prima prova.

Certo, dovrà prepararsi approfonditamente per la prossima selezione.

Ma grazie alla sua intuizione è stata ammessa.

***

Marina quando deve fare acquisti lascia agire l’immaginazione.

E, qualche tempo prima di uscire a cercare l’oggetto che le serve, immagina ad uno ad uno i luoghi dove potrebbe trovarlo.

Mentre li visualizza ascolta le proprie sensazioni.

Per qualcuno avverte un senso di noia, per altri insofferenza o fatica.

Quasi sempre, però, ce n’è uno che le trasmette uno stato di soddisfazione e di entusiasmo.

È lì che si reca a colpo sicuro per comprare quello che cerca.

E quasi mai rimane delusa.

“L’ intuizione mi aiuta e ho imparato a fidarmi di ciò che suggerisce.  Non solo quando devo trovare qualcosa che mi serve ma un po’ in tutte le situazioni”

Afferma soddisfatta.

***

Per paura di incappare nelle innumerevoli vendite telefoniche, Matteo ha smesso di rispondere ai numeri che non conosce.

Oggi, però, lo squillo del telefono evoca una sensazione familiare e d’istinto vorrebbe prendere la chiamata.

Tuttavia si trattiene.

Mentre il cellulare continua a suonare, la ragione gli dice che si tratta dell’ennesima richiesta inopportuna di qualche call center a caccia di clienti.

Il trillo del telefonino finalmente smette.

Matteo fissa lo schermo per un po’.

Poi d’impulso, sentendosi uno sciocco, richiama quel numero.

E dall’altra parte risponde… Alessandra!

Un’amica che non vede da diverso tempo.

“Ciao Matteo!! Che piacere sentirti!! Volevo darti il mio nuovo numero e approfittarne per fare due chiacchiere con te. È tanto che non ci vediamo e mi stai mancando.”

Carla Sale Musio

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Nov 04 2019

CONSAPEVOLEZZA O COSCIENZA?

La parola coscienza ha tante accezioni diverse e questo rende difficile comprendere il valore della Totalità che, invece, la caratterizza nel suo significato più profondo e più ampio.

La coscienza è il Tutto da cui prende forma la vita, ma… il linguaggio che adoperiamo sembra studiato apposta per nascondere questa verità.

Quando il termine coscienza diventa sinonimo di consapevolezza si perde la percezione della sua immensità.

Ciò di cui siamo consapevoli, infatti, è soltanto una piccola parte della realtà.

La consapevolezza definisce ciò che sappiamo, le cose di cui abbiamo fatto esperienza, la percezione che permette di muoversi con sicurezza nel mondo.

Mentre la coscienza indica qualcosa di più vasto e profondo della nostra comprensione intellettuale, qualcosa che si estende fino a includere tutto l’esistente: ciò che sappiamo insieme a ciò che la ragione non riesce a padroneggiare.

Oltre i confini della mente, la coscienza ci addita quelle verità che possiamo sentire soltanto in noi stessi, perché non fanno parte della concretezza ma esistono in una dimensione affettiva che compenetra la materialità e la trascende.

La coscienza attraversa la fisicità e la oltrepassa.

Tuttavia, è difficile aprirsi alla sua vastità senza prima aver compreso l’importanza della percezione interiore.

È lì, infatti, che possiamo incontrare la coscienza e imparare a riconoscere il suo potere creativo.

I miracoli appartengono alla coscienza, lo stupore appartiene alla coscienza, l’intuizione appartiene alla coscienza, l’amore (quello vero) appartiene alla coscienza… perché la coscienza impregna la materialità di sensibilità e risuona nel mondo interno di ciascuno, segnalando il valore di ciò che non si può toccare, misurare, pesare (… ma è capace di rendere la vita un’esperienza degna di essere vissuta).

La consapevolezza è soltanto una piccola parte della coscienza.

Oltre i limiti della fisicità esiste il mondo impalpabile della dimensione affettiva.

Qualcosa che la mente può intuire ma non riesce a spiegare, proprio perché prende forma in una realtà intima, diversa dalle coordinate spazio temporali in cui la ragione si muove abitualmente.

La dimensione affettiva esiste senza tempo e senza spazio, e segue le leggi dei paradossi e della Totalità.

Nel mondo dei sentimenti le cose sono sempre Tutto: fatte di bianco e nero, buono e cattivo, giusto e ingiusto… insieme.

Più diamo e più abbiamo, più impariamo e meno sappiamo, più amiamo e più diventiamo una cosa sola con tutto ciò che è.

Quel Tutto (completo, infinito e sempre in espansione) è la coscienza.

Il grande enigma che la mente non riesce a tollerare e il cuore riconosce d’istinto.

Proprio come gli animali ritrovano la strada di casa.

Carla Sale Musio

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