Tag Archive 'comunicare con chi non ha più un corpo'

Feb 02 2020

TUTTE LE RELAZIONI D’AMORE

Leggi il libro:

Comunicare con chi non ha più un corpo

vademecum teorico e pratico per navigare nei mondi interiori

anche in formato ebook

No responses yet

Gen 09 2020

IL MONDO È FATTO MALE MA IO POSSO CAMBIARLO

La soggettività è sempre demonizzata da chi si considera razionale, concreto e con i piedi per terra.

Tuttavia pochi sanno che questo atteggiamento denota una profonda ignoranza scientifica.

Da anni la scienza studia la soggettività e afferma che la comprensione della realtà non può prescindere dalla individualità di chi la osserva.

Senza un osservatore, infatti, la realtà così come noi la percepiamo non esisterebbe.

Il mondo è soggettivo.

Lo sostengono i fisici, gli specialisti della psiche e tutti quelli che si occupano della vita e della salute (e con la soggettività devono fare i conti ogni giorno).

Credere o non credere nella soggettività è una scelta personale e come tale si basa sulle sicurezze che abbiamo bisogno di garantire a noi stessi.

La fisica moderna attribuisce alla psiche un valore sempre più determinante nella costruzione di ciò che riteniamo vero.

Chi crede ancora in una realtà separata da sé e dai propri pensieri appartiene a una categoria di persone poco aggiornate culturalmente e in difficoltà davanti alla complessità della vita, al punto da sfuggire il confronto con le nuove scoperte della scienza trincerandosi dietro un dogmatismo ormai obsoleto.

La soggettività appartiene a tutti… ma non è per tutti.

Occorrono un grande coraggio, una sconfinata curiosità e una poliedrica intelligenza per accettare la diversità di se stessi e degli altri.

Eppure… solo così è possibile comprendersi davvero.

E comprendendosi creare un mondo basato sul rispetto, sull’accoglienza e sulla verità.

Di tutti.

E non solo dei pochi che gestiscono i molti.

La soggettività è il criterio con cui compiamo le nostre scelte quotidiane, la legge che impronta ogni decisione che prendiamo, il parametro con cui l’inconscio governa la nostra realtà.

Affermarne l’inesistenza significa nascondere a se stessi un’importante strumento di conoscenza e precludersi la comprensione della verità.

La verità, infatti, è sempre soggettiva: riguarda le scelte profonde e le responsabilità che siamo disposti a prenderci.

Rifiutare la soggettività per credere a un mondo separato comporta la rinuncia alla libertà e alla possibilità di cambiare quello che non ci piace.

Scatena vissuti di impotenza, vittimismo e qualunquismo.

Consente la delega a qualcosa (o qualcuno) ritenuto più forte e perciò indiscutibile.

Annienta l’intelligenza.

E intacca l’autostima.

Riappropriarsi del potere personale e della responsabilità che ne deriva è un passo importante verso la libertà e una tappa obbligata durante il percorso della crescita psicologica.

Accogliere la soggettività è un momento delicato e difficile che permette a ciascuno di riprendere in mano le redini della realtà.

E comporta l’abbandono delle credenze infantili secondo cui c’è sempre un responsabile posto al di fuori di noi e colpevole delle disgrazie che avvelenano la vita.

Per comprendere la dimensione infinita della coscienza è necessario accogliere in sé le responsabilità che derivano dalla comprensione della soggettività e identificare i limiti e i poteri che appartengono all’individualità.

Fa parte dell’esperienza fisica sentirsi in relazione a un tutto più grande e contemporaneamente aprirsi all’accoglienza di quella totalità in se stessi.

Ce lo insegna la fisica quantistica e ce lo spiegano i testi esoterici.

Tutto è Uno.

La soggettività è quella parte di sé che legge il mondo con gli occhi della parzialità fino a comprendere che tutto è sempre un aspetto infinito dell’Infinito.

L’immaterialità della coscienza è difficile da conoscere con gli strumenti limitati della logica razionale ma si rivela alle percezioni interiori di chi ne accoglie la profondità in se stesso.

.

STORIE DI IMPOTENZA E SOGGETTIVITÀ

.

“Sono fatto così. Non è colpa mia. Sono stato educato così. E oggi non mi è possibile cambiare.”

Mario vorrebbe essere diverso, più aperto, più estroverso, più capace di condividere con gli altri ciò che anima il suo mondo interiore.

Ma una vergogna atavica a parlare delle emozioni lo paralizza ogni volta, mentre un mutismo indifferente e razionale s’impadronisce della sua conversazione portandolo a censurare tutto ciò che riguarda emozioni e sentimenti.

Chi gli vuol bene lo esorta a cambiare e a sforzarsi di raccontare ciò che prova.

Mario scrolla la testa e si trincera dietro al suo categorico:

“Sono fatto così!”

Che accentua la distanza fra sé e gli altri e lo avviluppa in una solitudine sempre più soffocante. 

***

Marina abita in un condominio chiassoso.

La famiglia del primo piano ha tre bambini che litigano in continuazione.

La coppia che vive di fronte non fa che organizzare cene e ricorrenze in cui si brinda, si canta e si ride fino a notte fonda.

La signora che abita sopra commina avanti e indietro con i tacchi, peggio di una macchina da scrivere!

Marina non ne può più di quei rumori e invoca la solitudine mentre studia il modo per zittire i vicini.

Non mette insieme tutto quel chiasso con il frastuono che anima il suo mondo interno.

E non ascolta la vocina interiore quando (inutilmente) cerca di riportarla sui problemi che da sempre avvelenano dentro di lei il bisogno di serenità.

Il chiasso interno con cui si estranea da sé si riflette nella realtà che percepisce.

E quel condomino rumoroso le ricorda ogni giorno la sordità con cui intimamente tratta se stessa.

***

Da quando è morto il suo compagno, Gilda non vive più.

La solitudine è diventata una presenza costante e i ricordi e i rimpianti riempiono di tristezza le giornate.

Vorrebbe ritrovarlo e condividere ancora con lui tutti i momenti della vita.

Ma non riesce a perdonare l’esistenza per quel cambiamento imprevisto e repentino.

Ha bisogno di vivere ancora l’amore e lo vuole così come era: vivo, fisico e uguale a prima.

Non accetta il cambiamento nella fisicità, non ascolta la presenza di lui che pure avverte spesso al suo fianco.

Non sopporta di doversi adattare a qualcosa che la mente non aveva previsto.

Così rifiuta la soggettività che potrebbe aiutarla a ritrovare il suo uomo anche senza più il corpo.

E aggrappata a un’oggettività tutta materiale allontana se stessa proprio da colui che cerca.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

No responses yet

Gen 06 2020

QUEL “SEMPRE” CARICO DI SIGNIFICATO


Leggi il libro:

Comunicare con chi non ha più un corpo

vademecum teorico e pratico per navigare nei mondi interiori

anche in formato ebook

No responses yet

Gen 03 2020

INTUIZIONI, SENSAZIONI, PARANORMALITÀ

Tante persone arrivano in terapia spaventate all’idea di poter avere delle premonizioni e di venire a conoscenza di fatti che sarebbe meglio non sapere.

Temono addirittura di poter influenzare la realtà con il proprio pensiero, causando eventi spiacevoli senza esserne coscienti.

Queste paure segnalano un conflitto tra la capacità di ascoltare le intuizioni e la pretesa (impossibile) di una razionalità onnipotente e onnisciente.

Accettare i limiti della ragione è il dilemma del secolo.

Viviamo nell’era dell’imperturbabilità, deridiamo i sentimentalismi e crediamo che il paranormale sia una truffa ai danni degli sciocchi.

Poi segretamente coltiviamo l’idea che esista una pericolosa energia distruttiva capace di agire a dispetto di ogni evidenza scientifica.

E cerchiamo di non pensarci nella speranza di schivarne le conseguenze.

Tuttavia proprio la pretesa di cancellare un problema evitando di prenderlo in considerazione scatena l’angoscia nel mondo interiore.

L’intuizione è una funzione dell’emisfero destro del cervello.

Lo stesso che presiede all’affettività, alla creatività e alle esperienze interiori.

È un modo di interpretare la vita opposto alla linearità logico matematica che caratterizza il pensiero razionale e appartiene all’emisfero sinistro del cervello (quello che viene costantemente potenziato durante la scuola dell’obbligo, fino a renderlo dominante e pericolosamente prepotente).

Ci sono uomini e donne dotati di un emisfero destro attivo e incoercibile.

Queste persone possiedono una buona capacità di usare la propria mente intuitiva e sensitiva.

Anche se spesso ne hanno paura, vittime di una cultura che (demonizzando tutto ciò che non si può monetizzare) ha reso inutile anche l’amore.

I sentimenti, l’intuizione e la sensitività appartengono a una stessa matrice percettiva: sono funzioni dell’emisfero destro del cervello e permettono una comprensione della realtà basata sulla sintesi e sull’ascolto del mondo intimo.

Sono le fondamenta dell’empatia, della fratellanza e della solidarietà.

La civiltà dei consumi (che di civile ormai non ha più niente) le ha demonizzate e screditate a vantaggio dell’egoismo, dell’individualismo e dell’indifferenza.

Indispensabili a tenere in piedi gli interessi economici e la ricchezza di pochi a discapito di molti.

Per vendere tanto bisogna che qualcuno compri tanto, senza preoccuparsi dei modi più o meno etici con cui si ottengono i prodotti.

L’omologazione e l’adesione incondizionata alle leggi del mercato sono gli strumenti che garantiscono le vendite, la bibbia del consumatore perfetto.

Il commercio è basato su una pubblicità ingannevole e qualunquista, volta a rendere indispensabili cose che invece non lo sono.

Nascono così la necessità di credere solo a ciò che si può toccare (e quindi monetizzare) e il dogmatismo della razionalità secondo cui due più due fa sempre quattro!

Tuttavia, in amore due più due può portare anche a risultati diversi da quattro, perché ciò che sentiamo dentro amplifica le percezioni fino a renderci partecipi dei vissuti degli altri.

E questo si traduce in una matematica interiore che moltiplica la solidarietà ben oltre i numeri, le possibilità e la logica.

L’amore sa fare i miracoli.

Lo sanno bene tutti quelli che lo hanno vissuto.

Ascoltare le proprie intuizioni permette di accedere a un sapere che forse non è logico, ma è reale e trova le sue conferme nelle evidenze che costellano le esperienze quotidiane.

La scienza studia queste potenzialità in segreto e non diffonde i risultati che ottiene perché è al servizio di interessi di potere, militari ed economici, che traggono vantaggio nel mantenerci ignari delle possibilità alla portata di tutti e a costo zero.

L’intuizione, la sensitività e tutte le potenzialità definite paranormali riguardano fenomeni molto normali da cui tutti possono attingere strumenti per vivere la vita con più leggerezza.

L’emisfero destro del cervello bilancia le caratteristiche dell’emisfero sinistro e aggiunge nuove possibilità per risolvere i problemi di sempre, proprio come la mano sinistra completa le performance della destra, la gamba sinistra insieme a quella destra sostiene l’equilibrio e l’occhio sinistro permette la profondità della visione insieme all’occhio destro.

Escludere la conoscenza di queste potenzialità significa privarsi di tante risorse spesso indispensabili per affrontare la vita.

Ma quali sono queste risorse?

La percezione paranormale della realtà abilita il contatto con una conoscenza non lineare, cioè priva delle coordinate spazio temporali che utilizziamo abitualmente.

Vuol dire che possiamo sapere delle cose anche senza sapere come e perché le sappiamo, attingendo la conoscenza direttamente da un inconscio collettivo invece che utilizzare la deduzione, il ragionamento lineare e i meccanismi di causa ed effetto (se prima… allora dopo…).

Seguire il proprio sesto senso permette di facilitarsi la vita, evitando tante piccole e grandi difficoltà.

.

STORIE DI INTUIZIONE E SESTO SENSO

.

Per fare un po’ di palestra e capire in pratica come funzionano le cose, Mario decide di partecipare a un concorso per 2 posti di psicologo indetto dalla ASL della sua zona.

E naturalmente iscrive anche la collega con cui ha studiato durante tutto il corso di laurea, Tiziana.

I partecipanti sono più di 500 e mancano pochi giorni alla prima prova perciò Tiziana cade dalle nuvole e accoglie la notizia con un uragano di proteste:

“Tu devi essere pazzo! Non ce la faremo mai a preparare il concorso in una settimana!!!”

Ma Mario è inamovibile nelle sue decisioni:

“Proviamo e vediamo sul campo cosa è richiesto e come si fa. Così al prossimo concorso nessuno ci potrà fermare”.

Sostiene con determinazione.

Solidale, Tiziana si rassegna a partecipare e il giorno del concorso si affida al sesto senso!

Invece di approfondire il tema richiesto (di cui sa poco o nulla) decide di citare in forma sintetica tutti gli approcci studiati all’università che trattano l’argomento.

In questo modo non presenterà il compito in bianco e potrà evitare di dilungarsi sui tanti aspetti che non ha ripassato.

Mario, invece, consegna quasi subito e se ne va.  

Dopo qualche tempo le informazioni trapelano.

Ed ecco la sorpresa!

Il criterio scelto dalla commissione per selezionare i concorrenti non è la conoscenza dell’argomento con i suoi relativi approfondimenti (come si aspettavano tutti) bensì la capacità di menzionare il maggior numero di scuole che se ne sono occupate.

Tiziana è in testa alla classifica della prima prova.

Certo, dovrà prepararsi approfonditamente per la prossima selezione.

Ma grazie alla sua intuizione è stata ammessa.

***

Marina quando deve fare acquisti lascia agire l’immaginazione.

E, qualche tempo prima di uscire a cercare l’oggetto che le serve, immagina ad uno ad uno i luoghi dove potrebbe trovarlo.

Mentre li visualizza ascolta le proprie sensazioni.

Per qualcuno avverte un senso di noia, per altri insofferenza o fatica.

Quasi sempre, però, ce n’è uno che le trasmette uno stato di soddisfazione e di entusiasmo.

È lì che si reca a colpo sicuro per comprare quello che cerca.

E quasi mai rimane delusa.

“L’ intuizione mi aiuta e ho imparato a fidarmi di ciò che suggerisce.  Non solo quando devo trovare qualcosa che mi serve ma un po’ in tutte le situazioni”

Afferma soddisfatta.

***

Per paura di incappare nelle innumerevoli vendite telefoniche, Matteo ha smesso di rispondere ai numeri che non conosce.

Oggi, però, lo squillo del telefono evoca una sensazione familiare e d’istinto vorrebbe prendere la chiamata.

Tuttavia si trattiene.

Mentre il cellulare continua a suonare, la ragione gli dice che si tratta dell’ennesima richiesta inopportuna di qualche call center a caccia di clienti.

Il trillo del telefonino finalmente smette.

Matteo fissa lo schermo per un po’.

Poi d’impulso, sentendosi uno sciocco, richiama quel numero.

E dall’altra parte risponde… Alessandra!

Un’amica che non vede da diverso tempo.

“Ciao Matteo!! Che piacere sentirti!! Volevo darti il mio nuovo numero e approfittarne per fare due chiacchiere con te. È tanto che non ci vediamo e mi stai mancando.”

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

No responses yet

Nov 04 2019

CONSAPEVOLEZZA O COSCIENZA?

La parola coscienza ha tante accezioni diverse e questo rende difficile comprendere il valore della Totalità che, invece, la caratterizza nel suo significato più profondo e più ampio.

La coscienza è il Tutto da cui prende forma la vita, ma… il linguaggio che adoperiamo sembra studiato apposta per nascondere questa verità.

Quando il termine coscienza diventa sinonimo di consapevolezza si perde la percezione della sua immensità.

Ciò di cui siamo consapevoli, infatti, è soltanto una piccola parte della realtà.

La consapevolezza definisce ciò che sappiamo, le cose di cui abbiamo fatto esperienza, la percezione che permette di muoversi con sicurezza nel mondo.

Mentre la coscienza indica qualcosa di più vasto e profondo della nostra comprensione intellettuale, qualcosa che si estende fino a includere tutto l’esistente: ciò che sappiamo insieme a ciò che la ragione non riesce a padroneggiare.

Oltre i confini della mente, la coscienza ci addita quelle verità che possiamo sentire soltanto in noi stessi, perché non fanno parte della concretezza ma esistono in una dimensione affettiva che compenetra la materialità e la trascende.

La coscienza attraversa la fisicità e la oltrepassa.

Tuttavia, è difficile aprirsi alla sua vastità senza prima aver compreso l’importanza della percezione interiore.

È lì, infatti, che possiamo incontrare la coscienza e imparare a riconoscere il suo potere creativo.

I miracoli appartengono alla coscienza, lo stupore appartiene alla coscienza, l’intuizione appartiene alla coscienza, l’amore (quello vero) appartiene alla coscienza… perché la coscienza impregna la materialità di sensibilità e risuona nel mondo interno di ciascuno, segnalando il valore di ciò che non si può toccare, misurare, pesare (… ma è capace di rendere la vita un’esperienza degna di essere vissuta).

La consapevolezza è soltanto una piccola parte della coscienza.

Oltre i limiti della fisicità esiste il mondo impalpabile della dimensione affettiva.

Qualcosa che la mente può intuire ma non riesce a spiegare, proprio perché prende forma in una realtà intima, diversa dalle coordinate spazio temporali in cui la ragione si muove abitualmente.

La dimensione affettiva esiste senza tempo e senza spazio, e segue le leggi dei paradossi e della Totalità.

Nel mondo dei sentimenti le cose sono sempre Tutto: fatte di bianco e nero, buono e cattivo, giusto e ingiusto… insieme.

Più diamo e più abbiamo, più impariamo e meno sappiamo, più amiamo e più diventiamo una cosa sola con tutto ciò che è.

Quel Tutto (completo, infinito e sempre in espansione) è la coscienza.

Il grande enigma che la mente non riesce a tollerare e il cuore riconosce d’istinto.

Proprio come gli animali ritrovano la strada di casa.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

One response so far

Ott 10 2019

PAURA DELLA MORTE E PSICOTERAPIA

La paura della morte è la più grande di tutte le paure.

Il mostro che occhieggia dietro ogni difficoltà psicologica, ogni attacco di panico, ogni fobia, ogni depressione…

La paura della morte non è la paura di morire.

Morire (a volte) può apparire una liberazione, la soluzione magica capace di mettere fine a tutti i problemi.

La paura della morte è la paura dell’ignoto, della trasformazione che inghiotte le certezze e cambia i parametri della vita.

Questa paura inconfessabile si nasconde dietro a tante difficoltà emotive ed è saldamente intrecciata alla paura di vivere.

Infatti: la paura della morte annichilisce la vita.

Vivere significa perdere le proprie sicurezze, avventurarsi in una dimensione della realtà ancora sconosciuta.

E affidarsi a qualcosa di più grande.

Qualcosa che rivela aspetti nuovi e ci costringe a cambiare.

Qualcosa che va oltre la ragione, la prevedibilità e l’abitudine.

Sfuggire il confronto con questa imprevedibilità significa spegnersi, smarrire il senso della propria esistenza.

Eppure…

Quasi sempre finiamo per chiamare vita la sicurezza che deriva delle abitudini, dimenticando il valore della trasformazione. 

Affrontare l’ignoto ci terrorizza.

Evitiamo di pensarci, sforzandoci di credere che non ci sarà mai una fine e tutto potrà continuare immutabile nel tempo.

Tuttavia, dal primo giorno di vita cominciano i cambiamenti: cambiamo fisicamente, interiormente, socialmente, professionalmente, emotivamente…

L’esistenza si dispiega tra scelte e imprevisti, dipingendo nel tempo un disegno preciso e mostrandoci l’essenza del vivere, la nostra intima e personale verità.

La paura della morte è la paura di guardare in faccia la propria vita, accogliendo il significato di ogni cambiamento e aprendo il cuore alle profondità che scaturiscono dall’esperienza.

Ci spaventa l’idea di perdere il controllo, di non poter pianificare, anticipare, prevedere… niente.

Preferiamo convincere noi stessi che la morte sia la fine di tutto e oltre le sponde del nostro sapere collaudato non esista altro, coltivando la certezza che con la perdita del corpo ogni cosa sparisca inghiottita dal nulla. 

Ma proprio questa convinzione genera la paura, alimentando le radici di tante sofferenze psicologiche.

Viviamo in un mondo dove tutto è in evoluzione.

Siamo abituati a considerare naturali e inevitabili i cambiamenti.

Pretendere che la vita finisca di colpo, senza continuità e senza lasciare tracce, ci sgomenta facendoci sentire soli, angosciati e impotenti.

Qualcosa in fondo all’anima si ribella.

E rivendica il diritto all’immortalità.

La dimensione interiore non è concreta.

Esiste in uno spazio privo di confini e delle coordinate che caratterizzano la fisicità.

Si muove fuori dal tempo e dallo spazio.

La paura della morte è legata alla paura di affrontare l’imprendibilità del mondo affettivo.

Per questo ci sgomenta.

Quando trascorriamo la vita costruendo una fortezza intorno alla sensibilità, la concretezza ci travolge e la scoperta di una dimensione che non si può toccare ci trova inermi, incapaci di abbandonare quella materialità tanto idolatrata da essere diventata l’unica verità possibile.

Affrontare la paura della morte è un passaggio inevitabile durante la psicoterapia.

E per poterlo attraversare è indispensabile che il terapeuta abbia affrontato a sua volta la stessa tematica.

Per accogliere questi argomenti, infatti, è indispensabile lasciare emergere le proprie angosce in modo da riconoscerle e potersi aprire ai vissuti dei pazienti senza che queste interferiscano.

Un terapeuta timoroso di affrontare in se stesso quella stessa paura non può essere d’aiuto.

Il rischio è che si finisca per insabbiare i discorsi, lasciando ai pazienti la convinzione che non sia possibile accogliere un’angoscia tanto profonda.

La paura della morte è una paura che non può trovare soluzioni definitive, ma evolve verso un’accettazione sempre maggiore dell’incapacità a risolvere (con la logica) gli enigmi interiori.

Dall’accoglienza di una dimensione più grande della ragione e dall’accettazione dei propri limiti prende forma l’umiltà necessaria a sostenere la totalità del vivere e del morire, e la possibilità di aiutare se stessi e gli altri nell’evoluzione interiore.

Come un potente maestro zen, la paura della morte ci insegna a esistere con rispetto: forti della nostra debolezza, attenti ai valori della trasformazione, fiduciosi che la vita non tradisce se stessa e l’unico nemico di cui aver timore è soltanto la presunzione che alberga nei nostri cuori.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

No responses yet

Set 01 2019

INCONSCIO E COSCIENZA: diversi o uguali?

Quando si parla di inconscio e di coscienza si tende a fare una grande confusione.

La parola coscienza assume significati diversi a seconda del contesto in cui è inserita.

E questo genera non pochi fraintendimenti.

Coscienza è sinonimo di consapevolezza, rappresenta l’etica e la morale, i valori personali che muovono le azioni di ciascuno, lo stato vigile della veglia, il principio creativo che genera la realtà e la vita.

È interessante notare come una sola parola condensi tanti concetti diversi.

Se il linguaggio esprime le peculiarità di una cultura… qui è evidente la scarsa considerazione che la nostra società attribuisce al mondo interiore.

L’indifferenza per i valori profondi è l’origine di molte sofferenze psicologiche e la matrice dell’analfabetismo affettivo che ammala l’umanità.

La coscienza dovrebbe essere l’opposto dell’inconscio.

Infatti, definiamo inconscio tutto ciò che esiste sotto la soglia della consapevolezza.

Tuttavia, la coscienza è uno stato dell’essere che ci permette di osservare la vita da un punto di vista neutrale, posto al di fuori delle emozioni e dei conflitti che animano la vita intima.

In questo caso la coscienza rappresenta quella sensazione di esistere che ci accompagna costantemente, istante dopo istante.

Il biocentrismo afferma che la coscienza è il principio e la fine di tutte le cose, la possibilità di esperire la vita in ogni sua forma, ciò che genera la realtà così come la conosciamo.

Ma è posta al di fuori delle coordinate spazio temporali (in una dimensione che comprende la materialità e la trascende).

.

“Quello che noi percepiamo come realtà è un processo che coinvolge la nostra coscienza. Se esistesse una realtà esterna a noi stessi, dovrebbe trovarsi in uno spazio, ma lo spazio e il tempo non sono assoluti, sono solo strumenti usati dalle menti umane e animali.”

Robert Lanza

.

In questa prospettiva la coscienza contiene l’inconscio.

Si dice spesso che l’inconscio sia infinito.

E si dice anche che la coscienzasia infinita.

Pensare alle dimensioni immateriali mette in crisi la razionalità.

Per la logica: nulla può contenere l’infinito.

Perciò, sempre per la logica, l’infinito chiamato coscienza non può contenere l’infinito chiamato inconscio.

Il problema non sta nella coscienzae nemmeno nell’inconscio.

La difficoltà è tutta in un linguaggio che nega l’esistenza delle realtà immateriali.

E per questo non possiede termini idonei a spiegare l’immensità.

Il cuore, però, sente che c’è qualcosa che oltrepassa i confini della logica.

L’amore non è razionale.

È reale.

Noi psicologi abbiamo a che fare tutti i giorni con una dimensione affettiva che di materiale non ha proprio nulla ma determina la salute e la malattia di tante persone.

Si tratta di verità diverse dalla fisicità.

Realtà fatte di regole paradossali e spesso indefinibili.

Esperienze che mandano in crisi la mente perché la mente è lo strumento necessario a muoversi nel mondo della concretezza e nella dimensione affettiva perde le sue coordinate.

La coscienza racchiude il mondo della concretezza… e lo trascende.

Il cuore lo sa.

E spesso si arrende a un qualcosa che è reale e incomprensibile con la ragione.

Chiamiamo inconscio questo genere di resa, la sensazione che accompagna un sapere carente di linguaggio e privo di scientificità.

Qualcosa di importante, grande e profondo che ci segue sempre, in ogni istante della nostra vita.

Qualcosa che va oltre la vita, così come la conosciamo, e si avventura in un infinito senza spazio né tempo.

Una realtà che le parole fanno fatica a definire perché pensate solo per raccontare ciò che succede nella materialità.

L’inconscio e la coscienza spesso sono sinonimi.

Tuttavia l’inconscio guarda la coscienza da una prospettiva materiale, si sporge sull’orlo della fisicità e cerca di delineare ciò che è oltre.

(Quando la mente non s’imbizzarrisce)

La coscienza invece accoglie tutto.

Possiede la nostra vita come se fosse un libro oppure un dvd.

Contiene la concretezza prima di srotolarla e anche dopo, quando ne dispiega la consistenza fatta di spazio, tempo e fisicità.

La coscienza osserva il mondo ed è il mondo: tutto insieme.

L’inconscio, invece, è quello che non sappiamo.

E questo spesso lo rende identico all’immensità.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

No responses yet

Lug 25 2019

IL DOLORE È UGUALE PER TUTTI: verso una cultura dell’invisibile

Una cultura nuova deve aprirsi anche a ciò che non appare e riservargli un posto tra le cose importanti.

In questo nostra civiltà affetta da un patologico narcisismo abbiamo perso di vista il valore dei sentimenti, della creatività, dell’ingenuità e della fragilità.

E smarrito il senso della vita.

Forti di una superiorità arbitraria e crudele infliggiamo la morte a cuor leggero, colpendo tutto ciò che intralcia il nostro cammino.

Non ci fermiamo mai a riflettere sulle conseguenze di queste scelte… incontestabili.

Le emozioni, la fantasia, la dolcezza, la sensibilità, la diversità… sono considerate inutili, prive di diritti, e trasformate in vittime dei capricci dell’uomo.

I primi a fare le spese di questa prepotenza sono gli animali.

E insieme a loro: le donne, i bambini, gli anziani, i portatori di handicap, gli svantaggiati e tutti quelli che non si conformano alle pretese del più forte.

Una cultura nuova deve volgere l’attenzione al mondo dell’intuizione e della sensitività, e realizzare una società in accordo coi ritmi della natura.

Si tratta di saperi che gli animali conoscono e rispettano, e l’uomo ha distrutto.

Senza nemmeno rendersene conto.

Il diritto alla vita sostiene la consapevolezza che il dolore è uguale per tutti a prescindere dalle differenze di specie.

Ecco perché evitare di infliggere la morte e il dolore è il primo assioma di una società basata sulla solidarietà e sulla fratellanza.

.

LA PAURA DELLA MORTE

.

Tutto ciò che non si percepisce con i sensi fisici addita silenziosamente la nostra superficialità e segnala l’ignoranza, svelandoci le dimensioni immateriali della coscienza.

La paura della morte è la paura più grande che ci sia.

Si nasconde dietro ogni fobia, depressione, attacco di panico o patologia psichica.

Per risolvere davvero la sofferenza psicologica occorre comprendere l’importanza di ogni creatura vivente.

Togliere la vita con leggerezza significa affermare la futilità dell’esistenza.

E questo ha conseguenze devastanti nella psiche.

La legittimità dell’uccisione si ritorce contro gli aggressori quando anche per loro arriva il momento della morte.

Infatti l’inconscio applica pedissequamente le leggi che sosteniamo e, arrivati al termine dell’esistenza, quel nostro insindacabile diritto alla prepotenza si trasferisce su qualcosa (oqualcuno) che sfugge al nostro controllo.

Qualcosa (o qualcuno) vissuto come più potente e più forte: Dio, il big bang, la legge naturale, un principio divino o solamente la caducità del vivere… i nomi e le credenze sono tante e ognuno intimamente coltiva la propria verità.

Per tutti, però, esiste una realtà imperscrutabile che prima o poi giungerà a riprendersi la vita.

In quei momenti le credenze narcisistiche perdono il loro potere risolutivo, lasciandoci privi di risorse nelle mani di un principio insondabile da cui inconsciamente ci aspettiamo le stesse leggi che abbiamo applicato durante la vita.

Una cultura dell’invisibile sottolinea l’urgenza di costruire una civiltà fatta di ascolto anche per ciò che appare fragile, debole, sensibile, incapace o semplicemente diverso.

La paura della morte che attanaglia tutti gli esseri umani rivela i retroscena di un predominio patologico e ingiusto, mostrandoci la via per superare la sofferenza psicologica che sta distruggendo l’umanità.

Affermare il diritto alla vita significa scardinare la prepotenza alla radice indirizzando il progresso verso soluzioni capaci di rispettare l’ecosistema (di cui anche noi siamo parte).

L’amore per gli animali segnala il riconoscimento delle proprie parti istintuali e il legame che ci unisce alla natura e ai suoi ritmi.

Per fare la rivoluzione bisogna poter guardare negli occhi la propria anima.

Senza vergogna.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

anche in formato ebook

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

No responses yet

Lug 12 2019

VERSO UNA NUOVA EPISTEMOLOGIA DELL’AMORE

A volte mi sembra che l’amore e gli scienziati siano incompatibili e che la scienza non possieda i criteri necessari a studiare le profondità affettive.

Infatti, non si può analizzare un sentimento come se fosse un oggetto posto al di fuori di noi, qualcosa che non ci riguarda.

Per comprendere l’amore bisogna attraversarlo, viverlo, provarlo, sperimentarlo, sentirlo.

Fino a quando gli studiosi escluderanno la soggettività dai principi della ricerca non riusciranno a comprendere l’amore.

Tuttavia, ai nostri giorni affermare che la soggettività è scientifica significa attuare una rivoluzione epistemologica e sostenere che ognuno possiede la propria scienza: intima, profonda, inconfutabile, importante, personale e unica.

Una nuova epistemologia dell’amore implica una nuova epistemologia della soggettività, non più condannata al rango disdicevole della fantasia ma finalmente alla ribalta dell’analisi scientifica.

Parliamo di una rivoluzione che non si compie nei laboratori e non si studia sui libri di scuola.

È un cambiamento che avviene dentro e coinvolge la percezione che abbiamo della vita.

Afferma il valore dei sentimenti.

Legittima il mondo interiore.

Decreta il potere della sensibilità, dell’intimità, della condivisione, della fratellanza e del rispetto.

.

“L’essenziale è invisibile agli occhi.”

.

Tutto ciò che riguarda l’amore si percepisce con la soggettività.

Non è concreto ma è reale.

Unico e imprescindibile.

Appartiene a una verità diversa dalla fisicità.

Ed è l’unica realtà che sopravvive alla morte: ciò che continua a esistere quando il fisico non c’è più.

Il corpo, infatti, è lo strumento necessario per esplorare la materialità.

La dimensione affettiva esiste al di fuori dalle coordinate spazio temporali.

Intreccia la fisicità e l’attraversa senza esserne posseduta.

L’amore è una strada che ci guida fuori dall’esperienza materiale, aiutandoci a comprendere l’eternità.

Affermarne la scientificità significa affiancare allo studio della vita fisica lo studio della dimensione interiore, evidenziandone i codici e il valore.

L’esperienza soggettiva è imprescindibile per affrontare l’enigma della morte.

Comprendere la Totalità che caratterizza l’affettività, infatti, ci dà la possibilità di superare la dicotomia in cui ci muoviamo quotidianamente, permettendoci di uscire dal dualismo di bene e male per raggiungere un diverso modo di leggere gli avvenimenti.

L’amore segue codici differenti dalla fisicità: cresce e si moltiplica quando viene (con)diviso.

Per questo nel mondo dell’affettività dare è sempre un potere.

E chi ama guadagna più di chi riceve.

Leggi diverse da quelle della materialità definiscono le dimensioni invisibili.

Sono realtà prive di concretezza eppure così importanti nel sostenere il benessere e la salute (a dispetto di ogni profitto materiale).

L’amore ci rende più forti e più umili, più liberi e più fragili, più potenti e più generosi, più comprensivi e aperti all’ignoto.

Comprendere le leggi che caratterizzano la dimensione affettiva ci aiuta a superare i limiti dello spazio e del tempo in cui ci muoviamo abitualmente e ci avvicina all’eternità.

Una nuova epistemologia dell’amore poggia le fondamenta sull’ascolto di ciò che non si vede restituendo importanza alla sensibilità, all’intuizione, alla sensitività e a quei valori profondi, capaci di rendere la vita un’esperienza degna di essere vissuta.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

No responses yet

Giu 18 2019

ANIMALI E SALUTE MENTALE: la cultura invisibile

Rompere il silenzio sulla crudeltà e sulle violenze commesse quotidianamente da ognuno di noi a discapito degli animali (e combattere lo specismo che ne impedisce la comprensione) significa entrare in contatto con un sapere basato sull’essenzialità delle emozioni e dare forma (finalmente) a una cultura dell’invisibile.

La dimensione affettiva segue leggi diverse da quelle della materialità.

Gli animali lo sanno.

E mantengono vivo il contatto con le proprie parti emotive, intuitive e sensitive.

Gli esseri umani, invece, deridono gli aspetti interiori e delegano la comprensione delle situazioni alla tecnologia o agli esperti, perdendo di vista il valore della soggettività.

Un mondo senza violenza è capace di ascoltare la verità intima di ciascuno, restituendo ai sentimenti un posto di preminenza nelle relazioni.

Solo così si può percorrere la strada dell’empatia, della solidarietà, della fratellanza e dell’accoglienza delle diversità.

Solo così l’unicità di ogni creatura diventa un dono.

E non una colpa.

Solo così la creatività può prendere il posto dell’omologazione e la salute dilagare nella psiche.

Senza bisogno di psicofarmaci, psichiatri o psicologi.

Imparare dagli animali ci permette di osservare con attenzione, umiltà e rispetto le loro scelte di vita e di scoprire un sapere diverso dal nostro ma altrettanto profondo.

Fino ad oggi gli esseri umani hanno coltivato un’intelligenza prevalentemente cognitiva.

Gli animali, invece, hanno sviluppato un’intelligenza emotiva.

Entrambe sono importanti.

E stabilire una priorità tra le due fa perdere elementi essenziali della realtà.

Ci sono cose che non si possono vedere con gli occhi e toccare con le mani.

Cose che se ne infischiano della logica o della ragione perché rispondono alle leggi interiori.

L’amore è una di queste.

Il mondo intimo si muove spesso al di fuori della razionalità.

Eppure…

Il benessere e la salute mentali dipendono dall’equilibrio di questo mondo.

Immateriale, soggettivo e a volte paradossale.

Lo sanno bene gli specialisti della psiche che con la sua apparente illogicità devono fare i conti ogni giorno e lo sanno anche tutti quelli che soffrono di depressione, attacchi di panico, fobie, paure, insicurezze…

Gli animali percepiscono verità che al nostro sguardo imbevuto di razionalità sono precluse.

Vivere in armonia con la natura significa accogliere dentro di sé l’insegnamento delle altre forme di vita e comprendere che, a volte, le loro conoscenze possono superare le nostre.

Non si tratta di stabilire delle gerarchie ma di condividere i saperi.

Per vivere meglio.

La vita è un insieme infinito di relazioni volte a mettere in contatto la fisicità con l’immaterialità, la soggettività con la collettività, l’ecosistema con ogni singola componente del tutto… fino a raggiungere un’espressione armonica delle potenzialità di ciascuno.

Ogni specie porta in dono una peculiarità.

Gli esseri umani possiedono la creatività.

E questa dovrebbe essere messa al servizio delle altre creature e non usata per dominare, sottomettere e sfruttare.

Uccidere significa sempre: annientare una parte di sé.

Il mondo esteriore rispecchia il mondo interiore.

Non si può stare bene quando gli altri non stanno bene.

È una legge intima e profonda che trova le sue conferme nel malessere che ammala l’umanità.

Superare la paura dell’ignoto permette di avvicinarsi con fiducia, umiltà e rispetto a ogni altra forma di vita e realizzare una civiltà nuova: capace di onorare la morte senza infliggerla impunemente a chi è più debole, diverso, ingenuo o sconosciuto.

Il cuore lo sa.

La ragione lo deve imparare.

Rispettare gli animali ci conduce ad accogliere il valore dell’emotività, dell’istintualità e della sensitività, permettendoci di ritrovare i saperi che abbiamo perduto nel tentativo di omologarci a un mondo che corre a perdifiato verso la propria distruzione.

La paura della morte affonda le radici nelle innumerevoli morti che infliggiamo ogni giorno a cuor leggero, certi di una supremazia arbitraria, prepotente e crudele.

La legge del più forte asserisce l’inutilità di tante vite, ignorando la sofferenza di chi ci appare debole e perciò privo d’importanza.

Tuttavia nel momento del trapasso quella stessa indifferenza ci colpisce come un boomerang trasformandoci nelle vittime impotenti di un destino imprevedibile e ingiusto finché lo interpretiamo con i criteri della prepotenza secondo cui abbiamo vissuto.

Cambiare i codici con cui leggiamo la realtà per aprirci all’ascolto di ogni essere vivente significa accogliere la nostra stessa fragilità per riconoscerne il potere, il valore e l’importanza.

Gli animali ci insegnano con l’esempio della loro esistenza come vivere in relazione gli uni con gli altri e in contatto con tutto ciò che c’è.

Senza psicofarmaci, malattie mentali, ricoveri coatti o elettroshock.

Senza allevamenti, schiavismo, guerre, usura e distruzione.

Senza bulimia, anoressia, obesità, diabete e cancro.

Senza avvelenare il pianeta.

Un mondo migliore nasce dal cambiamento che ciascuno porta avanti dentro di sé con le scelte compiute ogni giorno.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

No responses yet

Next »