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Lug 03 2020

CHE COS’È IL BAMBINO INTERIORE

Riconoscere e accogliere il Bambino Interiore è indispensabile quando si intraprende un percorso di crescita personale e nella risoluzione di molte difficoltà psicologiche.

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Apr 29 2020

BAMBINO INTERIORE E BAMBOLE REBORN

Lavorare con il Bambino Interiore è un passaggio fondamentale in ogni percorso di crescita personale.

Si chiama Bambino Interiore quella parte della psiche che percepisce la realtà con le modalità dell’infanzia e sperimenta i vissuti emotivi di quando eravamo piccini.

Durante il cammino evolutivo il Bambino Interiore cede il posto all’Adulto Interiore.

E nella maturità Adulto Interiore e Bambino Interiore dovrebbero convivere armoniosamente, permettendoci di interpretare la vita con l’entusiasmo dei piccoli e la saggezza dei grandi.

Succede spesso, però, che il Bambino Che Siamo Stati faccia capolino nella psiche e interferisca con le scelte quotidiane anche quando sarebbe preferibile attingere a una maggiore esperienza.

Questo avviene perché la paura e il dolore spingono le parti immature verso scelte immediate, capaci (forse) di arginare le emozioni sgradevoli ma inefficaci nella risoluzione dei problemi.

Durante i primi anni di vita si costruiscono le basi della personalità e le scelte compiute da bambini modellano gli atteggiamenti e i comportamenti del futuro.

Almeno fino a che non decidiamo di cambiarli, disinstallando i software inseriti un tempo e installandone di nuovi, più funzionali alle esigenze della maturità.

Questa evoluzione richiede un attento ascolto del mondo intimo e passa attraverso l’osservazione degli atteggiamenti e l’analisi delle scelte compiute nell’urgenza di crescere.

Come ho detto altre volte, l’infanzia non è il paradiso dorato e idealizzato che gli adulti amano raccontarsi.

Al contrario! È popolata di momenti bui carichi di paure e d’inesperienza.

Durante il lavoro introspettivo con il Bambino Interiore uno strumento utile e ricco di possibilità è rappresentato dalle reborn dolls.

Queste bambole, estremamente realistiche, trasmettono la sensazione di avere tra le braccia un bambino vero e suscitano intense emozioni di tenerezza e accoglienza, favorendo l’accesso ai contenuti inconsci e permettendo di attingere all’entusiasmo e alla plasticità della psiche infantile.

“Tutti gli adulti sono stati bambini, ma pochi se lo ricordano” ci rammenta il Piccolo Principe nel racconto di Antoine de Saint-Exupéry, sottolineando un’importante verità.

Ricordare il Bambino Che Siamo Stati significa ascoltare le sue emozioni senza censurare il dolore e la paura che spesso caratterizzano l’infanzia.

Le bambole reborn permettono alla psiche degli adulti di rievocare l’inesperienza passata e aprono le porte all’emergere dei vissuti infantili, aiutandoci a rielaborarli con le risorse della maturità.

In questo percorso può essere utile avere affianco uno specialista delle psiche (psicologo, psicoterapeuta, counselor) capace di agevolare la naturale evoluzione delle parti bambine.

Si tratta di un lavoro delicato e profondo in grado di evolvere gli aspetti immaturi della personalità fino ad accedere all’entusiasmo e alla propositività dell’infanzia, generando un benessere intimo e duraturo.

Come psicoterapeuta ho introdotto l’utilizzo delle bambole reborn nelle sedute sull’autostima e sulla realizzazione personale, verificandone il supporto alla creatività e all’espressione dei talenti individuali.

La co-terapia con le reborn dolls instaura una collaborazione piacevole e giocosa tra le diverse parti della psiche e favorisce l’accesso ai ricordi passati fino a gestire in prima persona le potenzialità del sé.

Si tratta di un percorso rivolto ad adulti sani e capaci di immergersi senza paura nei vissuti dell’infanzia per curare le ferite antiche e sviluppare le potenzialità, permettendo il fluire spontaneo dell’energia espressiva e auto affermativa.

La scelta del kit adatto a creare la bambola, il contatto con la reborner che la realizzerà, l’attesa della consegna, l’accoglienza e la gestione adulta del gioco… diventano strumenti di conoscenza di sé e di cambiamento, le chiavi capaci di aprire un mondo spesso sommerso, fatto di affetti, emozioni e sensazioni preziose.

Carla Sale Musio

leggi anche:

BAMBOLE REBORN: ecco cosa si prova tenerle in braccio

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Nov 16 2019

LA RELAZIONE DI COPPIA: siamo sempre un sacco di gente!

Quando ci si innamora è di fondamentale importanza chiedersi CHI dentro di noi si è innamorato e DI CHI si è innamorato.

Come già è stato detto, il mondo interiore è popolato da tanti aspetti diversi che insieme compongono un quadro articolato, complesso e sempre in evoluzione.

La psiche non è un monoblocco immutabile ma piuttosto un Condominio di Personalità in relazione dialettica con il mondo esterno.

Dentro ciascuno di noi ci sono aspetti gradevoli e sgradevoli, virtuosi e pericolosi, primari e rinnegati…

Tuttavia in questo Condominio Interiore manca spesso un Amministratore, cioè uno spazio psichico libero dalle esigenze delle varie personalità e capace di gestire le richieste di ognuna in vista del bene comune e di una sana e pacifica convivenza.

Avvalersi di una buona amministrazione è il risultato di un ascolto attento e partecipe di se stessi (e per ottenerlo può essere necessario l’aiuto di un terapeuta).

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L’AMORE E LA MOLTEPLICITÀ DEI SÉ

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L’amore e il coinvolgimento che ne deriva ci portano ad ammirare nell’altro anche quelle parti di noi stessi che abbiamo emarginato.

E questo permette di sperimentare nuove libertà espressive.

L’innamoramento nasce spesso dall’incontro dei Sé Interiori che abbiamo censurato e che osserviamo nel partner scoprendone le potenzialità.

L’entusiasmo (che si produce grazie al rivelarsi di possibilità creative e appaganti) permette di abbandonare per un po’ le abitudini comportamentali quotidiane per provare a cambiare lasciandosi ispirare dagli atteggiamenti osservati nell’altro.

Tuttavia questa trasformazione si rivela presto faticosa e rischiosa perché i Sé che gestiscono la psiche di ciascuno boicottano i cambiamenti, considerandoli pericolosi e forieri di disgrazie.

Così, dopo l’iniziale magia nascono le recriminazioni, i litigi e la sofferenza che fanno disperare tante coppie.

In questi casi la mancanza di un centro capace di gestire il Condominio delle Personalità può portare alla rottura dei rapporti amorosi o, peggio, a un’interminabile guerra di potere volta ad annientare nell’altro gli aspetti combattuti in se stessi.

A questo quadro critico bisogna aggiungere la relazione tra le Parti Adulte e le Parti Bambine, cioè il desiderio inconscio di trovare nel partner quel genitore idealizzato capace offrire l’amore incondizionato desiderato da bambini.

Anche qui la presenza di un punto di vista libero dalla possessione dei Sé diventa indispensabile per evitare incomprensioni e delusioni.

Soprattutto quando le Parti Infantili scorgono nell’altro la copia dei propri genitori e ne combattono le imperfezioni criticandone gli atteggiamenti con durezza.

Spesso queste guerre riguardano gli stessi atteggiamenti che in passato avevano fatto nascere l’amore e che, rievocando l’infanzia, scatenano il conflitto tra le norme interiorizzate e le libertà comportamentali agite dal partner.

L’amore porta con sé una grande complessità emotiva ed espressiva.

Accoglierne l’intensità significa aprirsi al proprio mondo interiore e imparare a gestirlo consapevolmente, identificando le diverse istanze psichiche senza lasciarsi possedere dalla loro energia.

Da questa consapevolezza e dalla conseguente capacità di modulare le esigenze dei tanti Sé che popolano la personalità e di gestire positivamente i conflitti nasce la possibilità di vivere una relazione appagante.

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STORIE DI CONDOMINI TURBOLENTI

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Quando Claudia conosce Paolo è colpita soprattutto dalla sua dolcezza e dal suo modo calmo e riflessivo di fare le cose.

Paolo, invece, è conquistato dalla rapidità di Claudia: la sua impulsività e il suo entusiasmo per la vita lo trascinano in esperienze che da solo non avrebbe mai avuto il coraggio di fare, portandolo a scoprirsi diverso e pieno di nuove risorse.

Insieme mettono in luce tanti interessi e tante diversità… così affascinanti che le ore non bastano mai e la voglia di raccontarsi cresce al ritmo della passione.

Dopo qualche tempo, però, le cose cominciano a cambiare e Claudia diventa insofferente davanti alla flemma di Paolo.

Mentre Paolo, sentendosi sopraffatto dall’energia di Claudia e dai suoi mille interessi, vorrebbe solo chiudersi in una stanza a riposare.

La scena psichica adesso è cambiata e, se all’inizio le nuove possibilità espressive costituivano una scoperta coinvolgente, col passare dei mesi si trasformano in una pericolosissima sommossa interiore capace di sovvertire gli equilibri portando lo scompiglio nella psiche.

Ora Claudia accusa Paolo di essere un insulso pantofolaio mentre lui le diagnostica una patologica maniacalità.

Ognuno ha bisogno di tornare ai suoi comportamenti abituali mentre la magia del cambiamento rovina sotto una valanga di rimproveri.

Per ritrovare l’equilibrio e il coinvolgimento, Claudia e Paolo dovranno analizzare in se stessi le scelte comportamentali collaudate nel tempo fino ad accogliere anche le trasgressioni incarnate dal partner.

Un partner scelto perché capace di mostrare un diverso stile di vita e perciò amato da Chi nella psiche sente il bisogno di cambiare e odiato da Chi invece vuole lasciare immutato l’ordine costituito.

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Gabriele è il figlio più piccolo di una famiglia unita dove le cose si fanno insieme: insieme si combattono le battaglie, insieme si festeggiano i successi e insieme ci si conforta quando la vita tradisce le speranze.

Barbara, invece, una famiglia non ce l’ha.

Il papà non l’ha conosciuto, la mamma è morta quando lei aveva appena vent’anni, fratelli non ne ha… e oggi vive sola, con tanti amici e poche certezze.

Gabriele le piace subito moltissimo: la sua visione solida della famiglia le regala un senso di appartenenza desiderato e mai vissuto.

Lui invece è affascinato dall’autonomia di lei e dalla sua capacità di condividere le cose con le persone a cui vuole bene.

L’amore nasce e cresce profondamente ma presto arrivano anche le incomprensioni.

Barbara si sente messa da parte ogni volta che Gabriele vuole stare con la sua famiglia.

Lui, invece, non capisce quel bisogno di solitudine e giudica con durezza l’intolleranza della sua compagna per le riunioni familiari.

Nel mondo interno di Barbara una Bambina Abbandonata vuole trovare nel partner la dedizione che le è mancata mentre un’Adulta Autonoma e Indipendente è insofferente ai vincoli imposti dalle parentele.

Il Bambino Interiore di Gabriele, invece, ammira l’indipendenza di Barbara.

Tuttavia ha imparato che la solitudine è terribile e va sempre evitata.

Così mentre l’Adulto si sforza di fare propria la leggerezza della compagna, il BimboTerrorizzato dall’Abbandono impone le sue regole di appartenenza.

Entrambi dovranno analizzare attentamente il proprio Condominio Interiore e strutturare un Amministrazione capace di accogliere le diversità senza restarne vittima e senza volerle sopprimere.

In se stessi e nell’altro.

Carla Sale Musio

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Ott 16 2019

ADOTTARE IL BAMBINO INTERIORE: la ricetta per la felicità

Mettere in relazione l’adulto che siamo diventati con il bambino che siamo stati è l’unica medicina capace di curare le ferite dell’infanzia e sviluppare una relazione sana con noi stessi e con il mondo che ci circonda.

L’attesa magica di un genitore capace di accudire ogni esigenza trova la sua soluzione quando nella personalità si struttura la possibilità di badare a se stessi fino a soddisfare autonomamente i propri bisogni affettivi.

Questo non significa perdersi in un solipsismo egocentrico e narcisista, al contrario! È il fondamento di ogni relazione di reciprocità.

Infatti, solo quando l’adulto interiore adotta il bambino interiore si sviluppa la possibilità di vivere uno scambio emotivo appagante.

Il sogno di trovare miracolosamente tutte le risposte alle proprie necessità emotive appartiene all’infanzia ed è destinato a scontrarsi inevitabilmente con la realtà e con i limiti dei genitori.

Nessuna mamma e nessun papà potrà mai essere perfetto, nonostante l’impegno.

La vita è fatta di un continuo appropriarsi delle responsabilità… fino a scoprire che tutto (ma proprio tutto!) è un’opportunità per sviluppare la resilienza e trasformare le difficoltà in risorse.

I genitori ci offrono un’occasione per crescere.

Le loro imperfezioni sono l’humus in cui si sviluppa la nostra verità.

Evolvere in saggezza il dolore che deriva dalle loro incapacità fa parte della crescita.

Mentre abdicare al potere che si nasconde dietro al superamento di quelle sofferenze vuol dire rinunciare all’autonomia e all’indipendenza.

Siamo liberi soltanto nel momento in cui possiamo cambiare il nostro destino.

E questo avviene quando riveliamo il significato nascosto dietro a ciò che fa male e non ci piace.

Il dolore dell’infanzia è il dolore più terribile che si possa provare, perché la psiche dei piccoli non possiede ancora i confini entro cui arginarlo.

Eppure… proprio da quel dolore può prendere forma la libertà.

La sofferenza costringe a guardare oltre e a cercare il valore nascosto dietro alle cose.

Sviluppare la resilienza significa evolvere l’handicap in abilità e trasformare in saggezza la paura e il dolore.

Non è facile.

E non è impossibile.

Quando osserviamo con gli occhi dell’adulto la storia della nostra vita e riviviamo le emozioni del passato con la sensibilità del bambino, nel mondo intimo ha luogo un’alchimia capace di ridare profondità all’esistenza.

Adottare il bambino interiore non è un atto magico e nemmeno un’azione fisica.

È un atteggiamento volto ad accogliere i vissuti infantili senza censurare l’angoscia e senza vendicarla.

È la capacità di prendere gli eventi sulle proprie spalle come se fossero una responsabilità personale.

L’adulto sa che tutto dipende da lui.

Il bambino si fida e può abbandonarsi alle emozioni.

Da questa sinergia scaturisce la libertà, non perché si cancellano le proprie radici e la propria storia ma perché se ne evidenzia la necessità nel disegno più ampio della vita.

Carla Sale Musio

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Lug 31 2019

GENITORI CATTIVI E ANIME GEMELLE: un binomio pericoloso

Tutti i bambini sono convinti di meritarsi i genitori che hanno.

E questo vale nel bene e nel male.

L’egocentrismo (fisiologico durante l’infanzia) li spinge a credere che il mondo rifletta il loro valore.

Perciò se i genitori sono bravi significa che loro (i figli) sono bravi, mentre se i genitori sono cattivi vuol dire che loro (i figli) sono cattivi.

Questa visione autoreferenziale impernia il mondo dei piccoli ma determina anche tante convinzioni sbagliate che ci portiamo appresso nell’età adulta.

Da bambini, infatti, traiamo conclusioni sulla vita e su noi stessi che in seguito non correggiamo più.

Sono giudizi a cui arriviamo in base alle conoscenze del momento e con un’esperienza fatta soprattutto di emotività.

La logica, la razionalità, il pensiero astratto, l’obiettività, la riflessione… si formano col tempo, quando ormai le decisioni sono state prese.

È solo nel corso di un’attenta crescita personale che il pensiero infantile può essere compreso alla luce dell’esperienza adulta.

Ognuno di noi costruisce le proprie credenze durante le emergenze della vita e quasi sempre archivia quelle convinzioni senza metterle in dubbio.

A scuola ci vengono insegnate tante nozioni.

Tuttavia nessuno spazio è riservato alla comprensione del mondo interiore.

I telegiornali non ne parlano.

Le pubblicità… meno che mai!

Senza rendercene conto diamo per scontate opinioni che si sono formate in un periodo in cui non avevamo gli strumenti necessari a decodificare gli avvenimenti.

La maggior parte delle persone cresce senza mai fermarsi a riflettere sulla propria infanzia e sugli errori di valutazione che scaturiscono dall’inesperienza.

Per molti la psicologia è ancora un argomento sconosciuto e (ahimè!)… poco credibile.

Ecco perché da adulti la pretesa di un risarcimento danni da parte del destino si fa largo nella psiche senza che sia possibile metterla ragionevolmente in discussione.

E il pensiero di essersi meritati i genitori… assume le sembianze di un dogma, una valutazione su se stessi e sull’esistenza che condiziona la qualità della vita.

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Ma cosa comporta questa certezza e che ripercussioni può avere sulle scelte quotidiane?

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Il pensiero di essersi meritati i genitori è imbevuto di egocentrismo e sostiene l’idea della colpa e della punizione.

Alla luce di queste convinzioni bambine, avere dei genitori poco amorevoli significa avere in sé qualcosa di sbagliato che merita la punizione e perciò la cattiveria di papà e mamma.

Chi vive un’infanzia difficile spesso è convinto di avere dentro qualcosa che non va, un difetto che diventa una colpa e che spiega in termini semplici e spietati il perché della sofferenza patita.

In questo modo l’ingiustizia si trasforma nella legittima espiazione di crimini commessi non si sa dove e non si sa quando ma che devono esistere per motivare il dolore subito.

Nasce così quella bassa autostima che paralizza tante persone nonostante l’evidenza del successo e delle proprie capacità.

Superare da soli questi vissuti infantili spesso è impossibile e per sentirsi in pace con la propria identità è indispensabile ripercorrere all’indietro la strada della crescita grazie all’aiuto di uno psicologo, sciogliendo i nodi stretti intorno alle conclusioni di un tempo.

Tuttavia esiste una scorciatoia veloce (e pericolosa) che passa attraverso l’idealizzazione del partner.

Infatti, se mamma e papà sono stati cattivi senza che io abbia meritato l’angoscia vissuta durante l’infanzia, la vita ha un debito con me: mi deve un risarcimento grazie al quale finalmente potrò godermi quell’amore incondizionato che sento di meritare.

Ecco quindi nascere il mito dell’anima gemella!

Prende forma dalle fiabe e dalle aspettative egocentriche del passato e si dispiega rigoglioso… fino a diventare un’aspettativa indiscutibile.

In seguito a questo meccanismo il Principe Azzurro o la Principessa Azzurra incarneranno il sogno di un amore unico, speciale e illimitato: lo stesso che avremmo voluto ricevere dai genitori.

Quello che nessun genitore sarà MAI in grado di dare… perché appartiene a una dimensione affettiva e spirituale che esiste fuori dalle coordinate spazio temporali in cui viviamo la nostra esperienza umana.

Un amore intriso di vissuti infantili e foriero di tante incomprensioni.

Un amore che possiamo trovare soltanto dentro noi stessi, una volta diventati adulti.

Solo gli adulti che siamo diventati, infatti, sono in grado di comprendere e di accogliere il bisogno d’amore dei bambini che siamo stati e possono colmare il vuoto spirituale ed emotivo vissuto alla nascita (durante il passaggio dalla dimensione infinita e immateriale nell’esperienza fisica fatta di concretezza e di polarità: buono/cattivo, bene/male, giusto/sbagliato).

Ascoltare il dolore dell’infanzia significa prendersi finalmente cura di sé in prima persona.

Senza delegare.

E senza pretendere dagli altri quello che non siamo capaci di darci da soli.

L’amore è un sentimento che nasce nell’anima e poi si dispiega nel mondo, dando forma a un piacere libero dalle pretese e dalla dipendenza che caratterizzano i vissuti infantili.

Carla Sale Musio

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Lug 06 2019

BAMBINO INTERIORE E SCELTE ALIMENTARI

Quando decidiamo di cambiare le nostre scelte nutrizionali il primo ostacolo da gestire è il Bambino Interiore.

I bambini sono emotivi, abitudinari e legati ai ricordi del passato.

Per questo non amano i cambiamenti.

Meno che mai quelli alimentari!

Come già è stato detto tante volte, nella nostra società il cibo occupa sempre più spesso il posto degli affetti.

E a nessuno piace perdere gli affetti.

Ecco perché cambiare alimentazione è così difficile.

Per modificare con successo i menù abituali occorre ripercorrere la strada dei ricordi andando indietro nel tempo… fino a scoprire le radici affettive che tengono vivo il desiderio dei cibi.

E una volta individuati i luoghi e gli avvenimenti che hanno dato vita alle associazioni emotive è indispensabile offrire delle alternative altrettanto gratificanti ai Bambini Che Siamo Stati.

Questo compito può diventare un gioco divertente ma non va sottovalutato.

Perché senza la collaborazione del Bambino Interiore ogni progetto è destinato a fallire.

Nel mondo intimo, infatti, il tempo lineare non esiste e le cose conservano sempre la stessa tensione emotiva.

Per questo abbandonare di punto in bianco certi alimenti può diventare una scelta ardua.

Soprattutto se in passato i momenti felici erano celebrati proprio con quei sapori.

Per raggiungere il cambiamento è necessario costruire momenti e tradizioni nuove ma altrettanto coinvolgenti e gratificanti.

E questo può rivelarsi un’impresa complicata.

In tante famiglie, infatti, il tempo dedicato ai pasti è l’unico spazio concesso agli affetti.

E l’amore si misura in chili piuttosto che in abbracci o condivisioni personali.

Quando il volersi bene non trova altro luogo per esprimersi che la cucina è necessaria una strategia attenta e partecipe per insegnare al Bambino Che Siamo Stati modi nuovi di condividere le emozioni e di raggiungere l’appagamento.

Permettergli di riempirsi lo stomaco invece che nutrire i sentimenti comporta nel tempo molti problemi fisici e psicologici, e causa tante sofferenze.

Per superare efficacemente la dipendenza alimentare occorre esplorare le fonti del piacere nella nostra vita e stabilire aree diverse di gratificazione, alternative alla compulsione alimentare che affligge la nostra civiltà.

Significa osservare attentamente cosa genera il benessere e incanalare le scelte quotidiane verso attività capaci di suscitare l’appagamento e la soddisfazione nel mondo affettivo.

Per qualcuno può essere dipingere, per un altro può trattarsi di ballare o di fare una passeggiata in mezzo alla natura, per un altro ancora può essere la musica ad avere un effetto appassionante e anoressizzante… non esiste una ricetta.

Il cambiamento è un percorso individuale e ognuno deve scoprire dentro di sé le fonti del piacere creativo, espressivo, emotivo… un passo alla volta.

Stravolgere le proprie abitudini in fatto di cibo non è facile.

Ci vogliono attenzione, dedizione e cura.

La crescita passa attraverso trasformazioni successive volte a raggiungere l’amore per noi stessi e a realizzare la missione che siamo venuti a svolgere nel mondo: dare espressione e compimento alla nostra profonda verità.

Carla Sale Musio

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Apr 30 2019

IL BAMBINO INTERIORE

Chiamiamo Bambino Interiore quella parte della psiche che pensa, vive e sente le emozioni come quando eravamo piccoli.

Nell’inconscio il tempo non scorre e tutto esiste in un eterno presente.

Il mondo intimo è popolato di tanti sé che nella cronologia si sono succeduti l’uno all’altro ma nella mente esistono contemporaneamente.

La vita affettiva si arricchisce sempre di nuove possibilità senza perdere ciò che è accaduto prima a favore di ciò che succede dopo.

Prima e dopo sono momenti di un’esperienza lineare molto diversa dall’esperienza emotiva.

La coscienza possiede dimensioni differenti:

  • una è quella pratica in cui ci muoviamo quotidianamente quando andiamo al lavoro, accompagniamo i nostri figli a scuola, ci rechiamo ad un appuntamento o a vedere un film;

  • un’altra è la sfera emotiva in cui tutto è intriso di sensazioni e percezioni (spesso fatte di bene e male, buono o cattivo, giusto o sbagliato e così via);

  • un’altra ancora è lo spazio spirituale dove le dualità e le contrapposizioni si estinguono per fare posto a un sentimento di Totalità in cui tutto ciò che esiste si fonde con l’identità, dilatandola all’infinito e dando origine al benessere che deriva dalla completezza. Quest’ultima è una dimensione cui si accede quando la mente lascia la presa e il bisogno di controllo cede il posto alla fiducia e all’abbandono a un principio creativo più grande.

Solitamente lo scorrere dei fatti s’intreccia con le sensazioni intime.

E le emozioni colorano gli avvenimenti dando vita alle esperienze così come le conosciamo e le viviamo.

Ci sono dei momenti, però, in cui questo intreccio naturale e spontaneo s’interrompe perché qualcosa determina un arresto nel flusso delle percezioni.

Possono essere situazioni coinvolgenti, traumatiche o appassionanti, che sospendono la linearità del tempo e ci sprofondano nella realtà emozionale (che esiste fuori dal tempo).

In quei momenti un sé prende vita nella coscienza facendosi testimonial di ciò che è accaduto.

A volte per un periodo circoscritto nella memoria e a volte in un continuo presente.

Può succedere a causa di un evento traumatico ma anche estremamente appassionante.

Durante l’infanzia gli avvenimenti hanno caratteristiche fortemente emotive e il Bambino Interiore ricorda ciò che è accaduto anche quando siamo diventati adulti, sovrapponendo il suo modo di pensare a quello della maturità e creando situazioni buffe e giocose ma, a volte, anche molto dolorose.

Quando parliamo di Bambino Interiore ci riferiamo a quei modi infantili di leggere la vita che ancora permangono nell’età adulta e che in alcune circostanze possono compromettere le relazioni affettive creando molta sofferenza.

È il Bambino Interiore il complice che ci aiuta a giocare e comprendere i nostri figli.

Tuttavia è anche il sabotatore che spinge a esigere dal partner un’attenzione illimitata senza chiedere o spiegare niente.

Come tutti i bambini, il Bambino Interiore è egocentrico e prepotente ma anche vulnerabile, indifeso e ipersensibile.

È necessario conoscerlo e comprenderlo per evitare che i suoi bisogni interferiscano con le scelte della maturità e fare in modo che le sue qualità diventino una risorsa (e non un ostacolo) nel dispiegarsi della vita affettiva.

Adottare il Bambino Interiore significa farsi carico in prima persona delle sue esigenze e colmare le lacune emotive fino ad evolvere le ferite che ha vissuto, trasformando il dolore in saggezza e liberando le sue risorse: entusiasmo, plasticità, curiosità, creatività, fantasia, originalità, inventiva.

È un percorso interiore che ha bisogno di attenzione e cura e che spesso necessita del supporto di uno specialista capace di aiutarci a riconoscerne le opportunità e le difficoltà.

Nei prossimi post cercherò di darvi le indicazioni necessarie a far emergere la sua ingenuità e la sua saggezza nella vita quotidiana e di aiutarvi ad evitare le trappole che può creare nelle relazioni affettive e di coppia.

Carla Sale Musio

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Gen 23 2019

ADOTTARE IL BAMBINO INTERIORE E VIVERE A LUNGO FELICI E CONTENTI

Capita a tutti di perdersi nel labirinto del dolore, delle recriminazioni e delle colpe.

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“Mio padre non voleva e ho imparato a non muovermi.”

“Mia madre era troppo severa e oggi sono pieno di paure.”

“Non è colpa mia, mi hanno insegnato che si deve fare così.”

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Sono tante le ragioni con cui giustifichiamo noi stessi.

Quello che molti ancora non sanno è che questi pensieri ci incatenano pericolosamente alla nostra storia infantile ostacolando l’evolversi dell’amore.

Il segreto per vivere un’appagante vita di coppia si chiama:

RESPONSABILITÀ

E consiste nell’accettare le mancanze dei genitori senza compiangersi, assumendo in prima persona tutto il peso dell’esistenza.

infatti, dal punto di vista psicologico, diventare adulti significa comprendere il valore delle sofferenze che abbiamo dovuto attraversare.

Lo so, lo so, lo so!

I genitori hanno la responsabilità di crescere con attenzione i propri figli.

Ma non bisogna dimenticare che la maturità ci conduce a guardare oltre le aspettative della fanciullezza.

Come ho detto tante volte, la convinzione che nostro padre e nostra madre siano dei super eroi affonda le sue radici nella totalità della vita intrauterina.

E quella prima esperienza, magica e perfetta, impronta di sé la comprensione della realtà durante l’infanzia.

Questo significa che da bambini coltiviamo la certezza di meritare dei genitori onnipotenti e l’idea della loro imperfezione è vissuta come una inadeguatezza personale.

Quasi che ai bambini cattivi spettassero genitori cattivi e ai bambini buoni, invece, genitori buoni.

Questo succede perché l’egocentrismo e la simbiosi che caratterizzano i primi anni di vita limitano la comprensione degli avvenimenti e solo diventando adulti si impara a distribuire le responsabilità in modo adeguato.

Crescendo impariamo a comprendere che papà e mamma sono l’humus in cui germogliano i semi della nostra esistenza, gli ostacoli e i doni necessari a far emergere l’unicità che caratterizza ciascuno di noi.

Questo non vuol dire che i genitori siano esonerati dalle loro responsabilità.

Ma incolparli delle nostre problematiche ci incatena al ruolo di vittime e non risolve i problemi.

Quando possiamo scorgere anche le loro difficoltà e considerarne i limiti senza per questo sentirci sminuiti superiamo la dipendenza infantile e attiviamo la resilienza nel mondo interiore, trasformando le asperità in punti di forza.

Questo ci permette di prenderci finalmente cura del Bimbo Interiore dedicandogli tutte le attenzioni che non ha ricevuto in passato.

Adottare in prima persona il bambino che siamo stati evolve le parti immature della psiche ed è il presupposto indispensabile per costruire una relazione di coppia emotivamente appagante.

Infatti, quando il nostro cucciolo interiore parte alla ricerca di un genitore capace di compensare i torti della vita viene attratto inevitabilmente dalle situazioni che ripropongono le sofferenze antiche, nel tentativo impossibile di riuscire a risolverle.

È così che nascono tante delusioni d’amore.

Ripercorrono inconsciamente un copione perdente e nascondono l’attesa miracolosa che qualcun’altro possa colmare i nostri bisogni.

Tuttavia, questo progetto infantile è destinato a fallire.

Per risolvere molti drammi sentimentali è indispensabile prendersi cura personalmente del bimbo che siamo stati, ascoltando le sue sofferenze e costruendo con le nostre mani il percorso necessario a crescere.

In un rapporto di coppia si è sempre in tanti.

Anche quando sembra di essere solo in due.

Ci sono i Bambini Interiori, i Genitori Interiori, gli Adulti Interiori… e una cricca di gente varia che si alterna nella psiche rendendo i rapporti appassionanti e complicati insieme.

Accogliere in se stessi i propri Bambini Interiori è il primo passo per costruire una reciprocità in cui sia anche possibile farli giocare insieme… senza abbandonarli in adozione al partner e senza deluderne le aspettative.

Per vivere a lungo felici e contenti è necessario imparare ad amare le parti ferite, vulnerabili e insicure che nascondiamo anche a noi stessi.

Solo così l’amore diventa uno scambio disinteressato, coinvolgente, emozionante, intimo e profondo.

Carla Sale Musio

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Gen 09 2019

TRAUMI INFANTILI E ANESTESIA EMOTIVA: come trasformarsi in robot senza cuore

Per trasformarsi in robot senza cuore sono indispensabili due elementi:

  • una forte sofferenza durante l’infanzia;

  • una buona capacità di rimuovere il dolore.

Quando veniamo sopraffatti da un trauma il cervello frammenta i ricordi per evitare che l’angoscia dilaghi dappertutto.

Grazie a questa parcellizzazione le memorie dolorose vengono incapsulate dentro a tante cellette circoscritte e staccate dal flusso delle immagini interiori.

Questo meccanismo protettivo produce un’apparente armonia.

E la vita può riprendere a scorrere.

Per aprire l’archivio ermetico sono necessari dei segnali precisi: frasi, rumori, odori… in grado di bypassare il blocco protettivo e rievocare i vissuti sgradevoli.

Se una celletta di ricordi viene aperta… il trauma si risveglia in tutta la sua intensità e le emozioni passate esplodono nella coscienza come se fossero eternamente presenti.

Chi ha avuto un incidente automobilistico sa che può bastare il rumore di una frenata improvvisa per scatenare un attacco di panico in piena regola.

Anche quando normalmente non ci sono più problemi nel salire in macchina, guidare, viaggiare, eccetera.

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LA SOFFERENZA DEI BAMBINI

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La sofferenza dei bambini può diventare traumatica con grande facilità.

Infatti, durante l’infanzia la psiche è malleabile, delicata e fragile.

Per tutelarla, l’inconscio utilizza principalmente la rimozione o la proiezione.

Tuttavia, quando il dolore supera la soglia di tolleranza rimozione e proiezione non bastano più e la mente è costretta a frammentarsi producendo una sorta di doppia realtà interiore:

  • da una parte scorre la quotidianità, protetta dall’anestesia emotiva che nasconde i ricordi e il dolore;

  • dall’altra esiste un eterno presente traumatico e devastante.

La percezione si sposta da una realtà all’altra grazie ai segnali in grado di aprire i sigilli che tengono celata l’angoscia.

Questa scissione, però, impedisce l’accesso all’empatia, alla sensibilità e all’altruismo.

E spiega perché, in seguito all’occultamento dei traumi infantili, tante persone diventano indifferenti arrivando a compiere atti crudeli senza alcun rimorso.

Ne abbiamo un esempio nelle persecuzioni agite contro gli ebrei, i negri, le donne, i bambini e gli animali.

In questi casi si può arrivare al punto di sentire l’acquolina in bocca o provare un desiderio sessuale osservando immagini di uccisioni, violenza e stupri.

Quando il sistema emotivo si frammenta e si parcellizza prende forma un’insensibilità che annienta le parti vulnerabili della psiche.

E questo meccanismo difensivo è la radice della freddezza e del cinismo.

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STORIE DI ANESTESIA E CRUDELTÀ

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Nicola è stato un bambino poco amato.

La mamma desiderava una femmina e perciò lo vestiva e lo trattava come una bambina.

Dopo la nascita della sorellina la disparità educativa diventa terribile e Nicola si sente ancora più trascurato e umiliato.

Tutti i vezzi, i giochi, i bacetti e i regali sono per lei.

A lui sono riservate le sgridate.

Il cuore non ce la fa.

Per sfuggire la sofferenza l’inconscio scinde i ricordi occultando quei vissuti infantili.

La mente si parcellizza.

Il dolore scompare.

L’insensibilità annulla l’angoscia.

E una deliziosa anestesia lo rende freddo, distaccato e indifferente.

È così che riesce a punire sua figlia senza comprenderne il dolore.

Forte di un ideale educativo privo di tenerezza e di empatia, Nicola diventa crudele.

E tramanda la sofferenza da una generazione all’altra.

Senza soluzione di continuità.

***

Efisio ha ricevuto in dono un agnellino, un cucciolo caldo e morbido che lo segue ovunque.

Efisio gioca con lui tutto il giorno e la notte, di nascosto, lo fa dormire nel suo letto sotto alle coperte.

Ma la mattina di Pasqua tornando dalla messa non lo trova più.

Lo cerca dappertutto disperato e in lacrime.

Il papà lo prende in giro:

“Sei una femminuccia! Non si piange per un agnello! Lo mangiamo oggi a pranzo e devi essere contento!”

Efisio sente il respiro spezzarsi.

La psiche non regge.

Di colpo diventa di ghiaccio.

Ora non ci pensa più.

Per non sentire il dolore la mente si frammenta e l’indifferenza emerge salvifica.

È così che impara a uccidere.

E a fare il pastore.

Come suo padre.

Come suo nonno.

Come tutti i maschi della sua famiglia.

Come un vero uomo.

***

Rocco ride soddisfatto.

Ha legato alla sedia il suo compagno di classe e gli ha messo in testa un cappello da clown minacciandolo e picchiandolo.

Il bambino piange terrorizzato ma Rocco ha imparato che quello è il modo giusto per farsi rispettare.

A casa i fratelli più grandi si divertivano a prenderlo in giro in modi anche peggiori.

E lui ha dovuto ingoiare la vergogna e diventare forte il più velocemente possibile.

Essere grande significa essere un duro.

Essere un duro vuol dire sottomettere qualcuno.

Rocco lo ha capito molto presto.

E per non sentirsi vittima ha occultato i ricordi delle sue umiliazioni conquistando una freddezza che oggi, a quattordici anni, lo rende rispettabile e temibile.

Invano gli insegnanti e i servizi sociali cercano di aiutarlo a ritrovare la sensibilità perduta.

Una censura nella psiche ha cancellato il dolore e conquistato l’indifferenza.

E Rocco ha deciso inconsciamente che non conviene MAI perdere questi vantaggi.

Carla Sale Musio

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Mar 22 2018

SCELTE ALIMENTARI E RICORDI D’INFANZIA

Nel momento in cui si prova ad abbandonare la strada battuta delle abitudini alimentari emergono da ogni parte mille difficoltà e, per conquistare il cambiamento desiderato, è necessario attraversare un sentiero irto di pericoli.

Le consuetudini sono difficili da trasformare e ogni cosa sembra cospirare al fine di rendere inamovibile lo status quo.

Improvvisamente:

  • mille ostacoli fanno capolino

  • accadono strane coincidenze a impedire di portare avanti i buoni propositi

  • ci si sente inspiegabilmente giù di tono

  • l’umore vacilla

  • e la determinazione si affievolisce… fino a sparire del tutto

Qualcosa si agita interiormente segnalando il bisogno di riprendere a mangiare i piatti di sempre, forse poco sani nei valori nutrizionali ma rassicuranti dal punto di vista emotivo.

Davanti alla prospettiva di una dieta diversa, i cibi della tradizione si impongono alla coscienza come la strada maestra per il benessere e, nonostante la consapevolezza della loro nocività, un senso di appagamento e di sollievo accompagna la ripresa della normalità nel menù.

Quasi che modificare la tipologia degli alimenti mettesse a repentaglio la fiducia, compromettendo la capacità di far fronte alle richieste della vita e della salute (magari non quella fisica, ma certamente quella psicologica!).

In fase di progettazione sembrava tutto così facile e, invece, dopo aver fatto il primo passo verso il cambiamento, tante difficoltà insormontabili sbarrano la strada della trasformazione, annientando le buone intenzioni e costringendoci al fallimento.

Allarmati da questa dolorosa incoerenza osserviamo delusi la nostra mancanza di disciplina e, sconfitti nell’amor proprio, riprendiamo a mangiare come sempre.

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Cosa è successo?

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Cosa ha fatto precipitare la decisione di conquistare il benessere e una nuova forma fisica?

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Qualcuno, nascosto nelle segrete dell’inconscio, ha manomesso le nostre scelte attirando come una calamita gli eventi necessari al boicottaggio.

E adesso quel Bambino Interiore si sfrega le mani soddisfatto.

Non può e non vuole rinunciare ai sapori dell’infanzia, memorie indelebili di un passato sempre vivo nel mondo intimo, strumenti capaci di rievocare ricordi colmi di significato.

Non è possibile avventurarsi verso scelte alimentari diverse da quelle familiari senza rispettare la voce che parla della nostra fanciullezza.

Il cucciolo che siamo stati rivendica il suo diritto a fidarsi degli insegnamenti di mamma e papà, vuole credere nella loro illuminata sapienza anche in campo alimentare, fatica a stare al passo con i tempi e con i cambiamenti.

Per lui la vita è fatta della protezione dei genitori e di un abbandono senza riserve tra le loro braccia possenti.

Anche quando l’adulto che siamo diventati, ha già affrontato i limiti di quella fisiologica dipendenza e oggi percorre sentieri nuovi, in vista di un equilibrio e di una armonia al passo con la complessità della propria vita.

Per ottenere un’efficace trasformazione del menù è indispensabile coinvolgere il bimbo del passato in scelte rispettose delle sue necessità emotive.

Questo non significa continuare a magiare come un tempo.

Occorre permettergli di partecipare alle decisioni adulte, contrattando con lui le diverse strategie alimentari e rispettando la sua visione della vita: fiduciosa e appassionata insieme.

I bambini hanno bisogno di sperimentare il piacere.

E il piacere è fatto di appagamento, soddisfazione, godimento, pienezza, entusiasmo e allegria.

Nella nostra cultura l’atto di mangiare assolve spesso tutte queste funzioni e, a mano a mano che diventiamo grandi, finisce per essere l’unica fonte di benessere nella quotidianità delle cose improrogabili da assolvere.

Quando questo succede, un cambiamento nelle scelte nutritive diventa impossibile.

Per modificare le preferenze di sempre, infatti, bisogna preventivare l’astinenza che accompagna l’abbandono della tossicità alimentare, e sostituire l’appagamento legato al cibo con altri momenti altrettanto gratificanti.

È questo il passaggio più difficile da attuare, perché i piaceri non legati al cibo nella nostra cultura sono demonizzati ed evitati scaramanticamente, quasi che contattarli bastasse per attirare la sciagura.

Credo che una visione della sofferenza come indispensabile percorso di crescita sia il retaggio di un cattolicesimo superstizioso e pernicioso.

Tuttavia, non si può non tenerne conto quando si elabora una diversa impostazione alimentare, altrimenti il bambino che vive in noi impegnerà tutte le sue risorse nel boicottaggio dei nuovi programmi.

Quel piccolino, infatti, è portavoce di un’esigenza indispensabile alla sopravvivenza: il bisogno di provare piacere, senza il quale la vita stessa è compromessa e si trasforma in un carico di doveri senza senso.

Tante malattie fisiche e psichiche affondano le radici in uno stile di vita che ha inibito il piacere, e il cui antidoto è l’esperienza di un appagamento profondo, fatto di amore, realizzazione, creatività, positività, curiosità e abbandono… tutto insieme.

Questo magico mix è l’elisir di lunga vita cui attingere nei momenti di cambiamento, per evitare il fallimento e l’emergere di una pericolosa sensazione d’impotenza.

Quando stabiliamo di agire una diversa strategia alimentare, l’esperienza del piacere deve ampliarsi, spostandosi dal cibo per coinvolgere anche altri settori della vita.

Non perché il cibo non sia un piacere, ma perché il piacere non deve essere limitato al cibo.

Cambiare alimentazione significa portare la propria attenzione sull’appagamento e sul benessere che circola (o non circola) nella nostra esistenza, ed effettuare un check up completo di questi valori prima di intraprendere qualsiasi modifica relativa al menù.

Se nella giornata l’atto di mangiare detiene il primato del piacere un cambiamento di alimentazione è impossibile.

E, per poter realizzare una diversa modalità alimentare, occorre dare spazio a nuove occasioni di appagamento: effettuando scelte capaci di permettere al bambino che siamo stati di esprimere se stesso liberando la creatività, l’amore, la positività, la curiosità e l’abbandono.

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STORIE DI CAMBIAMENTO E DI PIACERE

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Maria porta avanti una quotidianità affollata di impegni inderogabili.

Tutto deve essere fatto presto e bene.

Senza concessioni all’indulgenza e senza cedere al desiderio di prendersi una pausa.

A fermare la sua corsa kamikaze ci pensa un sospetto diabete che la costringe a occuparsi della salute e a fare scelte più attente ai suoi bisogni profondi.

La paura la spinge a cercare un supporto psicologico e Maria scopre con disappunto di aver escluso se stessa dalla sua vita.

Nelle sue giornate tutti hanno la precedenza.

E per fermare questo meccanismo letale qualcuno, dentro di lei, ha dovuto manomettere la salute. 

Davanti allo sguardo stupito di Maria si apre un mondo nuovo, fatto di scelte alimentari più oculate ma anche di amore per la vita e per l’ambiente.

Un contatto diverso con la propria realtà la costringe a fare lunghe passeggiate nel silenzio della natura.

In quei momenti emerge un piacere profondo, fatto di intimità e di contatto con le energie sottili che permeano gli spazi verdi e il mare.

Oggi Maria non mangia più come un tempo e il suo percorso l’ha condotta dal diabete… al fruttarismo.

Per raggiungere questo risultato ha dovuto modificare tante abitudini e organizzare le sue giornate in modo che il tempo da trascorrere in mezzo alla natura occupi uno spazio importante.

Ogni giorno.

* * *

Alberto era un bambino solitario innamorato dei pastelli e delle immagini colorate stampate sui libri di favole.

Il suo sogno era fare l’illustratore da grande, ma la morte prematura del papà lo ha costretto a lavorare dimenticando i progetti infantili.

L’amore per gli animali, però, non lo abbandona mai e, quando scopre le torture che vengono loro inflitte per trasformarli nel pasto dell’uomo, decide di cancellare dalla sua alimentazione ogni prodotto che non sia vegetale.

Tuttavia, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… e Alberto ricade spesso in un consumo smodato e compulsivo proprio di quegli alimenti crudeli e poco etici che vorrebbe eliminare dalla dieta.

Deluso da se stesso chiede aiuto a un nutrizionista che lo invita a prendersi cura anche delle sue parti infantili: riscoprendo il piacere del disegno e i sogni coltivati tanto tempo fa.

Un libro confezionato a mano per i suoi bambini, un corso di acquarello e tante filastrocche buffe illustrate per gioco e per passione… nasce così un hobby capace di calmare la fame nervosa e di sostenere Alberto nel suo nuovo stile alimentare volto al rispetto per la vita.

La vita di tante creature innocenti a cui dedica i suoi lavori grafici.

Inutile dire che il piacere del cibo ha ceduto un po’ di spazio al piacere del gioco, mentre la disciplina e la volontà hanno finalmente potuto fare il resto.

* * *

Barbara lavora in una fabbrica di tessuti e la sua giornata è scandita dai turni e dall’impegno che dedica alla casa, al marito, ai parenti e agli amici.

È una ragazza sensibile, sempre pronta a farsi in quattro per tutti, tanto da diventare spesso il punto di riferimento delle persone che le stanno intorno: ognuno la cerca per avere un consiglio o più semplicemente per ricevere il suo ascolto premuroso e partecipe.

Spinta da questa centralità si decide a partecipare a un percorso di studi per ottenere il titolo di counselor.

Prima la formazione, poi il tirocinio, gli esami, il titolo e l’inizio di una nuova attività, questa volta scelta per passione e non per il bisogno urgente di rendersi indipendente.

Nel tempo, la nuova professione le permetterà di lasciare la fabbrica, trasformando le sue capacità di aiuto in un lavoro vero.

Oggi Barbara condivide uno studio insieme ad altre figure professionali e si mantiene grazie ai proventi della nuova occupazione.

Ma ciò che ancora non finisce di sorprenderla è stata la scomparsa di quei chili di troppo apparsi quando aveva cominciato a lavorare in fabbrica e dileguatisi misteriosamente insieme alla decisione di dare a se stessa una nuova possibilità professionale.

Carla Sale Musio

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