Tag Archive 'babbani'

Set 07 2021

PERCHÉ I MAGHI HANNO LA SFERA DI CRISTALLO (cioè sanno cose che gli altri non sanno)

Ci sono cose che si conoscono soltanto con il cuore.

O, come si è detto, con l’intuizione.

Cose che non si possono apprendere razionalmente perché la ragione ha bisogno di prove e considera irrilevanti le sensazioni interiori.

Eppure…

Nonostante il rifiuto della logica, queste cose possiedono una grande validità.

Basti pensare a quanto le intuizioni ci fanno sentire bene o male nella vita di tutti i giorni.

Anche se crediamo di non prestare ascolto a ciò che anima il mondo interno, sono proprio i vissuti interiori a colorare l’esistenza di grigio o a farla risplendere di possibilità nuove.

Di questi tempi, però, prestare attenzione a ciò che succede nella psiche non è ben visto.

I babbani detestano tutto ciò che non si può toccare o monetizzare.

E per questo hanno bandito l’intuizione dalla propria vita, bollandola con lo stigma dell’irrealtà.

I maghi, invece, non possono ignorare le percezioni interiori e mantengono viva in se stessi la sensitività.

Il loro atteggiamento di apertura regala una marcia in più, arricchendoli di un sapere inconcepibile per i babbani.

Sono proprio le intuizioni, infatti, le risorse che ci conducono magicamente al posto giusto nel momento giusto, quelle inspiegabili coincidenze che spesso chiamiamo miracoli.

Ma bisogna imparare a riconoscerle per poterle vivere.

Il vocabolario definisce intuizione una consapevolezza immediata che attraversa la mente senza bisogno di ragionamenti.

Nessuno ci insegna a darle valore.

Al contrario, spesso le intuizioni sono accolte con indifferenza e trattate come fantasie irrilevanti.

Coloro che le ascoltano con serietà camminano controcorrente.

(E a volte devono combattere dentro di sé l’inerzia derivante dall’omologazione, quell’atteggiamento gregario che spinge ad agire come gli altri).

Allontanarsi dal pensiero comune fa sentire diversi e soli.

I maghi convivono con la diversità.

E imparano ad accogliere i doni della solitudine.

È nella solitudine, infatti, che maturano l’originalità, la creatività e la possibilità di compiere nuove scoperte.

Nella diversità si sviluppa il cambiamento e l’esistenza si arricchisce di possibilità.

La sfera di cristallo è la capacità di muoversi nella vita senza pregiudizi, permettendo all’intuizione di illuminare la strada col suo sapere immediato, misterioso e profondo.

Carla Sale Musio

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Lug 09 2021

GENITORI BABBANI E BAMBINI MAGHI: un’evenienza molto frequente

Nascere in una famiglia di babbani per un mago significa spesso vivere in mezzo alle difficoltà, soprattutto durante l’infanzia.

Infatti i babbani ignorano la magia e considerano importante solo ciò che si può toccare, misurare, pesare e, soprattutto, monetizzare.

Al contrario, essere maghi comporta una percezione attenta ai richiami del mondo interiore e in contatto con la natura e i suoi poteri.

I piccoli maghi seguono le proprie intuizioni con la stessa attenzione con cui ascoltano le parole dei grandi e questo può generare confusione quando gli adulti deridono i saperi magici.

Lo stigma della diversità (o, peggio, dell’anormalità) incombe sull’identità dei giovani che, per paura dell’emarginazione, non sempre riescono a mantenere vive in se stessi le capacità creative.

Capita spesso che i bambini, sentendosi derisi e criticati a causa della loro sensitività, finiscano col cancellare le tracce di quella conoscenza ancestrale per conformarsi ai dettami della concretezza, della produttività e dell’omologazione.

Ma la magia non può essere eliminata dalla psiche con un atto di volontà e questo fa sì che, nonostante i tentativi camaleontici di trasformare se stessi, i maghi finiscano per sentirsi fuori posto in un mondo che ignora l’esistenza dell’invisibile e la profondità della vita.

Ecco quindi che spesso si rivolgono agli psicologi per ritrovare le chiavi delle loro potenzialità creative.

L’amore è la magia più grande che esista.

Tuttavia, proprio per amore, i piccoli possono arrivare ad annullarne le tracce in se stessi nel tentativo di sentirsi apprezzati da chi si prende cura di loro.

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ANNIENTARE L’AMORE NON È POSSIBILE

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Neanche quando lo si fa per amore.

E la sofferenza che consegue a questi sforzi rende insicuri, fragili e spaventati.

I maghi nati da famiglie insensibili alla magia sono costretti a scoprire il potere creativo senza ricevere nessun aiuto e devono fare costantemente i conti con la propria inesperienza.

I fenomeni naturali accadono sempre e comunque, ma la mancata conoscenza delle risorse interiori rende inquieti e inquietanti agli occhi di chi ha ottuso la propria intuizione e per principio non vuole comprenderli.

Per fortuna la natura dona spontaneamente suo aiuto.

E la crescita di questi bambini è costellata da eventi misteriosi (e provvidenziali) che, come fiammelle nel buio, insegnano la presenza della magia.

Sono manifestazioni naturali venute a ricordare all’umanità l’esistenza di un potere più grande della ragione (e del bisogno di controllo), fenomeni che sovvertono le leggi della fisica per fare spazio ai codici del cuore.

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STORIE DI AMORE E DI MAGIA

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Martina ha dodici anni ed è in viaggio con la scuola.

Una mattina si sveglia presto e… l’assale la nostalgia.

Non è mai stata tanti giorni lontana da casa.

Le mancano le chiacchiere con la mamma e le sorelle.

Vorrebbe sentirle al telefono, ma si vergogna di quella dipendenza.

Teme di sembrare ancora una bambina agli occhi delle sue compagne di stanza.

Per rincuorarsi scorre le foto archiviate sul cellulare.

“Chiamatemi voi…” pensa tra sé.

Passano pochi minuti.

E lo schermo si illumina.

È la mamma!

“Tesoro, come stai? So che sarai di fretta ma volevo sentirti solo un momento…”  

***

Quando ha bisogno di qualcosa Rebecca chiude gli occhi e lascia che la sua intuizione le mostri dove può trovarlo.

È un metodo infallibile.

Nella sua mente compaiono immagini o consapevolezze che indicano i luoghi in cui può recuperare o acquistare proprio ciò che sta cercando.

In genere usa questa capacità per scoprire velocemente i capi di abbigliamento che le piacciono a un prezzo conveniente.

La paghetta settimanale non è alta e per stare nelle spese Rebecca deve fare appello alle sue risorse… magiche.

***

Da qualche tempo un cane randagio gironzola intorno alla scuola.

Manuela ha sette anni e osservandolo dalla finestra della sua classe nota l’espressione triste dell’animale.

Al termine delle lezioni, mentre aspetta che la vengano a prendere, si ferma ad accarezzarlo.

È un bastardino giovane che le scodinzola e subito la segue convinto di essere il suo cane.

La bambina vede arrivare l’auto dei genitori e gli regala gli avanzi della merenda, allontanandosi velocemente per evitare che lui la segua.

“Non crederai davvero che mi venda per un po’ di cibo?! Volevo solo essere tuo amico…”

La piccola si volta.

Il cane è fermo davanti ai biscotti sparsi per terra.

Anche se non se lo spiega, Manuela è certa che a parlare nella sua testa sia stato lui.

D’impulso torna indietro e lo prende in braccio.

“Mamma ho trovato un cane, ti prego… possiamo tenerlo con noi?”

E farà l’impossibile per riuscire a portarlo a casa.

Da quel momento il cane la seguirà ovunque, dialogando in quel modo silenzioso che solo lei capisce senza poterlo raccontare a nessuno.

Carla Sale Musio

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Mag 08 2021

NESSUNO CI INSEGNA A USARE LA MAGIA…

La magia è una capacità naturale, conosciuta da tutte le specie animali ma ignorata dalla specie umana.

Dopo il medioevo, infatti, la ricerca scientifica si è concentrata sugli aspetti misurabili e concreti della realtà, ignorando (o addirittura negando) l’esistenza di ciò che non si vede.

Da quel momento in poi, ai nostri occhi il mondo interiore è diventato qualcosa di inutile e la percezione della magia si è persa in favore di una più controllabile materialità.

È così che ci siamo convinti di potere sostituire i poteri magici con la tecnologia.

Tuttavia la magia non è scomparsa e la sua esistenza occhieggia dietro innumerevoli coincidenze, miracoli, fenomeni paranormali e sincronicità… che costellano la vita di ogni persona.

I babbani ignorano volutamente la magia e si concentrano soltanto sulla concretezza, proclamando un mondo in cui il successo è esclusivamente economico e ogni cosa ha termine con la morte del corpo.

I maghi invece esplorano l’invisibile e sanno che il mondo interiore possiede un immenso potere.

Un potere che si estende ben al di là della perdita del corpo fisico.

(Per questo faticano a integrarsi nella società babbana e spesso chiedono aiuto agli psicologi. Ma questa è un’altra storia e ne parleremo un’altra volta.)

Tutti incontrano la magia nella propria vita.

Ma i babbani la deridono o la ignorano.

E i maghi ne sono attratti.

Questi ultimi percorrono la strada della conoscenza di sé fino a far emergere i poteri magici: intuizione, sensitività, telepatia, eccetera.

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Ma chi insegna loro a usare la magia?

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Ufficialmente nessuno ci insegna a usare la magia.

Eppure…

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Il maestro appare quando l’allievo è pronto

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Il desiderio di conoscere la magia conduce a incontrare le opportunità che permettono di esplorarla.

Può trattarsi di un’illuminazione, di un libro, di un corso, di un’esperienza o di una persona (umana o animale).

Improvvisamente la magia arriva.

E si rivela quando apriamo il cuore al suo insegnamento, incamminandoci lungo la via della conoscenza interiore.

Nel mondo intimo si nascondono tutte le verità e per utilizzare i poteri magici è necessario analizzare se stessi con sincerità e costanza.

Senza negare i mostri interiori e senza esaltare il proprio ego.

Tutto è uno è la regola d’oro che insegna la Totalità e addita lo strumento d’elezione per imparare a compiere i miracoli: io sono te e tu sei me.

Avventurarsi nel mondo della magia significa sovvertire la lettura babbana degli avvenimenti e imparare a parlare due lingue: quella della fisicità e degli opposti insieme a quella dell’infinito, evitando le trappole del narcisismo e coltivando la purezza dell’anima.

Carla Sale Musio

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Apr 19 2021

LA DIFFICILE INFANZIA DEI MAGHI

La saga di Harry Potter ci racconta le difficoltà che i maghi vivono durante l’infanzia, mostrando le angosce attraversate quotidianamente dalle persone dotate di poteri magici.

Nel mondo babbano la magia non viene insegnata a scuola.

E ognuno deve riconoscerne da solo l’esistenza (nella vita e in se stesso), imparando a usarla nel modo giusto.

Tutti i babbani odiano la magia e chi nasce dotato di capacità sensitive è costretto a sopportare il senso di diversità e la derisione che l’accompagnano.

Questo comporta un disorientamento e un’insicurezza difficili da gestire.

Soprattutto nei primi anni di vita.

Sin da bambini i maghi hanno percezioni che non comprendono e, se nessuno li aiuta a decifrarne le funzioni e il valore, possono percepire se stessi come pericolosi, incontrollabili o cattivi.

Il contatto con energie forti fa paura e questo può portare a tentativi maldestri di omologarsi allo stile di vita babbano pur di sfuggire quei poteri sconosciuti.

Tentativi forieri di emarginazione e solitudine e perciò destinati a fallire.

I babbani, infatti, non percepiscono adeguatamente la magia e la combattono disprezzando chiunque ne coltivi le potenzialità dentro di sé.

Questo spiega come mai i giovani maghi vivano spesso un’infanzia difficile e tormentata.

Solo crescendo e affrontando un percorso di conoscenza interiore impareranno ad apprezzare il valore delle creatività e a gestirne i poteri.

Il mondo interno è il crogiuolo da cui scaturisce la magia, il sacro Graal capace di compiere i miracoli, la strada che spalanca le porte all’infinito.

Nei libri per l’infanzia si nascondono spesso importanti verità.

E la saga di Harry Potter non sfugge a questa regola.

Nel corso dei volumi ci svela un cammino di conoscenza fatto del progressivo appropriarsi dei poteri interiori e del riconoscimento dei pericoli insiti nella magia nera.

L’uso crudele della magia, infatti, trascina dentro una spirale di narcisismo, estraniando sempre di più il mago dalla propria anima e provocando di conseguenza il bisogno (mai appagato) di possederne le risorse illimitate.

Nei sette libri, Voldemort fa di tutto per appropriarsi delle capacità di Harry e usufruire della forza e della protezione derivanti dall’amore.

Tuttavia, più cerca di ottenere queste cose con la prepotenza e più se ne distanzia, condannando se stesso alla mancanza e all’insoddisfazione.

Harry e Voldemort hanno una storia infantile molto simile ma le scelte compiute durante la crescita li allontanano sempre di più, sino a contrapporli totalmente.

Per superare la solitudine e la paura Voldemort sceglie la menzogna e l’arroganza.

Harry invece costruisce una comunità basata sulla lealtà, sulla solidarietà e sull’amicizia.

Il bene e il male, la magia bianca e la magia nera illustrano le scelte che ogni mago è chiamato a compiere dentro di sé per poter usare i poteri magici nella vita di tutti i giorni.

Si tratta di scelte intime che conducono allo sviluppo delle parti sensitive nella psiche.

Ma, mentre Voldemort predilige il dominio e la violenza, Harry sceglie la cooperazione e la fratellanza.

Entrambi i poli appartengono alla Totalità di noi stessi, proprio come lo Ying e lo Yang compongono insieme il simbolo del Tao.

Così, nel corso di tutti e sette i libri, Harry avverte il legame misterioso che lo unisce a Voldemort, senza riuscire a metterne a fuoco l’importanza.

Mentre Voldemort non arriva mai ad uccidere Harry perché uccidendolo finirebbe per uccidere anche se stesso.

Ogni volta dunque la battaglia ricomincia daccapo.

Senza soluzione di continuità.

Per mettere fine all’eterno combattimento tra loro, sia Harry che Voldemort dovrebbero riconoscere l’esistenza del diverso dentro di sé (quell’alter ego che ognuno rinnega seppellendolo nell’inconscio), imparando a cavalcare le profondità della psiche con la saggezza e l’umiltà che derivano dallo scoprire l’esistenza dell’infinito in se stessi.

Proprio come nel Tao, infatti, lo Ying contiene il seme dello Yang e viceversa.

Carla Sale Musio

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Mar 26 2021

TECNOLOGIA O MAGIA NERA?

Per evitare di diventare maghi neri i babbani scelgono di annientare in se stessi la magia e la sostituiscono con tante protesi tecnologiche.

La tecnologia permette di gestire la vita senza coinvolgimenti eccessivi, garantendo un controllo scevro dai rischi della crudeltà che permea la magia nera.

In questo modo si annulla dentro di sé la percezione del male e sembra di potersi schierare dalla parte del bene, evitando i pericoli.

Tuttavia questa scelta comporta dei rischi altrettanto nefasti della magia nera.

Ignorare il male, infatti, non significa farlo sparire ma soltanto nasconderlo nell’inconscio, da dove continuerà a proiettarsi dando forma al mondo dello sfruttamento e della violenza che oggi conosciamo.

L’unico modo per sconfiggere il male è osservarne con umiltà la presenza dentro di sé.

La conoscenza è già un cambiamento.

E il suo potere trasformativo evolve la negatività progressivamente.

Senza violenza.

Questa trasformazione, però, avviene quando si smette di giudicare e si accetta con onestà la propria imperfezione.

L’assenza di giudizio è indispensabile per far progredire le parti immature della psiche.

In altre parole, se vogliamo sconfiggere il male dobbiamo attraversare un paradosso che recita più o meno così:

Per eliminare il male bisogna accettarlo.

Coltivando l’onestà interiore insieme al libero arbitrio si superano le contrapposizioni che caratterizzano la dualità, gli schieramenti e la paura.

Bene e male sono aspetti indissolubili della Totalità.

Possiamo scegliere quale vogliamo agire, ma non quale provare.

La magia nera è una sfida che i maghi decidono di affrontare assumendosene la responsabilità fin dentro la propria psiche.

Consapevoli che non c’è un modo per evitarla.

Si può soltanto imparare a riconoscerla.

E scegliere di non usarla.

Da questa scelta prende forma un mondo migliore.

Non perché il male sparisce.

Perché lo si gestisce in sé.

Senza usarlo.

E questa è una vera magia.

Bianca.

Carla Sale Musio

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Ott 22 2020

I MAGHI VIVONO IN PIÙ DIMENSIONI

Essere maghi significa sapersi muovere su diverse dimensioni della coscienza contemporaneamente.

Infatti, ciò che i maghi conoscono (e i babbani ignorano) è la coesistenza della materialità con l’interiorità.

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Ma cosa intendiamo con materialità e interiorità?

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Chiamiamo materialità tutto ciò che è concreto, fisico, palpabile, misurabile, ripetibile, e, spesso, anche monetizzabile.

Sono interiori, invece, le emozioni e le percezioni che animano il mondo intimo (e non si possono riprodurre in laboratorio).

Una loro importante caratteristica è la soggettività.

I babbani ritengono inaffidabile la soggettività e preferiscono considerarla irreale.

I maghi, al contrario, la ritengono indispensabile per vivere una vita di qualità e ne esplorano costantemente le profondità e le possibilità.

Per loro la soggettività affianca l’oggettività e la completa.

Insieme rappresentano modi diversi di rapportarsi alla verità.

Essere maghi significa tenere costantemente presente una doppia verità: quella fisica e quella interiore.

Fisicità e interiorità:

  • sono entrambe reali e importanti;

  • possiedono codici e leggi diverse che le caratterizzano;

  • permettono di muoversi con maestria nella vita.

L’errore è confondere le verità dell’una con quelle dell’altra.

La magia è la capacità di usarle senza sovrapporle e senza censurarle.

Viviamo tutti in due dimensioni contemporaneamente:

  • la dimensione fisica, fatta di sopra e sotto, vicino e lontano, prima e dopo,

  • e la dimensione interiore, fatta di sensazioni, emozioni e percezioni soggettive.

Ognuna di queste dimensioni è imprescindibile per vivere l’esistenza con pienezza.

Creare una gerarchia fra di loro porta a impoverire la realizzazione e l’efficacia personale.

Il successo materiale, infatti, perde di significato quando non è accompagnato dalla soddisfazione intima che consegue all’espressione di sé e della propria unicità.

E i vissuti interiori diventano paralizzanti quando non trovano la possibilità di manifestarsi all’esterno per essere condivisi con gli altri.

L’ascolto e lo scambio delle realtà interiori permettono di decodificare più profondamente i significati degli eventi, restituendo all’esistenza la sua verità, fatta di soggettività e concretezza insieme.

Muoversi agilmente nelle dimensioni della coscienza apre le porte alla magia e libera la capacità di leggere oltre alle apparenze rivelando il valore delle cose.

Dall’abilità nell’attraversare le dimensioni interiori e materiali senza confonderle e senza perdersi e prende forma una conoscenza nuova in cui ogni evento trova il proprio posto e il proprio spazio perché appartiene alla Totalità.

Oltre le apparenti contrapposizioni che animano la nostra quotidianità esiste il Tutto, incomprensibile con la ragione ma vivo e reale nel cuore di ciascuno.

Carla Sale Musio

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Ott 08 2020

IMPORTANTI RIVELAZIONI SULLA MAGIA

Nel corso di tutti e sette i libri della saga di Harry Potter troviamo diverse chiavi importanti di comprensione della magia.

  • La magia intreccia la vita quotidiana ed è necessario riconoscerla e imparare a gestirla per vivere un’esistenza di qualità.

  • La magia riguarda ognuno di noi. Ma non tutti se ne rendono conto.

  • Esiste una categoria di persone (i babbani) che preferisce ignorare la magia per seguire uno stile di vita basato esclusivamente sulla materialità.

  • Ci sono delle persone (i maghi) che non possono ignorare la magia e la praticano istintivamente anche quando non ne conoscono l’esistenza. Queste persone devono imparare a usare la magia con competenza e criterio per evitare di creare problemi a se stessi e agli altri.

  • La distinzione tra maghi e babbani mette in evidenza gli ostacoli e le differenze che impediscono di avvicinarsi ai mondi magici.

  • Bene e male (magia bianca e magia nera) appartengono a un’unica realtà interiore. (Harry Potter e il suo più grande nemico Lord Voldemort spesso sembrano essere la stessa persona declinata in scelte esistenziali diverse.)

  • Il problema più grande che i maghi devono affrontare è la conciliazione degli opposti. (L’attrazione del male, infatti, può portare a scelte criminali e distruttive, pericolose per chi le pratica, per la comunità e per la vita stessa.)

  • La comprensione del significato della morte è l’espressione più alta della magia. La sua realizzazione determina il vero potere di un mago.

Nei libri per bambini si nascondono spesso importanti verità legate alla dimensione affettiva.

Nel mondo dei piccoli l’aspetto emotivo non è ancora demonizzato e giudicato sconveniente (come invece avviene spesso tra gli adulti) e questo permette alla creatività degli scrittori di contattare verità profonde, altrimenti difficili da comunicare.

Ecco perché nella letteratura per ragazzi si possono palesare informazioni altrimenti inaccettabili per la rigida razionalità degli adulti.

La magia è una di queste e la saga di Harry Potter mette bene in evidenza tanti insegnamenti che appartengono alle realtà magiche.

Primo fra tutti: il grande collegamento che esiste tra la cosiddetta “paranormalità” e la vita affettiva.

Come ho ripetuto tante volte: amore e magia camminano a braccetto.

E per questo i maghi non possono esimersi dall’esplorarne le profondità.

L’amore, come il tao, racchiude in sé la totalità di bene e male e l’accoglienza degli opposti nella vita interiore è il compito più importante (e difficile) che ogni mago deve affrontare, la forma più alta e impossibile della magia.

Da questa conciliazione, infatti, emergono il significato della vita (e della morte) e le scelte che siamo chiamati a compiere di momento in momento.

Nei prossimi post illustrerò in dettaglio i punti elencati sopra.

Stay tuned.

Carla Sale Musio

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Set 14 2020

PRIMI PASSI NELLA MAGIA

Per poter praticare la magia è necessario affidarsi a qualcosa di sconosciuto e imprendibile con la ragione.

Qualcosa che dà forma all’esistenza modellandola su criteri spesso razionalmente inconoscibili.

La fiducia in questa dimensione inesplorata apre le porte alla scoperta di ciò che altrimenti appare impenetrabile.

Per poter riconoscere la magia, infatti, bisogna fidarsi.

E credere nella vita.

Questa fiducia nasce dall’umiltà e dall’abbandono della pretesa (tipicamente babbana) di poter dominare la natura piegandola all’egoismo della specie umana.

Per tutte le altre specie (e per i maghi), infatti, la natura è una maestra preziosa e accoglierne il mistero e la potenza allena la mente al suo linguaggio e la prepara ad avventurarsi nei mondi magici.

I maghi sono quelle persone che accettano di essere soltanto una piccola parte in una Totalità infinita.

La magia prende forma dall’ascolto della natura e dalla capacità di aprirsi alla diversità con ammirazione, reverenza e meraviglia.

Per questo i maghi possono relazionarsi con gli animali senza snaturarne le peculiarità e ottenere fenomeni altrimenti preclusi alla conoscenza.

Imparare a usare la magia significa imparare a muoversi in quelle dimensioni che la mente fatica ad ammettere e il cuore riconosce d’istinto, come sanno fare gli animali.

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STORIE DI ANIMALI E MAGIA

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Durante una escursione Angela vede un passerotto morto sul ciglio della strada.

D’istinto lo raccoglie e lo tiene delicatamente tra le mani.

L’uccellino è ancora caldo, ma il suo cuoricino non batte più.

Angela prova una tenerezza infinita per quella piccola vita spezzata… e senza ragionare decide che il piccolo vivrà.

Gli amici la scherniscono ma lei è irremovibile.

Porta l’uccellino a casa e per tutto il percorso alimenta il pensiero che quell’esserino vivrà. 

Suo marito la invita a rassegnarsi.

Niente da fare.

Angela prepara un piccolo nido e prima di andare a dormire lo sistema su un ramo decorativo posato sopra al tavolo del soggiorno.

La mattina dopo lei e suo marito trovano l’uccellino che svolazza allegro nella stanza e, come se li avesse aspettati, vola via dalla finestra aperta.

***

Giorgio fatica a credere nella magia.

La sua mente razionale non riesce ad accettare che possa esistere qualcosa al di fuori della ragione e della scienza.

Il suo cuore, però, sente che esiste un mondo segreto inspiegabile e coinvolgente.

Giorgio vive in conflitto con se stesso: una parte di lui vuole scoprire le realtà invisibili mentre un’altra parte non fa che schernire questi interessi.

L’uomo guarda il cielo.

Un gabbiano solca l’azzurro.

Il sole è alto e non ci sono nuvole.

Giorgio chiede interiormente un segno, una prova che lo aiuti a credere nell’invisibile.

Segue il gabbiano con lo sguardo e lo vede dissolversi.

Sbatte le palpebre.

L’uccello si è come smaterializzato.

Giorgio è stupefatto.

Per il fenomeno e per la risposta che ha ricevuto immediatamente.

*** 

Francesca guarda dalla finestra il cortile sottostante.

Una lucertolina si scalda al sole.

“Sarebbe bello guardare il mondo con gli occhi di una lucertola…”

Francesca si lascia trasportare dai pensieri e decide di tentare.

Fa il vuoto mentale.

Poi si immedesima in quell’animaletto.

“Entro nel tuo corpo… sono nel tuo corpo… sono te…”

Ma proprio in quel momento la lucertola scappa via come se qualcosa l’avesse punta all’improvviso.

Carla Sale Musio

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Set 01 2020

ANIMALI E MAGIA

Vi siete mai chiesti perché i maghi hanno sempre degli animali con loro?

La risposta è semplice.

Gli animali mantengono un contatto con le dimensioni invisibili.

E possiedono un sapere che la nostra specie ha annichilito.

Perciò, quando ci si avventura nel mondo magico avere la guida di un animale è un ausilio importantissimo.

Gli animali possiedono una profonda sensitività e conoscono le leggi della magia molto più approfonditamente di noi esseri umani.

Naturalmente per i babbani tutto questo è inaccettabile, sono convinti che gli animali siano esseri di serie B, creature utili soltanto a soddisfare i capricci degli uomini e prive di intelligenza e volontà.

Per i maghi, invece, gli animali sono presenze capaci di muoversi con maestria nelle dimensioni.

Insegnanti preziosi di cui è impossibile fare a meno.

Il rapporto che intratteniamo con gli animali svela la presenza della magia nella psiche.

Solo i maghi, infatti, possono comunicare con loro utilizzando i linguaggi universali dell’empatia e della telepatia. 

Ma, soprattutto, ascoltando la voce dell’intuizione. 

Esiste una conoscenza istintiva e immediata, fatta di comprensioni folgoranti che attraversano la percezione.

Sono illuminazioni improvvise e spariscono rapidamente se non vi prestiamo attenzione.

Occorre avere molta fiducia nella vita per accogliere queste indicazioni senza lasciarsi condizionare dai pregiudizi della mente analitica.

È un compito impossibile per chi è abituato a vivere ascoltando i telegiornali e inseguendo le novità pubblicizzate.

Le specie diverse dalla nostra vivono una relazione inscindibile con la natura e sanno coglierne le indicazioni.

Per questo sono alleati preziosi per chi vuole conoscere la magia.

Gli animali vedono nel buio.

Sanno muoversi armonicamente in uno stormo.

Ritrovano la via di casa senza usare il navigatore.

Conoscono il momento di migrare, fare il nido, accoppiarsi, riposare, scappare…

I babbani lo chiamano istinto e lo guardano con commiserazione e superiorità.

I maghi, invece, osservano quelle capacità e lavorano per riattivarle nella propria psiche.

La magia è un percorso di crescita personale fatto di ascolto interiore, creatività e fiducia nella vita.

Non è facile.

La quotidianità può essere molto dolorosa per i maghi che vivono in mezzo ai babbani.

Infatti, l’emarginazione che i babbani riservano a chi possiede una grande creatività può provocare vissuti di fallimento, angoscia e solitudine.

È importante imparare a riconoscere la presenza della magia dentro di sé e aprirsi alla comprensione che ne consegue.

Come ci insegna Nietzsche:

“Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante.”

La luce nel buio è difficile da individuare se non si seguono le indicazioni del proprio cuore.

I maghi sono quelle persone che affrontano la complessità dell’esistenza senza paura, ascoltando la voce dell’intuizione come sanno fare gli animali.

Carla Sale Musio

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Ago 19 2020

E TU SEI UN MAGO O UN BABBANO?

Chiamiamo babbani le persone che non hanno la capacità di riconoscere e usare la magia.

I maghi utilizzano la parola babbano in modo gergale per indicare chi non scoprirà mai l’esistenza di un mondo magico.

I babbani, infatti, disprezzano la magia e la deridono, coltivando l’assoluta convinzione che non esista e impedendo a se stessi di attingere alle sue preziose risorse.

Tuttavia, la magia è un patrimonio comune legato alle potenzialità dell’emisfero destro del cervello e ad un ascolto profondo di sé.

La creatività è il primo requisito della magia.

Creare, infatti, è una capacità misteriosa e in grado di dare forma a realtà sempre nuove.

I babbani ignorano la creatività.

In loro il bisogno di appartenenza è più forte dell’espressione individuale.

E, nel tentativo di sentirsi accettati all’interno del proprio ambiente, rinunciano all’unicità in favore delle convenienze sociali.

Per i babbani omologarsi è un imperativo imprescindibile.

I maghi, al contrario, imparano sin da piccoli a gestire le potenzialità creative e sono insofferenti alle imposizioni.

Per questo faticano a seguire le regole del branco e preferiscono assumersi la responsabilità che deriva dalla libertà.

Per chi ama la magia il bisogno di aggregazione poggia sul piacere di condividere la propria creatività.

La magia è sempre una scelta personale, unica e speciale.

Ogni mago impara col tempo a utilizzarne le risorse e gestirne le difficoltà, senza sfuggire la solitudine e senza cercare ostinatamente l’approvazione degli altri.

Per tutti i maghi il punto di riferimento più importante è l’ascolto della propria coscienza.

Così, mentre i babbani seguono con attenzione le indicazioni sociali: grazie ai TG, ai giornali, alla pubblicità, alla politica, al consumismo e all’economia… i maghi amano l’originalità, l’ascolto del proprio mondo intimo, il cambiamento, la novità, l’unicità… e faticano a vivere in una cultura che gira al ritmo dell’omologazione.

Per questo imparano presto a muoversi negli spazi magici… invisibili e irraggiungibili dai babbani.

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“L’essenziale è invisibile agli occhi. Si vede bene soltanto con il cuore.”

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Tenere vivo l’ascolto interiore e coltivare la creatività sono gli unici modi per conquistare la magia.

E questo è un compito impossibile per un babbano.

In una civiltà tesa a raggiungere sempre maggiori guadagni è importante alimentare l’uniformità, il perbenismo e il consumismo.

Non c’è posto per l’intimità, la sensitività e l’intuizione.

Le cose devono essere concrete: monetizzabili, quantificabili, riproducibili.

Tutto il resto è pura fantasia!

Ecco perché i babbani detestano la magia e la annichiliscono in se stessi fino a dimenticarla del tutto.

Infatti, quando l’emisfero destro del cervello non è utilizzato a sufficienza perde la propria agilità cedendo la dominanza encefalica alla sua controparte sinistra e alle sue competenze: linearità del tempo, legge di causa ed effetto, sequenzialità, analiticità, riproducibilità e ripetitività.

Forti di un emisfero sinistro totalmente dominante i babbani amano la certezza che deriva dalle regole e dal fare le cose nel modo giusto.

E sfuggono come la peste l’imprevedibilità repentina e trasformativa che appartiene alla magia e alla creatività.

Carla Sale Musio

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