Ago 19 2020

E TU SEI UN MAGO O UN BABBANO?

Published by at 06:37 under Psicologia,Psicoterapia

Chiamiamo babbani le persone che non hanno la capacità di riconoscere e usare la magia.

I maghi utilizzano la parola babbano in modo gergale per indicare chi non scoprirà mai l’esistenza di un mondo magico.

I babbani, infatti, disprezzano la magia e la deridono, coltivando l’assoluta convinzione che non esista e impedendo a se stessi di attingere alle sue preziose risorse.

Tuttavia, la magia è un patrimonio comune legato alle potenzialità dell’emisfero destro del cervello e ad un ascolto profondo di sé.

La creatività è il primo requisito della magia.

Creare, infatti, è una capacità misteriosa e in grado di dare forma a realtà sempre nuove.

I babbani ignorano la creatività.

In loro il bisogno di appartenenza è più forte dell’espressione individuale.

E, nel tentativo di sentirsi accettati all’interno del proprio ambiente, rinunciano all’unicità in favore delle convenienze sociali.

Per i babbani omologarsi è un imperativo imprescindibile.

I maghi, al contrario, imparano sin da piccoli a gestire le potenzialità creative e sono insofferenti alle imposizioni.

Per questo faticano a seguire le regole del branco e preferiscono assumersi la responsabilità che deriva dalla libertà.

Per chi ama la magia il bisogno di aggregazione poggia sul piacere di condividere la propria creatività.

La magia è sempre una scelta personale, unica e speciale.

Ogni mago impara col tempo a utilizzarne le risorse e gestirne le difficoltà, senza sfuggire la solitudine e senza cercare ostinatamente l’approvazione degli altri.

Per tutti i maghi il punto di riferimento più importante è l’ascolto della propria coscienza.

Così, mentre i babbani seguono con attenzione le indicazioni sociali: grazie ai TG, ai giornali, alla pubblicità, alla politica, al consumismo e all’economia… i maghi amano l’originalità, l’ascolto del proprio mondo intimo, il cambiamento, la novità, l’unicità… e faticano a vivere in una cultura che gira al ritmo dell’omologazione.

Per questo imparano presto a muoversi negli spazi magici… invisibili e irraggiungibili dai babbani.

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“L’essenziale è invisibile agli occhi. Si vede bene soltanto con il cuore.”

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Tenere vivo l’ascolto interiore e coltivare la creatività sono gli unici modi per conquistare la magia.

E questo è un compito impossibile per un babbano.

In una civiltà tesa a raggiungere sempre maggiori guadagni è importante alimentare l’uniformità, il perbenismo e il consumismo.

Non c’è posto per l’intimità, la sensitività e l’intuizione.

Le cose devono essere concrete: monetizzabili, quantificabili, riproducibili.

Tutto il resto è pura fantasia!

Ecco perché i babbani detestano la magia e la annichiliscono in se stessi fino a dimenticarla del tutto.

Infatti, quando l’emisfero destro del cervello non è utilizzato a sufficienza perde la propria agilità cedendo la dominanza encefalica alla sua controparte sinistra e alle sue competenze: linearità del tempo, legge di causa ed effetto, sequenzialità, analiticità, riproducibilità e ripetitività.

Forti di un emisfero sinistro totalmente dominante i babbani amano la certezza che deriva dalle regole e dal fare le cose nel modo giusto.

E sfuggono come la peste l’imprevedibilità repentina e trasformativa che appartiene alla magia e alla creatività.

Carla Sale Musio

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