Tag Archive 'antispecismo'

Mar 08 2020

IL PRIMO PASSO VERSO UN MONDO MIGLIORE

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DROGHE LEGALI

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Gen 26 2020

SE IL CUORE È PIENO LA FAME SPARISCE

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Gen 15 2020

LA VERA INTELLIGENZA

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Dic 25 2019

L’AMORE MUOVE IL MONDO

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LA PERSONALITÀ CREATIVA

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Lug 18 2019

ANTROPOCENTRISMO: la patologia più grave del mondo

La patologia più grave del mondo si chiama Antropocentrismo e rappresenta una perversione del narcisismo.

Il DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) afferma che il Disturbo Narcisistico di Personalità colpisce in modo disadattivo la sfera comportamentale, relazionale, cognitiva e affettiva.

I sintomi principali di questa sindrome sono:

  • egocentrismo

  • deficit nella capacità di provare empatia

  • vissuti di superiorità

  • bisogno di percepire ammirazione

Il quadro clinico comporta un Sé Grandioso (cioè una percezione esagerata e idealizzata della propria importanza) e di conseguenza gravi difficoltà nel coinvolgimento affettivo.

Il Disturbo Antropocentrico è caratterizzato da un egoismo profondo e inconsapevole, e dall’incapacità di intrattenere relazioni sane, coinvolgenti e costruttive con l’ambiente circostante.

Si tratta di una degenerazione del narcisismo che distorce la percezione della realtà alimentando vissuti di superiorità, predominio e disprezzo per le altre forme di vita.

Chi ne è affetto si attribuisce il diritto a prevaricare ogni essere vivente, estraniandosi dal contesto ambientale in cui è inserito e collocandosi al vertice di una gerarchia arbitraria.

Questa superiorità patologica autorizza l’abuso di chi è più debole, più ingenuo o più docile, e conduce progressivamente alla distruzione dell’ecosistema.

Le conseguenze del Disturbo Antropocentrico sono sotto gli occhi di tutti.

La deforestazione, il riscaldamento globale, l’inquinamento, la distruzione di ogni habitat naturale, l’estinzione di moltissime specie viventi, il buco nell’ozono, la manipolazione del clima e il disastro ecologico che sta distruggendo il pianeta… sono solo la punta dell’iceberg di un malessere indescrivibile e pervasivo, capace di corrodere le fondamenta del benessere e della salute.

Per stare bene è indispensabile riconoscere il proprio ruolo nell’ambiente e permettersi di vivere in armonia con gli altri organismi e con la materia non vivente, accogliendo in se stessi la molteplicità che caratterizza la vita e contribuendo a realizzare un ecosistema autosufficiente e in equilibrio dinamico.

Al contrario: la prevaricazione (che appartiene a tutti i Disturbi Narcisistici della Personalità) spinge a sfruttare le risorse di chiunque appaia fragile e remissivo secondo un principio di dominanza basato sulla legge del più forte.

E si accanisce soprattutto contro la sensibilità e l’ingenuità, considerate prive di valore e passibili di ogni sopruso a vantaggio di chi possiede un maggiore cinismo.

Il Disturbo Antropocentrico impedisce le reciprocità nelle relazioni e trasforma lo sfruttamento e l’egoismo in valori da perseguire (pena la caduta nel ruolo di vittime con il conseguente corollario maltrattamenti e dolore), ottundendo l’ascolto dell’empatia e provocando gravi danni nella psiche.

Liberarsi da questa patologia non è facile.

La sua ampia diffusione, infatti, impedisce il riconoscimento dei sintomi legittimando lo sfruttamento e la crudeltà che la caratterizzano.

Per superare la condizione morbosa occorre emanciparsi dai modelli comportamentali dominanti per aprirsi a un ascolto etico e personale.

Anche quando questo conduce a valutazioni solitarie.

Staccarsi dal branco per seguire il proprio passo e il proprio cuore è una scelta difficile e irta di pericoli che contrasta il bisogno di condivisione e solidarietà.

Tuttavia, davanti a una situazione patogena dilagante si rivela un passaggio indispensabile per riconquistare la salute, in se stessi e nell’ecosistema.

Per realizzare un mondo migliore è necessario attuare un cambiamento profondo che, attraverso la riflessione sul proprio ruolo, conduca alla scelta di valori più coerenti con l’ambiente e rispettosi della reciprocità e della fratellanza con tutte le creature.

Camminare nella vita senza volerla possedere significa aprirsi a una lettura attenta alla sensibilità di ciascuno e capace di riconoscere il valore dell’ingenuità e della diversità.

Dapprima dentro se stessi e poi in ogni altra forma di vita.

Carla Sale Musio

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Apr 18 2019

GENTE CHE CREDE IN UN MONDO MIGLIORE…

La sopraffazione è dappertutto.

Ci hanno convinto che per vivere sia necessario distruggere e il detto:

MORS TUA VITA MEA

è diventata la norma che crediamo indispensabile alla sopravvivenza.

Su questo presupposto crudele abbiamo costruito una società che sta distruggendo il pianeta e provocando ogni giorno nuove patologie psichiche.

Nella nostra presuntuosa arroganza dimentichiamo con troppa facilità che gli animali selvatici non hanno bisogno della psichiatria, dei farmaci e dei T.S.O.

Le altre specie coltivano uno stile di vita improntato al rispetto della natura e convivono tra loro senza distruggersi a vicenda.

Solo la società dell’uomo mette al primo posto se stessa generando innumerevoli guerre e obbligando al sacrificio dell’umanità in cambio di un’appartenenza… che provoca sempre troppo dolore.

Da un punto di vista etologico siamo animali da branco, cioè abbiamo bisogno di condividerci e scambiare le nostre emozioni gli uni con gli altri.

E questo è ben diverso dalla competizione, dalla prepotenza e dalle guerre che ammorbano le nostre scelte quotidiane.

Si chiama, piuttosto, cooperazione ed è indispensabile per la salute mentale.

Siamo esseri umani: spontaneamente portati all’umanità.

Uccidere, distruggere, sopraffare… sono comportamenti estremi e andrebbero usati solo in situazioni disperate.

Nel nostro mondo, invece, sono la consuetudine.

Per soddisfare i piaceri del palato non esitiamo a torturare senza scrupoli tante creature docili e innocenti, alimentando l’indifferenza nella nostra anima e coltivando una civiltà che di civile non ha proprio niente.

In questo scenario terribile anche mangiare è diventato una droga.

E pur di sentirci apprezzati da una moltitudine omologata e priva di autenticità siamo disposti a rinunciare all’umanità e a venderci in cambio di uno stipendio con cui acquistare beni sempre meno utili.

Eppure…

Tante persone scelgono di cambiare.

Anche a costo di sentirsi sole in un mondo che fa di tutto per emarginare chi non si conforma.

Sono uomini e donne capaci di ascoltare il proprio cuore.

Forti di un ideale che esisteva prima che la distruzione trasformasse la vita in un’arena di guerra e l’uccisione diventasse il gioco che intreccia l’esistenza.

Gente che crede in un mondo migliore.

Anche quando la derisione fa sentire stupidi e annienta le speranze.

Sono quelli che preferiscono ascoltare la propria voce intima invece che accendere la televisione.

Scelgono il cambiamento.

Non perché sia conveniente.

Perché sanno che è giusto.

Sono quelli che trasformeranno il mondo un granello alla volta (effetto collaterale di una scelta senza seguaci).

Creature poco visibili nella società dell’apparire.

Seguono il proprio cuore con noncuranza.

E spesso chiedono aiuto agli psicologi.

Non perché siano malati ma perché sopravvivere in un mondo malato è difficile, faticoso e doloroso insieme.

Così, mentre il progresso impone la sopraffazione, camminano contromano senza paura lasciando che l’amore guidi i loro passi e la vita non perda il suo significato profondo.

Carla Sale Musio

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Ott 25 2018

LA RIVOLUZIONE È NELLE SCELTE DI OGNI GIORNO

Consideriamo lecito, morale e indiscutibile utilizzare gli animali per i nostri scopi.

Non ci sfiora l’idea che queste creature siano esseri viventi: capaci di provare dolore proprio come noi.

E siamo certi di non commettere alcun crimine uccidendoli per il nostro divertimento.

Ma cosa ci rende così sicuri nel decidere la loro morte?

Sono convinta che l’insensibilità della specie umana sia il sintomo di una grave patologia.

Uccidere è sempre un atto criminale.

E diventa una malattia quando è considerato divertente.

La mancanza di empatia è la manifestazione di una disfunzione psicologica: segnala la scissione tra ragione e sentimenti.

E provoca gravi conseguenze nella vita di tutti i giorni.

La violenza che imperversa dappertutto ne è il sintomo più evidente.

Le leggi che sosteniamo interiormente, infatti, sono le stesse che l’inconscio trasferisce nella quotidianità, applicandone i principi.

Se affermiamo la liceità di ammazzare per divertimento stabiliamo inconsciamente che l’opportunismo e la crudeltà possono imperversare senza remore.

Un tacito assenso asseconda le scelte criminali che stanno distruggendo la nostra salute, e affonda le sue radici nei gesti di ogni giorno.

L’insensibilità è la norma che accompagna le nostre preferenze alimentari.

Quando facciamo la spesa scegliamo i corpi insanguinati di tante creature innocenti, senza pensare al dolore che abbiamo inflitto e senza sentirci colpevoli per questo.

Al contrario!

Cuciniamo quelle carni straziate convinti di compiere un gesto d’amore verso noi stessi e verso gli altri commensali.

Tuttavia, con la medesima incoscienza applichiamo gli stessi principi di indifferenza e crudeltà alla nostra salute, lasciando che la mancanza di empatia nasconda alla coscienza i danni che questa decisione comporta.

Preferiamo ignorare che i prodotti di origine animale sono la causa principale di tante malattie giudicate incurabili.

Infatti, mantenere attiva l’incoscienza che guida la maggior parte delle scelte alimentari significa nascondere la disumanità del nostro stile di vita, cancellando dalla consapevolezza le tracce degli orrori necessari a solleticarci il palato.

L’ottundimento indispensabile a sostenere il mercato alimentare è la conseguenza della tossicità del cibo che consumiamo e il frutto di un’abile manipolazione pubblicitaria.

La droga alimentare è onnipresente, colora i nostri giorni di festa e diventa il pretesto per riunioni di ogni tipo.

Che festa sarebbe senza le ghiottonerie preparate con le carni di qualcuno?

Più importante è l’occasione e più numerosi saranno i corpi immolati sulle nostre tavole imbandite.

Oggi l’uccisione e l’incoscienza tengono in piedi interessi smisurati.

Per spezzare questa catena di violenza e omertà bisogna avere coraggio.

La scelta di rispettare gli animali è impopolare, nonostante innumerevoli ricerche ne confermino il valore ecologico, etico e salutista.

Si preferisce ignorare che gli allevamenti intensivi sono i maggiori responsabili della deforestazione, dell’effetto serra e della fame nel mondo.

Il narcisismo patologico, indotto ad arte dagli interessi dell’economia, ci tiene schiavi della prepotenza e vittime di una pericolosa irresponsabilità.

In questo modo coltiviamo l’incoscienza, rendendoci prigionieri di pubblicità ingannevoli e senza scrupoli.

Smettere di consumare prodotti animali vuol dire informarsi e ragionare con la propria testa.

Ma soprattutto significa ascoltare la voce della coscienza.

Quel principio morale che conosce il valore di ogni vita e parla al nostro cuore.

L’etica della reciprocità è il fondamento della dignità, della convivenza pacifica, della legittimità, della giustizia, del riconoscimento e del rispetto.

La regola d’oro:

“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.”

È una norma ancestrale.

Il cuore la conosce d’istinto.

Senza bisogno di parole.

Carla Sale Musio

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Mag 29 2018

SPECISMO… O DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITÀ?

Coltiviamo la certezza di essere la specie più evoluta del pianeta: quella creata da Dio a propria immagine e somiglianza.

Ma ignoriamo che questa convinzione sia il sintomo di una patologia chiamata Disturbo Narcisistico di Personalità e basata sulla percezione di una superiorità soggettiva e onnipotente.

Da tempo immemorabile il dibattito sulle diverse forme dell’intelligenza ha portato gli studiosi a comprendere che le valutazioni della conoscenza non vanno circoscritte al sapere della maggioranza, ma è necessario calibrare le performance in modo da renderle adeguate a tutti.

Eppure… quando è in gioco l’antropocentrismo nemmeno le scoperte scientifiche valgono più! 

Essere umani contiene un diritto di supremazia.

Imprescindibile.

È una pretesa arbitraria che evidenzia la patologia insieme alla necessità di una cura.

E segnala l’urgenza di garantire a ogni essere vivente il diritto all’esistenza e al rispetto delle proprie peculiarità.

Forti di valutazioni che tengono conto esclusivamente delle caratteristiche umane consideriamo inferiori tutte le altre specie.

Poiché gli animali non utilizzano un linguaggio simile al nostro ci sentiamo autorizzati a postulare anche una mancanza di intelligenza, legittimando il diritto alla sopraffazione.

È difficile accettare che questa pretesa egocentrica sia il sintomo di una disfunzione che il DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) definisce:

 .

Disturbo Narcisistico di Personalità

.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità è un disturbo della personalità i cui principali indicatori sono:

  • un eccessivo egocentrismo

  • un deficit nella capacità di provare empatia

  • una esasperata idealizzazione di sé

Si tratta di una patologia caratterizzata dalla percezione di un Sé Grandioso, dal sentimento esagerato della propria importanza e dalle difficoltà di coinvolgimento nella percezione dell’altro.

Le persone affette da questa sintomatologia manifestano un egoismo esorbitante di cui di solito non sono consapevoli, arrivando a tiranneggiare chi hanno vicino senza alcuno scrupolo e senza nessuna comprensione della propria crudeltà.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità ci impedisce di analizzare con obiettività il sapere delle altre specie, occultandone le risorse, il valore, le potenzialità e i doni.

Occorrono: spirito di ricerca, capacità di ascolto, empatia, determinazione e rispetto, per cogliere la profondità di una cultura che utilizza principi differenti da quelli che ci sono abituali.

Per riconoscere la civiltà degli animali è necessario superare il Disturbo Narcisistico di Personalità e osservare con più umiltà i saperi delle specie diverse dalla nostra.

Ma soprattutto è indispensabile aprirsi a una comprensione biocentrica delle relazioni che uniscono gli esseri viventi dando vita a un ecosistema capace di garantire il benessere di tutti.

Quando ognuno contribuisce all’integrità della vita la capacità di mettersi in gioco si libera dall’egocentrismo formando una società volta al benessere del singolo e del pianeta nella sua interezza.

E questo è il requisito su cui poggiano tutte le culture degli animali.

Le altre specie possiedono una saggezza che noi abbiamo perduto.

Per loro la conoscenza dell’ecosistema e l’ascolto dei mondi interiori sono parte di una verità antica e piena di valore.

Biocentrismo, intuizione, istintività, paranormalità… appartengono a un sapere che li rende capaci di rispettare il pianeta, di frequentare le altre dimensioni e di conoscere il significato profondo della vita.

Valori che noi non riusciamo più a considerare tali.

È questa la conseguenza della patologia narcisistica in cui viviamo immersi.

Una patologia che ammala la civiltà umana dando origine a problematiche sconosciute a ogni altra specie.

Usura, pedofilia, schizofrenia, disturbi alimentari… sono malattie ignote agli altri animali.

Il loro sapere comprende valori e abilità impensabili per noi e questo dovrebbe indurci ad imparare piuttosto che a sfruttarli.

La capacità di riconoscere ciò che non si può toccare è un requisito importantissimo per la salute mentale.

Saper distinguere le emozioni e i sentimenti e comportarsi di conseguenza sono le risorse che permettono agli specialisti della psiche di aiutare tante persone in difficoltà.

Gli animali le utilizzano per muoversi nell’ambiente e comunicare tra loro.

Noi invece preferiamo la manipolazione e la menzogna, giudichiamo sconveniente l’autenticità e inibiamo l’ascolto della nostra verità… per ottenere un amore del quale non siamo mai sicuri.

Poi ci ammaliamo di depressione, di attacchi di panico, di ossessioni, di compulsioni e delle innumerevoli malattie che segnalano la perdita di un contatto profondo con la vita.

Tutti gli animali ci insegnano con l’esempio della loro esistenza a ritrovare il legame che unisce ogni creatura al suo ambiente e il valore di un ascolto intimo, fatto di conoscenza e di intuizione, di sensazioni e di percezioni visibili e invisibili.

Carla Sale Musio

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Giu 30 2015

ISTINTO O AMORE?

Quando un animale cura i suoi piccoli con sollecitudine parliamo di istinto.

Quando, invece, a compire gli stessi gesti è un essere umano preferiamo usare la parola amore.

Siamo convinti che gli animali possano essere utilizzati e maltrattati come oggetti senza valore e su questo presupposto abbiamo costruito la più grave forma di razzismo e di discriminazione che sia mai esistita.

Dall’abuso compiuto quotidianamente sulle loro vite, infatti, prende forma una cultura malata di cinismo e d’indifferenza, i cui danni sono sotto gli occhi di tutti.

Basta accedere la televisione e guardare un telegiornale!

Stragi, guerre e violenze di ogni tipo sono la conseguenza di uno stile di vita basato sulla prepotenza, sul disprezzo della debolezza e sulla legge del più forte.

La vita dovrebbe essere per tutti un diritto sacro e inviolabile, qualsiasi sia la specie di appartenenza.

Stabilire che esistono creature di serie A e creature di serie B significa autorizzare la prevaricazione e, per riuscirci, è necessario ottundere l’empatia, facendo in modo che la compassione si trasformi in indifferenza e che l’amore sia considerato una risposta automatica, priva di componenti affettive.

Solo così è possibile assistere col sorriso sulle labbra (e l’acquolina in bocca) all’uccisione di tante creature indifese e innocenti.

L’amore e l’istinto sono cose molto diverse e gli animali con i loro comportamenti ci mostrano spesso dei sentimenti talmente puri e disinteressati che gli esseri umani faticano a tenere il loro passo.

M

AMORE!!!

M

A Villa Carlos Paz, in Argentina, Verónica Moreno, la proprietaria di un adorabile esemplare di pastore tedesco di nome Capitán, non riusciva più a trovarlo.

Il cane aveva iniziato a latitare da casa dopo la morte del marito di Verónica, Miguel Guzmán, e oramai non speravano più di rivederlo quando un giorno la donna e suo figlio recandosi al cimitero sentono un latrato simile ad un pianto e con enorme sorpresa si vedono comparire davanti Capitán!

Sono passati più di sei anni e Capitán è sempre lì a vegliare sulla tomba di Miguel.

Ogni tanto fa un salto a casa ma poi ritorna al cimitero che ormai è diventato la sua dimora fissa.

*  *  *

Lo scorso anno a ferragosto due persone abbandonano il loro cane sulla strada nei pressi di Riccione.

Ma il cucciolo, tagliando per i campi, riesce a raggiungere la vettura e quando arrivano i carabinieri (chiamati da una donna che ha assistito incredula all’abbandono e ha segnalato il numero di targa del veicolo) sta già scodinzolando dietro all’auto.

*  *  *

Qualche mese fa nel Parco Nazionale d’Abruzzo un orsetto cade accidentalmente dentro una vasca d’acqua alta tre metri.

Il piccolo tenta invano di venirne fuori e mamma orsa disperata si tuffa nella vasca per cercare di metterlo in salvo ma l’impresa è impossibile e, nel tentativo di salvarlo, l’orsa annega con lui.

*  *  *

Capitán ha rinunciato alle comodità della casa per restare vicino al suo padrone anche dopo la morte, il cucciolo di Ricccione non esita a correre per chilometri pur di stare vicino ai suoi amici umani (nonostante la crudeltà con cui è stato abbandonato) e, come ogni altra mamma, l’orsa del Parco Nazionale d’Abruzzo non ha esitato a sacrificare la propria vita per salvare il suo bambino.

Ma trattandosi di animali invece di riconoscerne  i sentimenti preferiamo credere che a guidare i comportamenti sia stato l’istinto.

Mamma orsa, Capitán e il cucciolo abbandonato a Riccione hanno agito mossi dagli stessi vissuti che animerebbero un essere umano e in loro l’amore è così evidente che non ci sarebbe nemmeno bisogno di definirlo.

Eppure davanti a queste manifestazioni affettive si continua a parlare di comportamenti stabiliti biologicamente.

M

ISTINTO

M

Chiamiamo istinto un insieme di caratteristiche che fanno parte del patrimonio genetico e riguardano azioni compiute in modo analogo da individui diversi, come quando gli uccelli migrano o quando si ritrae la mano da un oggetto caldo o pungente.

Tra l’istinto e l’amore esiste un abisso!

Tuttavia, il rifiuto di attribuire diritti e dignità agli animali ci porta a non riconoscerne i sentimenti e a negare la loro capacità di vivere relazioni intense e profonde.

Per giustificare la nostra arroganza sosteniamo che sono privi di intelligenza, senza considerare che questo dovrebbe spingerci a proteggerli piuttosto che ad approfittare della loro ingenuità.

Servirsi di creature più deboli per soddisfare il proprio piacere, produce una cultura in cui la debolezza è disprezzata e abusata, e apre la strada allo sfruttamento non solo degli animali ma di chiunque possieda quelle stesse caratteristiche (la pedofilia e il femminicidio ne sono un drammatico esempio).

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L’AMORE NEGLI ANIMALI

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Per comprendere la psicologia degli esseri umani gli scienziati hanno usato spesso gli animali.

Tra il 1958 e il 1965 i coniugi Harlow per studiare il comportamento di attaccamento allevarono dei cuccioli di macaco privandoli della mamma.

I cuccioli, vittime dei loro crudeli esperimenti, venivano rinchiusi in una gabbia in cui avevano a disposizione soltanto un peluche di stoffa morbida e una sagoma di metallo con un biberon.

Naturalmente le povere scimmiette trascorrevano la maggior parte del tempo abbracciate al pupazzo di stoffa e si avvicinavano alla sagoma metallica esclusivamente per mangiare.

L’atroce deprivazione cui furono sottoposte nei primi mesi di vita le rese tristi e spaurite e, crescendo, diventarono indifferenti verso i piccoli e incapaci di far fronte ai loro bisogni affettivi.

In conformità a questi esperimenti i coniugi Harlow appurarono che l’attaccamento negli esseri umani si sviluppa all’interno di un legame affettivo e che le radici dell’amorevolezza possono essere rintracciate nelle prime relazioni tra i bambini e gli adulti che si prendono cura di loro.

*  *  *

Basare lo studio dell’affettività umana su ricerche che hanno come soggetti gli animali è possibile solo quando i vissuti degli uomini e degli animali sono identici, altrimenti la differenza inficerebbe i risultati degli esperimenti.

Studi di questo genere dimostrano che esiste un’uniformità emotiva tra l’uomo e gli animali e smascherano la finzione culturale costruita per nascondere gli abusi e lo sfruttamento.

Le specie animali provano amore, tenerezza, nostalgia, paura, tristezza, entusiasmo, malinconia, gioia, dolore… proprio come gli esseri umani!!!

Continuare a chiudere gli occhi davanti a questa verità ottunde l’empatia fino ad annichilirla e genera la pazzia che sta distruggendo il mondo.

La vita emotiva degli animali ci mostra un’autenticità e una trasparenza che la specie umana ha perduto, e ci aiuta a ritrovare il contatto con la nostra affettività.

Riconoscere i loro sentimenti vuol dire strappare il velo che nasconde i tanti crimini quotidiani giustificati con leggerezza dalla nostra cultura e contrastare il cinismo e l’indifferenza che stanno soffocando l’umanità.

Con la loro esistenza gli animali ci insegnano il valore della diversità, aiutandoci a risvegliare la nostra empatia intorpidita.

Abusare di loro significa abusare della nostra vulnerabilità e ammutolire la sensibilità interiore, fomentando la cultura della violenza.

Solo riconoscendo le somiglianze che esistono tra le specie potremo realizzare una società capace di rispettare l’autenticità e il valore di ciascuno.

Per costruire un mondo migliore è indispensabile mettere fine all’olocausto degli animali e promuovere il loro diritto alla vita, riconoscendone la profondità emotiva e affettiva.

Ma soprattutto è necessario aprire gli occhi davanti alla verità.

L’amore è lo stesso per tutti.

Senza distinzioni di specie.

Carla Sale Musio

leggi anche:

SCHIAVISMO ANIMALE

ANTISPECISMO E PEDOFILIA

LE RADICI DELLA VIOLENZA

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Apr 20 2015

LA SCELTA VEGANA

Ci sono persone che, senza avere nessun problema di salute, scelgono di non magiare carne, latte, uova e formaggi, di non indossare pellicce, accessori di pelle, piumini fatti con la piuma d’oca, tessuti di seta… cioè di non utilizzare niente che comporti la sofferenza o l’uccisione degli animali.

Non sono persone superstiziose, non appartengono a una setta e non sono necessariamente religiose.

Sono individui molto diversi tra loro, accomunati dalla decisione di non infliggere sofferenza alle altre specie.

Una posizione ancora poco conosciuta e basata sul riconoscimento del valore di ogni vita e sul rispetto di tutti gli esseri viventi.

Queste persone credono fermamente che ogni creatura abbia diritto alla propria esistenza e si impegnano a evitare gli abusi commessi a danno degli animali.

Comunemente gli animali sono ritenuti inferiori all’uomo e, per questo, soggetti al predominio e allo sfruttamento.

La loro intelligenza non è riconosciuta e il loro dolore è ignorato, perché quando una vita non ha valore anche la sofferenza non ha valore.

La specie umana non riconosce altri parametri che quelli della propria cultura e, in nome di una presunta superiorità, si arroga arbitrariamente il diritto di maltrattare chiunque reputi diverso, e per questo inferiore.

Ma non tutti gli esseri umani riescono a mostrarsi indifferenti davanti ai soprusi e alle sevizie, e sempre più persone scoprono una sensibilità capace di riconoscere la sofferenza anche nelle creature che non appartengano alla nostra specie.

Queste persone, nonostante facciano parte dell’unica razza creata da Dio a propria immagine e somiglianza, provano pietà per il massacro cui sono condannate tante vite e si sforzano di compiere scelte più amorevoli e responsabili, nel tentativo di evitarlo.

Una di queste scelte è appunto la scelta vegana, cioè la decisione di non infliggere dolore agli animali con il proprio stile di vita.

Una decisione che comporta rinunce e difficoltà non solo dal punto di vista alimentare ma, soprattutto, dal punto di vista interiore.

I vegani, infatti, non possono più negare a se stessi l’olocausto degli animali (abilmente occultato dalle politiche commerciali) e sono costretti ad affrontare in prima persona le connivenze criminali che accompagnano la maggior parte delle nostre scelte quotidiane.

Così, mentre la rinuncia ai prodotti di origine animale può essere facilmente risolta grazie alle innumerevoli possibilità alternative reperibili sul mercato, la dolorosa scoperta della propria inconsapevole e ottusa crudeltà è invece lo scoglio più grande da superare, la barriera, spesso insormontabile, che impedisce la presa di coscienza davanti al martirio di tanti esseri innocenti.

Viviamo in un mondo in cui è molto facile addormentare la consapevolezza del sacrificio vissuto dagli animali nei macelli, negli allevamenti intensivi, nella sperimentazione, nei circhi, nei delfinari, nelle scommesse, nelle vendette, nelle torture…

Un mondo in cui è più comodo e più rassicurante chiudere gli occhi, lasciando la coscienza in balia di giustificazioni stereotipate e obsolete (si è sempre fatto così, è la legge del più forte, la catena alimentare, la tradizione, il karma…), piuttosto che riconoscere l’ingiustizia, la violenza e la responsabilità della nostra indifferenza.

Diventare vegani non vuol dire soltanto passare da un’alimentazione onnivora, incentrata sul consumo di carne, latte, uova e formaggi, a un’alimentazione basata esclusivamente su prodotti di origine vegetale, significa soprattutto aprire gli occhi davanti alle brutalità agite con leggerezza ai danni di chiunque appartenga a una specie diversa dalla nostra.

Svegliarsi da questa incoscienza mette l’anima in contatto con la responsabilità delle proprie scelte e mostra uno scenario drammatico, fatto di abusi e insensibilità.

Eliminare gli alimenti di origine animale non è facile perché questi, in proporzioni più o meno grandi, si trovano nella composizione di quasi tutti i cibi che consumiamo comunemente e, per poterli selezionare, è necessario controllare scrupolosamente sia le componenti del menù che le lavorazioni che conducono al raggiungimento di un determinato prodotto.

Questa ricerca spesso evidenzia a che prezzo e in seguito a quali torture le vivande arrivano sulle nostre tavole.

L’orrore che fa seguito a queste rivelazioni appesantisce il cuore e, se da un lato rende irreversibile la scelta vegana, dall’altro conduce alla scoperta della propria passata complicità con i mandanti dell’abominio che si sta cercando di combattere.

La visione delle atrocità che questa indifferenza comporta è difficile da accettare, perché sporca l’immagine idealizzata che ciascuno di noi ha costruito di se stesso, e perché costringe a prendere su di sé il peso delle violenze commissionate quotidianamente ai sicari della morte (macellai, allevatori, scienziati, toreri, cacciatori, pescatori…).

Questa consapevolezza mette fortemente in crisi l’identità che abbiamo costruito nel tentativo di ricevere approvazione e riconoscimento dagli altri, costringendoci a vedere quanto fragile sia la nostra etica davanti al bisogno conformista di ottenere accettazione e stima.

Ogni vegano affronta dentro di sé una dura battaglia, per smascherare l’inconsapevole crudeltà di una società che vive immersa nell’indifferenza e che ritiene naturale il maltrattamento non solo degli animali, ma di chiunque sia considerato inferiore, malato, pericoloso o semplicemente strano.

La scelta vegana è una scelta coraggiosa, adatta a persone capaci di mettere in discussione il proprio stile di vita fino a vedere i crimini commessi nell’ignoranza, e conduce a un profondo cambiamento etico, basato sul rispetto e sull’accoglienza degli animali e della diversità.

Smettere di mangiare prodotti animali non basta per considerarsi vegani.

Essere vegani è una scelta etica e comporta la rinuncia ad ogni forma di prepotenza e il rispetto per tutte le individualità.

Nessuna esclusa.

Carla Sale Musio

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