GENITORI DI CUORE

Quando si ama sia ama.

Eppure la società, che ha bisogno di trovare spiegazioni  razionali su ogni cosa, ricerca in continuazione l’esatta misura di questo sentimento anarchico e senza confini.

Così: è bene amare persone con caratteristiche socio-culturali simili, è giusto amare i figli più dei genitori, è bene non amare troppo i figli altrimenti l’amore diventa patologico.

Tutti questi luoghi comuni hanno come unico denominatore la tendenza a confinare l’amore nella gabbia della razionalità ma anche l’errore di confondere il sentimento con le azioni.

Ma l’amore è un sentimento incontrollabile, travolgente e totalizzante e più lo si vive per ciò che è più si è capaci di apprezzarlo e goderlo fino in fondo.

La mia premessa ha lo scopo di arrivare a parlare di “Genitori di cuore”.

Mi piace definire così gli umani genitori di animali, piuttosto che utilizzare le parole “padroni” o “proprietari” che sono definizioni ben lontane dal simbolizzare l’effettiva relazione.

I genitori di cuore amano senza misura i loro animali; tra di loro si crea un legame forte e speciale la cui dinamica non varia di tanto da quella che si crea tra genitori e figli umani.

Un figlio, così come un animale, può arrivare inaspettatamente o in seguito ad una progettualità; in entrambi i casi è necessario che vi sia la conoscenza e il riconoscimento dell’altro in quanto essere unico e con le sue peculiarità, vi è la costruzione di una relazione dinamica e un sentimento di piacere, reciprocità e scambi affettivi ed emotivi.

Attenzione però, non cadiamo nell’errore di quantificare l’amore o di creare una gerarchia tra l’amore verso i figli e quello verso gli animali.

L’amore è una forza che esiste a prescindere dall’oggetto verso cui è indirizzata.

Alcune volte arrivano in terapia delle persone che si mostrano reticenti o timorose nel raccontare questo loro sentimento, la paura di base è quella di non essere comprese o, peggio ancora, di essere giudicate.

Queste persone tendono in genere a confidarsi solo con chi vive una esperienza emotiva analoga e si sentono sbagliate o inopportune, agli occhi della società, quando soffrono per la morte dei loro animali d’affezione.

Un atteggiamento simile, in un costrutto sociale più ampio, favorisce la non legittimazione del sentimento, alimentando il pregiudizio secondo il quale esistono dei sentimenti socialmente accettati e più importanti, rispetto ad altri di nicchia e di secondo piano.

A tal proposito, per evitare di cadere nell’errore di paragonare gli affetti, sarebbe bene ridonare all’amore un’immagine socialmente diversa, considerandolo come sentimento estremamente personale, non misurabile, unico, irripetibile e che merita di essere esternato senza tabù o preconcetti.

Martina Mastinu

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