Tag Archive 'vegan'

Apr 18 2019

GENTE CHE CREDE IN UN MONDO MIGLIORE…

La sopraffazione è dappertutto.

Ci hanno convinto che per vivere sia necessario distruggere e il detto:

MORS TUA VITA MEA

è diventata la norma che crediamo indispensabile alla sopravvivenza.

Su questo presupposto crudele abbiamo costruito una società che sta distruggendo il pianeta e provocando ogni giorno nuove patologie psichiche.

Nella nostra presuntuosa arroganza dimentichiamo con troppa facilità che gli animali selvatici non hanno bisogno della psichiatria, dei farmaci e dei T.S.O.

Le altre specie coltivano uno stile di vita improntato al rispetto della natura e convivono tra loro senza distruggersi a vicenda.

Solo la società dell’uomo mette al primo posto se stessa generando innumerevoli guerre e obbligando al sacrificio dell’umanità in cambio di un’appartenenza… che provoca sempre troppo dolore.

Da un punto di vista etologico siamo animali da branco, cioè abbiamo bisogno di condividerci e scambiare le nostre emozioni gli uni con gli altri.

E questo è ben diverso dalla competizione, dalla prepotenza e dalle guerre che ammorbano le nostre scelte quotidiane.

Si chiama, piuttosto, cooperazione ed è indispensabile per la salute mentale.

Siamo esseri umani: spontaneamente portati all’umanità.

Uccidere, distruggere, sopraffare… sono comportamenti estremi e andrebbero usati solo in situazioni disperate.

Nel nostro mondo, invece, sono la consuetudine.

Per soddisfare i piaceri del palato non esitiamo a torturare senza scrupoli tante creature docili e innocenti, alimentando l’indifferenza nella nostra anima e coltivando una civiltà che di civile non ha proprio niente.

In questo scenario terribile anche mangiare è diventato una droga.

E pur di sentirci apprezzati da una moltitudine omologata e priva di autenticità siamo disposti a rinunciare all’umanità e a venderci in cambio di uno stipendio con cui acquistare beni sempre meno utili.

Eppure…

Tante persone scelgono di cambiare.

Anche a costo di sentirsi sole in un mondo che fa di tutto per emarginare chi non si conforma.

Sono uomini e donne capaci di ascoltare il proprio cuore.

Forti di un ideale che esisteva prima che la distruzione trasformasse la vita in un’arena di guerra e l’uccisione diventasse il gioco che intreccia l’esistenza.

Gente che crede in un mondo migliore.

Anche quando la derisione fa sentire stupidi e annienta le speranze.

Sono quelli che preferiscono ascoltare la propria voce intima invece che accendere la televisione.

Scelgono il cambiamento.

Non perché sia conveniente.

Perché sanno che è giusto.

Sono quelli che trasformeranno il mondo un granello alla volta (effetto collaterale di una scelta senza seguaci).

Creature poco visibili nella società dell’apparire.

Seguono il proprio cuore con noncuranza.

E spesso chiedono aiuto agli psicologi.

Non perché siano malati ma perché sopravvivere in un mondo malato è difficile, faticoso e doloroso insieme.

Così, mentre il progresso impone la sopraffazione, camminano contromano senza paura lasciando che l’amore guidi i loro passi e la vita non perda il suo significato profondo.

Carla Sale Musio

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Ott 25 2018

LA RIVOLUZIONE È NELLE SCELTE DI OGNI GIORNO

Consideriamo lecito, morale e indiscutibile utilizzare gli animali per i nostri scopi.

Non ci sfiora l’idea che queste creature siano esseri viventi: capaci di provare dolore proprio come noi.

E siamo certi di non commettere alcun crimine uccidendoli per il nostro divertimento.

Ma cosa ci rende così sicuri nel decidere la loro morte?

Sono convinta che l’insensibilità della specie umana sia il sintomo di una grave patologia.

Uccidere è sempre un atto criminale.

E diventa una malattia quando è considerato divertente.

La mancanza di empatia è la manifestazione di una disfunzione psicologica: segnala la scissione tra ragione e sentimenti.

E provoca gravi conseguenze nella vita di tutti i giorni.

La violenza che imperversa dappertutto ne è il sintomo più evidente.

Le leggi che sosteniamo interiormente, infatti, sono le stesse che l’inconscio trasferisce nella quotidianità, applicandone i principi.

Se affermiamo la liceità di ammazzare per divertimento stabiliamo inconsciamente che l’opportunismo e la crudeltà possono imperversare senza remore.

Un tacito assenso asseconda le scelte criminali che stanno distruggendo la nostra salute, e affonda le sue radici nei gesti di ogni giorno.

L’insensibilità è la norma che accompagna le nostre preferenze alimentari.

Quando facciamo la spesa scegliamo i corpi insanguinati di tante creature innocenti, senza pensare al dolore che abbiamo inflitto e senza sentirci colpevoli per questo.

Al contrario!

Cuciniamo quelle carni straziate convinti di compiere un gesto d’amore verso noi stessi e verso gli altri commensali.

Tuttavia, con la medesima incoscienza applichiamo gli stessi principi di indifferenza e crudeltà alla nostra salute, lasciando che la mancanza di empatia nasconda alla coscienza i danni che questa decisione comporta.

Preferiamo ignorare che i prodotti di origine animale sono la causa principale di tante malattie giudicate incurabili.

Infatti, mantenere attiva l’incoscienza che guida la maggior parte delle scelte alimentari significa nascondere la disumanità del nostro stile di vita, cancellando dalla consapevolezza le tracce degli orrori necessari a solleticarci il palato.

L’ottundimento indispensabile a sostenere il mercato alimentare è la conseguenza della tossicità del cibo che consumiamo e il frutto di un’abile manipolazione pubblicitaria.

La droga alimentare è onnipresente, colora i nostri giorni di festa e diventa il pretesto per riunioni di ogni tipo.

Che festa sarebbe senza le ghiottonerie preparate con le carni di qualcuno?

Più importante è l’occasione e più numerosi saranno i corpi immolati sulle nostre tavole imbandite.

Oggi l’uccisione e l’incoscienza tengono in piedi interessi smisurati.

Per spezzare questa catena di violenza e omertà bisogna avere coraggio.

La scelta di rispettare gli animali è impopolare, nonostante innumerevoli ricerche ne confermino il valore ecologico, etico e salutista.

Si preferisce ignorare che gli allevamenti intensivi sono i maggiori responsabili della deforestazione, dell’effetto serra e della fame nel mondo.

Il narcisismo patologico, indotto ad arte dagli interessi dell’economia, ci tiene schiavi della prepotenza e vittime di una pericolosa irresponsabilità.

In questo modo coltiviamo l’incoscienza, rendendoci prigionieri di pubblicità ingannevoli e senza scrupoli.

Smettere di consumare prodotti animali vuol dire informarsi e ragionare con la propria testa.

Ma soprattutto significa ascoltare la voce della coscienza.

Quel principio morale che conosce il valore di ogni vita e parla al nostro cuore.

L’etica della reciprocità è il fondamento della dignità, della convivenza pacifica, della legittimità, della giustizia, del riconoscimento e del rispetto.

La regola d’oro:

“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.”

È una norma ancestrale.

Il cuore la conosce d’istinto.

Senza bisogno di parole.

Carla Sale Musio

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Set 15 2014

MALEDETTI VEGANI!!!

Nonostante la scelta vegana sia in costante aumento prendersela con chi decide di non utilizzare più prodotti di origine animale sembra essere lecito e incoraggiato dalla cultura della violenza e dell’indifferenza nella quale siamo immersi.

“Chi sceglie di non uccidere per vivere, probabilmente ha qualche rotella fuori posto!”

Si mormora da più parti.

E, come minimo, deve mostrare un certificato medico che autorizzi a non cibarsi della morte di nessuno!

Altrimenti è additato come un appestato e accusato di fanatismo, ossessione e rigidità, ma soprattutto: mancanza di rispetto, nei confronti di chi, invece, preferisce infliggere torture e sofferenza per soddisfare i piaceri del palato.

La scelta giusta è ancora quella dell’uccisione e della prepotenza.

La non violenza è guardata con sospetto, suscita insofferenza, irritazione e colpevolizzazione.

Il codice “Mors tua vita mea” è diventato un dogma, nella cultura dello sfruttamento e dell’opportunismo.

Il mondo appartiene ai furbi.

E i furbi, si sa, si fanno pochi scrupoli.

Così, chi ha un cuore deve nasconderlo, per non venir emarginato e deriso.

Voci autorevoli hanno dimostrato che oltre ad essere una pratica crudele, mangiare carne fa male alla salute e sta creando danni gravissimi all’ecosistema.

Ma chi gestisce l’industria della morte (carne, armi, prostituzione, pedofilia…) ha tutto l’interesse a soffocare queste informazioni, sponsorizzando l’indifferenza e l’ignoranza, per incrementare i propri lucrosi guadagni.

Per questo, le battute sul fanatismo vegano occhieggiano qua e là, sostenendo con bonaria ironia il massacro di tante creature innocenti.

Scorgere la violenza nascosta dietro ai riti alimentari presuppone capacità d’immedesimazione e un’empatia che il mondo consumista demonizza.

Si preferisce osannare la superiorità dell’uomo e in nome del diritto del più forte continuare a uccidere con indifferenza.

Per consuetudine, conformismo e ignoranza. 

Tuttavia, il diritto del più forte abilita la disonestà e la prepotenza.

Non solo sugli animali.

Su chiunque possa essere usato per soddisfare gli interessi di chi comanda.

C’è un nesso che lega l’alimentazione carnea al razzismo, al bullismo, al femminicidio, alla pedofilia, allo schiavismo, alla prostituzione… e a tutto ciò che fa della prepotenza e dell’abuso uno stile di vita.

L’indifferenza con cui sacrifichiamo tante vite giustifica le guerre, l’emarginazione e lo sfruttamento, e perpetua quella cultura della violenza che miete vittime ovunque in nome del guadagno.

Ma tutto questo, naturalmente, non bisogna farlo sapere in giro!

Si corre il rischio di veder calare le vendite mandando in crisi la supremazia dei pochi eletti che gestiscono il mondo.

Per far girare l’economia è obbligatorio nascondere i soprusi e ottundere le coscienze drogandole con cibi   insaporiti e poco salutari.

La carne dà dipendenza e provoca una sorta di eccitazione che ne mantiene alta la desiderabilità perché sembra alleviare la fatica della vita quotidiana.

Come tutte le droghe la sua tossicità anestetizza la mente e incrementa l’assuefazione.

In un circolo vizioso senza fine.

Ribellarsi all’uccisione degli animali presuppone una volontà capace di resistere alle sollecitazioni alimentari e alle aggressioni di chi si infastidisce di fronte a quelle scelte che mettono in crisi la coscienza perché denunciano la crudeltà.

Uccidere è sempre una violenza.

E in un mondo evoluto va evitato.

La norma “Mors tua vita mea” appartiene a un codice ingiusto.

Che tutti quanti subiamo con dolore in tante sfere della nostra vita.

Purtroppo.

Trasformare i presupposti violenti che stanno distruggendo il mondo significa smettere di credere alla legge del più forte e cominciare a leggere oltre le apparenze, scovando la verità nascosta dietro alla superiorità con cui l’essere umano guarda gli animali.

Ci vuole molto coraggio per sfidare da soli i presupposti di un mondo ingiusto e prepotente.

Eppure… soltanto così può nascere una società migliore.

Uccidere non è mai lecito.

Meno che mai quando serve soltanto a soddisfare un capriccio del palato.

Per comprendere questa verità non ci vuole una grande intelligenza.

E chi deride i vegani lo sa benissimo.

Anche se preferisce mettersi in pace la coscienza pagando il pizzo a quell’élite che gestisce le sorti del pianeta e guardando con commiserazione chiunque scelga di camminare controcorrente.

Non si può essere liberi annegando le responsabilità grazie alle tante droghe legali chiamate impropriamente alimentazione.

L’indipendenza passa attraverso l’ascolto e la conquista della propria sensibilità.

Nasce dalla capacità di superare l’egocentrismo per costruire una più profonda reciprocità.

Ogni creatura ha diritto alla vita.

La legge del più forte afferma l’ingiustizia e costruisce un mondo di crudeltà.

Scegliere di pensare con la propria testa porta a denunciare le false verità di una società basata sulla violenza e sullo sfruttamento di tante vite colpevoli soltanto di un’eccessiva addomesticabilità.

È una via solitaria.

Adatta a chi è capace di trovare in se stesso l’approvazione e il riconoscimento senza cercare il consenso del mondo.

La libertà si raggiunge quando si diventa capaci di seguire soltanto la propria coscienza.

Carla Sale Musio

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Apr 02 2013

MA LE CAROTE SOFFRONO?


Ebbene sì!

Anche le carote soffrono.

Soffrono… perché amano la vita e non vogliono morire.

Proprio come ogni altro essere vivente.

Alcuni ricercatori hanno dimostrato che le piante possiedono una loro sensibilità e interagiscono emotivamente con il mondo che le circonda (P. Tompkins ; C. Bird La vita segreta delle piante).

Senza bisogno di esperimenti, però, chiunque si occupi di vegetali impara con l’esperienza che alberi, erbe e fiori, possiedono un’anima che è necessario capire e rispettare per vederli crescere sani e rigogliosi.

Il pollice verde dipende dalla relazione che il giardiniere instaura con le sue piantine e dal modo in cui gli parla, le accarezza, le guarda, le incoraggia, le apprezza e le ama.

Ci sono persone che diventano vegane e decidono di vivere mangiando esclusivamente prodotti vegetali.

Chi sceglie di non nutrirsi più con la carne degli animali, inevitabilmente finisce per cibarsi solo di verdure e frutti.

La scelta vegana (di solito) è dettata dall’amore e dal rispetto per tutti gli esseri viventi e dal rifiuto di torturare e uccidere altre creature facendole diventare il pasto dell’uomo.

Gli animali ci mostrano la sofferenza e la paura di morire, ed esprimono il dolore in modi identici a quelli degli esseri umani.

Scappano, piangono, gridano si disperano, sanguinano, agonizzano e cercano aiuto con gli occhi e con i gesti.

Proprio come noi.

Le piante, invece, non hanno occhi per guardare né gambe per scappare, non sanguinano e non piangono, e questo rende molto più difficile l’identificazione e la possibilità di riconoscere in loro la paura della morte e l’attaccamento alla vita.

Ma, naturalmente, non significa che siano felici di diventare il nutrimento di qualcuno.

Chi si nutre di sole piante non può ignorare che cibarsi della vita di qualcun altro non è etico né amorevole.

Però, proprio da questa considerazione e dalla (ancora) inevitabile necessità di mangiare per sopravvivere, ha origine la scelta di alimentarsi esclusivamente di frutta e verdura evitando la carne e gli altri prodotti animali.

Dovendo sacrificare qualcuno per la propria sopravvivenza, i vegani preferiscono uccidere quegli esseri che, essendo privi di sistema nervoso, almeno non hanno una percezione fisica del dolore.

Certo, tutto ciò che è vivo vuole vivere e non morire.

Però, raccogliere erbe e frutti è un po’ come tagliarsi i capelli o farsi la barba, mentre ammazzare mucche, pecore o galline è simile a tagliarsi le dita (esce molto sangue e si prova un dolore terribile).

Probabilmente neanche i nostri capelli sono felici di incontrare le forbici del parrucchiere, né la barba è contenta di essere rasata, né i peli sono d’accordo a essere strappati con la ceretta o bruciati con la luce pulsata.

Ma il disaccordo e il dolore degli esseri che non possiedono terminazioni nervose è privo della sofferenza, dello strazio, della violenza e della tortura, che caratterizzano la morte di tanti animali condannati a diventare il pasto degli uomini.

Mangiare non è mai etico.

Le grandi figure spirituali di tutti i tempi ci hanno mostrato con l’esempio delle loro vite che l’evoluzione dell’anima cammina nella direzione di un nutrimento fatto di energia pura più che di alimenti, di Luce più che di cibo.

Ma tutti noi, comuni e imperfetti mortali che ancora non abbiamo raggiunto la saggezza e la consapevolezza spirituale necessarie per vivere di sola Luce, non riusciamo a rinunciare al cibo e per vivere abbiamo bisogno di mangiare (almeno per adesso).

Possiamo soltanto evitare che il nostro pasto sia condito di violenza, tortura, sofferenza e morte.

La ricerca medica ci mostra, con frequenza sempre maggiore, i danni che la carne e i prodotti di origine animale procurano al nostro organismo e queste informazioni costituiscono un motivo in più per evitare l’uccisione di tante creature viventi.

I cadaveri degli animali non sono un alimento sano né per il corpo né per l’anima.

La nostra coscienza percepisce intimamente che non è giusto ammazzare per vivere e ognuno di noi mantiene (almeno inconsciamente) la memoria del dolore che la propria sopravvivenza infligge ad altri esseri.

Sono queste considerazioni che spingono sempre più persone a scegliere di mangiare solo vegetali.

I vegani sono uomini e donne che non riescono a mostrarsi indifferenti davanti al dolore e alla morte di tanti esseri.

Gente incapace di zittire il proprio cuore.

Certo, è vero, anche le carote soffrono.

Ma la sofferenza possiede sfumature diverse.

C’è sofferenza nel tagliarsi le unghie e c’è sofferenza nel tagliarsi le gambe.

La prima è una sofferenza tollerabile, la seconda no.

L’unico cibo che (forse) è etico mangiare è la frutta.

Perché a frutta è la placenta del seme, serve alla pianta per propagare la propria discendenza ed è in sovrannumero proprio per rendere possibile la crescita costante delle nuove piantine, a dispetto delle difficoltà che possono incontrare nel germogliare.

Mangiare frutta non comporta dolore per nessuno (oltre ad essere estremamente sano), né alle piante né agli animali, né alle persone.

Infatti, non tutta la frutta può produrre nuove vite e quella che non viene mangiata finisce per marcire nella terra o per seccarsi.

Ma, se la scelta vegana è una scelta in contrasto con le abitudini alimentari sponsorizzate dagli allevatori e dai coltivatori e incentivate dal bombardamento pubblicitario dei mass media, nutrirsi di sola frutta è ancora più avversato.

Le nostre abitudini alimentari, incalzate dalle esigenze del mercato alimentare, ci spingono verso una varietà e un’elaborazione dei cibi che la frutta da sola non è in grado di soddisfare.

La vita semplice e naturale è poco gradita al consumismo e rischia di far deragliare l’economia e il profitto dei pochi che governano il mondo.

Ci sono persone che scelgono di nutrirsi solamente di frutta ma, purtroppo, ancora sono pochi spiriti avventurosi e liberi, consapevoli degli inganni che la società dei consumi agisce a discapito della salute e dell’alimentazione.

Creature in grado di avventurarsi nel faticoso processo di disintossicazione dalle tante abitudini alimentari sbagliate che caratterizzano il nostro stile di vita.

Tanti altri, meno agguerriti, ma altrettanto attenti e rispettosi delle altre specie e del benessere del pianeta, preferiscono optare per scelte meno radicali e affiancare alla frutta anche le verdure.

Consapevoli che, sì, è vero, anche i vegetali soffrono… ma non allo stesso modo in cui soffrono gli animali.

La responsabilità individuale verso la salute, il benessere e la costruzione di un mondo migliore è un percorso lungo, fatto di sbagli e di cadute ma anche di ascolto interiore e di rispetto per le esigenze della propria anima.

Mangiare senza violenza e senza infliggere dolore è un cammino di crescita personale che passa attraverso tappe successive.

Il primo passo verso un maggiore rispetto per se stessi è scegliere di non mangiare chi soffre e ci supplica di non morire con la stessa intensità di un essere umano.

Carla Sale Musio

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