Apr 20 2015

LA SCELTA VEGANA

Published by at 10:08 under Psicologia,Psicoterapia

Ci sono persone che, senza avere nessun problema di salute, scelgono di non magiare carne, latte, uova e formaggi, di non indossare pellicce, accessori di pelle, piumini fatti con la piuma d’oca, tessuti di seta… cioè di non utilizzare niente che comporti la sofferenza o l’uccisione degli animali.

Non sono persone superstiziose, non appartengono a una setta e non sono necessariamente religiose.

Sono individui molto diversi tra loro, accomunati dalla decisione di non infliggere sofferenza alle altre specie.

Una posizione ancora poco conosciuta e basata sul riconoscimento del valore di ogni vita e sul rispetto di tutti gli esseri viventi.

Queste persone credono fermamente che ogni creatura abbia diritto alla propria esistenza e si impegnano a evitare gli abusi commessi a danno degli animali.

Comunemente gli animali sono ritenuti inferiori all’uomo e, per questo, soggetti al predominio e allo sfruttamento.

La loro intelligenza non è riconosciuta e il loro dolore è ignorato, perché quando una vita non ha valore anche la sofferenza non ha valore.

La specie umana non riconosce altri parametri che quelli della propria cultura e, in nome di una presunta superiorità, si arroga arbitrariamente il diritto di maltrattare chiunque reputi diverso, e per questo inferiore.

Ma non tutti gli esseri umani riescono a mostrarsi indifferenti davanti ai soprusi e alle sevizie, e sempre più persone scoprono una sensibilità capace di riconoscere la sofferenza anche nelle creature che non appartengano alla nostra specie.

Queste persone, nonostante facciano parte dell’unica razza creata da Dio a propria immagine e somiglianza, provano pietà per il massacro cui sono condannate tante vite e si sforzano di compiere scelte più amorevoli e responsabili, nel tentativo di evitarlo.

Una di queste scelte è appunto la scelta vegana, cioè la decisione di non infliggere dolore agli animali con il proprio stile di vita.

Una decisione che comporta rinunce e difficoltà non solo dal punto di vista alimentare ma, soprattutto, dal punto di vista interiore.

I vegani, infatti, non possono più negare a se stessi l’olocausto degli animali (abilmente occultato dalle politiche commerciali) e sono costretti ad affrontare in prima persona le connivenze criminali che accompagnano la maggior parte delle nostre scelte quotidiane.

Così, mentre la rinuncia ai prodotti di origine animale può essere facilmente risolta grazie alle innumerevoli possibilità alternative reperibili sul mercato, la dolorosa scoperta della propria inconsapevole e ottusa crudeltà è invece lo scoglio più grande da superare, la barriera, spesso insormontabile, che impedisce la presa di coscienza davanti al martirio di tanti esseri innocenti.

Viviamo in un mondo in cui è molto facile addormentare la consapevolezza del sacrificio vissuto dagli animali nei macelli, negli allevamenti intensivi, nella sperimentazione, nei circhi, nei delfinari, nelle scommesse, nelle vendette, nelle torture…

Un mondo in cui è più comodo e più rassicurante chiudere gli occhi, lasciando la coscienza in balia di giustificazioni stereotipate e obsolete (si è sempre fatto così, è la legge del più forte, la catena alimentare, la tradizione, il karma…), piuttosto che riconoscere l’ingiustizia, la violenza e la responsabilità della nostra indifferenza.

Diventare vegani non vuol dire soltanto passare da un’alimentazione onnivora, incentrata sul consumo di carne, latte, uova e formaggi, a un’alimentazione basata esclusivamente su prodotti di origine vegetale, significa soprattutto aprire gli occhi davanti alle brutalità agite con leggerezza ai danni di chiunque appartenga a una specie diversa dalla nostra.

Svegliarsi da questa incoscienza mette l’anima in contatto con la responsabilità delle proprie scelte e mostra uno scenario drammatico, fatto di abusi e insensibilità.

Eliminare gli alimenti di origine animale non è facile perché questi, in proporzioni più o meno grandi, si trovano nella composizione di quasi tutti i cibi che consumiamo comunemente e, per poterli selezionare, è necessario controllare scrupolosamente sia le componenti del menù che le lavorazioni che conducono al raggiungimento di un determinato prodotto.

Questa ricerca spesso evidenzia a che prezzo e in seguito a quali torture le vivande arrivano sulle nostre tavole.

L’orrore che fa seguito a queste rivelazioni appesantisce il cuore e, se da un lato rende irreversibile la scelta vegana, dall’altro conduce alla scoperta della propria passata complicità con i mandanti dell’abominio che si sta cercando di combattere.

La visione delle atrocità che questa indifferenza comporta è difficile da accettare, perché sporca l’immagine idealizzata che ciascuno di noi ha costruito di se stesso, e perché costringe a prendere su di sé il peso delle violenze commissionate quotidianamente ai sicari della morte (macellai, allevatori, scienziati, toreri, cacciatori, pescatori…).

Questa consapevolezza mette fortemente in crisi l’identità che abbiamo costruito nel tentativo di ricevere approvazione e riconoscimento dagli altri, costringendoci a vedere quanto fragile sia la nostra etica davanti al bisogno conformista di ottenere accettazione e stima.

Ogni vegano affronta dentro di sé una dura battaglia, per smascherare l’inconsapevole crudeltà di una società che vive immersa nell’indifferenza e che ritiene naturale il maltrattamento non solo degli animali, ma di chiunque sia considerato inferiore, malato, pericoloso o semplicemente strano.

La scelta vegana è una scelta coraggiosa, adatta a persone capaci di mettere in discussione il proprio stile di vita fino a vedere i crimini commessi nell’ignoranza, e conduce a un profondo cambiamento etico, basato sul rispetto e sull’accoglienza degli animali e della diversità.

Smettere di mangiare prodotti animali non basta per considerarsi vegani.

Essere vegani è una scelta etica e comporta la rinuncia ad ogni forma di prepotenza e il rispetto per tutte le individualità.

Nessuna esclusa.

Carla Sale Musio

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