Tag Archive 'soggettività'

Mag 31 2019

LA VITA È UNO STATO D’ANIMO

La parola coscienza è una parola che confonde perché si riferisce a più significati contemporaneamente.

Chiamiamo coscienza la consapevolezza di noi stessi.

Tuttavia diciamo: “Mettiti una mano sulla coscienza” per indicare un principio morale interiore.

La coscienza, inoltre, è spesso sinonimo di conoscenza e si allarga a un sapere che comprende il significato della vita e il senso del nostro essere al mondo.

Il fatto che il linguaggio possieda un unico termine per indicare tutte queste cose la dice lunga sulla mancanza di attenzione che regna intorno ai contenuti profondi.

Altre culture diverse dalla nostra (quella orientale ne è un esempio) possiedono termini differenti per indicare la conoscenza di ciò che non si vede.

E, siccome le parole sono scatole in cui incaselliamo la vita dandole forma, buttare alla rinfusa tanti concetti diversi dentro a un unico vocabolo significa precludere la comprensione della realtà.

In occidente siamo tutti tesi ai raggiungimenti materiali e spesso perdiamo di vista il valore di ciò che non si vede.

La coscienza non si può toccare, misurare, pesare… e (come tutte le cose invisibili) si riconosce dai suoi effetti.

L’amore non si può quantificare e dimostrare scientificamente.

Eppure la nostra vita può essere terribile quando ne siamo privi o fantastica quando lo incontriamo.

La sua presenza si evince dagli effetti.

La coscienza per noi psicologi è strettamente intrecciata con la soggettività.

E sappiamo bene che ognuno ha la sua, diversa da qualunque altra.

È il terreno in cui crescono le sofferenze o il benessere, la salute o la patologia, la gioia o il dolore.

Lavorare con la coscienza della gente ci costringe a fare i conti quotidianamente con ciò che non si può vedere e a scoprirne la presenza in tutto ciò che esiste.

Questo la rende estremamente importante.

Personalmente credo che la coscienza sia la sede di tutto ciò che è.

Il luogo intimo in cui hanno origine le percezioni, l’assoluto da cui prende forma la vita.

E ognuno deve farci i conti se vuole vivere un’esistenza appagante.

L’appagamento, infatti, non è, come si crede, il possesso di mille cose belle e preziose ma uno stato d’animo, un modo di essere e di interpretare la vita strettamente legato alla soggettività.

E la soggettività è la chiave per comprendere la coscienza.

La scienza ufficiale si ostina a cercare i parametri oggettivi necessari a definire la coscienza.

Tuttavia, per noi psicologi questa è una pretesa impossibile da raggiungere perché nella soggettività di ciascuno sono racchiusi i codici di comprensione delle cose.

Questi codici danno forma a tante verità.

Diverse le une dalle altre.

Ognuno ha la sua.

E con quella crea il mondo che conosciamo.

Perciò quando parliamo della coscienza dobbiamo considerare il valore e l’importanza della soggettività e abbandonare la pretesa infantile di un’omologazione che ci rassicura e ci deresponsabilizza.

Ognuno crea la propria realtà.

La crea da quando nasce a quando muore.

E forse anche dopo.

La crea in se stesso durante ogni minuto della vita.

E quella creazione costante, silenziosa e implacabile è la coscienza: il principio di tutte le cose e il nostro peculiare modo di leggere il mondo.

Carla Sale Musio

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Mar 15 2015

PERCEZIONE DEL CUORE: una realtà che va oltre la morte

La percezione del cuore è un criterio d’interpretazione degli eventi che, di solito, non consideriamo importante, perché utilizza parametri soggettivi.

Tutti quanti adoperiamo la soggettività per valutare le cose che ci capitano ma, in genere, lo facciamo senza rendercene conto.

Perciò pensiamo di essere totalmente oggettivi, mentre siamo sempre molto soggettivi.


L’errore sta nel credere che ci sia una realtà che esiste al di fuori di noi.

Be’… anche ammesso che questo presupposto fosse vero… nessuno potrà mai verificarlo!

Perché possiamo conoscere la realtà soltanto attraverso noi stessi.

Infatti, senza un me che decodifica il mondo non potrò mai sapere se il mondo esiste ancora.

Sono sempre io che interpreto quello che succede.

Sono io che percepisco, giudico e valuto.

La soggettività permea costantemente la comprensione che abbiamo della vita. 

Anche se preferiamo credere in qualcosa di assolutamente oggettivo, posto al di fuori di noi.

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Le esperienze soggettive sono reali

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Di solito quest’affermazione non piace.

Tutto ciò che è soggettivo, è giudicato immaginario, inesistente, poco attendibile!

Ecco perché è difficile parlare della morte.

La morte è un’esperienza che si rivolge alla soggettività e che ci rende bruscamente consapevoli della percezione del cuore.

Soprattutto la morte di chi ci è stato caro.

Non siamo preparati a credere alla soggettività e la giudichiamo illusoria.

La morte riacutizza il conflitto col cuore. Di colpo.

Quando muore qualcuno che abbiamo amato, la soggettività non può più essere ignorata.

Il dolore ci obbliga.

Il cuore parla.

In quei momenti, tocchiamo con mano l’intensità dei legami.

La loro prepotente realtà. Immateriale.

L’unione è un ponte.

Ci fa sentire l’altro, senza bisogno della fisicità.

Possiamo avere accanto quella presenza familiare… anche quando il corpo non c’è più.

Basta lasciar andare la paura e permettere alla soggettività di raccontare la sua verità.

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Ma come si fa a sentire la presenza di qualcuno che non ha più un corpo?

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Percepiamo sempre la presenza di chi abbiamo accanto (con o senza corpo), anche se non diamo troppa importanza a questo genere d’informazioni.

Non ascoltiamo il cuore e non crediamo ai suoi messaggi, perché consideriamo irreale tutto quello che non è fisico.

Se abbiamo trascorso la vita negando la realtà di ciò che non è concreto, la morte, in quanto perdita di ogni cosa tangibile, ci trova impreparati ad affrontarla.

Siamo immersi in una cultura che psicologicamente fa ammalare, perché costringe a credere verità esclusivamente materiali.

Verità che non rispecchiano la nostra totalità e il nostro sentire.

Siamo esseri che hanno un corpo… ma anche un cuore!

Per vivere bene il corpo da solo non basta.

Anche il cuore deve sentirsi bene.

Infatti, quando il cuore è dolorante, la vita perde di significato e tutto diventa grigio.

Restituire importanza alle percezioni del cuore costituisce, perciò, la strada verso un mondo senza psicofarmaci, senza psichiatri e senza psicologi!

Un mondo emotivamente sano.

La percezione del cuore è lo strumento che ci consente l’accesso a questa conoscenza, basata sull’ascolto della sensibilità e sul riconoscimento del suo valore.

Senza il cuore, l’immateriale ci è precluso.

I sensi fisici non possono verificarne l’esistenza.

Tutto ciò che è incorporeo, diventa consapevole e comprensibile soltanto se lo valutiamo con gli strumenti adeguati.

E questi, inevitabilmente, non potranno essere corporei.

Per sentire accanto a noi la presenza di chi amiamo, occorre riconoscere al cuore la capacità di vedere la realtà.

La sfera affettiva è reale.

Non è materiale, non si può misurare, non si può toccare ma tutti ne facciamo esperienza in ogni istante della nostra vita.

Ascoltare e riconoscere le esperienze del cuore, permette di accedere a un diverso codice di informazioni, in grado di leggere le realtà immateriali.

Realtà reali, anche in assenza di un riscontro fisico.

Le percezioni del cuore sono tangibili quanto le percezioni sensoriali, ma utilizzano linguaggi differenti.

Non si può misurare l’acqua in metri o la stoffa in litri.

Le diverse realtà vanno interpretate utilizzando i criteri adeguati.

La depressione, il dolore psichico, l’attacco di panico sono reali.

L’amore e l’affettività sono reali.

La salute e la sofferenza psicologica sono reali e cambiano la qualità della nostra vita.

Si sperimentano con il cuore.

Si gestiscono con il cuore.

Si guariscono con il cuore.

Il cuore non è normale.

E’ vero.

Carla Sale Musio

leggi anche:

L’AMORE E’ IMMORTALE

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Mag 26 2012

SCEGLI LA TUA REALTÀ!

La fisica e la psicologia sostengono che chiamiamo realtà un modo soggettivo e personale di interpretare quello che succede, perché chi sperimenta la realtà sperimenta sempre la propria realtà.

Nel linguaggio comune la parola soggettività indica tutto ciò che deriva da una visione personale e che, proprio per questo, non può essere considerato obiettivo.

Il suo opposto, l’oggettività, significa, invece, che una cosa è reale di per sé, indipendentemente dal vissuto individuale o dall’interpretazione che se ne dà.

La necessità di affermare una verità oggettiva, presente a prescindere da tutto, trae origine dalla fisica antica.

La fisica moderna, infatti, non crede più nell’esistenza di una realtà totalmente separata da chi la vive.

Oggi, per i fisici (e per gli psicologi) esiste un legame inscindibile che unisce i fatti e chi ne fa esperienza.

Ci sono tante realtà possibili.

Mutevoli, varie e soggettive.

La fisica parla di onde di probabilità e spiega che la realtà fine a se stessa è un concetto illusorio.

Ogni cosa può essere considerata reale solo nel momento in cui qualcuno sceglie di entrarci in contatto.

Purtroppo, però, la fisica che studiamo a scuola si ferma alla fisica antica.

I programmi ministeriali non includono lo studio della fisica moderna e per questo motivo le sue scoperte sono ignorate dalla maggior parte delle persone.

Una visione della vita ormai superata dalla ricerca scientifica sopravvive ancora nell’immaginario collettivo e condiziona la nostra comprensione della realtà.

La scarsa cultura in fatto di scienza favorisce le leggi del commercio e serve a tenere in piedi l’economia.

Al consumismo, infatti, diffondere la conoscenza di queste nuove teorie non conviene!

Se improvvisamente i consumatori scoprissero che esistono tante realtà e che ognuno può scegliere di vivere la propria soggettività… diventerebbe difficile gestirne le scelte e orientarle nella direzione delle vendite!

Oggigiorno la soggettività è diventata pericolosamente trasgressiva.

Divulgare nuove conoscenze e restituire valore e attendibilità alle verità individuali nuoce agli interessi dei pochi che gestiscono i molti.

In fisica, però, le ricerche proseguono lo stesso… nonostante si cerchi di scoraggiarle in tutti i modi.

Gli scienziati oggi non credono più in una realtà statica e immutabile che prescinde da chi ne studia le caratteristiche.

Per loro in assenza di una verifica che è sempre soggettiva non si può affermare l’esistenza di nessuna cosa.

Cioè, senza la presenza di uno studioso che oggettiva la realtà grazie alla costruzione (soggettiva) di un’ipotesi e di un esperimento di verifica la realtà non esiste.

O meglio, non esiste come realtà.

Esiste, invece, come onda di possibilità.

Quando focalizziamo l’attenzione su qualcosa facciamo sì che da un’onda di probabilità si concretizzi una delle infinite realtà possibili (contenute nell’onda) e diventi la nostra realtà.

Quello che pensiamo, le cose in cui crediamo, le certezze che abbiamo, influenzano profondamente l’onda delle probabilità, condizionando il succedere degli eventi.

Dalle ricerche della fisica e della psicologia sta nascendo in tutto il mondo una cultura nuova, che avrà conseguenze incalcolabili sul nostro modo di vivere e di pensare.

Tutti, infatti, facciamo esperienza di questi principi quotidianamente, anche se non ce ne rendiamo conto.

Possiamo notarne con maggiore evidenza gli effetti quando le cose sembrano congiurare in una certa direzione.

Comunemente chiamiamo sfiga questo tipo di situazioni (o, più raramente, fortuna) ma sono soltanto una manifestazione più appariscente del nostro interagire con l’onda delle possibilità.

Le scienze fisiche e psicologiche ci mostrano una realtà costantemente intrisa di soggettività.

Reale e soggettivo, sono due aspetti di una stessa esperienza che ha valore e verità per chi la vive.

La coesistenza di queste tante realtà soggettive trova nella tolleranza il suo presupposto fondamentale.

Infatti, se la realtà non è più una sola per tutti soggettività e tolleranza diventano valori imprescindibili.

Nella nuova cultura emergente tutti i fenomeni poco normali che fino ad oggi abbiamo trattato con sospetto considerandoli frutto della nostra fantasia, acquistano un significato diverso.

E alla luce di queste conoscenze non si potrà più affermare con scetticismo che le esperienze soggettive sono irreali.

Diventano reali.

A pieno diritto.

Ci dobbiamo abituare all’idea di una molteplicità di possibilità che interagisce costantemente con il nostro mondo interno determinando il succedere degli eventi che ci riguardano.

Esistono sempre infinite realtà.

Ognuno sperimenta la sua.

Una delle tante possibili.

Quella in cui ha scelto di credere.

Carla Sale Musio

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Mar 07 2012

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA

Il grande cambiamento del 2012 è una rivoluzione silenziosa nella percezione della realtà.

Ineluttabile e inarrestabile, genererà un rovesciamento del mondo e niente di ciò che conosciamo, sarà più così stabile e inamovibile come lo percepiamo adesso.

Di solito un cambiamento di questo tipo è chiamato “rivoluzione culturale” ma questa volta la cultura c’entra poco.

Si tratta, infatti, di un’ espansione cardiaca e riguarda la nostra soggettività e il modo in cui interpretiamo la vita.

Fino ad oggi abbiamo creduto nell’esistenza di una realtà unica e incontestabile. Posta sotto gli occhi di tutti e passibile di sperimentazione scientifica.

Cioè, abbiamo creduto in una realtà ripetibile, inconfutabile, uguale a se stessa e uguale per tutti.

Ma l’avvento della psicologia nell’ambito delle scienze e il diffondersi delle conoscenze relative alla fisica quantistica, stanno provocando un cambiamento che oramai non è più possibile frenare.

L’importanza della soggettività nella percezione degli eventi, si fa ogni giorno più evidente e, dalle macerie di una realtà immobile, sta impercettibilmente prendendo forma un nuovo pensiero capace di integrare l’individualità e la creatività nella costruzione di realtà mutevoli e dinamiche, diverse per ciascuno.

La psicologia e la fisica quantistica hanno dimostrato che la nostra sensibilità interferisce costantemente con la realtà, e che le aspettative con cui interpretiamo le cose modificano l’andamento degli avvenimenti.

Gli eventi, infatti, non sono mai univoci ma si trovano, in infinite e diverse varianti di se stessi, dentro uno sciame di realtà possibili.

Cioè, per dirla con un linguaggio più tecnico, ogni cosa esiste in un’onda di possibilità.

Quando viviamo un’esperienza, questa suscita in noi un’interpretazione inevitabilmente soggettiva.

E proprio questa soggettività fa sì che l’onda delle possibilità si coaguli in una particella, tra le infinite scelte possibili.

La particella coagulata diventa la realtà che sperimentiamo ed è la diretta conseguenza della nostra soggettività.

Ciò di cui facciamo esperienza e che consideriamo vero, quindi, è vero ed esiste soltanto per noi.

Infatti, chiunque altro posto davanti alla stessa circostanza coagulerà la sua particella (realtà), tra le infinite varianti possibili offerte dall’onda delle possibilità.

In questa chiave nuova, la soggettività diventa l’unico criterio in grado di determinare la verità, perché le esperienze prendono forma e si coagulano in realtà, come conseguenza di un’interazione soggettiva tra noi e l’onda delle possibilità.

La nostra vita sembra esistere dentro uno schema temporale di causa ed effetto (se prima è successo A, dopo succederà B) ma, a un esame più attento, si vede che è, invece, la concretizzazione del nostro sentire soggettivo.

Infatti, la soggettività estrae dall’onda delle possibilità proprio quelle esperienze (particelle) che confermano i presupposti in cui crediamo.

La causa di ogni avvenimento, perciò, non sta negli eventi che lo precedono ma nelle aspettative, che lo determinano.

L’accadere di qualsiasi cosa diventa possibile soltanto nell’attesa soggettiva e fiduciosa del suo esistere.

Mi spiego meglio con un esempio:

Se penso che ci sia la crisi e che presto il lavoro diminuirà per tutti, interpreto la minor affluenza dei clienti nel mio ristorante come un segno dei tempi, e temo che dovrò chiudere il locale per mancanza di risorse economiche.

Questa mia interpretazione seleziona dall’onda delle infinite probabilità possibili, gli eventi più congruenti e coagula la mia realtà in situazioni ed esperienze compatibili.

In questo caso, un’ulteriore diminuzione dei clienti e dei miei guadagni.

Viceversa, se interpreto il calo delle visite al ristorante come il segnale di un mio bisogno di riposo, inconsciamente seleziono dall’onda delle possibilità gli eventi corrispondenti e coagulo una realtà in cui, quando mi sento riposato, la clientela aumenta.

Alla luce di quanto vi ho raccontato fin qui, cari amici, lettori e curiosi di questo blog, diventa evidente che il bombardamento di sciagure a cui siamo sottoposti, ha l’effetto di spingerci a coagulare realtà piene di disgrazie e di sofferenza.

E che, se vogliamo superare questo momento di difficoltà senza vivere nei tormenti, dovremo prestare molta attenzione alle aspettative che abbiamo e al nostro sentire soggettivo, modificandolo fino a coagulare realtà meno drammatiche e più soddisfacenti.

Questa diversa importanza, attribuita ai vissuti soggettivi, è costantemente combattuta dall’economia, dalle leggi di mercato e dai governi, poiché sfugge a qualsiasi sottomissione e sceglie con libertà le cose di cui vuole fare esperienza.

Nel gioco del potere, della competizione e dello sfruttamento, un pensiero creativo e libero, capace di muoversi con soggettiva autonomia nelle realtà, è contrastato e ridicolizzato fino a renderlo del tutto inoffensivo.

Fa parte della soggettività di ciascuno coagulare realtà democratiche e rispettose della creatività individuale oppure scenari di catastrofi e sopraffazione. Dentro all’onda delle possibilità, tutte le scelte sono sempre presenti…

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