Tag Archive 'sesto senso'

Ago 06 2020

LE BASI FISIOLOGICHE DELLA MAGIA

La magia è la capacità di accedere a eventi e conoscenze senza bisogno di passare per la logica.

Un modo di leggere la vita che ai nostri giorni è deriso e guardato con sufficienza.

Siamo convinti che la realtà sia circoscritta alle sole cose che possiamo toccare, pesare, misurare e monetizzare.

Non concediamo alcuno spazio alle verità che sfuggono la concretezza del nostro pensiero.

Eppure…

Tutti i professionisti della psiche operano costantemente con le dimensioni immateriali, verificando quanto la magia sia una risorsa importantissima.

L’attacco di panico, la depressione, l’angoscia, l’amore, la tenerezza, l’estasi… sono cose impossibili da riprodurre in un laboratorio scientifico.

Ma sono vere!

E la loro oggettività è evidente alle persone che ne sperimentano gli effetti sulla propria pelle.

La magia è quella sensazione intima che ci permette di essere al posto giusto nel momento giusto, l’intuizione che alimenta la vita, il filo rosso capace di svelare il disegno della nostra esistenza.

I maghi lo sanno e si affidano alle loro intuizioni con la stessa certezza che accompagna le conoscenze empiriche.

I babbani, invece, la ignorano e circoscrivono la propria realtà dentro il range della scienza condivisa imparata a scuola.

Ma il percorso scolastico non insegna l’importanza del mondo interiore, abiura il valore della soggettività, ignora le dimensioni immateriali e la responsabilità che accompagna le percezioni extrasensoriali.

I programmi ministeriali raccontano il mondo nel quale abbiamo imparato a muoverci ma tacciono i segreti della creatività, sviluppando maggiormente le competenze dell’emisfero sinistro del cervello.

La scuola non concede spazio all’emisfero della magia: l’emisfero destro del cervello.

il nostro cervello è diviso in due parti: destra e sinistra.

Entrambe possiedono funzioni diverse e ognuna ci regala strumenti indispensabili per esplorare la verità.

  • La parte sinistra è preposta alla logica, al calcolo, alla linearità, alla sequenza e alla percezione del prima e dopo.

  • La parte destra presiede la sintesi, l’intuizione, l’affettività, la trascendenza, l’immagine e il ritmo.

Sviluppare l’emisfero sinistro a discapito di quello destro annienta una parte importante delle nostre risorse, imprigionando la vita dentro una gabbia fatta di tempo, spazio, sequenzialità e ripetitività.

L’amore, la creatività, il piacere, la felicità… prendono vita grazie alle competenze dell’emisfero destro.

Sostengono gli aspetti miracolosi nascosti nelle cose e regalano possibilità altrimenti irraggiungibili.

La magia è un modo di essere, una strada di conoscenza di se stessi.

Ci conduce alla scoperta della Totalità e dell’Infinito, sviluppa la responsabilità individuale.

I maghi sono quelle persone che non possono abiurare una metà del loro cervello perché possiedono un emisfero destro vivo, brillante e attivo, capace di mostrare il lato imprendibile della vita a chi ne accoglie le profondità senza paura.

Carla Sale Musio

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Lug 06 2020

COS’È LA MAGIA: perché esistono maghi e babbani

Chiamiamo magia un modo di interpretare la realtà che non utilizza il ragionamento logico ma si affida totalmente alla percezione interiore.

La dimensione intima, emotiva e intuitiva, accompagna costantemente la nostra comprensione della realtà.

E questo succede a prescindere dalle intenzioni.

Il mondo magico è una costante della vita, fa parte delle competenze dell’emisfero destro del cervello e permette di accedere alle conoscenze senza bisogno di utilizzare la sequenza temporale o la legge di causa ed effetto.

In passato queste forme di comprensione erano tenute in grande considerazione e affiancavano la razionalità (che appartiene all’emisfero sinistro del cervello) creando uno scambio profondo e variegato con la realtà e una relazione con la vita fatta di materialità e invisibilità, simboli, fascino e prevedibilità… tutto insieme.

Ai nostri giorni, invece, la magia è screditata e derisa, ciò che conta sono le leggi dell’economia e tutto quello che non è funzionale al guadagno dei pochi che governano il mondo è bollato con lo stigma dell’ingenuità o, peggio, incarcerato sotto una coltre di diagnosi psichiatriche, psicofarmaci o emarginazione.

La civiltà ci chiede di essere PRODUTTIVI, non c’è posto per la magia!

E chi si incanta ad ammirare cose che non sono monetizzabili corre il rischio di ritrovarsi escluso, discriminato e solo.

Eppure…

Nonostante queste rigide prescrizioni sociali alcune persone non riescono a ignorare una conoscenza intima e potente della realtà e, a dispetto di tutto, mantengono un contatto profondo con la magia.

Sono persone che pagano il prezzo di una grande sofferenza durante l’infanzia.

Gente che non riesce ad amputarsi il cuore.

Uomini e donne capaci di ascoltare le voci del proprio universo interiore.

È così che il mondo si è diviso in maghi e babbani.

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Ma chi sono i babbani?

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Seguendo la terminologia usata da J.K. Rowling nella saga di Harry Potter, i babbani sono persone “senza neanche una goccia di sangue di mago nelle vene”  (Harry Potter e la camera dei segreti, Milano, Salani, 1999) e perciò incapaci di considerare la magia.

Esseri umani che hanno sviluppato una percezione della realtà basata esclusivamente sui sensi fisici.

Creature per le quali la materialità è tutto, convinte che la dimensione intuitiva, sensitiva ed emotiva riguardi fantasie inutili e fuorvianti.

Individui con un emisfero sinistro del cervello (quello analitico, lineare, logico matematico, razionale, consequenziale e oggettivo) totalmente dominante rispetto al destro e perciò poco attenti alle funzioni di quest’ultimo (ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, atemporalità, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni, intuizione sensitività, creatività ed empatia).

I babbani non hanno tempo da perdere con la magia, sono tesi a raggiungere il successo economico e giudicano inesistente tutto ciò che non si vede.

Per questo deridono i maghi e li emarginano con l’etichetta dell’ingenuità o della patologia.

Ma nonostante tutte le loro convinzioni, quando si avvicinano gli avvenimenti importanti della vita (nascita, amore, morte, solitudine, malattia…) i babbani si sentono smarriti e soli.

Il successo economico non basta per affrontare le difficoltà del mondo intimo e in quei momenti, segretamente, si rivolgono ai maghi.

Gli stessi maghi che normalmente deridono.

Chi ha il potere della magia sa affrontare la dimensione emotiva, conosce l’incanto dell’immaterialità e accetta con umiltà la propria inesperienza davanti all’esistenza.

Come ci insegna la saga di Harry Potter, i maghi devono fronteggiare la più grande delle paure: l’orrore della magia nera e l’angoscia del male.

Solo chi esce vittorioso da quel confronto può conquistare l’integrità e assaporare pienamente l’amore per la vita.

La magia è la capacità intima, misteriosa e potente di trasformare le difficoltà in risorse e di affidarsi a un principio più grande che governa ogni cosa.

I maghi sanno che la mente da sola non può contenere il mistero della vita.

Accettano l’inconoscibile con umiltà.

E affrontano il mondo interiore a dispetto della paura.

Da quel confronto prende vita la magia.

Vivere… è scoprire propria infinita relatività.

Nascita, amore e morte rivelano l’abisso.

Sono la strada che porta a incontrare un nuovo se stesso in tutto ciò che esiste. 

Carla Sale Musio

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Gen 03 2020

INTUIZIONI, SENSAZIONI, PARANORMALITÀ

Tante persone arrivano in terapia spaventate all’idea di poter avere delle premonizioni e di venire a conoscenza di fatti che sarebbe meglio non sapere.

Temono addirittura di poter influenzare la realtà con il proprio pensiero, causando eventi spiacevoli senza esserne coscienti.

Queste paure segnalano un conflitto tra la capacità di ascoltare le intuizioni e la pretesa (impossibile) di una razionalità onnipotente e onnisciente.

Accettare i limiti della ragione è il dilemma del secolo.

Viviamo nell’era dell’imperturbabilità, deridiamo i sentimentalismi e crediamo che il paranormale sia una truffa ai danni degli sciocchi.

Poi segretamente coltiviamo l’idea che esista una pericolosa energia distruttiva capace di agire a dispetto di ogni evidenza scientifica.

E cerchiamo di non pensarci nella speranza di schivarne le conseguenze.

Tuttavia proprio la pretesa di cancellare un problema evitando di prenderlo in considerazione scatena l’angoscia nel mondo interiore.

L’intuizione è una funzione dell’emisfero destro del cervello.

Lo stesso che presiede all’affettività, alla creatività e alle esperienze interiori.

È un modo di interpretare la vita opposto alla linearità logico matematica che caratterizza il pensiero razionale e appartiene all’emisfero sinistro del cervello (quello che viene costantemente potenziato durante la scuola dell’obbligo, fino a renderlo dominante e pericolosamente prepotente).

Ci sono uomini e donne dotati di un emisfero destro attivo e incoercibile.

Queste persone possiedono una buona capacità di usare la propria mente intuitiva e sensitiva.

Anche se spesso ne hanno paura, vittime di una cultura che (demonizzando tutto ciò che non si può monetizzare) ha reso inutile anche l’amore.

I sentimenti, l’intuizione e la sensitività appartengono a una stessa matrice percettiva: sono funzioni dell’emisfero destro del cervello e permettono una comprensione della realtà basata sulla sintesi e sull’ascolto del mondo intimo.

Sono le fondamenta dell’empatia, della fratellanza e della solidarietà.

La civiltà dei consumi (che di civile ormai non ha più niente) le ha demonizzate e screditate a vantaggio dell’egoismo, dell’individualismo e dell’indifferenza.

Indispensabili a tenere in piedi gli interessi economici e la ricchezza di pochi a discapito di molti.

Per vendere tanto bisogna che qualcuno compri tanto, senza preoccuparsi dei modi più o meno etici con cui si ottengono i prodotti.

L’omologazione e l’adesione incondizionata alle leggi del mercato sono gli strumenti che garantiscono le vendite, la bibbia del consumatore perfetto.

Il commercio è basato su una pubblicità ingannevole e qualunquista, volta a rendere indispensabili cose che invece non lo sono.

Nascono così la necessità di credere solo a ciò che si può toccare (e quindi monetizzare) e il dogmatismo della razionalità secondo cui due più due fa sempre quattro!

Tuttavia, in amore due più due può portare anche a risultati diversi da quattro, perché ciò che sentiamo dentro amplifica le percezioni fino a renderci partecipi dei vissuti degli altri.

E questo si traduce in una matematica interiore che moltiplica la solidarietà ben oltre i numeri, le possibilità e la logica.

L’amore sa fare i miracoli.

Lo sanno bene tutti quelli che lo hanno vissuto.

Ascoltare le proprie intuizioni permette di accedere a un sapere che forse non è logico, ma è reale e trova le sue conferme nelle evidenze che costellano le esperienze quotidiane.

La scienza studia queste potenzialità in segreto e non diffonde i risultati che ottiene perché è al servizio di interessi di potere, militari ed economici, che traggono vantaggio nel mantenerci ignari delle possibilità alla portata di tutti e a costo zero.

L’intuizione, la sensitività e tutte le potenzialità definite paranormali riguardano fenomeni molto normali da cui tutti possono attingere strumenti per vivere la vita con più leggerezza.

L’emisfero destro del cervello bilancia le caratteristiche dell’emisfero sinistro e aggiunge nuove possibilità per risolvere i problemi di sempre, proprio come la mano sinistra completa le performance della destra, la gamba sinistra insieme a quella destra sostiene l’equilibrio e l’occhio sinistro permette la profondità della visione insieme all’occhio destro.

Escludere la conoscenza di queste potenzialità significa privarsi di tante risorse spesso indispensabili per affrontare la vita.

Ma quali sono queste risorse?

La percezione paranormale della realtà abilita il contatto con una conoscenza non lineare, cioè priva delle coordinate spazio temporali che utilizziamo abitualmente.

Vuol dire che possiamo sapere delle cose anche senza sapere come e perché le sappiamo, attingendo la conoscenza direttamente da un inconscio collettivo invece che utilizzare la deduzione, il ragionamento lineare e i meccanismi di causa ed effetto (se prima… allora dopo…).

Seguire il proprio sesto senso permette di facilitarsi la vita, evitando tante piccole e grandi difficoltà.

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STORIE DI INTUIZIONE E SESTO SENSO

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Per fare un po’ di palestra e capire in pratica come funzionano le cose, Mario decide di partecipare a un concorso per 2 posti di psicologo indetto dalla ASL della sua zona.

E naturalmente iscrive anche la collega con cui ha studiato durante tutto il corso di laurea, Tiziana.

I partecipanti sono più di 500 e mancano pochi giorni alla prima prova perciò Tiziana cade dalle nuvole e accoglie la notizia con un uragano di proteste:

“Tu devi essere pazzo! Non ce la faremo mai a preparare il concorso in una settimana!!!”

Ma Mario è inamovibile nelle sue decisioni:

“Proviamo e vediamo sul campo cosa è richiesto e come si fa. Così al prossimo concorso nessuno ci potrà fermare”.

Sostiene con determinazione.

Solidale, Tiziana si rassegna a partecipare e il giorno del concorso si affida al sesto senso!

Invece di approfondire il tema richiesto (di cui sa poco o nulla) decide di citare in forma sintetica tutti gli approcci studiati all’università che trattano l’argomento.

In questo modo non presenterà il compito in bianco e potrà evitare di dilungarsi sui tanti aspetti che non ha ripassato.

Mario, invece, consegna quasi subito e se ne va.  

Dopo qualche tempo le informazioni trapelano.

Ed ecco la sorpresa!

Il criterio scelto dalla commissione per selezionare i concorrenti non è la conoscenza dell’argomento con i suoi relativi approfondimenti (come si aspettavano tutti) bensì la capacità di menzionare il maggior numero di scuole che se ne sono occupate.

Tiziana è in testa alla classifica della prima prova.

Certo, dovrà prepararsi approfonditamente per la prossima selezione.

Ma grazie alla sua intuizione è stata ammessa.

***

Marina quando deve fare acquisti lascia agire l’immaginazione.

E, qualche tempo prima di uscire a cercare l’oggetto che le serve, immagina ad uno ad uno i luoghi dove potrebbe trovarlo.

Mentre li visualizza ascolta le proprie sensazioni.

Per qualcuno avverte un senso di noia, per altri insofferenza o fatica.

Quasi sempre, però, ce n’è uno che le trasmette uno stato di soddisfazione e di entusiasmo.

È lì che si reca a colpo sicuro per comprare quello che cerca.

E quasi mai rimane delusa.

“L’ intuizione mi aiuta e ho imparato a fidarmi di ciò che suggerisce.  Non solo quando devo trovare qualcosa che mi serve ma un po’ in tutte le situazioni”

Afferma soddisfatta.

***

Per paura di incappare nelle innumerevoli vendite telefoniche, Matteo ha smesso di rispondere ai numeri che non conosce.

Oggi, però, lo squillo del telefono evoca una sensazione familiare e d’istinto vorrebbe prendere la chiamata.

Tuttavia si trattiene.

Mentre il cellulare continua a suonare, la ragione gli dice che si tratta dell’ennesima richiesta inopportuna di qualche call center a caccia di clienti.

Il trillo del telefonino finalmente smette.

Matteo fissa lo schermo per un po’.

Poi d’impulso, sentendosi uno sciocco, richiama quel numero.

E dall’altra parte risponde… Alessandra!

Un’amica che non vede da diverso tempo.

“Ciao Matteo!! Che piacere sentirti!! Volevo darti il mio nuovo numero e approfittarne per fare due chiacchiere con te. È tanto che non ci vediamo e mi stai mancando.”

Carla Sale Musio

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Dic 27 2017

CREATIVITÀ & INTUIZIONE

La parola sincronicità indica la connessione fra eventi psichici (stati d’animo, pensieri, sentimenti) e fatti oggettivi (incontri, informazioni, cose) che avvengono nello stesso tempo e senza che esista tra loro una relazione di causa/effetto.

La sincronicità si riferisce alle coincidenze significative.

  • Anticipazioni di fatti che non sono ancora successi

  • Conoscenza istintiva dei pensieri degli altri

  • Percezioni che non sono attribuibili ai cinque sensi

  • Sesto senso

Sono fenomeni che appartengono a una modalità sincronica di esistere, basata sul contatto profondo con l’inconscio e su un attivo funzionamento dell’emisfero destro del cervello.

Le personalità creative di solito possiedono una naturale sensitività, cioè utilizzano spontaneamente queste risorse.

Capita spesso, però, che le percezioni che non corrispondono ai cinque sensi siano demonizzate e considerate ingiustamente un difetto, anziché una risorsa in più da poter utilizzare quando serve.

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Loredana e la relatività del tempo

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Quando si presenta al primo appuntamento, Loredana ha paura di avere qualche strano e incurabile disturbo psichico.

Da diverso tempo le capitano dei fenomeni che la disorientano e la spaventano.

Conosce, senza sapere come, fatti ed eventi che non sono ancora successi e lo sa con una tale certezza da confondere il presente col futuro.

“È nato il bambino di Valentina?”

Ha domandato con tranquillità a sua madre, qualche mese fa.

“Quale bambino!? Valentina si sposa tra qualche giorno e non mi risulta proprio che sia incinta! Lo sai che non può avere figli!”.

La mamma la guarda sconcertata e preoccupata.

Loredana arrossisce senza sapere cosa dire.

Lei e sua cugina Valentina hanno la stessa età e sono cresciute insieme come due sorelle.

Loredana sa benissimo che Valentina ha una diagnosi di sterilità e sa anche quanto questo l’abbia resa molto triste, nonostante i preparativi per il matrimonio.

Eppure ha la matematica certezza che Valentina stia aspettando un bambino.

Ne è talmente sicura da dimenticare tutto ciò che sa!

Imbarazzata, borbotta qualche scusa per giustificare con sua madre quella distrazione e poi corre a nascondersi in camera sua.

Non è la prima volta che le capitano consapevolezze del genere.

La certezza che sente dentro di sé la confonde e la rende insicura, in cuor suo spera questa volta di sbagliarsi.

Ma non passa più di un mese dal matrimonio di Valentina che la mamma le annuncia soddisfatta:

“Tesoro, lo sai? Avevi proprio ragione! Valentina è incinta. Già da prima del matrimonio! Ma tu come facevi a saperlo?! Dì la verità, te lo aveva confidato lei… Vero?”.

Loredana è nuovamente imbarazzata e confusa per un pettegolezzo che non ha fatto e non avrebbe mai voluto fare.

“Perché mi succedono cose come questa?”

Mi domanda, con un misto di apprensione e speranza.

“Cosa posso fare per evitarle? Non voglio essere un fenomeno paranormale. Mi fa paura!”.

Fenomeni di questo tipo succedono con facilità alle personalità creative.

Mostrano l’esistenza di un contatto diretto con una conoscenza che esiste fuori dal tempo.

La parapsicologia li chiama con il termine inquietante di premonizioni, ma più comunemente le definiamo intuizioni.

Non si tratta di una malattia e non è qualcosa di cui preoccuparsi.

È solo un diverso modo di conoscere la realtà.

Mentre di solito utilizziamo il ragionamento logico matematico per comprendere quello che ci circonda, le personalità creative usano spontaneamente anche l’intuizione.

Possiamo parlare di conoscenza istintiva o di sesto senso.

È quello che permette agli uccelli migratori di sapere dove stanno andando, alla madre di sentire quando il suo bambino ha bisogno di lei e di svegliarsi al momento giusto, all’animale di ritrovare la strada di casa, agli innamorati di telefonarsi nello stesso momento (e trovare il telefono occupato).

La creatività estrae da un serbatoio inconscio di conoscenza: la cosa giusta al momento giusto, senza utilizzare la sequenza prima/dopo, che solitamente caratterizza i nostri ragionamenti.

Così, alle personalità creative può capitare di sapere qualcosa senza sapere come fanno a saperla.

Lo sanno e basta.

È un’intuizione.

Punto.

Carla Sale Musio

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Ott 21 2013

RAZIONALITÀ E SESTO SENSO

Chi nasce con una forte intuizione, da bambino non ha la vita facile.

I grandi di solito si arrabbiano quando vengono messi a nudo i loro altarini e negano con fermezza tutto ciò che contraddice l’immagine che hanno scelto di impersonare.

“Nonna perché piangevi di nascosto?”

“No, amore, non piangevo… ho un’allergia che mi fa lacrimare gli occhi.”

“Ti viene quando sei sola nella tua stanza?”

“Non dire sciocchezze! Ero nella mia stanza… ma non c’entra con l’allergia!”

*  *  *

“Papà, papà, il tuo cellulare è distrutto… sei arrabbiato?”

“No, tesoro, il sig. Francesco ha rotto per sbaglio il mio cellulare nuovo. Voleva guardarlo e invece gli è caduto per terra. Non c’è niente da arrabbiarsi, non l’ha mica fatto apposta!”

*  *  *

“Sono sicura che la mamma si è innamorata dello zio Mario!”

“Ma che dici! La mamma e lo zio Mario sono cognati, non possono innamorarsi. Certo, si vogliono bene ma l’amore è un’altra cosa! Lo capirai anche tu quando sarai più grande.”

*  *  *

I piccoli conoscono istintivamente le emozioni di quanti hanno intorno e con l’innocenza tipica della loro età dichiarano ciò che a loro appare evidente, senza preoccuparsi delle convenienze sociali.

Così, finiscono spesso per essere contraddetti nelle loro affermazioni, sincere ma poco diplomatiche, e, non potendosi opporre al potere di chi ha più esperienza, sono costretti a negare quello che ai loro occhi appare un’incontestabile verità.

È in questo modo che il pensiero razionale degli adulti mette a tacere la sensitività dei più piccini e insegna, con l’esempio o con la derisione, che non bisogna dare retta alla percezioni spontanee perché sono inattendibili e procurano umiliazioni e guai.

Sentendosi stupidi, i bambini imparano a nascondere la realtà suggerita dall’istinto e costruiscono una ferrea razionalità per imbrigliare l’impeto e la conoscenza delle loro sensazioni interiori.

In questo modo, crescendo, si distaccano sempre di più dal mondo emotivo e finiscono per basare il loro esame della realtà su di un’oggettiva e concreta valutazione dei fatti, mentre tutto ciò che riguarda l’impalpabile verità dei sentimenti e dell’intuizione è guardato con disprezzo, ironia e sufficienza.

Roba per sciocchi sentimentali!

Essere adulti corrisponde al raggiungimento di un carattere razionale e privo di emozione, fatto di concretezza e di azioni scevre da inutili romanticismi.

L’intuizione, l’istinto, l’immediata e imprevedibile verità creativa, il sesto senso… sono considerate cose fuorvianti, inutili per il raggiungimento della felicità e del successo.

Chi le possiede, però, non può estirparle dalla propria coscienza, può solo chiuderle in un angolo di sé stesso, e impedirsi di accogliere le loro preziose indicazioni.

Prende forma così una pericolosa distorsione della personalità creativa che, privandosi della propria autenticità, è costretta a vivere dentro un range di comportamenti limitato e ripetitivo.

Rischiare il cambiamento, infatti, vorrebbe dire ascoltare quella parte demonizzata e soggettiva che parla al cuore, e permetterle di affiancare la ragione nella scelta degli atteggiamenti.

Chi ha vissuto da bambino l’umiliazione e la disconferma della propria verità intuitiva non è disposto a tornare sui suoi passi per riappropriarsi da adulto del mondo sensibile e impulsivo dei sentimenti, preferisce fare le spallucce davanti al vuoto interiore che ogni tanto fa capolino nella coscienza e tirare dritto per la propria strada limitata da paracarri razionali e condivisi.

Abiurare il dolore dell’infanzia porta a costruire un mondo fatto di sicurezze materiali e ragionevoli, un mondo in cui l’amore e le sue sdolcinate smancerie sentimentali sono evitate e perseguitate.

Chi adotta un’eccessiva razionalità occulta con rigida determinazione il mondo interno e la sensibilità per paura di rivivere la sofferenza provata nei primi anni di vita, nascondendo a se stesso e agli altri la debolezza che combatte con accanimento all’esterno di sé.

 *  *  *

Vittorio soffre di attacchi di panico.

Nella sua esistenza tutto sembra funzionare molto bene e quei momenti di terrore improvvisi non trovano spiegazioni di nessun tipo.

Ha un posto fisso in una grande azienda, ha una moglie con cui condivide i momenti liberi e le difficoltà, ha degli amici con cui ritrovarsi, dei genitori che gli vogliono bene, una bella casa e uno stipendio sufficiente a comprare tutto quello di cui ha bisogno.

Eppure ogni tanto… l’angoscia fa capolino e sconvolge senza ragioni apparenti il perfetto equilibrio della sua vita.

Durante i colloqui emerge un desiderio antico fatto di viaggi, di cambiamento e di avventura… il sogno di fare il pilota, l’amore per la pittura.

“Cose che non rendono nulla e di cui si può fare tranquillamente a meno.” borbotta imbronciato con quel se stesso di un tempo, ricco di sogni e di magia.

Tuttavia, proprio quando si permette un po’ di quelle inutili illusioni infantili, gli attacchi di panico cominciano a diradarsi.

Non è facile a quarant’anni liberare il bambino interiore e lasciarlo scorrazzare indisturbato nella personalità.

Vittorio tende a imbrigliarlo dentro i compiti prestabiliti della sua vita e il piccolo selvaggio si ribella, raccontando con quei black out improvvisi la sua paura di morire chiuso in una prigione di doveri e di responsabilità.

*  *  *

Giuliana chiede un appuntamento perché il suo compagno ha deciso di chiudere la loro storia d’amore senza darle troppe spiegazioni e lei intuisce, con un doloroso sesto senso, che un’altra donna ha già occupato il suo cuore.

La razionalità, però, non può accettare i pensieri che l’intuizione suggerisce, perciò Giuliana cerca con ogni mezzo di costringere il partner a rivelarle la verità.

Tutto inutile!

Egli nega ostinatamente di avere un’altra e dichiara soltanto, lapidario, di non amarla più.

Addolorata e furente, Giuliana si apposta dietro l’ufficio e lo pedina fino a scoprire una per una tutte le sue bugie ma, anche davanti all’evidenza, l’uomo smentisce ogni imputazione accusandola di essere invadente e ossessivamente gelosa.

“Te l’ho già detto: non c’è nessun’altra donna! Sei accecata dalla gelosia e deformi ogni cosa dietro la lente dei tuoi pensieri assurdi!!” le urla contro, arrabbiato e distante.

Ora Giuliana non sa più a cosa credere: la razionalità trova conforto e sicurezza nelle bugie di lui, vorrebbe tanto giudicarle vere! Ma l’istinto conosce, con altrettanta certezza, ciò che il suo ex compagno non ha il coraggio di rivelarle.

Accogliere quell’intuizione, però, significa fidarsi di un sapere interiore e accettare con sofferenza l’irragionevole verità dei sentimenti:

  • Lei lo ama, nonostante tutto.

  • Lui lo sa e non vorrebbe infliggerle tanto dolore, ma il suo cuore ha scelto un’altra e, purtroppo, la ragione non può fare nulla per impedirlo.

*  *  *

Franco quando s’innamora, s’impappina e non riesce più a vivere tranquillo.

Ha così paura di essere mollato che tenta in tutti i modi di evitare il dolore dell’abbandono cercando di mostrarsi indifferente.

Vorrebbe mandare trecento sms… e invece non ne manda nemmeno uno.

Avrebbe bisogno di ricevere conferme… e sente che tutto è già finito prima ancora di cominciare.

Così, per evitare la sofferenza si racconta che le storie non sono quelle giuste per lui.

Lei è superficiale, poco gentile, egoista, distratta… ogni volta qualcosa non va e Franco può abbandonare il campo senza mettere mai in discussione il suo comportamento ansioso e dipendente.

La ragione è veloce nel trovare i motivi che legittimano il bisogno di scappare.

Il cuore è chiuso in un baule e nascosto in una segreta dell’inconscio.

Aprirlo significherebbe ridare voce a un bimbo costretto a stare sempre da solo, in attesa silenziosa che il tempo passi.

“Torniamo presto, tesoro, vedrai! Le ore scorrono in fretta e noi ti porteremo un regalino…”

La mamma e il papà lavorano in una città vicina e il piccolo dopo la scuola li aspetta a casa della nonna.

L’anziana signora, però, è troppo stanca per giocare con lui, e passa la maggior parte del tempo addormentata sulla sua poltrona, mentre Franco aspetta in cortile il ritorno dei genitori, ansioso di raccontare a qualcuno i suoi successi e le sue paure.

Quando, però, finalmente tornano a prenderlo, è sempre tardi e Franco nell’attesa si è addormentato.

La solitudine riempie le sue giornate e il piccolo impara tristemente che l’amore è solo l’anticamera dell’abbandono.

Non serve parlare, non serve aspettare e non serve chiedere.

Bisogna solo imparare a far star zitto il cuore.

Per non morire di delusione.

Carla Sale Musio

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