Ott 21 2013

RAZIONALITÀ E SESTO SENSO

Published by at 10:54 under Psicologia,Psicoterapia

Chi nasce con una forte intuizione, da bambino non ha la vita facile.

I grandi di solito si arrabbiano quando vengono messi a nudo i loro altarini e negano con fermezza tutto ciò che contraddice l’immagine che hanno scelto di impersonare.

“Nonna perché piangevi di nascosto?”

“No, amore, non piangevo… ho un’allergia che mi fa lacrimare gli occhi.”

“Ti viene quando sei sola nella tua stanza?”

“Non dire sciocchezze! Ero nella mia stanza… ma non c’entra con l’allergia!”

*  *  *

“Papà, papà, il tuo cellulare è distrutto… sei arrabbiato?”

“No, tesoro, il sig. Francesco ha rotto per sbaglio il mio cellulare nuovo. Voleva guardarlo e invece gli è caduto per terra. Non c’è niente da arrabbiarsi, non l’ha mica fatto apposta!”

*  *  *

“Sono sicura che la mamma si è innamorata dello zio Mario!”

“Ma che dici! La mamma e lo zio Mario sono cognati, non possono innamorarsi. Certo, si vogliono bene ma l’amore è un’altra cosa! Lo capirai anche tu quando sarai più grande.”

*  *  *

I piccoli conoscono istintivamente le emozioni di quanti hanno intorno e con l’innocenza tipica della loro età dichiarano ciò che a loro appare evidente, senza preoccuparsi delle convenienze sociali.

Così, finiscono spesso per essere contraddetti nelle loro affermazioni, sincere ma poco diplomatiche, e, non potendosi opporre al potere di chi ha più esperienza, sono costretti a negare quello che ai loro occhi appare un’incontestabile verità.

È in questo modo che il pensiero razionale degli adulti mette a tacere la sensitività dei più piccini e insegna, con l’esempio o con la derisione, che non bisogna dare retta alla percezioni spontanee perché sono inattendibili e procurano umiliazioni e guai.

Sentendosi stupidi, i bambini imparano a nascondere la realtà suggerita dall’istinto e costruiscono una ferrea razionalità per imbrigliare l’impeto e la conoscenza delle loro sensazioni interiori.

In questo modo, crescendo, si distaccano sempre di più dal mondo emotivo e finiscono per basare il loro esame della realtà su di un’oggettiva e concreta valutazione dei fatti, mentre tutto ciò che riguarda l’impalpabile verità dei sentimenti e dell’intuizione è guardato con disprezzo, ironia e sufficienza.

Roba per sciocchi sentimentali!

Essere adulti corrisponde al raggiungimento di un carattere razionale e privo di emozione, fatto di concretezza e di azioni scevre da inutili romanticismi.

L’intuizione, l’istinto, l’immediata e imprevedibile verità creativa, il sesto senso… sono considerate cose fuorvianti, inutili per il raggiungimento della felicità e del successo.

Chi le possiede, però, non può estirparle dalla propria coscienza, può solo chiuderle in un angolo di sé stesso, e impedirsi di accogliere le loro preziose indicazioni.

Prende forma così una pericolosa distorsione della personalità creativa che, privandosi della propria autenticità, è costretta a vivere dentro un range di comportamenti limitato e ripetitivo.

Rischiare il cambiamento, infatti, vorrebbe dire ascoltare quella parte demonizzata e soggettiva che parla al cuore, e permetterle di affiancare la ragione nella scelta degli atteggiamenti.

Chi ha vissuto da bambino l’umiliazione e la disconferma della propria verità intuitiva non è disposto a tornare sui suoi passi per riappropriarsi da adulto del mondo sensibile e impulsivo dei sentimenti, preferisce fare le spallucce davanti al vuoto interiore che ogni tanto fa capolino nella coscienza e tirare dritto per la propria strada limitata da paracarri razionali e condivisi.

Abiurare il dolore dell’infanzia porta a costruire un mondo fatto di sicurezze materiali e ragionevoli, un mondo in cui l’amore e le sue sdolcinate smancerie sentimentali sono evitate e perseguitate.

Chi adotta un’eccessiva razionalità occulta con rigida determinazione il mondo interno e la sensibilità per paura di rivivere la sofferenza provata nei primi anni di vita, nascondendo a se stesso e agli altri la debolezza che combatte con accanimento all’esterno di sé.

 *  *  *

Vittorio soffre di attacchi di panico.

Nella sua esistenza tutto sembra funzionare molto bene e quei momenti di terrore improvvisi non trovano spiegazioni di nessun tipo.

Ha un posto fisso in una grande azienda, ha una moglie con cui condivide i momenti liberi e le difficoltà, ha degli amici con cui ritrovarsi, dei genitori che gli vogliono bene, una bella casa e uno stipendio sufficiente a comprare tutto quello di cui ha bisogno.

Eppure ogni tanto… l’angoscia fa capolino e sconvolge senza ragioni apparenti il perfetto equilibrio della sua vita.

Durante i colloqui emerge un desiderio antico fatto di viaggi, di cambiamento e di avventura… il sogno di fare il pilota, l’amore per la pittura.

“Cose che non rendono nulla e di cui si può fare tranquillamente a meno.” borbotta imbronciato con quel se stesso di un tempo, ricco di sogni e di magia.

Tuttavia, proprio quando si permette un po’ di quelle inutili illusioni infantili, gli attacchi di panico cominciano a diradarsi.

Non è facile a quarant’anni liberare il bambino interiore e lasciarlo scorrazzare indisturbato nella personalità.

Vittorio tende a imbrigliarlo dentro i compiti prestabiliti della sua vita e il piccolo selvaggio si ribella, raccontando con quei black out improvvisi la sua paura di morire chiuso in una prigione di doveri e di responsabilità.

*  *  *

Giuliana chiede un appuntamento perché il suo compagno ha deciso di chiudere la loro storia d’amore senza darle troppe spiegazioni e lei intuisce, con un doloroso sesto senso, che un’altra donna ha già occupato il suo cuore.

La razionalità, però, non può accettare i pensieri che l’intuizione suggerisce, perciò Giuliana cerca con ogni mezzo di costringere il partner a rivelarle la verità.

Tutto inutile!

Egli nega ostinatamente di avere un’altra e dichiara soltanto, lapidario, di non amarla più.

Addolorata e furente, Giuliana si apposta dietro l’ufficio e lo pedina fino a scoprire una per una tutte le sue bugie ma, anche davanti all’evidenza, l’uomo smentisce ogni imputazione accusandola di essere invadente e ossessivamente gelosa.

“Te l’ho già detto: non c’è nessun’altra donna! Sei accecata dalla gelosia e deformi ogni cosa dietro la lente dei tuoi pensieri assurdi!!” le urla contro, arrabbiato e distante.

Ora Giuliana non sa più a cosa credere: la razionalità trova conforto e sicurezza nelle bugie di lui, vorrebbe tanto giudicarle vere! Ma l’istinto conosce, con altrettanta certezza, ciò che il suo ex compagno non ha il coraggio di rivelarle.

Accogliere quell’intuizione, però, significa fidarsi di un sapere interiore e accettare con sofferenza l’irragionevole verità dei sentimenti:

  • Lei lo ama, nonostante tutto.

  • Lui lo sa e non vorrebbe infliggerle tanto dolore, ma il suo cuore ha scelto un’altra e, purtroppo, la ragione non può fare nulla per impedirlo.

*  *  *

Franco quando s’innamora, s’impappina e non riesce più a vivere tranquillo.

Ha così paura di essere mollato che tenta in tutti i modi di evitare il dolore dell’abbandono cercando di mostrarsi indifferente.

Vorrebbe mandare trecento sms… e invece non ne manda nemmeno uno.

Avrebbe bisogno di ricevere conferme… e sente che tutto è già finito prima ancora di cominciare.

Così, per evitare la sofferenza si racconta che le storie non sono quelle giuste per lui.

Lei è superficiale, poco gentile, egoista, distratta… ogni volta qualcosa non va e Franco può abbandonare il campo senza mettere mai in discussione il suo comportamento ansioso e dipendente.

La ragione è veloce nel trovare i motivi che legittimano il bisogno di scappare.

Il cuore è chiuso in un baule e nascosto in una segreta dell’inconscio.

Aprirlo significherebbe ridare voce a un bimbo costretto a stare sempre da solo, in attesa silenziosa che il tempo passi.

“Torniamo presto, tesoro, vedrai! Le ore scorrono in fretta e noi ti porteremo un regalino…”

La mamma e il papà lavorano in una città vicina e il piccolo dopo la scuola li aspetta a casa della nonna.

L’anziana signora, però, è troppo stanca per giocare con lui, e passa la maggior parte del tempo addormentata sulla sua poltrona, mentre Franco aspetta in cortile il ritorno dei genitori, ansioso di raccontare a qualcuno i suoi successi e le sue paure.

Quando, però, finalmente tornano a prenderlo, è sempre tardi e Franco nell’attesa si è addormentato.

La solitudine riempie le sue giornate e il piccolo impara tristemente che l’amore è solo l’anticamera dell’abbandono.

Non serve parlare, non serve aspettare e non serve chiedere.

Bisogna solo imparare a far star zitto il cuore.

Per non morire di delusione.

Carla Sale Musio

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