Tag Archive 'separazione'

Feb 10 2020

CHIUDERE UNA RELAZIONE…

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SEPAMARSI

linee guida per una separazione amorevole

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Gen 19 2020

L’INCAPACITÀ DI SEPARARSI

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SEPAMARSI

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Dic 31 2019

UNA SCELTA PER SPIRITI LIBERI

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SEPAMARSI

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Gen 09 2018

SEPAMARSI, UN LIBRO D’AMORE

Cari lettori, amici e curiosi è appena uscito il mio ultimo libro, frutto di una ricerca durata più di trent’anni:

SEPAMARSI

linee guida per una separazione amorevole

.

e finalmente disponibile in tutti gli store on line e ordinabile nelle librerie.

.

Sono emozionata e felice di condividere oggi con voi la bellissima recensione della poetessa e scrittrice Anna Cristina Serra, che ha curato l’editing del testo rendendolo meravigliosamente… perfetto!

Carla Sale Musio

Iniziamo dalla dedica: 

“A mia madre che non ha mai voluto separarsi.

A  mio padre che l’ha sempre tradita.”

Dirompente, coraggiosa, leale.

Dice molto di questo libro e della sua Autrice.

Li identifica, li connota, li svela.

Diversi.

Diversi da ciò che spesso incontriamo: persone,  messaggi, letture in apparenza portatori delle verità che ricerchiamo.

Ognuno la propria.

Di frequente però ci imbattiamo in patine di sostanza.

Qui, invece, percepiamo immediatamente la sincerità profonda, la ricerca, la verità del cammino.

E l’Amore.  

Quello che da questo libro trabocca ribaltando  i luoghi comuni delle nostre certezze.  

Amor che move il Sole e l’altre stelle recitava il Sommo e oggi la dottoressa Carla Sale Musio indaga perché move il sole e l’altre stelle.

E ci mette di suo.

Molto.

Per proporci un concetto d’Amore che travalica quello finora dai più conosciuto e propagandato.

E, con il suo cuore e la sua esperienza, ci conduce su strade certo non facili, aprendoci talvolta prospettive dolorose ma…la scommessa che ci porge , se vinta, dà in premio non solo la scoperta di sé stessi ma la LIBERTÀ del cuore.

E l’Amore.

Quello infinito.

Come sempre capace di esplorare i punti più bui dell’Universo e del cuore per renderli al prossimo quali fonte di luce Carla Sale Musio prosegue nella sua missione.

E quest’opera, forse più di altre, è anche un valido e pratico aiuto, quasi un manuale, per chi si sente tentennante e impaurito/a,  ad andare a “cogliere le stelle”.

Le storie delle altre Donne presenti nel libro e che mettono  a disposizione le loro esperienze, le loro lacrime e la loro forza, funzionano un po’ come apripista, un po’ come sostegno per mettere le ali e volare più in alto.

Lì dove si incontrano tutte le pienezze delle scommesse vinte, i premi che la nostra Vita ci ha riservato.

Anna Cristina Serra

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Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: Ibs, Amazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

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Set 22 2017

SEPARAZIONE E SOLITUDINE

La solitudine è uno spauracchio che incombe sul futuro di chi decide di separarsi.

Ripartire da soli dopo aver assaporato le gioie e i dolori della convivenza è una strada irta di pericoli.

L’autonomia fa paura.

Senza più l’alibi della convivenza a giustificare la fatica di vivere, il peso di ogni scelta si trasforma in responsabilità mentre doversi sobbarcare l’intero carico delle incombenze quotidiane appare un compito insormontabile.

Improvvisamente tanti piccoli rituali, tante abitudini condivise, tanti appuntamenti gestiti in due confluiscono in un elenco interminabile di cose da fare… senza altro aiuto che quello che sapremo dare a noi stessi.

La solitudine addita senza pietà debolezze e risorse di ciascuno, mostrando i punti di forza insieme alle ombre e alle paure.

Per questo vivere da soli è un banco di prova che pochi indomiti spiriti liberi hanno il coraggio di sperimentare.

Bisogna essere capaci di sopportare un silenzio… colmo soltanto della propria presenza.

In quello spazio intimo emergono i bilanci, i sogni, i fallimenti, i desideri, le aspirazioni, le ansie, le fragilità… e tutti i vissuti che erano nascosti dietro il pretesto del non c’è tempo, è tutta colpa sua, se solo potessi ritornare indietro… e via dicendo.

Stare da soli significa essere in compagnia di se stessi.

E questo è un compito difficile.

Il nostro stile di vita sembra fatto apposta per dirottare l’attenzione verso l’esterno, spinge a inseguire traguardi sempre nuovi e crea una pericolosa dissociazione dal mondo interiore.

Poco importa se tutto questo provoca una frattura nella psiche e genera un’infinità di malattie.

Ci sono pillole adatte per ogni occasione: analgesici, ansiolitici, ipnotici, sedativi, antidepressivi, stabilizzatori dell’umore, stimolanti, euforizzanti, incentivanti… tutto fa brodo quando l’obiettivo è non sentire ciò che si agita in fondo all’anima.

L’amore, però, non ce lo possono procurare nemmeno le medicine.

Bisogna conquistarselo.

E per viverlo appieno è indispensabile imparare ad ascoltare noi stessi.

Altrimenti continueremo a proiettare all’esterno i bisogni irrisolti e a dipendere da chi, di volta in volta, ci sembra in grado di soddisfarli.

La solitudine è l’unica cura capace di sanare le ferite che accompagnano la scelta di separarsi.

Vivere da soli, infatti, consente di osservare la vita con maggior chiarezza, prendendo le distanze dai coinvolgimenti eccessivi e dall’incalzare delle emozioni.

In quel silenzio, nel vuoto che si crea al termine di una convivenza, le passioni si smorzano e progressivamente cedono il posto alla comprensione.

Per se stessi e per il partner.

A volte, la mancanza si fa sentire… e nella coppia il fuoco si riaccende magicamente.

Più spesso, la rabbia e le recriminazioni cedono il posto a una visione obiettiva della realtà, creando i presupposti per un rapporto sereno e per una migliore gestione delle incomprensioni che ancora è necessario dipanare insieme.

Stare da soli permette al dialogo interiore di manifestarsi e lascia emergere un’autenticità intima e profonda.

È in questo modo che si sviluppa la capacità di amare e prende forma un nuovo step del volersi bene, non più vittima delle passioni ma forte di una conoscenza maturata nel tempo e capace di accogliere anche le diversità che hanno portato alla conclusione del matrimonio.

Per proseguire sulla strada dell’Amore, quello con la A maiuscola, è necessario un ascolto attento dei propri vissuti, perché solo accettando le parti nascoste e ombrose di sé potranno emergere il rispetto, la fiducia e la stima necessarie a proseguire la vita su binari diversi.

La solitudine è un momento cruciale lungo il cammino della crescita affettiva.

Imparando a convivere con se stessi, infatti, è possibile concedersi l’onestà necessaria all’Amore.

E alla libertà.

Carla Sale Musio

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Mag 28 2017

SEPARAZIONE: la confusione fa parte del gioco

“Ho deciso: mi separo. Ma… in concreto… adesso cosa faccio?!”

È difficile rimanere lucidi, obiettivi, equilibrati e strategici quando dentro di noi ogni cosa sembra andare in frantumi.

Il matrimonio non funziona più e la vita ci spinge a scrivere un capitolo nuovo della nostra esistenza.

Tuttavia, una volta presa la decisione e stabilito il da farsi, ecco che un malessere interno rimescola le carte rendendoci vulnerabili, spaventati e insicuri.

La mente logica vorrebbe programmare il percorso che dalla convivenza conduce verso una nuova autonomia, ma nel mondo emotivo il caos la fa da padrone, il disorientamento annebbia l’intelligenza e un pericoloso senso d’impotenza paralizza qualsiasi capacità.

In quei momenti carichi d’incertezza è necessario arrendersi e imparare a convivere con l’inquietudine.

La confusione fa parte del gioco e non può essere eliminata.

Bisogna sopportarla.

Almeno per un po’.

Non è possibile abbandonare un progetto in cui abbiamo investito tante risorse, senza sentirci svuotati e privi di qualsiasi capacità: logica, pratica e coerente.

La vita sotto lo stesso tetto è stata un’esperienza che ha coinvolto tante energie.

Soprattutto nei momenti in cui abbiamo cercato di mantenere salda la rotta della convivenza nonostante i maremoti emotivi.

Le ragioni che oggi sostengono la scelta della separazione poggiano su un vissuto di fallimento e fanno emergere la delusione che accompagna la fine dei progetti costruiti insieme.

Ecco perché, una volta imboccata la strada dell’indipendenza, è inevitabile sentire di aver sbagliato ed essere assaliti dai ripensamenti, dai dubbi e dalla nostalgia.

Il matrimonio presuppone una condivisione totale sia della quotidianità che del tempo libero e ritrovarsi di colpo a gestire un’esistenza autonoma in un primo momento può apparire un’impresa insormontabile.

La paura della solitudine dilaga nella psiche, alimentando il rimpianto dei momenti trascorsi insieme e oscurando le innumerevoli ragioni che hanno condotto alla decisione di concludere il matrimonio.

È un effetto della trasgressione che ancora è necessario affrontare per sciogliere il vincolo coniugale.

Esiste un pregiudizio che stigmatizza quanti decidono di separarsi, quasi che chiudere il contratto matrimoniale fosse segno di una pericolosa incapacità affettiva.

I preconcetti religiosi e gli interessi economici spingono a sostenere che lo stare in coppia indichi sempre una scelta matura e responsabile e, al contrario, vivere da soli segnali un egoismo congenito, sintomo di una cronica impossibilità a voler bene.

Così, chi sceglie di mettere fine al matrimonio deve fare i conti con la sensazione di essere sbagliato, irresponsabile, prepotente, narcisista, infantile, inaffidabile e… chi più ne ha più ne metta.

Oltrepassare le barriere di questi luoghi comuni è un’impresa piena d’insidie.

Occorre guardare con autenticità dentro se stessi e permettersi la paura insieme al desiderio di ricominciare.

È indispensabile affrontare il proprio cambiamento interiore, accogliendo la molteplicità del mondo emotivo e permettendo alle proprie parti arrabbiate, deluse, avventurose, sognatrici, razionali e vulnerabili di esprimersi e trovare il proprio spazio nella consapevolezza.

Gestire quest’apparente incoerenza non è facile.

Eppure…

Solo ascoltando le tante voci che parlano nel nostro inconscio (senza reprimerle e senza giudicarle) diventa possibile cavalcare la trasformazione che dal possesso e dall’egoismo conduce al rispetto, alla libertà e all’amore.

Separasi fa parte di un percorso intimo importante, profondo e ricco di doni.

Chi è capace di sciogliere un legame, attraversando la dipendenza e la libertà, può camminare  tenendo a braccetto la vulnerabilità insieme all’autonomia e avventurarsi lungo il sentiero che conduce all’Amore.

Quello con la A maiuscola.

Per se stessi, per gli altri e per la vita.

Carla Sale Musio

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Apr 21 2017

SEPARAZIONE E GENITORIALITÀ

Quando si affronta il tema della separazione un aspetto importante riguarda il rapporto con i figli.

In Italia, la religione cattolica sostiene che lo scioglimento del matrimonio sancisce la fine della famiglia e costituisce un trauma per la prole.

Questo dogma, però, non è supportato dalla ricerca scientifica né dalle statistiche.

Secondo gli specialisti dell’infanzia, infatti, la sofferenza nei bambini è una conseguenza della mancanza di attenzioni e del clima teso che si respira quando le relazioni sono prive di amore, di reciprocità e di comprensione.

Così, mentre la separazione permette ai piccoli di vivere un rapporto più esclusivo e costante con ciascuno dei genitori, la convivenza sotto lo stesso tetto spesso costituisce l’alibi che consente a uno dei partner di disinteressarsi ai figli delegandone l’accudimento all’altro.

Vivere insieme porta a dividersi la gestione della casa e della prole, e questo non sempre produce risultati favorevoli sullo sviluppo psicologico dei più piccini.

Spesso la scelta di condividere l’impegno, la fatica e le spese sostituisce il coinvolgimento reciproco, trasformando il rapporto coniugale in una collaborazione tra colleghi costantemente occupati nella gestione dell’azienda famigliare.

In questi casi la separazione può rivelarsi un toccasana, perché permette a marito e moglie di riconquistare la propria autonomia e ai figli di vivere un rapporto affettivo anche con il genitore meno presente.

Abitare in case separate, costringe a impegnarsi in prima persona nella relazione con i bambini e impedisce che il coinvolgimento e l’affettività siano dati per scontati e ignorati.

Nella separazione, i figli hanno la possibilità di scegliere se passare del tempo col papà o con la mamma e questo fa sì che la genitorialità venga coltivata dagli adulti con maggiore attenzione e cura.

Il senso comune interpreta impropriamente la separazione come lo scioglimento della famiglia ma, di fatto, ciò che si conclude è soltanto il rapporto coniugale fra marito e moglie.

Quando ci sono dei bambini, infatti, la genitorialità non può avere termine, perché l’impegno assunto nel mettere al mondo una vita unisce per sempre quel padre e quella madre nel loro ruolo educativo e protettivo.

Anche quando ci sono altri partner.

E altri figli.

Affrontare la conclusione di un matrimonio è un momento delicato e importante che va gestito con autenticità e partecipazione anche rispetto ai più piccini, evitando di coinvolgerli nelle vicende coniugali e rassicurandoli sulla stabilità della scelta di mamma e papà di prendersi cura di loro.

I genitori, infatti, non si separeranno mai.

La separazione ed eventualmente il divorzio riguardano soltanto i rapporti tra marito e moglie e non cambiano il coinvolgimento che lega una coppia ai propri bambini.

Avere i genitori che abitano in case separate può succedere in diverse situazioni della vita e non costituisce un trauma per i figli, ma soltanto un cambiamento.

Cambiamento che, quando l’armonia in famiglia non esiste più, porta una ventata di novità e un miglioramento nelle relazioni.

La separazione, infatti, permette alla genitorialità di trovare uno spazio maggiormente definito rispetto alla convivenza, e questo può costituire un vantaggio per i bambini.

Carla Sale Musio

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Mar 22 2017

SEPARAZIONE… E TRAPPOLE PSICOLOGICHE

Quando si affronta una separazione, può succedere che nel mondo interiore qualcuno desideri mettere fine al matrimonio mentre qualcun’altro vorrebbe portare avanti la relazione nonostante tutto.

In quei momenti di difficoltà e d’incertezza finiamo per sentirci letteralmente trascinati da esigenze emotive contrastanti e, nel tentativo di porre fine al conflitto, si creano delle trappole psicologiche che bloccano la crescita, impedendo l’evoluzione affettiva.

Occorre essere spietatamente sinceri con se stessi per imboccare la strada giusta anche in mezzo al pantano delle incertezze e della paura.

Ed è indispensabile adottare con il partner la medesima autenticità, perché soltanto nell’onestà diventa possibile affrontare la fine dei progetti costruiti insieme, trasformando il legame senza distruggerlo.

La tentazione di sfuggire alle responsabilità annientandosi nell’abnegazione o nascondendosi dietro al disprezzo può essere forte e rischia di precipitarci ad ogni passo dentro l’abisso delle recriminazioni e dei rancori.

Per vivere appieno la separazione, cavalcandone il potere trasformativo e l’intensità affettiva, è necessario far convivere l’amore che ci ha condotto al matrimonio insieme con la delusione, la solitudine e l’incompatibilità che oggi rendono impossibile la medesima scelta.

Non è un compito facile.

Lo struggimento per le emozioni di un tempo si scontra con l’insofferenza che nel presente impedisce di proseguire la vita insieme.

Una parte nostalgica e romantica vorrebbe coltivare i sogni del passato.

E un’altra parte, più concreta e disincantata, addita puntigliosa le mancanze del coniuge, snocciolando un rosario di disgrazie.

Per sfuggire alla pressione interiore qualcuno sceglie la via della bontà, sacrificando l’autonomia sull’altare dell’altruismo e affermando che il partner “… non può sopravvivere da solo!”.

Altri preferiscono servirsi della rabbia e, chiusi dentro la fortezza del biasimo, accusano il coniuge di ogni nefandezza.

Vera o presunta, non ha importanza.

Ognuno a modo suo cerca di liberarsi dai vissuti di colpa e fallimento che la visione religiosa e legale del matrimonio rende inevitabili e dolorosissimi.

Ancora oggi, in Italia, è difficile parlare di crescita personale, di evoluzione affettiva e di onestà emotiva quando si tocca il tema della separazione.

Si preferisce fingere una reciprocità (anche se inesistente) invece di affrontare l’ostracismo sociale e la commiserazione che, spesso, accompagnano la conclusione del matrimonio.

In questi casi, una sorta di codardia emotiva rende più facile annientare se stessi rinunciando all’autonomia anziché affrontare la disapprovazione annidata nello sguardo dei conoscenti, degli amici e dei parenti.

Infine (ma non meno importante) l’odio di un partner che si sente incompreso e abbandonato fa detonare il senso di colpa, paralizzando le capacità decisionali dietro un desiderio spasmodico di approvazione.

Bisogna essere davvero coraggiosi per affrontare le trappole della separazione.

Eppure…

La scelta di non portare avanti un matrimonio i cui presupposti non esistono più, è una scelta che permette all’amore di dispiegarsi e di acquisire una profondità difficilmente raggiungibile altrimenti.

Dietro il possesso, la gelosia e i contratti, legali o religiosi, si nasconde l’Amore, quello con la A maiuscola.

L’Amore capace di concedere invece di prendere, di comprendere invece di pretendere, di donare la libertà invece di costruire prigioni, e di regalare il rispetto al posto della pietà.

La separazione non sancisce la fine dell’amore.

È una tappa lungo un percorso più ampio che dalla condivisione conduce all’autenticità e insegna l’indipendenza oltre la passione.

Carla Sale Musio

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Feb 18 2017

SEPARAZIONE, POSSESSO E RECIPROCITÀ: verso un’ecologia dell’amore

Nella civiltà occidentale anche l’amore di coppia è diventato un bene di consumo, un contratto che stabilisce diritti e doveri dei coniugi e che dissolve l’affettività con la pretesa della reciprocità.

L’amore, però, è un sentimento.

Non può apparire e scomparire a comando, non ascolta i dettami della volontà.

Esiste nel piano rarefatto e imprendibile delle emozioni.

Possiamo riconoscerne la presenza dai suoi effetti ma… soltanto chi lo vive può affermarne con certezza l’esistenza in se stesso.

L’amore non si può pesare, misurare, modellare e ordinare, lo si può solo sentire dentro di sé.

Pretendere dall’altro una reciprocità affettiva vanifica l’amore, trasformandolo in un baratto.

Il baratto è uno scambio, presuppone un guadagno e ha ben poco a che vedere con i sentimenti e con gli stati d’animo.

Questi ultimi, infatti, succedono.

A prescindere dagli accordi, dalle decisioni e dall’impegno.

In amore, pretendere la reciprocità significa sostituire i sentimenti con il tornaconto.

E da lì all’opportunismo, all’egoismo e al narcisismo, il passo è breve.

“Se non puoi darmi ciò di cui ho bisogno, non posso amarti”

Questa frase nasconde una pretesa impossibile e scambia l’amore con la soddisfazione delle proprie necessità.

L’amore, però, è un modo di essere, un sentire interiore.

Succede.

Punto e basta.

In amore possiamo solo affermare:

“Se non puoi darmi ciò di cui ho bisogno, pazienza.”

Perché, quando si prova un sentimento, non si può modificarlo con la volontà.

L’amore è un accadimento interiore che arriva e si trasforma, senza tenere conto dei nostri obiettivi razionali.

Quando l’amore cambia, si può soltanto accogliere dentro di sé la trasformazione e incamminarsi con fiducia lungo il percorso evolutivo che quella trasformazione ci indica.

Perché solo ascoltando i dettami dell’amore, s’impara ad amare.

E solo imparando ad amare si conquista la libertà e si evidenzia il significato profondo della nostra esistenza, la nostra missione nella vita.

L’amore non segue i criteri della ragione e ci accompagna a conoscere un piano della coscienza più rarefatto, ma non per questo meno pregnante.

Anzi!

La sua ricchezza si riflette nell’appagamento che intreccia le scelte di chi ascolta con coraggio i dettami del proprio cuore.

La pretesa di portare avanti un rapporto di coppia anche quando la reciprocità non esiste più, è legata a prescrizioni religiose o legali e a interessi personali che non hanno nulla a che vedere con l’amore.

Il possesso è uno di questi.

Quando diciamo MIO (mio marito, mia moglie) il linguaggio tradisce il pensiero possessivo che lo sottende.

La pretesa di possedere la persona amata è un’insidia che vanifica l’amore, seppellendolo sotto una coltre di egoismo.

L’amore non è possesso.

È libertà.

Ma cosa significa LIBERTÀ?

Libertà vuol dire assumersi la responsabilità dei propri sentimenti e delle proprie scelte, accettare il rischio delle emozioni, dei cambiamenti e del proprio percorso evolutivo.

Anche quando è necessario attraversare sentieri esistenziali ancora inesplorati e impervi.

La libertà non è agire impunemente tutto ciò che ci salta in mente, senza freni e senza inibizioni, ma ascoltare se stessi senza censure, accogliendo la propria verità qualsiasi essa sia.

Per conoscerla, per comprenderla e per evolverla.

Siamo veramente liberi soltanto quando ci assumiamo la responsabilità della Totalità di noi stessi.

In tutta la sua profonda e multiforme poliedricità.

Questo non vuol dire calpestare gli altri.

Significa, invece, comprendere che ognuno incarna un pezzetto della nostra complessità interiore.

E conduce al rispetto.

Per ogni creatura vivente.

Perché tutto, ma proprio tutto, ha diritto all’esistenza.

Anche ciò che non ci piace e che, per questo, ha bisogno di maggiore attenzione per trovare una collocazione armonica in quella molteplicità che chiamiamo vita e che è lo specchio del nostro mondo interiore.

Il possesso nasconde la pretesa di controllare l’oggetto delle nostre brame, senza comprenderne le peculiarità e senza affrontarne l’intima risonanza interiore.

In amore, il possesso tenta di oggettivare un sentire che può essere soltanto soggettivo, snaturandone l’autenticità in favore di bisogni infantili di controllo.

Il possesso vanifica l’amore, ma nella civiltà dell’usa e getta sembra che anche i sentimenti abbiano dovuto cedere il posto al profitto o al potere d’acquisto.

Così, oggi in molti pianificano la famiglia quasi fosse un bene di consumo.

Convinti che la determinazione e la volontà possano produrre i risultati emotivi necessari a far germogliare l’amore, certi di poter possedere le emozioni come se fossero un prodotto.

Tante famiglie nate in seguito a un’attenta pianificazione incontrano il limite della precarietà, perché l’amore studiato a tavolino non attecchisce.

Altre famiglie (meno razionali forse, ma più spontanee) si scoprono e si riconoscono come tali lungo il percorso della vita, in barba ai programmi di chi le compone e alle regole dei legislatori.

Queste famiglie resistono nel tempo, nutrite da un affetto spontaneo e da un desiderio di condivisione che sboccia nel cuore ogni giorno.

L’amore ha un potere di cambiamento e di trasformazione, preziosissimo.

È un’energia rivoluzionaria e trasformativa che ciclicamente dissolve gli equilibri interiori per crearne di nuovi e migliori.

Opporsi al suo processo evolutivo è doloroso e genera molte patologie.

Ma per seguire le norme della civiltà, ne abbiamo rinchiuso il potere dentro un contratto giuridico e così l’amore è stato vanificato.

Nel momento in cui si affronta il tema della separazione, è necessario interrogarsi sul significato profondo della parola AMORE e accoglierne in se stessi l’essenza trasformativa.

L’amore è rivoluzione e, a dispetto dei contratti legali e religiosi ci conduce inevitabilmente a incontrare la nostra realtà più intima, insegnandoci a comprendere i bisogni del partner insieme ai nostri.

Quando l’amore finisce e il cambiamento ci trascina verso nuovi lidi, è importante abbracciare il passaggio che la fine di una relazione porta con sé e accoglierne il valore.

Perché l’amore non ha mai fine, si trasforma ed evolve verso mete sempre più profonde.

Sapersi allontanare dopo aver percorso un tratto di vita insieme, celebra le profondità dell’amore e insegna il rispetto e l’autonomia.

Lungo la strada che dall’egoismo conduce alla libertà.

Carla Sale Musio

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Gen 30 2017

L’AMORE NELLA SEPARAZIONE

Amore, amore, amore, amore… si parla tanto dell’amore.

Ma l’amore, quello vero, parla poco.

Più che altro agisce.

L’amore non ha parole, è un impulso interiore, un modo di essere e di sentire la vita, una scelta che parte dal centro di noi stessi e a cui non è possibile sottrarsi.

Anche quando incontra la disapprovazione del mondo.

L’amore si muove con noncuranza, indifferente al giudizio degli altri.

Libero dai precetti, dai contratti e dalle regole.

Esiste a prescindere dalla ragione, proviene da una saggezza diversa dalla logica e utilizza i codici pervasivi della Totalità.

L’amore è per sempre ma non è sempre uguale.

È mutevole, cangiante, in continua evoluzione.

È un percorso che dall’io ci guida a incontrare il tu, l’altro, il diverso, lo straniero… fino a scoprire che ognuno rispecchia un aspetto della nostra molteplice verità.

Anche quando questa verità non ci piace.

L’amore è una saggezza fatta di intuizioni.

Perciò parlarne è difficile.

E spiegarlo è impossibile.

Possiamo descriverlo ma non possiamo conoscerlo finché non lo attraversiamo personalmente.

Nella separazione si parla dell’amore quando finisce.

Ma l’amore non finisce, evolve.

E per noi è difficoltoso riconoscerlo nel momento in cui assume fattezze poco conosciute.

Siamo abituati a distinguere le forme emotive che ci sono state spiegate dai genitori e dagli insegnanti, che sono state descritte nei libri, che abbiamo visto nei film o alla televisione.

Ci sconcertano i sentimenti di cui non si dice niente, quelli che la chiesa non riconosce, che si agitano dentro senza fare scalpore nel mondo o compiono gesti contrari alle consuetudini.

L’amore nella separazione è un amore ancora poco conosciuto.

Poco raccontato.

Poco ascoltato.

Viviamo nella civiltà dell’usa e getta e ci hanno convinto che persino gli affetti si debbano plasmare nelle forme utilitaristiche del consumismo.

Così, ci aspettiamo di trovare la permuta, l’interesse o lo scambio anche nell’affettività.

L’amore, però, è un’energia indomabile, se ne infischia delle convenzioni.

È una forza sovversiva che tracima nel mondo interiore, scatenando un irrefrenabile caos.

Ogni tentativo di arginarne la potenza è destinato a provocare pericolose conseguenze ed è l’origine di tante patologie psicologiche e fisiche.

L’amore è passione, estasi, rapimento, malattia e guarigione.

Tuttavia, per assaporarne il potere miracoloso e maieutico è necessario aprirsi alle sue leggi, fatte di generosità, sincerità e cambiamento.

Solo così possiamo accogliere la sua forza rigenerante e rinnovatrice.

Bloccarne la potenza scatena la guerra nel mondo emotivo e provoca una valanga di conseguenze negative.

L’amore nella separazione è cambiamento.

E non si può sottovalutarne la portata.

Ci costringe a cimentarci lungo la strada che dalla fusione conduce allo sviluppo dell’autonomia.

È un compito difficile, un passaggio importante nella conquista della maturità.

Lasciare liberi se stessi e il partner di proseguire la vita da soli, presuppone una grande profondità interiore.

Bisogna essere davvero capaci di amare per permettere e permettersi l’autonomia.

Sciogliere un matrimonio, infatti, non vuol dire soltanto terminare un contratto legale, significa affrontare un momento di crescita intimo, lancinante e delicato, e imparare a cavalcare la tigre della trasformazione senza lasciarsi trascinare dalle abitudini, dal conformismo e dal desiderio di demandare ad altri le proprie responsabilità.

L’amore nella separazione trova un compimento profondo e intreccia la libertà con la maturità, senza pretendere e senza delegare.

Con fiducia.

Con comprensione.

Con generosità.

Con autenticità.

Carla Sale Musio

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