Tag Archive 'personalità creativa'

Lug 22 2021

MIMETIZZARSI E APPARIRE

La capacità di sparire e apparire fa parte della dotazione naturale della magia.

Tutti i maghi possono apparire e sparire.

Anche se non tutti sono capaci di gestire questa abilità.

Infatti occorre una buona consapevolezza interiore per cavalcare i doni miracolosi che la vita ci regala.

Le altre specie animali mantengono viva una conoscenza che gli esseri umani hanno perduto e nel rapporto con l’ecosistema imparano spontaneamente a rendersi evidenti o mimetici in base alle necessità.

Gli animali selvatici sono capaci di sparire e apparire, esibendosi o rendendosi invisibili a seconda delle situazioni.

La specie umana, invece, snobba le competenze interiori e preferisce sostituirle con tante protesi tecnologiche, sicuramente raffinate e potenti ma inutili nella relazione con la natura.

Apparire e sparire sono modi di essere legati ai cambiamenti del mondo interno e manifestano la volontà di protagonismo o l’esigenza di assistere indisturbati agli eventi.

Tutti gli animali selvatici e liberi conoscono queste possibilità e le utilizzano per gestire la vita.

Gli esseri umani, invece, difficilmente ne riconoscono la presenza in se stessi e il più delle volte ne subiscono gli effetti senza averne il controllo.  

Sentirsi invisibili è un vissuto doloroso nel mondo degli uomini mentre è un vantaggio per tante specie animali.

E per i maghi.

Proprio come gli animali, infatti, i maghi possiedono una conoscenza innata dei mondi interiori.

E per loro apparire e sparire sono strumenti indispensabili per muoversi con agilità nella vita.

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Ma come si fa ad apparire e a sparire?

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Per manifestare o occultare la propria presenza bisogna avere una buona padronanza dei propri vissuti e richiamare potentemente in sé la volontà di mostrarsi o di mimetizzarsi.

Si tratta di una maestria che non può prescindere dal rispetto per l’ecosistema e basata sulla conoscenza delle emozioni.

La realtà si modella in funzione degli stati d’animo che ci attraversano.

E la presenza e l’assenza non sfuggono a queste leggi.

Passare inosservati o mettersi al centro dell’attenzione sono modi di essere, vissuti che modificano la nostra essenza rendendoci più o meno evidenti agli occhi degli altri.

Esiste un magnetismo interiore che condiziona le relazioni.

Possiamo chiamarla leadership o mimetismo, esibizionismo o riservatezza, ostentazione o discrezione.

Le parole cambiano ma il contenuto emotivo è lo stesso e manifesta il bisogno di emergere o di nascondersi.

In natura queste capacità sono fondamentali per la sopravvivenza e tutte le altre specie imparano a farne uso spontaneamente.

Ma nella società babbana conta solo il guadagno e l’abilità di apparire o sparire non è contemplata.

Tuttavia, chi porta in se stesso le stigmate della magia prima o poi ne scopre l’esistenza e usufruisce del potere che ne deriva.

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STORIE DI APPARIZIONI E SPARIZIONI

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Franca detesta mettersi in mostra e preferisce osservare gli altri per scegliere con calma le persone con cui fare relazione.

Da piccola ha imparato a scomparire giocando a nascondino con i suoi fratelli più grandi.

E oggi ripropone quella competenza ogni volta che sente il bisogno di eclissarsi.

Di solito le succede nelle situazioni in cui c’è molta gente sconosciuta.

In quei momenti evoca dentro di sé la sensazione di non esistere come persona mentre si identifica potentemente con un oggetto statico dell’ambiente in cui si trova (le tende, il muro, un tavolino…).

La donna non sa perché, ma ha verificato nel tempo che questa sorta di meditazione la rende poco appariscente agli occhi degli altri.

In questo modo contempla ciò che le succede intorno senza essere tirata in ballo.

E appare soltanto quando decide di uscire da quel suo particolare stato di trance.

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Mauro viaggia spesso per lavoro e usa la sparizione mentre guida la macchina, per non perdere tempo quando incontra un posto di blocco.

Appena scorge in lontananza la pattuglia delle forze dell’ordine concentra il focus dei pensieri sulla frase: “Quest’auto è invisibile” e lascia che ogni cosa dentro di lui perda importanza, mentre quelle parole catturano totalmente la sua attenzione.

L’uomo non sa dire cosa succede realmente, sa soltanto che nella mente tutto scompare e quel niente diventa una realtà intima e pervasiva.

Dura pochi minuti.

Perché, superato il posto di blocco, Mauro riporta l’attenzione su di sé e sulla strada, affermando con sicurezza: “Adesso la macchina è visibile”.

In questo modo ripristina la quotidianità ed evita gli infortuni.

Un’auto che non si vede, infatti, potrebbe causare spiacevoli incidenti.

***

Elena ha frequentato una Scuola di Illuminazione e spesso si allena a sparire e apparire.

Entrare e uscire senza farsi vedere da un luogo dove non è stata invitata è uno dei suoi esercizi.

Un altro è fare in modo che qualcuno le rivolga la parola senza che lei debba compiere alcun gesto, soltanto richiamandone l’attenzione con la forza della volontà.

Alla Scuola di Illuminazione le hanno spiegato che la maestria della vita è contenuta nella capacità di muoversi assecondando l’ordine delle cose e osservando ciò che succede con attenzione, pronti a porgere aiuto se è necessario ma anche a farsi da parte rispettando l’ecosistema.

Proprio come fanno gli animali quando curano i loro piccoli o si nascondono dai predatori.

Carla Sale Musio

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Lug 09 2021

GENITORI BABBANI E BAMBINI MAGHI: un’evenienza molto frequente

Nascere in una famiglia di babbani per un mago significa spesso vivere in mezzo alle difficoltà, soprattutto durante l’infanzia.

Infatti i babbani ignorano la magia e considerano importante solo ciò che si può toccare, misurare, pesare e, soprattutto, monetizzare.

Al contrario, essere maghi comporta una percezione attenta ai richiami del mondo interiore e in contatto con la natura e i suoi poteri.

I piccoli maghi seguono le proprie intuizioni con la stessa attenzione con cui ascoltano le parole dei grandi e questo può generare confusione quando gli adulti deridono i saperi magici.

Lo stigma della diversità (o, peggio, dell’anormalità) incombe sull’identità dei giovani che, per paura dell’emarginazione, non sempre riescono a mantenere vive in se stessi le capacità creative.

Capita spesso che i bambini, sentendosi derisi e criticati a causa della loro sensitività, finiscano col cancellare le tracce di quella conoscenza ancestrale per conformarsi ai dettami della concretezza, della produttività e dell’omologazione.

Ma la magia non può essere eliminata dalla psiche con un atto di volontà e questo fa sì che, nonostante i tentativi camaleontici di trasformare se stessi, i maghi finiscano per sentirsi fuori posto in un mondo che ignora l’esistenza dell’invisibile e la profondità della vita.

Ecco quindi che spesso si rivolgono agli psicologi per ritrovare le chiavi delle loro potenzialità creative.

L’amore è la magia più grande che esista.

Tuttavia, proprio per amore, i piccoli possono arrivare ad annullarne le tracce in se stessi nel tentativo di sentirsi apprezzati da chi si prende cura di loro.

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ANNIENTARE L’AMORE NON È POSSIBILE

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Neanche quando lo si fa per amore.

E la sofferenza che consegue a questi sforzi rende insicuri, fragili e spaventati.

I maghi nati da famiglie insensibili alla magia sono costretti a scoprire il potere creativo senza ricevere nessun aiuto e devono fare costantemente i conti con la propria inesperienza.

I fenomeni naturali accadono sempre e comunque, ma la mancata conoscenza delle risorse interiori rende inquieti e inquietanti agli occhi di chi ha ottuso la propria intuizione e per principio non vuole comprenderli.

Per fortuna la natura dona spontaneamente suo aiuto.

E la crescita di questi bambini è costellata da eventi misteriosi (e provvidenziali) che, come fiammelle nel buio, insegnano la presenza della magia.

Sono manifestazioni naturali venute a ricordare all’umanità l’esistenza di un potere più grande della ragione (e del bisogno di controllo), fenomeni che sovvertono le leggi della fisica per fare spazio ai codici del cuore.

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STORIE DI AMORE E DI MAGIA

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Martina ha dodici anni ed è in viaggio con la scuola.

Una mattina si sveglia presto e… l’assale la nostalgia.

Non è mai stata tanti giorni lontana da casa.

Le mancano le chiacchiere con la mamma e le sorelle.

Vorrebbe sentirle al telefono, ma si vergogna di quella dipendenza.

Teme di sembrare ancora una bambina agli occhi delle sue compagne di stanza.

Per rincuorarsi scorre le foto archiviate sul cellulare.

“Chiamatemi voi…” pensa tra sé.

Passano pochi minuti.

E lo schermo si illumina.

È la mamma!

“Tesoro, come stai? So che sarai di fretta ma volevo sentirti solo un momento…”  

***

Quando ha bisogno di qualcosa Rebecca chiude gli occhi e lascia che la sua intuizione le mostri dove può trovarlo.

È un metodo infallibile.

Nella sua mente compaiono immagini o consapevolezze che indicano i luoghi in cui può recuperare o acquistare proprio ciò che sta cercando.

In genere usa questa capacità per scoprire velocemente i capi di abbigliamento che le piacciono a un prezzo conveniente.

La paghetta settimanale non è alta e per stare nelle spese Rebecca deve fare appello alle sue risorse… magiche.

***

Da qualche tempo un cane randagio gironzola intorno alla scuola.

Manuela ha sette anni e osservandolo dalla finestra della sua classe nota l’espressione triste dell’animale.

Al termine delle lezioni, mentre aspetta che la vengano a prendere, si ferma ad accarezzarlo.

È un bastardino giovane che le scodinzola e subito la segue convinto di essere il suo cane.

La bambina vede arrivare l’auto dei genitori e gli regala gli avanzi della merenda, allontanandosi velocemente per evitare che lui la segua.

“Non crederai davvero che mi venda per un po’ di cibo?! Volevo solo essere tuo amico…”

La piccola si volta.

Il cane è fermo davanti ai biscotti sparsi per terra.

Anche se non se lo spiega, Manuela è certa che a parlare nella sua testa sia stato lui.

D’impulso torna indietro e lo prende in braccio.

“Mamma ho trovato un cane, ti prego… possiamo tenerlo con noi?”

E farà l’impossibile per riuscire a portarlo a casa.

Da quel momento il cane la seguirà ovunque, dialogando in quel modo silenzioso che solo lei capisce senza poterlo raccontare a nessuno.

Carla Sale Musio

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Giu 26 2021

I MAGHI, LA MAGIA E… LA MODA

Per i maghi è spesso difficile nascondere le tracce di una creatività miracolosa e imponente.

L’uso delle forme e del colore appartiene a una conoscenza ancestrale capace di utilizzare i poteri delle frequenze energetiche e luminose.

Per questo chi è in contatto con la magia fatica a seguire le mode.

E, a volte, può avere un look  poco comprensibile per i babbani.

I maghi sanno che il corpo è un’antenna e possiede una risonanza plastica proprio grazie alle forme, ai colori e agli oggetti con cui entra in risonanza.

Questa consapevolezza li porta a scegliere l’abbigliamento rispettando la connessione interiore e valorizzando ciò che vogliono richiamare in se stessi, a prescindere dalle usanze.

Un tempo, quando le energie sottili erano meno presenti nella vita quotidiana, i cappelli a punta e i mantelli venivano usati per creare una connessione con l’immensità del cielo e le profondità della terra, sviluppando il contatto con la Totalità.

Oggi i tempi sono cambiati, le frequenze energetiche sono sempre più coscienti nella percezione umana e la magia si esprime grazie all’ascolto delle forze che animano il mondo interiore.

Negli anni Duemila ogni mago predilige forme e colori in funzione dei poteri che intende manifestare.

Sono scelte che possono risultare diverse rispetto all’omologazione prevista dalle multinazionali della moda e a volte inconsuete agli occhi dei babbani.

Tuttavia, proprio questa connessione tra mondo interno e mondo esterno permette l’emergere delle forze naturali e l’espressione della magia nella vita di tutti i giorni.

Per i maghi la sincronicità è la bussola che conduce nel posto giusto al momento giusto, assecondando il filo delle coincidenze significative.

Proprio come gli animali ritrovano la strada di casa a dispetto della distanza e delle difficoltà, chi si apre alla magia segue il proprio percorso evolutivo permettendo alla natura di fare il suo corso.

I colori e le forme sono codici in grado di attivare gli archetipi interiori e abbandonarsi ai loro poteri è un modo di entrare in contatto con una sapienza ancestrale e potente.

La magia è quel percorso di crescita personale che ci ricongiunge alla vita, liberandoci dalla pretesa egocentrica del controllo (che invece ossessiona i babbani).

La fiducia in qualcosa di GRANDE e PERFETTO può risultare incomprensibile per la logica ma è incisa a fuoco nell’anima.

E il cuore ne accoglie d’istinto i richiami.

I maghi sanno usare la ragione per muoversi nella fisicità mentre permettono al potere affettivo di liberare tutte le sue potenzialità nelle dimensioni immateriali.

Dalla coesistenza della razionalità con l’amore prendono forma la creatività, la libertà e la magia, mentre i miracoli si manifestano nel mondo.

Carla Sale Musio

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Giu 14 2021

MAGIA E DIVERSITÀ

Per la specie umana la magia è una diversità pericolosa.

E questo spiega perché chi ne è dotato spesso se ne vergogna e la nasconde.

A volte anche a se stesso.

Nella società dei consumi essere maghi non è considerato un pregio: bisogna ascoltare i dettami della pubblicità e comprare ciò che fa bene all’economia (dei pochi che governano i molti) senza porsi domande e, soprattutto, senza agire autonomamente per cambiare la realtà.

I maghi sentono forte il richiamo della magia e sanno che l’autonomia e la libertà sono due facce di una stessa medaglia: senza autonomia non si può essere liberi e senza libertà la vita diventa una prigione.

Questo stile di pensiero costituisce una diversità in contrasto con la docile ubbidienza indispensabile a gestire i consumatori.  

A differenza dei maghi i babbani sono orgogliosi di essere consumatori e amano il telegiornale, la razionalità priva di sentimento e il controllo (che deriva dalla certezza che non esista nulla la di fuori di una concreta materialità).

I maghi vivono in se stessi la forza di ciò che non si vede e (anche se a volte cercano di ignorarla) avvertono la presenza di qualcosa che trascende la ragione e dà forma all’esistenza.

Qualcosa che i puri chiamano amore e i duri deridono (per poter coltivare la prepotenza).

L’amore è la forma più alta della magia e ignorarne il potere significa rinunciare alla vita.

Chi nasce con la percezione del sapere che deriva dall’amore porta le stimmate della magia e incontra tante difficoltà quando vive in un mondo che preferisce credere nella competizione e nella legge del più forte come se queste fossero delle divinità.

Solo col tempo e con la crescita queste potenzialità interiori si dispiegano nella psiche liberando le forze necessarie a compiere i miracoli.

La via del mago è un percorso di conoscenza fatto di un continuo ascolto di sé e degli altri.

Un percorso che porta a scoprire la formula magica: Tutto è uno.

Tutto è uno è la sintesi di un sapere profondo e rivela il suo potere solo quando se ne è compreso il valore dentro sé stessi.

La ragione si ferma davanti a quel messaggio incomprensibile nello spazio ristretto della fisicità.

E il cuore si avventura da solo nell’ignoto: fragile come il cristallo, irriducibile  come la natura, potente nella sua misteriosa verità.

Carla Sale Musio

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Giu 02 2021

TERAPEUTI E PAZIENTI: il simile attira il simile

Ogni psicoterapeuta… ha i pazienti che si merita.

E ogni paziente… ha i terapeuti che si merita.

La legge di attrazione diventa evidente negli studi di psicoterapia.

Per una risonanza inconscia, infatti, a chiedere aiuto spesso sono proprio le persone che presentano gli stessi problemi del terapeuta a cui si rivolgono.

Quest’ultimo si trova così a svolgere contemporaneamente un doppio lavoro: su se stesso e su chi ha davanti.

Come ho detto tante volte, in questo mestiere l’abilità consiste nel calarsi nel mondo dell’altro fino a vedere le cose dal suo punto di vista.

L’aiuto diventa possibile solo quando il terapeuta può accogliere quelle problematiche dentro di sé, senza negarne l’impatto e senza venirne travolto.

La capacità di mettersi costantemente in discussione affianca l’aggiornamento e i titoli necessari a svolgere questa professione.

Professione in cui il terapeuta più bravo sarà quello capace di accogliere in se stesso il maggior numero di difficoltà.

I pazienti condividono la storia della propria vita e si sentono capiti quando chi li ascolta può accompagnarli in fondo al loro inferno, senza paura e senza giudicare.

Da questa condivisione prende forma l’alleanza terapeutica e la possibilità di svolgere un lavoro costruttivo.

L’accettazione nasce da una comunanza del sentire e dalla capacità di gestire una medesima esperienza esistenziale.

Esperienza esistenziale che nel caso del terapeuta deve prima essere stata risolta dentro di sé per permettere l’accompagnamento efficace di chi chiede aiuto.

Esiste un magnetismo che guida le scelte di ciascuno, portandoci al posto giusto nel momento giusto per aiutarci a crescere.

La scelta del terapeuta non sfugge a questo criterio.

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Il simile attira il simile

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E ogni terapeuta attira… proprio quelle persone che lui stesso ha bisogno di curare

Ecco perché i terapeuti devono periodicamente chiedere aiuto ad un altro collega per lavorare su di sé e sulle proprie difficoltà.

Difficoltà sollecitate costantemente dalla professione che hanno scelto.

La frase mistica:

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IO SONO TE E TU SEI ME

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diventa evidente quando si scende alla ricerca delle radici che sostengono i comportamenti.

Credo che tutti siamo attratti da ciò che riecheggia intimamente in noi stessi e scegliamo amici, letture, spettacoli, svaghi… in armonia con il nostro modo di essere.

L’inconscio guida le scelte molto più di quanto siamo disposti ad ammettere e ci conduce al posto giusto nel momento giusto secondo una logica evolutiva difficile da capire con la rigida scientificità della concretezza, ma evidente a chi guarda la vita con gli occhi dell’anima.

Il bisogno di crescere e di migliorarsi dà forma all’esperienza che siamo venuti a compiere in questa dimensione fisica e nella scelta della psicoterapia ci porta a individuare chi conduce la stessa battaglia e percorre lo stesso sentiero evolutivo.

Questo fa sì che ogni paziente si senta attratto proprio da un terapeuta e non da un altro.

E per lo stesso motivo, ogni terapeuta deve costantemente monitorare il proprio mondo interiore lavorando instancabilmente per riconoscere i suoi vissuti mentre ascolta e comprende quelli degli altri.

Solo così potrà aiutare chi gli chiede aiuto, facendo emergere le strade che permettono il cambiamento.

Carla Sale Musio

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Mag 08 2021

NESSUNO CI INSEGNA A USARE LA MAGIA…

La magia è una capacità naturale, conosciuta da tutte le specie animali ma ignorata dalla specie umana.

Dopo il medioevo, infatti, la ricerca scientifica si è concentrata sugli aspetti misurabili e concreti della realtà, ignorando (o addirittura negando) l’esistenza di ciò che non si vede.

Da quel momento in poi, ai nostri occhi il mondo interiore è diventato qualcosa di inutile e la percezione della magia si è persa in favore di una più controllabile materialità.

È così che ci siamo convinti di potere sostituire i poteri magici con la tecnologia.

Tuttavia la magia non è scomparsa e la sua esistenza occhieggia dietro innumerevoli coincidenze, miracoli, fenomeni paranormali e sincronicità… che costellano la vita di ogni persona.

I babbani ignorano volutamente la magia e si concentrano soltanto sulla concretezza, proclamando un mondo in cui il successo è esclusivamente economico e ogni cosa ha termine con la morte del corpo.

I maghi invece esplorano l’invisibile e sanno che il mondo interiore possiede un immenso potere.

Un potere che si estende ben al di là della perdita del corpo fisico.

(Per questo faticano a integrarsi nella società babbana e spesso chiedono aiuto agli psicologi. Ma questa è un’altra storia e ne parleremo un’altra volta.)

Tutti incontrano la magia nella propria vita.

Ma i babbani la deridono o la ignorano.

E i maghi ne sono attratti.

Questi ultimi percorrono la strada della conoscenza di sé fino a far emergere i poteri magici: intuizione, sensitività, telepatia, eccetera.

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Ma chi insegna loro a usare la magia?

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Ufficialmente nessuno ci insegna a usare la magia.

Eppure…

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Il maestro appare quando l’allievo è pronto

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Il desiderio di conoscere la magia conduce a incontrare le opportunità che permettono di esplorarla.

Può trattarsi di un’illuminazione, di un libro, di un corso, di un’esperienza o di una persona (umana o animale).

Improvvisamente la magia arriva.

E si rivela quando apriamo il cuore al suo insegnamento, incamminandoci lungo la via della conoscenza interiore.

Nel mondo intimo si nascondono tutte le verità e per utilizzare i poteri magici è necessario analizzare se stessi con sincerità e costanza.

Senza negare i mostri interiori e senza esaltare il proprio ego.

Tutto è uno è la regola d’oro che insegna la Totalità e addita lo strumento d’elezione per imparare a compiere i miracoli: io sono te e tu sei me.

Avventurarsi nel mondo della magia significa sovvertire la lettura babbana degli avvenimenti e imparare a parlare due lingue: quella della fisicità e degli opposti insieme a quella dell’infinito, evitando le trappole del narcisismo e coltivando la purezza dell’anima.

Carla Sale Musio

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Mag 01 2021

PERCHÉ SCEGLIERE DI FARE LO PSICOTERAPEUTA

La scelta di dedicare la vita ad aiutare gli altri è qualcosa che si sente dentro, una vocazione irresistibile a cui è impossibile sottrarsi.

Sono convinta che ognuno di noi venga al mondo per offrire il proprio dono all’esistenza.

E il dono di chi sceglie il mestiere della psicoterapia permette di immergersi totalmente nella scoperta di sé, degli altri e… della vita.

Ogni persona, infatti, incarna un aspetto di noi stessi.

Tuttavia, ci sono aspetti in cui ci riconosciamo facilmente e aspetti che appaiono così lontani dal nostro modo di essere da impedire qualsiasi identificazione.

Questi ultimi sono quelli su cui dobbiamo impegnaci di più, la sfida che la vita ci pone per aiutarci a crescere.

Ogni psicoterapeuta dona alla vita la propria capacità di ascolto ma, per farlo, deve confrontarsi con moltissimi aspetti interiori.

Comprendere il significato profondo del vivere procede di pari passo con la consapevolezza di sé.

Infatti il nostro modo di sentire interiormente ciò che succede è la vita stessa.

In questa chiave il mondo intimo diventa uno strumento importantissimo per vivere con pienezza la realtà.

Quella realtà che intreccia le percezioni indissolubilmente, creando tanti mondi diversi quante sono le creature che li vivono.

Dedicare la vita a comprendere gli altri per aiutarli a esprimere le proprie risorse è un mestiere emozionante e bellissimo, e conduce ad immergersi sempre più profondamente nelle profondità e nei misteri dell’esistenza.

Per svolgere con competenza questa professione occorrono, oltre allo studio e all’aggiornamento, una grande empatia e la capacità di osservare la vita da uno spazio neutro, privo di giudizi e libero dai condizionamenti sociali.

Solo in quello spazio è possibile osservare le risorse sane della psiche e i doni che ogni esperienza, anche la più difficile, porta con sé.

Non basta una vita intera per conoscere pienamente l’anima umana.

E la consapevolezza dei propri limiti e della propria inevitabile ignoranza è il corollario che accompagna la scelta di occuparsi della psiche a tempo pieno.

Ma chi decide di fare di questo un mestiere ne è attratto magneticamente.

E sente vibrare la gioia nel proprio cuore ogni volta che rinasce il sorriso sul volto di chi chiede aiuto.

La psicoterapia è l’unica battaglia in cui vincono sempre tutti.

Infatti, sciogliere i nodi che tengono in vita il malessere libera le risorse sane della psiche permettendo alla vita di riprendere a scorrere.

E questo è un bene per tutti.

Fa crescere il paziente, il terapeuta e la vita stessa.

Ogni psicoterapeuta deve sempre vedere se stesso da entrambi i lati della scrivania.

E mentre aiuta le persone a dare il meglio di sé apre mondi nuovi nelle proprie risorse, in un percorso evolutivo senza soluzioni di continuità.

Per tutti questi motivi fare lo psicoterapeuta è un dono, una missione, un desiderio… meravigliosamente coinvolgente.

Carla Sale Musio

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Apr 19 2021

LA DIFFICILE INFANZIA DEI MAGHI

La saga di Harry Potter ci racconta le difficoltà che i maghi vivono durante l’infanzia, mostrando le angosce attraversate quotidianamente dalle persone dotate di poteri magici.

Nel mondo babbano la magia non viene insegnata a scuola.

E ognuno deve riconoscerne da solo l’esistenza (nella vita e in se stesso), imparando a usarla nel modo giusto.

Tutti i babbani odiano la magia e chi nasce dotato di capacità sensitive è costretto a sopportare il senso di diversità e la derisione che l’accompagnano.

Questo comporta un disorientamento e un’insicurezza difficili da gestire.

Soprattutto nei primi anni di vita.

Sin da bambini i maghi hanno percezioni che non comprendono e, se nessuno li aiuta a decifrarne le funzioni e il valore, possono percepire se stessi come pericolosi, incontrollabili o cattivi.

Il contatto con energie forti fa paura e questo può portare a tentativi maldestri di omologarsi allo stile di vita babbano pur di sfuggire quei poteri sconosciuti.

Tentativi forieri di emarginazione e solitudine e perciò destinati a fallire.

I babbani, infatti, non percepiscono adeguatamente la magia e la combattono disprezzando chiunque ne coltivi le potenzialità dentro di sé.

Questo spiega come mai i giovani maghi vivano spesso un’infanzia difficile e tormentata.

Solo crescendo e affrontando un percorso di conoscenza interiore impareranno ad apprezzare il valore delle creatività e a gestirne i poteri.

Il mondo interno è il crogiuolo da cui scaturisce la magia, il sacro Graal capace di compiere i miracoli, la strada che spalanca le porte all’infinito.

Nei libri per l’infanzia si nascondono spesso importanti verità.

E la saga di Harry Potter non sfugge a questa regola.

Nel corso dei volumi ci svela un cammino di conoscenza fatto del progressivo appropriarsi dei poteri interiori e del riconoscimento dei pericoli insiti nella magia nera.

L’uso crudele della magia, infatti, trascina dentro una spirale di narcisismo, estraniando sempre di più il mago dalla propria anima e provocando di conseguenza il bisogno (mai appagato) di possederne le risorse illimitate.

Nei sette libri, Voldemort fa di tutto per appropriarsi delle capacità di Harry e usufruire della forza e della protezione derivanti dall’amore.

Tuttavia, più cerca di ottenere queste cose con la prepotenza e più se ne distanzia, condannando se stesso alla mancanza e all’insoddisfazione.

Harry e Voldemort hanno una storia infantile molto simile ma le scelte compiute durante la crescita li allontanano sempre di più, sino a contrapporli totalmente.

Per superare la solitudine e la paura Voldemort sceglie la menzogna e l’arroganza.

Harry invece costruisce una comunità basata sulla lealtà, sulla solidarietà e sull’amicizia.

Il bene e il male, la magia bianca e la magia nera illustrano le scelte che ogni mago è chiamato a compiere dentro di sé per poter usare i poteri magici nella vita di tutti i giorni.

Si tratta di scelte intime che conducono allo sviluppo delle parti sensitive nella psiche.

Ma, mentre Voldemort predilige il dominio e la violenza, Harry sceglie la cooperazione e la fratellanza.

Entrambi i poli appartengono alla Totalità di noi stessi, proprio come lo Ying e lo Yang compongono insieme il simbolo del Tao.

Così, nel corso di tutti e sette i libri, Harry avverte il legame misterioso che lo unisce a Voldemort, senza riuscire a metterne a fuoco l’importanza.

Mentre Voldemort non arriva mai ad uccidere Harry perché uccidendolo finirebbe per uccidere anche se stesso.

Ogni volta dunque la battaglia ricomincia daccapo.

Senza soluzione di continuità.

Per mettere fine all’eterno combattimento tra loro, sia Harry che Voldemort dovrebbero riconoscere l’esistenza del diverso dentro di sé (quell’alter ego che ognuno rinnega seppellendolo nell’inconscio), imparando a cavalcare le profondità della psiche con la saggezza e l’umiltà che derivano dallo scoprire l’esistenza dell’infinito in se stessi.

Proprio come nel Tao, infatti, lo Ying contiene il seme dello Yang e viceversa.

Carla Sale Musio

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Apr 13 2021

EMPATIA, RESPONSABILITÀ E LEADERSHIP

Chi possiede una grande empatia è una persona sensibile e dotata di un senso di responsabilità autentico, soprattutto nei confronti di chi non può difendersi.

Ecco perché queste persone amano gli animali e si impegnano per proteggerli e tutelare i loro diritti.

La responsabilità spinge a non tirarsi indietro davanti alle difficoltà e a prendere in mano le situazioni per fare in modo che siano rispettate le necessità di ognuno.

Gli animali non possono sottrarsi alle prepotenze dell’uomo e chi è dotato di empatia si attiva in prima persona davanti alla necessità di difenderli e far rispettare il loro diritto a vivere liberi (e non come cose al servizio dell’uomo).

La crudeltà con cui la nostra specie tratta le altre è intollerabile per gli uomini e le donne che possiedono un’intelligenza emotiva.

Ma non sono solo le altre specie le creature difese dalle persone responsabili.

Ogni sopruso compiuto ai danni di chi è più debole le vede attive nel sostegno e nella tutela dei diritti (che devono essere sempre uguali per tutti).

L’empatia rende sensibili e solidali, pronti ad agire per il bene comune e realizzare una società veramente umana.

E in questo modo sviluppa la responsabilità.

Le persone empatiche sono spesso dei leader, cioè capaci di prendere in mano le redini delle situazioni per creare armonia e far emergere le risorse migliori di ciascuno.

Tuttavia, sono leader loro malgrado, perché non amano il potere e detestano mettersi in mostra.

Sono quelli che tutti vorrebbero avere al proprio fianco quando si tratta di svolgere compiti impegnativi o anche soltanto per sentirsi compresi.

Per queste ragioni chi possiede una grande empatia si trova spesso al centro delle situazioni e senza volerlo diventa un punto di riferimento per gli altri.

Queste persone sono fari nel buio, fonti d’ispirazione e di aiuto, amici preziosi su cui si può sempre contare.

Per loro il sostegno al prossimo è parte dell’esistenza stessa e viene prima di tanti egoismi.

Conoscerli e averli vicino rende bella la vita.

In un mondo sano e migliore, l’empatia dovrebbe essere sviluppata e coltivata ogni giorno e chi la possiede naturalmente dovrebbe essere stimato e onorato.

Non deriso o emarginato come invece succede spesso in questa nostra civiltà malata di arroganza e narcisismo.

Carla Sale Musio

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DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

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Mar 26 2021

TECNOLOGIA O MAGIA NERA?

Per evitare di diventare maghi neri i babbani scelgono di annientare in se stessi la magia e la sostituiscono con tante protesi tecnologiche.

La tecnologia permette di gestire la vita senza coinvolgimenti eccessivi, garantendo un controllo scevro dai rischi della crudeltà che permea la magia nera.

In questo modo si annulla dentro di sé la percezione del male e sembra di potersi schierare dalla parte del bene, evitando i pericoli.

Tuttavia questa scelta comporta dei rischi altrettanto nefasti della magia nera.

Ignorare il male, infatti, non significa farlo sparire ma soltanto nasconderlo nell’inconscio, da dove continuerà a proiettarsi dando forma al mondo dello sfruttamento e della violenza che oggi conosciamo.

L’unico modo per sconfiggere il male è osservarne con umiltà la presenza dentro di sé.

La conoscenza è già un cambiamento.

E il suo potere trasformativo evolve la negatività progressivamente.

Senza violenza.

Questa trasformazione, però, avviene quando si smette di giudicare e si accetta con onestà la propria imperfezione.

L’assenza di giudizio è indispensabile per far progredire le parti immature della psiche.

In altre parole, se vogliamo sconfiggere il male dobbiamo attraversare un paradosso che recita più o meno così:

Per eliminare il male bisogna accettarlo.

Coltivando l’onestà interiore insieme al libero arbitrio si superano le contrapposizioni che caratterizzano la dualità, gli schieramenti e la paura.

Bene e male sono aspetti indissolubili della Totalità.

Possiamo scegliere quale vogliamo agire, ma non quale provare.

La magia nera è una sfida che i maghi decidono di affrontare assumendosene la responsabilità fin dentro la propria psiche.

Consapevoli che non c’è un modo per evitarla.

Si può soltanto imparare a riconoscerla.

E scegliere di non usarla.

Da questa scelta prende forma un mondo migliore.

Non perché il male sparisce.

Perché lo si gestisce in sé.

Senza usarlo.

E questa è una vera magia.

Bianca.

Carla Sale Musio

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