Tag Archive 'personalità creativa'

Feb 24 2021

VOLDEMORT: il mostro che ognuno ha dentro (e rinnega)

Nella saga di Harry Potter, Lord Voldemort è il mago oscuro capace di compiere qualsiasi atrocità pur di accrescere il proprio potere ed esaltare se stesso.

Tutto teso al raggiungimento di una gloria disumana, fondata sul terrore e sulla sottomissione dei suoi seguaci, vive ingannando gli altri e tradendo con freddezza chi lo segue.

La malvagità e il narcisismo fanno di lui un temibile antagonista di Harry: il mago giovane, buono e leale che rischia la vita in continuazione per salvare gli amici.

A una prima lettura potrebbe sembrare che queste due figure non abbiano niente in comune e rappresentino soltanto la contrapposizione tra il bene e il male.

Tuttavia, ad uno sguardo attento non sfuggono gli indizi che occhieggiano tra le pagine del libro, lasciando evincere un’unione profonda tra i due personaggi:

  • si comincia dalle similitudini vissute durante l’infanzia,

  • per continuare con la scelta della bacchetta magica fatta della medesima sostanza,

  • e finire con lo scontro all’ultimo sangue in cui Harry, nonostante il vantaggio ottenuto, non riesce ad uccidere Voldemort (o non può).

L’autrice semina qua e là allusioni velate ad una medesima storia di vita che segue binari differenti in seguito alle scelte compiute da entrambi.

Scelte diverse corrispondenti a caratteri diversi.

E proprio l’ultima scena mostra un’ennesima volta all’identità nascosta tra i due personaggi, segnalando tra le righe una condivisione animica così pregnante che uccidendo Voldemort Harry (forse) finirebbe per uccidere anche se stesso.

Come ho sostenuto più volte, la saga di Harry Potter racconta il difficile cammino del mago: un percorso pieno di insidie in cui ognuno deve riconoscere la propria verità senza lasciarsi distrarre dalle apparenze della vita.

In questa chiave, il rapporto tra Harry e Voldemort segnala l’impossibilità a liberarsi dal male se prima non se ne riconoscono le radici dentro alla propria anima.

Come un alter ego perverso e crudele, Voldemort indica a Harry (e al lettore) tutto ciò che quest’ultimo non ha scelto (tanto più quanto ne sente la presenza nelle viscere).

“Non voglio andare a Serpe Verde…” implora Harry durante la cerimonia di assegnazione alle case di Hogwarts (presentendo inconsciamente la propria idoneità anche alla casa dei cattivi).

Vorremmo essere migliori e ci impegniamo con tutte le nostre forze a coltivare il bene ma, proprio questo sforzo costante, sostiene un’idealizzazione che ignora la malvagità aumentandone il potere occulto.

Il bene, infatti, è tale solo quando si distingue dal male e più cerchiamo di renderlo immacolato dentro di noi più, involontariamente, rendiamo brillante anche il male.

Che fare quindi per uscire da questa polarità conflittuale?

L’unica soluzione è accogliere anche il male in se stessi, senza censurarlo o demonizzarlo, imparando a conoscerne il limite e la pericolosità in modo da poterlo gestire senza danni.

Bontà e crudeltà sono entrambe scelte possibili, biforcazioni che la vita ci propone costantemente.

La violenza e il potere rappresentano vie che a volte ci piacerebbe percorrere ma, proprio per questo, ci costringono a scegliere.. facendo crescere la nostra responsabilità.

Il male, infatti, è quella imperfezione che sporca l’idealizzazione immacolata di noi stessi, riportandoci continuamente all’interno del nostro percorso evolutivo.

Senza soluzione di continuità.

La somiglianza tra Voldemort ed Harry sottolinea le scelte buone di Harry e racconta ai lettori le conseguenze della malvagità.

Nella realtà della vita quotidiana, ognuno di noi sarà chiamato a misurarsi con entrambe le possibilità e si troverà davanti alla necessità di integrare il proprio male interiore.

Senza agirlo e senza negarlo.

Osservandone con lucidità (e umiltà) l’esistenza dentro di sé.

La magia è quella straordinaria capacità di compiere i miracoli nella vita di tutti i giorni.

E il più grande miracolo che si possa attuare è osservare i propri demoni con sincerità.

Perché solo da questa comprensione può prendere forma un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Feb 11 2021

MENTE E MAGIA

Ragionare sulle cose è sicuramente un segno di intelligenza.

Tuttavia non sempre la ragione si rivela uno strumento efficace nell’affrontare la vita.

Nonostante la logica sia indispensabile per muoversi nel mondo, quando non è sostenuta dai sentimenti l’intelligenza svanisce.

I computer possiedono capacità matematiche così ampie da superare di gran lunga le possibilità intellettuali umane.

Tuttavia, l’intelligenza artificiale appartiene ancora alla fantascienza.

Proprio perché l’intelligenza è tale solo quando comprende un ascolto del mondo interiore.

Se il pensiero non include anche la comprensione emotiva la sua efficacia si vanifica e, nonostante le capacità di memorizzazione e di calcolo, non si può più parlare di intelligenza.

La mente è uno strumento indispensabile per muoversi nel mondo ma non è sufficiente per muoversi nella vita.

L’esistenza è fatta da mente e cuore insieme.

E quando il cuore non è considerato nella lettura della realtà, la comprensione inevitabilmente è carente e l’abilità personale limitata.

Per essere efficaci mente e cuore devono sostenersi vicendevolmente, colmando le carenze l’uno dell’altro.

Ecco perché la mente da sola non è intelligente.

E un suo uso esclusivo scivola inevitabilmente nella patologia, rendendoci ossessivi, freddi e controllanti.

Un grosso limite della ragione è il suo eccessivo bisogno di controllo.

La logica pretende di affrontare la vita pianificandola e gestendola metodicamente.

Ma questo è utile solo parzialmente.

“La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti” diceva John Lennon.

E per vivere con pienezza occorre aprirsi a una comprensione intima, capace di illuminare quel disegno unico e speciale che siamo venuti a compiere nel mondo.

Il senso di ogni avvenimento, infatti, è racchiuso nell’insegnamento che porta con sé.

E il suo valore si comprende appieno affidandosi a una comprensione interiore, fatta di umiltà e di fiducia nella profondità dell’esistenza.

Una percezione magica e imprendibile solo con la ragione.

Il bisogno di tenere la vita sotto controllo è una pretesa tipicamente babbana e facilmente sfocia nella patologia, trasformandosi in ossessioni, rituali e stereotipie che tengono in scacco la mente annullandone le potenzialità.

I maghi sentono profondamente dentro di sé il valore di ciò che non si vede e imparano a fidarsi di una conoscenza interiore: sensitiva, intuitiva e creativa.

Creare significa… far nascere qualcosa dal nulla.

La creatività non è logica.

È immediata, potente e bellissima… come la magia!

Muoversi nella vita ascoltando la voce del cuore permette ai miracoli di prendere forma e regala il misterioso potere della magia.

Quella capacità di affidarsi alla vita riconoscendone il profondo valore.

Senza volerla possedere.

Senza farsene un vanto.

E senza volerla imbrigliare dentro le gabbie della ragione.

Sapendo che l’amore è l’unica cosa capace di sopravvivere alla morte.

Carla Sale Musio

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Feb 04 2021

AIUTOOO!!! NON RIESCO A FARMI PAGARE…

Soldi, soldi, soldi!

I soldi non bastano mai!

Sembra che il mondo giri soltanto in funzione del guadagno.

Eppure…

Non tutti sono interessati al tornaconto economico.

Ci sono persone che preferiscono barattare il proprio tempo e le proprie capacità con altre risorse, anziché scambiarsi quei pezzi di carta colorati così ambiti dalla maggior parte della gente.

Sono uomini e donne che non riescono a trasformare in un costo l’amore che mettono in ciò che fanno.

“L’amore non ha prezzo” recita un famoso detto popolare.

E lo sentono profondamente dentro di sé tutti quelli che hanno difficoltà a chiedere dei soldi in cambio del proprio impegno.

Queste persone sanno che non è possibile evitare gli scambi monetari perché il nostro mondo gira intorno all’economia.

Ma portano impresse nell’anima le stigmate di una società diversa.

Sentono visceralmente la povertà dei soldi e del guadagno, e sono pronti a vivere in una civiltà evoluta, dove l’amore è il motore delle scelte lavorative e gli scambi si basano su un’analoga disponibilità a dare, anziché sul tornaconto.

Questo non perché i soldi siano sbagliati, ma perché il prezzo circoscrive l’amore dentro un range sempre troppo limitato.

L’amore è un dono a cui si può rispondere soltanto con un altro dono.

Per questa ragione chi svolge la propria attività con amore incontra spesso delle difficoltà a farsi pagare e fatica a omologarsi alle regole del profitto.

Il profitto, infatti, quando si tratta dell’amore… è l’amore stesso.

Il piacere di offrire il proprio tempo e le proprie risorse ripaga lo sforzo e l’impegno (e i soldi diventano solo uno strumento necessario alla sopravvivenza).

Ecco perché solo un gesto analogo e altrettanto disinteressato può compensarlo.

Ma questo stile di vita e di pensiero si trova agli antipodi della società in cui viviamo.

E le persone che amano profondamente ciò che fanno spesso trovano complicato dare un valore commerciale alle proprie opere.

Sembra quasi che la vita sia più facile per chi svolge senza passione il proprio lavoro rispetto a chi, invece, mette tutto se stesso in ciò che fa.

Dal punto di vista psicologico, però, è vero il contrario!

Queste problematiche segnalano una falla nell’organizzazione sociale e, lungi dall’essere gli indicatori di una disfunzione, evidenziano la distanza tra uno stile di vita innaturale, e perciò patologicizzante, e l’ascolto naturale dei valori interiori.

Scambiare con amore il proprio tempo e le proprie capacità dovrebbe essere la normalità in una società umana.

Mentre la disumanità andrebbe curata, fino a rendere sensibile chi ancora non riesce a comprendere le leggi della solidarietà e della creatività individuale.

Un mondo migliore è fatto di condivisione e non di competizione, di umanità e non di mercificazione, di scambi e doni liberamente offerti ed accettati, di responsabilità assunte in prima persona: non solo a tutela dei propri interessi ma anche della natura e della vita tutta.

Chi si trova in difficoltà a chiedere dei soldi in cambio del proprio lavoro segnala la necessità di un mondo nuovo.

E indica, con l’esempio del proprio sentire, la via verso scelte più umane e più sane.

Carla Sale Musio

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Gen 29 2021

ISTRUZIONI PER UN MONDO MIGLIORE

Viviamo in un mondo dove la manipolazione dell’informazione è all’ordine del giorno… e ognuno deve scoprire da solo la propria verità.

Sì, la propria verità.

Perché ormai la verità non è più una soltanto e siamo chiamati a scegliere in cosa credere, affrontando una grande complessità esistenziale.

Non parlo delle verità scientifiche, mi riferisco a quelle verità interiori che ci aiutano a completare il quadro della realtà.

Le cose che riteniamo vere disegnano il nostro destino molto più di quanto sembri possibile.

La legge dell’attrazione, la fisica quantistica e la psicologia ci ricordano il potere della mente e ci invitano a prendere posizione in merito al cambiamento cui stiamo assistendo.

Astenersi non è possibile.

Anche la rinuncia, infatti, è una scelta.

Ogni evento può essere interpretato in modi differenti e diventa sempre più evidente come il mondo là fuori sia lo stimolo che anima la nostra psiche.

Ecco perché osservare la vita interiore è uno strumento importantissimo.

L’ascolto del mondo intimo permette di evidenziarne la poliedricità, portandoci a riconoscere le contrapposizioni, l’incoerenza e le guerre che lo agitano.

Questa osservazione, libera dal giudizio, genera un nuovo ordine interno riflettendosi magicamente in quella che chiamiamo realtà.

L’universo è un grande frattale olografico dove il piccolo rispecchia il grande e viceversa.

Il nostro mondo personale si riflette nel mondo degli eventi e la responsabilità di noi stessi (e delle nostre molteplici dualità interiori) si rivela in un potere psichico mai abbastanza considerato.

A uno sguardo attento, infatti, ciò che succede all’esterno addita la via della trasformazione.

Trasformazione che avviene dapprima nella psiche per poi manifestarsi esteriormente.

Ma come si fa a trasformare se stessi?

Per trasformarci dobbiamo accogliere la nostra bruttezza… tollerando con umiltà i suoi limiti senza pretendere di cambiarli.

Questo atteggiamento è in sé un potente CAMBIAMENTO.

Non perché modifichiamo la nostra immagine ma perché l’accoglienza priva di giudizio cambia l’energia.

E un’energia basata sull’ascolto del nostro personale male interiore è una medicina potentissima, capace di curare la vita tutta.

Dentro e fuori.

Giudicare e punire quello che non ci piace finisce sempre per aumentarne il potere.

Il male non si elimina combattendolo, ma facendo crescere il bene.

Come ho detto tante volte, l’amore parla il linguaggio dei paradossi e aprirsi alla sua conoscenza significa imparare a gestire le contrapposizioni senza schierarsi, accogliendo semplicemente ciò che c’è.

Da questa accettazione prende forma il cambiamento.

Non perché vogliamo annientare il brutto ma perché ci apriamo alla sua esistenza, tollerando la nostra imperfezione.

E questo è un grande atto d’amore.

Nei confronti di noi stessi e del mondo.

L’amore fa miracoli… e davanti agli scenari dolorosi a cui stiamo assistendo di un miracolo c’è davvero bisogno.

Ma per compiere il miracolo bisogna avere fede.

E la fiducia nell’amore è qualcosa che va coltivato.

Schiacciati sotto il peso di norme sempre più restrittive e annichiliti dalla paura di un futuro incerto, finiamo per ignorare l’amore in favore di un crescente senso di insoddisfazione.

In questo modo scivoliamo nella depressione e perdiamo le redini dell’esistenza, dimenticando che l’esperienza (qualsiasi esperienza) è sempre un percorso di conoscenza di noi stessi.

E questo è POTERE.

La conoscenza di sé è l’unica arma in grado di cambiare il mondo.

Ma cosa significa conoscere se stessi?

Conoscersi vuol dire aprirsi all’ascolto dei vissuti interiori e alla complessità che li anima.

Grazie a questa capacità introspettiva ogni avvenimento diventa l’occasione per scoprire i lati dolci e oscuri che compongono la nostra autenticità.

Questa visione lucida accresce l’empatia e permette di osservare le cose con occhi nuovi.

Infatti, solo dalla comprensione della nostra verità (qualunque essa sia) prende forma la possibilità di comprendere gli altri.

E solo nella comprensione reciproca possiamo realizzare un mondo migliore.

La prepotenza è frutto di una scarsa intelligenza emotiva, si sviluppa nella mancanza di empatia e genera un patologico narcisismo.

I pochi che governano i molti sfruttano abilmente questi meccanismi per sollecitare l’egocentrismo, ostacolare la solidarietà e garantirsi la fedeltà di chi vive nella paura e nel bisogno di sentirsi protetto.

Pur di trovare una sicurezza (anche se effimera) tante persone rinunciano al potere e alla libertà che derivano dalla conoscenza di sé, per assumere un’identità preconfezionata, ai loro occhi l’unica via in grado di fornire protezione e guida.

In questa scelta ogni amore per se stessi va perduto e l’unico obiettivo diventa seguire le indicazioni di un leader che garantisce la sopravvivenza grazie all’arroganza e alla paura.

Eppure… proprio quel leader cerca avidamente l’amore.

Non perché ne capisca l’importanza, ma perché ne desidera il potere.

L’amore, infatti, permette di compiere miracoli agendo sulla materia e sulla realtà.

Chi pratica l’amore non è omologabile, non è assoggettabile e possiede una ricchezza più ambita del petrolio e dell’oro.

Qualcosa che non si può comprare, perché si trova solo dentro di sé.

L’amore è una magia senza padroni.

E per amore si sviluppano risorse impensabili.

Ma cos’è l’amore?

L’amore è un’energia che cresce insieme all’empatia e unisce in un’unica realtà interiore creature diverse, fino a farle sentire una cosa sola (con se stessi, con l’altro e con la vita).

L’amore è un modo di essere, privo di limiti.

L’unica arma che non miete vittime, ma solo vincitori.

Ecco perché l’amore sfugge ai potenti che sfruttano la terra.

Coltivare l’amore per se stessi è il primo passo per cambiare il mondo.

È un cambiamento che nasce da dentro e genera una diversa percezione della realtà.

Amore e realtà, infatti, non sono valori contrapposti ma il risultato di un unico sentire.

L’amore permette un ascolto che si fa forte della propria debolezza e per questo è capace di non discriminare.

Questa conoscenza, fatta di bene e male insieme, calma la guerra nel mondo intimo e cambia il nostro riflesso esterno, generando contenuti nuovi nella realtà.

Ma, come dicevo all’inizio, ognuno è libero di scegliere ciò che rispecchia la propria verità.

Esistono tante vie.

Una è la via facile: fatta di deleghe e passiva obbedienza alle indicazioni del più forte.

Un’altra è la via complessa: dove la prepotenza riflette una contrapposizione interiore e, per risolverla, è necessario aprirsi a un ascolto democratico di sé: senza vincitori e vinti, senza schieramenti e censure, senza paura, malati e malattie.

Un ascolto capace di accogliere la verità anche della propria bruttezza.

Perché proprio da quell’ascolto prende forma una trasformazione che non ha più bisogno di carcerieri.

Così, mentre evolviamo l’empatia con noi stessi… l’amore si riflette nella realtà.

Creando i presupposti di mondo sano.

Carla Sale Musio

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Gen 23 2021

ANIMALI MAGICI

La magia è quella meravigliosa capacità di compiere i miracoli nella vita di tutti i giorni.

Le sue chiavi di accesso si nascondono nel mondo interiore e per trovarle e imparare a muoversi nelle realtà magiche è necessario un ascolto di sé costante e aperto.

Un compito non semplice e, a volte, irto di insidie.

Le seduzioni del potere e la ricerca di approvazione da parte degli altri sono sempre in agguato e tante persone preferiscono rinunciare alla sensibilità e alla creatività per vivere una più rassicurante esistenza babbana, abiurando la comprensione dei vissuti intimi e le forze che ne derivano.

Chi sceglie di essere un mago possiede un’anima avventurosa, capace di percorrere i mondi interiori senza paura, affrontando con coraggio i mostri che vi si incontrano.

In questo viaggio, spesso emotivamente pericoloso, riceviamo l’aiuto di un animale magico: un alleato di specie diversa venuto a ricordarci come si vive quando ci si affida totalmente alla vita.

Gli animali sono in grado di compiere molte magie, alcune visibili e altre meno.

Tra quelle più evidenti ricordiamo la loro capacità di:

  • fiutare il pericolo,

  • sentire i cambiamenti climatici,

  • sapersi mimetizzarsi fino a sparire,

  • ritrovare la propria casa,

  • migrare per chilometri senza perdersi,

  • muoversi contemporaneamente e ordinatamente in stormi o branchi,

  • comprendersi senza proferire parola.

Gli animali fanno tutto questo seguendo il proprio istinto, quella voce interiore che sussurra in silenzio e conosce le risposte a tutte le domande.

Per orientarsi nella quotidianità le altre specie non utilizzano la tecnologia, ma attingono alle risorse interiori che la natura ha messo a disposizione di chi è in grado di affidarsi.

Imparare ad affidarsi è il compito più difficile per ogni mago.

Ma affidarsi a cosa?

Affidarsi alla propria percezione, alla sensitività, al sesto senso, all’ascolto intimo e profondo di sé, a qualcosa di più grande e potente dell’ego, a una conoscenza che travalica i limiti ristretti della mente.

Permettere a quella silenziosa voce interiore di guidare i nostri passi è la chiave che tutti gli animali conoscono (e i babbani hanno perduto irrimediabilmente): il compito che ogni mago deve affrontare.

Affidarsi significa mantenere viva la consapevolezza che esiste un potere creativo più grande della mente razionale e capace di dare forma a cose altrimenti impensabili.

La fiducia in questa risorsa apre le porte a un ascolto intimo, umile e attento, e guida le scelte necessarie al compimento della magia.

Nel viaggio alla scoperta di sé, i maghi devono affrontare le proprie paure, prima fra tutte l’identificazione delle parti poco edificanti della psiche, quella pericolosa malvagità che i babbani combattono all’esterno e i maghi curanoaccogliendone con umiltà l’esistenza in se stessi, senza cercare immediatamente di cambiarla.

Riconoscere il male dentro di sé, evitando di combatterlo o di volerlo trasformare subito, permette lo sviluppo del bene ma comporta la perdita della propria immagine idealizzata e la totale responsabilità di ciò che DAVVERO si è.

I maghi non delegano a nessuno la presa in carico della propria vita e delle proprie scelte.

La responsabilità è la chiave della magia e la perdita del narcisismo (quella patologica superiorità che spinge a sentirsi migliori di tutti).

Da questa consapevolezza nasce il rispetto per gli animali e la possibilità di imparare da loro ricevendone in cambio l’aiuto.

La fiducia nel potere della magia accomuna i maghi e gli animali.

E regala la facoltà di compiere i miracoli nella quotidianità.

Non per soddisfare un patologico narcisismo antropocentrico, ma perché si è compreso il valore della natura.

E questa è MAGIA.

La più potente che esista.

Carla Sale Musio

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Gen 17 2021

LIBERTÀ, LAVORO E POSTO FISSO

È difficile da ammettere ma lavorare è un comportamento del tutto innaturale.

In natura, infatti, nessuno lavora per vivere.

Al contrario, vivere è l’unico lavoro da svolgere.

La scelta di offrire i propri servizi in cambio di una retribuzione che garantisca la sopravvivenza è una forma di relazione sconosciuta a ogni altra specie.

Far dipendere la propria esistenza dalle prestazioni offerte ad un altro deforma l’ascolto di sé in funzione del guadagno.

Il rapporto di lavoro non si basa sui presupposti naturali che spingono gli altri animali a esprimere se stessi e a comunicare tra loro: amore, amicizia, vita in branco, bisogno di protezione (cuccioli), riproduzione, ricerca del cibo, imitazione, gioco.

La relazione lavorativa è basata sull’offerta dei propri servizi (qualsiasi essi siano) in cambio di una retribuzione.

E serve a garantirsi la sopravvivenza rinunciando temporaneamente alla naturale espressione di sé.

Nel lavoro, il compenso e le prestazioni acquistate derivano dalle esigenze di chi le commissiona.

Lo stipendio garantisce una rendita a chi riceve la paga in cambio del proprio tempo e della propria fatica, ma presuppone la distorsione dei bisogni personali in modo da renderli funzionali a quelli del datore di lavoro.

Chi lavora per un altro rinuncia alla propria spontanea espressività per sposare le esigenze di chi lo assume.

In questo modo il lavoro prende il posto della realizzazione creativa, con tutte le conseguenze che ne conseguono (insoddisfazione, mancanza di efficacia personale, vissuti di impotenza e vittimismo, bisogni compensativi narcisistici, eccetera).

Durante il tempo trascorso a svolgere le mansioni retribuite l’identità personale è sospesa (perché chi è stato assunto è costretto a fare propri i desideri e le scelte del datore di lavoro) e si crea un pericoloso black out nell’ascolto di sé.

Dal blocco espressivo indispensabile a svolgere il lavoro commissionato prendono forma tante patologie.

Parlare di questi argomenti è difficile e impopolare.

Viviamo in una realtà che addita il lavoro dipendente come l’unica fonte di sopravvivenza.

E il mito del posto fisso rappresenta la più grande aspettativa di vita per la maggior parte delle persone.

Tuttavia, in molti faticano a integrarsi.

Tante persone sane si sentono in contrasto con questa nostra società malata.

Sono uomini e donne che percepiscono chiaramente lo schiavismo psicologico intrinseco al lavoro e vivono con insofferenza la sudditanza necessaria per guadagnarsi uno stipendio.

Apripista di un mondo migliore, queste persone indicano una strada nuova a chi subisce inconsciamente il condizionamento imposto dalla cultura del posto fisso.

Creature preziose per l’umanità tutta, libere dalla sottomissione e spesso additate come incapaci, sognatrici o poco produttive da chi vuole mantenere lo status quo grazie all’incoscienza e alla manipolazione.

Per riconoscerle in mezzo alla folla basta osservare il modo in cui si relazionano agli animali.

Il rapporto le altre specie, infatti, mette in luce con chiarezza questa tipologia.

Chi ama gli animali conserva la memoria di una vita libera e rispettosa della natura, e percepisce istintivamente ciò che sostiene la salute e ciò che invece fa ammalare.

Il rispetto per gli animali è la conseguenza di un’accettazione profonda di sé e dei valori istintuali indispensabili alla salute e alla sopravvivenza.

Chi è capace di onorare la vita (di tutti e non solo la propria) può permettersi di imparare dalle altre specie e, rifiutando le scelte innaturali e dannose, costruisce con l’esempio un mondo nuovo.

Carla Sale Musio

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DROGHE LEGALI

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Gen 09 2021

MAGIA PRATICA: imparare a gestire il peso della crudeltà

La crudeltà riguarda tutti, perché tutti (prima o poi) abbiamo a che fare con le parti poco nobili di noi stessi.

Mi riferisco ai desideri di vendetta, alla rabbia inespressa, alla voglia di punire chi ha commesso dei reati ingiustificabili… e a tutto ciò che agita la psiche davanti a quelle che consideriamo ingiustizie.

Le ingiustizie ci autorizzano alla ribellione, aprendo la porta a pensieri poco edificanti (anche se utili a ritrovare l’equilibrio nel mondo interno).

Ogni volta che accade qualcosa di sbagliato e perciò ingiusto, da qualche parte dentro di noi prende forma la rivolta.

Si tratta di un bisogno auto affermativo e legato alla necessità di esprimere la propria indignazione.

Tuttavia, queste reazioni emotive ci spingono a schierarci dalla parte dei buoni per condannare i cattivi e prenderne così le distanze.

Per fortuna, quasi mai agiamo realmente le nostre fantasie spietate, solitamente ce le permettiamo soltanto nel segreto dei pensieri.

Ci servono per ripristinare nel mondo intimo le giuste proporzioni delle cose.

Così, ad esempio: se qualcuno mi ruba la macchina, può farsi largo dentro di me un’immagine in cui il ladro viene derubato a sua volta, o peggio ancora, subisce un incidente mortale!

Cose a cui non vorrei assistere nella realtà, ma utili a calmare l’umiliazione e il dolore per il sopruso subito.

Sono reazioni spontanee, legate al bisogno di affermare interiormente il nostro valore quando non è possibile farlo nella concretezza dei fatti.

Tuttavia, se da una parte sostengono la giustizia dall’altra coltivano la vendetta, creando una frattura nella psiche.

L’identità, infatti, si scinde in due aspetti antitetici: da una parte la moralità e l’etica e dall’altra la condanna, la punizione e la ritorsione violenta.

In questo modo si crea una contrapposizione nel mondo interno che vede le parti buone salire alla ribalta della coscienza e le parti spietate oscurate (benché tollerate) in modo da non intaccare l’immagine idealizzata di noi stessi.

Le immagini vendicative, infatti, passano veloci nella mente e vengono rapidamente censurate per permetterci di mantenere una visione coerente della nostra moralità (in questo modo idealizzata e perciò ignara della coesistenza del bene e del male dentro di noi).

Ma tutto ciò che viene rinnegato e nascosto nell’inconscio conserva la propria energia, agendo indisturbato sotto la soglia della consapevolezza e spingendoci a condannare all’esterno le stesse cose che non ci permettiamo di guardare all’interno.

Questo meccanismo genera tante contrapposizioni e tanta sofferenza nella vita di tutti i giorni.

Infatti, il desiderio di essere migliori ci spinge a nascondere la nostra crudeltà (anche a noi stessi) rendendoci insicuri, sempre a rischio di essere scoperti e subire la stessa condanna che abbiamo inflitto (o abbiamo desiderato infliggere) agli altri.

Ecco perché le immagini vendicative che ogni tanto animano la vita intima non dovrebbero mai essere censurate ma esplorate.

Ciò che giudichiamo negativo dentro di noi non va eliminato.

Va visto.

Appartiene alla molteplicità di noi stessi e dà voce alla nostra verità, fatta di bene e male insieme.

La crudeltà esiste in ciascuno di noi e di solito si manifesta in modi del tutto inconsci.

Ignorarla significa lasciar crescere la sua forza senza poterla controllare.

Osservarla, accettandone la presenza, vuol dire riconoscerne l’esistenza e gestirne l’impatto, sia nel mondo interno che nel mondo esterno.

Sono vissuti difficili da cambiare, nascono da un moto spontaneo di ribellione e rivalsa, esprimono un egoismo naturale e danno forma alla comprensione di noi stessi.

Accoglierli nella coscienza (accettandone l’esistenza con umiltà, senza agirli, senza giudicarli e senza volerli subito trasformare) presuppone la capacità di accettare i limiti della nostra bontà.

Ed è l’unico modo per evolverli.

Non perché siamo spinti dal desiderio di essere migliori di ciò che invece siamo realmente, ma perché la conoscenza illumina il buio, modificando le prospettive nel tempo e di conseguenza anche la forma di ciò che osserviamo.

Accollarsi il peso della crudeltà è l’unica via per costruire la pace, dapprima dentro noi stessi e poi nel mondo.

Accettare i propri limiti (quella bruttezza interiore che tanto ci fa vergognare) permette di evolvere naturalmente le cose che non ci piacciono.

La verità è in sé una potente trasformazione.

Al contrario, la pretesa di cambiare attiva i meccanismi della rimozione e della proiezione, impedendo ogni metamorfosi.

Il mago è capace di accollarsi il peso del mondo interiore e proprio esplorandolo e riconoscendolo impara a usare la magia: quella misteriosa capacità di compiere i miracoli grazie al potere della verità.

Carla Sale Musio

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Gen 02 2021

AIUTO!!! NON RIESCO A LAVORARE COME DOVREI

Le stagioni segnalano i cambiamenti naturali agendo sul bioritmo individuale e creando un’armonia favorevole al mantenimento della salute.

Se osserviamo il mondo animale vediamo come ogni variazione porti con sé un ritmo espressivo indispensabile al benessere e alla vita:

.

  • la primavera è la stagione degli amori, le attività fioriscono e tutto sembra risvegliarsi;

  • l’estate induce una grande vitalità. I colori forti, le temperature calde, le giornate più lunghe invitano alla condivisione e alla socializzazione. L’ecosistema offre i suoi frutti e l’energia si sprigiona dappertutto;

  • con l’autunno ci si avvia verso il riposo. Le giornate si accorciano, l’aria rinfresca, alcuni uccelli migrano e l’operosità diminuisce;

  • durante l’inverno molte specie vanno in letargo. Il silenzio e il riposo per permettono alla vita di ricaricarsi in vista dello sviluppo successivo. È il momento di coltivare nel buio i germogli che sbocceranno in primavera.

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Anche la specie umana sarebbe portata a seguire i ritmi biologici, attivandosi o ritemprandosi in accordo con i cambiamenti stagionali.

La nostra organizzazione sociale, però, prevede scelte in contrasto con la natura.

Le leggi del profitto impongono le loro regole e (pur di ottenere il denaro necessario alla sopravvivenza “umana”) siamo costretti ad ammutolire l’ascolto delle stagioni per conformarci a esigenze del tutto innaturali.

Nascono così tante patologie, frequenti nella nostra specie e sconosciute agli animali che vivono in libertà.

Prendono forma dall’assoggettamento a ritmi poco salubri e sostengono gli interessi delle case farmaceutiche e delle multinazionali.

L’umanità è docile e accondiscendente, capace di adattarsi in situazioni anche molto lontane dalla salute e dall’armonia con l’ecosistema.

Tuttavia, lo stravolgimento dei bioritmi porta con sé un forte malessere, spingendoci al consumo di alimenti e farmaci (in contrasto con le richieste della vita e funzionali al successo di chi gestisce il mondo).

Non tutti, però, sono capaci di sabotare i meccanismi legati alla sopravvivenza.

Alcune persone, infatti, conservano in sé la capacità di riconoscere i codici della natura anche quando sono palesemente in contrasto con le leggi del progresso.

Questa visione lucida favorisce un’attenzione spontanea alla salute: propria, degli animali e del pianeta.

Ma chi risponde con facilità agli equilibri dell’ecosistema incontra spesso molte difficoltà nell’integrarsi in una società sempre più lontana dalla natura e pronta a immolare il benessere sull’altare del guadagno.

Ciò nonostante, queste persone sostengono una battaglia silenziosa (e spesso solitaria) per costruire un mondo migliore fatto della tutela delle altre specie, del rispetto per la natura e del valore della vita.

Questo significa costruire un progresso attento ai bisogni di tutti, libero dallo sfruttamento e dalla sopraffazione e basato sulla cooperazione e sulla solidarietà.

Solo così infatti l’ecosistema può continuare ad essere tale.

Un progresso oggi del tutto sconosciuto.

Ma vivo e nitido nel cuore e nella mente di chi conserva in sé l’ascolto della propria sensibilità.

Amare la natura e gli animali è un modo di essere.

E porta con sé una serie di caratteristiche psicologiche legate alla relazione con l’ecosistema.

Chi si avvicina alle altre specie con l’animo libero da pregiudizi è mosso da un ascolto attento alle leggi naturali che favoriscono spontaneamente la salute.

È in questa chiave che vanno lette le difficoltà a stravolgere il ritmo delle stagioni per lavorare d’inverno e riposare d’estate, per modificare le ore di luce e buio e per ammutolire l’ascolto delle esigenze naturali.

Invertire il bioritmo ha un alto prezzo di sofferenza (fisica e psichica) e spinge ad abusare di cibo e droghe (legali e illegali) e ad annullare sempre di più gli equilibri interiori in favore di scelte disfunzionali alla salute.

Questo provoca ulteriore malessere e costringe ad accorgimenti sempre nuovi per reggere i ritmi malsani indotti dalla società.

Le persone che amano gli animali faticano a conformarsi a stili di vita innaturali.

Ma la loro insofferenza, lungi dall’essere il segnale della patologia, indica invece il bisogno di scelte in armonia con la natura e con la vita.

Come ci ricorda Juddu Krishnamurti:

 .

“Non è segno di salute mentale essere ben adattati ad una società profondamente malata.”

.

Carla Sale Musio

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Dic 26 2020

COME FARE I MIRACOLI CON ONESTÀ

Guardare la propria crudeltà senza nasconderla è un compito difficile da affrontare, il bivio in cui si biforca l’esistenza di maghi e babbani.

I babbani, infatti, proiettano costantemente l’oscurità interiore su chi ne porta le stimmate nel mondo esterno.

I maghi, al contrario, osservano la vita intima senza sfuggirla, affrontando un processo di conoscenza di sé: coraggioso e umile, potente e terribile, angosciante e ricco di magia… tutto insieme.

Sfidare l’immagine idealizzata di noi stessi fino ad accogliere i mostri interiori è un passo indispensabile per entrare nei mondi magici, la chiave capace di aprire le porte dell’inconscio, il segreto in grado di svelare la Totalità dell’esistenza.

In questa nostra dimensione materiale, infatti, l’Infinito si frammenta in coppie di opposti.

E schierarsi da una parte o dall’altra delle polarità costituisce un richiamo irresistibile.

Per tutti.

Cerchiamo di coltivare il bene e di evitare il male, vogliamo essere buoni e condanniamo i cattivi, ci sforziamo di essere giusti e nascondiamo i nostri sbagli

Tuttavia, scegliere e giudicare conducono nel vicolo cieco della finzione.

E nel tentativo di raggiungere la meta impossibile della perfezione perdiamo di vista l’integrità fatta di bene e male, giusto e sbagliato, buono e cattivo insieme.

Aprirsi a ciò che non piace è un percorso difficile.

Il baratro dell’emarginazione sociale, infatti, è la paura che terrorizza tutti, annientando il desiderio di conoscenza e spingendoci a nascondere la verità dietro una maschera (adatta alle circostanze ma priva di onestà).

Vogliamo essere benvoluti e stimati.

E per raggiungere questi obiettivi siamo disposti a negare la verità.

Anche a noi stessi.

In questo modo l’onestà diventa la prova più difficile da superare, lo spartiacque in grado di decretare il potere di una persona, la differenza tra maghi e babbani.

Nel mondo interiore, infatti, il potere appartiene a chi non si nasconde sotto i travestimenti “necessari” a sentirsi amati.

Saper guardare dentro di sé con onestà è un’impresa ardua.

E in tanti preferiscono combattere all’esterno ciò che richiama una vita intima giudicata sbagliata.

Ma in verità: nulla di ciò che esiste è realmente sbagliato.

Ogni cosa segnala l’appartenenza a una Totalità priva di giudizio per definizione.

Interiormente, infatti, il bene e il male compongono un insieme infinito di sfumature e possibilità.

Sfumature e possibilità tra cui possiamo scegliere (quelle da manifestare nei gesti e nelle azioni) solo quando abbiamo presente l’intera tavolozza dei colori.

Separare il bene nascondendo il male non è una scelta reale ma un espediente per sfuggire l’ascolto della complessità che caratterizza le dimensioni interiori.

La magia nasce dalla capacità di accogliere la vita intima senza censure.

Dall’ascolto della propria Totalità (fatta di luce e di buio) prende forma e la comprensione delle dimensioni invisibili.

La responsabilità del male appartiene a tutti: maghi e babbani.

Ma la scelta tra le polarità riguarda le azioni esteriori.

E non l’ascolto del mondo intimo.

Il mago è colui che ha saputo accogliere l’oscurità dentro di sé fino a trasformarla.

Non perché la discrimina.

Ma perché si apre alla verità.

Lasciandosene attraversare senza agirla.

Senza giudicarla.

Senza appartenerle.

Con sincerità.

La magia è la conseguenza di un ascolto che oltrepassa il giudizio, l’azione e il rifiuto.

L’unico miracolo possibile.

Nel mondo interiore.

E nella realtà.

Carla Sale Musio

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Dic 20 2020

AMORE PER GLI ANIMALI E SOLITUDINE

Nonostante la nostra specie sia etologicamente portata a vivere in branco, le persone che amano gli animali hanno periodicamente bisogno di isolarsi.

Il branco dei nostri giorni, infatti, condivide spesso il disprezzo per gli altri animali.

Un disprezzo invisibile, celato dietro la condivisione dei pasti (che implicano l’uccisione di tanti animali), dello sport (caccia, pesca, tiro al piccione…), del divertimento (scommesse, corse dei cavalli, combattimenti dei cani, feste e saghe con animali…) e di tanti gesti così abituali da non essere nemmeno più presi in considerazione.

I prodotti di origine animale sono dappertutto e nessuno si domanda più quale sia la loro provenienza e che prezzo di sofferenza sia necessario a ottenerli.

Chi ama gli animali cammina controcorrente e combatte in se stesso quell’indifferenza (indotta abilmente dalle esigenze dell’economia) nel tentativo di costruire un mondo basato sul rispetto per tutte le creature.

Per secoli ci è stato insegnato quanto la natura sia crudele e quanto dare la morte faccia parte di un percorso naturale indispensabile alla sopravvivenza.

Ma l’evidenza del progresso ci mostra oggi come, per la nostra specie, l’uccisione non sia più necessaria alla sopravvivenza e le alternative siano così tante da avere solo l’imbarazzo della scelta.

Ciò nonostante, le leggi del mercato occultano abilmente lo schiavismo psicologico in cui tutti viviamo immersi, lasciandoci credere che senza ammazzare gli animali la nostra vita non sarebbe possibile e nascondendo le innumerevoli sofferenze indispensabili a sostenere l’avidità dei pochi che governano i molti.

Chi ama gli animali risponde a tutto questo con una forte presa di coscienza e avvalora la convinzione che per vivere sia indispensabile il rispetto verso le altre specie.   

Sostenere la vita dell’ecosistema, infatti, è un presupposto indispensabile per la salute.

Nostra e del pianeta.

In questa chiave il compito di ogni essere umano dovrebbe essere quello di aiutare chi si trova in difficoltà, senza approfittarsene per soddisfare bisogni effimeri e inutili.

La nostra intelligenza ci conduce verso soluzioni alternative alla violenza e rispettose della vita.

Ma un uso strumentale delle informazioni gestisce il successo di pochi a discapito dei molti che ingenuamente si affidano al più forte senza valutarne le reali intenzioni.

Proprio come gli animali anche la specie umana subisce una domesticazione imposta psicologicamente da chi possiede il potere economico, patendo la prepotenza mascherata da sollecitudine.

Le persone che amano gli animali, tuttavia, mantengono salda la relazione con le altre specie e non riescono a ignorarne le esigenze e la sofferenza.

Ecco perché hanno bisogno di isolarsi.

La pressione sociale induce in tutti una pericolosa anestesia emotiva e occulta la violenza, su cui è basato il nostro stile di vita, dietro le edulcorate immagini pubblicitarie.

Trascorrere del tempo in solitudine vuol dire permettersi di ascoltare se stessi fuori dal turbinio caotico delle informazioni condivise.

Il richiamo del cuore sussurra nel silenzio, rivelando una verità fatta di sensazioni intraducibili con le parole, ma non per questo meno reali.

La verità è tale quando ci permette di guardare negli occhi la nostra anima.

Senza vergogna.

Con semplicità.

Le persone che amano gli animali vivono con profondità e, proprio come gli animali, hanno bisogno di ritrovare il senso delle proprie scelte mantenendo il contatto con i valori della coscienza, dell’amore e della vita.

Carla Sale Musio

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