Tag Archive 'personalità creativa'

Lug 09 2020

DISCRIMINAZIONE SOCIALE E BAMBINI SUPER DOTATI DI EMPATIA

L’empatia è il fondamento dell’intelligenza emotiva ma in un mondo malato di cinismo può causare momenti difficili di emarginazione e solitudine.

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Lug 06 2020

COS’È LA MAGIA: perché esistono maghi e babbani

Chiamiamo magia un modo di interpretare la realtà che non utilizza il ragionamento logico ma si affida totalmente alla percezione interiore.

La dimensione intima, emotiva e intuitiva, accompagna costantemente la nostra comprensione della realtà.

E questo succede a prescindere dalle intenzioni.

Il mondo magico è una costante della vita, fa parte delle competenze dell’emisfero destro del cervello e permette di accedere alle conoscenze senza bisogno di utilizzare la sequenza temporale o la legge di causa ed effetto.

In passato queste forme di comprensione erano tenute in grande considerazione e affiancavano la razionalità (che appartiene all’emisfero sinistro del cervello) creando uno scambio profondo e variegato con la realtà e una relazione con la vita fatta di materialità e invisibilità, simboli, fascino e prevedibilità… tutto insieme.

Ai nostri giorni, invece, la magia è screditata e derisa, ciò che conta sono le leggi dell’economia e tutto quello che non è funzionale al guadagno dei pochi che governano il mondo è bollato con lo stigma dell’ingenuità o, peggio, incarcerato sotto una coltre di diagnosi psichiatriche, psicofarmaci o emarginazione.

La civiltà ci chiede di essere PRODUTTIVI, non c’è posto per la magia!

E chi si incanta ad ammirare cose che non sono monetizzabili corre il rischio di ritrovarsi escluso, discriminato e solo.

Eppure…

Nonostante queste rigide prescrizioni sociali alcune persone non riescono a ignorare una conoscenza intima e potente della realtà e, a dispetto di tutto, mantengono un contatto profondo con la magia.

Sono persone che pagano il prezzo di una grande sofferenza durante l’infanzia.

Gente che non riesce ad amputarsi il cuore.

Uomini e donne capaci di ascoltare le voci del proprio universo interiore.

È così che il mondo si è diviso in maghi e babbani.

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Ma chi sono i babbani?

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Seguendo la terminologia usata da J.K. Rowling nella saga di Harry Potter, i babbani sono persone “senza neanche una goccia di sangue di mago nelle vene”  (Harry Potter e la camera dei segreti, Milano, Salani, 1999) e perciò incapaci di considerare la magia.

Esseri umani che hanno sviluppato una percezione della realtà basata esclusivamente sui sensi fisici.

Creature per le quali la materialità è tutto, convinte che la dimensione intuitiva, sensitiva ed emotiva riguardi fantasie inutili e fuorvianti.

Individui con un emisfero sinistro del cervello (quello analitico, lineare, logico matematico, razionale, consequenziale e oggettivo) totalmente dominante rispetto al destro e perciò poco attenti alle funzioni di quest’ultimo (ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, atemporalità, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni, intuizione sensitività, creatività ed empatia).

I babbani non hanno tempo da perdere con la magia, sono tesi a raggiungere il successo economico e giudicano inesistente tutto ciò che non si vede.

Per questo deridono i maghi e li emarginano con l’etichetta dell’ingenuità o della patologia.

Ma nonostante tutte le loro convinzioni, quando si avvicinano gli avvenimenti importanti della vita (nascita, amore, morte, solitudine, malattia…) i babbani si sentono smarriti e soli.

Il successo economico non basta per affrontare le difficoltà del mondo intimo e in quei momenti, segretamente, si rivolgono ai maghi.

Gli stessi maghi che normalmente deridono.

Chi ha il potere della magia sa affrontare la dimensione emotiva, conosce l’incanto dell’immaterialità e accetta con umiltà la propria inesperienza davanti all’esistenza.

Come ci insegna la saga di Harry Potter, i maghi devono fronteggiare la più grande delle paure: l’orrore della magia nera e l’angoscia del male.

Solo chi esce vittorioso da quel confronto può conquistare l’integrità e assaporare pienamente l’amore per la vita.

La magia è la capacità intima, misteriosa e potente di trasformare le difficoltà in risorse e di affidarsi a un principio più grande che governa ogni cosa.

I maghi sanno che la mente da sola non può contenere il mistero della vita.

Accettano l’inconoscibile con umiltà.

E affrontano il mondo interiore a dispetto della paura.

Da quel confronto prende vita la magia.

Vivere… è scoprire propria infinita relatività.

Nascita, amore e morte rivelano l’abisso.

Sono la strada che porta a incontrare un nuovo se stesso in tutto ciò che esiste. 

Carla Sale Musio

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Mag 30 2020

PERSONALITÀ CREATIVA E SENSITIVITÀ

Creatività, empatia, intuizione e sensitività spesso camminano insieme, regalandoci possibilità nuove e preziose.

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Mag 14 2020

ATTACCHI DI PANICO E CREATIVITÀ

L’attacco di panico racconta sulla pelle e sul corpo lo sgomento per una creatività naturale e sana che si è dovuta anestetizzare nel tentativo di “normalizzarsi”.

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Apr 22 2020

CRESCITA PERSONALE: a volte è indispensabile cambiare gli amici

Ci sono dei momenti nella vita in cui le abitudini consolidate nel tempo non funzionano più.

Vivere richiede una costante evoluzione e le certezze che costruiamo con tanta fatica diventano presto ostacoli alla crescita personale.

Per sentirsi bene è necessario osservare incessantemente il mondo interiore, lasciando emergere le correnti emotive.

Tutte le correnti emotive.

Anche quelle che non ci piacciono.

Da questa conoscenza lucida e priva di giudizio prende forma un’armonia interiore capace di farci sentire bene anche in mezzo alle difficoltà.

Quando invece ci opponiamo alla vita, evitando il flusso del cambiamento, costruiamo inconsciamente le zavorre che impediscono il raggiungimento della realizzazione personale.

Tante sofferenze psicologiche prendono forma proprio da questa scarsa flessibilità esistenziale.

Così, nel tentativo strenuo di non soffrire, finiamo per soffrire molto di più.

Cambiare significa affrontare il nuovo e per questo fa paura.

Tuttavia, opporsi al cambiamento va contro il naturale evolversi della realtà e inchioda la creatività sulla croce delle abitudini, condannandoci a una vita priva di entusiasmo e di significato.

Ciò che ci fa sentire bene, infatti, è seguire il ritmo della nostra evoluzione interiore manifestando all’esterno i cambiamenti che accadono nel mondo intimo.

Se interiormente ho superato il bisogno di competere per affermare me stesso, troverò presto tante occasioni per condividere l’esperienza della cooperazione conseguente al superamento dell’egocentrismo.

Se invece avrò paura di cimentarmi con la solidarietà e continuerò testardamente a impegnare le mie energie nella competizione, incontrerò gli scogli della frustrazione e progressivamente la mia vita perderà mordente.

Il senso della vita è allacciato alla crescita interiore e una volta saturato un argomento è indispensabile lasciarsi coinvolgere da quello successivo, pena la perdita del piacere e l’apatia che conduce alla depressione.

Quando si segue un percorso di crescita personale arriva spesso un momento in cui le amicizie di sempre non funzionano più.

L’affetto che lega agli amici rimane, ma la possibilità di condividersi si assottiglia fin quasi a sparire.

Questo perché il cambiamento coinvolge profondamente la personalità e i pensieri, le sensazioni, le emozioni… cambiano.

In questi casi il volersi bene rimane ma la condivisione di sé diventa difficile.

Ci si sente vicini per aver vissuto tante cose nel passato, tuttavia le scelte del presente spingono in direzioni diverse.

Non significa necessariamente abbandonare gli amici di un tempo.

Ma segnala la necessità di aggiungere interlocutori nuovi con cui confrontarsi e continuare il percorso di crescita.

Lo scambio affettivo e la condivisione sono fondamentali per gli esseri umani.

E all’amore è indispensabile affiancare le idee, le scelte, le riflessioni e la possibilità di essere riconosciuti e stimati per ciò che si sente dentro e per ciò che si fa.

Quando manca questa reciprocità ci sentiamo soli e scivoliamo facilmente nella depressione.

Ecco perché il cambiamento interiore porta con sé la necessità di avere nuovi amici.

Mettersi in gioco in relazioni nuove significa affrontare la possibilità di un rifiuto e l’emozione di una nuova complicità.

Vuol dire gestire emozioni nuove, lasciando emergere ulteriori trasformazioni.

La crescita interiore è un percorso senza soluzione di continuità.

Cambiare gli amici segnala il raggiungimento di un altro livello evolutivo e la necessità di ascoltare esigenze diverse nel mondo interiore.

Carla Sale Musio

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Mar 15 2020

OCCORRE MOLTA TEMERARIETÀ PER REGGERE IL PESO DEL PROPRIO CUORE

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Feb 20 2020

CRESCITA PERSONALE: fare emergere parti nuove di sé

Quando si intraprende un cammino di crescita personale è indispensabile aprirsi alle parti nuove di sé.

La psiche è composta da infinite possibilità espressive che si plasmano sulle esigenze del mondo circostante dando forma alla personalità: l’insieme degli atteggiamenti che usiamo abitualmente.

La crescita ci costringe a selezionare dal vastissimo repertorio di comportamenti possibili quelli che hanno successo nel procurarci accettazione, stima e riconoscimento.

L’amore è l’unico alimento indispensabile alla vita.

E ci spinge a plasmare il carattere, trasformando l’egocentrismo in altruismo, partecipazione e solidarietà.

È un percorso lungo e articolato quello che da bambini ci conduce a diventare adulti, rendendoci capaci di donare al mondo la nostra creatività e i nostri talenti.

Tuttavia, spesso, per ottenere l’amore siamo costretti a barattare l’integrità, assumendo comportamenti che non ci rispecchiano (ma permettono di ottenere l’apprezzamento degli altri).

Questi compromessi hanno un alto prezzo psicologico da pagare e possono provocare una tale paralisi interiore da togliere alla vita ogni significato.

Sono infatti alla base di tante sofferenze psichiche.

In quei momenti la consulenza psicologica si rivela un aiuto indispensabile per sciogliere i nodi e liberare risorse nuove, lasciando emergere le parti inespresse di sé.

I comportamenti e gli atteggiamenti censurati nascondono, infatti, un alto potenziale creativo e trasformativo e sono spesso gli strumenti più efficaci per superare quel senso di inutilità che imprigiona l’esistenza in un cumulo di doveri privi di interesse.

Ma per raggiungere i doni celati dietro le risorse trasformative è necessario affrontare la paura del cambiamento e rivivere il dolore che da bambini ci ha condotto a nascondere gli aspetti inaccettabili della psiche.

Questo non vuol dire trasformarsi in mostri di egoismo, prepotenza e crudeltà.

Significa imparare a gestire con attenzione la ricchezza interiore, equilibrando il bisogno di approvazione con l’autenticità e l’espressione delle proprie peculiarità.

È un percorso che ha bisogno di tempo e pazienza, ma conduce ad una ricchezza intima e ad una sensazione di appagamento che prescindono da ciò che si fa… perché poggiano su ciò che si è.

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STORIE DI PAURA E DI TRASFORMAZIONE

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Laura ha avuto tante storie di incomprensioni e delusioni.

Per questo si considera poco adatta alla vita di coppia e ha puntato soprattutto sul lavoro.

Tuttavia, quando arriva alla soglia dei cinquanta il piacere professionale che anima le sue giornate cede il posto a un avvilente senso di inutilità.

La psicoterapia l’aiuta a mettere a fuoco il mondo sommerso delle sue passioni e con fatica Laura avvicina una se stessa sconosciuta e pericolosa.

È una donna attratta dalle altre donne.

La stessa che per tanti anni ha boicottato segretamente le storie d’amore, ben attenta a evitare matrimoni e convivenze.

Oggi Laura ha aperto la porta a un mondo che ancora la fa sentire fragile e insicura, ma ha ritrovato il gusto della vita e il piacere di lavorare.

E, mentre raccoglie i successi professionali, accoglie quella se stessa spaventata e innamorata… della sua migliore amica.

***

Giovanni passa le giornate chiuso in ufficio, costantemente impegnato a far quadrare i conti.

Ha poco tempo per la fidanzata e ancora meno per gli amici.

Il lavoro, l’indipendenza e il progetto di acquistare una casa lo assorbono completamente.

È talmente preso dalla vita professionale che si dimentica persino gli appuntamenti… e questo manda in pezzi la sua storia d’amore.

Disperato cerca di farsi perdonare ma… per riconquistare una vita affettiva dovrà fare un profondo esame di se stesso e scoprire (con stupore) che il lavoro è soltanto una scusa per isolarsi!

La solitudine lo aiuta a gestire una profonda sensibilità.

E la paura di essere fagocitato dalle esigenze delle persone a cui vuole bene lo spinge inconsciamente a chiudersi in ufficio.

Per vivere gli affetti senza scappare, Giovanni dovrà ammettere il suo desiderio di solitudine e imparare a stare con se stesso senza bisogno di scuse.

Ma, soprattutto, senza inventarsi il lavoro per nascondersi.

***

Giorgio lavora come cameriere.

È un ragazzo sveglio, disponibile e capace.

I colleghi e i clienti lo stimano. Il datore di lavoro vorrebbe dargli una promozione.

Tuttavia lui sogna una vita diversa.

Ama il teatro, la danza, la scrittura e la poesia.

Vorrebbe esprimere la sua creatività anche professionalmente ma la paura di non riuscire lo paralizza.

Quando partecipa a uno stage di teatro… improvvisamente la vita cambia.

Il regista gli propone una collaborazione part time per risolvere alcuni problemi legati alla gestione della compagnia.

Sentendosi valorizzato, Giorgio si impegna al massimo e finalmente sperimenta la possibilità di guadagnare in maniera autonoma.

Il regista è soddisfatto e prospetta ulteriori collaborazioni, i guadagni non sono altissimi ma… Giorgio prende coraggio e decide di rischiare.

Oggi lavora a tempo pieno in quella compagnia: fa l’attore, segue la contabilità e gestisce le innumerevoli iniziative culturali.

I guadagni sono rimasti gli stessi di quando lavorava nella pizzeria.

L’autostima, però, è cambiata.

Finalmente svolge un lavoro che ama e non si sente più costretto a lavorare ma felice di fare ciò che fa.

Carla Sale Musio

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Feb 16 2020

COLTIVARE LA CREATIVITÀ…

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Feb 13 2020

CREATIVITÀ E PSICOTERAPIA

La creatività è una risorsa indispensabile per il benessere e la salute mentale, perciò durante un percorso di crescita personale occorre liberarne le potenzialità nella psiche.

Spesso le persone creative sono creative anche nei sintomi.

E vivono malesseri che la medicina non riesce a spiegare.

Escono dalle casistiche dei protocolli scientifici e cercano inconsapevolmente di essere viste nella loro unicità proprio utilizzando le sofferenze che lamentano.

Tuttavia, chi realmente deve occuparsi della creatività interiore sono le persone stesse.

E cercare di ricevere un po’ di attenzione con i sintomi è un modo creativo di chiedere aiuto che si attiva quando non siamo capaci di darci autonomamente la giusta considerazione.

Ognuno è responsabile di sé.  

E ha il compito di amare e curare la propria vita perché solo così potrà prendersi cura anche degli altri.

La creatività è il motore della realizzazione personale.

Coltivare la creatività significa dare spazio al proprio modo (unico e speciale) di essere al mondo e ascoltare la voce dell’intuizione, della sensibilità, della originalità e della fantasia.

Questo non vuol dire vivere in una realtà magica e irreale, al contrario!

Significa realizzare una società a misura di ciascuno, costruendo i presupposti dello scambio, della cooperazione e della solidarietà.

I creativi sono persone che amano cambiare.

Cambiano punto di vista, gusti, ambienti, situazioni, obiettivi, strategie, soluzioni…

Sono poliedrici e preferiscono esplorare nuove possibilità invece che competere e primeggiare.

Per loro è più interessante dare forma a qualcosa di nuovo piuttosto che vincere, dominare o annientare.

La creatività è la medicina che la vita ci ha donato per fare del mondo un posto migliore e rendere ogni giornata un’avventura appassionante.

Nella psicoterapia la creatività è la cura.

I sintomi psicologici, infatti, mostrano la creatività con cui ognuno di noi cerca di risolvere le situazioni difficili… senza scontentare nessuno. 

Tuttavia, CAMBIARE senza cambiare niente: è impossibile.

E il lavoro degli psicoterapeuti consiste spesso nell’aiutare le persone a individuare i sogni nel cassetto, le risorse accantonate e le possibilità inespresse necessarie a permettere un fluire libero della creatività nella psiche e nella vita.

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Ma cosa si intende per creatività?

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La creatività è la capacità di spostare agilmente il proprio punto di vista per scorgere soluzioni nuove ai problemi di sempre.

È la possibilità di immaginare usi, funzioni e opportunità diverse.

Chi possiede questa risorsa ha fiducia nella generosità della vita.

La creatività apre le porte dell’empatia e della sensibilità, infatti la ricchezza interiore che deriva dalla coesistenza di tanti punti di vista contemporaneamente rende capaci di immedesimazione e comprensione.

Creatività, sensibilità e empatia camminano a braccetto e rendono le persone capaci di vivere relazioni profonde e durature.

Quando la creatività si ammala anche la vita si ammala.

E si perde il piacere di fare le cose, quel significato che rende ogni esperienza una via di crescita e realizzazione personale.

Il lavoro con la creatività è uno strumento indispensabile nella psicoterapia e (spesso) l’unico in grado di risolvere i sintomi creativi, quelli che sfuggono alle classificazioni del DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) e mettono in crisi gli specialisti.

Mi riferisco agli attacchi di panico, a tante depressioni inspiegabili e a quella perdita di significato che accompagna il male di vivere: la sofferenza più diffusa ai nostri giorni.

Durante la psicoterapia il terapeuta e il paziente devono imparare a fidarsi della propria creatività e permettere all’intuizione di intrecciare la razionalità per dare forma a un modo unico e speciale di lavorare insieme e interpretare la vita.

Carla Sale Musio

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Gen 12 2020

BENESSERE, SALUTE MENTALE E CREATIVITÀ

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