Tag Archive 'mondo migliore'

Apr 01 2020

ESSERE PRONTI A CAMBIARE: amore, miracoli e corona virus

Ci sono momenti nella vita in cui il cambiamento è l’unica strada percorribile perché le abitudini consolidate nel tempo non funzionano più.

Situazioni che spingono verso la depressione o la trasformazione.

La scelta è nelle nostre mani.

A volte, per vivere con pienezza è necessario modificare il paradigma con cui affrontiamo la vita.

Ognuno porta dentro di sé un insieme di valori, scelte e comportamenti che permettono di muoversi con agilità nelle situazioni di ogni giorno.

Sono pensieri costruiti nel tempo, vivendo e sperimentando l’utilità di alcuni atteggiamenti e l’inefficacia di altri.

L’inconscio sostiene le scelte capaci di farci sentire bene e (proprio come un software) le attiva automaticamente, senza che sia necessario decidere ogni volta cosa fare.

Tuttavia… periodicamente la vita ci mette davanti al cambiamento.

La crescita interiore è fatta di una continua trasformazione.

Vivere significa mettere in discussione le certezze e sperimentare nuove modalità per far fronte agli eventi.

Per alcuni il cambiamento diventa un percorso abituale, indispensabile a far emergere il significato nascosto nelle cose.

Per altri, invece, sono necessari degli scrolloni: brutte sorprese e imprevisti che costringono a rivedere i propri atteggiamenti e le scelte dettate dall’abitudine.

Cambiare fa parte della vita.

(E ci prepara alla morte)

(La morte, infatti, ci fa tanta paura proprio perché si tratta di un cambiamento che non possiamo prevedere né controllare)

Affidarsi alla propria intima verità aiuta a sviluppare la fiducia in una saggezza posta oltre il controllo della ragione.

Qualcosa che permette di aprirsi al nuovo ed evolvere verso possibilità ancora sconosciute.

Esiste un principio più grande della nostra mente razionale.

Alcuni lo chiamano Dio, altri inconscio, altri ancora parlano di energia universale o salto quantico… ognuno trova parole proprie per definire ciò che esiste nel cuore e la mente non riesce a spiegare.

Essere pronti a cambiare vuol dire aprirsi allo sconosciuto lasciando emergere dentro di sé atteggiamenti inesplorati, stili di pensiero accantonati e improvvisamente utili a sostenere verità nuove.

Tendiamo a essere metodici e l’ignoto ci spaventa.

Affrontare le trasformazioni rappresenta una sfida al bisogno di stabilità.

Eppure…

Proprio da questa sfida prende forma la possibilità di vivere in un mondo migliore.

Valutare le scelte dettate dall’abitudine e decidere responsabilmente cosa è opportuno fare di volta in volta è un passo importantissimo.

E conduce a una nuova realtà.

La rivoluzione è una trasformazione della coscienza, un percorso individuale che poggia sulla responsabilità delle proprie decisioni quotidiane.

Solo così può prendere forma una società nuova.

Essere pronti a cambiare significa guardare oltre le apparenze fino a scoprire il valore profondo di quello che succede.

Un valore diverso per ciascuno.

Perché ogni persona gestisce la propria vita e la propria percezione della realtà.

Un’esistenza appagante nasce dalle scelte di ogni giorno.

Sono le nostre scelte, infatti, a dare forma alla vita.

Smettere di uccidere per vivere è una svolta profonda nell’evoluzione individuale.

E apre le porte a realtà ancora inimmaginabili per chi crede nell’ineluttabilità della violenza.

L’inconscio legge il mondo con gli occhi delle nostre affermazioni.

Sostenere l’inevitabilità della sopraffazione sancisce la legge del più forte e crea una realtà che la rispecchia.

Riconoscere l’importanza di ogni vita dà forma a un mondo attento a non infliggere dolore e capace di accogliere la diversità.

L’ impotenza che il corona virus ci ha costretto a vivere dona un messaggio di cambiamento e aiuta ad aprire gli occhi sulle scelte che abbiamo portato avanti con leggerezza un giorno dopo l’altro.

Occorre fare un attento esame di coscienza e decidere consapevolmente cosa fare.

Non perché ce lo impongono i poteri forti ma perché lo sentiamo interiormente giusto.

I miracoli sono eventi che sovvertono le leggi considerate naturali, mostrando improvvisamente l’esistenza di un’altra verità.

Si dice che l’amore fa miracoli.

Abbandonarsi con fiducia alla sua energia trasformativa permette di accedere a codici impensabili nel mondo del predominio e della distruzione.

Carla Sale Musio

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Lug 25 2019

IL DOLORE È UGUALE PER TUTTI: verso una cultura dell’invisibile

Una cultura nuova deve aprirsi anche a ciò che non appare e riservargli un posto tra le cose importanti.

In questo nostra civiltà affetta da un patologico narcisismo abbiamo perso di vista il valore dei sentimenti, della creatività, dell’ingenuità e della fragilità.

E smarrito il senso della vita.

Forti di una superiorità arbitraria e crudele infliggiamo la morte a cuor leggero, colpendo tutto ciò che intralcia il nostro cammino.

Non ci fermiamo mai a riflettere sulle conseguenze di queste scelte… incontestabili.

Le emozioni, la fantasia, la dolcezza, la sensibilità, la diversità… sono considerate inutili, prive di diritti, e trasformate in vittime dei capricci dell’uomo.

I primi a fare le spese di questa prepotenza sono gli animali.

E insieme a loro: le donne, i bambini, gli anziani, i portatori di handicap, gli svantaggiati e tutti quelli che non si conformano alle pretese del più forte.

Una cultura nuova deve volgere l’attenzione al mondo dell’intuizione e della sensitività, e realizzare una società in accordo coi ritmi della natura.

Si tratta di saperi che gli animali conoscono e rispettano, e l’uomo ha distrutto.

Senza nemmeno rendersene conto.

Il diritto alla vita sostiene la consapevolezza che il dolore è uguale per tutti a prescindere dalle differenze di specie.

Ecco perché evitare di infliggere la morte e il dolore è il primo assioma di una società basata sulla solidarietà e sulla fratellanza.

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LA PAURA DELLA MORTE

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Tutto ciò che non si percepisce con i sensi fisici addita silenziosamente la nostra superficialità e segnala l’ignoranza, svelandoci le dimensioni immateriali della coscienza.

La paura della morte è la paura più grande che ci sia.

Si nasconde dietro ogni fobia, depressione, attacco di panico o patologia psichica.

Per risolvere davvero la sofferenza psicologica occorre comprendere l’importanza di ogni creatura vivente.

Togliere la vita con leggerezza significa affermare la futilità dell’esistenza.

E questo ha conseguenze devastanti nella psiche.

La legittimità dell’uccisione si ritorce contro gli aggressori quando anche per loro arriva il momento della morte.

Infatti l’inconscio applica pedissequamente le leggi che sosteniamo e, arrivati al termine dell’esistenza, quel nostro insindacabile diritto alla prepotenza si trasferisce su qualcosa (oqualcuno) che sfugge al nostro controllo.

Qualcosa (o qualcuno) vissuto come più potente e più forte: Dio, il big bang, la legge naturale, un principio divino o solamente la caducità del vivere… i nomi e le credenze sono tante e ognuno intimamente coltiva la propria verità.

Per tutti, però, esiste una realtà imperscrutabile che prima o poi giungerà a riprendersi la vita.

In quei momenti le credenze narcisistiche perdono il loro potere risolutivo, lasciandoci privi di risorse nelle mani di un principio insondabile da cui inconsciamente ci aspettiamo le stesse leggi che abbiamo applicato durante la vita.

Una cultura dell’invisibile sottolinea l’urgenza di costruire una civiltà fatta di ascolto anche per ciò che appare fragile, debole, sensibile, incapace o semplicemente diverso.

La paura della morte che attanaglia tutti gli esseri umani rivela i retroscena di un predominio patologico e ingiusto, mostrandoci la via per superare la sofferenza psicologica che sta distruggendo l’umanità.

Affermare il diritto alla vita significa scardinare la prepotenza alla radice indirizzando il progresso verso soluzioni capaci di rispettare l’ecosistema (di cui anche noi siamo parte).

L’amore per gli animali segnala il riconoscimento delle proprie parti istintuali e il legame che ci unisce alla natura e ai suoi ritmi.

Per fare la rivoluzione bisogna poter guardare negli occhi la propria anima.

Senza vergogna.

Carla Sale Musio

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Gen 27 2018

INTEGRITÀ: la ricetta per un mondo migliore

Il cucciolo dell’uomo è un animale sociale e per vivere ha bisogno di sentirsi parte del suo branco.

Solo così può crescere e diventare adulto.

Più del cibo e delle condizioni igieniche, la stima e il riconoscimento degli altri sono ingredienti fondamentali per la sopravvivenza della nostra specie.

Vogliamo essere amati e apprezzati e, per sentirci parte della società in cui viviamo, siamo disposti a fare tanti sacrifici.

Compreso quello di rinunciare alla nostra intima verità.

Nel tentativo di guadagnare l’approvazione delle persone che abbiamo intorno ci impegniamo a essere migliori, nascondendo gli aspetti della personalità che ci fanno sentire sbagliati, brutti, riprovevoli e poco amati.

Ma le parti censurate non possono essere eliminate dal mondo interiore e, nonostante l’opposizione agita con la volontà, continuano a farsi sentire in modi criptati, provocando non poche sofferenze.

Sono loro le vere responsabili di tante disgrazie e di tante incomprensioni.

Tuttavia riconoscerle ci fa paura perché scatena l’angoscia di essere giudicati inadatti alla vita comune.

Ogni sé rinnegato porta in dono una risorsa preziosa e, come un diamante ancora grezzo, è in attesa di essere scoperto e valorizzato.

Infatti, proprio quel contributo apparentemente riprovevole si rivela spesso indispensabile per realizzare il disegno della nostra vita.

Accogliere nella psiche le parti giudicate negative e pericolose non è facile.

Per farlo è necessario tenere a bada le proteste di quei sé che invece ci vorrebbero sempre perfetti, splendenti e irreprensibili.

Quando riusciamo a equilibrare la nostra perfezione con la nostra imperfezione raggiungiamo una integrità capace di restituire alla vita il suo significato e spalanchiamo le porte all’energia indispensabile per il benessere e la realizzazione personale e sociale.

L’esperienza della dimensione terrena è fatta di polarità contrapposte, necessarie per esplorare le infinite possibilità espressive della Totalità.

Riconoscerne gli opposti dentro noi stessi è un percorso di consapevolezza che dal caos della frammentarietà conduce progressivamente alla scoperta della nostra immensità.

Schierarsi spinge a nascondere una parte della verità e, se da un lato ci fa sentire nel giusto, dall’altro impedisce l’accesso alla completezza e alla conoscenza della realtà più profonda.

Integrità non vuol dire permettersi di agire impunemente la malvagità, ma accettarne con umiltà l’esistenza nel mondo psichico, senza giudicarla e senza censurarla.

Da questa accoglienza possono prendere forma le scelte capaci di renderci migliori.

Non perché nascondiamo il male ma perché, avendolo riconosciuto e accolto in noi stessi, possiamo scegliere il bene.

Migliori, non vuol dire: intransigenti, giudicanti, inflessibili, intolleranti.

Significa essere capaci di esplorare anche ciò che non ci piace, per riconoscerlo e per comprenderne le potenzialità.

Combattere la malvagità non serve a creare la pace.

Ogni guerra provoca violenza, ingiustizia e dolore.

È necessario riconoscere il valore di ogni cosa, senza agirne la crudeltà.

E questo è possibile quando ci apriamo all’accoglienza di tutto ciò che è.

Il buio e la luce sono facce della stessa medaglia.

Non può esserci l’una senza l’altra.

Il tentativo di eliminare uno dei poli conduce inevitabilmente alla crescita di entrambi.

È il linguaggio dei paradossi di cui è fatta la Totalità.

Solo chi è capace di aprirsi all’immensità fino ad accogliere dentro di sé la radice di ogni dolore può guardare negli occhi la propria Anima e accedere alla ricchezza di cui è fatta la vita.

Carla Sale Musio

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