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Gen 29 2021

ISTRUZIONI PER UN MONDO MIGLIORE

Viviamo in un mondo dove la manipolazione dell’informazione è all’ordine del giorno… e ognuno deve scoprire da solo la propria verità.

Sì, la propria verità.

Perché ormai la verità non è più una soltanto e siamo chiamati a scegliere in cosa credere, affrontando una grande complessità esistenziale.

Non parlo delle verità scientifiche, mi riferisco a quelle verità interiori che ci aiutano a completare il quadro della realtà.

Le cose che riteniamo vere disegnano il nostro destino molto più di quanto sembri possibile.

La legge dell’attrazione, la fisica quantistica e la psicologia ci ricordano il potere della mente e ci invitano a prendere posizione in merito al cambiamento cui stiamo assistendo.

Astenersi non è possibile.

Anche la rinuncia, infatti, è una scelta.

Ogni evento può essere interpretato in modi differenti e diventa sempre più evidente come il mondo là fuori sia lo stimolo che anima la nostra psiche.

Ecco perché osservare la vita interiore è uno strumento importantissimo.

L’ascolto del mondo intimo permette di evidenziarne la poliedricità, portandoci a riconoscere le contrapposizioni, l’incoerenza e le guerre che lo agitano.

Questa osservazione, libera dal giudizio, genera un nuovo ordine interno riflettendosi magicamente in quella che chiamiamo realtà.

L’universo è un grande frattale olografico dove il piccolo rispecchia il grande e viceversa.

Il nostro mondo personale si riflette nel mondo degli eventi e la responsabilità di noi stessi (e delle nostre molteplici dualità interiori) si rivela in un potere psichico mai abbastanza considerato.

A uno sguardo attento, infatti, ciò che succede all’esterno addita la via della trasformazione.

Trasformazione che avviene dapprima nella psiche per poi manifestarsi esteriormente.

Ma come si fa a trasformare se stessi?

Per trasformarci dobbiamo accogliere la nostra bruttezza… tollerando con umiltà i suoi limiti senza pretendere di cambiarli.

Questo atteggiamento è in sé un potente CAMBIAMENTO.

Non perché modifichiamo la nostra immagine ma perché l’accoglienza priva di giudizio cambia l’energia.

E un’energia basata sull’ascolto del nostro personale male interiore è una medicina potentissima, capace di curare la vita tutta.

Dentro e fuori.

Giudicare e punire quello che non ci piace finisce sempre per aumentarne il potere.

Il male non si elimina combattendolo, ma facendo crescere il bene.

Come ho detto tante volte, l’amore parla il linguaggio dei paradossi e aprirsi alla sua conoscenza significa imparare a gestire le contrapposizioni senza schierarsi, accogliendo semplicemente ciò che c’è.

Da questa accettazione prende forma il cambiamento.

Non perché vogliamo annientare il brutto ma perché ci apriamo alla sua esistenza, tollerando la nostra imperfezione.

E questo è un grande atto d’amore.

Nei confronti di noi stessi e del mondo.

L’amore fa miracoli… e davanti agli scenari dolorosi a cui stiamo assistendo di un miracolo c’è davvero bisogno.

Ma per compiere il miracolo bisogna avere fede.

E la fiducia nell’amore è qualcosa che va coltivato.

Schiacciati sotto il peso di norme sempre più restrittive e annichiliti dalla paura di un futuro incerto, finiamo per ignorare l’amore in favore di un crescente senso di insoddisfazione.

In questo modo scivoliamo nella depressione e perdiamo le redini dell’esistenza, dimenticando che l’esperienza (qualsiasi esperienza) è sempre un percorso di conoscenza di noi stessi.

E questo è POTERE.

La conoscenza di sé è l’unica arma in grado di cambiare il mondo.

Ma cosa significa conoscere se stessi?

Conoscersi vuol dire aprirsi all’ascolto dei vissuti interiori e alla complessità che li anima.

Grazie a questa capacità introspettiva ogni avvenimento diventa l’occasione per scoprire i lati dolci e oscuri che compongono la nostra autenticità.

Questa visione lucida accresce l’empatia e permette di osservare le cose con occhi nuovi.

Infatti, solo dalla comprensione della nostra verità (qualunque essa sia) prende forma la possibilità di comprendere gli altri.

E solo nella comprensione reciproca possiamo realizzare un mondo migliore.

La prepotenza è frutto di una scarsa intelligenza emotiva, si sviluppa nella mancanza di empatia e genera un patologico narcisismo.

I pochi che governano i molti sfruttano abilmente questi meccanismi per sollecitare l’egocentrismo, ostacolare la solidarietà e garantirsi la fedeltà di chi vive nella paura e nel bisogno di sentirsi protetto.

Pur di trovare una sicurezza (anche se effimera) tante persone rinunciano al potere e alla libertà che derivano dalla conoscenza di sé, per assumere un’identità preconfezionata, ai loro occhi l’unica via in grado di fornire protezione e guida.

In questa scelta ogni amore per se stessi va perduto e l’unico obiettivo diventa seguire le indicazioni di un leader che garantisce la sopravvivenza grazie all’arroganza e alla paura.

Eppure… proprio quel leader cerca avidamente l’amore.

Non perché ne capisca l’importanza, ma perché ne desidera il potere.

L’amore, infatti, permette di compiere miracoli agendo sulla materia e sulla realtà.

Chi pratica l’amore non è omologabile, non è assoggettabile e possiede una ricchezza più ambita del petrolio e dell’oro.

Qualcosa che non si può comprare, perché si trova solo dentro di sé.

L’amore è una magia senza padroni.

E per amore si sviluppano risorse impensabili.

Ma cos’è l’amore?

L’amore è un’energia che cresce insieme all’empatia e unisce in un’unica realtà interiore creature diverse, fino a farle sentire una cosa sola (con se stessi, con l’altro e con la vita).

L’amore è un modo di essere, privo di limiti.

L’unica arma che non miete vittime, ma solo vincitori.

Ecco perché l’amore sfugge ai potenti che sfruttano la terra.

Coltivare l’amore per se stessi è il primo passo per cambiare il mondo.

È un cambiamento che nasce da dentro e genera una diversa percezione della realtà.

Amore e realtà, infatti, non sono valori contrapposti ma il risultato di un unico sentire.

L’amore permette un ascolto che si fa forte della propria debolezza e per questo è capace di non discriminare.

Questa conoscenza, fatta di bene e male insieme, calma la guerra nel mondo intimo e cambia il nostro riflesso esterno, generando contenuti nuovi nella realtà.

Ma, come dicevo all’inizio, ognuno è libero di scegliere ciò che rispecchia la propria verità.

Esistono tante vie.

Una è la via facile: fatta di deleghe e passiva obbedienza alle indicazioni del più forte.

Un’altra è la via complessa: dove la prepotenza riflette una contrapposizione interiore e, per risolverla, è necessario aprirsi a un ascolto democratico di sé: senza vincitori e vinti, senza schieramenti e censure, senza paura, malati e malattie.

Un ascolto capace di accogliere la verità anche della propria bruttezza.

Perché proprio da quell’ascolto prende forma una trasformazione che non ha più bisogno di carcerieri.

Così, mentre evolviamo l’empatia con noi stessi… l’amore si riflette nella realtà.

Creando i presupposti di mondo sano.

Carla Sale Musio

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Apr 01 2020

ESSERE PRONTI A CAMBIARE: amore, miracoli e corona virus

Ci sono momenti nella vita in cui il cambiamento è l’unica strada percorribile perché le abitudini consolidate nel tempo non funzionano più.

Situazioni che spingono verso la depressione o la trasformazione.

La scelta è nelle nostre mani.

A volte, per vivere con pienezza è necessario modificare il paradigma con cui affrontiamo la vita.

Ognuno porta dentro di sé un insieme di valori, scelte e comportamenti che permettono di muoversi con agilità nelle situazioni di ogni giorno.

Sono pensieri costruiti nel tempo, vivendo e sperimentando l’utilità di alcuni atteggiamenti e l’inefficacia di altri.

L’inconscio sostiene le scelte capaci di farci sentire bene e (proprio come un software) le attiva automaticamente, senza che sia necessario decidere ogni volta cosa fare.

Tuttavia… periodicamente la vita ci mette davanti al cambiamento.

La crescita interiore è fatta di una continua trasformazione.

Vivere significa mettere in discussione le certezze e sperimentare nuove modalità per far fronte agli eventi.

Per alcuni il cambiamento diventa un percorso abituale, indispensabile a far emergere il significato nascosto nelle cose.

Per altri, invece, sono necessari degli scrolloni: brutte sorprese e imprevisti che costringono a rivedere i propri atteggiamenti e le scelte dettate dall’abitudine.

Cambiare fa parte della vita.

(E ci prepara alla morte)

(La morte, infatti, ci fa tanta paura proprio perché si tratta di un cambiamento che non possiamo prevedere né controllare)

Affidarsi alla propria intima verità aiuta a sviluppare la fiducia in una saggezza posta oltre il controllo della ragione.

Qualcosa che permette di aprirsi al nuovo ed evolvere verso possibilità ancora sconosciute.

Esiste un principio più grande della nostra mente razionale.

Alcuni lo chiamano Dio, altri inconscio, altri ancora parlano di energia universale o salto quantico… ognuno trova parole proprie per definire ciò che esiste nel cuore e la mente non riesce a spiegare.

Essere pronti a cambiare vuol dire aprirsi allo sconosciuto lasciando emergere dentro di sé atteggiamenti inesplorati, stili di pensiero accantonati e improvvisamente utili a sostenere verità nuove.

Tendiamo a essere metodici e l’ignoto ci spaventa.

Affrontare le trasformazioni rappresenta una sfida al bisogno di stabilità.

Eppure…

Proprio da questa sfida prende forma la possibilità di vivere in un mondo migliore.

Valutare le scelte dettate dall’abitudine e decidere responsabilmente cosa è opportuno fare di volta in volta è un passo importantissimo.

E conduce a una nuova realtà.

La rivoluzione è una trasformazione della coscienza, un percorso individuale che poggia sulla responsabilità delle proprie decisioni quotidiane.

Solo così può prendere forma una società nuova.

Essere pronti a cambiare significa guardare oltre le apparenze fino a scoprire il valore profondo di quello che succede.

Un valore diverso per ciascuno.

Perché ogni persona gestisce la propria vita e la propria percezione della realtà.

Un’esistenza appagante nasce dalle scelte di ogni giorno.

Sono le nostre scelte, infatti, a dare forma alla vita.

Smettere di uccidere per vivere è una svolta profonda nell’evoluzione individuale.

E apre le porte a realtà ancora inimmaginabili per chi crede nell’ineluttabilità della violenza.

L’inconscio legge il mondo con gli occhi delle nostre affermazioni.

Sostenere l’inevitabilità della sopraffazione sancisce la legge del più forte e crea una realtà che la rispecchia.

Riconoscere l’importanza di ogni vita dà forma a un mondo attento a non infliggere dolore e capace di accogliere la diversità.

L’ impotenza che il corona virus ci ha costretto a vivere dona un messaggio di cambiamento e aiuta ad aprire gli occhi sulle scelte che abbiamo portato avanti con leggerezza un giorno dopo l’altro.

Occorre fare un attento esame di coscienza e decidere consapevolmente cosa fare.

Non perché ce lo impongono i poteri forti ma perché lo sentiamo interiormente giusto.

I miracoli sono eventi che sovvertono le leggi considerate naturali, mostrando improvvisamente l’esistenza di un’altra verità.

Si dice che l’amore fa miracoli.

Abbandonarsi con fiducia alla sua energia trasformativa permette di accedere a codici impensabili nel mondo del predominio e della distruzione.

Carla Sale Musio

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Lug 25 2019

IL DOLORE È UGUALE PER TUTTI: verso una cultura dell’invisibile

Una cultura nuova deve aprirsi anche a ciò che non appare e riservargli un posto tra le cose importanti.

In questo nostra civiltà affetta da un patologico narcisismo abbiamo perso di vista il valore dei sentimenti, della creatività, dell’ingenuità e della fragilità.

E smarrito il senso della vita.

Forti di una superiorità arbitraria e crudele infliggiamo la morte a cuor leggero, colpendo tutto ciò che intralcia il nostro cammino.

Non ci fermiamo mai a riflettere sulle conseguenze di queste scelte… incontestabili.

Le emozioni, la fantasia, la dolcezza, la sensibilità, la diversità… sono considerate inutili, prive di diritti, e trasformate in vittime dei capricci dell’uomo.

I primi a fare le spese di questa prepotenza sono gli animali.

E insieme a loro: le donne, i bambini, gli anziani, i portatori di handicap, gli svantaggiati e tutti quelli che non si conformano alle pretese del più forte.

Una cultura nuova deve volgere l’attenzione al mondo dell’intuizione e della sensitività, e realizzare una società in accordo coi ritmi della natura.

Si tratta di saperi che gli animali conoscono e rispettano, e l’uomo ha distrutto.

Senza nemmeno rendersene conto.

Il diritto alla vita sostiene la consapevolezza che il dolore è uguale per tutti a prescindere dalle differenze di specie.

Ecco perché evitare di infliggere la morte e il dolore è il primo assioma di una società basata sulla solidarietà e sulla fratellanza.

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LA PAURA DELLA MORTE

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Tutto ciò che non si percepisce con i sensi fisici addita silenziosamente la nostra superficialità e segnala l’ignoranza, svelandoci le dimensioni immateriali della coscienza.

La paura della morte è la paura più grande che ci sia.

Si nasconde dietro ogni fobia, depressione, attacco di panico o patologia psichica.

Per risolvere davvero la sofferenza psicologica occorre comprendere l’importanza di ogni creatura vivente.

Togliere la vita con leggerezza significa affermare la futilità dell’esistenza.

E questo ha conseguenze devastanti nella psiche.

La legittimità dell’uccisione si ritorce contro gli aggressori quando anche per loro arriva il momento della morte.

Infatti l’inconscio applica pedissequamente le leggi che sosteniamo e, arrivati al termine dell’esistenza, quel nostro insindacabile diritto alla prepotenza si trasferisce su qualcosa (oqualcuno) che sfugge al nostro controllo.

Qualcosa (o qualcuno) vissuto come più potente e più forte: Dio, il big bang, la legge naturale, un principio divino o solamente la caducità del vivere… i nomi e le credenze sono tante e ognuno intimamente coltiva la propria verità.

Per tutti, però, esiste una realtà imperscrutabile che prima o poi giungerà a riprendersi la vita.

In quei momenti le credenze narcisistiche perdono il loro potere risolutivo, lasciandoci privi di risorse nelle mani di un principio insondabile da cui inconsciamente ci aspettiamo le stesse leggi che abbiamo applicato durante la vita.

Una cultura dell’invisibile sottolinea l’urgenza di costruire una civiltà fatta di ascolto anche per ciò che appare fragile, debole, sensibile, incapace o semplicemente diverso.

La paura della morte che attanaglia tutti gli esseri umani rivela i retroscena di un predominio patologico e ingiusto, mostrandoci la via per superare la sofferenza psicologica che sta distruggendo l’umanità.

Affermare il diritto alla vita significa scardinare la prepotenza alla radice indirizzando il progresso verso soluzioni capaci di rispettare l’ecosistema (di cui anche noi siamo parte).

L’amore per gli animali segnala il riconoscimento delle proprie parti istintuali e il legame che ci unisce alla natura e ai suoi ritmi.

Per fare la rivoluzione bisogna poter guardare negli occhi la propria anima.

Senza vergogna.

Carla Sale Musio

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Gen 27 2018

INTEGRITÀ: la ricetta per un mondo migliore

Il cucciolo dell’uomo è un animale sociale e per vivere ha bisogno di sentirsi parte del suo branco.

Solo così può crescere e diventare adulto.

Più del cibo e delle condizioni igieniche, la stima e il riconoscimento degli altri sono ingredienti fondamentali per la sopravvivenza della nostra specie.

Vogliamo essere amati e apprezzati e, per sentirci parte della società in cui viviamo, siamo disposti a fare tanti sacrifici.

Compreso quello di rinunciare alla nostra intima verità.

Nel tentativo di guadagnare l’approvazione delle persone che abbiamo intorno ci impegniamo a essere migliori, nascondendo gli aspetti della personalità che ci fanno sentire sbagliati, brutti, riprovevoli e poco amati.

Ma le parti censurate non possono essere eliminate dal mondo interiore e, nonostante l’opposizione agita con la volontà, continuano a farsi sentire in modi criptati, provocando non poche sofferenze.

Sono loro le vere responsabili di tante disgrazie e di tante incomprensioni.

Tuttavia riconoscerle ci fa paura perché scatena l’angoscia di essere giudicati inadatti alla vita comune.

Ogni sé rinnegato porta in dono una risorsa preziosa e, come un diamante ancora grezzo, è in attesa di essere scoperto e valorizzato.

Infatti, proprio quel contributo apparentemente riprovevole si rivela spesso indispensabile per realizzare il disegno della nostra vita.

Accogliere nella psiche le parti giudicate negative e pericolose non è facile.

Per farlo è necessario tenere a bada le proteste di quei sé che invece ci vorrebbero sempre perfetti, splendenti e irreprensibili.

Quando riusciamo a equilibrare la nostra perfezione con la nostra imperfezione raggiungiamo una integrità capace di restituire alla vita il suo significato e spalanchiamo le porte all’energia indispensabile per il benessere e la realizzazione personale e sociale.

L’esperienza della dimensione terrena è fatta di polarità contrapposte, necessarie per esplorare le infinite possibilità espressive della Totalità.

Riconoscerne gli opposti dentro noi stessi è un percorso di consapevolezza che dal caos della frammentarietà conduce progressivamente alla scoperta della nostra immensità.

Schierarsi spinge a nascondere una parte della verità e, se da un lato ci fa sentire nel giusto, dall’altro impedisce l’accesso alla completezza e alla conoscenza della realtà più profonda.

Integrità non vuol dire permettersi di agire impunemente la malvagità, ma accettarne con umiltà l’esistenza nel mondo psichico, senza giudicarla e senza censurarla.

Da questa accoglienza possono prendere forma le scelte capaci di renderci migliori.

Non perché nascondiamo il male ma perché, avendolo riconosciuto e accolto in noi stessi, possiamo scegliere il bene.

Migliori, non vuol dire: intransigenti, giudicanti, inflessibili, intolleranti.

Significa essere capaci di esplorare anche ciò che non ci piace, per riconoscerlo e per comprenderne le potenzialità.

Combattere la malvagità non serve a creare la pace.

Ogni guerra provoca violenza, ingiustizia e dolore.

È necessario riconoscere il valore di ogni cosa, senza agirne la crudeltà.

E questo è possibile quando ci apriamo all’accoglienza di tutto ciò che è.

Il buio e la luce sono facce della stessa medaglia.

Non può esserci l’una senza l’altra.

Il tentativo di eliminare uno dei poli conduce inevitabilmente alla crescita di entrambi.

È il linguaggio dei paradossi di cui è fatta la Totalità.

Solo chi è capace di aprirsi all’immensità fino ad accogliere dentro di sé la radice di ogni dolore può guardare negli occhi la propria Anima e accedere alla ricchezza di cui è fatta la vita.

Carla Sale Musio

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Giu 04 2017

CAMBIARE IL MONDO PARTENDO DA SE STESSI


“Il mondo l’ho fatto io e l’ho fatto male… solo che adesso non so come cambiarlo.”

Sembra un delirio di onnipotenza, eppure questa frase contiene una profonda verità.

Siamo convinti che la realtà esterna sia indipendente dalla nostra volontà ma, osservando con attenzione, scopriamo che le cose non stanno esattamente così.

L’inconscio interagisce continuamente con lo scorrere degli eventi.

Tra il mondo esterno e il mondo interno esiste una relazione costante, che modella la vita fino a renderla congrua con ciò che intimamente riteniamo vero.

Nasciamo con la fontanella aperta e la predisposizione ad accogliere quello che ci circonda facendolo diventare parte di noi, e apprendiamo da bambini a disegnare le forme con cui costruiremo la realtà.

Durante l’infanzia dobbiamo imparare a decifrare ciò che abbiamo intorno e incasellare le esperienze nei modi condivisi dalle persone che per noi sono importanti.

Utilizzare un codice comune permette di sentirsi parte del gruppo, membri a tutti gli effetti della famiglia di appartenenza.

È un processo fisiologico e psicologico insieme.

Nel periodo della crescita il cervello si abitua a riconoscere determinate gestalt, strutturando le abitudini necessarie a muoversi con sicurezza nell’ambiente.

La realtà, quella che comunemente riteniamo indipendente dalla nostra volontà e creata da Dio o dal Big Bang, nasce dentro di noi.

Ogni evento è un evento interiore.

Prende forma intimamente e possiamo riconoscerlo all’esterno grazie al gioco di specchi della proiezione e della rimozione.

Ecco perché “il mondo l’ho fatto io” e se non mi piace dovrò imparare a cambiarlo.

Tuttavia, per incidere sulla realtà sarà necessario modificare le gestalt con cui interpreto la vita e strutturare diversamente gli equilibri tra le innumerevoli parti che compongono il mio assetto interiore.

È un lavoro intimo e profondo fatto di pazienza, di ascolto e di continue rivelazioni.

Per riuscire è indispensabile scoprire in che modo ciò che succede nell’inconscio preforma gli avvenimenti.

Tutti gli avvenimenti.

Anche quelli che sembrano indipendenti dalle mie scelte.

Poiché:

Il Simile Attira Il Simile”

e

Come Dentro Così Fuori”

ciò che avviene nella vita interiore si manifesta in ciò che succede… nel tentativo infallibile di aiutarmi a crescere.

m

DENTRO & FUORI

m

Angelo fa lo psicoterapeuta in una comunità.

Il suo è un lavoro di responsabilità che richiede passione e dedizione.

Per questo ogni anno fatica a prendere le ferie che gli spettano.

Nel timore di interrompere i ritmi del cambiamento finisce con l’assentarsi soltanto pochi giorni a Pasqua e a Natale, in modo che la sua mancanza non incida sul percorso di crescita di chi si è affidato a lui con fiducia e impegno.

Senza rendersene conto il terapeuta stritola il proprio bisogno d’amore e di piacere sotto una valanga di doveri.

Segregata nell’inconscio, però, una parte giocosa e rilassata desidera ardentemente le vacanze, e si sente morire sotto il peso delle innumerevoli incombenze quotidiane.

Angelo non vorrebbe far male nemmeno a una mosca, ma la crudeltà con cui ignora la sua spensieratezza riflette nel mondo la prepotenza.

I soprusi contro chi non può difendersi lo indignano profondamente.

Eppure…

Finché continuerà a sfruttare senza scrupoli le proprie parti infantili per favorire il suo senso del dovere, coltiverà la violenza dentro di sé e contribuirà, senza saperlo, a tener viva la prepotenza.

* * *

Simonetta ama gli animali e combatte ogni giorno per sostenere i loro diritti in una società che, invece, li considera soltanto oggetti utili per soddisfare i piaceri dell’uomo.

Simonetta è sempre pronta a farsi in quattro e la sua disponibilità la spinge a sacrificarsi per le persone che ama.

Così facendo trascura il proprio bisogno di ricevere attenzioni, confinando se stessa in coda alle sue priorità.

A prima vista può sembrare altruista e generosa ma, a ben guardare, agisce contro di sé la stessa indifferenza che combatte nel mondo e, mentre sostiene i diritti dei più deboli, maltratta le proprie parti istintuali, affermando inconsciamente la legittimità dello sfruttamento.

* * *

Matteo non vuole essere presuntuoso e cerca in tutti i modi di non far pesare la sua cultura e le sue competenze, anche quando sarebbe necessario permettere agli altri di riconoscerne il valore.

Ama essere umile e alla mano ma questo lo rende avaro con se stesso e si riflette in una cronica mancanza di denaro.

Impropriamente Matteo combatte la scarsità fuori di sé.

La povertà che lo affligge non dipende da una penuria di opportunità lavorative ma dagli apprezzamenti che nega a se stesso, sostenendo nell’inconscio l’imprescindibilità della miseria.

Carla Sale Musio

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