Tag Archive 'magia'

Feb 24 2021

VOLDEMORT: il mostro che ognuno ha dentro (e rinnega)

Nella saga di Harry Potter, Lord Voldemort è il mago oscuro capace di compiere qualsiasi atrocità pur di accrescere il proprio potere ed esaltare se stesso.

Tutto teso al raggiungimento di una gloria disumana, fondata sul terrore e sulla sottomissione dei suoi seguaci, vive ingannando gli altri e tradendo con freddezza chi lo segue.

La malvagità e il narcisismo fanno di lui un temibile antagonista di Harry: il mago giovane, buono e leale che rischia la vita in continuazione per salvare gli amici.

A una prima lettura potrebbe sembrare che queste due figure non abbiano niente in comune e rappresentino soltanto la contrapposizione tra il bene e il male.

Tuttavia, ad uno sguardo attento non sfuggono gli indizi che occhieggiano tra le pagine del libro, lasciando evincere un’unione profonda tra i due personaggi:

  • si comincia dalle similitudini vissute durante l’infanzia,

  • per continuare con la scelta della bacchetta magica fatta della medesima sostanza,

  • e finire con lo scontro all’ultimo sangue in cui Harry, nonostante il vantaggio ottenuto, non riesce ad uccidere Voldemort (o non può).

L’autrice semina qua e là allusioni velate ad una medesima storia di vita che segue binari differenti in seguito alle scelte compiute da entrambi.

Scelte diverse corrispondenti a caratteri diversi.

E proprio l’ultima scena mostra un’ennesima volta all’identità nascosta tra i due personaggi, segnalando tra le righe una condivisione animica così pregnante che uccidendo Voldemort Harry (forse) finirebbe per uccidere anche se stesso.

Come ho sostenuto più volte, la saga di Harry Potter racconta il difficile cammino del mago: un percorso pieno di insidie in cui ognuno deve riconoscere la propria verità senza lasciarsi distrarre dalle apparenze della vita.

In questa chiave, il rapporto tra Harry e Voldemort segnala l’impossibilità a liberarsi dal male se prima non se ne riconoscono le radici dentro alla propria anima.

Come un alter ego perverso e crudele, Voldemort indica a Harry (e al lettore) tutto ciò che quest’ultimo non ha scelto (tanto più quanto ne sente la presenza nelle viscere).

“Non voglio andare a Serpe Verde…” implora Harry durante la cerimonia di assegnazione alle case di Hogwarts (presentendo inconsciamente la propria idoneità anche alla casa dei cattivi).

Vorremmo essere migliori e ci impegniamo con tutte le nostre forze a coltivare il bene ma, proprio questo sforzo costante, sostiene un’idealizzazione che ignora la malvagità aumentandone il potere occulto.

Il bene, infatti, è tale solo quando si distingue dal male e più cerchiamo di renderlo immacolato dentro di noi più, involontariamente, rendiamo brillante anche il male.

Che fare quindi per uscire da questa polarità conflittuale?

L’unica soluzione è accogliere anche il male in se stessi, senza censurarlo o demonizzarlo, imparando a conoscerne il limite e la pericolosità in modo da poterlo gestire senza danni.

Bontà e crudeltà sono entrambe scelte possibili, biforcazioni che la vita ci propone costantemente.

La violenza e il potere rappresentano vie che a volte ci piacerebbe percorrere ma, proprio per questo, ci costringono a scegliere.. facendo crescere la nostra responsabilità.

Il male, infatti, è quella imperfezione che sporca l’idealizzazione immacolata di noi stessi, riportandoci continuamente all’interno del nostro percorso evolutivo.

Senza soluzione di continuità.

La somiglianza tra Voldemort ed Harry sottolinea le scelte buone di Harry e racconta ai lettori le conseguenze della malvagità.

Nella realtà della vita quotidiana, ognuno di noi sarà chiamato a misurarsi con entrambe le possibilità e si troverà davanti alla necessità di integrare il proprio male interiore.

Senza agirlo e senza negarlo.

Osservandone con lucidità (e umiltà) l’esistenza dentro di sé.

La magia è quella straordinaria capacità di compiere i miracoli nella vita di tutti i giorni.

E il più grande miracolo che si possa attuare è osservare i propri demoni con sincerità.

Perché solo da questa comprensione può prendere forma un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Feb 11 2021

MENTE E MAGIA

Ragionare sulle cose è sicuramente un segno di intelligenza.

Tuttavia non sempre la ragione si rivela uno strumento efficace nell’affrontare la vita.

Nonostante la logica sia indispensabile per muoversi nel mondo, quando non è sostenuta dai sentimenti l’intelligenza svanisce.

I computer possiedono capacità matematiche così ampie da superare di gran lunga le possibilità intellettuali umane.

Tuttavia, l’intelligenza artificiale appartiene ancora alla fantascienza.

Proprio perché l’intelligenza è tale solo quando comprende un ascolto del mondo interiore.

Se il pensiero non include anche la comprensione emotiva la sua efficacia si vanifica e, nonostante le capacità di memorizzazione e di calcolo, non si può più parlare di intelligenza.

La mente è uno strumento indispensabile per muoversi nel mondo ma non è sufficiente per muoversi nella vita.

L’esistenza è fatta da mente e cuore insieme.

E quando il cuore non è considerato nella lettura della realtà, la comprensione inevitabilmente è carente e l’abilità personale limitata.

Per essere efficaci mente e cuore devono sostenersi vicendevolmente, colmando le carenze l’uno dell’altro.

Ecco perché la mente da sola non è intelligente.

E un suo uso esclusivo scivola inevitabilmente nella patologia, rendendoci ossessivi, freddi e controllanti.

Un grosso limite della ragione è il suo eccessivo bisogno di controllo.

La logica pretende di affrontare la vita pianificandola e gestendola metodicamente.

Ma questo è utile solo parzialmente.

“La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti” diceva John Lennon.

E per vivere con pienezza occorre aprirsi a una comprensione intima, capace di illuminare quel disegno unico e speciale che siamo venuti a compiere nel mondo.

Il senso di ogni avvenimento, infatti, è racchiuso nell’insegnamento che porta con sé.

E il suo valore si comprende appieno affidandosi a una comprensione interiore, fatta di umiltà e di fiducia nella profondità dell’esistenza.

Una percezione magica e imprendibile solo con la ragione.

Il bisogno di tenere la vita sotto controllo è una pretesa tipicamente babbana e facilmente sfocia nella patologia, trasformandosi in ossessioni, rituali e stereotipie che tengono in scacco la mente annullandone le potenzialità.

I maghi sentono profondamente dentro di sé il valore di ciò che non si vede e imparano a fidarsi di una conoscenza interiore: sensitiva, intuitiva e creativa.

Creare significa… far nascere qualcosa dal nulla.

La creatività non è logica.

È immediata, potente e bellissima… come la magia!

Muoversi nella vita ascoltando la voce del cuore permette ai miracoli di prendere forma e regala il misterioso potere della magia.

Quella capacità di affidarsi alla vita riconoscendone il profondo valore.

Senza volerla possedere.

Senza farsene un vanto.

E senza volerla imbrigliare dentro le gabbie della ragione.

Sapendo che l’amore è l’unica cosa capace di sopravvivere alla morte.

Carla Sale Musio

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Gen 23 2021

ANIMALI MAGICI

La magia è quella meravigliosa capacità di compiere i miracoli nella vita di tutti i giorni.

Le sue chiavi di accesso si nascondono nel mondo interiore e per trovarle e imparare a muoversi nelle realtà magiche è necessario un ascolto di sé costante e aperto.

Un compito non semplice e, a volte, irto di insidie.

Le seduzioni del potere e la ricerca di approvazione da parte degli altri sono sempre in agguato e tante persone preferiscono rinunciare alla sensibilità e alla creatività per vivere una più rassicurante esistenza babbana, abiurando la comprensione dei vissuti intimi e le forze che ne derivano.

Chi sceglie di essere un mago possiede un’anima avventurosa, capace di percorrere i mondi interiori senza paura, affrontando con coraggio i mostri che vi si incontrano.

In questo viaggio, spesso emotivamente pericoloso, riceviamo l’aiuto di un animale magico: un alleato di specie diversa venuto a ricordarci come si vive quando ci si affida totalmente alla vita.

Gli animali sono in grado di compiere molte magie, alcune visibili e altre meno.

Tra quelle più evidenti ricordiamo la loro capacità di:

  • fiutare il pericolo,

  • sentire i cambiamenti climatici,

  • sapersi mimetizzarsi fino a sparire,

  • ritrovare la propria casa,

  • migrare per chilometri senza perdersi,

  • muoversi contemporaneamente e ordinatamente in stormi o branchi,

  • comprendersi senza proferire parola.

Gli animali fanno tutto questo seguendo il proprio istinto, quella voce interiore che sussurra in silenzio e conosce le risposte a tutte le domande.

Per orientarsi nella quotidianità le altre specie non utilizzano la tecnologia, ma attingono alle risorse interiori che la natura ha messo a disposizione di chi è in grado di affidarsi.

Imparare ad affidarsi è il compito più difficile per ogni mago.

Ma affidarsi a cosa?

Affidarsi alla propria percezione, alla sensitività, al sesto senso, all’ascolto intimo e profondo di sé, a qualcosa di più grande e potente dell’ego, a una conoscenza che travalica i limiti ristretti della mente.

Permettere a quella silenziosa voce interiore di guidare i nostri passi è la chiave che tutti gli animali conoscono (e i babbani hanno perduto irrimediabilmente): il compito che ogni mago deve affrontare.

Affidarsi significa mantenere viva la consapevolezza che esiste un potere creativo più grande della mente razionale e capace di dare forma a cose altrimenti impensabili.

La fiducia in questa risorsa apre le porte a un ascolto intimo, umile e attento, e guida le scelte necessarie al compimento della magia.

Nel viaggio alla scoperta di sé, i maghi devono affrontare le proprie paure, prima fra tutte l’identificazione delle parti poco edificanti della psiche, quella pericolosa malvagità che i babbani combattono all’esterno e i maghi curanoaccogliendone con umiltà l’esistenza in se stessi, senza cercare immediatamente di cambiarla.

Riconoscere il male dentro di sé, evitando di combatterlo o di volerlo trasformare subito, permette lo sviluppo del bene ma comporta la perdita della propria immagine idealizzata e la totale responsabilità di ciò che DAVVERO si è.

I maghi non delegano a nessuno la presa in carico della propria vita e delle proprie scelte.

La responsabilità è la chiave della magia e la perdita del narcisismo (quella patologica superiorità che spinge a sentirsi migliori di tutti).

Da questa consapevolezza nasce il rispetto per gli animali e la possibilità di imparare da loro ricevendone in cambio l’aiuto.

La fiducia nel potere della magia accomuna i maghi e gli animali.

E regala la facoltà di compiere i miracoli nella quotidianità.

Non per soddisfare un patologico narcisismo antropocentrico, ma perché si è compreso il valore della natura.

E questa è MAGIA.

La più potente che esista.

Carla Sale Musio

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Gen 09 2021

MAGIA PRATICA: imparare a gestire il peso della crudeltà

La crudeltà riguarda tutti, perché tutti (prima o poi) abbiamo a che fare con le parti poco nobili di noi stessi.

Mi riferisco ai desideri di vendetta, alla rabbia inespressa, alla voglia di punire chi ha commesso dei reati ingiustificabili… e a tutto ciò che agita la psiche davanti a quelle che consideriamo ingiustizie.

Le ingiustizie ci autorizzano alla ribellione, aprendo la porta a pensieri poco edificanti (anche se utili a ritrovare l’equilibrio nel mondo interno).

Ogni volta che accade qualcosa di sbagliato e perciò ingiusto, da qualche parte dentro di noi prende forma la rivolta.

Si tratta di un bisogno auto affermativo e legato alla necessità di esprimere la propria indignazione.

Tuttavia, queste reazioni emotive ci spingono a schierarci dalla parte dei buoni per condannare i cattivi e prenderne così le distanze.

Per fortuna, quasi mai agiamo realmente le nostre fantasie spietate, solitamente ce le permettiamo soltanto nel segreto dei pensieri.

Ci servono per ripristinare nel mondo intimo le giuste proporzioni delle cose.

Così, ad esempio: se qualcuno mi ruba la macchina, può farsi largo dentro di me un’immagine in cui il ladro viene derubato a sua volta, o peggio ancora, subisce un incidente mortale!

Cose a cui non vorrei assistere nella realtà, ma utili a calmare l’umiliazione e il dolore per il sopruso subito.

Sono reazioni spontanee, legate al bisogno di affermare interiormente il nostro valore quando non è possibile farlo nella concretezza dei fatti.

Tuttavia, se da una parte sostengono la giustizia dall’altra coltivano la vendetta, creando una frattura nella psiche.

L’identità, infatti, si scinde in due aspetti antitetici: da una parte la moralità e l’etica e dall’altra la condanna, la punizione e la ritorsione violenta.

In questo modo si crea una contrapposizione nel mondo interno che vede le parti buone salire alla ribalta della coscienza e le parti spietate oscurate (benché tollerate) in modo da non intaccare l’immagine idealizzata di noi stessi.

Le immagini vendicative, infatti, passano veloci nella mente e vengono rapidamente censurate per permetterci di mantenere una visione coerente della nostra moralità (in questo modo idealizzata e perciò ignara della coesistenza del bene e del male dentro di noi).

Ma tutto ciò che viene rinnegato e nascosto nell’inconscio conserva la propria energia, agendo indisturbato sotto la soglia della consapevolezza e spingendoci a condannare all’esterno le stesse cose che non ci permettiamo di guardare all’interno.

Questo meccanismo genera tante contrapposizioni e tanta sofferenza nella vita di tutti i giorni.

Infatti, il desiderio di essere migliori ci spinge a nascondere la nostra crudeltà (anche a noi stessi) rendendoci insicuri, sempre a rischio di essere scoperti e subire la stessa condanna che abbiamo inflitto (o abbiamo desiderato infliggere) agli altri.

Ecco perché le immagini vendicative che ogni tanto animano la vita intima non dovrebbero mai essere censurate ma esplorate.

Ciò che giudichiamo negativo dentro di noi non va eliminato.

Va visto.

Appartiene alla molteplicità di noi stessi e dà voce alla nostra verità, fatta di bene e male insieme.

La crudeltà esiste in ciascuno di noi e di solito si manifesta in modi del tutto inconsci.

Ignorarla significa lasciar crescere la sua forza senza poterla controllare.

Osservarla, accettandone la presenza, vuol dire riconoscerne l’esistenza e gestirne l’impatto, sia nel mondo interno che nel mondo esterno.

Sono vissuti difficili da cambiare, nascono da un moto spontaneo di ribellione e rivalsa, esprimono un egoismo naturale e danno forma alla comprensione di noi stessi.

Accoglierli nella coscienza (accettandone l’esistenza con umiltà, senza agirli, senza giudicarli e senza volerli subito trasformare) presuppone la capacità di accettare i limiti della nostra bontà.

Ed è l’unico modo per evolverli.

Non perché siamo spinti dal desiderio di essere migliori di ciò che invece siamo realmente, ma perché la conoscenza illumina il buio, modificando le prospettive nel tempo e di conseguenza anche la forma di ciò che osserviamo.

Accollarsi il peso della crudeltà è l’unica via per costruire la pace, dapprima dentro noi stessi e poi nel mondo.

Accettare i propri limiti (quella bruttezza interiore che tanto ci fa vergognare) permette di evolvere naturalmente le cose che non ci piacciono.

La verità è in sé una potente trasformazione.

Al contrario, la pretesa di cambiare attiva i meccanismi della rimozione e della proiezione, impedendo ogni metamorfosi.

Il mago è capace di accollarsi il peso del mondo interiore e proprio esplorandolo e riconoscendolo impara a usare la magia: quella misteriosa capacità di compiere i miracoli grazie al potere della verità.

Carla Sale Musio

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Dic 26 2020

COME FARE I MIRACOLI CON ONESTÀ

Guardare la propria crudeltà senza nasconderla è un compito difficile da affrontare, il bivio in cui si biforca l’esistenza di maghi e babbani.

I babbani, infatti, proiettano costantemente l’oscurità interiore su chi ne porta le stimmate nel mondo esterno.

I maghi, al contrario, osservano la vita intima senza sfuggirla, affrontando un processo di conoscenza di sé: coraggioso e umile, potente e terribile, angosciante e ricco di magia… tutto insieme.

Sfidare l’immagine idealizzata di noi stessi fino ad accogliere i mostri interiori è un passo indispensabile per entrare nei mondi magici, la chiave capace di aprire le porte dell’inconscio, il segreto in grado di svelare la Totalità dell’esistenza.

In questa nostra dimensione materiale, infatti, l’Infinito si frammenta in coppie di opposti.

E schierarsi da una parte o dall’altra delle polarità costituisce un richiamo irresistibile.

Per tutti.

Cerchiamo di coltivare il bene e di evitare il male, vogliamo essere buoni e condanniamo i cattivi, ci sforziamo di essere giusti e nascondiamo i nostri sbagli

Tuttavia, scegliere e giudicare conducono nel vicolo cieco della finzione.

E nel tentativo di raggiungere la meta impossibile della perfezione perdiamo di vista l’integrità fatta di bene e male, giusto e sbagliato, buono e cattivo insieme.

Aprirsi a ciò che non piace è un percorso difficile.

Il baratro dell’emarginazione sociale, infatti, è la paura che terrorizza tutti, annientando il desiderio di conoscenza e spingendoci a nascondere la verità dietro una maschera (adatta alle circostanze ma priva di onestà).

Vogliamo essere benvoluti e stimati.

E per raggiungere questi obiettivi siamo disposti a negare la verità.

Anche a noi stessi.

In questo modo l’onestà diventa la prova più difficile da superare, lo spartiacque in grado di decretare il potere di una persona, la differenza tra maghi e babbani.

Nel mondo interiore, infatti, il potere appartiene a chi non si nasconde sotto i travestimenti “necessari” a sentirsi amati.

Saper guardare dentro di sé con onestà è un’impresa ardua.

E in tanti preferiscono combattere all’esterno ciò che richiama una vita intima giudicata sbagliata.

Ma in verità: nulla di ciò che esiste è realmente sbagliato.

Ogni cosa segnala l’appartenenza a una Totalità priva di giudizio per definizione.

Interiormente, infatti, il bene e il male compongono un insieme infinito di sfumature e possibilità.

Sfumature e possibilità tra cui possiamo scegliere (quelle da manifestare nei gesti e nelle azioni) solo quando abbiamo presente l’intera tavolozza dei colori.

Separare il bene nascondendo il male non è una scelta reale ma un espediente per sfuggire l’ascolto della complessità che caratterizza le dimensioni interiori.

La magia nasce dalla capacità di accogliere la vita intima senza censure.

Dall’ascolto della propria Totalità (fatta di luce e di buio) prende forma e la comprensione delle dimensioni invisibili.

La responsabilità del male appartiene a tutti: maghi e babbani.

Ma la scelta tra le polarità riguarda le azioni esteriori.

E non l’ascolto del mondo intimo.

Il mago è colui che ha saputo accogliere l’oscurità dentro di sé fino a trasformarla.

Non perché la discrimina.

Ma perché si apre alla verità.

Lasciandosene attraversare senza agirla.

Senza giudicarla.

Senza appartenerle.

Con sincerità.

La magia è la conseguenza di un ascolto che oltrepassa il giudizio, l’azione e il rifiuto.

L’unico miracolo possibile.

Nel mondo interiore.

E nella realtà.

Carla Sale Musio

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Dic 14 2020

MAGIA E TRASFORMAZIONE INTERIORE: la via del mago

Nel tentativo di migliorarci finiamo per nascondere tutto ciò che non ci piace, dimenticandolo in un angolo dell’inconscio.

Così facendo, però, concentriamo l’attenzione su quello che vogliamo ottenere perdendo di vista l’essenza del cambiamento.

Cambiare, infatti, riguarda i vissuti che si agitano dentro di noi e non il raggiungimento di qualcosa posto all’esterno.

Perciò, se vogliamo essere più buoni è importante evolvere le nostre parti cattive, anziché sforzarci di somigliare a un ideale di bontà.

La bontà è la conseguenza di un ascolto interiore fatto di accettazione e comprensione per se stessi.

E non un obiettivo da raggiungere con l’emulazione.

Ricalcare un modello di perfezione ci costringe a indossare costantemente una maschera, condannandoci a una cronica mancanza di amore.

Quando indossiamo una maschera infatti, a essere amato è soltanto il travestimento.

Eppure…

La nostra verità ci fa paura.

E troppo spesso preferiamo ignorarla, creando tante sofferenze in noi stessi e nel mondo.

Quello che sfuggiamo dentro di noi, infatti, si fa manifesta fuori di noi portandoci a combatterlo negli altri per differenziarcene.

Nascono così tante discriminazioni e tante guerre.

Il desiderio di raggiungere una perfezione impossibile induce la psiche a nascondere nell’inconscio le parti considerate negative, proiettandole su chi all’esterno ne impersona la verità.

Questo meccanismo di difesa nasconde abilmente le radici del male, portandoci ad allevare un nemico interno di cui non riconosciamo più l’esistenza.

E genera tanto dolore nel mondo (interiore ed esteriore).

Le parti rinegate, infatti, tirano i fili delle nostre emozioni, producendo quel senso di rabbiosa impotenza che accompagna tante battaglie.

Per uscire da questa trappola è necessario aprirsi con onestà alle realtà interiori (fatte della totalità di bene e male insieme).

Per migliorarsi è necessario accettare l’imperfezione senza sforzarsi di cambiarla… fino ad evolverla.

È un paradosso.

Lo so.

Ma l’amore vive di paradossi.

E la psiche usa spesso i codici dell’amore.

Amare se stessi vuol dire riconoscere dentro di sé anche ciò che non amiamo e accoglierne la verità senza nasconderla.

Questo non significa agirla ma comprenderla e ascoltarne le ragioni come farebbe una mamma con il proprio bambino.

Solo così l’evoluzione diventa possibile.

Non quando ci sforziamo disperatamente di cambiare ma quando accogliamo la realtà interiore e accettiamo i nostri limiti.

La verità porta con sé il cambiamento.

Ma questo succede solo quando l’obiettivo è la conoscenza intima.

E non la trasformazione.

La trasformazione, infatti, è una conseguenza della conoscenza.

Non il fine.

Il mago è colui che si apre al potere dell’invisibile (il mondo interno) con umiltà, incontrando i propri limiti senza nasconderli e senza volerli cambiare… fino ad evolverli.

Questa è l’unica vera magia.

Il passo che conduce a compiere i miracoli.

Carla Sale Musio

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Dic 01 2020

ONNIPOTENZA E MAGIA NERA: il terribile problema del male

I bambini arrivano da una dimensione senza spazio né tempo, fatta di totalità e completezza.

Atterranno nella vita portando con sé la percezione dell’Infinito e… diventando adulti imparano a muoversi nella fisicità.

Ecco perché nel rapporto con loro abbiamo tanto da imparare.

E da insegnare.

I codici interiori dei più piccini ci ricordano un mondo che abbiamo dimenticato per adattarci a vivere in questa nostra dimensione fatta di polarità e contrapposizioni.

Accompagnandoli nella crescita abbiamo il compito di aiutarli a comprendere le limitazioni che appartengono alla materialità.

Nel mondo della Totalità da cui provengono, tutto e niente sono la stessa cosa, destra, sinistra, sopra e sotto indicano un’unica direzione e dappertutto e in nessun luogo si equivalgono.

Per muoversi in quella realtà priva di confini occorre aprirsi all’interiorità.

Infatti, è grazie alle sensazioni interiori che possiamo spostarci nell’Infinito e incontrare le situazioni… restando fermi.

Situazioni che… sono sempre Tutto e Niente contemporaneamente.

Come si può dedurre da questa rapida descrizione, il linguaggio fatica ad esprimere le verità che appartengono al Tutto.

Le parole sono adatte a uno svolgimento lineare e non totale, esprimono il prima e dopo, il qui e laggiù che caratterizzano lo spazio e il tempo della realtà fisica.

Nella Totalità (da cui proveniamo) valgono leggi diverse da quelle della linearità, e i paradossi acquistano una validità… difficile da comprendere con la ragione.

I bambini portano con sé le verità di quei mondi (per noi adulti ormai lontani) e le applicano ingenuamente, sollecitando la nostra tenerezza insieme al bisogno di aiutarli a cimentarsi con le leggi della fisicità.

Per i piccoli l’onnipotenza è ancora una verità viva e vitale.

Nel mondo dell’Infinito, infatti, tutto e subito sono certezze assolute e ogni desiderio si realizza immediatamente perché esiste (senza identità) nella pienezza della Totalità.

Nella dimensione fisica, invece, dobbiamo imparare a muoverci dentro un’identità (circoscritta) e confrontarci con tante altre identità (altrettanto circoscritte).

Nella realtà materiale l’onnipotenza si infrange contro il bisogno di confronto.

E lo scambio diventa possibile in seguito al riconoscimento dei propri limiti e alla scoperta della condivisione e della reciprocità.

Ma le tracce di quella dimensione infinita permangono ancora a lungo nella psiche e, dopo la nascita, la maestria del vivere consiste nell’ottemperare la sapienza dell’Infinito con le esigenze della frammentazione che caratterizza l’esperienza terrena.

La magia è la capacità di muoversi agilmente sia nella realtà interiore che nella concretezza, senza confondere i codici dell’una con quelli dell’altra.

Il mago deve imparare a riconoscere le leggi della fisicità e a trascenderle per incontrare le dimensioni prive di tempo e di spazio.

In questo percorso, l’onnipotenza (che appartiene naturalmente all’Infinito e alla mancanza di identità) sollecita il bisogno di “accelerare i tempi” offrendo soluzioni (apparentemente) facili al desiderio di raggiungere subito i propri obiettivi.

Occorre ricordare, però, che è impossibile vivere pienamente la Totalità dentro un’identità, perché ciò che è fuori dalle coordinate dello spazio e del tempo non può circoscriversi o limitarsi.

Così, l’onnipotenza (che appartiene alla dimensione infinita) si deforma nella fisicità, trasformandosi in malvagità quando la si inserisce in contesti concreti e perciò impossibilitati a contenerla.

La magia nera è la conseguenza di un pensiero imbevuto di Totalità ma costretto dentro una dualità che non lo rispecchia perché fatta di separazione e scoperta reciproca.

La crudeltà (conseguente a questo sbaglio) confonde la parte con il Tutto e sollecita un narcisismo patologico, dando vita a tante sofferenze nella psiche come nella realtà.

Ecco perché, vivendo nel mondo delle polarità, è indispensabile riconoscere le dimensioni interiori e imparare a distinguere le leggi diverse che regolano l’esperienza fisica e la vita psichica.

I paradossi appartengono al mondo interiore.

Nella linearità della dimensione terrena: l’incontro aumenta il potere e la divisione lo diminuisce.

L’onnipotenza annienta la conoscenza reciproca dento un delirio di potere assoluto, innaturale (e perciò malato) all’interno della materialità.

Chi vuole amplificare se stesso a discapito degli altri genera molto dolore e inevitabilmente provoca gravi conseguenze nella propria esperienza evolutiva.

I maghi devono imparare a distinguere le sollecitazioni del potere senza lasciarsene sedurre, mantenendo salda la bussola del cuore.

Solo l’amore, infatti, può attraversare tutte le dimensioni.

La frammentazione e il Tutto si conciliano accogliendo gli insegnamenti del cuore.

L’unica magia in grado di compiere miracoli.

Carla Sale Musio

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Nov 17 2020

ACCOGLIERE LA MAGIA NERA DENTRO DI SÉ: il difficile cammino del mago

Nel tentativo di migliorare ci sforziamo di assomigliare a un’immagine ideale di noi stessi perdendo di vista tutto ciò che non vi si conforma.

Ma in un angolo dell’inconscio le nostre parti rinnegate continuano a lavorare segretamente, aspettando il momento opportuno per sovvertire l’ordine delle nostre priorità e agire finalmente indisturbate.

Come ho detto altre volte, il mondo interiore è popolato da polarità contrapposte (bene e male, buono o cattivo, giusto o sbagliato…) che dobbiamo imparare a riconoscere per vivere una vita appagante.

Come tanti bambini, questi aspetti psichici litigano fra di loro alternandosi in modo caotico nella gestione delle nostre attività finché non impariamo a gestirli.

Il bianco e il nero, infatti, dipendono dalla prospettiva da cui osserviamo le cose e, fuori dal giudizio che li acclama o li condanna, sono soltanto risorse utili in momenti diversi.

L’ascolto vigile dei vissuti interiori permette di scegliere con quale parte di sé affrontare gli eventi, evolvendo gli aspetti immaturi senza condannarli.

È in questo quadro che la magia nera occupa un posto di primo piano nell’esistenza dei maghi, costringendoli a scelte difficili e sofferte.

Il male, infatti, lusinga subdolamente la psiche proponendo le sue “buone” ragioni per imporsi sul bene.

Il conflitto tra bene e male precede le azioni, costringendoci a crescere e ad assumerci la responsabilità della nostra vita interiore.

Magia bianca e magia nera sono strade diverse che si intrecciano costantemente nel cammino evolutivo.

Entrambe sottendono l’integrità: quella rara capacità di vedere oltre le apparenze fino a svelare la pienezza del Tutto.

Fuori dal giudizio degli schieramenti, infatti, ogni cosa porta un dono prezioso e la maestria si rivela nel riconoscerne il valore senza abusarne e senza nuocere a nessuno.

In dosi omeopatiche:

  • la prepotenza può diventare sicurezza,

  • l’arroganza può diventare determinazione,

  • la sopraffazione può diventare affermazione.

Ogni aspetto di noi, usato con parsimonia e al momento opportuno, permette alla magia di scorrere nella vita.

Ma, irrigidirsi su posizioni stereotipate blocca il percorso evolutivo dentro una pericolosa stagnazione.

Magia nera e magia bianca costellano le sfide dell’esistenza mostrandoci le vie facili e le vie difficili, e rivelando le debolezze e la forza di ciascuno

Il cammino del mago è fatto di un continuo interrogarsi.

Senza dare mai nulla per scontato.

La magia, infatti, non è scontata per natura e la sua conoscenza presuppone una grande capacità introspettiva.

La soluzione ai conflitti che sottendono il cammino magico si nasconde in un’accettazione del mondo interiore capace di valorizzare anche le risorse apparentemente più pericolose.

L’egoismo, l’avidità, l’aggressività, la crudeltà… fano parte della vita e scinderli da sé significa amputare la propria totalità.

Perciò il mago deve imparare a non esserne posseduto e ad accettare la propria imperfezione senza agirla e senza pretendere di trasformarla.

Questa accoglienza partecipe e attenta paradossalmente spiana la strada al cambiamento.

(Il paradosso è un codice dell’amore e della magia)

I maghi sono capaci di guardare dentro di sé con onestà, evitando di discriminare i propri vissuti come di nuocere agli altri.

È in questo modo che i prodigi diventano possibili e prende forma un mondo migliore.

L’amore, infatti, non esclude il male ma lo accoglie, assegnandogli un posto nella Totalità ed evolvendolo nel tempo (come una mamma accompagna il bambino nella crescita, proteggendolo ed educandolo, fino a vederlo diventare un uomo).

In un percorso senza fine fatto di un continuo trasformare se stessi.

La magia è un modo di essere e di sorprendersi senza perdere la padronanza interiore.

Solo così l’infinito svela la propria immensità e i nostri occhi imbevuti di materialità imparano a distinguere il Nulla e il Tutto da cui prendono forma le cose, quell’inspiegabile vuoto che dà vita ai miracoli.

Carla Sale Musio

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Nov 05 2020

LA MAGIA NERA È LA PIÙ GRANDE PAURA DEI MAGHI

Quando ci si apre al potere della magia si scoprono possibilità normalmente precluse alla maggior parte delle persone.

Chi vive concentrato sulla concretezza, infatti, non può scorgere ciò che si agita nei mondi interiori.

Tuttavia, la dimensione invisibile riserva anche esperienze molto difficili che i maghi devono affrontare per poter usufruire in maniera efficace dei saperi magici.

Una di queste prove è la scelta tra magia bianca e magia nera.

Quando ci si avventura nelle realtà invisibili s’incontrano spesso forze uguali e contrarie in conflitto tra loro.

Chiamiamo magia bianca l’insieme dei percorsi mirati a fare emergere aspetti positivi, altruisti e volti al bene comune.

Mentre definiamo magia nera il desiderio egoistico che sottende la sopraffazione, la prepotenza e la crudeltà.

La scelta tra magia nera e magia bianca costringe il mago a schierarsi da una parte o dall’altra, abiurando alcuni aspetti della psiche in favore di un bene vantaggioso per tutti o di un potere egoistico.

Ma incarcerare una parte di sé è un atto di violenza (compiuto contro se stessi) e fa sì che nella guerra tra il bene e il male quest’ultimo inevitabilmente acquisisca potere.

Il male non può essere eliminato con un atto di forza ma solo con una progressiva evoluzione.

(La prepotenza e la brutalità, infatti, conducono chi le pratica dalla parte del male anche quando queste sono riservate a se stessi)

La sfida che ogni mago deve affrontare è l’accoglienza degli opposti e la gestione attenta delle parti buone e cattive che animano la vita intima, evitando la soluzione facile che accompagna gli schieramenti e riconoscendone l’impossibilità nello spazio interiore.

L’amore esiste in una realtà assoluta e totale della quale è necessario conoscere i codici per poterla attraversare con maestria.

Nella saga di Harry Potter il tema degli opposti è rappresentato dal legame misterioso e inestinguibile che lega Harry al suo antagonista Lord Voldemort.

Entrambi condividono:

  • la perdita dei genitori,

  • una spiccata insofferenza alle regole,

  • la comunicazione con gli animali e in particolare i serpenti,

  • un carisma naturale e coinvolgente,

  • la capacità di muoversi agilmente nei mondi invisibili.

Tuttavia, mentre Lord Voldemort ama il potere che deriva dal controllo e dal dominio Harry sceglie l’amicizia, la reciprocità e la condivisione.

E mentre Voldemort compra e tradisce i suoi stessi alleati, Harry è pronto a sacrificare se stesso nel tentativo di aiutare gli amici.

Come saggiamente ci ricorda Albus Silente:

“Sono le scelte che facciamo che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità.”

E le scelte che compiamo quotidianamente aprono o chiudono possibilità magiche.

Le scelte di Harry sono sempre rivolte al bene.

Un bene tanto più grande quanto maggiore è il male espresso da Voldemort.

Tuttavia, scegliere il bene senza scorgere in sé anche il male alimenta segretamente il suo opposto nel mondo esterno.

Perciò la polarizzazione di Harry occulta le parti oscure (che pure esistono nella vita interiore) potenziando il male e le forze del suo antagonista Lord Voldemort.

Come nel Tao, infatti, bene e male compongono una Totalità in cui l’uno nasce dall’altro incessantemente.

Riconoscere la loro coesistenza e il loro fluire permette di compiere scelte più consapevoli sviluppando la conoscenza del mondo interno: lo strumento più potente della magia.

Nelle dimensioni interiori Harry e Voldemort formano una totalità che, proprio come il Tao, ci ricorda costantemente il bene e il male che animano la psiche.

Così, ogni mago deve osservare in sé gli aspetti egoistici e gli aspetti altruistici e scegliere di momento in momento cosa è meglio fare (senza uccidere le proprie parti egoiche ma riconoscendole con umiltà fino ad evolverle) in un percorso di crescita potenzialmente infinito.

Questo cammino evolutivo permette di padroneggiare la magia ma è inviso a chi, temendo l’ombra dentro di sé, preferisce ignorarne l’esistenza.

(I babbani, forti dell’apparente concretezza nella quale hanno scelto di vivere, odiano e disprezzano la magia.)

Ecco quindi che le battaglie di Harry e la sua relazione con Voldemort punteggiano l’evoluzione interiore di ciascuno, indicandoci il percorso necessario a realizzare un mondo migliore.

Un mondo capace di rivolgere la giusta cura anche a ciò che non piace piuttosto che combatterlo nel mondo intimo facendolo crescere all’esterno.

Carla Sale Musio

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Ott 22 2020

I MAGHI VIVONO IN PIÙ DIMENSIONI

Essere maghi significa sapersi muovere su diverse dimensioni della coscienza contemporaneamente.

Infatti, ciò che i maghi conoscono (e i babbani ignorano) è la coesistenza della materialità con l’interiorità.

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Ma cosa intendiamo con materialità e interiorità?

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Chiamiamo materialità tutto ciò che è concreto, fisico, palpabile, misurabile, ripetibile, e, spesso, anche monetizzabile.

Sono interiori, invece, le emozioni e le percezioni che animano il mondo intimo (e non si possono riprodurre in laboratorio).

Una loro importante caratteristica è la soggettività.

I babbani ritengono inaffidabile la soggettività e preferiscono considerarla irreale.

I maghi, al contrario, la ritengono indispensabile per vivere una vita di qualità e ne esplorano costantemente le profondità e le possibilità.

Per loro la soggettività affianca l’oggettività e la completa.

Insieme rappresentano modi diversi di rapportarsi alla verità.

Essere maghi significa tenere costantemente presente una doppia verità: quella fisica e quella interiore.

Fisicità e interiorità:

  • sono entrambe reali e importanti;

  • possiedono codici e leggi diverse che le caratterizzano;

  • permettono di muoversi con maestria nella vita.

L’errore è confondere le verità dell’una con quelle dell’altra.

La magia è la capacità di usarle senza sovrapporle e senza censurarle.

Viviamo tutti in due dimensioni contemporaneamente:

  • la dimensione fisica, fatta di sopra e sotto, vicino e lontano, prima e dopo,

  • e la dimensione interiore, fatta di sensazioni, emozioni e percezioni soggettive.

Ognuna di queste dimensioni è imprescindibile per vivere l’esistenza con pienezza.

Creare una gerarchia fra di loro porta a impoverire la realizzazione e l’efficacia personale.

Il successo materiale, infatti, perde di significato quando non è accompagnato dalla soddisfazione intima che consegue all’espressione di sé e della propria unicità.

E i vissuti interiori diventano paralizzanti quando non trovano la possibilità di manifestarsi all’esterno per essere condivisi con gli altri.

L’ascolto e lo scambio delle realtà interiori permettono di decodificare più profondamente i significati degli eventi, restituendo all’esistenza la sua verità, fatta di soggettività e concretezza insieme.

Muoversi agilmente nelle dimensioni della coscienza apre le porte alla magia e libera la capacità di leggere oltre alle apparenze rivelando il valore delle cose.

Dall’abilità nell’attraversare le dimensioni interiori e materiali senza confonderle e senza perdersi e prende forma una conoscenza nuova in cui ogni evento trova il proprio posto e il proprio spazio perché appartiene alla Totalità.

Oltre le apparenti contrapposizioni che animano la nostra quotidianità esiste il Tutto, incomprensibile con la ragione ma vivo e reale nel cuore di ciascuno.

Carla Sale Musio

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