Tag Archive 'libri'

Giu 14 2021

MAGIA E DIVERSITÀ

Per la specie umana la magia è una diversità pericolosa.

E questo spiega perché chi ne è dotato spesso se ne vergogna e la nasconde.

A volte anche a se stesso.

Nella società dei consumi essere maghi non è considerato un pregio: bisogna ascoltare i dettami della pubblicità e comprare ciò che fa bene all’economia (dei pochi che governano i molti) senza porsi domande e, soprattutto, senza agire autonomamente per cambiare la realtà.

I maghi sentono forte il richiamo della magia e sanno che l’autonomia e la libertà sono due facce di una stessa medaglia: senza autonomia non si può essere liberi e senza libertà la vita diventa una prigione.

Questo stile di pensiero costituisce una diversità in contrasto con la docile ubbidienza indispensabile a gestire i consumatori.  

A differenza dei maghi i babbani sono orgogliosi di essere consumatori e amano il telegiornale, la razionalità priva di sentimento e il controllo (che deriva dalla certezza che non esista nulla la di fuori di una concreta materialità).

I maghi vivono in se stessi la forza di ciò che non si vede e (anche se a volte cercano di ignorarla) avvertono la presenza di qualcosa che trascende la ragione e dà forma all’esistenza.

Qualcosa che i puri chiamano amore e i duri deridono (per poter coltivare la prepotenza).

L’amore è la forma più alta della magia e ignorarne il potere significa rinunciare alla vita.

Chi nasce con la percezione del sapere che deriva dall’amore porta le stimmate della magia e incontra tante difficoltà quando vive in un mondo che preferisce credere nella competizione e nella legge del più forte come se queste fossero delle divinità.

Solo col tempo e con la crescita queste potenzialità interiori si dispiegano nella psiche liberando le forze necessarie a compiere i miracoli.

La via del mago è un percorso di conoscenza fatto di un continuo ascolto di sé e degli altri.

Un percorso che porta a scoprire la formula magica: Tutto è uno.

Tutto è uno è la sintesi di un sapere profondo e rivela il suo potere solo quando se ne è compreso il valore dentro sé stessi.

La ragione si ferma davanti a quel messaggio incomprensibile nello spazio ristretto della fisicità.

E il cuore si avventura da solo nell’ignoto: fragile come il cristallo, irriducibile  come la natura, potente nella sua misteriosa verità.

Carla Sale Musio

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Giu 02 2021

TERAPEUTI E PAZIENTI: il simile attira il simile

Ogni psicoterapeuta… ha i pazienti che si merita.

E ogni paziente… ha i terapeuti che si merita.

La legge di attrazione diventa evidente negli studi di psicoterapia.

Per una risonanza inconscia, infatti, a chiedere aiuto spesso sono proprio le persone che presentano gli stessi problemi del terapeuta a cui si rivolgono.

Quest’ultimo si trova così a svolgere contemporaneamente un doppio lavoro: su se stesso e su chi ha davanti.

Come ho detto tante volte, in questo mestiere l’abilità consiste nel calarsi nel mondo dell’altro fino a vedere le cose dal suo punto di vista.

L’aiuto diventa possibile solo quando il terapeuta può accogliere quelle problematiche dentro di sé, senza negarne l’impatto e senza venirne travolto.

La capacità di mettersi costantemente in discussione affianca l’aggiornamento e i titoli necessari a svolgere questa professione.

Professione in cui il terapeuta più bravo sarà quello capace di accogliere in se stesso il maggior numero di difficoltà.

I pazienti condividono la storia della propria vita e si sentono capiti quando chi li ascolta può accompagnarli in fondo al loro inferno, senza paura e senza giudicare.

Da questa condivisione prende forma l’alleanza terapeutica e la possibilità di svolgere un lavoro costruttivo.

L’accettazione nasce da una comunanza del sentire e dalla capacità di gestire una medesima esperienza esistenziale.

Esperienza esistenziale che nel caso del terapeuta deve prima essere stata risolta dentro di sé per permettere l’accompagnamento efficace di chi chiede aiuto.

Esiste un magnetismo che guida le scelte di ciascuno, portandoci al posto giusto nel momento giusto per aiutarci a crescere.

La scelta del terapeuta non sfugge a questo criterio.

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Il simile attira il simile

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E ogni terapeuta attira… proprio quelle persone che lui stesso ha bisogno di curare

Ecco perché i terapeuti devono periodicamente chiedere aiuto ad un altro collega per lavorare su di sé e sulle proprie difficoltà.

Difficoltà sollecitate costantemente dalla professione che hanno scelto.

La frase mistica:

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IO SONO TE E TU SEI ME

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diventa evidente quando si scende alla ricerca delle radici che sostengono i comportamenti.

Credo che tutti siamo attratti da ciò che riecheggia intimamente in noi stessi e scegliamo amici, letture, spettacoli, svaghi… in armonia con il nostro modo di essere.

L’inconscio guida le scelte molto più di quanto siamo disposti ad ammettere e ci conduce al posto giusto nel momento giusto secondo una logica evolutiva difficile da capire con la rigida scientificità della concretezza, ma evidente a chi guarda la vita con gli occhi dell’anima.

Il bisogno di crescere e di migliorarsi dà forma all’esperienza che siamo venuti a compiere in questa dimensione fisica e nella scelta della psicoterapia ci porta a individuare chi conduce la stessa battaglia e percorre lo stesso sentiero evolutivo.

Questo fa sì che ogni paziente si senta attratto proprio da un terapeuta e non da un altro.

E per lo stesso motivo, ogni terapeuta deve costantemente monitorare il proprio mondo interiore lavorando instancabilmente per riconoscere i suoi vissuti mentre ascolta e comprende quelli degli altri.

Solo così potrà aiutare chi gli chiede aiuto, facendo emergere le strade che permettono il cambiamento.

Carla Sale Musio

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Mag 08 2021

NESSUNO CI INSEGNA A USARE LA MAGIA…

La magia è una capacità naturale, conosciuta da tutte le specie animali ma ignorata dalla specie umana.

Dopo il medioevo, infatti, la ricerca scientifica si è concentrata sugli aspetti misurabili e concreti della realtà, ignorando (o addirittura negando) l’esistenza di ciò che non si vede.

Da quel momento in poi, ai nostri occhi il mondo interiore è diventato qualcosa di inutile e la percezione della magia si è persa in favore di una più controllabile materialità.

È così che ci siamo convinti di potere sostituire i poteri magici con la tecnologia.

Tuttavia la magia non è scomparsa e la sua esistenza occhieggia dietro innumerevoli coincidenze, miracoli, fenomeni paranormali e sincronicità… che costellano la vita di ogni persona.

I babbani ignorano volutamente la magia e si concentrano soltanto sulla concretezza, proclamando un mondo in cui il successo è esclusivamente economico e ogni cosa ha termine con la morte del corpo.

I maghi invece esplorano l’invisibile e sanno che il mondo interiore possiede un immenso potere.

Un potere che si estende ben al di là della perdita del corpo fisico.

(Per questo faticano a integrarsi nella società babbana e spesso chiedono aiuto agli psicologi. Ma questa è un’altra storia e ne parleremo un’altra volta.)

Tutti incontrano la magia nella propria vita.

Ma i babbani la deridono o la ignorano.

E i maghi ne sono attratti.

Questi ultimi percorrono la strada della conoscenza di sé fino a far emergere i poteri magici: intuizione, sensitività, telepatia, eccetera.

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Ma chi insegna loro a usare la magia?

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Ufficialmente nessuno ci insegna a usare la magia.

Eppure…

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Il maestro appare quando l’allievo è pronto

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Il desiderio di conoscere la magia conduce a incontrare le opportunità che permettono di esplorarla.

Può trattarsi di un’illuminazione, di un libro, di un corso, di un’esperienza o di una persona (umana o animale).

Improvvisamente la magia arriva.

E si rivela quando apriamo il cuore al suo insegnamento, incamminandoci lungo la via della conoscenza interiore.

Nel mondo intimo si nascondono tutte le verità e per utilizzare i poteri magici è necessario analizzare se stessi con sincerità e costanza.

Senza negare i mostri interiori e senza esaltare il proprio ego.

Tutto è uno è la regola d’oro che insegna la Totalità e addita lo strumento d’elezione per imparare a compiere i miracoli: io sono te e tu sei me.

Avventurarsi nel mondo della magia significa sovvertire la lettura babbana degli avvenimenti e imparare a parlare due lingue: quella della fisicità e degli opposti insieme a quella dell’infinito, evitando le trappole del narcisismo e coltivando la purezza dell’anima.

Carla Sale Musio

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Mag 01 2021

PERCHÉ SCEGLIERE DI FARE LO PSICOTERAPEUTA

La scelta di dedicare la vita ad aiutare gli altri è qualcosa che si sente dentro, una vocazione irresistibile a cui è impossibile sottrarsi.

Sono convinta che ognuno di noi venga al mondo per offrire il proprio dono all’esistenza.

E il dono di chi sceglie il mestiere della psicoterapia permette di immergersi totalmente nella scoperta di sé, degli altri e… della vita.

Ogni persona, infatti, incarna un aspetto di noi stessi.

Tuttavia, ci sono aspetti in cui ci riconosciamo facilmente e aspetti che appaiono così lontani dal nostro modo di essere da impedire qualsiasi identificazione.

Questi ultimi sono quelli su cui dobbiamo impegnaci di più, la sfida che la vita ci pone per aiutarci a crescere.

Ogni psicoterapeuta dona alla vita la propria capacità di ascolto ma, per farlo, deve confrontarsi con moltissimi aspetti interiori.

Comprendere il significato profondo del vivere procede di pari passo con la consapevolezza di sé.

Infatti il nostro modo di sentire interiormente ciò che succede è la vita stessa.

In questa chiave il mondo intimo diventa uno strumento importantissimo per vivere con pienezza la realtà.

Quella realtà che intreccia le percezioni indissolubilmente, creando tanti mondi diversi quante sono le creature che li vivono.

Dedicare la vita a comprendere gli altri per aiutarli a esprimere le proprie risorse è un mestiere emozionante e bellissimo, e conduce ad immergersi sempre più profondamente nelle profondità e nei misteri dell’esistenza.

Per svolgere con competenza questa professione occorrono, oltre allo studio e all’aggiornamento, una grande empatia e la capacità di osservare la vita da uno spazio neutro, privo di giudizi e libero dai condizionamenti sociali.

Solo in quello spazio è possibile osservare le risorse sane della psiche e i doni che ogni esperienza, anche la più difficile, porta con sé.

Non basta una vita intera per conoscere pienamente l’anima umana.

E la consapevolezza dei propri limiti e della propria inevitabile ignoranza è il corollario che accompagna la scelta di occuparsi della psiche a tempo pieno.

Ma chi decide di fare di questo un mestiere ne è attratto magneticamente.

E sente vibrare la gioia nel proprio cuore ogni volta che rinasce il sorriso sul volto di chi chiede aiuto.

La psicoterapia è l’unica battaglia in cui vincono sempre tutti.

Infatti, sciogliere i nodi che tengono in vita il malessere libera le risorse sane della psiche permettendo alla vita di riprendere a scorrere.

E questo è un bene per tutti.

Fa crescere il paziente, il terapeuta e la vita stessa.

Ogni psicoterapeuta deve sempre vedere se stesso da entrambi i lati della scrivania.

E mentre aiuta le persone a dare il meglio di sé apre mondi nuovi nelle proprie risorse, in un percorso evolutivo senza soluzioni di continuità.

Per tutti questi motivi fare lo psicoterapeuta è un dono, una missione, un desiderio… meravigliosamente coinvolgente.

Carla Sale Musio

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Apr 25 2021

FRATELLANZA, ANTISPECISMO E SINCERITÀ

Da più di trent’anni ascolto le storie di vita di tante persone mentre portiamo avanti percorsi di crescita personale volti a coltivare il contatto con la propria intima verità.

E nel corso del tempo ho potuto osservare un insieme di caratteristiche comuni a tutti quelli che amano gli animali.

Tra queste le più evidenti sono l’immediatezza e la sincerità.

Chi ama gli animali non riesce a mentire ed esprime il proprio punto di vista  senza cercare a di omologarsi al bisogno di apparire.

Questa spontaneità si scontra con le convenienze che regolano il bon ton sociale, causando, a volte, molte sofferenze.

Ma, nonostante il dolore, per queste persone non è possibile tradire la propria coscienza.

In loro è vivo un linguaggio ancestrale basato sull’autenticità.

Mentire viene considerata una qualità soltanto nel mondo degli uomini e se da un lato permette di sentirsi parte della nostra società dall’altro porta con sé innumerevoli sofferenze.

La finzione, infatti, è la causa principale di quel malessere di vivere che oggi affligge l’umanità.

Indossare una maschera ci allontana pericolosamente dalla realizzazione personale, rendendo l’esistenza un vuoto adempiere compiti… sempre meno gratificanti.

La soddisfazione e la felicità non dipendono dall’accumulo di status sempre nuovi o dall’ammirazione degli altri, ma dalla possibilità di esprimere la propria ricchezza interiore.

L’autenticità permette di sentirsi bene (con se stessi e con gli altri) e conduce ad apprezzare la vita con le sue gioie e con le sue spine.

Dallo scambio delle verità di ciascuno prende forma un mondo in cui l’individualità è considerata una ricchezza e la condivisione e il confronto sono i valori su cui si fonda la vita in comune.

Valori capaci di accogliere le diversità (umane e delle altre specie) in vista di un bene comune.

Le persone che amano gli animali non riesco a fingere, sono dirette, poco diplomatiche e faticano a seguire le mode e tutto ciò che è legato all’apparire.

Nel loro cuore è vivo un mondo antico e nuovo, fatto di solidarietà e reciprocità.

Sentono intimamente quanto la fratellanza accomuni uomini e animali.

Senza distinzioni di specie, di razza, di genere e di nazionalità.

Carla Sale Musio

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Apr 19 2021

LA DIFFICILE INFANZIA DEI MAGHI

La saga di Harry Potter ci racconta le difficoltà che i maghi vivono durante l’infanzia, mostrando le angosce attraversate quotidianamente dalle persone dotate di poteri magici.

Nel mondo babbano la magia non viene insegnata a scuola.

E ognuno deve riconoscerne da solo l’esistenza (nella vita e in se stesso), imparando a usarla nel modo giusto.

Tutti i babbani odiano la magia e chi nasce dotato di capacità sensitive è costretto a sopportare il senso di diversità e la derisione che l’accompagnano.

Questo comporta un disorientamento e un’insicurezza difficili da gestire.

Soprattutto nei primi anni di vita.

Sin da bambini i maghi hanno percezioni che non comprendono e, se nessuno li aiuta a decifrarne le funzioni e il valore, possono percepire se stessi come pericolosi, incontrollabili o cattivi.

Il contatto con energie forti fa paura e questo può portare a tentativi maldestri di omologarsi allo stile di vita babbano pur di sfuggire quei poteri sconosciuti.

Tentativi forieri di emarginazione e solitudine e perciò destinati a fallire.

I babbani, infatti, non percepiscono adeguatamente la magia e la combattono disprezzando chiunque ne coltivi le potenzialità dentro di sé.

Questo spiega come mai i giovani maghi vivano spesso un’infanzia difficile e tormentata.

Solo crescendo e affrontando un percorso di conoscenza interiore impareranno ad apprezzare il valore delle creatività e a gestirne i poteri.

Il mondo interno è il crogiuolo da cui scaturisce la magia, il sacro Graal capace di compiere i miracoli, la strada che spalanca le porte all’infinito.

Nei libri per l’infanzia si nascondono spesso importanti verità.

E la saga di Harry Potter non sfugge a questa regola.

Nel corso dei volumi ci svela un cammino di conoscenza fatto del progressivo appropriarsi dei poteri interiori e del riconoscimento dei pericoli insiti nella magia nera.

L’uso crudele della magia, infatti, trascina dentro una spirale di narcisismo, estraniando sempre di più il mago dalla propria anima e provocando di conseguenza il bisogno (mai appagato) di possederne le risorse illimitate.

Nei sette libri, Voldemort fa di tutto per appropriarsi delle capacità di Harry e usufruire della forza e della protezione derivanti dall’amore.

Tuttavia, più cerca di ottenere queste cose con la prepotenza e più se ne distanzia, condannando se stesso alla mancanza e all’insoddisfazione.

Harry e Voldemort hanno una storia infantile molto simile ma le scelte compiute durante la crescita li allontanano sempre di più, sino a contrapporli totalmente.

Per superare la solitudine e la paura Voldemort sceglie la menzogna e l’arroganza.

Harry invece costruisce una comunità basata sulla lealtà, sulla solidarietà e sull’amicizia.

Il bene e il male, la magia bianca e la magia nera illustrano le scelte che ogni mago è chiamato a compiere dentro di sé per poter usare i poteri magici nella vita di tutti i giorni.

Si tratta di scelte intime che conducono allo sviluppo delle parti sensitive nella psiche.

Ma, mentre Voldemort predilige il dominio e la violenza, Harry sceglie la cooperazione e la fratellanza.

Entrambi i poli appartengono alla Totalità di noi stessi, proprio come lo Ying e lo Yang compongono insieme il simbolo del Tao.

Così, nel corso di tutti e sette i libri, Harry avverte il legame misterioso che lo unisce a Voldemort, senza riuscire a metterne a fuoco l’importanza.

Mentre Voldemort non arriva mai ad uccidere Harry perché uccidendolo finirebbe per uccidere anche se stesso.

Ogni volta dunque la battaglia ricomincia daccapo.

Senza soluzione di continuità.

Per mettere fine all’eterno combattimento tra loro, sia Harry che Voldemort dovrebbero riconoscere l’esistenza del diverso dentro di sé (quell’alter ego che ognuno rinnega seppellendolo nell’inconscio), imparando a cavalcare le profondità della psiche con la saggezza e l’umiltà che derivano dallo scoprire l’esistenza dell’infinito in se stessi.

Proprio come nel Tao, infatti, lo Ying contiene il seme dello Yang e viceversa.

Carla Sale Musio

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Apr 13 2021

EMPATIA, RESPONSABILITÀ E LEADERSHIP

Chi possiede una grande empatia è una persona sensibile e dotata di un senso di responsabilità autentico, soprattutto nei confronti di chi non può difendersi.

Ecco perché queste persone amano gli animali e si impegnano per proteggerli e tutelare i loro diritti.

La responsabilità spinge a non tirarsi indietro davanti alle difficoltà e a prendere in mano le situazioni per fare in modo che siano rispettate le necessità di ognuno.

Gli animali non possono sottrarsi alle prepotenze dell’uomo e chi è dotato di empatia si attiva in prima persona davanti alla necessità di difenderli e far rispettare il loro diritto a vivere liberi (e non come cose al servizio dell’uomo).

La crudeltà con cui la nostra specie tratta le altre è intollerabile per gli uomini e le donne che possiedono un’intelligenza emotiva.

Ma non sono solo le altre specie le creature difese dalle persone responsabili.

Ogni sopruso compiuto ai danni di chi è più debole le vede attive nel sostegno e nella tutela dei diritti (che devono essere sempre uguali per tutti).

L’empatia rende sensibili e solidali, pronti ad agire per il bene comune e realizzare una società veramente umana.

E in questo modo sviluppa la responsabilità.

Le persone empatiche sono spesso dei leader, cioè capaci di prendere in mano le redini delle situazioni per creare armonia e far emergere le risorse migliori di ciascuno.

Tuttavia, sono leader loro malgrado, perché non amano il potere e detestano mettersi in mostra.

Sono quelli che tutti vorrebbero avere al proprio fianco quando si tratta di svolgere compiti impegnativi o anche soltanto per sentirsi compresi.

Per queste ragioni chi possiede una grande empatia si trova spesso al centro delle situazioni e senza volerlo diventa un punto di riferimento per gli altri.

Queste persone sono fari nel buio, fonti d’ispirazione e di aiuto, amici preziosi su cui si può sempre contare.

Per loro il sostegno al prossimo è parte dell’esistenza stessa e viene prima di tanti egoismi.

Conoscerli e averli vicino rende bella la vita.

In un mondo sano e migliore, l’empatia dovrebbe essere sviluppata e coltivata ogni giorno e chi la possiede naturalmente dovrebbe essere stimato e onorato.

Non deriso o emarginato come invece succede spesso in questa nostra civiltà malata di arroganza e narcisismo.

Carla Sale Musio

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Mar 26 2021

TECNOLOGIA O MAGIA NERA?

Per evitare di diventare maghi neri i babbani scelgono di annientare in se stessi la magia e la sostituiscono con tante protesi tecnologiche.

La tecnologia permette di gestire la vita senza coinvolgimenti eccessivi, garantendo un controllo scevro dai rischi della crudeltà che permea la magia nera.

In questo modo si annulla dentro di sé la percezione del male e sembra di potersi schierare dalla parte del bene, evitando i pericoli.

Tuttavia questa scelta comporta dei rischi altrettanto nefasti della magia nera.

Ignorare il male, infatti, non significa farlo sparire ma soltanto nasconderlo nell’inconscio, da dove continuerà a proiettarsi dando forma al mondo dello sfruttamento e della violenza che oggi conosciamo.

L’unico modo per sconfiggere il male è osservarne con umiltà la presenza dentro di sé.

La conoscenza è già un cambiamento.

E il suo potere trasformativo evolve la negatività progressivamente.

Senza violenza.

Questa trasformazione, però, avviene quando si smette di giudicare e si accetta con onestà la propria imperfezione.

L’assenza di giudizio è indispensabile per far progredire le parti immature della psiche.

In altre parole, se vogliamo sconfiggere il male dobbiamo attraversare un paradosso che recita più o meno così:

Per eliminare il male bisogna accettarlo.

Coltivando l’onestà interiore insieme al libero arbitrio si superano le contrapposizioni che caratterizzano la dualità, gli schieramenti e la paura.

Bene e male sono aspetti indissolubili della Totalità.

Possiamo scegliere quale vogliamo agire, ma non quale provare.

La magia nera è una sfida che i maghi decidono di affrontare assumendosene la responsabilità fin dentro la propria psiche.

Consapevoli che non c’è un modo per evitarla.

Si può soltanto imparare a riconoscerla.

E scegliere di non usarla.

Da questa scelta prende forma un mondo migliore.

Non perché il male sparisce.

Perché lo si gestisce in sé.

Senza usarlo.

E questa è una vera magia.

Bianca.

Carla Sale Musio

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Mar 20 2021

PANDEMIA E RESTRIZIONI: morire… per paura di morire!

La strategia della tensione è una strategia politica utilizzata in Italia negli anni Settanta e basata su una serie preordinata di atti terroristici volti a diffondere nella popolazione vissuti di terrore talmente grandi da giustificare nuove scelte di stampo autoritario.

Dagli anni Settanta la strategia della tensione sì è evoluta, il terrorismo degli attentati e delle bombe è diventato obsoleto e al suo posto sono arrivati i virus.

Oggi, per destabilizzare la popolazione si adopera la malattia strumentalizzando la paura della morte.

Negli anni Duemila:

  • La polizia non insegue più i criminali ma perseguita chi vuole gestire la propria salute in autonomia.

  • La politica non riguarda più la gestione della cosa pubblica ma le norme a tutela della sanità.

  • La dittatura non si occupa più delle modalità governative ma dell’imposizione dei trattamenti sanitari.

  • I dissidenti non sono più estremisti della destra o della sinistra ma chiunque voglia scegliere come vivere e come morire.

In questo quadro:

  • Ammalarsi è severamente vietato.

  • Gli ospedali sono le nuove carceri.

  • Gli arresti domiciliari si chiamano quarantena e vengono imposti in seguito alla presenza dei virus nell’organismo o alla frequentazione con chi ne è portatore. A prescindere dall’evidenza dei sintomi e dallo stato di malattia.

  • Chiunque sia cagionevole di salute rischia la deportazione in ospedale, dove sarà tenuto in isolamento, privato del conforto delle persone care e dei contatti con il resto del mondo.

Ognuno di noi è diventato un potenziale untore.

Il rischio di contagio è l’orrore che innesca la paura di morire (da soli, senza l’affetto degli amici e dei parenti) reclusi in ospedali dove il personale (bardato come se dovesse disinnescare una bomba) a malapena mostra gli occhi e (quando va bene) si trattiene il tempo strettamente necessario alla somministrazione delle cure.

La strategia della tensione si è perfezionata e usa i media per bombardare il nostro cervello con notizie allarmanti, diffondendo ogni giorno un bollettino medico fatto di numeri sempre in aumento (a prescindere da qualsiasi soluzione adottata per diminuire i contagi e senza mai specificare in quale modo si costruiscano le statistiche).

In questo scenario drammatico tante persone buone, accondiscendenti e sensibili vivono nel terrore di incontrare la morte ad ogni passo.

E per sfuggire l’angoscia sono disposte a rinunciare anche ai principi base della salute fisica e mentale.

Non ci sono più festività trascorse insieme, riunioni con gli amici, viaggi, palestre, teatro, cultura, attività sportive, scuola, giochi…

Tutto ciò che alimenta il benessere e la partecipazione affettiva è stato vietato o sostituito dallo schermo di un computer.

Lo spazio virtuale (un tempo demonizzato con l’accusa di provocare un pericoloso distacco dalla realtà) è diventato la via maestra alla socializzazione.

Certo, la condivisione virtuale annulla le distanze permettendoci di comunicare con chiunque senza bisogno di attraversare fisicamente il pianeta.

Ma non potrà MAI sostituire lo scambio affettivo tra le persone: quella relazione fatta di sguardi e gestualità capace di attivare i neuroni a specchio quando ci si trova fisicamente insieme.

Per sfuggire la paura di una morte dolorosa e in solitudine, molti scelgono di seguire pedissequamente norme in contrasto con i principi della costituzione, giustificando la violazione dei diritti umani in nome di una temporaneità reiterata ormai da oltre un anno.

E in tanti sono stati costretti a chiudere le proprie attività perdendo così la possibilità di sostenersi autonomamente.

Il numero dei suicidi cresce a dismisura, l’alcolismo si diffonde a macchia d’olio e la depressione prende piede, mentre siamo occupati a sfuggire il mostro di una malattia gonfiata ad arte per spingerci verso una gestione politica sempre più rigida e volta al profitto dei pochi che gestiscono il mondo.

Morire per non morire è il paradosso dei tempi.

Chiudersi in casa, fissare per ore lo schermo della televisione, mangiare per colmare il vuoto affettivo e trasformare il mondo virtuale nell’unica realtà possibile, è diventato uno stile di vita sano e auspicabile, nonostante l’allarme lanciato da psicologi, medici e avvocati, volto a segnalare i pericoli e l’incostituzionalità di queste scelte.

La paura di morire… spinge a morire.

Di solitudine, di dolore, di angoscia, d’inedia o di obesità.

In questo scenario drammatico fermarsi e riflettere sulla morte è indispensabile, doveroso e necessario.

Perché la morte non si può evitare, appartiene inscindibilmente alla vita.

E combattere per conquistare l’immortalità alimenta la pazzia nella psiche.

La salute prende forma innanzitutto nella coscienza di ciascuno.

E si dispiega in risposta alle domande:

Perché si vive? Perché si muore?

Dal significato profondo che sapremo attribuire a un’esistenza fatta inscindibilmente di vita e di morte potrà prendere forma un mondo libero dalla paura.

Un mondo forte della certezza che la vita si estende dalla nascita alla morte… fino a comprenderne il valore.

Quel significato profondo che permette di essere grati all’esperienza, qualunque essa sia, e sta alla base della salute mentale.

E fisica.

Carla Sale Musio

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Mar 02 2021

LE PERSONE RESPONSABILI…

La più grande espressione della maturità è la responsabilità.

Responsabilità di sé, delle proprie scelte, della propria vita…

Ma anche responsabilità verso gli altri, verso chi è più debole, verso la natura e il pianeta.

La responsabilità è la capacità di comprendere che la realtà è uno specchio dei pensieri di ciascuno…

Fino a raggiungere la consapevolezza che per cambiare quello che non ci piace è necessario cambiare noi stessi.

Gli altri, infatti, sono il riflesso di ciò che anima il mondo interno.

E appaiono o scompaiono dalla nostra esistenza seguendo un principio di attrazione legato ai movimenti profondi della psiche.

Le persone responsabili sono in grado di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e sostenerne il prezzo.

Sono uomini e donne che non delegano la gestione delle scelte quotidiane ma imparano a pensare con la propria testa.

Per farlo occorre permettersi un ascolto attento alle verità interiori.

Anche quando questo vuol dire essere in disaccordo con chi abbiamo intorno.

Nella nostra civiltà, malata di onnipotenza e narcisismo, va di moda la delega.

Grazie a una passiva accondiscendenza, infatti, si incrementano le vendite e lo sfruttamento.

Le persone responsabili compiono scelte insolite per la maggioranza: combattono in difesa della natura e si rendono conto delle conseguenze che un comportamento sconsiderato può avere sulla vita di tutti.

In loro è viva la consapevolezza che una società sana prende forma dal rispetto per ogni specie vivente.  

Sono certe che ogni cosa nasce da un sentire profondo e modellano le proprie scelte sui valori dell’ascolto e dell’aiuto per tutte le creature.

Comprendono che il benessere dipende dall’impegno di ciascuno e difendono chi è in difficoltà, riconoscendo un pezzetto di sé in ogni cosa che esiste.

Capiscono quanto è importante vivere in armonia con la natura.

E con l’esempio della propria vita portano avanti la solidarietà, la cooperazione e la fratellanza.

Compiono grandi imprese ma appaiono invisibili ai più.

Le loro scelte sono considerate complicate, inutili o poco importanti, da chi vive senza farsi domande ignorando la sofferenza degli altri.

Le persone responsabili hanno imparato a rinunciare al sostegno del mondo.

Sanno che per ognuno arriverà il momento dell’illuminazione.

E, mentre seguono il loro cuore con determinazione, camminano nella vita senza clamori.

Come solo l’amore, quello vero, è capace di fare.

Carla Sale Musio

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