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Set 07 2019

OTTO MOSSE INDISPENSABILI PER ALIMENTARSI IN MODO SANO

Per cambiare le abitudini alimentari non basta semplicemente ridurre le quantità di cibo o la tipologia del menù.

È indispensabile modificare lo stile di vita e restituire al corpo la sua naturale dignità.

Viviamo in una società che ci spinge a usare il fisico come fosse una macchina e non una creatura vivente.

Pretendiamo sia sempre efficiente, pronto a soddisfare ogni nostra pretesa.

Lo travestiamo per renderne attraente la carrozzeria.

Lo stordiamo con ogni genere di sostanze funzionali a ottenere gli effetti psicologici voluti: rilassamento, eccitazione, concentrazione, ottundimento, sonno… eccetera.

E gli imponiamo una forzata inattività, necessaria a soddisfare le più svariate esigenze ma deleteria per la salute.

In questo contesto il cibo è diventato una droga indispensabile a placare la vitalità fino a renderci docili ai voleri del sistema produttivo.

Il corpo, però, è un’antenna in grado di connetterci al ritmo della vita.

All’ambiente, alla natura, agli altri, a noi stessi e all’Infinito.

Quando quest’antenna non funziona bene la realtà perde la sua naturale armonia e scivoliamo nella patologia.

In questo modo le case farmaceutiche aumentano i loro profitti, l’economia mantiene il suo slancio e la psiche sprofonda nella paura e nella depressione.

Gli animali selvatici hanno un ascolto del proprio organismo che noi abbiamo perduto e con l’esempio della loro vita ci mostrano la strada per la salute fisica e mentale.

Se vogliamo cambiare il nostro modo di nutrirci non possiamo trascurare il corpo ma dobbiamo imparare ad assolvere le sue esigenze profonde.

Un’antenna ben funzionante ci consente di attingere energia anche da fonti diverse dalla fisicità, come fanno gli animali, e favorisce il dispiegarsi di risorse nuove.

Corpo e mente sono un binomio inscindibile, perciò vanno trattati con la stessa attenzione.

Quando le loro potenzialità naturali sono rispettate e valorizzate prende forma un diverso modo di gestire la vita e i cambiamenti alimentari diventano possibili.

La ricercatrice spirituale australiana Jasmuheen (una dei miei Maestri preferiti) evidenzia otto mosse indispensabili al raggiungimento di una perfetta salute fisica, emotiva e spirituale:

  1. dieta cruelty free

  2. esercizio fisico

  3. silenzio nella natura

  4. maestria della mente

  5. musica sacra

  6. servizio

  7. meditazione

  8. preghiera

Si tratta di attività capaci di aiutarci a mantenere vivo l’equilibrio con l’ecosistema e a manifestare il nostro potere creativo.

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DIETA CRUELTY FREE

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La scelta di non uccidere per vivere è il primo passo verso una coscienza mirata al rispetto per l’ambiente e alla convivenza pacifica con le altre forme di vita.

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ESERCIZIO FISICO

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La vitalità del corpo è indispensabile per coltivare l’ascolto interiore. Infatti, la mancanza di energia fisica provoca spesso una mentalizzazione eccessiva e pericolosa per l’equilibrio psicologico (oltreché per la salute).

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SILENZIO NELLA NATURA

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Trascorrere del tempo in silenzio in luoghi naturali attiva spontaneamente i bioritmi e gli scambi energetici necessari alla vita.

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MAESTRIA DELLA MENTE

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Riprogrammare la mente liberandola da concezioni improprie e orientandola verso valori volti al benessere del pianeta è un passo fondamentale per sostenere il cambiamento. Solo una mente in grado di accogliere la profondità della vita può conseguire l’equilibrio necessario alla salute. Di se stessi e del mondo.

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MUSICA SACRA

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L’ascolto di melodie connesse alla spiritualità individuale favorisce il contatto con le vibrazioni dell’anima permettendoci di attingere alle sue miracolose potenzialità.

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SERVIZIO

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Il dono disinteressato delle proprie risorse e del proprio tempo per aiutare gli altri apre i canali della compassione, della fratellanza e della solidarietà, permettendoci di ritrovare il significato intimo della realtà e la pace del cuore.

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MEDITAZIONE

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La meditazione tocca i ritmi segreti delle dimensioni interiori, accordi che permettono di acquisire consapevolezze nuove e consolidare i cambiamenti, armonie affettive che la ragione spesso non riesce a padroneggiare.   

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PREGHIERA

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Arrendersi a un principio spirituale superiore ripristina l’umiltà necessaria alla vita, acquieta la ragione e favorisce l’abbandono alla saggezza nascosta dietro agli eventi.

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Seguire queste semplici indicazioni ci aiuta a modificare lo stile di vita fino a renderlo funzionale ai cambiamenti necessari per alimentarsi in modo sano, spontaneo, rivitalizzante e naturale.

Carla Sale Musio

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Set 01 2019

INCONSCIO E COSCIENZA: diversi o uguali?

Quando si parla di inconscio e di coscienza si tende a fare una grande confusione.

La parola coscienza assume significati diversi a seconda del contesto in cui è inserita.

E questo genera non pochi fraintendimenti.

Coscienza è sinonimo di consapevolezza, rappresenta l’etica e la morale, i valori personali che muovono le azioni di ciascuno, lo stato vigile della veglia, il principio creativo che genera la realtà e la vita.

È interessante notare come una sola parola condensi tanti concetti diversi.

Se il linguaggio esprime le peculiarità di una cultura… qui è evidente la scarsa considerazione che la nostra società attribuisce al mondo interiore.

L’indifferenza per i valori profondi è l’origine di molte sofferenze psicologiche e la matrice dell’analfabetismo affettivo che ammala l’umanità.

La coscienza dovrebbe essere l’opposto dell’inconscio.

Infatti, definiamo inconscio tutto ciò che esiste sotto la soglia della consapevolezza.

Tuttavia, la coscienza è uno stato dell’essere che ci permette di osservare la vita da un punto di vista neutrale, posto al di fuori delle emozioni e dei conflitti che animano la vita intima.

In questo caso la coscienza rappresenta quella sensazione di esistere che ci accompagna costantemente, istante dopo istante.

Il biocentrismo afferma che la coscienza è il principio e la fine di tutte le cose, la possibilità di esperire la vita in ogni sua forma, ciò che genera la realtà così come la conosciamo.

Ma è posta al di fuori delle coordinate spazio temporali (in una dimensione che comprende la materialità e la trascende).

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“Quello che noi percepiamo come realtà è un processo che coinvolge la nostra coscienza. Se esistesse una realtà esterna a noi stessi, dovrebbe trovarsi in uno spazio, ma lo spazio e il tempo non sono assoluti, sono solo strumenti usati dalle menti umane e animali.”

Robert Lanza

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In questa prospettiva la coscienza contiene l’inconscio.

Si dice spesso che l’inconscio sia infinito.

E si dice anche che la coscienzasia infinita.

Pensare alle dimensioni immateriali mette in crisi la razionalità.

Per la logica: nulla può contenere l’infinito.

Perciò, sempre per la logica, l’infinito chiamato coscienza non può contenere l’infinito chiamato inconscio.

Il problema non sta nella coscienzae nemmeno nell’inconscio.

La difficoltà è tutta in un linguaggio che nega l’esistenza delle realtà immateriali.

E per questo non possiede termini idonei a spiegare l’immensità.

Il cuore, però, sente che c’è qualcosa che oltrepassa i confini della logica.

L’amore non è razionale.

È reale.

Noi psicologi abbiamo a che fare tutti i giorni con una dimensione affettiva che di materiale non ha proprio nulla ma determina la salute e la malattia di tante persone.

Si tratta di verità diverse dalla fisicità.

Realtà fatte di regole paradossali e spesso indefinibili.

Esperienze che mandano in crisi la mente perché la mente è lo strumento necessario a muoversi nel mondo della concretezza e nella dimensione affettiva perde le sue coordinate.

La coscienza racchiude il mondo della concretezza… e lo trascende.

Il cuore lo sa.

E spesso si arrende a un qualcosa che è reale e incomprensibile con la ragione.

Chiamiamo inconscio questo genere di resa, la sensazione che accompagna un sapere carente di linguaggio e privo di scientificità.

Qualcosa di importante, grande e profondo che ci segue sempre, in ogni istante della nostra vita.

Qualcosa che va oltre la vita, così come la conosciamo, e si avventura in un infinito senza spazio né tempo.

Una realtà che le parole fanno fatica a definire perché pensate solo per raccontare ciò che succede nella materialità.

L’inconscio e la coscienza spesso sono sinonimi.

Tuttavia l’inconscio guarda la coscienza da una prospettiva materiale, si sporge sull’orlo della fisicità e cerca di delineare ciò che è oltre.

(Quando la mente non s’imbizzarrisce)

La coscienza invece accoglie tutto.

Possiede la nostra vita come se fosse un libro oppure un dvd.

Contiene la concretezza prima di srotolarla e anche dopo, quando ne dispiega la consistenza fatta di spazio, tempo e fisicità.

La coscienza osserva il mondo ed è il mondo: tutto insieme.

L’inconscio, invece, è quello che non sappiamo.

E questo spesso lo rende identico all’immensità.

Carla Sale Musio

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Ago 12 2019

COME CAMBIARE LE ABITUDINI ALIMENTARI

Quando decidiamo di cambiare il nostro modo di alimentarci è importante stabilire perché vogliamo farlo.

Di solito ci preoccupiamo di come fare le cose.

Vogliamo avere la certezza del percorso, sapere quali saranno i passi che ci guideranno fino al compimento del progetto e trascuriamo il movente profondo, la verità che sottende le scelte.

Tuttavia, per raggiungere il traguardo è fondamentale conoscere i motivi che stanno dietro alle decisioni.

Interrogarsi con sincerità sul perché aiuta a scoprire i conflitti interiori che ostacolano i cambiamenti e permette di stabilire l’armonia emotiva necessaria al raggiungimento dei risultati.

Cambiare modo di nutrirsi non è facile.

L’inconscio ama i rituali ed è abitudinario.

Se facciamo sempre le stesse cose alla stessa ora, nel mondo intimo si struttura una sorta di pilota automatico che organizza la sequenza delle azioni al di sotto della consapevolezza.

Questo meccanismo ripetitivo serve a liberare la coscienza da sforzi inutili, in modo da rendere disponibile l’attenzione per attività diverse.

Nascono così tanti rituali quotidiani, utili per semplificare la vita ma pericolosi quando decidiamo di cambiare.

Infatti, più abbiamo coltivato un comportamento automatico e meno sarà facile abbandonarlo.

L’alimentazione non sfugge a queste regole.

Ci viene fame sempre alla stessa ora e desideriamo sempre gli stessi cibi perché gestiamo i gusti e i ritmi della nutrizione in base a scelte che sfuggono al controllo razionale.

Normalmente è l’inconscio a decidere per noi quandoquanto e cosa mangiare, seguendo criteri che si sono formati nel passato e non sono più stati messi in discussione.

Criteri legati a scelte emotive, rituali familiari e tradizioni sociali mosse da interessi economici o disponibilità affettive che spesso hanno poco a che fare con i bisogni della sopravvivenza e con la salute.

Indagare le motivazioni che stanno dietro a un cambiamento significa esplorare i vissuti nascosti e ascoltare anche quelle parti della psiche che a cambiare… non ci pensano affatto!

Infatti, insieme al sì compare anche il no.

E mentre analizziamo il perché vogliamo farlo dobbiamo ascoltare anche il perché non vogliamo farlo.

Di solito ad agire nell’ombra boicottando le scelte innovative (per paura del dolore e dell’abbandono) sono le Parti Tradizionaliste e Conservatrici.

Incarnano vissuti legati alla storia della nostra vita e della nostra famiglia.

Raccontano aspetti interiori memori di sofferenze antiche e pronti a tutto pur di evitarle.

Così, se a casa nei giorni speciali si mangiavano le frittelle, rinunciare a quel piatto farà insorgere le Parti Infantili della psiche che si sentiranno abbandonate e sole senza il sapore delle feste.

Per affrontare il cambiamento e smettere di mangiare le frittelle dovrò trovare qualcosa di altrettanto buono e affettivamente nutriente da offrire al bambino che vive nel mondo interiore.

Non deve necessariamente essere un cibo, può trattarsi di un giro in giostra, di un quaderno con le pagine colorate, di un libro magico o di un sacchetto di perline… andrà bene qualsiasi cosa susciti lo stesso piacere e la stessa sensazione di amore e appartenenza provocata dalle frittelle.

Se, però, non terrò conto di questi valori emotivi (e semplicemente mi imporrò di non mangiare più frittelle) quelle Parti Infantili trameranno nell’ombra e, non appena abbasserò la guardia, faranno in modo di sabotare i miei propositi.

Magari facendomi venire un inspiegabile nervosismo, un forte mal di testa, i crampi allo stomaco, la depressione… qualsiasi cosa permetta di trasgredire le nuove norme per riportare in auge le abitudini di sempre.

Analizzare il perché dei cambiamenti struttura i criteri necessari ad abbandonare le consuetudini e disegna strategie alternative, volte a compensare le perdite (affettive) indispensabili al formarsi di uno stile di vita più sano.

Sostituendo i rituali del passato con scelte diverse (legate ai ricordi ma in grado di non intralciare i progetti del presente) prende forma un nuovo modo di nutrirsi: non più succube di antichi bisogni d’amore e (finalmente) libero di scegliere possibilità ancora sconosciute.

Carla Sale Musio

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Lug 31 2019

GENITORI CATTIVI E ANIME GEMELLE: un binomio pericoloso

Tutti i bambini sono convinti di meritarsi i genitori che hanno.

E questo vale nel bene e nel male.

L’egocentrismo (fisiologico durante l’infanzia) li spinge a credere che il mondo rifletta il loro valore.

Perciò se i genitori sono bravi significa che loro (i figli) sono bravi, mentre se i genitori sono cattivi vuol dire che loro (i figli) sono cattivi.

Questa visione autoreferenziale impernia il mondo dei piccoli ma determina anche tante convinzioni sbagliate che ci portiamo appresso nell’età adulta.

Da bambini, infatti, traiamo conclusioni sulla vita e su noi stessi che in seguito non correggiamo più.

Sono giudizi a cui arriviamo in base alle conoscenze del momento e con un’esperienza fatta soprattutto di emotività.

La logica, la razionalità, il pensiero astratto, l’obiettività, la riflessione… si formano col tempo, quando ormai le decisioni sono state prese.

È solo nel corso di un’attenta crescita personale che il pensiero infantile può essere compreso alla luce dell’esperienza adulta.

Ognuno di noi costruisce le proprie credenze durante le emergenze della vita e quasi sempre archivia quelle convinzioni senza metterle in dubbio.

A scuola ci vengono insegnate tante nozioni.

Tuttavia nessuno spazio è riservato alla comprensione del mondo interiore.

I telegiornali non ne parlano.

Le pubblicità… meno che mai!

Senza rendercene conto diamo per scontate opinioni che si sono formate in un periodo in cui non avevamo gli strumenti necessari a decodificare gli avvenimenti.

La maggior parte delle persone cresce senza mai fermarsi a riflettere sulla propria infanzia e sugli errori di valutazione che scaturiscono dall’inesperienza.

Per molti la psicologia è ancora un argomento sconosciuto e (ahimè!)… poco credibile.

Ecco perché da adulti la pretesa di un risarcimento danni da parte del destino si fa largo nella psiche senza che sia possibile metterla ragionevolmente in discussione.

E il pensiero di essersi meritati i genitori… assume le sembianze di un dogma, una valutazione su se stessi e sull’esistenza che condiziona la qualità della vita.

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Ma cosa comporta questa certezza e che ripercussioni può avere sulle scelte quotidiane?

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Il pensiero di essersi meritati i genitori è imbevuto di egocentrismo e sostiene l’idea della colpa e della punizione.

Alla luce di queste convinzioni bambine, avere dei genitori poco amorevoli significa avere in sé qualcosa di sbagliato che merita la punizione e perciò la cattiveria di papà e mamma.

Chi vive un’infanzia difficile spesso è convinto di avere dentro qualcosa che non va, un difetto che diventa una colpa e che spiega in termini semplici e spietati il perché della sofferenza patita.

In questo modo l’ingiustizia si trasforma nella legittima espiazione di crimini commessi non si sa dove e non si sa quando ma che devono esistere per motivare il dolore subito.

Nasce così quella bassa autostima che paralizza tante persone nonostante l’evidenza del successo e delle proprie capacità.

Superare da soli questi vissuti infantili spesso è impossibile e per sentirsi in pace con la propria identità è indispensabile ripercorrere all’indietro la strada della crescita grazie all’aiuto di uno psicologo, sciogliendo i nodi stretti intorno alle conclusioni di un tempo.

Tuttavia esiste una scorciatoia veloce (e pericolosa) che passa attraverso l’idealizzazione del partner.

Infatti, se mamma e papà sono stati cattivi senza che io abbia meritato l’angoscia vissuta durante l’infanzia, la vita ha un debito con me: mi deve un risarcimento grazie al quale finalmente potrò godermi quell’amore incondizionato che sento di meritare.

Ecco quindi nascere il mito dell’anima gemella!

Prende forma dalle fiabe e dalle aspettative egocentriche del passato e si dispiega rigoglioso… fino a diventare un’aspettativa indiscutibile.

In seguito a questo meccanismo il Principe Azzurro o la Principessa Azzurra incarneranno il sogno di un amore unico, speciale e illimitato: lo stesso che avremmo voluto ricevere dai genitori.

Quello che nessun genitore sarà MAI in grado di dare… perché appartiene a una dimensione affettiva e spirituale che esiste fuori dalle coordinate spazio temporali in cui viviamo la nostra esperienza umana.

Un amore intriso di vissuti infantili e foriero di tante incomprensioni.

Un amore che possiamo trovare soltanto dentro noi stessi, una volta diventati adulti.

Solo gli adulti che siamo diventati, infatti, sono in grado di comprendere e di accogliere il bisogno d’amore dei bambini che siamo stati e possono colmare il vuoto spirituale ed emotivo vissuto alla nascita (durante il passaggio dalla dimensione infinita e immateriale nell’esperienza fisica fatta di concretezza e di polarità: buono/cattivo, bene/male, giusto/sbagliato).

Ascoltare il dolore dell’infanzia significa prendersi finalmente cura di sé in prima persona.

Senza delegare.

E senza pretendere dagli altri quello che non siamo capaci di darci da soli.

L’amore è un sentimento che nasce nell’anima e poi si dispiega nel mondo, dando forma a un piacere libero dalle pretese e dalla dipendenza che caratterizzano i vissuti infantili.

Carla Sale Musio

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Lug 25 2019

IL DOLORE È UGUALE PER TUTTI: verso una cultura dell’invisibile

Una cultura nuova deve aprirsi anche a ciò che non appare e riservargli un posto tra le cose importanti.

In questo nostra civiltà affetta da un patologico narcisismo abbiamo perso di vista il valore dei sentimenti, della creatività, dell’ingenuità e della fragilità.

E smarrito il senso della vita.

Forti di una superiorità arbitraria e crudele infliggiamo la morte a cuor leggero, colpendo tutto ciò che intralcia il nostro cammino.

Non ci fermiamo mai a riflettere sulle conseguenze di queste scelte… incontestabili.

Le emozioni, la fantasia, la dolcezza, la sensibilità, la diversità… sono considerate inutili, prive di diritti, e trasformate in vittime dei capricci dell’uomo.

I primi a fare le spese di questa prepotenza sono gli animali.

E insieme a loro: le donne, i bambini, gli anziani, i portatori di handicap, gli svantaggiati e tutti quelli che non si conformano alle pretese del più forte.

Una cultura nuova deve volgere l’attenzione al mondo dell’intuizione e della sensitività, e realizzare una società in accordo coi ritmi della natura.

Si tratta di saperi che gli animali conoscono e rispettano, e l’uomo ha distrutto.

Senza nemmeno rendersene conto.

Il diritto alla vita sostiene la consapevolezza che il dolore è uguale per tutti a prescindere dalle differenze di specie.

Ecco perché evitare di infliggere la morte e il dolore è il primo assioma di una società basata sulla solidarietà e sulla fratellanza.

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LA PAURA DELLA MORTE

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Tutto ciò che non si percepisce con i sensi fisici addita silenziosamente la nostra superficialità e segnala l’ignoranza, svelandoci le dimensioni immateriali della coscienza.

La paura della morte è la paura più grande che ci sia.

Si nasconde dietro ogni fobia, depressione, attacco di panico o patologia psichica.

Per risolvere davvero la sofferenza psicologica occorre comprendere l’importanza di ogni creatura vivente.

Togliere la vita con leggerezza significa affermare la futilità dell’esistenza.

E questo ha conseguenze devastanti nella psiche.

La legittimità dell’uccisione si ritorce contro gli aggressori quando anche per loro arriva il momento della morte.

Infatti l’inconscio applica pedissequamente le leggi che sosteniamo e, arrivati al termine dell’esistenza, quel nostro insindacabile diritto alla prepotenza si trasferisce su qualcosa (oqualcuno) che sfugge al nostro controllo.

Qualcosa (o qualcuno) vissuto come più potente e più forte: Dio, il big bang, la legge naturale, un principio divino o solamente la caducità del vivere… i nomi e le credenze sono tante e ognuno intimamente coltiva la propria verità.

Per tutti, però, esiste una realtà imperscrutabile che prima o poi giungerà a riprendersi la vita.

In quei momenti le credenze narcisistiche perdono il loro potere risolutivo, lasciandoci privi di risorse nelle mani di un principio insondabile da cui inconsciamente ci aspettiamo le stesse leggi che abbiamo applicato durante la vita.

Una cultura dell’invisibile sottolinea l’urgenza di costruire una civiltà fatta di ascolto anche per ciò che appare fragile, debole, sensibile, incapace o semplicemente diverso.

La paura della morte che attanaglia tutti gli esseri umani rivela i retroscena di un predominio patologico e ingiusto, mostrandoci la via per superare la sofferenza psicologica che sta distruggendo l’umanità.

Affermare il diritto alla vita significa scardinare la prepotenza alla radice indirizzando il progresso verso soluzioni capaci di rispettare l’ecosistema (di cui anche noi siamo parte).

L’amore per gli animali segnala il riconoscimento delle proprie parti istintuali e il legame che ci unisce alla natura e ai suoi ritmi.

Per fare la rivoluzione bisogna poter guardare negli occhi la propria anima.

Senza vergogna.

Carla Sale Musio

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Lug 18 2019

ANTROPOCENTRISMO: la patologia più grave del mondo

La patologia più grave del mondo si chiama Antropocentrismo e rappresenta una perversione del narcisismo.

Il DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) afferma che il Disturbo Narcisistico di Personalità colpisce in modo disadattivo la sfera comportamentale, relazionale, cognitiva e affettiva.

I sintomi principali di questa sindrome sono:

  • egocentrismo

  • deficit nella capacità di provare empatia

  • vissuti di superiorità

  • bisogno di percepire ammirazione

Il quadro clinico comporta un Sé Grandioso (cioè una percezione esagerata e idealizzata della propria importanza) e di conseguenza gravi difficoltà nel coinvolgimento affettivo.

Il Disturbo Antropocentrico è caratterizzato da un egoismo profondo e inconsapevole, e dall’incapacità di intrattenere relazioni sane, coinvolgenti e costruttive con l’ambiente circostante.

Si tratta di una degenerazione del narcisismo che distorce la percezione della realtà alimentando vissuti di superiorità, predominio e disprezzo per le altre forme di vita.

Chi ne è affetto si attribuisce il diritto a prevaricare ogni essere vivente, estraniandosi dal contesto ambientale in cui è inserito e collocandosi al vertice di una gerarchia arbitraria.

Questa superiorità patologica autorizza l’abuso di chi è più debole, più ingenuo o più docile, e conduce progressivamente alla distruzione dell’ecosistema.

Le conseguenze del Disturbo Antropocentrico sono sotto gli occhi di tutti.

La deforestazione, il riscaldamento globale, l’inquinamento, la distruzione di ogni habitat naturale, l’estinzione di moltissime specie viventi, il buco nell’ozono, la manipolazione del clima e il disastro ecologico che sta distruggendo il pianeta… sono solo la punta dell’iceberg di un malessere indescrivibile e pervasivo, capace di corrodere le fondamenta del benessere e della salute.

Per stare bene è indispensabile riconoscere il proprio ruolo nell’ambiente e permettersi di vivere in armonia con gli altri organismi e con la materia non vivente, accogliendo in se stessi la molteplicità che caratterizza la vita e contribuendo a realizzare un ecosistema autosufficiente e in equilibrio dinamico.

Al contrario: la prevaricazione (che appartiene a tutti i Disturbi Narcisistici della Personalità) spinge a sfruttare le risorse di chiunque appaia fragile e remissivo secondo un principio di dominanza basato sulla legge del più forte.

E si accanisce soprattutto contro la sensibilità e l’ingenuità, considerate prive di valore e passibili di ogni sopruso a vantaggio di chi possiede un maggiore cinismo.

Il Disturbo Antropocentrico impedisce le reciprocità nelle relazioni e trasforma lo sfruttamento e l’egoismo in valori da perseguire (pena la caduta nel ruolo di vittime con il conseguente corollario maltrattamenti e dolore), ottundendo l’ascolto dell’empatia e provocando gravi danni nella psiche.

Liberarsi da questa patologia non è facile.

La sua ampia diffusione, infatti, impedisce il riconoscimento dei sintomi legittimando lo sfruttamento e la crudeltà che la caratterizzano.

Per superare la condizione morbosa occorre emanciparsi dai modelli comportamentali dominanti per aprirsi a un ascolto etico e personale.

Anche quando questo conduce a valutazioni solitarie.

Staccarsi dal branco per seguire il proprio passo e il proprio cuore è una scelta difficile e irta di pericoli che contrasta il bisogno di condivisione e solidarietà.

Tuttavia, davanti a una situazione patogena dilagante si rivela un passaggio indispensabile per riconquistare la salute, in se stessi e nell’ecosistema.

Per realizzare un mondo migliore è necessario attuare un cambiamento profondo che, attraverso la riflessione sul proprio ruolo, conduca alla scelta di valori più coerenti con l’ambiente e rispettosi della reciprocità e della fratellanza con tutte le creature.

Camminare nella vita senza volerla possedere significa aprirsi a una lettura attenta alla sensibilità di ciascuno e capace di riconoscere il valore dell’ingenuità e della diversità.

Dapprima dentro se stessi e poi in ogni altra forma di vita.

Carla Sale Musio

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Lug 12 2019

VERSO UNA NUOVA EPISTEMOLOGIA DELL’AMORE

A volte mi sembra che l’amore e gli scienziati siano incompatibili e che la scienza non possieda i criteri necessari a studiare le profondità affettive.

Infatti, non si può analizzare un sentimento come se fosse un oggetto posto al di fuori di noi, qualcosa che non ci riguarda.

Per comprendere l’amore bisogna attraversarlo, viverlo, provarlo, sperimentarlo, sentirlo.

Fino a quando gli studiosi escluderanno la soggettività dai principi della ricerca non riusciranno a comprendere l’amore.

Tuttavia, ai nostri giorni affermare che la soggettività è scientifica significa attuare una rivoluzione epistemologica e sostenere che ognuno possiede la propria scienza: intima, profonda, inconfutabile, importante, personale e unica.

Una nuova epistemologia dell’amore implica una nuova epistemologia della soggettività, non più condannata al rango disdicevole della fantasia ma finalmente alla ribalta dell’analisi scientifica.

Parliamo di una rivoluzione che non si compie nei laboratori e non si studia sui libri di scuola.

È un cambiamento che avviene dentro e coinvolge la percezione che abbiamo della vita.

Afferma il valore dei sentimenti.

Legittima il mondo interiore.

Decreta il potere della sensibilità, dell’intimità, della condivisione, della fratellanza e del rispetto.

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“L’essenziale è invisibile agli occhi.”

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Tutto ciò che riguarda l’amore si percepisce con la soggettività.

Non è concreto ma è reale.

Unico e imprescindibile.

Appartiene a una verità diversa dalla fisicità.

Ed è l’unica realtà che sopravvive alla morte: ciò che continua a esistere quando il fisico non c’è più.

Il corpo, infatti, è lo strumento necessario per esplorare la materialità.

La dimensione affettiva esiste al di fuori dalle coordinate spazio temporali.

Intreccia la fisicità e l’attraversa senza esserne posseduta.

L’amore è una strada che ci guida fuori dall’esperienza materiale, aiutandoci a comprendere l’eternità.

Affermarne la scientificità significa affiancare allo studio della vita fisica lo studio della dimensione interiore, evidenziandone i codici e il valore.

L’esperienza soggettiva è imprescindibile per affrontare l’enigma della morte.

Comprendere la Totalità che caratterizza l’affettività, infatti, ci dà la possibilità di superare la dicotomia in cui ci muoviamo quotidianamente, permettendoci di uscire dal dualismo di bene e male per raggiungere un diverso modo di leggere gli avvenimenti.

L’amore segue codici differenti dalla fisicità: cresce e si moltiplica quando viene (con)diviso.

Per questo nel mondo dell’affettività dare è sempre un potere.

E chi ama guadagna più di chi riceve.

Leggi diverse da quelle della materialità definiscono le dimensioni invisibili.

Sono realtà prive di concretezza eppure così importanti nel sostenere il benessere e la salute (a dispetto di ogni profitto materiale).

L’amore ci rende più forti e più umili, più liberi e più fragili, più potenti e più generosi, più comprensivi e aperti all’ignoto.

Comprendere le leggi che caratterizzano la dimensione affettiva ci aiuta a superare i limiti dello spazio e del tempo in cui ci muoviamo abitualmente e ci avvicina all’eternità.

Una nuova epistemologia dell’amore poggia le fondamenta sull’ascolto di ciò che non si vede restituendo importanza alla sensibilità, all’intuizione, alla sensitività e a quei valori profondi, capaci di rendere la vita un’esperienza degna di essere vissuta.

Carla Sale Musio

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Lug 06 2019

BAMBINO INTERIORE E SCELTE ALIMENTARI

Quando decidiamo di cambiare le nostre scelte nutrizionali il primo ostacolo da gestire è il Bambino Interiore.

I bambini sono emotivi, abitudinari e legati ai ricordi del passato.

Per questo non amano i cambiamenti.

Meno che mai quelli alimentari!

Come già è stato detto tante volte, nella nostra società il cibo occupa sempre più spesso il posto degli affetti.

E a nessuno piace perdere gli affetti.

Ecco perché cambiare alimentazione è così difficile.

Per modificare con successo i menù abituali occorre ripercorrere la strada dei ricordi andando indietro nel tempo… fino a scoprire le radici affettive che tengono vivo il desiderio dei cibi.

E una volta individuati i luoghi e gli avvenimenti che hanno dato vita alle associazioni emotive è indispensabile offrire delle alternative altrettanto gratificanti ai Bambini Che Siamo Stati.

Questo compito può diventare un gioco divertente ma non va sottovalutato.

Perché senza la collaborazione del Bambino Interiore ogni progetto è destinato a fallire.

Nel mondo intimo, infatti, il tempo lineare non esiste e le cose conservano sempre la stessa tensione emotiva.

Per questo abbandonare di punto in bianco certi alimenti può diventare una scelta ardua.

Soprattutto se in passato i momenti felici erano celebrati proprio con quei sapori.

Per raggiungere il cambiamento è necessario costruire momenti e tradizioni nuove ma altrettanto coinvolgenti e gratificanti.

E questo può rivelarsi un’impresa complicata.

In tante famiglie, infatti, il tempo dedicato ai pasti è l’unico spazio concesso agli affetti.

E l’amore si misura in chili piuttosto che in abbracci o condivisioni personali.

Quando il volersi bene non trova altro luogo per esprimersi che la cucina è necessaria una strategia attenta e partecipe per insegnare al Bambino Che Siamo Stati modi nuovi di condividere le emozioni e di raggiungere l’appagamento.

Permettergli di riempirsi lo stomaco invece che nutrire i sentimenti comporta nel tempo molti problemi fisici e psicologici, e causa tante sofferenze.

Per superare efficacemente la dipendenza alimentare occorre esplorare le fonti del piacere nella nostra vita e stabilire aree diverse di gratificazione, alternative alla compulsione alimentare che affligge la nostra civiltà.

Significa osservare attentamente cosa genera il benessere e incanalare le scelte quotidiane verso attività capaci di suscitare l’appagamento e la soddisfazione nel mondo affettivo.

Per qualcuno può essere dipingere, per un altro può trattarsi di ballare o di fare una passeggiata in mezzo alla natura, per un altro ancora può essere la musica ad avere un effetto appassionante e anoressizzante… non esiste una ricetta.

Il cambiamento è un percorso individuale e ognuno deve scoprire dentro di sé le fonti del piacere creativo, espressivo, emotivo… un passo alla volta.

Stravolgere le proprie abitudini in fatto di cibo non è facile.

Ci vogliono attenzione, dedizione e cura.

La crescita passa attraverso trasformazioni successive volte a raggiungere l’amore per noi stessi e a realizzare la missione che siamo venuti a svolgere nel mondo: dare espressione e compimento alla nostra profonda verità.

Carla Sale Musio

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Giu 18 2019

ANIMALI E SALUTE MENTALE: la cultura invisibile

Rompere il silenzio sulla crudeltà e sulle violenze commesse quotidianamente da ognuno di noi a discapito degli animali (e combattere lo specismo che ne impedisce la comprensione) significa entrare in contatto con un sapere basato sull’essenzialità delle emozioni e dare forma (finalmente) a una cultura dell’invisibile.

La dimensione affettiva segue leggi diverse da quelle della materialità.

Gli animali lo sanno.

E mantengono vivo il contatto con le proprie parti emotive, intuitive e sensitive.

Gli esseri umani, invece, deridono gli aspetti interiori e delegano la comprensione delle situazioni alla tecnologia o agli esperti, perdendo di vista il valore della soggettività.

Un mondo senza violenza è capace di ascoltare la verità intima di ciascuno, restituendo ai sentimenti un posto di preminenza nelle relazioni.

Solo così si può percorrere la strada dell’empatia, della solidarietà, della fratellanza e dell’accoglienza delle diversità.

Solo così l’unicità di ogni creatura diventa un dono.

E non una colpa.

Solo così la creatività può prendere il posto dell’omologazione e la salute dilagare nella psiche.

Senza bisogno di psicofarmaci, psichiatri o psicologi.

Imparare dagli animali ci permette di osservare con attenzione, umiltà e rispetto le loro scelte di vita e di scoprire un sapere diverso dal nostro ma altrettanto profondo.

Fino ad oggi gli esseri umani hanno coltivato un’intelligenza prevalentemente cognitiva.

Gli animali, invece, hanno sviluppato un’intelligenza emotiva.

Entrambe sono importanti.

E stabilire una priorità tra le due fa perdere elementi essenziali della realtà.

Ci sono cose che non si possono vedere con gli occhi e toccare con le mani.

Cose che se ne infischiano della logica o della ragione perché rispondono alle leggi interiori.

L’amore è una di queste.

Il mondo intimo si muove spesso al di fuori della razionalità.

Eppure…

Il benessere e la salute mentali dipendono dall’equilibrio di questo mondo.

Immateriale, soggettivo e a volte paradossale.

Lo sanno bene gli specialisti della psiche che con la sua apparente illogicità devono fare i conti ogni giorno e lo sanno anche tutti quelli che soffrono di depressione, attacchi di panico, fobie, paure, insicurezze…

Gli animali percepiscono verità che al nostro sguardo imbevuto di razionalità sono precluse.

Vivere in armonia con la natura significa accogliere dentro di sé l’insegnamento delle altre forme di vita e comprendere che, a volte, le loro conoscenze possono superare le nostre.

Non si tratta di stabilire delle gerarchie ma di condividere i saperi.

Per vivere meglio.

La vita è un insieme infinito di relazioni volte a mettere in contatto la fisicità con l’immaterialità, la soggettività con la collettività, l’ecosistema con ogni singola componente del tutto… fino a raggiungere un’espressione armonica delle potenzialità di ciascuno.

Ogni specie porta in dono una peculiarità.

Gli esseri umani possiedono la creatività.

E questa dovrebbe essere messa al servizio delle altre creature e non usata per dominare, sottomettere e sfruttare.

Uccidere significa sempre: annientare una parte di sé.

Il mondo esteriore rispecchia il mondo interiore.

Non si può stare bene quando gli altri non stanno bene.

È una legge intima e profonda che trova le sue conferme nel malessere che ammala l’umanità.

Superare la paura dell’ignoto permette di avvicinarsi con fiducia, umiltà e rispetto a ogni altra forma di vita e realizzare una civiltà nuova: capace di onorare la morte senza infliggerla impunemente a chi è più debole, diverso, ingenuo o sconosciuto.

Il cuore lo sa.

La ragione lo deve imparare.

Rispettare gli animali ci conduce ad accogliere il valore dell’emotività, dell’istintualità e della sensitività, permettendoci di ritrovare i saperi che abbiamo perduto nel tentativo di omologarci a un mondo che corre a perdifiato verso la propria distruzione.

La paura della morte affonda le radici nelle innumerevoli morti che infliggiamo ogni giorno a cuor leggero, certi di una supremazia arbitraria, prepotente e crudele.

La legge del più forte asserisce l’inutilità di tante vite, ignorando la sofferenza di chi ci appare debole e perciò privo d’importanza.

Tuttavia nel momento del trapasso quella stessa indifferenza ci colpisce come un boomerang trasformandoci nelle vittime impotenti di un destino imprevedibile e ingiusto finché lo interpretiamo con i criteri della prepotenza secondo cui abbiamo vissuto.

Cambiare i codici con cui leggiamo la realtà per aprirci all’ascolto di ogni essere vivente significa accogliere la nostra stessa fragilità per riconoscerne il potere, il valore e l’importanza.

Gli animali ci insegnano con l’esempio della loro esistenza come vivere in relazione gli uni con gli altri e in contatto con tutto ciò che c’è.

Senza psicofarmaci, malattie mentali, ricoveri coatti o elettroshock.

Senza allevamenti, schiavismo, guerre, usura e distruzione.

Senza bulimia, anoressia, obesità, diabete e cancro.

Senza avvelenare il pianeta.

Un mondo migliore nasce dal cambiamento che ciascuno porta avanti dentro di sé con le scelte compiute ogni giorno.

Carla Sale Musio

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Giu 12 2019

LA REALTÀ? … L’HO CREATA IO!

Crediamo di muoverci in una realtà indipendente ed estranea ai nostri voleri: una sorta di teatro in cui gli attori improvvisano la parte inconsapevoli della regia.

Ma è davvero così?

Le cose avvengono tutte al di fuori della nostra coscienza?

Oppure è la coscienza che crea la realtà per fare un’esperienza… di se stessa?

La nostra percezione non si arresta mai, ci accompagna dal primo all’ultimo minuto della vita.

Anche quando non vi prestiamo attenzione.

La coscienza non è separata dall’esistenza:

LA COSCIENZA È L’ESISTENZA

Infatti senza una coscienza che la percepisce la vita smette di esistere.

Lo attesta la fisica quantistica.

Lo sostengono gli psicologi.

E nel suo terzo principio lo afferma il biocentrismo:

“Il comportamento delle particelle subatomiche, in realtà di tutte le particelle e oggetti che percepiamo, sono collegati in modo inestricabile ad un osservatore. Senza la presenza di un osservatore cosciente esiste solamente uno stato indeterminato di onde di probabilità.”

Credere in una realtà separata ci aiuta a sperimentare la fisicità.

Tuttavia cancellare dalla consapevolezza l’intreccio inestricabile di vita e coscienza impedisce di aprirsi alla verità e preclude il benessere e la salute mentale.

Ciò che non si vede ha un forte impatto sulla comprensione degli avvenimenti.

A farci stare bene o male sono stati d’animo intimi.

E invisibili.

Emozioni e sentimenti capaci di trasformare la vita in un paradiso oppure in un inferno.

La pretesa di un’oggettività priva di relazioni interiori con chi ne fa esperienza è un concetto superato negli ambienti scientifici.

Tuttavia, il nostro linguaggio non possiede ancora termini adeguati a descrivere l’invisibile e questo impedisce di distinguerne l’importanza e di gestirne l’influenza sulla nostra vita.

L’universo oggettivo è un concetto astratto.

Forse necessario a studiare la meccanica degli eventi ma privo di rilevanza e fuorviante quando ci si muove nelle tante dimensioni della realtà.

Confinare la coscienza dentro i limiti della materialità è un paradosso che deforma la comprensione della vita rinchiudendoci in un range limitato di possibilità e dando origine alla violenza che sta distruggendo il pianeta.

Infatti, se le cose non hanno alcun legame con il nostro sentire (immateriale e reale) diventa lecito infliggere dolore a chi appare diverso (e perciò separato) perseguendo la legge del più forte senza scrupoli e senza etica, solo per soddisfare il capriccio di un momento.

La negazione dell’invisibile annienta i sentimenti dietro il disprezzo riservato a ciò che è immateriale, sostenendo il cinismo, la competizione e la sopraffazione al posto della condivisione, della fratellanza e dell’empatia.

Sui principi della divisione e dell’abuso si regge il dominio dei pochi sui molti.

Prende forma dalla sordità emotiva necessaria a cancellare l’empatia e si sviluppa sulla pretesa di una dualità fatta di schieramenti giusti o sbagliati, di bene e male, di buoni e cattivi.

Questa contrapposizione interiore costringe la psiche a rinnegare le parti inaccettabili di sé fomentando il desiderio di una perfezione idealizzata e impossibile, e dando forma al mondo crudele e distruttivo in cui ci muoviamo oggi.

La pretesa di un universo oggettivo ha ripercussioni gravissime sul nostro stile di vita poiché nasconde la consapevolezza della molteplicità che anima il mondo interiore dietro la pretesa di un’omologazione illusoria e irraggiungibile, modellando la realtà che crediamo esteriore su parametri pericolosamente ingiusti.

Solo riconoscendo dentro di sé i semi della crudeltà e assumendosi la responsabilità del Tutto diventa possibile mettere fine alle guerre e realizzare una società rispettosa di tutte le creature.

La coscienza è quella parte di noi stessi che intreccia l’etica con la realtà destinandoci a vivere le conseguenze delle nostre scelte profonde.

Nel mondo interiore:

  • affermare la legge del più forte imprime di sé la fisicità creando una vita in cui impera la prepotenza,

  • censurare le proprie imperfezioni dà forma a un mondo fatto di nefandezze inconfessabili,

  • aspirare alla perfezione modella una società in cui la diversità è inaccettabile.

La coscienza è la creta di cui è fatta la vita, il Tutto che genera ogni cosa, il luogo intimo della verità.

Carla Sale Musio

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