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Mag 06 2020

COVID 19 – “RESTRIZIONI E FISICA QUANTISTICA”

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video vi invito a fare una riflessione sul significato interiore del lockdown fino a cogliere la relazione che esiste tra mondo intimo e realtà esterna.

Carla Sale Musio

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Feb 12 2017

FISICA QUANTISTICA E SENSIBILITÀ: leggere il mondo con gli occhi del cuore

Quando si parla della dimensione immateriale si finisce spesso per sentirsi stupidi.

Come se affidandosi a qualcosa che non si può vedere, toccare, pesare e misurare si dimostrasse un’ingenuità credulona, ottusa e decisamente poco intelligente.

Eppure, la maggior parte delle cose che sappiamo a proposito della realtà non le abbiamo mai viste, toccate, pesate o misurate.

Basti pensare all’elettricità, alle onde sonore… al pensiero e ai sentimenti.

Cose importantissime di cui costatiamo gli effetti ogni giorno, ma prive di materialità.

L’immaterialità ci fa paura perché ci costringe a confrontarci con l’ignoto, spingendoci ad abbandonare il controllo (che pretendiamo di avere sempre e su tutto) e ad affidarci a un principio più grande, che ci contiene e ci sovrasta.

Nella Totalità, nel vuoto privo di riferimenti tangibili, in quel buco nero in cui ogni cosa è possibile perché parte di un infinito potenziale di vita, emergono anche gli aspetti che non ci piacciono, ciò che abbiamo censurato e rivendica il proprio diritto all’esistenza nel momento in cui un Tutto Onnicomprensivo ne legittima la verità.

Qualcuno lo chiama Dio, qualcun altro Legge Universale, gli scienziati preferiscono parlare di Big Bang, la fisica quantistica la definisce Onda di Probabilità.

I nomi sono tanti e diversi, ma indicano sempre un principio indistinto da cui hanno origine le cose.

E tutti (religiosi, mistici, fisici e scienziati) sono concordi nel dichiarare che la realtà materiale scaturisce da una sorgente immateriale.

Un principio creativo e assoluto contiene i semi di ogni possibile verità e, in una dimensione senza spazio né tempo, attende con pazienza il momento opportuno per dare vita alle forme della nostra quotidianità.

Secondo la fisica quantistica il principio di tutte le cose è un Tutto, indefinito e poliedrico, da cui l’osservatore coagula la realtà nei suoi aspetti concreti, nel momento in cui la osserva e la vive.

Per i fisici moderni ogni cosa esiste in uno spazio immateriale di potenzialità e, da questa multiforme totalità, la nostra attenzione dà forma alla realtà, rendendola tangibile.

A prima vista la Teoria dei Quanti sembra un insieme di formule magiche e giochi di prestigio immuni dalle ristrettezze della logica.

Eppure, proprio quella magia costruisce le fondamenta dell’esistenza, e nessuno ai giorni nostri può ignorarne la portata.

La fisica moderna spiega la materia sia come fenomeni ondulatori che come fenomeni delle particelle, e afferma che tutte le cose (ma proprio tutte) esistono in una funzione di probabilità, fino a quando un osservatore cristallizza una delle infinite possibilità rendendola concreta.

Quando ha luogo l’osservazione, infatti, la funzione d’onda collassa, permettendoci di localizzare le particelle, secondo le coordinate spazio temporali che ci sono familiari e ci appaiono tangibili.

Per la fisica dei quanti esiste una realtà fluida e immateriale in cui ogni cosa trova posto (gli studiosi la chiamano: onda di possibilità) ed esiste una manifestazione tangibile, quando una di quelle infinite probabilità si concretizza, dando forma alla realtà che i nostri sensi sono in grado di riconoscere e che ci siamo abituati a considerare vera.

Oggi la scienza ci spiega che l’immaterialità è un aspetto imprescindibile della realtà, la matrice da cui selezioniamo gli eventi della nostra esperienza.

Quando si parla d’immaterialità, perciò, ci si riferisce a una verità che i sensi fisici non possono percepire ma che è l’origine di qualsiasi cosa.

Il mondo immateriale permea costantemente la realtà materiale e, come una nuvola di eventualità, attende che la nostra consapevolezza lo attraversi dando forma alla vita così come la conosciamo.

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Ma cosa succede alle cose che non trovano riconoscimento con i cinque sensi?

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Dove finiscono quelle realtà che sono prive di concretezza?

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Se tutto esiste nell’onda di probabilità ed è soltanto la nostra osservazione a permettere il manifestarsi di una realtà piuttosto che un’altra, è necessario cambiare i paradigmi con cui interpretiamo il mondo, e ridare dignità a ciò che non si può vedere, toccare, pesare o misurare.

Esiste una dimensione immateriale priva di fisicità ma non per questo poco importante.

È una realtà che ubbidisce a leggi diverse da quelle della corporeità (leggi che non possiamo sperimentare con i sensi fisici) ma si può raggiungere affidandosi a una percezione interiore fatta di sentimenti e soggettività più che di analisi e oggettività.

L’oggettività e la materialità, infatti, obbediscono a codici differenti da quelli della soggettività e della immaterialità.

Utilizzano modi diversi di decodificare le esperienze, ma questo non vuol dire che siano meno rilevanti.

Entrambe le dimensioni sono indispensabili per vivere una vita appagante.

Un mondo fatto soltanto di concretezza diventa arido, sterile e vuoto di significato, mentre un mondo esclusivamente soggettivo e impalpabile sarebbe caotico e angosciante per la nostra mente razionale.

La pienezza della vita è frutto del continuo intrecciarsi di materialità e immaterialità, dello scorrere incessante di onda e particella, emozione e razionalità, intimità e concretezza.

La cultura materialista ci ha portato a deridere e abiurare quelle percezioni interiori che ci permetterebbero di cogliere l’immaterialità.

Abbiamo imparato a non ascoltare il nostro mondo interno, a sfuggire la sensibilità, a mostrarci impassibili e privi di emozioni, sicuri che il cinismo sia lo strumento migliore per avere successo in società.

Così, valutiamo la realtà in base al guadagno più che dare valore ai sentimenti, e preferiamo chiedere agli specialisti che cosa avviene dentro di noi, piuttosto che ascoltare la nostra autenticità.

È in questo modo che dimentichiamo l’importanza della dimensione immateriale.

Lasciamo che la legge del più forte sia la nostra bandiera e quando la fragilità arriva a mostrarci la ricchezza impalpabile delle emozioni, ci sentiamo pieni di vergogna, imbarazzati, inadeguati, impreparati e soli.

Convinti che quel nodo allo stomaco che ci prende ogni tanto, senza che sia possibile riconoscerne la causa, segnali una qualche patologia.

Ricorrere ai farmaci invece che ascoltare il cuore è la soluzione adottata da molti.

In un mondo lanciato al galoppo verso la propria distruzione, abolire l’ascolto della dimensione immateriale significa rinunciare all’unica medicina capace di curare la malattia chiamata civiltà.

Il flusso pulsante della dimensione immateriale è un valore prezioso, in grado di salvare l’umanità dal suo terribile destino e di restituire alla vita la sua profonda verità.

Padroneggiare le leggi della materialità è possibile solo mantenendo dentro di sé la consapevolezza che il principio di tutte le cose è nascosto in un infinito imprendibile con la ragione, cui occorre abbandonarsi fiduciosi, lasciando agire la bussola del cuore.

Solo così dall’onda delle probabilità può prender forma una dimensione materiale fatta di ascolto e pienezza, capace di accogliere la sensibilità come un timone per fare rotta verso la vita.

Carla Sale Musio

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Gen 06 2016

SE SONO SANO… LO DECIDO IO!

Siamo abituati a pensare che gli esperti della nutrizione siano le persone più qualificate per insegnarci cosa è giusto mangiare e come mantenerci in salute.

Così, pieni di speranza e di fiducia ci rivolgiamo agli specialisti, pronti a seguire pedissequamente le loro sapienti istruzioni a proposito di sostanze nutritive, calorie, diete, vitalità e benessere.

Sembra che la scienza dell’alimentazione sia una materia preclusa alla maggioranza e riservata solo a pochi consulenti: competenti e sempre aggiornati sulle ultime ricerche, scoperte e novità scientifiche.

Oggi, però, le informazioni viaggiano in rete e ognuno può aggiornarsi sugli argomenti più disparati, scegliendo il medico, il dietologo o il nutrizionista in base al credo e al sapere che ritiene più vicino a sé.

La conoscenza non è mai una sola.

Esistono milioni di possibilità tutte ugualmente vere, perché la realtà … dipende da chi sceglie!

La fisica quantistica ci ha spiegato che gli eventi non sono indipendenti dalle persone che li vivono.

Esiste un’interazione costante tra pensieri e percezioni.

Da questa interazione prende forma quella che noi chiamiamo realtà e che è soltanto una tra le infinite possibilità esistenti.

Ogni particella di realtà, infatti, prima di coagularsi nella materialità che percepiamo con i sensi appartiene a un’onda di probabilità infinite.

I pensieri e le credenze che coltiviamo in noi stessi magnetizzano eventualità affini, dando forma agli avvenimenti della nostra vita.

Ognuno vive e sperimenta le situazioni che più sono in sintonia con il proprio mondo interiore.

Conscio ma, soprattutto, inconscio.

Quando vagabondiamo nella rete, inseguendo una notizia o un’altra spinti dal nostro interesse, attiviamo una sinergia tra quel nugolo di possibilità infinite e la nostra intima verità.

E, senza rendercene conto, coaguliamo gli eventi che confermano il nostro credo profondo, materializzando la nostra specifica verità.

Ecco perché, se ci guardiamo attorno, possiamo osservare una gran varietà di situazioni, molto diverse tra loro e tutte vere per chi le vive.

Anche quando le ricerche che supportano quelle scelte appaiono contraddittorie e incompatibili.

  • Qualcuno sostiene che mangiare le arance crei una pericolosa acidità nello stomaco. Altri, invece le ritengono alcalinizzanti.

  • C’è chi è convinto che uccidere sia indispensabile per vivere perché, senza mangiare carne, si crea una carenza di proteine, e chi (come me) crede che la vita sia un diritto inalienabile di ogni essere vivente e che le proteine si trovino nella frutta e nella verdura in quantità più che soddisfacenti.

  • Molti sostengono che bere un bicchiere di vino rosso faccia bene alla salute, e tanti lo considerano una droga, pericolosa quanto l’eroina.

Ognuno porta avanti la sua verità, trovando le obiezioni o le conferme che sono in armonia con la propria evoluzione interiore.

Poche persone, però, sanno prendere su di sé il carico delle proprie convinzioni e delle esperienze che vivono.

La maggior parte preferisce demandare ad altri la responsabilità di ciò che succede, glorificando gli specialisti quando le cose vanno bene e denigrandoli quando, invece, vanno male.

In seguito a questa delega costante della nostra salute abbiamo permesso che ci venisse espropriata la gestione di noi stessi e, oggi, senza il parere di un esperto non siamo nemmeno in grado di capire se siamo sani o malati, se abbiamo ancora voglia di vivere o se dobbiamo prepararci a morire.

Il verdetto dello specialista è diventato decisivo per la sopravvivenza.

Ci sentiamo in forma, quando il medico dichiara che stiamo bene, e doloranti quando, invece, decreta che siamo malati.

In questo modo, abbiamo perso la capacità di ascoltarci e di gestire autonomamente la vita, caricando di responsabilità gli esperti che, nel tentativo di aiutarci, spesso finisco per soccombere, schiacciati dal peso di infinite responsabilità.

(Lo schiavismo che sta uccidendo il mondo è una patologia insidiosa e, purtroppo, si annida dentro noi stessi)

Ma, profondamente, ognuno conosce d’istinto la verità.

Soltanto noi possiamo stabilire che cosa è giusto e cosa, invece, è sbagliato per noi.

La stessa ricetta miracolosa per alcuni può diventare deleteria per altri.

Delegare la responsabilità del nostro benessere è una scelta pericolosa perché ci espropria dell’autonomia, riducendoci a macchine prive di volontà.

Sentirsi bene è il risultato di un ascolto profondo di sé.

Un ascolto che sviluppa la capacità di riconoscere i propri bisogni e i propri valori, e porta a coagulare realtà sempre nuove, in armonia con le scelte di vita.

La libertà nasce dalla capacità di prendere su di sé tutta la responsabilità della propria esistenza, srotolando la trama invisibile della creatività individuale nella realtà quotidiana.

La salute è il risultato dell’incontro tra le nostre propensioni interiori e le scelte che compiamo ogni giorno.

Carla Sale Musio

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Apr 08 2015

INCONSCIO E REALTÁ: come creare un mondo migliore

Crediamo che le cose che ci capitano quotidianamente siano la conseguenza di un mondo che agisce e si muove a prescindere dalla nostra volontà, ma… non è vero!

Questa convinzione è stata messa in discussione da un gran numero di ricerche scientifiche che ne hanno evidenziata l’ingenuità.

La fisica e la psicologia, infatti, hanno dimostrato che esiste una reciprocità che lega chi osserva a ciò che viene osservato, in un’interazione che da crea la realtà.

La relazione che intratteniamo con la vita definisce la nostra quotidianità dando forma agli eventi che costellano le nostre giornate.

La maggior parte delle persone, però, preferisce incolpare la sfiga, gli astri o il destino, delegando a una causa esterna il peso delle proprie disgrazie.

In questo modo ci priviamo del potere creativo con cui modelliamo gli eventi, confinandoci dentro una prigione di vittimismo e d’impotenza.

La fisica quantistica ha evidenziato come l’esistenza prenda consistenza da uno sciame d’infinite possibilità, coagulando nella materia ciò che è in sintonia con i contenuti del nostro mondo interiore.

L’inconscio, infatti, conserva la memoria di tutti gli avvenimenti accaduti, filtrando nella consapevolezza solo una piccolissima parte di pensieri, emozioni e convinzioni.

La maggior parte di ciò che abbiamo vissuto esiste in una dimensione della coscienza di cui non siamo a conoscenza e da lì condiziona gli avvenimenti grazie a una legge di risonanza.

Il principio secondo cui il simile attira il simile sintetizza un presupposto basilare sia della fisica moderna sia della psicologia, spiegando come i vissuti di chi sperimenta la realtà esercitino un’influenza sulle circostanze che si verificano, aumentandone la probabilità.

Ciò che anima il nostro mondo interiore interagisce con gli eventi considerati esteriori molto più di quanto siamo portati a credere.

Il potere creativo è una forza di cui ancora non conosciamo il funzionamento e che finiamo per utilizzare in maniera involontaria e maldestra.

I pensieri, le emozioni e le convinzioni di cui siamo consapevoli sono soltanto una piccola parte del magnetismo interiore da cui prende forma l’apparente casualità della vita.

La matrice che preforma gli eventi, infatti, affonda le sue radici nei contenuti archiviati nell’inconscio.

Per questo è importante conoscere intimamente noi stessi, affrontando anche gli aspetti che non ci piacciono e che non ci rendono onore.

Portando alla luce le verità nascoste nelle profondità dell’inconscio, impariamo a comprendere le forze interiori che plasmano il mondo che ci circonda e a gestire la complessità della creatività e della vita.

Occorre stare sempre attenti ai pensieri che affollano la mente, selezionando quelli che riteniamo costruttivi e trasformando quelli negativi.

Indulgere in pensieri carichi di risentimento, di vittimismo e di amarezza preforma un mondo di soprusi e di ingiustizie.

Mentre uno stato d’animo amorevole attira negli eventi l’armonia e la reciprocità.

Ci affezioniamo alle nostre emozioni negative (odio, rancore, autocommiserazione…) e le coltiviamo come ortiche, permettendo che infestino la mente senza lasciare spazio alle emozioni positive (amore, tenerezza, dolcezza…).

Liberare la coscienza dai contenuti sgradevoli non è facile e presuppone un profondo lavoro su di sé, ma è l’unico strumento capace di cambiare veramente la realtà.

Non serve fare la rivoluzione se prima non si attua una trasformazione all’interno di se stessi.

Non serve combattere le ingiustizie nel mondo quando non si riesce ad arginare le ingiustizie agite nel mondo interiore.

Non serve parlare di democrazia se nell’inconscio è in atto una dittatura.

Per estinguere davvero la violenza che ci circonda, è indispensabile prendere su di sé la responsabilità anche di ciò che, a prima vista, può sembrare lontano e indipendente dalla volontà, e assumersi l’onere di ritrovarne le radici archiviate nell’inconscio.

Infatti, solo dopo aver eliminato i semi interiori della crudeltà diventa possibile costruire una cultura fondata sull’amore e sulla fratellanza, e realizzare una società che non discrimina perché capace di accogliere la diversità dentro di sé, non prevarica perché ha imparato a comprendere la propria fragilità, e non emargina perché ha acquisito la consapevolezza che tutto, ma proprio tutto, ha origine dentro di noi.

Carla Sale Musio

leggi anche:

CAMBIARE SE STESSI PER CAMBIARE IL MONDO

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Apr 09 2014

INFINITE REALTÀ

La realtà è sempre la conseguenza di ciò che profondamente crediamo vero.

E, anche quando non ne siamo consapevoli, scegliamo costantemente gli eventi di cui facciamo esperienza.

Questo processo, chiamato sincronicità, si fonda sulla concomitanza degli accadimenti interiori con gli avvenimenti fisici ed è il principio che ci fa essere come per magia “al posto giusto nel momento giusto” o “al posto sbagliato nel momento sbagliato”.

La sincronicità è il navigatore di cui la vita ci ha dotato perché potessimo viaggiare lungo le sue infinite strade.

Inconsciamente ne impostiamo la destinazione in base alle nostre convinzioni, emozioni e stati d’animo, e dopo qualche tempo le esperienze congrue si presentano nella nostra esistenza come se fossero attratte da una potente calamita.

Questo delicato e prezioso meccanismo psicologico e fisico rende possibile osservare fuori di noi ciò che succede dentro di noi, permettendoci di sperimentare la nostra intima verità come in un teatro organizzato apposta per aiutarci a comprendere i nostri meccanismi interiori.

La sincronicità dimostra come il mondo esterno sia lo specchio del nostro mondo interno e ci insegna che per vivere in pace è indispensabile coltivare l’accoglienza, la comprensione e il rispetto per ogni aspetto di se stessi.

Ma conoscere il proprio il mondo interno e arrivare a cambiarlo (modificando così anche gli eventi esterni che esso richiama nella nostra vita) non è facile.

Per riuscirci è indispensabile mettersi in discussione avviando un processo (senza fine) di conoscenza e trasformazione di sé.

Un processo che ci colloca al centro della realtà rendendoci responsabili di ogni avvenimento, dal più insignificante al più maestoso.

Modificando e migliorando il mondo interno, infatti, possiamo trasformare le circostanze della vita rendendole congrue al nostro modo di essere, in un dialogo e in un cambiamento… continui.

Per raggiungere questo meraviglioso obiettivo è indispensabile assumersi l’onere della propria esistenza, interiore ed esteriore.

Delegando il peso delle circostanze al destino, a Dio, alla fortuna o a qualche altro misterioso potere, infatti, perdiamo lo scettro del comando, condannandoci a diventare schiavi di un mondo privo di controllo e di significato.

Nonostante ormai da quasi un secolo, i saperi della fisica quantistica abbiano posto l’osservatore al centro di ogni avvenimento osservabile, la centralità della nostra realtà interiore nel determinare gli accadimenti che viviamo è ancora un fenomeno largamente ignorato dalla maggior parte delle persone.

Si preferisce coltivare la convinzione che il mondo in cui viviamo sia separato e distante dai pensieri e dalle emozioni, e appartenga a una materialità predeterminata e immodificabile cui dobbiamo adattarci senza discutere.

Lo studio della fisica quantistica non è stato incluso nei programmi ministeriali, la fisica che si studia a scuola si ferma alle soglie della teoria della relatività di Einstein.

E per questo i grandi passi avanti compiuti dalla scienza rimangono sconosciuti alla maggior parte delle persone che invece continua a basare la propria percezione della realtà sulle scoperte di un sapere classico ormai superato dalla ricerca.

Non c’è da sorprendersi se l’esistenza di tante realtà soggettive è ancora considerata un fenomeno fantascientifico più che un’opportunità nelle nostre mani.

Per uscire dalla convinzione limitante (che ci condanna a diventare le vittime di un destino capriccioso e imprevedibile pronto ad accanirsi sui buoni e a premiare ingiustamente i cattivi) occorre rimboccarsi le maniche e documentarsi personalmente, scoprendo le informazioni che la scuola non ci ha saputo (o voluto) fornire.

Esistono infinite realtà pronte a manifestarsi nella quotidianità, attratte dal richiamo silenzioso della nostra vita interiore.

Analizzare l’inconscio e scoprire le guerre intime combattute ingiustamente contro le parti deboli e tenere di se stessi permette di accogliere la propria inflessibilità e trasformarla fino ad attrarre realtà comprensive e amorevoli.

Al contrario, occultare la verità individuale, censurare la creatività, negare i sogni e costringersi dentro un’armatura di apparenze attira sulla nostra strada prigioni di dolore e di fatica che amplificano la sofferenza… in un circolo vizioso senza fine.

Per liberarsi dalle difficoltà e costruire una società senza dolore non basta compiere le scelte giuste nei momenti difficili che costellano l’esistenza, occorre anche chiedersi cosa la vita stia segnalando con le esperienze che ci propone e utilizzare quell’insegnamento per cambiare le leggi interiori che animano il nostro mondo.

I crimini commessi nell’omertà e nel silenzio della propria anima affliggono gli scenari dell’esistenza indicandoci la necessità di costruire una diversa realtà interiore.

Una realtà libera da segreti nascosti nei sotterranei dell’inconscio.

Una realtà senza castighi e senza vendette,  capace di autenticità e di comprensione per se stessi e per il mondo che ne consegue.

Vivere in un mondo migliore è il risultato di una vita intima in cui non ci siano più soprusi, razzismo e violenza.

Carla Sale Musio

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Mag 26 2012

SCEGLI LA TUA REALTÀ!

La fisica e la psicologia sostengono che chiamiamo realtà un modo soggettivo e personale di interpretare quello che succede, perché chi sperimenta la realtà sperimenta sempre la propria realtà.

Nel linguaggio comune la parola soggettività indica tutto ciò che deriva da una visione personale e che, proprio per questo, non può essere considerato obiettivo.

Il suo opposto, l’oggettività, significa, invece, che una cosa è reale di per sé, indipendentemente dal vissuto individuale o dall’interpretazione che se ne dà.

La necessità di affermare una verità oggettiva, presente a prescindere da tutto, trae origine dalla fisica antica.

La fisica moderna, infatti, non crede più nell’esistenza di una realtà totalmente separata da chi la vive.

Oggi, per i fisici (e per gli psicologi) esiste un legame inscindibile che unisce i fatti e chi ne fa esperienza.

Ci sono tante realtà possibili.

Mutevoli, varie e soggettive.

La fisica parla di onde di probabilità e spiega che la realtà fine a se stessa è un concetto illusorio.

Ogni cosa può essere considerata reale solo nel momento in cui qualcuno sceglie di entrarci in contatto.

Purtroppo, però, la fisica che studiamo a scuola si ferma alla fisica antica.

I programmi ministeriali non includono lo studio della fisica moderna e per questo motivo le sue scoperte sono ignorate dalla maggior parte delle persone.

Una visione della vita ormai superata dalla ricerca scientifica sopravvive ancora nell’immaginario collettivo e condiziona la nostra comprensione della realtà.

La scarsa cultura in fatto di scienza favorisce le leggi del commercio e serve a tenere in piedi l’economia.

Al consumismo, infatti, diffondere la conoscenza di queste nuove teorie non conviene!

Se improvvisamente i consumatori scoprissero che esistono tante realtà e che ognuno può scegliere di vivere la propria soggettività… diventerebbe difficile gestirne le scelte e orientarle nella direzione delle vendite!

Oggigiorno la soggettività è diventata pericolosamente trasgressiva.

Divulgare nuove conoscenze e restituire valore e attendibilità alle verità individuali nuoce agli interessi dei pochi che gestiscono i molti.

In fisica, però, le ricerche proseguono lo stesso… nonostante si cerchi di scoraggiarle in tutti i modi.

Gli scienziati oggi non credono più in una realtà statica e immutabile che prescinde da chi ne studia le caratteristiche.

Per loro in assenza di una verifica che è sempre soggettiva non si può affermare l’esistenza di nessuna cosa.

Cioè, senza la presenza di uno studioso che oggettiva la realtà grazie alla costruzione (soggettiva) di un’ipotesi e di un esperimento di verifica la realtà non esiste.

O meglio, non esiste come realtà.

Esiste, invece, come onda di possibilità.

Quando focalizziamo l’attenzione su qualcosa facciamo sì che da un’onda di probabilità si concretizzi una delle infinite realtà possibili (contenute nell’onda) e diventi la nostra realtà.

Quello che pensiamo, le cose in cui crediamo, le certezze che abbiamo, influenzano profondamente l’onda delle probabilità, condizionando il succedere degli eventi.

Dalle ricerche della fisica e della psicologia sta nascendo in tutto il mondo una cultura nuova, che avrà conseguenze incalcolabili sul nostro modo di vivere e di pensare.

Tutti, infatti, facciamo esperienza di questi principi quotidianamente, anche se non ce ne rendiamo conto.

Possiamo notarne con maggiore evidenza gli effetti quando le cose sembrano congiurare in una certa direzione.

Comunemente chiamiamo sfiga questo tipo di situazioni (o, più raramente, fortuna) ma sono soltanto una manifestazione più appariscente del nostro interagire con l’onda delle possibilità.

Le scienze fisiche e psicologiche ci mostrano una realtà costantemente intrisa di soggettività.

Reale e soggettivo, sono due aspetti di una stessa esperienza che ha valore e verità per chi la vive.

La coesistenza di queste tante realtà soggettive trova nella tolleranza il suo presupposto fondamentale.

Infatti, se la realtà non è più una sola per tutti soggettività e tolleranza diventano valori imprescindibili.

Nella nuova cultura emergente tutti i fenomeni poco normali che fino ad oggi abbiamo trattato con sospetto considerandoli frutto della nostra fantasia, acquistano un significato diverso.

E alla luce di queste conoscenze non si potrà più affermare con scetticismo che le esperienze soggettive sono irreali.

Diventano reali.

A pieno diritto.

Ci dobbiamo abituare all’idea di una molteplicità di possibilità che interagisce costantemente con il nostro mondo interno determinando il succedere degli eventi che ci riguardano.

Esistono sempre infinite realtà.

Ognuno sperimenta la sua.

Una delle tante possibili.

Quella in cui ha scelto di credere.

Carla Sale Musio

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Mar 07 2012

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA

Il grande cambiamento iniziato nel 2012 è una rivoluzione silenziosa e riguarda la percezione della realtà.

Ineluttabile e inarrestabile genererà un rovesciamento del mondo.

E niente di ciò che conosciamo sarà più così stabile e inamovibile come lo percepiamo adesso.

Di solito una trasformazione di questo tipo è definita rivoluzione culturale, tuttavia questa volta la cultura c’entra poco.

Si tratta, infatti, di un’espansione del cuore e riguarda la nostra soggettività, il modo in cui interpretiamo la vita.

Fino ad oggi abbiamo creduto nell’esistenza di una realtà unica e incontestabile.

Posta sotto gli occhi di tutti e passibile di sperimentazione scientifica.

Cioè, abbiamo creduto in una realtà ripetibile, inconfutabile, uguale a se stessa e identica per tutti.

Ma l’avvento della psicologia nell’ambito delle scienze e il diffondersi delle conoscenze relative alla fisica quantistica stanno provocando un cambiamento che oramai non è più possibile frenare.

L’importanza della soggettività nella percezione degli eventi, si fa ogni giorno più evidente e, dalle macerie di una realtà immobile, impercettibilmente prende forma un nuovo pensiero capace di integrare l’individualità e la creatività nella costruzione di realtà mutevoli e dinamiche, diverse per ciascuno.

La psicologia e la fisica quantistica hanno dimostrato che la nostra sensibilità interferisce costantemente con la realtà, e che le aspettative con cui interpretiamo le cose modificano l’andamento degli avvenimenti.

Gli eventi, infatti, non sono mai univoci ma si trovano, in infinite e diverse varianti di se stessi, dentro uno sciame di realtà possibili.

Cioè, per dirla con un linguaggio più tecnico: ogni cosa esiste in un’onda di possibilità.

Quando viviamo un’esperienza, questa suscita in noi un’interpretazione inevitabilmente soggettiva.

E proprio questa soggettività fa sì che l’onda delle possibilità si coaguli in un’unica particella tra le infinite scelte possibili.

La particella coagulata diventa la realtà che sperimentiamo ed è la diretta conseguenza della nostra soggettività.

Ciò di cui facciamo esperienza e che consideriamo vero, quindi, è vero ed esiste soltanto per noi.

Infatti, chiunque altro posto davanti alla stessa circostanza coagulerà la sua particella (realtà) tra le infinite varianti possibili offerte dall’onda delle possibilità.

In questa chiave nuova la soggettività diventa l’unico criterio in grado di determinare la verità.

Infatti, le esperienze prendono forma e si coagulano in realtà come conseguenza di un’interazione soggettiva tra noi e l’onda delle possibilità.

La vita sembra esistere dentro uno schema temporale di causa ed effetto (se prima è successo A, dopo succederà B) ma a un esame più attento si vede che è, invece, la concretizzazione del nostro sentire soggettivo.

La soggettività estrae dall’onda delle possibilità proprio quelle esperienze (particelle) che confermano i presupposti in cui crediamo.

La causa di ogni avvenimento, perciò, non sta negli eventi che lo precedono ma nelle aspettative che lo determinano.

L’accadere di qualsiasi cosa diventa possibile soltanto nell’attesa soggettiva e fiduciosa del suo esistere.

Mi spiego meglio con un esempio:

Se penso che ci sia la crisi e che presto il lavoro diminuirà per tutti, interpreto la minor affluenza dei clienti nel mio ristorante come un segno dei tempi e temo che dovrò chiudere il locale per mancanza di risorse economiche.

Questa mia interpretazione seleziona dall’onda delle infinite probabilità possibili gli eventi più congruenti e coagula la mia realtà in situazioni ed esperienze compatibili.

In questo caso un’ulteriore diminuzione dei clienti e dei miei guadagni.

Viceversa, se interpreto il calo delle visite al ristorante come il segnale di un mio bisogno di riposo, inconsciamente seleziono dall’onda delle possibilità gli eventi corrispondenti e coagulo una realtà in cui quando mi sento riposato la clientela aumenta.

Alla luce di quanto vi ho raccontato fin qui, cari amici, lettori e curiosi di questo blog, diventa evidente che il bombardamento di sciagure a cui siamo sottoposti ha l’effetto di spingerci a coagulare realtà piene di disgrazie e di sofferenza.

E che, se vogliamo superare questo momento di difficoltà senza vivere nei tormenti dobbiamo prestare molta attenzione alle aspettative che abbiamo e al nostro sentire soggettivo, modificandolo fino a coagulare realtà meno drammatiche e più soddisfacenti.

Questa diversa importanza attribuita ai vissuti soggettivi è costantemente combattuta dall’economia, dalle leggi di mercato e dai governi, poiché sfugge a qualsiasi sottomissione e sceglie con libertà le cose di cui vuole fare esperienza.

Nel gioco del potere, della competizione e dello sfruttamento un pensiero creativo e libero, capace di muoversi con soggettiva autonomia nelle realtà, è contrastato e ridicolizzato fino a renderlo del tutto inoffensivo.

Fa parte della soggettività di ciascuno coagulare realtà democratiche e rispettose della creatività individuale oppure scenari di catastrofi e sopraffazione.

Dentro all’onda delle possibilità tutte le scelte sono sempre presenti…

Carla Sale Musio

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Feb 07 2012

LA CRISI? La supero grazie all’inconscio.


Viviamo tempi molto difficili.

Non c’è lavoro, non ci sono soldi, non c’è salute, non c’è fiducia… e le certezze sembrano crollare rovinosamente.

Immersi dentro una palude di difficoltà dimentichiamo il nostro potere personale e le possibilità che abbiamo di modificare le circostanze.

Riteniamo di essere le vittime e accusiamo i colpevoli, rimproveriamo, protestiamo, malediciamo… ma non utilizziamo gli strumenti che la vita ci offre per forgiarla un po’ più a misura umana.

“Cosa ci posso fare?”

Ripetiamo, pieni di sofferenza e di rancore, considerando soltanto la concretezza delle cose e trascurando completamente l’importanza di ciò che non si vede.

Tuttavia, l’immateriale è dappertutto e ha un potere.

Quando gli occhi non possono vedere un processo nel suo divenire, la sua esistenza si deduce dai risultati.

E gli effetti di ciò che non appare sono ovunque.

Gli effetti del plagio, del condizionamento e delle violenze immateriali (ma reali) che ci sono state fatte mentre eravamo impegnati a considerare solo la concretezza si vedono nel proliferare delle malattie psicologiche, nel grande consumo di farmaci, nell’aumento delle dipendenze (shopping, slot machines, internet, lotterie, lavoro, sesso).

Anche se non si può toccare… il malessere esiste ed è reale.

Se ne vedono in giro le conseguenze!

L’inconscio non appare, non è fisicamente localizzabile, eppure… possiede gli strumenti per cambiarci la vita!

(Se ne vedono in giro le conseguenze soprattutto negative, purtroppo.)

Nella nostra cultura l’inconscio è snobbato.

Lo s’interpella soltanto quando ci sono sintomi da curare.

Hai paura degli aerei?

È l’inconscio.

Hai la fobia dei ragni?

È l’inconscio.

Hai avuto un incubo?

È l’inconscio.

Hai un attacco di panico?

È l’inconscio.

Ma l’inconscio non è solamente la sede dei sintomi che la scienza non riesce a spiegare.

L’inconscio è anche la fonte delle guarigioni impossibili, dei fenomeni paranormali, delle premonizioni, delle intuizioni e dei miracoli.

L’inconscio è una risorsa, sempre a disposizione.

“Ma la parola “inconscio” cosa significa precisamente?!”

Chiamiamo inconscio tutto ciò che ci appartiene ma non raggiunge la soglia della nostra consapevolezza.

È inconscio: il sogno che non ricordo più quando mi sveglio.

È inconscia: la memoria degli eventi che ho dimenticato.

È inconscio: il processo della digestione.

Sono inconsci: il battito cardiaco e il ritmo della respirazione.

L’inconscio è una struttura psichica che serve a rendere più snella, agile e focalizzata la nostra attenzione e che, per questo, cripta tutto ciò che è inutile e ridondante, conservandolo in un archivio remoto della coscienza.

L’inconscio è il pilota automatico che ci porta diritti a destinazione quando guidiamo l’auto chiacchierando e pensando a tutt’altro.

L’inconscio è l’intuizione che evita l’ingorgo stradale scegliendo, senza perché, una strada più lunga.

L’inconscio è il genio che ci fa trovare al posto giusto nel momento giusto, passando per una serie di coincidenze, a posteriori sempre poco casuali.

L’inconscio è il servitore ubbidiente che esegue i nostri ordini e risponde alle nostre domande.

Tutti gli ordini e tutte le domande.

Si.

Perché l’inconscio tiene sempre in considerazione TUTTO.

Tutto quello che dichiariamo e anche tutto quello che non dichiariamo.

Ecco perché è importante conoscerlo.

Sapendo come funziona e in che modo lavora per noi possiamo interagire meglio con la realtà.

E fare qualcosa per renderla meno terribile.

Credo, purtroppo, che esista una volontà di nascondere le informazioni riguardanti il funzionamento dell’inconscio.

Perché: meno persone ne conoscono i meccanismi più i pochi informati potranno spadroneggiare.

.Tuttavia, l’inconscio interagisce sempre con la realtà.

Lo sanno bene tutti quelli che lavorano nella pubblicità.

E che programmano le relazioni del nostro inconscio con il mondo esterno in modo da farci provare sempre più spesso il bisogno compulsivo di comprare.

Per avere un popolo di consumatori non è necessario né utile rivelare i segreti della psicologia.

Se vogliamo conoscere il funzionamento dell’inconscio, la prima cosa da sapere è che l’inconscio interagisce sempre con la realtà.

E ci fa essere al posto giusto nel momento giusto, ma anche al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Dipende da com’è stato istruito.

Chi ci considera un popolo di schiavi, tende a programmare i nostri inconsci all’ubbidienza.

E, di sicuro, niente rende più ubbidienti della paura.

Ecco, allora, una pioggia di paure dilagare dappertutto, rimbalzando da una notizia terrificante all’altra grazie ai tanti mezzi di comunicazione a disposizione di chi ci comanda.

Ecco perché in tempi di crisi è indispensabile programmare l’inconscio a raggiungere i propri obiettivi.

E occorre farlo senza che altri programmi interferiscano andando in conflitto!

Per esempio: se voglio trovare un lavoro e penso che non ci sia lavoro per nessuno, sto dando al mio inconscio due obiettivi antitetici e l’inconscio, da bravo servitore, si farà in quattro per raggiungerli entrambi.

Così sarà molto probabile che io finisca per essere al posto giusto nel momento giusto, trovando tanti lavori ma senza che nessuno vada bene per me.

Infatti, il mio zelante inconscio s’impegnerà al massimo per assolvere il compito di farmi trovare un lavoro e per assecondare la mia convinzione che non ci sia lavoro.

Magari mi pagheranno troppo poco.

Magari cercheranno un maschio mentre io sono femmina.

Magari bisognerebbe trasferirsi in un’altra città.

Magari non avrò la qualifica giusta.

Magari saranno appena scaduti i termini per fare la domanda.

Magari sarò nella graduatoria ma la graduatoria non verrà saturata.

E così via.

Tante situazioni giuste per assolvere i due compiti che ho assegnato al mio inconscio:

1) trovare un lavoro

2) non c’è lavoro per nessuno

Sì.

Perché l’inconscio tiene conto dei nostri desideri e delle nostre aspirazioni, ma anche delle nostre convinzioni (superficiali e profonde).

E cerca sempre di quadrare il cerchio.

Per questo motivo bisogna imparare a utilizzarlo a nostro vantaggio.

Per questo motivo chi lo sa usare non ce lo insegna.

Per questo motivo è necessario considerare sempre tutte le cose quando lo programmiamo.

L’inconscio ci fa ottenere quello che abbiamo chiesto.

TUTTO, quello che abbiamo chiesto.

Per sfruttare al massimo il suo potere invisibile e trasformare in meglio la nostra vita, bisogna modificare i pensieri negativi e pessimisti, armonizzandoli con gli obiettivi di libertà e di benessere che vogliamo raggiungere.

E questo non sempre è facile.

Fa parte del gioco dei pochi che vogliono dominare i molti impedirci di utilizzare il potere dell’inconscio a nostro favore e tenerci incatenati dentro le invisibili prigioni mentali del pessimismo e della paura.

L’unica rivoluzione che ci renderà liberi parte da un cambiamento interiore che, cavalcando le potenzialità immateriali delle risorse inconsce, genera la creatività e l’esperienza di un mondo nuovo, diverso e migliore.

Carla Sale Musio

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