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Mag 22 2011

CREATIVITA’ & EMPATIA

Quando parlo di creatività, intendo la capacità di spostare il proprio punto di vista per osservare e interpretare le cose in modi sempre diversi.

Non mi riferisco a un’abilità artistica.

Un bravo artigiano non è necessariamente un creativo.

E non è detto che un creativo sia dotato di una grande manualità, anche se molte volte può essere così.

Voglio parlare di quell’intuizione che permette di far nascere qualcosa di nuovo anche dove gli altri non riescono a vedere altro che forme abituali e scontate.

Una signorina molto creativa, ad esempio, fece pubblicare un libro che andò subito a ruba e fu regalato a tanti mariti e fidanzati in tutto il mondo.

Il libro s’intitolava: – Tutto quello che gli uomini sanno sulle donne – e aveva circa 300 pagine.

Tutte bianche.

Spostare il punto di vista significa saper identificare altre possibilità dentro quelle cose, fatti o situazioni che incontriamo abitualmente.

E’ stato dimostrato (B. Edwards – Disegnare con la parte destra del cervello – Longanesi, 1982) che, per semplicità, comodità, abitudine o sopravvivenza, il nostro cervello tende a riconoscere solo le immagini che conosce e, letteralmente, non vede quello che non si aspetta di vedere.

Nella immagine qui sopra, vediamo un triangolo bianco che si sovrappone a tre cerchi neri. Ma si tratta soltanto di un’illusione percettiva perché nella figura non ci sono né triangoli né cerchi.

Da un punto di vista strettamente geometrico, a livello della realtà fisica, si tratta di tre settori circolari neri e tre angoli neri disposti con un certo ordine l’uno rispetto all’altro.

Al triangolo bianco che noi distinguiamo con tanta chiarezza, non corrisponde nessun oggetto fisico!

Il cervello, però, costruisce un’immagine che non esiste e riconosce quello che gli è più familiare, piuttosto che vedere ciò che è stato realmente rappresentato.

In quest’altra figura, invece, la rappresentazione di un volto femminile prevale sul disegno delle foglie, della farfalla e dei fiori, che sono stati effettivamente disegnati.

Anche in questo caso, il cervello riconosce per prima la forma di una faccia umana e solamente in seguito distingue i fiori, la farfalla e le foglie, che pure sono molto evidenti.

La forma archetipica del viso umano, infatti, tende a prevalere sulle altre, proprio perché è una delle prime che riconosciamo, sin dai primi momenti dopo la nascita.

In questo disegno, realtà e finzione si alternano, creando in chi guarda un senso di disorientamento percettivo.

Tornando alla creatività, spesso un creativo riesce a vedere… anche quello che non si aspetta.

Perché non lo esclude a priori, anzi, lo cerca.

E proprio perché lo cerca, prima o poi, lo trova.

Ma come si fa a cercare qualcosa senza sapere cosa?

Non può trattarsi di un processo logico, poiché non si sa neanche cosa si stia cercando…

È, invece, una disponibilità, una sorta di fiducia interiore, uno stato d’animo, qualcosa che la logica non capisce, ma di cui si scopre l’esistenza soltanto con i fatti, cioè ad azione avvenuta.

Vediamolo meglio con un esempio:

“ Voglio trasformare questa giacca bucata in un capo originale e ricercato.” pensa la sarta, mentre lascia che l’idea creativa affiori spontaneamente nella sua testa. Non fa nulla. Semplicemente aspetta, fiduciosa che il buco nella giacca si trasformi… in un taschino!

Inaspettato e, per questo, originale.

La creatività fa così.

Sposta il punto di vista e ci fa vedere una tasca là dove prima c’era soltanto un buco.

Non serve saper cucire per essere creativi.

Serve poter credere con fiducia che un buco possa diventare qualcosa di bello, invece che essere solamente un difetto.

È la fiducia che mette in moto il processo?

No.

La fiducia da sola non basta.

Ciò che serve è la capacità di abbandonare il proprio modo di interpretare la realtà, per aprirsi ad una lettura completamente nuova.

Per me è un buco ma… cos’altro potrebbe essere?

Lasciare andare le proprie certezze per spostarsi in altre realtà.

Chi è creativo fa questo.

E chi è empatico?

Fa la stessa cosa.

Anche se creatività ed empatia sono qualità abbastanza diverse, presuppongono entrambe la capacità di abbandonare il proprio punto di vista.

L’empatia è la capacità di comprendere cosa un’altra persona stia provando e, come spiega Daniel Goleman, per riuscirci bisogna lasciar andare il proprio modo d’interpretare la vita per assumere quello di qualcun altro (D. Goleman – Intelligenza Emotiva – BUR saggi, 1999).

Spostare il punto di vista è un po’ come cambiare vestito, ci rende diversi, nuovi e aumenta la nostra ricchezza interiore.

Chi è capace di accantonare le proprie idee per provare a sperimentarne altre, acquisisce una maggiore elasticità, una plasticità interiore che inevitabilmente rende le emozioni più varie e più sfumate.

Così, creatività ed empatia, anche se sono cose diverse, spesso camminano insieme, componendo un modo variegato, ricco e polimorfo di percepire le realtà (interiori, esteriori, proprie, degli altri e delle cose).

E naturalmente, più sono utilizzate…più s’incrementano, vicendevolmente.

Torniamo adesso alle personalità creative…

Le personalità creative possiedono una naturale predisposizione a spostare il loro punto di vista e per questo sono spontaneamente portate all’empatia e alla creatività.

Ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, concentrazione sul presente, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni costituiscono, come vedremo meglio nei prossimi articoli, le loro caratteristiche principali.

Carla Sale Musio

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Mag 10 2011

LA PERSONALITA’ CREATIVA

Nel corso del tempo, il lavoro clinico mi ha permesso di evidenziare una struttura di personalità, che ho definito personalità creativa, le cui principali caratteristiche sono:

  • Creatività

  • Empatia

  • Sensibilità

  • Emotività

  • Generosità

  • Altruismo

  • Intuizione

  • Concentrazione sul presente

  • Leadership “poco appariscente”

  • Facilità al cambiamento

  • Disinteresse per il potere

  • Cooperazione

Mentre i suoi punti deboli sono:

  • Insicurezza

  • Bassa autostima

  • Discontinuità

  • Dispersività

  • Solitudine

  • Relazioni circoscritte

  • Scarsa competitività

  • Ipersensibilità al rifiuto

  • Emotività cangiante

La personalità creativa possiede notevoli capacità di adattamento e di relazione ma paradossalmente proprio questi punti di forza determinano talvolta la sua sofferenza.

Si tratta di una struttura di personalità molto plastica e cooperativa che può arrivare fino a deformare se stessa pur di conquistare l’approvazione e l’armonia intorno a sé.

Mi spiego meglio…

Davanti allo sforzo necessario per sopravvivere in climi psicologicamente rigidi, la maggior parte delle persone è costretta a censurare le proprie sensazioni interiori, permettendosi di vivere solamente i sentimenti che non provocano reazioni negative da parte dell’ambiente circostante.

Le personalità creative, invece, non perdono mai il contatto con le proprie emozioni ma, poiché possiedono una notevole poliedricità, possono modificare i loro comportamenti fino a renderli funzionali alle situazioni sfavorevoli, nonostante la sofferenza che devono affrontare per ottenere questo risultato.

La percezione dei vissuti psicologici rimane sempre cosciente in loro, anche se, a volte, nel corso dell’adattamento comportamentale si perdono le tracce delle ragioni che li hanno provocati.

La scissione tra il dolore psichico e le sue radici è il risultato del meccanismo creativo che questi individui utilizzano per sopravvivere nelle situazioni avverse.

Una buona predisposizione al cambiamento li rende, infatti, facilmente adattabili e capaci di mettersi nei panni degli altri ma, proprio questo comprendere sempre le ragioni degli altri è ciò che li spinge a modificare se stessi.

La loro principale caratteristica consiste nello spostare agilmente il proprio punto di vista e nel riuscire a vedere cose e situazioni in tanti modi diversi contemporaneamente ma, questa innata poliedricità a volte finisce per confonderli, allontanandoli dalla propria posizione personale rispetto a ciò che stanno vivendo.

Ritengo che se questa struttura di personalità fosse maggiormente capita e riconosciuta, soprattutto durante l’infanzia, molti dei loro problemi potrebbero essere evitati e le loro peculiarità si potrebbero esprimere a vantaggio di loro stessi e di tutti.

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Apr 28 2011

SPOSTARE IL PUNTO DI VISTA

In tanti anni di attività professionale ho potuto verificare l’esistenza di una struttura di personalità che appare quasi geneticamente predisposta a spostare con agilità e disinvoltura il proprio punto di vista e che per questo motivo diventa molto empatica e creativa.

Ho chiamato questa tipologia: personalità creativa.

Coloro che hanno una personalità creativa si rivolgono frequentemente a uno psicologo.

Infatti, queste persone incontrano molta sofferenza quando sono costrette a vivere in ambienti che non le riconoscono e non le comprendono.

E siccome viviamo in un mondo che sembra strutturato apposta per colpevolizzare la creatività e l’empatia, purtroppo, questo succede frequentemente.

Con la parola creatività intendo: la capacità di vedere le cose da tanti punti di vista contemporaneamente.

E non una qualche abilità artistica, musicale o poetica.

In questo senso, essere creativi significa avere anche una grande empatia.

L’empatia, infatti, è la capacità di comprendere i vissuti e le emozioni degli altri.

E per capire gli altri… bisogna saper spostare il proprio punto di vista!

Ecco perché empatia e creatività spesso si trovano insieme.

Ma queste abilità sono difficili da gestire quando si è ancora piccoli, perciò coloro che hanno una personalità creativa durante la crescita attraversano momenti di crisi e di malessere psicologico.

Infatti, se un bambino è creativo, spontaneamente vede e sente le cose in tanti modi diversi.

Ma più è piccolo e più è egocentrico.

Tanti punti di vista tutti insieme non vanno d’accordo con l’egocentrismo infantile e finiscono spesso per creare confusione e insicurezza!

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Francesco:

quattro anni e una personalità creativa

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Francesco ha quattro anni e una personalità creativa.

La sua giovane mamma, Simona, sta male perché ha appena ricevuto una brutta notizia.

Mentre gioca accovacciato a terra con le automobiline, il bambino sembra assorto in un suo mondo ma, con una consapevolezza profonda, egli sa che la mamma sta soffrendo.

Lo sente automaticamente perché la personalità creativa lo porta a vivere i vissuti degli altri insieme con i suoi.

E questo gli succede soprattutto con quelli cui vuole bene.

Così, mentre tutto contento continua il suo gioco, sente anche che la mamma non lo è.

Dentro il bambino esistono ora due punti di vista diversi, due differenti modi di sentire, e questo lo mette in difficoltà.

Infatti, l’egocentrismo porta a riferire tutto a se stessi e rende complicato distinguere tra i sentimenti propri e quelli degli altri.

Il piccolo sente le emozioni della mamma dentro di sé, come se fossero le sue.

Francesco è un bimbo sveglio.

Gioca con la pista delle automobiline e sta improvvisando un bel distributore con la scatola vuota quando la mamma entra nella stanza.

La lunga fila delle auto è ferma per fare benzina e lui sa che la mamma sta male.

” Mamma sei triste?” chiede, con lo sguardo sempre rivolto al suo gioco.

“No, tesoro, sono tanto stanca.” risponde la mamma, che non vuole opprimerlo con i suoi problemi.

Francesco continua a giocare e sembra non far caso alla risposta.

Ma dentro si sente confuso e presto il gioco smette di interessarlo.

Era sicuro che la mamma fosse triste, invece è stanca.

Poiché quello che sentiva dentro come una certezza non corrisponde a ciò che afferma la mamma, il bambino diventa insicuro e confuso sulle sue sensazioni.

Forse è lui stesso ad essere triste?

E’ così che Francesco impara, nel tempo, a lasciar perdere il suo radar interiore.

Tanto è sbagliato.

La mamma ha ragione.

Se in futuro ci saranno altri episodi simili a questo, egli comincerà, purtroppo, a non fidarsi più di se stesso e di ciò che intuisce spontaneamente.

È così che le personalità creative sviluppano la loro insicurezza.

Occorre essere sempre spietatamente sinceri con questi bambini, che spesso sembrano agli adulti quasi dei sensitivi.

Che a volte creano imbarazzo.

Che trasformano la loro ingenua voce dell’innocenza in una voce quasi profetica.

Talmente sincera da far paura.

Soprattutto a quegli adulti imprigionati nel nostro mondo delle apparenze.

Un mondo dove il pensiero è nascosto e occultato da parole adatte alle circostanze.

Questi adulti, per non turbare i bambini… rimangono turbati dalla sincerità dei loro bambini!

E si sentono costretti a negarla per paura di riconoscere le loro stesse emozioni.

Carla Sale Musio

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