Tag Archive 'empatia'

Lug 30 2020

MODI DIVERSI DI AMARE GLI ANIMALI: identificazione vs comprensione

L’amore per gli animali ha tante sfumature diverse.

C’è chi combatte strenuamente per tutelare i loro diritti; chi si adopera per salvarli dai macelli, dalla vivisezione e dalle tante torture che l’umanità infligge loro; chi stabilisce relazioni intime e profonde col proprio cane o il proprio gatto; chi sceglie di non consumare prodotti di origine animale… ognuno modula l’amore ascoltando la propria coscienza e seguendo il proprio cuore.

Ma all’interno di queste varianti emergono due importanti modalità affettive legate alla presenza o all’essenza dell’empatia:

  • l’amore basato sulla comprensione e sul rispetto

  • l’amore basato sull’identificazione e sulla proiezione

L’amore vero scaturisce dall’empatia, cioè dalla capacità di calarsi nei panni di un’altra creatura e di guardare il mondo dalla sua prospettiva.

Anche quando personalmente non se ne condividono le scelte.

Tuttavia, la parola AMORE è usata in modi diversi, non sempre idonei a definire un bene disinteressato e profondo.

Spesso l’affetto veicola la proiezione di bisogni individuali su chi è fatto oggetto di tenerezza.

In questi casi più che di empatia si parla di simpatia e il voler bene esprime la necessità (egocentrica) di manifestare le proprie sensazioni proiettandole su un altro.

AMARE vuol dire comprendere il mondo e le necessità delle creature con cui ci rapportiamo, anche quando queste si discostano dalle nostre.

Quando si tratta di amare gli animali è indispensabile valutare attentamente le situazioni, rispettandone le esigenze e facendo in modo di non creare sofferenza.

L’ amore fondato sull’ascolto e sulla comprensione della diversità è molto diverso dall’identificazione.

Identificarsi negli animali nasconde un modo egocentrico di voler bene, basato sul bisogno di proiettare i nostri bisogni per dare all’altro quello che ci piacerebbe ricevere.

Al contrario dell’identificazione, l’amore per gli animali si basa sulla capacità di abbandonare totalmente il proprio punto di vista per acquisire temporaneamente quello di un essere differente da noi, e presuppone una grande empatia.

Chi ama gli animali non li alleva per il proprio tornaconto, non li mangia, non li usa, non li uccide per divertimento e non li sfrutta.

Osserva il loro modo di vivere senza distruggere l’ambiente naturale in cui si trovano.

Non ne forza l’accoppiamento per fini personali o commerciali.

Non costruisce delfinari, zoo o circhi.

Non pretende di domarli e di cavalcarli.

Non ruba i loro piccoli.

Non ne indossa la pelle.

E non li vende.

Chi invece proietta i propri bisogni si rapporta loro come fossero un po’ bambini: creature deboli, ingenue, bisognose di educazione, istruzione e guida.

Li sgrida, li punisce o li premia utilizzando parametri umani, inadatti a chi appartiene a una specie diversa.

Li traveste, li imbroglia, li rinchiude e li umanizza… a discapito delle loro esigenze naturali.

Tenere animali in gabbia, legati a una catena, sellati e domati, usarli per soddisfare necessita umane non è amare gli animali ma sfruttare gli animali per appagare bisogni personali.

Amare gli animali è un modo di essere e di rispettare la vita in tutte le sue espressioni, senza pretendere di modellare ogni cosa a immagine e somiglianza di sé.

Carla Sale Musio

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Lug 14 2020

SOFFERENZA, RESILIENZA E CRUDELTÀ

Resilienza e crudeltà sono modi diversi di far fronte alla sofferenza vissuta durante l’infanzia. L’una porta allo sviluppo dell’empatia e di una grande intelligenza emotiva. L’altra porta allo sviluppo del razzismo e della violenza.

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Lug 13 2020

AMORE PER GLI ANIMALI, INTELLIGENZA ISTINTUALE, EMPATIA E SURGELAMENTO EMOTIVO

Perché alcune persone amano gli animali e altre non riescono a comprenderne nemmeno la sofferenza.

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Lug 09 2020

DISCRIMINAZIONE SOCIALE E BAMBINI SUPER DOTATI DI EMPATIA

L’empatia è il fondamento dell’intelligenza emotiva ma in un mondo malato di cinismo può causare momenti difficili di emarginazione e solitudine.

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Mag 30 2020

PERSONALITÀ CREATIVA E SENSITIVITÀ

Creatività, empatia, intuizione e sensitività spesso camminano insieme, regalandoci possibilità nuove e preziose.

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Ott 02 2016

BAMBINI SUPER DOTATI… DI EMPATIA

Quando la capacità empatica dei bambini non viene riconosciuta dagli adulti, si possono creare molte difficoltà durante l’infanzia.

L’attitudine a vivere come propri i sentimenti degli altri fa si che per un bimbo piccolo sia difficile distinguere con chiarezza i propri stati d’animo.

Si creano, perciò, delle trappole psicologiche.

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LA MAESTRA HA LA LUNA STORTA

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È lunedì mattina.

La maestra Giovanna arriva in classe molto agitata e nervosa perché, durante il tragitto da casa a scuola, ha litigato con il suo fidanzato.

O meglio: non è riuscita a litigare con il suo fidanzato.

La discussione tra i due, infatti, non è finita.

Anzi è appena cominciata.

Ma l’arrivo a scuola ha messo bruscamente fine alle argomentazioni e troncato i discorsi a metà.

La ragazza scende dall’auto sbattendo la portiera e si avvia nell’atrio della scuola, sentendosi bruciare dalla rabbia che non ha potuto sfogare.

Nonostante il turbinio dei sentimenti, s’impone di essere calma e disponibile e, giunta in aula, fa appello a tutta la sua professionalità per cercare di apparire serena.

“I bambini non hanno colpa di nulla e non devono essere coinvolti nella mia vita personale” 

Pensa tra sé, cercando di allontanare le emozioni di poco prima.

Il piccolo Roberto, di sei anni e mezzo, le corre incontro per regalarle, tutto orgoglioso, un grande disegno colorato che ha fatto per lei durante il weekend.

Giovanna lo ammira e lo loda ma, mentre riceve i complimenti, il bimbo comincia a sentirsi agitato e diventa sempre più nervoso.

Torna al banco tutto imbronciato e se la prende con il suo compagno.

Lo provoca e lo infastidisce sino a far scoppiare un bel litigio.

A quel punto la maestra interviene per separare i due bambini e, mentre li sgrida riesce a scaricare anche una parte del suo personale nervosismo di prima.

Poco dopo, mortificato in un angolo del banco, Roberto piange in silenzio e non capisce perché ha finito col prendersi una punizione.

Era arrivato a scuola tutto felice, pronto a fare contenta la maestra ed è riuscito solamente a farla infuriare.

Ciò che Roberto non comprende è quanto la maestra (con una parte di sé censurata e rimossa) si sia sentita alleggerita nel potersi arrabbiare almeno un momento.

Era entrata in classe con addosso una gran voglia di urlare e a quel bisogno Roberto è riuscito a dare un po’ di soddisfazione, agendo il suo comportamento disubbidiente.

I bambini con una personalità creativa sentono istintivamente i bisogni degli altri.

Anche quando sono ancora troppo piccoli per capirlo.

Li sentono insieme ai propri, come se fossero i propri, e si comportano di conseguenza.

Cercando il modo di soddisfarli.

Roberto voleva far contenta la maestra ma, sfortunatamente per lui, la maestra quel giorno aveva bisogno di arrabbiarsi.

Perciò Roberto poteva “accontentarla” permettendole di sfogare il nervosismo che lei aveva dentro e a cui non aveva concesso nessuna espressione.

Spinto dal suo amore il piccolo ha usato istintivamente (e inconsciamente) le proprie capacità empatiche e, trasformandosi nel “parafulmine” che serviva alla maestra, ha raggiunto il suo scopo.

Solo che adesso si sente confuso, colpevole e cattivo.

Per aiutarlo a stare meglio con se stesso, occorre l’intervento di un adulto capace di riconoscere la sua empatia e di spiegargliela.

Vediamo come.

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A VOLTE, ARRABBIARSI FA BENE

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La maestra Giovanna si avvicina al bambino.

“Grazie Roberto.”

Dice ad alta voce.

“Stamattina venendo a scuola ero nervosa e avevo proprio bisogno di arrabbiarmi. Tu lo hai sentito, anche se non lo sapevi perché io non lo avevo detto a nessuno, e mi hai aiutata a esprimere la mia rabbia. Adesso mi sento meglio. Però mi dispiace che voi due bambini abbiate litigato.”

Poi continua, rivolta alla classe:

“Bambini, non vi capita mai di aver voglia di arrabbiarvi? E cosa fate quando vi succede? Che cosa possiamo fare quando ci sentiamo arrabbiati?”

Carla Sale Musio

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Giu 24 2015

EMOZIONI ECCESSIVE

Quando si arrabbia, Chiara si sente posseduta da un’energia distruttiva.

Immagini cupe e vendicative le affollano la mente e teme di compiere azioni di cui potrebbe pentirsi una volta ritrovata la calma.

Per paura di perdere il controllo e trasformarsi in una pericolosa criminale, la ragazza nasconde il malumore cercando di essere gentile e accondiscendente anche quando vorrebbe protestare.

Ma questo non fa che aumentare il gradiente emotivo facendola sentire sempre più pericolosa… in un circolo vizioso che finisce per renderla insicura e confusa.

* * *

Eleonora non riesce a guardare scene di violenza senza restare scossa per lungo tempo, come se facessero parte della sua vita.

Inutilmente cerca di distrarsi pensando ad altro.

Ogni tentativo la riporta al punto di partenza!

Le immagini drammatiche le tornano in mente e la torturano come se fosse la vittima delle sciagure viste nei video, nei film o alla televisione, al punto che a volte è costretta a ricorrere ai farmaci per riuscire a dormire.

* * *

Simone prova una tenerezza infinita per gli animali, che ai suoi occhi appaiono come bambini indifesi e innocenti.

Vorrebbe proteggerli ma, davanti all’impossibilità di cambiare un mondo che li sfrutta e li maltratta senza pietà, si sente amareggiato e impotente, complice forzato della crudeltà dei suoi simili.

Così, quando può, fa di tutto per aiutarli, rinunciando al tempo libero e alle comodità.

Gli amici e i parenti lo sgridano, ripetendogli che dovrebbe essere meno sensibile.

“Il mondo è fatto così e ognuno deve salvarsi la pelle da solo, uomini o animali, fattene una ragione!”

Ma Simone non riesce a cambiare la sua natura empatica e premurosa e, quando si sforza di fare l’indifferente, è a disagio e in contrasto con se stesso.

* * *

Chiara, Eleonora e Simone, hanno una sensibilità molto potente, capace di provare sentimenti intensi e produrre immagini interiori vivide, colorate e realistiche.

Immagini che a volte li spaventano facendoli sentire degli alieni, dolorosamente diversi dal resto del mondo.

Le persone che possiedono una personalità creativa sono attraversate da un’energia intensa e coinvolgente che può farle sentire incomprese e sbagliate finché non imparano a gestire il loro sofisticato sistema emotivo.

La creatività è un modo di essere caratterizzato dalla capacità di spostare frequentemente il punto di vista.

Capacità che consente di accogliere dentro di sé i vissuti degli altri e osservare la vita in tante prospettive diverse contemporaneamente.

Creatività ed empatia camminano a braccetto potenziandosi vicendevolmente e dotando chi è creativo di una forte sensibilità.

Questo significa che i creativi:

quando si arrabbiano… si arrabbiano MOLTO,

quando soffrono… soffrono MOLTO,

quando amano… amano MOLTO,

se sono felici… lo sono MOLTO,

se si entusiasmano… si entusiasmano MOLTO!

In loro tutte le emozioni sono sempre MOLTO intense, ma questo non vuol dire che possano ammutolire la volontà e spingerli a compiere gesti inconsulti.

È vero, alle persone creative piace cambiare: vita, gusti, interessi, opinioni…

Ma la loro poliedricità non le trasforma in mostri pericolosi.

Anzi!

La capacità di vivere intensamente le emozioni porta a comprendere i sentimenti degli altri, acquisendo una grande ricchezza interiore e sviluppando ulteriormente l’empatia (che è proprio l’antitesi della violenza).

La sensibilità, che caratterizza la loro spiccata intelligenza emotiva, è l’unica arma capace di combattere il cinismo che sta distruggendo il nostro mondo.

La cultura dell’indifferenza in cui siamo immersi, a volte può farli sentire eccessivamente partecipi e per questo sbagliati.

Ma è vero proprio il contrario!

Quando la creatività potrà esprimersi liberamente nella personalità di ogni essere umano, non ci saranno più guerre, competizione, predominio o violenza, che sono, invece, la conseguenza di una scarsa intelligenza emotiva e dell’inibizione dell’empatia e della espressività individuale.

Sentire dentro di sé il dolore degli altri, amare gli animali, comprendere le ragioni e i vissuti della diversità… sono i presupposti di un mondo basato sull’accoglienza e sull’amore.

Un mondo sano in cui l’energia delle emozioni fluisce senza ostacoli, attraversando i cuori delle persone fino a permettere a ogni creatura di esprimere la propria autenticità.

Senza vergogna.

Carla Sale Musio

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Apr 26 2015

HO PAURA DI UCCIDERE QUALCUNO… !!!

Tante persone vivono un’angoscia paralizzante all’idea che un impulso criminale possa invadere la coscienza costringendole a compiere azioni ai danni di coloro ai quali vogliono bene.

In quei momenti, nel loro mondo interno, si profilano scene spaventose e cruente in cui vedono se stesse compiere gesti terribili come su uno schermo cinematografico.

Terrorizzate all’idea che le immagini interiori possano prendere forma nella realtà, queste persone impazziscono di paura e finiscono per cercare un aiuto farmacologico, nel tentativo di sfuggire al malessere suscitato dai loro stessi pensieri.

L’idea che ognuno di noi possa trasformarsi in un killer cinico e spietato è una paura indotta abilmente dalle notizie di cronaca, con l’obiettivo (nascosto) di espropriarci dalla nostra psiche per renderci schiavi di opinioni che difficilmente potranno essere abbandonate in seguito.

L’effetto di questa possessione è di sentirsi fuori luogo e colpevoli, vittime di una presunta patologia mentale capace di paralizzare il cuore fino a renderci pericolosamente crudeli, contro la nostra stessa volontà.

L’angoscia di commettere azioni criminose spinge tante persone a indossare volontariamente una camicia di forza invisibile, chiamata in gergo medico: cura farmacologica e diretta a imbavagliare la creatività in nome di una salute mentale ottenuta artificialmente (a vantaggio delle case farmaceutiche e di chi ha interesse a incrementare un popolo di soldatini conformisti e ubbidienti).

Non è un caso che i mass media riportino il resoconto di avvenimenti delinquenziali ricchi di particolari scabrosi e conditi da immagini sempre più cruente.

Avvenimenti che, secondo i giornalisti, hanno come protagonisti individui del tutto normali, balzati agli onori della cronaca dopo aver compiuto azioni brutali con un’inspiegabile freddezza.

Il quadro della malattia mentale insorta senza aver mai dato alcun segnale suscita in ognuno di noi una curiosità morbosa e fa salire l’audience delle notizie, proprio perché racconta una pazzia priva di responsabilità e di relazioni con la vita di chi la manifesta.

Tuttavia, nella realtà le cose sono molto diverse dai resoconti della cronaca nera.

Dal punto di vista degli specialisti, le persone che arrivano a commettere azioni criminali ne portano le tracce e i sintomi in tutto l’arco della loro esistenza, presente e passata.

I delinquenti sono uomini e donne che da bambini hanno dovuto amputare la sensibilità, per riuscire a sopravvivere in condizioni dove, altrimenti, sarebbero stati sopraffatti dall’insicurezza, dal dolore e dall’impotenza.

Nessun bambino nasce cattivo.

Ognuno di noi viene al mondo carico di fiducia e di emozioni, pronto a condividere con gli altri la propria fragilità e la propria complessità interiore.

Non tutti i piccoli, però, trovano ad accoglierli un ambiente capace di riconoscere l’intensità della sensibilità infantile, e in grado di aiutarli nel difficile compito di gestire e di condividere le emozioni.

Nelle situazioni in cui la psiche delicata dei bambini si scontra con una rigida incomprensione da parte degli adulti si creano le premesse per un pericoloso surgelamento emotivo e perché nell’età adulta si manifesti il distacco (indispensabile a compiere atti criminosi).

Sono situazioni rare, ma sempre chiaramente identificabili nell’infanzia delle persone che commettono gesti brutali e inconsulti.

Questi individui non hanno paura di trasformarsi in criminali.

La loro criminalità si basa proprio sull’indifferenza, sulla freddezza e sul cinismo.

Il surgelamento emotivo, infatti, ha paralizzato le loro emozioni quando ancora erano bambini, e questo meccanismo di difesa fa si che non provino alcuna empatia per le vittime, esonerandoli dai rimorsi e dai sensi di colpa.

I serial killer, gli psicopatici e tutti quei personaggi terribili descritti dalle notizie di cronaca nera vivono senza partecipazione emotiva le azioni agghiaccianti che commettono.

In loro l’unica preoccupazione riguarda la necessità di nascondere le tracce dei crimini, in modo da non venire scoperti, e non il pentimento per le conseguenze di quanto hanno agito.

L’anestesia emozionale, infatti, consente un’imperturbabilità e una premeditazione altrimenti impossibili.

Chi, invece, ha paura di ritrovarsi in balia di un’aggressività incontrollabile, possiede emozioni anche troppo vitali!

E, proprio la capacità di percepire intensamente i sentimenti, scatena la paura di perdere il controllo, mantenendo stabile il confine tra emotività e brutalità.

Così paradossalmente, chi teme di trasformarsi in un mostro, proprio perché vive dentro di sé questa paura, rende attivo un sistema di controllo dell’aggressività.

Mentre chi, invece, agisce con disumanità, ha perso il contatto con l’empatia e con le emozioni e, proprio per questo, si comporta con crudeltà.

Le persone che hanno una personalità creativa possiedono un sistema emotivo potente e sofisticato, e questo a volte fa nascere in loro immagini vivide e cariche di patos, ma la loro immaginazione non tradurrà mai in azioni quelle terribili visioni interiori.

Al contrario, proprio l’esistenza di immagini forti permette all’emotività di sfogarsi senza diventare realtà.

Chi teme di poter uccidere qualcuno ha bisogno di approfondire l’ascolto della propria creatività, riconoscendone le potenzialità e il valore.

Non perché esista il pericolo di trasformarsi in un assassino, ma perché quella paura segnala un blocco dell’espressività individuale.

Quando la creatività non trova la giusta manifestazione nella vita, infatti, si annoda su se stessa dando forma a patologie ansiose e apparentemente incurabili.

L’unica terapia, in questi casi, consiste nel permettere a se stessi di cavalcare l’energia creativa, agendo i cambiamenti indispensabili alla crescita interiore.

Bloccare la propria evoluzione spirituale ed emotiva è il solo crimine che le personalità creative commettono con crudeltà.

Un sintomo contro il quale non servono gli psicofarmaci ma occorre un ascolto partecipe, fatto di comprensione e libertà.

La creatività è l’unica medicina in grado di curare le paure che affliggono il mondo interiore.

Comprenderne il funzionamento dentro di sé è indispensabile per la salute mentale e il primo passo verso una vita migliore.

Per tutti.

Carla Sale Musio

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Giu 10 2014

CREATIVITÀ E RIVOLUZIONE

Ho chiamato personalità creativa quella struttura di personalità naturalmente sana, curiosa, avventurosa, appassionata e generosa che la vita ci ha donato alla nascita.

La personalità creativa è il kit che contiene tutti gli strumenti necessari per dare forma al progetto della nostra esistenza e per realizzare il dono che nascendo siamo venuti a condividere nel mondo.

Dalla possibilità di esprimere la personalità creativa, prende forma una società di persone realizzate e felici.

Si tratta, infatti, di una struttura di personalità dotata di empatia, sensibilità, creatività, entusiasmo, poliedricità, adattabilità, cooperazione e flessibilità.

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La personalità creativa è la partenza e l’arrivo del gioco della vita.

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Il nostro stile di vita, malato di competizione, sopraffazione e violenza, impedisce l’espressione spontanea della personalità creativa, incentivando in questo modo tante patologie.

Patologie che sono proprio la conseguenza della deformazione o della censura della sensibilità e della creatività.

Manifestare la creatività e la sensibilità, infatti, ai giorni nostri è una conquista, e non più la naturale conseguenza della crescita e dello sviluppo psicologico.

Aprirsi all’ascolto e alla conoscenza di sé è diventato un traguardo.

Una meta che si raggiunge attraversando la paura e la solitudine, e affrontando la propria individualità fino a fare crescere le parti bloccate, immature e dipendenti, della personalità.

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Avere una personalità creativa integrata e sana, è l’unico strumento per trasformare il mondo.

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La libertà nasce dall’ascolto, dalla comprensione e dall’accettazione delle proprie inclinazioni.

E dall’integrazione della diversità in se stessi.

Per ottenere questa apertura è necessaria una pedagogia attenta alla sensibilità e alle esigenze dei bambini.

Una società evoluta, infatti, è la conseguenza di un’educazione capace di aiutare i piccoli a esprimere tutte le proprie potenzialità, senza paura.

Viviamo in una cultura intrisa di arroganza e di cinismo, e per questo incapace di accogliere e rispettare i bisogni dell’infanzia.

La violenza e l’indifferenza, che purtroppo caratterizzano la nostra specie umana, si ripercuotono gravemente sull’educazione dei bambini, dando forma a una pedagogia nera basata sulla legge del più forte, sulla sottomissione e sull’obbedienza, piuttosto che sull’ascolto delle emozioni e sulla valorizzazione delle diversità.

Diventa così inevitabile, durante l’infanzia, attraversare difficoltà, sofferenze e traumi che, nello sforzo di contenere il dolore e la paura, portano a nascondere la naturale espressione della personalità sotto una corazza protettiva.

Si tratta di un tentativo maldestro perché l’armatura costruita per non soffrire provoca a sua volta sofferenza.

E così, per evitare il dolore, finiamo per procurarcene ancora di più.

Interrompere questo circolo vizioso è la rivoluzione che ognuno di noi ha bisogno di compiere per realizzare le proprie attitudini e per cambiare il mondo, restituendo finalmente a se stesso e agli altri il diritto di esprimere pienamente la propria unicità.

Nella nostra società manifestare la creatività, la sensibilità e l’empatia è diventato un lusso riservato soltanto a pochi coraggiosi esploratori del mondo interiore, e non un modo naturale di essere e di vivere.

Il nostro stile di vita, infatti, sembra fatto apposta per annientare queste qualità.

Poiché viviamo in una cultura malata, siamo costretti a nascondere le caratteristiche naturali della personalità (sensibilità, empatia, cooperazione e creatività) e, per sentirci parte della collettività, finiamo per conformarci a dettami di egoismo, di violenza e di prepotenza.

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Il bisogno di rispecchiamento e la pedagogia nera sono armi di persuasione e controllo dei comportamenti.

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Il bisogno di rispecchiamento e di approvazione, indispensabile per sentirsi parte di un gruppo, ci spinge a cercare il consenso degli altri.

Mentre una pedagogia nera, centrata esclusivamente sulle necessità degli adulti e del potere, avvantaggia le esigenze dei grandi ignorando la delicata sensibilità dei bambini.

In questo modo l’infanzia, lungi dall’essere il periodo dell’ingenuità e della spensieratezza, si trasforma in una via crucis di sofferenze, incomprensioni e traumi.

Cercando di sfuggire il dolore, i piccoli imparano a nascondere e anestetizzare i propri bisogni, desideri e sogni, occultando la spontaneità dietro una maschera di insensibilità e di durezza.

Fino a trasformarsi in uomini tutti d’un pezzo, pronti ad affrontare le difficoltà della vita senza battere ciglio, e a trasmettere ai loro figli la stessa rigorosa educazione priva di inutili sentimentalismi.

In questo modo tanti bambini, vittime dei soprusi dei grandi, umiliati, maltrattati e incompresi, diventano adulti a loro volta artefici della stessa violenza subita da piccoli.

Per spezzare la catena di prepotenza e insensibilità che ha originato il nostro mondo di cinismo, brutalità e indifferenza, bisogna avere il coraggio di ripercorrere all’indietro la strada della crescita e rivivere il dolore dell’infanzia, incontrando, consolando, curando e adottando, il bambino che siamo stati, con l’adulto che siamo diventati.

Soltanto grazie a una nuova comprensione fra l’adulto e il bambino interiore, potranno prendere forma la pace e la libertà che desideriamo realizzare nel mondo e potrà nascere una cultura finalmente a misura dei bambini, rispettosa della sensibilità, dell’emotività e della creatività di ciascuno.

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La rivoluzione si compie dentro di noi.

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Il cambiamento interiore porta, inevitabilmente, verso un’innovazione esteriore.

La pace, l’armonia, la cooperazione e la libertà derivano dalla capacità di accogliere la propria storia individuale senza censure, accettando ogni aspetto di se stessi con comprensione e senza giudizio.

E permettendo alle parti immature della personalità di svilupparsi fino a realizzare completamente il potenziale creativo che portano con sé.

Quando gli adulti avranno riscattato la loro infanzia, e riletto la loro storia con occhi nuovi, potremo avere un mondo finalmente libero dalla violenza e dall’emarginazione, e sviluppare una pedagogia capace di aiutare i piccoli a manifestare i propri talenti e la propria creatività, invece che reprimerne le potenzialità trasformandoli in soldatini spaventati e ubbidienti, apparentemente conformi alle regole e segretamente nemici di se stessi.

Cambiare il mondo è la conseguenza di un cambiamento interiore che permette di trasformare il razzismo coltivato contro di sé e contro la propria sensibilità e creatività, in ascolto, accettazione e integrazione.

Dalla tolleranza della debolezza e della diversità prende forma una società che non discrimina e non emargina, e nasce quel sentimento di autonomia e responsabilità che porta alla cooperazione, al superamento dell’egoismo e alla profonda comprensione dell’unicità di ciascuno.

Il rifiuto, l’allontanamento e la ghettizzazione sono sempre conseguenza di una non accettazione di sé.

Quando il bene degli altri diventa anche il nostro bene, l’empatia può finalmente esprimersi e la creatività può dispiegare tutto il suo potenziale, senza limitazioni.

Solo così la diversità diventa unicità e acquisisce il suo valore di novità e di trasformazione.

Una società evoluta è capace di rispettare ogni cultura.

Ma, soprattutto, ha imparato a non uccidere la sensibilità, l’ingenuità e la mitezza nei bambini e nelle specie animali diverse da quella umana. 

Carla Sale Musio

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Apr 27 2014

SENSIBILITÀ


Si chiama sensibilità ed è l’arma più rivoluzionaria del pianeta.

Chi la possiede non sempre ne comprende il valore.

Tuttavia è solo grazie a lei che il mondo potrà finalmente diventare un posto migliore.

La sensibilità è la capacità di vivere il dolore di un altro come se fosse il proprio.

È lo strumento che permette di identificare i soprusi e la violenza anche quando non ci riguardano direttamente.

È il radar che segnala le cose che non vanno per il verso giusto.

È il bisogno di mettere fine ai conflitti per creare equilibrio e opportunità uguali per tutti.

È un dono di saggezza, di comprensione e di reciprocità.

La sensibilità è un principio di uguaglianza, fraternità e amore che prende forma nell’anima di chi la possiede.

Perciò le persone sensibili sono creature speciali, dotate di una grande umanità, pronte a difendere i più deboli e a combattere le ingiustizie per portare nella vita un messaggio di rispetto, condivisione e accoglienza per tutto ciò che vive.

Eppure…

In questa nostra società malata di prepotenza, la sensibilità è invisa.

Al suo posto coltiviamo la durezza, l’arroganza e il cinismo.

Così, chi ha il cuore tenero, spesso si sforza di nascondere i sentimenti dietro una maschera d’imperturbabilità, nel tentativo di apparire tutto d’un pezzo, sprezzante o indifferente davanti alle sofferenze che non gli appartengono.

Purtroppo (o per fortuna), però, per le persone sensibili, questo distacco è un compito irrealizzabile!

La capacità di sentire dentro di sé la sofferenza degli altri impedisce al cinismo di prendere piede nella personalità e costringe a scelte che spesso sono in antitesi con le esigenze personali.

(Scelte rivolte al vantaggio di tutti e non ai privilegi di pochi)

È in questo modo che gli uomini e le donne sensibili vanno incontro alla derisione e al disprezzo da parte di chi si fa forte dell’opinione della maggioranza per giustificare l’egoismo e l’indifferenza.

“Pensa per te e smetti di preoccuparti per tutto, non puoi mica cambiare il mondo!”

Ripetono, scrollando la testa con commiserazione i sicuri di sé, gli intoccabili del successo e della carriera, i senza scrupoli, quelli che hanno capito come si vive e come salvarsi la pelle in tutte le situazioni.

Ma per chi è dotato di sensibilità l’indifferenza è una strada preclusa.

Una grande accoglienza interiore riempie la vita con le emozioni di tutti, perciò queste persone non riescono a sentirsi bene se anche gli altri non stanno bene.

È in questo modo che nella nostra società la sensibilità complica la vita delle persone, creando imprevisti, incomprensioni, polemiche e derisione.

L’amore non è normale.

È vero.

Avere un cuore significa ascoltare la voce dell’anima prima del proprio egoismo e dare forma a un mondo in cui ci sia spazio per tutti.

Davvero.

Le persone sensibili portano avanti le loro scelte di disponibilità, solidarietà e partecipazione, nonostante i risolini ironici e le battute dei furbi.

E, a dispetto del consumismo, dell’egoismo e della prepotenza, compiono ogni giorno una piccola grande rivoluzione.

Una rivoluzione muta ma inarrestabile e determinata, che capovolge i presupposti della nostra civiltà per fare spazio ai sentimenti e ridare valore a ogni vita.

Pionieri di una società migliore, le persone sensibili reggono sole il peso del proprio sentire profondo, e silenziosamente costruiscono con tenacia un mondo nuovo.

Fondato sull’amore. 

Finalmente.

* * *

Elisabetta sta andando a lezione quando scorge sul ciglio della strada un piccolo gabbiano disorientato e con un’ala sporgente.

È primavera e i pulcini stanno imparando a volare ma purtroppo quando perdono la planata è difficile per loro riprendere il volo insieme agli altri…

Il gabbianino cammina indeciso lungo il guard rail, guardandosi intorno in cerca di aiuto.

Le piume ancora maculate segnalano la sua giovane età.

Le auto sfrecciano veloci senza accennare a fermarsi.

Nessuno sembra notare quella presenza piumata e insolita in mezzo al traffico cittadino.

Elisabetta è in ritardo e non si ferma.

“Devo andare a lezione e ho già troppi animali…”

Ripete tra sé come un mantra, pensando ai cani e ai gatti che complicano la sua organizzazione quotidiana tra lavoro e lezioni all’università.

Cerca di infondersi un po’ di sano cinismo.

Stringe i pugni intorno al volante.

Ma è tutto inutile!

Quello sguardo smarrito le è entrato dentro come una lama nel burro.

Così gira la macchina e torna indietro.

Con pazienza avvicina il pulcino e cerca di immobilizzarlo senza fargli male, evitando i suoi colpi di becco spaventati e nervosi.

Farà tardi a lezione… o forse non ci andrà … ma come si può condannare a morte qualcuno solo perché si è di fretta e il mondo non rallenta la sua corsa?

“Peggio per il mondo! Una vita senza amore non è vita…” pensa tra sé Elisabetta, mentre cerca di capire a chi rivolgersi per aiutare quel piccolino e con pazienza compone ad uno ad uno i numeri del pronto soccorso per gli animali…

* * *

Sergio è un omone tutto di un pezzo.

Lavora in un grande magazzino tessile e la sua giornata è sempre piena di scadenze, impegni e di cose da fare.

Quando esce dall’ufficio è già tardi e vorrebbe soltanto riposare in silenzio, ma oggi non sembra proprio la giornata giusta per questo genere di programmi.

Infatti, non fa a tempo a varcare la soglia di casa che si trova davanti uno spettacolo insolito.

Moglie e figlia, in piedi sul tavolino dell’ingresso, abbracciate e urlanti gli indicano terrorizzate qualcosa sul pavimento.

“Ammazzala! Ammazzala!! Ammazza la blatta! Ammazza quell’orribile bestia!!” gridano in coro, in preda al panico, indicando terrorizzate un grosso scarafaggio che corre velocissimo rasente al muro.

Sergio non prova schifo ma l’idea di uccidere lo fa sentire peggio di un boia e per lui è impraticabile.

Perciò, armatosi di un contenitore di plastica, comincia una caccia ecologica, incurante delle proteste di sua moglie e di sua figlia che invocano la morte istantanea dell’insetto.

Imperterrito, nonostante la stanchezza e il bisogno di silenzio, Sergio porta avanti la sua missione di pace, tra le urla e l’agitazione generale… e quando finalmente riesce nell’impresa, esce di casa e libera il piccolo animale sul marciapiede nonostante le proteste dei parenti.

* * *

Giulia non mangia la carne, il pesce, le uova, il formaggio e i latticini, non porta scarpe di pelle, non indossa cose di lana né, tantomeno, di pelliccia.

Gli amici la prendono in giro.

“Sei fissata!!! Non puoi vivere così! Il tuo è fanatismo!”

E Giulia si sente un’aliena in mezzo a tanta gente che la deride perché cerca di vivere la sua vita senza infliggere sofferenza.

Ha provato a far finta di niente e a non chiedersi sempre quale sia la provenienza delle cose… ma è stato inutile!

Farsi domande è più forte di lei.

Così si complica la vita, cercando di non comprare prodotti che comportino lo sfruttamento di altri esseri viventi, di non calpestare le formiche, di salvare le lumache che incontra sul marciapiede quando piove, di lasciare le briciole sul davanzale a disposizione degli uccellini e di mettere fuori dalla porta di casa i contenitori con l’acqua per gli animali randagi.

Vive con poco ma spende molto.

Perché in questo nostro mondo malato le cose prive di sofferenza sono rare e costano di più.

Carla Sale Musio

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