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Ott 15 2020

CHI AMA GLI ANIMALI SA CHE… il corpo è un’antenna!

Nella nostra cultura malata di arroganza il corpo è trattato alla stessa stregua degli animali.

Lo utilizziamo quando serve, lo sfruttiamo per raggiungere i nostri obiettivi, lo disprezziamo quando non esegue a puntino ciò che vogliamo e ne ignoriamo le esigenze, quasi fosse una macchina e non una creatura vivente.

L’ottusa incomprensione nutrita nei confronti delle altre specie si riflette nella relazione con quella parte di noi che è maggiormente legata all’istintualità.

Abbiano demonizzato l’animalità giudicandola il simbolo di una cronica mancanza d’intelligenza e questo si ritorce contro noi stessi.

Infatti anche noi, come gli animali, siamo parte della natura e, per vivere in salute, dobbiamo rispettarne i dettami e le esigenze.

Le altre specie lo sanno e intrattengono un rapporto intimo e profondo con la fisicità.

Nelle culture degli animali il corpo è lo strumento più importante per decodificare la realtà e costruire relazioni efficaci.

Nella società umana, invece, il corpo è qualcosa da domare, nascondere o esibire… a seconda delle circostanze.

Perciò:

  • lo nutriamo (fino a farlo morire di obesità) seguendo i dettami di una gastronomia attenta alle esigenze commerciali anche a discapito della salute e della vita;

  • lo costringiamo a lunghi periodi innaturali di immobilità e monotonia;

  • lo riempiamo di farmaci in grado di muoverlo o sedarlo, assecondando i ritmi del guadagno e dello sfruttamento invece che quelli della natura;

  • lo addobbiamo per apparire adeguati alle diverse prescrizioni sociali e, per la stessa ragione, lo nascondiamo;

  • poi ci lamentiamo (come fossimo vittime di un destino crudele) quando (con i suoi dolori e le sue malattie) ci ricorda che per mantenersi in salute ha bisogno di vivere a contatto con la natura, nutrendosi di alimenti freschi, dormendo a sufficienza e integrandosi armoniosamente nell’ecosistema.

In questo modo lo distruggiamo privandoci delle sue risorse e dei suoi doni.

Per le specie diverse dalla nostra il corpo è un’antenna sintonizzata sui ritmi della vita.

Luce e buio, caldo e freddo, estate e inverno… attivano segnali importanti e precisi.

Ogni comunicazione passa per il corpo.

La fisicità è un linguaggio che trascende la materialità e collega l’intuizione alla creazione permettendo l’evolversi della conoscenza anche a prescindere dalla razionalità.

Paranormalità, sensitività e istintualità sono strumenti importanti al servizio della natura.

E proprio l’ascolto e il rispetto per la natura generano la capacità di sentire quando è il momento di fare o non fare le cose.

Gli animali sentono quando è il momento di:

  • migrare,

  • fare il nido,

  • accoppiarsi,

  • andare in letargo,

  • nascondersi,

  • giocare,

  • riposarsi…

L’ascolto del corpo li mette in sintonia con i bioritmi naturali responsabili del benessere e della salute.

Per questo ignorano le tante patologie conseguenti al nostro stile di vita e all’ottundimento del mondo interiore.

Le persone che amano gli animali mantengono vivi dentro di sé questi codici profondi, riconoscendo le verità ancestrali indispensabili alla sopravvivenza e nella relazione con le altre creature.

Si tratta di informazioni necessarie alla vita ma ignorate da chi ha amputato la propria sensibilità in favore dell’omologazione alla nostra evoluta “civiltà”.

Paranormalità, sensitività e istintualità raccontano un sapere importante a chi si apre ai valori della vita.

Tuttavia, proprio questa conoscenza può rendere confusi davanti ai messaggi schizofrenogeni che caratterizzano le relazioni umane.

Il linguaggio del corpo come quello della natura possiede un’autenticità priva di ambiguità e fraintendimenti.

Lo sanno bene gli animali e tutti quelli che li amano.

Per queste persone è impossibile essere ciniche, indifferenti, ipocrite, arriviste, competitive e patologicamente narcisiste.

Chi ama gli animali coltiva la spontaneità, la sensibilità, l’autenticità e l’umiltà che appartengono alla natura e preferisce affrontare molte difficoltà nel mondo “umano” pur di non perdere il contatto con il significato profondo della vita.

Carla Sale Musio

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Ott 01 2020

CHI AMA GLI ANIMALI PARLA DUE LINGUE

Il problema più grande delle persone che amano gli animali riguarda il rapporto con l’intuizione, il sesto senso e la sensitività.

Nella nostra cultura, di solito, definiamo queste capacità paranormali e le giudichiamo male.

Ci convinciamo che siano frutto della suggestione oppure fenomeni da baraccone volti a ingannare la credulità degli ingenui.

Nelle culture degli animali, invece, l’intuizione, il sesto senso e la sensitività sono strumenti per muoversi nel mondo, risorse imprescindibili per vivere una vita di qualità.

Chi ama gli animali mantiene attive queste percezioni e inconsciamente le utilizza per destreggiarsi nella quotidianità.

Si tratta di un doppio codice espressivo, animale e umano.

E, quando non viene capito, provoca diversi problemi, facendo sentire sbagliate le persone dotate di questa capacità.

Comunicare usando la percezione istintuale è come parlare una seconda lingua.

Ma, quando questa opportunità non è compresa, genera confusione e fraintendimenti, un po’ come esprimersi con idiomi diversi senza distinguere la grammatica e i vocaboli dell’uno da quelli dell’altro.

E questo è quello che succede a chi ama gli animali.

Istintualità, sensitività, sesto senso, paranormalità, magia… sono tutti modi per definire una percezione della vita che utilizza l’ascolto del mondo interiore invece della razionalità.

Nella cultura umana la vita intima è spesso mistificata in favore di comportamenti stabiliti a tavolino e funzionali al mantenimento di valori commerciali piuttosto che naturali.

Un esempio per tutti è il Santo Natale.

Nel giorno di Natale si DEVE:

  • voler bene,

  • stare insieme,

  • essere buoni, compassionevoli, generosi…

A prescindere dai sentimenti che albergano nel proprio cuore.

Per noi psicologi il periodo natalizio è uno dei momenti di maggior lavoro, proprio perché lo scarto tra le prescrizioni sociali e i vissuti interiori è altissimo e dolorosissimo.

Il Santo Natale, infatti, lungi dall’essere (come dovrebbe) una celebrazione intima della rinascita interiore è la festa del consumismo.

E il bombardamento di messaggi pubblicitari è studiato ad arte per costringere i consumatori (non più persone) a comprare, comprare e comprare.

Nella società degli uomini abbiamo prescrizioni comportamentali per tutte le occasioni (matrimoni, battesimi, funerali, compleanni, separazioni, lauree, assunzioni…) e chi non si conforma alle emozioni previste per le varie circostanze paga lo scotto della diversità e dell’emarginazione.

Tra gli animali, invece, non ci sono prescrizioni comportamentali.

Ognuno si comporta in conseguenza dei propri vissuti interiori (fame, sonno, paura, corteggiamento, gioco…).

Esiste un linguaggio universale comprensibile a ogni specie e basato sull’autenticità.

La vita intima diventa perciò una guida, l’unica indicazione valida e da seguire.

E la capacità di ascoltare la voce silenziosa del mondo interno è qualcosa che tutti i cuccioli imparano subito.

Questo spiega tante abilità paranormali che gli animali possiedono e noi abbiamo perso.

L’intuizione, la magia, il sesto senso, la telepatia… sono la conseguenza di un ascolto intimo e capace di bypassare la logica per arrivare dritto al cuore.

Il cuore delle sensazioni interiori, quell’illuminazione improvvisa che ci spinge a uscire e incontrare (per caso) l’amico che non vedevamo da tanto tempo.

La stessa che permette agli animali di ritrovare la strada di casa e alle mamme di sapere come sta il proprio bambino anche quando è lontano chilometri e chilometri.

Si dice che gli animali possano vedere l’aura, le anime dei morti, le presenze invisibili che animano i luoghi…

E non è un caso che gli sciamani siano sempre raffigurati con uno o più animali a fianco.

Il legame con gli animali segnala la capacità di frequentare i mondi invisibili delle emozioni e della sensitività.

Le persone che amano gli animali mantengono viva questa consapevolezza e comprendono istintivamente il linguaggio della magia e delle emozioni che accomuna tutte le altre specie viventi non umane.

Sono persone che capiscono il dolore e la paura di chi è diverso (soprattutto quando non usa prevalentemente la ragione ma l’istinto) e non riescono a infliggere la sofferenza a cuor leggero come se si trattasse di oggetti e non di creature viventi come noi.

Creature dotate di zoccoli e pelliccia, di squame e pinne o di piume e becco… ma pur sempre come noi.

Con emozioni, angosce, entusiasmi e voglia di vivere.

Proprio come noi.

Chi ama gli animali parla due lingue.

La lingua degli uomini fatta di parole e la lingua universale fatta di emozioni.

Imparare a riconoscere questi due linguaggi è indispensabile per sentirsi bene con se stessi e con gli altri.

È la strada maestra per costruire un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Set 19 2020

UOMINI E ANIMALI: modi diversi di rapportarsi alla vita

Come si è visto, le persone che amano gli animali hanno una percezione del mondo in armonia con la natura e sentono vive dentro di sé le leggi che regolano le relazioni con le altre forme di vita.

Queste leggi comprendono tre grandi categorie esistenziali:

  • ascolto del mondo interiore

  • libertà

  • responsabilità

Ogni categoria si articola in diversi aspetti comportamentali e implica modalità psicologiche differenti.

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ASCOLTO DEL MONDO INTERIORE

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Quando parliamo di ascolto del mondo interiore ci riferiamo alla capacità di accogliere le emozioni e le percezioni intime senza sfuggirle e senza modificarne il significato.

In questa capacità si evidenzia la più grande differenza tra esseri umani e animali.

Infatti, mentre la nostra specie deforma la percezione interiore in favore di un’omologazione sociale, gli animali non perdono mai il contatto con le proprie emozioni e si relazionano tra loro proprio grazie a quelle.

Nel mondo degli animali la comunicazione è basata su un’immediatezza emotiva che la nostra specie trova sconveniente e di conseguenza tende a nascondere.

Per noi l’espressione delle emozioni è mediata dalle circostanze sociali.

Per gli animali, invece, le circostanze sociali sono la conseguenza dei vissuti emotivi.

Così, per gli esseri umani è inopportuno:

  • piangere in un momento di festa,

  • ridere a un funerale,

  • giocare durante una riunione di lavoro.

Per gli animali, invece:

  • la festa è la conseguenza di una assenza di pericolo e della spensieratezza che ne consegue,

  • la morte è un evento inevitabile della vita che annienta ogni reazione fisica,

  • il gioco è un’espressione di relax ricreativo indispensabile alla sopravvivenza,

  • il lavoro non esiste in quanto non fa seguito a nessuna espressione emotiva.

Come si può facilmente intuire, l’ascolto del mondo interiore determina profonde differenze fra la nostra specie e gli altri animali.

Differenze che riguardano l’istintualità, l’autenticità, la fisicità, l’empatia, l’intelligenza emotiva, l’osservazione della realtà e il rapporto con la natura.

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LIBERTÀ

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La libertà è legata alla possibilità di agire ciò che si sente dentro.

E assume un diverso significato in conseguenza dei vissuti che animano il mondo interno.

Per la nostra specie la vita interiore spesso è la conseguenza di un bisogno di appartenenza al branco che condiziona le emozioni in misura molto più grande di quanto non siamo disposti ad ammettere.

Per gli animali, invece, l’appartenenza riguarda soprattutto la natura e la libertà deriva dalla possibilità di ascoltarne i ritmi biologici assecondandone l’espressione in se stessi e nell’ecosistema.

Questo diverso rapporto con la natura determina un diverso sviluppo della responsabilità.

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RESPONSABILITÀ

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Per gli uomini la responsabilità è fatta di limiti e obblighi da sostenere.

L’appartenenza, infatti, definisce lo sviluppo di codici, leggi, norme e divieti.

Per gli animali, invece, la responsabilità riguarda l’espressione di sé e della propria esperienza nell’ambiente.

Per le altre specie l’appartenenza è sempre legata all’ecosistema e alla sua condivisione con tutte le forme di vita.

E questa condivisione è una responsabilità imprescindibile per la sopravvivenza.

Per gli uomini è responsabile colui che non viola le leggi del gruppo.

Per gli animali, invece, è responsabile chi non confligge con l’ecosistema e, quando l’ecosistema si deteriora, l’estinzione può diventare l’unico comportamento responsabile.

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Queste diverse categorie esistenziali (ascolto interiore, libertà e responsabilità) determinano la percezione del mondo e le scelte che ne conseguono, e spiegano le profonde differenze che esistono tra la specie umana e le altre specie.

Le persone che amano gli animali, tuttavia, mantengono viva dentro di sé la percezione biocentrica della realtà insieme alla visione antropocentrica tipicamente umana, e questo crea loro non pochi problemi.

Eppure…

Nonostante le difficoltà le persone che amano gli animali non possono (e non vogliono) rinunciare all’ascolto interiore e alla libertà e responsabilità che ne derivano.

L’amore per gli animali è qualcosa che si sente dentro a prescindere dalla volontà o dalle convenienze sociali, attraversa l’anima e rivela un sapere così profondo che nessuna tecnologia è mai riuscita a uguagliare.

Carla Sale Musio

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Set 08 2020

LA PERSONALITÀ DI CHI AMA GLI ANIMALI

Tante persone vivono un senso di isolamento e si giudicano sbagliate perché non riescono a condividere i valori di chi hanno intorno.

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“Non sono capace di divertirmi facendo le cose che fanno divertire i miei amici. Non mi piace fare tardi la sera, ubriacarmi, corteggiare le persone come se fosse uno sport…”

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“Mi preoccupo eccessivamente per tutti, devo sempre accertarmi che gli altri stiano bene, nessuno si senta escluso, ognuno abbia il suo spazio di attenzione. Ma questo modo di essere mi crea uno stato di allerta permanente e, spesso, mi ritrovo senza forze con l’unico desiderio di rintanarmi a casa da solo.”

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“Sono sempre quello a cui tutti chiedono aiuto ma a nessuno viene in mente di domandarmi come sto!”

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Le persone che amano gli animali spesso si considerano troppo ingenue, prive della malizia necessaria per muoversi adeguatamente nella società degli uomini.

Questo avviene perché in loro è attiva una conoscenza biocentrica, rivolta a tutte le specie viventi e non narcisisticamente circoscritta ai soli esseri umani.

Sono uomini e donne che non hanno perso il contatto con i codici della natura e comprendono i saperi degli animali perché li portano tatuati nell’anima.

Questi valori si possono raccogliere in quattro grandi categorie: ingenuitàcontatto con l’ecosistema, libertà, fedeltà.

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INGENUITÀ

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Chiamiamo ingenuità l’eccessiva fiducia e la sprovvedutezza nei rapporti sociali.

Tutti gli animali manifestano una grande ingenuità nella relazione con gli esseri umani.

Ma l’ingenuità è tale solo in rapporto alla nostra specie.

Quando si tratta di confrontarsi con le altre forme di vita nessun animale può essere definito ingenuo.

Le specie diverse dalla nostra, infatti, sono immediate e dirette nella comunicazione degli stati d’animo, e questo permette loro di rapportarsi senza fraintendimenti e con chiarezza.

Solo la specie umana usa delle maschere per fare relazione, manifestando spesso dei comportamenti incongrui con i vissuti interiori.

Gli psicologi lo definiscono falso sé e ne segnalano la patologia. Una patologia sconosciuta a tutti gli altri animali.

Chi ama gli animali presenta un comportamento relazionale sano e perciò privo delle finzioni necessarie alla comunicazione umana.

Questo rende difficile lo scambio con gli altri esseri umani mentre agevola le relazioni con le altre specie.

Ecco perché queste persone si sentono spesso fuori posto in un mondo che acclama la menzogna e disprezza l’onestà quasi fosse segno di una scarsa intelligenza.

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CONTATTO CON L’ECOSISTEMA

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Il contatto con l’ecosistema appartiene alla percezione biocentrica della realtà e consente di cogliere le priorità necessarie alla vita anche quando queste contrastano con gli interessi egoistici.

Questa comprensione garantisce la sopravvivenza di tutti e perciò in un’ottica più ampia favorisce ogni singolo individuo.

Solo la specie umana (a causa della patologia narcisistica di cui è affetta) ignora l’importanza dell’ecosistema e avvelena gli spazi in cui vive, danneggiando irrimediabilmente la propria salute e quella del pianeta.

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LIBERTÀ

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La libertà è la possibilità di esprimere il proprio modo di essere senza subire il dominio o la volontà di qualcun’altro, indica l’assunzione della responsabilità personale nei confronti delle proprie azioni e della vita.

Tutti gli animali in natura vivono in uno stato di libertà.

La nostra specie, invece, rinuncia alla libertà in cambio dell’omologazione e dell’appartenenza a un gruppo sociale.

Per noi la libertà è fatta di priorità che per le altre specie sono incomprensibili, come il denaro, il lavoro, la moda, lo stipendio… per citare gli esempi più eclatanti.

Per far parte del proprio branco gli animali non sono costretti a perdere la libertà.

Al contrario, si aggregano tra loro per mantenerla viva.

Chi sente una grande affinità con gli animali porta questi valori nel proprio mondo interiore e per questo trova difficile adattarsi alla società umana.

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FEDELTÀ

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La fedeltà indica l’integrità interiore, l’onestà con cui si rispetta un impegno, la capacità di non tradire la fiducia degli altri.

La fedeltà è una qualità poco riconosciuta dagli esseri umani che, come si è detto, preferiscono la simulazione alla sincerità e nascondono i sentimenti per il bisogno di conformarsi alle convenienze sociali.

La fedeltà è una qualità tipicamente animale e segnala la spontaneità con cui le altre specie vivono gli scambi affettivi, libere dal bisogno di apparire che tiranneggia gli esseri umani e congrue con i propri vissuti emotivi.

Chi ama gli animali mantiene sempre un forte contatto con la fedeltà (a se stessi e a ciò che coinvolge profondamente il proprio sé) e fatica a integrarsi nei contesti formali e poco spontanei della nostra socialità.

Carla Sale Musio

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Ago 25 2020

LE PERSONE CHE AMANO GLI ANIMALI…

Il problema più grande delle persone che amano gli animali è la coscienza di essere parte della natura.

Chi ama la natura, infatti, non perde mai il contatto con l’ecosistema e mantiene viva dentro di sé la percezione di una comunità costantemente immersa in un’interazione ecologica.

Detto in altre parole, queste persone sentono di essere membri di una realtà composta da tutti gli esseri viventi e non circoscritta soltanto ai componenti della propria specie.

Per loro ogni creatura occupa un posto all’interno della collettività e la società è costituita da tutte le forme di vita che popolano l’ecosistema.

Questa attenzione rende impossibile l’indifferenza che spinge tanti altri a ignorare le specie diverse dalla propria affermando:

“Sono solo animali”

Le persone che amano gli animali vivono in un mondo biocentrico, popolato da creature morfologicamente diverse ma uguali nella capacità di provare amore, dolore, tenerezza, gioco, sensualità… e ogni altra emozione.

Questa comprensione (ecologica, attenta e partecipe) causa non pochi problemi nella convivenza con chi, invece, coltiva una visione antropocentrica dell’esistenza, cioè si colloca all’apice di una gerarchia arbitraria autorizzandosi a ignorare la sofferenza delle altre creature viventi.

L’antropocentrismo legittima i comportamenti ai danni delle altre specie e ridicolizza chiunque sostenga il valore della vita animale.

In questa visione, a causa del sé grandioso tipico dei disturbi narcisistici, gli animali sono considerati oggetti al servizio dell’uomo e chiunque combatta per i loro diritti è giudicato stupido, sentimentale ed estremista.

Costrette a sopportare l’emarginazione che consegue alla diffusione della patologia antropocentrica, le persone che amano gli animali faticano a condividere il proprio modo di essere.

E spesso si rivolgono agli psicologi sentendosi eccessivamente sensibili in una società che esalta il cinismo e la crudeltà come fossero traguardi da raggiungere e non problematiche da curare.

Per sopravvivere in un mondo malato le persone che amano gli animali devono prendere coscienza che la salute mentale si evidenzia nella capacità di provare amore e nel riconoscere il valore della diversità, rivalutando costantemente se stessi e le proprie scelte di vita.

La via per superare i pericoli dell’antropocentrismo passa attraverso la valorizzazione dell’empatia, l’ascolto del mondo interiore e la pazienza necessaria a curare la patologia narcisistica che ammala l’umanità.

Carla Sale Musio

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Ago 12 2020

COME FUNZIONA LA PSICHE DELLE PERSONE CHE AMANO GLI ANIMALI

Le persone che amano gli animali sentono la vita in modo autentico, immediato, spontaneo, sincero e privo di finzioni.

Per questo si trovano in difficoltà davanti a un mondo che disprezza l’istinto, deride le altre specie e ignora i saperi della natura.

Sono uomini e donne costantemente in contatto con la propria intelligenza istintuale e capaci di riconoscere le percezioni legate all’ecosistema e al rapporto con le altre forme di vita.

Amano con generosità e… ignorano le menzogne indispensabili per vivere nella nostra civiltà.

Perciò, spesso, si sentono diverse, inadeguate, fragili o sbagliate.

In loro l’ascolto dell’anima prevale sulle convenienze sociali.

E si trovano a corto di argomenti quando la società li accusa di ingenuità, stupidità, estremismo o follia.

Poiché non possono prescindere dalla conoscenza dei valori della natura  mantengono viva la comprensione dell’ecosistema.

Sono persone libere dall’antropocentrismo che ammala la civiltà e in difficoltà nel seguirne le regole.

Per loro valgono sempre i principi del biocentrismo.

Anche quando non ne hanno mai sentito parlare.

Come ho spiegato più volte:

  • l’antropocentrismo è una patologia del narcisismo che spinge a sopravvalutare se stessi a discapito del mondo circostante,

  • mentre il biocentrismo pone la vita al centro dei suoi valori e interpreta la realtà in modo circolare, tenendo conto delle esigenze di tutti.

Per comprendere la psiche delle persone che amano gli animali è indispensabile analizzare in dettaglio questi due modi di rapportarsi alla vita.

Infatti, grazie al biocentrismo si comprendono i principi che muovono le loro scelte di vita mentre in conseguenza dell’antropocentrismo dilagante nel mondo si spiegano i loro problemi e le loro sofferenze.

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L’antropocentrismo:

  • pone l’uomo all’apice di una piramide gerarchica da lui stesso costruita;

  • non si cura delle altre forme di vita o le considera oggetti utili a soddisfare i propri bisogni;

  • mette l’essere umano al centro dell’universo affermando che l’uomo è l’unità di misura di tutte le cose; 

  • sostiene la superiorità del sapere umano rispetto alle leggi della natura.

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Il biocentrismo:

  • sostiene che l’uomo è solo uno degli innumerevoli elementi dell’universo e quindi è tenuto a rispettare tutte le altre forme di vita;

  • afferma che le azioni umane devono causare il minore impatto possibile rispetto al pianeta e alle altre specie;

  • pone la vita in tutte le sue forme al centro dei propri valori e dichiara che tutti gli esseri viventi hanno lo stesso diritto a esistere, a svilupparsi e a esprimersi con autonomia;

  • fonda i suoi ideali sui concetti di interazione e co evoluzione;

  • sostiene la complessità delle relazioni tra le specie, la non discriminazione, il contatto con gli animali, la cultura della vita, la democrazia partecipativa, l’agricoltura ecologica e l’uso delle energie rinnovabili.

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Come si vede esiste una profonda differenza tra queste visioni della realtà.

E seguire l’una o l’altra determina grandi differenze nella percezione di se stessi e dell’esistenza.

La nostra civiltà è ancora totalmente imbevuta di antropocentrismo perciò chi non si conforma ai suoi dettami non ha la vita facile.

Tuttavia…

Le persone che amano gli animali non riescono ad amputarsi il cuore e riconoscono la sofferenza e il diritto alla vita in tutte le specie viventi.

In loro la percezione delle emozioni è sempre viva.

E questo non permette di omologarsi ai dettami di una società basata sullo sfruttamento  e sulla violenza.

Così, nonostante le difficoltà, la derisone e l’emarginazione che subiscono quotidianamente, queste persone portano avanti una battaglia solitaria e senza clamori volta a restituire a tutti gli esseri viventi la dignità e il rispetto che meritano.

I loro valori dominanti sono quelli della natura:

  • sincerità,

  • spontaneità,

  • immediatezza.

E quelli della fratellanza:

  • cooperazione,

  • solidarietà,

  • condivisione.

Uniti ai doni che la specie umana dovrebbe condividere per fare del mondo un posto migliore:

  • creatività,

  • generosità,

  • ascolto,

  • aiuto,

  • sostegno.

Sono persone che è bello conoscere e avere vicino ma non sempre è facile riconoscerle in una società che esalta il cinismo e ha fatto dell’insensibilità la propria bandiera.

Carla Sale Musio

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Lug 30 2020

MODI DIVERSI DI AMARE GLI ANIMALI: identificazione vs comprensione

L’amore per gli animali ha tante sfumature diverse.

C’è chi combatte strenuamente per tutelare i loro diritti; chi si adopera per salvarli dai macelli, dalla vivisezione e dalle tante torture che l’umanità infligge loro; chi stabilisce relazioni intime e profonde col proprio cane o il proprio gatto; chi sceglie di non consumare prodotti di origine animale… ognuno modula l’amore ascoltando la propria coscienza e seguendo il proprio cuore.

Ma all’interno di queste varianti emergono due importanti modalità affettive legate alla presenza o all’essenza dell’empatia:

  • l’amore basato sulla comprensione e sul rispetto

  • l’amore basato sull’identificazione e sulla proiezione

L’amore vero scaturisce dall’empatia, cioè dalla capacità di calarsi nei panni di un’altra creatura e di guardare il mondo dalla sua prospettiva.

Anche quando personalmente non se ne condividono le scelte.

Tuttavia, la parola AMORE è usata in modi diversi, non sempre idonei a definire un bene disinteressato e profondo.

Spesso l’affetto veicola la proiezione di bisogni individuali su chi è fatto oggetto di tenerezza.

In questi casi più che di empatia si parla di simpatia e il voler bene esprime la necessità (egocentrica) di manifestare le proprie sensazioni proiettandole su un altro.

AMARE vuol dire comprendere il mondo e le necessità delle creature con cui ci rapportiamo, anche quando queste si discostano dalle nostre.

Quando si tratta di amare gli animali è indispensabile valutare attentamente le situazioni, rispettandone le esigenze e facendo in modo di non creare sofferenza.

L’ amore fondato sull’ascolto e sulla comprensione della diversità è molto diverso dall’identificazione.

Identificarsi negli animali nasconde un modo egocentrico di voler bene, basato sul bisogno di proiettare i nostri bisogni per dare all’altro quello che ci piacerebbe ricevere.

Al contrario dell’identificazione, l’amore per gli animali si basa sulla capacità di abbandonare totalmente il proprio punto di vista per acquisire temporaneamente quello di un essere differente da noi, e presuppone una grande empatia.

Chi ama gli animali non li alleva per il proprio tornaconto, non li mangia, non li usa, non li uccide per divertimento e non li sfrutta.

Osserva il loro modo di vivere senza distruggere l’ambiente naturale in cui si trovano.

Non ne forza l’accoppiamento per fini personali o commerciali.

Non costruisce delfinari, zoo o circhi.

Non pretende di domarli e di cavalcarli.

Non ruba i loro piccoli.

Non ne indossa la pelle.

E non li vende.

Chi invece proietta i propri bisogni si rapporta loro come fossero un po’ bambini: creature deboli, ingenue, bisognose di educazione, istruzione e guida.

Li sgrida, li punisce o li premia utilizzando parametri umani, inadatti a chi appartiene a una specie diversa.

Li traveste, li imbroglia, li rinchiude e li umanizza… a discapito delle loro esigenze naturali.

Tenere animali in gabbia, legati a una catena, sellati e domati, usarli per soddisfare necessita umane non è amare gli animali ma sfruttare gli animali per appagare bisogni personali.

Amare gli animali è un modo di essere e di rispettare la vita in tutte le sue espressioni, senza pretendere di modellare ogni cosa a immagine e somiglianza di sé.

Carla Sale Musio

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Lug 18 2020

DA COSA NASCE L’AMORE PER GLI ANIMALI

L’amore per gli animali è un modo di sentire la vita che tutti portiamo dentro, anche se non sempre siamo disposti ad ascoltarlo.

Nasce dal ricordo di un qualcosa che ci coinvolge e crescendo abbiamo dimenticato.

Qualcosa che riguarda l’appartenenza a uno stesso pianeta.

Esiste un Tutto che ci comprende e collega ciascuno di noi a ogni forma di vita.

Gli animali lo sanno e non perdono mai di vista la propria relazione con l’ambiente.

L’ecosistema è per loro una realtà viva con cui è impossibile evitare di rapportarsi costantemente.

Gli esseri umani, invece, hanno distrutto la propria connessione con la natura.

E, convinti di poter dominare la terra a piacimento, sviluppano una sofferenza sconosciuta a qualunque altra specie vivente.

Una sofferenza chiamata antropocentrismo e capace di distruggere il significato e il valore profondo dell’esistenza.

Il disturbo antropocentrico è una patologia narcisistica basata sull’incapacità di costruire relazioni sane col mondo circostante e caratterizzata dallo sviluppo di un sé grandioso e abnorme sempre pronto a deridere, umiliare e sopraffare chiunque non si pieghi ai voleri mitomanici di chi ne è affetto.

L’antropocentrismo è l’antitesi dell’amore per gli animali e l’origine di tante violenze, il morbo che sta distruggendo il nostro pianeta.

Nessuna specie animale si muove al di fuori del rispetto per i biosistemi, nessuna ignora il rapporto che lega ogni creatura in una convivenza funzionale alla vita.

Solo gli esseri umani violano in continuazione gli equilibri naturali, distruggendo l’ambiente senza alcuna coscienza sociale o etica.

L’idea di essere l’unica specie eletta da Dio a propria immagine e somiglianza, lungi dall’aver sviluppato l’amore, la responsabilità e la cura per gli altri esseri viventi, ha alimentato la prepotenza e il predominio, annientando nella psiche l’ascolto della propria appartenenza alla natura.

Ma, a dispetto di quanto detto sopra, chi ama gli animali mantiene vivo il contatto con la sensibilità interiore e non può prescindere dall’ascolto della propria coscienza.

In queste persone la comprensione del dolore è forte e chiara anche quando si tratta di specie diverse dalla propria.

E il bisogno di porgere aiuto diventa un dogma ogni volta che qualcuno si trova in difficoltà.

Di qualunque specie si tratti.

L’amore per gli animai nasce dal riconoscimento della propria istintualità e della propria appartenenza alla creazione.

Sostiene il rispetto per la vita.

A chiunque appartenga.

Sviluppa l’empatia e la capacità di riconoscere le emozioni e la sofferenza anche in chi è diverso.

Le persone cha amano gli animali hanno a cuore l’ecosistema e faticano a integrarsi in un mondo malato di antropocentrismo e indifferenza.

Sono uomini e donne pronti a cooperare e a condividere le proprie risorse per un bene comune.

Ignorano la finzione e la furbizia dei pochi che governano i molti.

Fedeli al proprio cuore non riescono a sottovalutare le disgrazie altrui e per questo spesso vengono emarginati da una civiltà che esalta il cinismo e ha trasformato la prepotenza in un mito.

Chi ama gli animali possiede una grande intelligenza emotiva e davanti al dilagare della patologia antropocentrica combatte da solo una battaglia senza fine per fare del mondo un posto migliore.

Carla Sale Musio

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Giu 05 2020

ABBUFFATE E STOP DELLA FAME

Suggerimenti e riflessioni a sostegno di una nuova consapevolezza alimentare.

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Apr 01 2020

ESSERE PRONTI A CAMBIARE: amore, miracoli e corona virus

Ci sono momenti nella vita in cui il cambiamento è l’unica strada percorribile perché le abitudini consolidate nel tempo non funzionano più.

Situazioni che spingono verso la depressione o la trasformazione.

La scelta è nelle nostre mani.

A volte, per vivere con pienezza è necessario modificare il paradigma con cui affrontiamo la vita.

Ognuno porta dentro di sé un insieme di valori, scelte e comportamenti che permettono di muoversi con agilità nelle situazioni di ogni giorno.

Sono pensieri costruiti nel tempo, vivendo e sperimentando l’utilità di alcuni atteggiamenti e l’inefficacia di altri.

L’inconscio sostiene le scelte capaci di farci sentire bene e (proprio come un software) le attiva automaticamente, senza che sia necessario decidere ogni volta cosa fare.

Tuttavia… periodicamente la vita ci mette davanti al cambiamento.

La crescita interiore è fatta di una continua trasformazione.

Vivere significa mettere in discussione le certezze e sperimentare nuove modalità per far fronte agli eventi.

Per alcuni il cambiamento diventa un percorso abituale, indispensabile a far emergere il significato nascosto nelle cose.

Per altri, invece, sono necessari degli scrolloni: brutte sorprese e imprevisti che costringono a rivedere i propri atteggiamenti e le scelte dettate dall’abitudine.

Cambiare fa parte della vita.

(E ci prepara alla morte)

(La morte, infatti, ci fa tanta paura proprio perché si tratta di un cambiamento che non possiamo prevedere né controllare)

Affidarsi alla propria intima verità aiuta a sviluppare la fiducia in una saggezza posta oltre il controllo della ragione.

Qualcosa che permette di aprirsi al nuovo ed evolvere verso possibilità ancora sconosciute.

Esiste un principio più grande della nostra mente razionale.

Alcuni lo chiamano Dio, altri inconscio, altri ancora parlano di energia universale o salto quantico… ognuno trova parole proprie per definire ciò che esiste nel cuore e la mente non riesce a spiegare.

Essere pronti a cambiare vuol dire aprirsi allo sconosciuto lasciando emergere dentro di sé atteggiamenti inesplorati, stili di pensiero accantonati e improvvisamente utili a sostenere verità nuove.

Tendiamo a essere metodici e l’ignoto ci spaventa.

Affrontare le trasformazioni rappresenta una sfida al bisogno di stabilità.

Eppure…

Proprio da questa sfida prende forma la possibilità di vivere in un mondo migliore.

Valutare le scelte dettate dall’abitudine e decidere responsabilmente cosa è opportuno fare di volta in volta è un passo importantissimo.

E conduce a una nuova realtà.

La rivoluzione è una trasformazione della coscienza, un percorso individuale che poggia sulla responsabilità delle proprie decisioni quotidiane.

Solo così può prendere forma una società nuova.

Essere pronti a cambiare significa guardare oltre le apparenze fino a scoprire il valore profondo di quello che succede.

Un valore diverso per ciascuno.

Perché ogni persona gestisce la propria vita e la propria percezione della realtà.

Un’esistenza appagante nasce dalle scelte di ogni giorno.

Sono le nostre scelte, infatti, a dare forma alla vita.

Smettere di uccidere per vivere è una svolta profonda nell’evoluzione individuale.

E apre le porte a realtà ancora inimmaginabili per chi crede nell’ineluttabilità della violenza.

L’inconscio legge il mondo con gli occhi delle nostre affermazioni.

Sostenere l’inevitabilità della sopraffazione sancisce la legge del più forte e crea una realtà che la rispecchia.

Riconoscere l’importanza di ogni vita dà forma a un mondo attento a non infliggere dolore e capace di accogliere la diversità.

L’ impotenza che il corona virus ci ha costretto a vivere dona un messaggio di cambiamento e aiuta ad aprire gli occhi sulle scelte che abbiamo portato avanti con leggerezza un giorno dopo l’altro.

Occorre fare un attento esame di coscienza e decidere consapevolmente cosa fare.

Non perché ce lo impongono i poteri forti ma perché lo sentiamo interiormente giusto.

I miracoli sono eventi che sovvertono le leggi considerate naturali, mostrando improvvisamente l’esistenza di un’altra verità.

Si dice che l’amore fa miracoli.

Abbandonarsi con fiducia alla sua energia trasformativa permette di accedere a codici impensabili nel mondo del predominio e della distruzione.

Carla Sale Musio

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