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Gen 17 2021

LIBERTÀ, LAVORO E POSTO FISSO

È difficile da ammettere ma lavorare è un comportamento del tutto innaturale.

In natura, infatti, nessuno lavora per vivere.

Al contrario, vivere è l’unico lavoro da svolgere.

La scelta di offrire i propri servizi in cambio di una retribuzione che garantisca la sopravvivenza è una forma di relazione sconosciuta a ogni altra specie.

Far dipendere la propria esistenza dalle prestazioni offerte ad un altro deforma l’ascolto di sé in funzione del guadagno.

Il rapporto di lavoro non si basa sui presupposti naturali che spingono gli altri animali a esprimere se stessi e a comunicare tra loro: amore, amicizia, vita in branco, bisogno di protezione (cuccioli), riproduzione, ricerca del cibo, imitazione, gioco.

La relazione lavorativa è basata sull’offerta dei propri servizi (qualsiasi essi siano) in cambio di una retribuzione.

E serve a garantirsi la sopravvivenza rinunciando temporaneamente alla naturale espressione di sé.

Nel lavoro, il compenso e le prestazioni acquistate derivano dalle esigenze di chi le commissiona.

Lo stipendio garantisce una rendita a chi riceve la paga in cambio del proprio tempo e della propria fatica, ma presuppone la distorsione dei bisogni personali in modo da renderli funzionali a quelli del datore di lavoro.

Chi lavora per un altro rinuncia alla propria spontanea espressività per sposare le esigenze di chi lo assume.

In questo modo il lavoro prende il posto della realizzazione creativa, con tutte le conseguenze che ne conseguono (insoddisfazione, mancanza di efficacia personale, vissuti di impotenza e vittimismo, bisogni compensativi narcisistici, eccetera).

Durante il tempo trascorso a svolgere le mansioni retribuite l’identità personale è sospesa (perché chi è stato assunto è costretto a fare propri i desideri e le scelte del datore di lavoro) e si crea un pericoloso black out nell’ascolto di sé.

Dal blocco espressivo indispensabile a svolgere il lavoro commissionato prendono forma tante patologie.

Parlare di questi argomenti è difficile e impopolare.

Viviamo in una realtà che addita il lavoro dipendente come l’unica fonte di sopravvivenza.

E il mito del posto fisso rappresenta la più grande aspettativa di vita per la maggior parte delle persone.

Tuttavia, in molti faticano a integrarsi.

Tante persone sane si sentono in contrasto con questa nostra società malata.

Sono uomini e donne che percepiscono chiaramente lo schiavismo psicologico intrinseco al lavoro e vivono con insofferenza la sudditanza necessaria per guadagnarsi uno stipendio.

Apripista di un mondo migliore, queste persone indicano una strada nuova a chi subisce inconsciamente il condizionamento imposto dalla cultura del posto fisso.

Creature preziose per l’umanità tutta, libere dalla sottomissione e spesso additate come incapaci, sognatrici o poco produttive da chi vuole mantenere lo status quo grazie all’incoscienza e alla manipolazione.

Per riconoscerle in mezzo alla folla basta osservare il modo in cui si relazionano agli animali.

Il rapporto le altre specie, infatti, mette in luce con chiarezza questa tipologia.

Chi ama gli animali conserva la memoria di una vita libera e rispettosa della natura, e percepisce istintivamente ciò che sostiene la salute e ciò che invece fa ammalare.

Il rispetto per gli animali è la conseguenza di un’accettazione profonda di sé e dei valori istintuali indispensabili alla salute e alla sopravvivenza.

Chi è capace di onorare la vita (di tutti e non solo la propria) può permettersi di imparare dalle altre specie e, rifiutando le scelte innaturali e dannose, costruisce con l’esempio un mondo nuovo.

Carla Sale Musio

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Gen 02 2021

AIUTO!!! NON RIESCO A LAVORARE COME DOVREI

Le stagioni segnalano i cambiamenti naturali agendo sul bioritmo individuale e creando un’armonia favorevole al mantenimento della salute.

Se osserviamo il mondo animale vediamo come ogni variazione porti con sé un ritmo espressivo indispensabile al benessere e alla vita:

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  • la primavera è la stagione degli amori, le attività fioriscono e tutto sembra risvegliarsi;

  • l’estate induce una grande vitalità. I colori forti, le temperature calde, le giornate più lunghe invitano alla condivisione e alla socializzazione. L’ecosistema offre i suoi frutti e l’energia si sprigiona dappertutto;

  • con l’autunno ci si avvia verso il riposo. Le giornate si accorciano, l’aria rinfresca, alcuni uccelli migrano e l’operosità diminuisce;

  • durante l’inverno molte specie vanno in letargo. Il silenzio e il riposo per permettono alla vita di ricaricarsi in vista dello sviluppo successivo. È il momento di coltivare nel buio i germogli che sbocceranno in primavera.

.

Anche la specie umana sarebbe portata a seguire i ritmi biologici, attivandosi o ritemprandosi in accordo con i cambiamenti stagionali.

La nostra organizzazione sociale, però, prevede scelte in contrasto con la natura.

Le leggi del profitto impongono le loro regole e (pur di ottenere il denaro necessario alla sopravvivenza “umana”) siamo costretti ad ammutolire l’ascolto delle stagioni per conformarci a esigenze del tutto innaturali.

Nascono così tante patologie, frequenti nella nostra specie e sconosciute agli animali che vivono in libertà.

Prendono forma dall’assoggettamento a ritmi poco salubri e sostengono gli interessi delle case farmaceutiche e delle multinazionali.

L’umanità è docile e accondiscendente, capace di adattarsi in situazioni anche molto lontane dalla salute e dall’armonia con l’ecosistema.

Tuttavia, lo stravolgimento dei bioritmi porta con sé un forte malessere, spingendoci al consumo di alimenti e farmaci (in contrasto con le richieste della vita e funzionali al successo di chi gestisce il mondo).

Non tutti, però, sono capaci di sabotare i meccanismi legati alla sopravvivenza.

Alcune persone, infatti, conservano in sé la capacità di riconoscere i codici della natura anche quando sono palesemente in contrasto con le leggi del progresso.

Questa visione lucida favorisce un’attenzione spontanea alla salute: propria, degli animali e del pianeta.

Ma chi risponde con facilità agli equilibri dell’ecosistema incontra spesso molte difficoltà nell’integrarsi in una società sempre più lontana dalla natura e pronta a immolare il benessere sull’altare del guadagno.

Ciò nonostante, queste persone sostengono una battaglia silenziosa (e spesso solitaria) per costruire un mondo migliore fatto della tutela delle altre specie, del rispetto per la natura e del valore della vita.

Questo significa costruire un progresso attento ai bisogni di tutti, libero dallo sfruttamento e dalla sopraffazione e basato sulla cooperazione e sulla solidarietà.

Solo così infatti l’ecosistema può continuare ad essere tale.

Un progresso oggi del tutto sconosciuto.

Ma vivo e nitido nel cuore e nella mente di chi conserva in sé l’ascolto della propria sensibilità.

Amare la natura e gli animali è un modo di essere.

E porta con sé una serie di caratteristiche psicologiche legate alla relazione con l’ecosistema.

Chi si avvicina alle altre specie con l’animo libero da pregiudizi è mosso da un ascolto attento alle leggi naturali che favoriscono spontaneamente la salute.

È in questa chiave che vanno lette le difficoltà a stravolgere il ritmo delle stagioni per lavorare d’inverno e riposare d’estate, per modificare le ore di luce e buio e per ammutolire l’ascolto delle esigenze naturali.

Invertire il bioritmo ha un alto prezzo di sofferenza (fisica e psichica) e spinge ad abusare di cibo e droghe (legali e illegali) e ad annullare sempre di più gli equilibri interiori in favore di scelte disfunzionali alla salute.

Questo provoca ulteriore malessere e costringe ad accorgimenti sempre nuovi per reggere i ritmi malsani indotti dalla società.

Le persone che amano gli animali faticano a conformarsi a stili di vita innaturali.

Ma la loro insofferenza, lungi dall’essere il segnale della patologia, indica invece il bisogno di scelte in armonia con la natura e con la vita.

Come ci ricorda Juddu Krishnamurti:

 .

“Non è segno di salute mentale essere ben adattati ad una società profondamente malata.”

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Carla Sale Musio

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Dic 20 2020

AMORE PER GLI ANIMALI E SOLITUDINE

Nonostante la nostra specie sia etologicamente portata a vivere in branco, le persone che amano gli animali hanno periodicamente bisogno di isolarsi.

Il branco dei nostri giorni, infatti, condivide spesso il disprezzo per gli altri animali.

Un disprezzo invisibile, celato dietro la condivisione dei pasti (che implicano l’uccisione di tanti animali), dello sport (caccia, pesca, tiro al piccione…), del divertimento (scommesse, corse dei cavalli, combattimenti dei cani, feste e saghe con animali…) e di tanti gesti così abituali da non essere nemmeno più presi in considerazione.

I prodotti di origine animale sono dappertutto e nessuno si domanda più quale sia la loro provenienza e che prezzo di sofferenza sia necessario a ottenerli.

Chi ama gli animali cammina controcorrente e combatte in se stesso quell’indifferenza (indotta abilmente dalle esigenze dell’economia) nel tentativo di costruire un mondo basato sul rispetto per tutte le creature.

Per secoli ci è stato insegnato quanto la natura sia crudele e quanto dare la morte faccia parte di un percorso naturale indispensabile alla sopravvivenza.

Ma l’evidenza del progresso ci mostra oggi come, per la nostra specie, l’uccisione non sia più necessaria alla sopravvivenza e le alternative siano così tante da avere solo l’imbarazzo della scelta.

Ciò nonostante, le leggi del mercato occultano abilmente lo schiavismo psicologico in cui tutti viviamo immersi, lasciandoci credere che senza ammazzare gli animali la nostra vita non sarebbe possibile e nascondendo le innumerevoli sofferenze indispensabili a sostenere l’avidità dei pochi che governano i molti.

Chi ama gli animali risponde a tutto questo con una forte presa di coscienza e avvalora la convinzione che per vivere sia indispensabile il rispetto verso le altre specie.   

Sostenere la vita dell’ecosistema, infatti, è un presupposto indispensabile per la salute.

Nostra e del pianeta.

In questa chiave il compito di ogni essere umano dovrebbe essere quello di aiutare chi si trova in difficoltà, senza approfittarsene per soddisfare bisogni effimeri e inutili.

La nostra intelligenza ci conduce verso soluzioni alternative alla violenza e rispettose della vita.

Ma un uso strumentale delle informazioni gestisce il successo di pochi a discapito dei molti che ingenuamente si affidano al più forte senza valutarne le reali intenzioni.

Proprio come gli animali anche la specie umana subisce una domesticazione imposta psicologicamente da chi possiede il potere economico, patendo la prepotenza mascherata da sollecitudine.

Le persone che amano gli animali, tuttavia, mantengono salda la relazione con le altre specie e non riescono a ignorarne le esigenze e la sofferenza.

Ecco perché hanno bisogno di isolarsi.

La pressione sociale induce in tutti una pericolosa anestesia emotiva e occulta la violenza, su cui è basato il nostro stile di vita, dietro le edulcorate immagini pubblicitarie.

Trascorrere del tempo in solitudine vuol dire permettersi di ascoltare se stessi fuori dal turbinio caotico delle informazioni condivise.

Il richiamo del cuore sussurra nel silenzio, rivelando una verità fatta di sensazioni intraducibili con le parole, ma non per questo meno reali.

La verità è tale quando ci permette di guardare negli occhi la nostra anima.

Senza vergogna.

Con semplicità.

Le persone che amano gli animali vivono con profondità e, proprio come gli animali, hanno bisogno di ritrovare il senso delle proprie scelte mantenendo il contatto con i valori della coscienza, dell’amore e della vita.

Carla Sale Musio

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Dic 08 2020

LE PERSONE CHE AMANO GLI ANIMALI SONO CAPACI DI OSSERVARE

Tutti gli animali sono capaci di osservare.

Osservano:

  • l’ecosistema,

  • i comportamenti delle altre forme di vita,

  • gli atteggiamenti dei propri simili…

E si muovono con cautela nella natura, stando attenti a non creare troppi attriti con ciò che hanno intorno.

Per tutte le altre specie l’osservazione è uno strumento indispensabile alla sopravvivenza.

Solo la specie umana (che di umano ormai non ha più niente) si colloca in cima a una piramide gerarchica con la pretesa di sottomettere ogni cosa ai propri voleri, distruggendo il pianeta (e se stessa) senza alcuna pietà.

Ma tra i membri della nostra specie… qualcuno è ancora capace di mantenere vivo dentro di sé il sapere degli animali.

Sono uomini e donne in grado di muoversi con circospezione nella vita, ascoltando le tante voci che parlano nel silenzio:

  • le voci della natura,

  • le voci dei sentimenti,

  • le voci dell’intuizione…

Persone attente a ciò che hanno intorno e pronte a condividersi e porgere aiuto anche a chi porta le stimmate dell’ingenuità.

Creature interessate alla vita degli altri oltreché alla propria.

E perciò fuori moda.

Derise dalle leggi di mercato e da quel narcisismo strafottente che ammala l’umanità.

Le persone che amano gli animali non possono sottrarsi al richiamo del loro cuore e sono pronte a sacrificarsi pur di aiutare le altre creature.

Per questo si sentono diverse in un mondo che ammira l’egoismo e ha fatto della competizione un traguardo, invece di vederne la patologia.

È una patologia:

  • combattere per se stessi senza fermarsi a condividere niente,

  • cercare il proprio successo a discapito del benessere di tutti,

  • distruggere altre vite per soddisfare la propria bramosia.

Il DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) lo definisce Disturbo Narcisistico di Personalità e ne elenca i sintomi:

  • idee grandiose su di sé (si è convinti di meritare un trattamento speciale, di avere particolari qualità, capacità o talenti);

  • tendenza allo sfruttamento degli altri;

  • mancanza di empatia (e quindi incapacità a riconoscere e identificarsi con i sentimenti e i bisogni degli altri);

  • atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

Le persone che amano gli animali sono persone sane, attente al benessere e alla vita (quella di tutti) e pronte a condividere con gli altri (tutti gli altri, anche chi appartiene a una specie diversa) la propria esperienza, per vivere insieme senza sopraffazione e senza crudeltà.

La crudeltà, infatti, nasce da una mancanza di empatia e dalla difficoltà ad accogliere le esigenze di chi è diverso, ma non per questo inferiore.

La diversità aggiunge valore alla vita.

Ma per comprendere questa verità occorre superare l’egoismo.

La pace nel mondo nasce nella coscienza di ciascuno, si fonda sull’ascolto della propria anima e sulla comprensione che il dolore è uguale per tutti.

Senza distinzioni di specie.

Le persone cha amano gli animali non desiderano mettersi in mostra, sono poco esibizioniste, tendono a osservare gli altri e, come gli animali, si muovono senza clamore, rispettando l’ecosistema e la vita.

Certe che il mondo possa diventare un posto migliore se ognuno fa la propria parte.

Con amore.

Carla Sale Musio

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Nov 24 2020

ESSERE UMANI È FUORI MODA

Le persone che amano gli animali hanno una percezione profonda della vita e mantengono attiva dentro di sé la comprensione delle culture e dei valori degli animali.

Ecco perché sono più portate ad ascoltare il cuore piuttosto che seguire la logica.

Il cuore, infatti, agisce d’istinto rispondendo ad una sensazione intima, oltre i dettami razionali.

Questo stile di vita, tuttavia, non incontra il favore di una civiltà che ha fatto della ragione il proprio idolo anche a discapito dei sentimenti.

Come esseri umani siamo naturalmente portati a coltivare entrambe le possibilità, perciò la comprensione razionale dovrebbe sempre affiancare la percezione intuitiva.

Il cervello possiede sia le competenze sensitive ed emotive che i codici della linearità e dell’analisi. 

Ma nella corsa ai conseguimenti materiali le sollecitazioni logico matematiche spingono a snobbare ciò che appartiene alla dimensione affettiva, rendendoci cinici e disattenti ai vissuti interiori.

Per gli animali, invece, la vita intima è maestra di conoscenza e l’ascolto del mondo interno guida il cammino dell’esistenza.

Le persone che amano gli animali mantengono vivo un codice intuitivo (pronto a seguire la voce del cuore anche quando la logica ne segnala con disprezzo i mancati guadagni) e grazie a questo riconoscono con facilità i valori delle altre specie.

Il profitto del cuore, infatti, non è economico, alimenta un piacere fatto di generosità, comprensione e scambio reciproco.

Un tempo la chiamavamo umanità e caratterizzava la nostra specie.

(Ma questo succedeva prima che il commercio ne denigrasse l’esistenza soppiantandola con la corsa al potere economico).

Oggi anziché l’ascolto della propria umanità si preferisce seguire l’indice FTSE Mib e nutrire la competizione piuttosto che il cuore, colmando il vuoto che cresce dentro con tanti oggetti carichi di vanità ma privi di empatia.

In questo modo abbiamo perso il valore della fratellanza e combattiamo una guerra contro la sensibilità, forti dell’arroganza dell’omologazione e vuoti dell’amore che nutre l’anima.

Non tutti però riescono a conformarsi al cinismo che attualmente caratterizza l’umanità e, nonostante le difficoltà, qualcuno sceglie di ascoltare la voce del cuore anche a dispetto della ragione. 

Sono persone rare e preziose, capaci di sfidare il bisogno di appartenenza pur di seguire i valori della cooperazione e della solidarietà.

Anche quando riguardano creature di specie diverse.

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STORIE DI UMANITÀ FUORI MODA

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Nadia lavora in supermarket.

Lo stipendio non è alto e l’orario impegnativo: pochi i giorni liberi e tanti gli straordinari, spesso non retribuiti.

Nadia si fa bastare ciò che ha, risparmiando e riciclando le cose come può.

Ma ha una spesa fissa cui non può rinunciare: le cure per i gattini della colonia vicino alla casa dei suoi genitori.

Tutti i giorni, prima di andare al lavoro e dopo la chiusura, passa a medicare i piccoli, dà loro da mangiare, ripulisce la zona e si accerta che abbiano uno spazio caldo dove rifugiarsi.

Nel tempo ha preparato per loro dei rifugi con le scatole di polistirolo recuperate in negozio e creato tante copertine con i maglioni smessi.

I suoi momenti liberi sono impegnati a fare le medicazioni o nell’accompagnare dal veterinario qualche animaletto sfortunato.

I costi sono sempre a suo carico ma Nadia non si lamenta, preferisce rinunciare a qualcosa pur di vedere i suoi protetti allegri e in salute.

I genitori la sgridano.

“Dovresti andare a divertirti invece che stare qui ad accudire i gatti!”

Ma lei sorride e continua imperterrita ad occuparsi della colonia.

“Non riesco a far finta di niente, per me un animale in difficoltà ha lo stesso valore di un essere umano e cerco di aiutarlo come posso.”

Così, si prodiga per i gattini, assiste i suoi genitori, va a fare la spesa per la vicina che non riesce a scendere le scale… e la sua vita è piena di impegni.

“Non mi importano i giudizi degli altri, qualcuno mi deride, qualcuno mi sostiene.

Io sono fatta così e non voglio cambiare questo aspetto del mio carattere.”

***

Fabrizio ama le piante, è attento ai loro bisogni e si prodiga per vederle sempre rigogliose e in salute.

Le sue, quelle che vivono libere in natura e… anche quelle degli altri.

Quando va a fare la spesa si ferma al banco dei fiori per acquistare le piantine più sofferenti.

L’idea di saperle moribonde e prive di attenzioni lo fa soffrire.

La sua casa è invasa di vasetti di ogni dimensione e il suo giardino è ricco di profumi e di colori.

Gli amici ammirano il verde ma spesso lo scherniscono per l’impegno che mette nel curare anche quegli esemplari che nessuno nota e nessuno vuole.

Per evitare critiche, Fabrizio fa tutto in punta di piedi.

Sa che il suo cuore è più grande del normale.

Così, annaffia le piante dell’androne condominiale e chiede il permesso di portare via quelle abbandonate negli uffici pubblici.

“Qualcuno mi considera un pazzo, ma oggi non ci faccio più caso. Ho imparato che per stare bene devo seguire il cuore e non curarmi troppo dei giudizi degli altri.”

***

Fulvia ama tutti gli animali e nella vita ha scelto di fare l’educatrice cinofila.

Il suo lavoro la porta ad analizzare il temperamento dei cani e dei loro padroni per poi aiutare questi ultimi a comprendere i loro amici a quattro zampe.

Fulvia mette il cuore in tutto quello che fa e passa molto tempo a studiare le abitudini e i problemi dei suoi clienti.

Si affeziona agli animali e si impegna a risolverne le difficoltà.

Ma poi fatica a farsi pagare.

I soldi per lei sono sempre stati un problema.

“Voglio bene ai miei clienti, umani e animali, e nel tempo diventano degli amici. Solo che mi è difficile farmi pagare dagli amici… vorrei poter fare gratis quello che faccio! Mi sembra così ingiusto far pagare l’amore… e per fare il mio lavoro di amore ce ne vuole un sacco!”

Così si arrangia come può tra sconti, favori e… parcelle sempre striminzite.

Ma di cambiare lavoro non se ne parla.

“Non potrei fare niente di diverso. Lavorare con gli animali mi fa sentire bene e mi permette di stare in contatto con persone simili a me. Non guadagno tanto ma sono sicura di aver scelto la professione giusto.”

Carla Sale Musio

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Nov 11 2020

GENTE CHE NON RIESCE AD AMPUTARSI IL CUORE

Chi è capace di grande empatia ha un sistema emotivo potente e deve imparare a gestirlo per non incorrere in difficoltà e fraintendimenti.

Come ho detto altre volte, viviamo in un mondo gravemente malato di cinismo e avere un contatto intenso e vivo con le proprie emozioni è un’evenienza rara per i membri della nostra specie.

Tante persone preferiscono rinunciare all’ascolto dei mondi interiori per inseguire il mito dell’uomo forte, capace di prendersi ciò che vuole senza tentennamenti e (purtroppo) anche senza pietà per chi è meno aggressivo o arrivista.

Così, durante la crescita la naturale emotività dei bambini si riduce quasi a zero mentre l’analfabetismo emozionale dilaga nella psiche di tanti adulti incapaci di definire ciò che provano.

Alla domanda:

“Come stai?”

In molti replicano:

Si tira avanti.”

Confondendo la fatica di vivere con un vissuto emotivo.

E i più rispondono sbrigativamente:

“Bene.” 

Oppure:

“Male.”

Dimostrando una mancanza di ascolto e un’incapacità a definire i propri vissuti interiori.

Abituata a nascondere ciò che anima la vita intima, la maggior parte delle persone perde il contatto con il proprio cuore e ignora la dimensione affettiva.

Vittime di una pericolosa lobotomia emotiva, si concentrano soltanto sulla concretezza degli oggetti condannandosi a una vita priva di profondità interiore.

La depressione, gli attacchi di panico, l’ansia immotivata e tante patologie che ammalano la nostra specie prendono forma da questa aridità emozionale e rappresentano un tentativo estremo di rivitalizzare l’ascolto del mondo interno.

Ma nonostante il dilagare di questa sordità empatica, alcune persone non riescono ad amputarsi il cuore e preferiscono affrontare l’emarginazione e la critica piuttosto che rinunciare alla sensibilità.

In loro l’ascolto interiore è sempre vivo e pulsante, e permette di comprendere i bisogni e i sentimenti anche quando appartengono a una specie diversa dalla propria.

Occorre essere capaci di riconoscere la propria autenticità per potersi avventurare in quella di un’altra creatura.

A qualunque specie appartenga.

Nella nostra società malata avere una grande sensibilità significa coltivare pericolosamente la diversità, con tutte le conseguenze che ne derivano:

  • discriminazione,

  • emarginazione,

  • critiche,

  • solitudine,

  • senso di inefficacia personale…

E l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Le persone che amano gli animali possiedono un sistema emotivo forte e in loro è tutto sempre tanto perché ciò che provano è in evidenza nella psiche e non censurato:

  • tanto amore,

  • tanto dolore,

  • tanta rabbia,

  • tanta delusione,

  • tanta gioia,

  • tanta soddisfazione,

  • tanto… tutto!

Tanto… rispetto a chi, invece, non sente niente.

Per sopravvivere nel mondo dell’impassibilità queste persone devono imparare a gestire una potente vitalità interiore, lasciandola fluire in azioni sane, come il contatto con la natura, la creatività, il gioco, lo sport, la condivisione e la cura per la vita in tutte le sue forme.

Vivere e riconoscere le proprie emozioni porta a identificarne la presenza anche negli altri e crea le premesse per un mondo migliore.

Tuttavia, la diversità fa sentire sbagliati e chi è ricco di empatia si accusa spesso di un’eccessiva sensibilità.

Ecco perché tante persone sane e capaci di amare la vita si rivolgono agli psicologi nel tentativo (disperato e impossibile) di amputarsi il cuore.

Come se conquistando in se stesse una maggiore indifferenza potessero vivere un’esistenza più facile.

Per fortuna non è possibile curare la sensibilità e l’amore!

Al contrario, sono risorse indispensabili a costruire un mondo basato sulla comprensione, la reciprocità e lo scambio.

Devono essere incentivate e coltivate.

L’unica cura necessaria in questi casi è il riconoscimento del proprio valore.

Chi ama gli animali vive emozioni intense e, come i membri delle altre specie, parla un linguaggio autentico e privo di menzogne.

Sono persone preziose, capaci di mantenere un contatto profondo con la vita.

E con l’Amore.

Quello con la A maiuscola.

L’idioma dell’amore è universale, non ha bisogno di parole, interpreti o traduttori.

(Ma in un mondo malato pochi se lo ricordano.)

Carla Sale Musio

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Ott 15 2020

CHI AMA GLI ANIMALI SA CHE… il corpo è un’antenna!

Nella nostra cultura malata di arroganza il corpo è trattato alla stessa stregua degli animali.

Lo utilizziamo quando serve, lo sfruttiamo per raggiungere i nostri obiettivi, lo disprezziamo quando non esegue a puntino ciò che vogliamo e ne ignoriamo le esigenze, quasi fosse una macchina e non una creatura vivente.

L’ottusa incomprensione nutrita nei confronti delle altre specie si riflette nella relazione con quella parte di noi che è maggiormente legata all’istintualità.

Abbiano demonizzato l’animalità giudicandola il simbolo di una cronica mancanza d’intelligenza e questo si ritorce contro noi stessi.

Infatti anche noi, come gli animali, siamo parte della natura e, per vivere in salute, dobbiamo rispettarne i dettami e le esigenze.

Le altre specie lo sanno e intrattengono un rapporto intimo e profondo con la fisicità.

Nelle culture degli animali il corpo è lo strumento più importante per decodificare la realtà e costruire relazioni efficaci.

Nella società umana, invece, il corpo è qualcosa da domare, nascondere o esibire… a seconda delle circostanze.

Perciò:

  • lo nutriamo (fino a farlo morire di obesità) seguendo i dettami di una gastronomia attenta alle esigenze commerciali anche a discapito della salute e della vita;

  • lo costringiamo a lunghi periodi innaturali di immobilità e monotonia;

  • lo riempiamo di farmaci in grado di muoverlo o sedarlo, assecondando i ritmi del guadagno e dello sfruttamento invece che quelli della natura;

  • lo addobbiamo per apparire adeguati alle diverse prescrizioni sociali e, per la stessa ragione, lo nascondiamo;

  • poi ci lamentiamo (come fossimo vittime di un destino crudele) quando (con i suoi dolori e le sue malattie) ci ricorda che per mantenersi in salute ha bisogno di vivere a contatto con la natura, nutrendosi di alimenti freschi, dormendo a sufficienza e integrandosi armoniosamente nell’ecosistema.

In questo modo lo distruggiamo privandoci delle sue risorse e dei suoi doni.

Per le specie diverse dalla nostra il corpo è un’antenna sintonizzata sui ritmi della vita.

Luce e buio, caldo e freddo, estate e inverno… attivano segnali importanti e precisi.

Ogni comunicazione passa per il corpo.

La fisicità è un linguaggio che trascende la materialità e collega l’intuizione alla creazione permettendo l’evolversi della conoscenza anche a prescindere dalla razionalità.

Paranormalità, sensitività e istintualità sono strumenti importanti al servizio della natura.

E proprio l’ascolto e il rispetto per la natura generano la capacità di sentire quando è il momento di fare o non fare le cose.

Gli animali sentono quando è il momento di:

  • migrare,

  • fare il nido,

  • accoppiarsi,

  • andare in letargo,

  • nascondersi,

  • giocare,

  • riposarsi…

L’ascolto del corpo li mette in sintonia con i bioritmi naturali responsabili del benessere e della salute.

Per questo ignorano le tante patologie conseguenti al nostro stile di vita e all’ottundimento del mondo interiore.

Le persone che amano gli animali mantengono vivi dentro di sé questi codici profondi, riconoscendo le verità ancestrali indispensabili alla sopravvivenza e nella relazione con le altre creature.

Si tratta di informazioni necessarie alla vita ma ignorate da chi ha amputato la propria sensibilità in favore dell’omologazione alla nostra evoluta “civiltà”.

Paranormalità, sensitività e istintualità raccontano un sapere importante a chi si apre ai valori della vita.

Tuttavia, proprio questa conoscenza può rendere confusi davanti ai messaggi schizofrenogeni che caratterizzano le relazioni umane.

Il linguaggio del corpo come quello della natura possiede un’autenticità priva di ambiguità e fraintendimenti.

Lo sanno bene gli animali e tutti quelli che li amano.

Per queste persone è impossibile essere ciniche, indifferenti, ipocrite, arriviste, competitive e patologicamente narcisiste.

Chi ama gli animali coltiva la spontaneità, la sensibilità, l’autenticità e l’umiltà che appartengono alla natura e preferisce affrontare molte difficoltà nel mondo “umano” pur di non perdere il contatto con il significato profondo della vita.

Carla Sale Musio

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Ott 01 2020

CHI AMA GLI ANIMALI PARLA DUE LINGUE

Il problema più grande delle persone che amano gli animali riguarda il rapporto con l’intuizione, il sesto senso e la sensitività.

Nella nostra cultura, di solito, definiamo queste capacità paranormali e le giudichiamo male.

Ci convinciamo che siano frutto della suggestione oppure fenomeni da baraccone volti a ingannare la credulità degli ingenui.

Nelle culture degli animali, invece, l’intuizione, il sesto senso e la sensitività sono strumenti per muoversi nel mondo, risorse imprescindibili per vivere una vita di qualità.

Chi ama gli animali mantiene attive queste percezioni e inconsciamente le utilizza per destreggiarsi nella quotidianità.

Si tratta di un doppio codice espressivo, animale e umano.

E, quando non viene capito, provoca diversi problemi, facendo sentire sbagliate le persone dotate di questa capacità.

Comunicare usando la percezione istintuale è come parlare una seconda lingua.

Ma, quando questa opportunità non è compresa, genera confusione e fraintendimenti, un po’ come esprimersi con idiomi diversi senza distinguere la grammatica e i vocaboli dell’uno da quelli dell’altro.

E questo è quello che succede a chi ama gli animali.

Istintualità, sensitività, sesto senso, paranormalità, magia… sono tutti modi per definire una percezione della vita che utilizza l’ascolto del mondo interiore invece della razionalità.

Nella cultura umana la vita intima è spesso mistificata in favore di comportamenti stabiliti a tavolino e funzionali al mantenimento di valori commerciali piuttosto che naturali.

Un esempio per tutti è il Santo Natale.

Nel giorno di Natale si DEVE:

  • voler bene,

  • stare insieme,

  • essere buoni, compassionevoli, generosi…

A prescindere dai sentimenti che albergano nel proprio cuore.

Per noi psicologi il periodo natalizio è uno dei momenti di maggior lavoro, proprio perché lo scarto tra le prescrizioni sociali e i vissuti interiori è altissimo e dolorosissimo.

Il Santo Natale, infatti, lungi dall’essere (come dovrebbe) una celebrazione intima della rinascita interiore è la festa del consumismo.

E il bombardamento di messaggi pubblicitari è studiato ad arte per costringere i consumatori (non più persone) a comprare, comprare e comprare.

Nella società degli uomini abbiamo prescrizioni comportamentali per tutte le occasioni (matrimoni, battesimi, funerali, compleanni, separazioni, lauree, assunzioni…) e chi non si conforma alle emozioni previste per le varie circostanze paga lo scotto della diversità e dell’emarginazione.

Tra gli animali, invece, non ci sono prescrizioni comportamentali.

Ognuno si comporta in conseguenza dei propri vissuti interiori (fame, sonno, paura, corteggiamento, gioco…).

Esiste un linguaggio universale comprensibile a ogni specie e basato sull’autenticità.

La vita intima diventa perciò una guida, l’unica indicazione valida e da seguire.

E la capacità di ascoltare la voce silenziosa del mondo interno è qualcosa che tutti i cuccioli imparano subito.

Questo spiega tante abilità paranormali che gli animali possiedono e noi abbiamo perso.

L’intuizione, la magia, il sesto senso, la telepatia… sono la conseguenza di un ascolto intimo e capace di bypassare la logica per arrivare dritto al cuore.

Il cuore delle sensazioni interiori, quell’illuminazione improvvisa che ci spinge a uscire e incontrare (per caso) l’amico che non vedevamo da tanto tempo.

La stessa che permette agli animali di ritrovare la strada di casa e alle mamme di sapere come sta il proprio bambino anche quando è lontano chilometri e chilometri.

Si dice che gli animali possano vedere l’aura, le anime dei morti, le presenze invisibili che animano i luoghi…

E non è un caso che gli sciamani siano sempre raffigurati con uno o più animali a fianco.

Il legame con gli animali segnala la capacità di frequentare i mondi invisibili delle emozioni e della sensitività.

Le persone che amano gli animali mantengono viva questa consapevolezza e comprendono istintivamente il linguaggio della magia e delle emozioni che accomuna tutte le altre specie viventi non umane.

Sono persone che capiscono il dolore e la paura di chi è diverso (soprattutto quando non usa prevalentemente la ragione ma l’istinto) e non riescono a infliggere la sofferenza a cuor leggero come se si trattasse di oggetti e non di creature viventi come noi.

Creature dotate di zoccoli e pelliccia, di squame e pinne o di piume e becco… ma pur sempre come noi.

Con emozioni, angosce, entusiasmi e voglia di vivere.

Proprio come noi.

Chi ama gli animali parla due lingue.

La lingua degli uomini fatta di parole e la lingua universale fatta di emozioni.

Imparare a riconoscere questi due linguaggi è indispensabile per sentirsi bene con se stessi e con gli altri.

È la strada maestra per costruire un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Set 19 2020

UOMINI E ANIMALI: modi diversi di rapportarsi alla vita

Come si è visto, le persone che amano gli animali hanno una percezione del mondo in armonia con la natura e sentono vive dentro di sé le leggi che regolano le relazioni con le altre forme di vita.

Queste leggi comprendono tre grandi categorie esistenziali:

  • ascolto del mondo interiore

  • libertà

  • responsabilità

Ogni categoria si articola in diversi aspetti comportamentali e implica modalità psicologiche differenti.

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ASCOLTO DEL MONDO INTERIORE

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Quando parliamo di ascolto del mondo interiore ci riferiamo alla capacità di accogliere le emozioni e le percezioni intime senza sfuggirle e senza modificarne il significato.

In questa capacità si evidenzia la più grande differenza tra esseri umani e animali.

Infatti, mentre la nostra specie deforma la percezione interiore in favore di un’omologazione sociale, gli animali non perdono mai il contatto con le proprie emozioni e si relazionano tra loro proprio grazie a quelle.

Nel mondo degli animali la comunicazione è basata su un’immediatezza emotiva che la nostra specie trova sconveniente e di conseguenza tende a nascondere.

Per noi l’espressione delle emozioni è mediata dalle circostanze sociali.

Per gli animali, invece, le circostanze sociali sono la conseguenza dei vissuti emotivi.

Così, per gli esseri umani è inopportuno:

  • piangere in un momento di festa,

  • ridere a un funerale,

  • giocare durante una riunione di lavoro.

Per gli animali, invece:

  • la festa è la conseguenza di una assenza di pericolo e della spensieratezza che ne consegue,

  • la morte è un evento inevitabile della vita che annienta ogni reazione fisica,

  • il gioco è un’espressione di relax ricreativo indispensabile alla sopravvivenza,

  • il lavoro non esiste in quanto non fa seguito a nessuna espressione emotiva.

Come si può facilmente intuire, l’ascolto del mondo interiore determina profonde differenze fra la nostra specie e gli altri animali.

Differenze che riguardano l’istintualità, l’autenticità, la fisicità, l’empatia, l’intelligenza emotiva, l’osservazione della realtà e il rapporto con la natura.

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LIBERTÀ

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La libertà è legata alla possibilità di agire ciò che si sente dentro.

E assume un diverso significato in conseguenza dei vissuti che animano il mondo interno.

Per la nostra specie la vita interiore spesso è la conseguenza di un bisogno di appartenenza al branco che condiziona le emozioni in misura molto più grande di quanto non siamo disposti ad ammettere.

Per gli animali, invece, l’appartenenza riguarda soprattutto la natura e la libertà deriva dalla possibilità di ascoltarne i ritmi biologici assecondandone l’espressione in se stessi e nell’ecosistema.

Questo diverso rapporto con la natura determina un diverso sviluppo della responsabilità.

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RESPONSABILITÀ

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Per gli uomini la responsabilità è fatta di limiti e obblighi da sostenere.

L’appartenenza, infatti, definisce lo sviluppo di codici, leggi, norme e divieti.

Per gli animali, invece, la responsabilità riguarda l’espressione di sé e della propria esperienza nell’ambiente.

Per le altre specie l’appartenenza è sempre legata all’ecosistema e alla sua condivisione con tutte le forme di vita.

E questa condivisione è una responsabilità imprescindibile per la sopravvivenza.

Per gli uomini è responsabile colui che non viola le leggi del gruppo.

Per gli animali, invece, è responsabile chi non confligge con l’ecosistema e, quando l’ecosistema si deteriora, l’estinzione può diventare l’unico comportamento responsabile.

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Queste diverse categorie esistenziali (ascolto interiore, libertà e responsabilità) determinano la percezione del mondo e le scelte che ne conseguono, e spiegano le profonde differenze che esistono tra la specie umana e le altre specie.

Le persone che amano gli animali, tuttavia, mantengono viva dentro di sé la percezione biocentrica della realtà insieme alla visione antropocentrica tipicamente umana, e questo crea loro non pochi problemi.

Eppure…

Nonostante le difficoltà le persone che amano gli animali non possono (e non vogliono) rinunciare all’ascolto interiore e alla libertà e responsabilità che ne derivano.

L’amore per gli animali è qualcosa che si sente dentro a prescindere dalla volontà o dalle convenienze sociali, attraversa l’anima e rivela un sapere così profondo che nessuna tecnologia è mai riuscita a uguagliare.

Carla Sale Musio

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Set 08 2020

LA PERSONALITÀ DI CHI AMA GLI ANIMALI

Tante persone vivono un senso di isolamento e si giudicano sbagliate perché non riescono a condividere i valori di chi hanno intorno.

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“Non sono capace di divertirmi facendo le cose che fanno divertire i miei amici. Non mi piace fare tardi la sera, ubriacarmi, corteggiare le persone come se fosse uno sport…”

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“Mi preoccupo eccessivamente per tutti, devo sempre accertarmi che gli altri stiano bene, nessuno si senta escluso, ognuno abbia il suo spazio di attenzione. Ma questo modo di essere mi crea uno stato di allerta permanente e, spesso, mi ritrovo senza forze con l’unico desiderio di rintanarmi a casa da solo.”

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“Sono sempre quello a cui tutti chiedono aiuto ma a nessuno viene in mente di domandarmi come sto!”

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Le persone che amano gli animali spesso si considerano troppo ingenue, prive della malizia necessaria per muoversi adeguatamente nella società degli uomini.

Questo avviene perché in loro è attiva una conoscenza biocentrica, rivolta a tutte le specie viventi e non narcisisticamente circoscritta ai soli esseri umani.

Sono uomini e donne che non hanno perso il contatto con i codici della natura e comprendono i saperi degli animali perché li portano tatuati nell’anima.

Questi valori si possono raccogliere in quattro grandi categorie: ingenuitàcontatto con l’ecosistema, libertà, fedeltà.

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INGENUITÀ

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Chiamiamo ingenuità l’eccessiva fiducia e la sprovvedutezza nei rapporti sociali.

Tutti gli animali manifestano una grande ingenuità nella relazione con gli esseri umani.

Ma l’ingenuità è tale solo in rapporto alla nostra specie.

Quando si tratta di confrontarsi con le altre forme di vita nessun animale può essere definito ingenuo.

Le specie diverse dalla nostra, infatti, sono immediate e dirette nella comunicazione degli stati d’animo, e questo permette loro di rapportarsi senza fraintendimenti e con chiarezza.

Solo la specie umana usa delle maschere per fare relazione, manifestando spesso dei comportamenti incongrui con i vissuti interiori.

Gli psicologi lo definiscono falso sé e ne segnalano la patologia. Una patologia sconosciuta a tutti gli altri animali.

Chi ama gli animali presenta un comportamento relazionale sano e perciò privo delle finzioni necessarie alla comunicazione umana.

Questo rende difficile lo scambio con gli altri esseri umani mentre agevola le relazioni con le altre specie.

Ecco perché queste persone si sentono spesso fuori posto in un mondo che acclama la menzogna e disprezza l’onestà quasi fosse segno di una scarsa intelligenza.

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CONTATTO CON L’ECOSISTEMA

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Il contatto con l’ecosistema appartiene alla percezione biocentrica della realtà e consente di cogliere le priorità necessarie alla vita anche quando queste contrastano con gli interessi egoistici.

Questa comprensione garantisce la sopravvivenza di tutti e perciò in un’ottica più ampia favorisce ogni singolo individuo.

Solo la specie umana (a causa della patologia narcisistica di cui è affetta) ignora l’importanza dell’ecosistema e avvelena gli spazi in cui vive, danneggiando irrimediabilmente la propria salute e quella del pianeta.

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LIBERTÀ

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La libertà è la possibilità di esprimere il proprio modo di essere senza subire il dominio o la volontà di qualcun’altro, indica l’assunzione della responsabilità personale nei confronti delle proprie azioni e della vita.

Tutti gli animali in natura vivono in uno stato di libertà.

La nostra specie, invece, rinuncia alla libertà in cambio dell’omologazione e dell’appartenenza a un gruppo sociale.

Per noi la libertà è fatta di priorità che per le altre specie sono incomprensibili, come il denaro, il lavoro, la moda, lo stipendio… per citare gli esempi più eclatanti.

Per far parte del proprio branco gli animali non sono costretti a perdere la libertà.

Al contrario, si aggregano tra loro per mantenerla viva.

Chi sente una grande affinità con gli animali porta questi valori nel proprio mondo interiore e per questo trova difficile adattarsi alla società umana.

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FEDELTÀ

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La fedeltà indica l’integrità interiore, l’onestà con cui si rispetta un impegno, la capacità di non tradire la fiducia degli altri.

La fedeltà è una qualità poco riconosciuta dagli esseri umani che, come si è detto, preferiscono la simulazione alla sincerità e nascondono i sentimenti per il bisogno di conformarsi alle convenienze sociali.

La fedeltà è una qualità tipicamente animale e segnala la spontaneità con cui le altre specie vivono gli scambi affettivi, libere dal bisogno di apparire che tiranneggia gli esseri umani e congrue con i propri vissuti emotivi.

Chi ama gli animali mantiene sempre un forte contatto con la fedeltà (a se stessi e a ciò che coinvolge profondamente il proprio sé) e fatica a integrarsi nei contesti formali e poco spontanei della nostra socialità.

Carla Sale Musio

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