Tag Archive 'creatività'

Mar 22 2014

SI PUO’ AVERE UNA PERSONALITA’ SANA?

Quando gli specialisti parlano di personalità, si danno sempre molto da fare nel definire le più svariate patologie.

Ci sono gli introversi e gli estroversi, i depressi e gli ansiosi, i narcisisti, gli ipocondriaci, i bipolari… e chi più ne ha più ne metta!

Basta leggere la descrizione di qualche tipologia caratteriale, in una delle innumerevoli teorie della personalità, per riconoscere un pezzetto di sé in tante identità differenti. Tutte problematiche.

A nessuno degli esperti, però, viene in mente di mettere nero su bianco come dovrebbe essere una personalità sana e vitale.

Sembra che l’obiettivo della psichiatria e della psicologia, più che descrivere una buona condizione psicofisica, sia scovare sempre nuove malattie da curare.

La salute e il benessere non portano guadagni nelle casse delle case farmaceutiche e perciò, chi lavora al servizio dei loro interessi preferisce dimenticarsene, privilegiando una definizione del carattere e dei comportamenti in cui sia possibile identificarsi grazie alla presenza di qualche disfunzione.

In questo modo si garantisce una lunga dipendenza dalle cure mediche e psicologiche.

La problematicità porta con sé una sfiducia nelle risorse personali e nella possibilità di far fronte da soli alle difficoltà, e genera insicurezza, stimolando il bisogno di ricevere conferme dagli altri e di uniformarsi ai comportamenti condivisi, per sentirsi accettati.

Questo scenario di conformismo e sudditanza psicologica è indispensabile per vendere con successo tanti prodotti, spesso inutili e costosi.

La sanità non fa tendenza, è di moda la malattia.

C’è un bisogno crescente di condividere la sofferenza, una sorta di gara a chi sta peggio, per conquistarsi la commiserazione degli altri e l’autorizzazione ad abdicare alle responsabilità imposte dalla vita.

Nella salute, infatti, è implicita la capacità di saper scegliere per se stessi.

Le responsabilità di questi tempi fanno paura.

Si preferisce il conformismo alla libertà.

L’indipendenza è giudicata troppo impegnativa.

Mettersi al centro della propria esistenza, significa ammettere che le difficoltà che incontriamo ogni giorno sono la conseguenza di un modo personale di affrontare la vita, piuttosto che il frutto dei capricci di Dio, del Destino, della Sfiga o di qualche altro potere incomprensibile ed esterno a noi.

Prendere su di sé la responsabilità di quello che viviamo, è un azzardo riservato a pochi coraggiosi, intrepidi e solitari avventurieri nell’oceano del conformismo e dell’indifferenza che caratterizzano questa nostra società malata d’ipocrisia.

Ma lamentarsi non serve per cambiare il mondo, serve piuttosto osservare come l’ipocrisia interiore generi un mondo ipocrita e beffardo, pronto a deridere l’indipendenza con la stessa arroganza con cui segretamente abbiamo ucciso la libertà dentro di noi e nella nostra vita.

Così, chi sceglie l’autonomia, e la creatività che ne consegue, deve affrontare il rischio di essere se stesso, diverso e uguale a una realtà che riflette costantemente le scelte compiute nel mondo interiore e che ci tratta nel modo in cui segretamente trattiamo la nostra verità individuale.

La creatività è l’ingrediente base di una personalità sana e piena di energia.

Fa parte del bagaglio genetico di ogni essere umano ed è importante imparare a conoscerla e a gestirla per sentirsi in ottima salute.

La sua espressione ci rende pieni di entusiasmo, di progetti e di possibilità.

Censurarla o reprimerla, invece, colora di grigio la vita e ci lascia emotivamente svuotati, privi di partecipazione e di significato nel portare avanti le incombenze quotidiane.

La creatività è la premessa dell’originalità e dell’unicità di ciascuno, il suo potere trasforma le cose di ogni giorno in momenti speciali, rivelando punti di vista sempre nuovi lungo il percorso di evoluzione e di crescita che chiamiamo vita.

La sua peculiarità è la scoperta di un modo di osservare le cose: in costante cambiamento.

Spostare il punto di vista, infatti, ci aiuta a vedere in profondità e arricchisce le esperienze di possibilità nuove.

Possibilità che stimolano trasformazioni e novità.

In questo modo la creatività ci fa diventare grandi e competenti e ci fa sentire piccoli e inesperti.

Infatti, se da una parte la sua poliedricità arricchisce di saggezza le esperienze, dall’altra le sue infinite potenzialità ridimensionano l’egocentrismo e l’onnipotenza rammentandoci la nostra marginalità di fronte al Tutto.

La creatività è un modo di essere. Permette di dare espressione alla vita e di osservare ciò che ci circonda con curiosità, ammirazione e rispetto.

alla-scoperta-del-mondo-web

Creatività e libertà camminano insieme, consentendo alla unicità di ciascuno di interagire col mondo, in una danza i cui passi si rinnovano di momento in momento.

La responsabilità è la via che conduce alla scoperta della creatività dentro di sé.

Creare, infatti, significa scegliere e perciò assumersi le proprie responsabilità.

L’originalità che, per definizione, caratterizza ogni processo creativo impedisce la delega, facendo emergere l’autonomia e la libertà individuale.

Accettare pienamente la creatività porta a osservare le scelte personali con lucidità, ed evidenzia la responsabilità di vivere la vita procedendo lungo il percorso mutevole e cangiante del proprio punto di vista.

Abbiamo tutti una personalità sana e creativa, vibrante di salute e di possibilità, libera di esplorare lo sconosciuto interpretando la realtà in forme sempre nuove e migliori.

Abbiamo tutti il dovere di esprimere la nostra unicità, affrontando la solitudine e la profondità di essere noi stessi.

Abbiamo tutti il bisogno di scoprire e condividere la creatività, accogliendone la diversità con amore e rispetto.

Ma soprattutto, abbiamo bisogno di sperimentare l’autonomia, consapevoli che solo nella libertà interiore prende forma la salute e finalmente può realizzarsi un mondo a misura di tutti.

E non solo di pochi.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

No responses yet

Mar 04 2014

LA CREATIVITÀ È ENERGIA

La creatività è l’energia di cui è fatta la vita.

Senza questa misteriosa e inafferrabile propulsione, infatti, non esisterebbe niente.

La creatività permea la nostra sensazione di esistere, motiva le passioni, stimola il desiderio di conoscenza, libera l’avventura, portandoci a scoprire la verità profonda nascosta dietro il velo delle apparenze che comunemente chiamiamo realtà.

La creatività non si può definire, non si può catturare, non si può riprodurre in laboratorio e non si può comprare.

Si può solo viverla, sperimentandone dentro di sé il potere magnetico e misterioso.

Ma che cosa s’intende con la parola: creatività?

A dispetto di ciò che si crede comunemente, la creatività non è un’abilità artistica.

E’ creatività: tutto ciò che rende unica e speciale l’esistenza.

Creatività è sperimentare un punto di vista nuovo!

E’ l’entusiasmo che hanno i bambini.

E’ un pensiero che attraversa la mente, colmo di ispirazione.

E’ la sconfinata bellezza di un fiore.

E’ una danza intensa di passione.

E’ una carezza che asciuga le lacrime.

E’ una forza capace di cambiare il mondo e trasformare la vita.

La creatività è il segreto della felicità.

Ma per raggiungerla, per esprimerla e per viverla, bisogna saper affrontare la solitudine e la soggettività che l’accompagnano.

Creatività e soggettività vanno insieme.

Non è possibile sperimentare la creatività cercando conferme e approvazione perché, per definizione, la creatività è originalità, novità, cambiamento e trasformazione e perciò, incompatibile con la necessità di omologarsi a scelte prestabilite e convenzionali.

Tutto ciò che è comune, standard, conforme o uguale, è sempre l’antitesi della creatività.

Per questi motivi i bisogni di riconoscimento e di appartenenza si scontrano spesso col desiderio di percorrere nuove vie.

L’originalità non è conforme.

Esplora verità ancora impensabili e incontra una dura opposizione da parte di chi ha bisogno di ancorarsi alle proprie certezze per sentirsi al sicuro.

Esprimere la propria creatività rende liberi e realizza la missione che ognuno, nascendo, è venuto a svolgere nel mondo e a condividere con gli altri.

Ma l’autonomia individuale ostacola il predominio dei pochi sui molti e perciò, nei secoli, la creatività è stata combattuta e messa al rogo in nome del potere e del controllo.

Tanti uomini e donne hanno pagato con la vita l’espressione della propria genialità intellettuale, umanitaria, filosofica, scientifica o artistica.

Oggi la globalizzazione ha ridotto quasi a zero il potere miracoloso della creatività annientandolo in nome di un conformismo sempre più totalizzante e coercitivo.

Le malattie, la sofferenza, la violenza e la progressiva perdita di significato dell’esistenza, sono la conseguenza di questo annichilimento progressivo.

Ma, nonostante tanto ostracismo, eliminare la creatività è impossibile, la sua vitalità risorge dalle ceneri come una fenice, trasformando l’esistenza in una spirale infinita di cambiamento e di novità.

La creatività è un’energia che attraversa il cuore e dà forma alla vita.

Il suo potente entusiasmo interiore è l’unica medicina capace di trasformare gli ostacoli in opportunità.

Bloccare il suo flusso naturale crea dei blocchi che inibiscono l’espressione spontanea di se stessi e impediscono al pensiero di scorrere libero.

Molti sintomi psichici dipendono da una paralisi della creatività.

Infatti, quando l’espressività individuale non trova sbocchi per dispiegare la propria energia, si manifesta nell’unico spazio che trova a disposizione: il corpo.

Attacchi di panico, ansie immotivate, depressioni… segnalano una censura della creatività e sono la conseguenza di idee e comportamenti eccessivamente rigidi e conformisti.

Assecondare la creatività è perciò il primo passo per una vita soddisfacente e ricca di significato.

L’espressione delle sue potenzialità mette fine ai conflitti, alla violenza e alla sopraffazione e riempie la vita di possibilità, permettendo a ogni creatura di raggiungere la realizzazione del proprio potere evolutivo.

Tutte le personalità creative hanno un accesso immediato e spontaneo alla creatività e, per mantenersi sane, hanno bisogno di lasciarla fluire in ciò che fanno.

Questo, purtroppo, nella nostra società massificante, crea spesso molti problemi, incomprensioni e dolore.

La vita moderna, infatti, sembra progettata apposta per annientare gli entusiasmi dei creativi e promuovere un modello di comportamento unico, stereotipato e insensibile, funzionale al consumismo e ai guadagni delle multinazionali.

Per far emergere la propria creatività, oggi è necessario superare la diffidenza e il pregiudizio che da secoli ne incatenano l’energia, permettendo a se stessi di ascoltare con fiducia la propria soggettività, senza ostinarsi a cercare conferme.

Liberare la creatività, perciò, significa combattere il pregiudizio dentro di sé, sciogliendo i blocchi e medicando le ferite che ne impediscono il dispiegarsi. 

Soltanto ritrovando la chiave del potere creativo individuale potremo costruire una società capace di accogliere senza discriminare e di trasformare la diversità in ricchezza e valore.

Per tutti.

 Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

No responses yet

Ott 11 2013

CREATIVITA’, LEADERSHIP E POTERE

Le persone che amano il potere non hanno mai una leadership adeguata perché non sono capaci di pensare nell’interesse di tutti.

Il desiderio di emergere sugli altri li spinge a mettersi in vista e a ricercare posizioni di comando ma, purtroppo, la brama narcisistica dell’autorità ostacola il raggiungimento di un’organizzazione efficace, centrata sui bisogni, sul rispetto e sulla valorizzazione di tutti i partecipanti.

Per mantenere uno status di guida queste persone cercano di ottenere consensi usando la supremazia, il plagio, la seduzione e, a volte, purtroppo, anche la corruzione.

Così facendo finiscono inevitabilmente per anteporre il successo personale al raggiungimento degli obiettivi comuni.

Quando il bisogno narcisistico deve evolversi e imparare a lasciare spazio all’empatia e all’altruismo, la personalità non è adatta alla gestione delle risorse comuni e la leadership è destinata al fallimento.

L’antidoto all’egocentrismo e all’autoritarismo è la creatività, cioè quel bisogno interiore che ci spinge a scoprire punti di vista nuovi nelle cose di sempre.

La creatività conduce le persone a disinteressarsi del potere e dell’autorità.

Troppo occupati a tradurre in realtà le loro ispirazioni, i creativi non amano le gerarchie, la competizione, la sopraffazione (e nemmeno la vittoria).

Preferiscono concentrare le proprie energie nella trasformazione e nel cambiamento di se stessi e di ciò che hanno intorno.

Proprio queste caratteristiche fanno di loro degli ottimi leader.

Una buona leadership tiene conto delle esigenze di tutti e sa distribuire le competenze valorizzando le capacità e lasciando che ciascuno metta i propri talenti al servizio dell’interesse comune.

Chi è capace di cogliere le qualità presenti negli altri è anche (inevitabilmente) dotato di empatia e propenso a gestire i ruoli di comando senza prevaricare.

Questo succede quando il pensiero è orientato verso il raggiungimento di un benessere capace di coinvolgere se stessi e gli altri in uguale misura.

La creatività di solito si accompagna all’empatia.

E l’empatia è l’ingrediente base dell’altruismo.

Creatività ed empatia sono i requisiti fondamentali di una buona gestione della leadership e fanno sì che le personalità creative si trovino spesso a guidare e organizzare gli altri.

Anche se non sempre è facile riconoscere la leadership nei loro comportamenti intuitivi, accomodanti e disponibili.

Proprio perché non amano il comando e la sopraffazione, sono spesso dei leader occulti.

Si tratta di leader che non emergono immediatamente ma che sanno costruire nel tempo relazioni basate sulla fiducia e sulla reciprocità, e che per questo si ritrovano (prima o poi) a gestire le risorse comuni.

Queste persone non amano il potere di per sé, amano l’armonia nelle cose e tra le persone, e si prodigano nel costruire climi emotivamente accoglienti e giocosi, spazi di condivisione in cui sia possibile esprimersi con spontaneità e senza censure.

Per loro la leadership è un compito… inevitabile, un incarico che accolgono in sé come una missione a cui non è possibile sottrarsi.

Sentono il dovere di mettere le proprie risorse al servizio degli altri e lo fanno accollandosi spontaneamente il carico di coordinare le energie di tutti verso un vantaggio comune.

Il benessere di tutti, infatti, è la condizione indispensabile perché sia possibile esprimere creatività ed empatia, e godere insieme di uno scambio capace di arricchire tutti i partecipanti.

Sia la creatività che l’empatia, muovono sempre le azioni di questi leader, semplici e alla mano, portandoli naturalmente a prodigarsi per il raggiungimento di un’armonia collettiva.

Quando è necessario unire le forze per realizzare un obiettivo comune, la personalità creativa mostra tutta la sua autorevolezza, discreta e partecipe, attenta ai bisogni degli altri e capace di riconoscerli in sé anche prima che questi ultimi se ne siano resi coscientemente conto.

Chi è in contatto con la propria personalità creativa ha spesso la consapevolezza delle necessità e degli stati d’animo delle persone con cui interagisce (un po’ come se fosse dotato di un radar interiore in grado di sintonizzarsi sul mondo emotivo degli altri). 

Purtroppo questa consapevolezza può diventare causa di emarginazione da parte di coloro che, sentendosi messi a nudo dallo sguardo “creativo”,  non sono ancora pronti a condividere la propria verità interiore.

In questi casi le risorse della personalità creativa sono combattute o fraintese e può strutturarsi un modo di essere che privilegia la finzione invece dell’onestà e che utilizza l’arroganza e la competizione per salvare i propri privilegi narcisistici.

Tanti creativi cercano di sfuggire la naturale propensione alla leadership, mimetizzando le proprie risorse nel tentativo di farsi accettare nonostante la loro scomoda intuizione.

Ma, proprio questo deformarsi pur di ottenere approvazione è la causa di  sofferenze e di  patologie mentali.

La creatività, l’empatia e la leadership sono risorse vitali per il benessere di chi le possiede e della collettività, dal loro riconoscimento e dalla loro valorizzazione prende forma un mondo basato sul rispetto, sulla cooperazione e sulla conoscenza reciproca.

La repressione e l’occultamento di queste preziose potenzialità ci priva dei mezzi indispensabili per vivere insieme e costituisce la radice di tante guerre.

In se stessi e nel mondo.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet

Set 30 2013

LA SCUOLA NON AMA LA CREATIVITA’

Nasciamo tutti con una personalità creativa e con il compito di armonizzare i due emisferi del cervello e i loro due diversi modi di intendere la realtà.

La via del cuore e la via della ragione s’intrecciano e si combattono nelle esperienze, spingendoci verso il raggiungimento di un equilibrio che arricchisce la nostra vita di possibilità.

Il cuore, infatti, tende a vivere in un immediato (ed eterno) presente fatto di emozione, di coinvolgimento, di colori, di musica, di intuizione e di empatia.

La mente invece ci spinge a ragionare, a fare progetti, a catalogare, a imparare dall’esperienza e a costruire seguendo un prima e un dopo.

Entrambe queste modalità conoscitive, sono indispensabili per sentirsi bene e per esprimere la nostra individualità nel mondo.

Insieme costituiscono gli strumenti indispensabili per dare forma alla missione che siamo venuti a svolgere nascendo. 

Da bambini l’alternanza della via emotiva, immediata e immersa in un eterno adesso, con il ragionamento logico, fatto di momenti successivi, di presenza e assenza, di progetti, di pazienza, di conquiste e di riflessione, crea spesso disorientamento, paure e confusione.

Le cose sembrano sempre essere duplici. E perciò difficili.

L’amore ci riempie di dolcezza trasportandoci in un’estasi dorata e ricca di possibilità, ma poi è così difficile incasellarlo dentro lo scorrere del tempo e mantenere quella sua assoluta sicurezza quando incontriamo il buio dell’assenza, della mancanza e del dubbio.

La logica ci permette di organizzare la vita e i pensieri in forme ordinate e condivisibili ma spesso non riesce a esprimere la danza delle passioni che anima la nostra emotività.

La via del cuore e la via della ragione ci trasportano in terre e percezioni diverse, e ci insegnano a muoverci nella quotidianità utilizzando di volta in volta le risorse necessarie a realizzare i nostri obiettivi.

Entrambe sono indispensabili per esprimere la complessità del mondo interiore e per raggiungere la verità.

L’ingresso nella scuola elementare, però, mette drasticamente fine al lavoro di armonizzazione, iniziato alla nascita, e all’impegno nel cavalcare cuore e ragione insieme.

I programmi ministeriali sembrano fatti apposta per annichilire l’emisfero destro e stimolare al massimo l’emisfero sinistro.

La grammatica, la matematica, la storia, la geografia, le scienze, occupano la fetta più grossa del tempo trascorso in classe e, mano a mano che passano gli anni, confinano in uno spazio sempre più scarno il disegno, la musica, la socializzazione, la condivisione e l’affettività.

A scuola, infatti, quello che conta sono soprattutto gli apprendimenti logico matematici. Dell’emozione… se ne può fare a meno!

Al termine della carriera scolastica, l’emisfero destro è ormai ridotto a un ruolo di subordine nell’esplorazione e nella valutazione della realtà.

Mentre l’emisfero sinistro ha conquistato uno status da padrone e, con la meticolosità e la precisione che lo contraddistinguono, mantiene costantemente la propria egemonia nel valutare gli eventi.

E’ così che la personalità creativa atrofizza le sue peculiarità e camaleonticamente si trasforma fino a corrispondere al modello di comportamento proposto dalla società.

La scuola forma gli individui del domani.

E nel domani della nostra società le funzioni dell’emisfero destro non sono contemplate!

La personalità creativa ha un bisogno naturale e imprescindibile di mantenere attivi entrambi gli emisferi e di esplorare il mondo utilizzando le risorse e i modi di conoscenza di tutti e due.

Disimparare a usarne uno per avvantaggiare l’altro, crea un pericoloso squilibrio nella percezione della realtà e provoca la sofferenza mentale che oggi conosciamo e che ha portato all’uso degli psicofarmaci e della diagnosi psichiatrica come mezzo di normalizzazione e omologazione delle differenze e della espressività individuale.

La creatività ci spinge a essere naturalmente diversi, e proprio l’accoglienza della nostra diversità è l’ingrediente fondamentale della libertà e di un mondo basato sull’amore e sul rispetto per tutte le creature.

Annichilire l’emisfero destro significa amputare dalla personalità la sensibilità, l’empatia, l’emotività, l’immaginazione e la genialità.

La sua mancanza di funzionalità ci rende idonei a trasformarci in un popolo di consumatori ubbidienti, privi di fantasia e di iniziativa e pronti ad arricchire le tasche dei pochi che da sempre governano i molti.

Per questo la scuola è la principale responsabile dell’occultamento della personalità creativa e dell’incremento di quelle patologiche “strutture di personalità” di cui parlano la medicina e la psicologia nei loro manuali di psicopatologia.

Ognuno di noi nasce sano e portatore di una personalità creativa fatta apposta per esprimere i talenti e le peculiarità individuali, per realizzare i doni che  siamo venuti a condividere nella vita.

Ma dalla arbitraria prevaricazione della mente sul cuore ha origine un mondo fatto di ingiustizie, di sofferenza, di violenza, di pregiudizi e di insensibilità. 

Chi possiede una personalità creativa si ritrova perciò davanti al difficile compito di ripristinare l’equilibrio tra la logica e la sensibilità, tra l’ordine e la creatività, tra la regola e il caso, tra il caos che alimenta la vita e la sequenza che ci permette di leggerla.

Per riuscirci è necessario andare oltre gli insegnamenti della scuola e superarne il limite, occorre ridare valore alla profondità di se stessi, all’imprendibile che sta dietro la materialità delle cose e ne determina il valore.

La personalità creativa ci spinge a riabilitare il potere dell’unicità individuale, dell’esperienza affettiva, dello scambio, della cooperazione, della condivisione, dell’indipendenza, dell’autonomia e della libertà.

Considerati poco importanti dai programmi ministeriali, questi bisogni, caratteristici di un emisfero destro attivo, spingono i ragazzi a isolarsi e a disinteressarsi agli argomenti scolastici, proprio perché inconsciamente ne intuiscono il limite e la pericolosità.

In difficoltà davanti al tentativo di uniformarsi al modello acritico e sottomesso del “bravo studente”, i creativi hanno spesso un rendimento scarso e difficile a scuola e vivono momenti di emarginazione e sofferenza.

(Basta leggere le biografie di  tanti grandi geni per averne una testimonianza inconfutabile) 

Riconoscere le modalità di funzionamento dell’emisfero destro, con il suo corollario di empatia e creatività, permette ai genitori e agli insegnanti di aiutare i ragazzi ad affrontare le inevitabili difficoltà della scuola, senza perdere il contatto con la ricchezza e la vitalità del proprio mondo interiore.

Per far questo è indispensabile che gli educatori per primi abbiano compreso la propria personalità creativa e le sue peculiarità.

Soltanto l’esperienza personale, infatti, permette di abbracciare l’empatia e la creatività senza rifugiarsi in un teorizzare accademico, privo di sensibilità e perciò poco convincente.

Carla Sale Musio

leggi anche:

ABBIAMO TUTTI UNA PERSONALITA’ CREATIVA

INTELLIGENZA EMOTIVA  

IL CERVELLO DEI CREATIVI

CREATIVITA’ & EMPATIA 

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

No responses yet

Giu 10 2013

ISPIRAZIONE: il fuoco sacro della vita

Si dice che l’arte sia la conseguenza di un’irrinunciabile ispirazione.

Di colpo, la personalità è rapita, magnetizzata e posseduta da un invincibile impulso a creare!

Nessun bisogno esterno può competere con questa possessione interiore che spinge i creativi a realizzare l’opera del loro ingegno immergendosi anima e corpo nella creazione, senza che niente possa distrarli.

In quei momenti non ci si ricorda più di avere un’identità, una fisicità, dei pensieri e delle cose da fare… tutto scompare davanti alla necessità di far emergere dal nulla qualcosa che prima non c’era e dopo è lì, finalmente sotto gli occhi di tutti.

Il processo creativo ci trasporta dentro un diverso codice di conoscenza.

Un codice basato sulla sintesi e non sull’analisi, sull’essere e non sul riflettere.

Per potersi abbandonare all’ispirazione è necessario lasciarsi andare a quel fervore che cresce dentro monopolizzando l’attenzione, e permettere alla parte destra del cervello di attivarsi, mentre la sinistra cede la sua abituale supremazia mettendosi in stand by.

In quel momento tutte le peculiarità dell’emisfero destro si mettono in azione (sintesi, emotività, colore, ritmo, totalità, passione…) e la sua percezione del mondo fa sì che l’istintualità esprima finalmente il proprio sentire.

Quando si crea qualcosa, non è importante analizzare, misurare, quantificare, classificare… queste operazioni appartengono alla logica, non all’arte.

Durante l’attività creativa: si diventa ciò che si fa.

Si conosce per immedesimazione.

Si sperimenta la totalità e si perdono i confini.

L’empatia amplifica se stessa fino all’acme.

E l’anima emerge in tutta la sua divinità.

Creare ci trascina dentro una corrente energetica che è la stessa dell’amore, consentendoci di dare forma a un’estetica del cuore.

Non c’è bisogno di parole e non ci sono regole, durante l’ispirazione creativa usciamo dal tempo e sperimentiamo l’infinito, con la sua totale assenza di limiti.

In quei momenti il corpo può raggiungere prestazioni superiori a quelle che normalmente gli attribuiamo e ciò che riteniamo impossibile, di colpo, diventa possibile.

Le personalità creative accedono spontaneamente a questo processo e lo sperimentano spesso.

Per loro la creatività è un modo di essere che affianca la logica, ampliandola e arricchendola di contenuti intimi, magici, spirituali.

Nel tempo in cui si è posseduti dall’ispirazione creativa, è quasi impossibile comunicare e interagire con gli altri, perché la creatività non utilizza un codice lineare ma un sentire profondo che si esprime e si relaziona diventando ciò con cui entra in contatto.

Quando si è alle prese con una comunione di questo tipo, cioè con la realizzazione di un progetto creativo, non è possibile occuparsi di nient’altro.

La personalità è totalmente assorbita in ciò che sta facendo e tutto il resto scompare dalla percezione.

Come quando si fa l’amore.

Se un creativo è all’opera… non gli si può parlare, non si deve interrompere e bisogna lasciarlo stare finché la possessione non esaurisce il suo corso.

Solo allora la personalità riprende il contatto con le modalità lineari della conoscenza, ricordandosi chi è, cosa fa, come si chiama, eccetera…

Interrompere il processo creativo è come interrompere un orgasmo. Provoca un grande malessere e un senso di frustrazione e dolore.

Il contatto con l’anima ha bisogno di essere accolto e ascoltato fino in fondo perché permette di unire il mondo spirituale a quello materiale e di lasciar fluire la divinità nella realtà.

L’energia della creatività, come quella dell’amore, scorre senza tregua e bisogna imparare a cavalcarla senza esserne travolti.

Questo percorso fa parte della missione che ognuno di noi ha scelto venendo al mondo.

E ci aiuta a ritrovare il senso della vita.

Al termine di un atto creativo spesso ci si sente svuotati, come se avessimo ballato per una notte intera.

Proprio perché la capacità di cavalcare l’onda della creazione, catalizza le forze e richiede un grande impegno emotivo che monopolizza tutte le risorse fino al termine del processo. 

In seguito, una volta ritornati allo stato abituale della conoscenza, potrà avere inizio il dialogo con l’opera d’arte.

Un discorso muto in cui l’artista, contemplando il risultato del proprio lavoro, permette all’opera di srotolare nel tempo tutto il suo messaggio.

E’ in questo modo che il sacro ispira la creazione, che lo spirito si fa carne, che l’arte annuncia la parola della divinità.

Creare è un po’ come pregare.

Significa entrare in contatto con ciò che di più alto e puro esiste dentro di noi.

Naturalmente ispirazione e creatività non appartengono soltanto alle arti riconosciute: pittura, scultura, poesia, musica, danza, scrittura, teatro.

È arte allattare il proprio bambino, è arte camminare consapevolmente, è arte mettere la propria passione in ciò che si fa, è arte guardare la vita con gli occhi dell’anima, è arte tutto quello che facciamo immersi nello stato creativo, spinti da un’illuminazione che trascende la materialità e la arricchisce di contenuto.

Bloccare questa naturale espressione dell’anima, fa ammalare ed è l’origine di tante sofferenze psicologiche.

Normalizzarsi, cercare di essere come tutti gli altri, conformarsi a comportamenti prestabiliti, significa arrestare il fluire naturale della dimensione interiore, impedire alla realtà spirituale di manifestarsi nella vita, ostacolare il processo creativo senza permettere alla propria unicità di prendere forma.

Non si può bloccare la creatività senza pagarne a caro prezzo le conseguenze

L’estasi creativa è una passione inarrestabile e potente durante la quale avviene un incontro con la propria parte divina e si aprono le porte del mondo spirituale.

L’ispirazione è la stella che guida i nostri passi nella vita, aiutandoci a ricordare che ognuno di noi è Dio.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet

Giu 27 2012

LAVORO… e autostima!

“Non c’è lavoro, non ci sono soldi, non ci sono opportunità, non ho scelte, non ho nessuna possibilità. Realizzare me stesso è impossibile!”

Nel corso della mia professione ho sentito tante volte frasi simili…

E’ su questi presupposti che la crisi costruisce il suo potere distruttivo e malsano, amputando dal nostro animo ogni iniziativa e ogni entusiasmo.

Viviamo immersi in una cultura malata che ci sta progressivamente rendendo schiavi di un pensiero privo di autostima.

Certo, è vero, ci sono tante situazioni difficili, ma questo non vuol dire rinunciare a esprimere se stessi e i propri talenti.

Nasciamo tutti diversi e ognuno di noi porta in dono al mondo la propria originalità.

Cioè quel mix di capacità, interessi e passioni, che rende speciali, differenti da chiunque altro, capaci di interpretare in modi nuovi la realtà.

Dall’infanzia all’età adulta, siamo sollecitati a mettere in pratica i nostri progetti e la nostra creatività.

Il percorso necessario a dare forma e sostanza alle aspirazioni personali, noi psicologi lo chiamiamo: realizzazione, e riteniamo sia indispensabile per la salute mentale.

Trasformare un’ambizione in qualcosa di concreto, fa sì che i doni che la vita ci ha fatto non vadano sprecati.

E’ un’esperienza importantissima e necessaria.

Infatti, permette di manifestare le nostre qualità e di renderle fruibili anche agli altri.

Consente di scoprire aspetti nuovi di se stessi, apre le porte ad altre aspirazioni e ci fa sentire parte di un tutto più ampio che ci comprende.

L’unicità che contraddistingue ognuno di noi, non è un optional, appartiene a un processo creativo che è il motore stesso della realtà e lo strumento per raggiungere il benessere personale.

Non nasciamo schiavi dell’economia e delle leggi di mercato.

Nasciamo liberi di esprimerci e pronti a realizzare la nostra personale missione nel mondo, cioè capaci di concretizzare e condividere ciò che ci piace fare e che siamo portati a fare.

Questo processo, individuale e creativo, è chiamato: realizzazione personale ed è la base della nostra autostima, quello che ci fa sentire bene o male nel vivere la vita.

La mancata espressione delle proprie peculiarità è all’origine della depressione, degli attacchi di panico e di tutta la sofferenza psicologica che oggi, purtroppo, vediamo dilagare ovunque.

La creatività individuale è lo strumento preposto a mantenere in buona salute il corpo e in equilibrio la mente.

Non si può censurarla o asservirla (al sistema economico o a qualsiasi altra cosa), senza pagare prezzi altissimi di sofferenza.

Ci viene fatto credere che il lavoro sia un mezzo per procurarci i soldi necessari alla sopravvivenza e a condurre una vita di qualità, ma i soldi sono soltanto un codice di scambio (utilizzato in questa società) e la vita diventa di qualità solo quando ci sentiamo realizzati.

Altre culture si servono di altri strumenti ma nessuna cultura può prescindere dalla realizzazione personale perché, se manca l’espressione di se stessi, vivere perde significato… e, in genere, ci si ammala.

Quando non si può lasciare la propria impronta nel mondo, ci si sente inutili e vuoti e si comincia a cercare all’esterno qualcosa capace di calmare l’insoddisfazione che si sviluppa dentro.

Allora, inseguiamo oggetti, sostanze, situazioni che diano valore e senso alla vita ma, in assenza di un’espressione personale, tutto si rivela insufficiente e il bisogno di accumulare inutilmente, cresce a dismisura.

E’ in questo modo che chi gestisce il mondo ci tiene incatenati dentro prigioni dalle sbarre invisibili.

Sono carceri mentali, modi di pensare che ci portano a dipendere da qualsiasi cosa prometta di restituire importanza e autostima: cibo, soldi, sesso, competizione, potere, ecc.

La realizzazione personale, però, può avvenire soltanto grazie alla manifestazione dei nostri talenti e nessuna cosa potrà mai sostituire l’espressione originale di sé.

Ognuno di noi per realizzarsi deve fare i conti con la propria creatività e con la missione che rende unici, portatori di un dono speciale da regalare alla vita.

Il lavoro che scegliamo di fare, perciò, non è soltanto un mezzo per procacciarci i soldi necessari a vivere.

La nostra occupazione è lo strumento privilegiato con cui manifestiamo le doti personali e le condividiamo nel mondo.

Quando la professione non rispecchia la nostra indole, la realizzazione personale fallisce, l’autostima va in pezzi e la porta della sofferenza interiore si spalanca.

Qualunque sia lo stipendio o la qualifica che abbiamo, non potrà bastare e non sarà soddisfacente, se non permette di manifestare anche le propensioni, gli ideali e la creatività personali.

Esprimere i propri talenti vuol dire donare il proprio frutto alla vita e lasciare che da esso germoglino possibilità e prospettive nuove.

Bloccare questo processo, scegliendo un lavoro che non rispecchia la nostra verità, priva del potere personale e rende schiavi di falsi valori.

A volte è più sano inseguire un sogno, piuttosto che lasciarlo volare via per condurre una vita di rimpianti.

E spesso, autorizzare l’espressione delle proprie passioni incontra coincidenze e opportunità miracolose.

Succede, infatti, che, quando ci permettiamo di rischiare la nostra verità, ogni cosa si riveli inaspettatamente più facile del previsto, perchè l’inconscio, libero dai conflitti, può utilizzare tutta la sua energia nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

Dare forma alla creatività personale struttura l’autostima ed è la missione che siamo venuti a svolgere su questo pianeta.

Per noi stessi.

Per gli altri.

E per costruire insieme un mondo finalmente migliore.

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

No responses yet

Giu 17 2012

ATTENZIONE: CAOS in corso!

Comunemente chiamiamo caos quello stato psicologico di confusione, agitazione, esaltazione, nervosismo, adrenalina, euforia, paura, mistero… che precede una realizzazione creativa di qualche tipo.

Il caos è un rovesciamento del nostro abituale punto di vista, in favore di qualcosa che ancora è sconosciuto.

Di solito, il caos non è ben accetto.

Sovverte lo status quo con un colpo di stato e stabilisce una diversa gerarchia nella realtà interiore.

Come esseri umani abbiamo imparato a radicarci nelle abitudini.

Dopo l’iniziale fase creativa dei primi anni di vita, tendiamo a mantenere le nostre sicurezze routinarie, limitando le capacità esplorative e lo spirito d’avventura in favore di una stabilità, sicuramente più noiosa, ma familiare, rassicurante e conosciuta.

Il cambiamento, però, tesse le trame della vita, e i tentativi (umani) di garantirsi stabilità e certezze sono destinati a subire continui sovvertimenti.

Ecco allora che nelle circostanze, apparentemente casuali, della nostra esistenza si presenta periodicamente qualcosa di nuovo, che scompiglia i progetti e provoca… il caos!

Il caos sconvolge le certezze e mette a nudo le paure.

Paura di sbagliare, paura di non farcela, paura di non essere amati, paura di essere derisi, paura dell’abbandono, paura dell’emarginazione, paura della solitudine, paura di… qualcosa che abbiamo già vissuto e che appartiene alla nostra storia.

Paure che ci hanno fatto soffrire in passato e che in seguito abbiamo deciso di nascondere a noi stessi, per non doverle sperimentare mai più.

Il caos, però, è l’ignoto che schiude le sue infinite possibilità e ci permette di attraversare esperienze ancora sconosciute.

Non può riguardare qualcosa che è già successo e che appartiene alla nostra storia.

Proprio perché è nuovo, conduce a incontrare novità.

Quello che ci terrorizza, dunque, non è il caos, ma il passato, il ricordo di esperienze già fatte, di vissuti che ci hanno fatto star male… prima.

Accogliere lo sgomento indecifrabile del caos, senza dare giudizi, con apertura, accettazione e curiosità, permette di far emergere le potenzialità che i traumi (del passato) hanno cristallizzato.

Il caos scioglie i nodi della paura e lascia che le esperienze dolorose, intrappolate nell’inconscio, si liberino e possano, finalmente, appartenere alla storia senza interferire più con l’evolversi del presente.

Vivere il caos annuncia un momento magico nella vita.

Un momento di trasformazione e cambiamento.

Indica la strada che porta a incontrare parti nuove di sé stessi, nuove possibilità, nuove potenzialità, nuove energie.

Il caos è un fermento creativo.

Apre le porte che erano state chiuse e ci conduce dentro consapevolezze inesplorate, verso nuove possibilità.

L’ignoto è misterioso per natura e suscita incertezza… ma la sua presenza, inaspettata e sconvolgente, segnala una promozione a un livello nuovo della nostra realizzazione personale.

Il benessere non si raggiunge accumulando oggetti sempre diversi e collezionando tanti status sociali.

Il benessere è uno stato interiore che emerge quando ci permettiamo di essere veramente (e misteriosamente) noi stessi.

Vivere il caos è un passaggio inevitabile e necessario, che si presenta ciclicamente nella vita.

Conduce alla scoperta di potenzialità ignorate, porta con sé una rilettura profonda delle nostre esperienze passate e ci ricongiunge al segreto della vita e della morte.

Solo permettendoci di attraversare il caos possiamo incontrare la nostra verità e raggiungere quel benessere capace di dare senso e significato all’esistenza.

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

No responses yet

Mag 09 2012

INTUIZIONE…

.

“So che lo so, ma non so come faccio a saperlo!”

.

L’intuizione è una forma di conoscenza che non passa attraverso la logica.

Tutti gli animali usano normalmente l’intuizione per orientarsi, incontrarsi, sfuggirsi, ripararsi, nascondersi… sopravvivere!

E anche l’animale uomo, senza rendersene conto, la usa quotidianamente.

Per le stesse ragioni degli altri animali.

Ma poiché l’essere umano ha bisogno di sentirsi superiore a tutte le altre specie ha bandito l’intuizione da ciò che egli definisce sapere.

E in questo modo ha limitato la sua conoscenza soltanto alla ragione, privandosi delle verità istintive.

L’intuizione è una consapevolezza naturale, spontanea e immediata che permette di attingere informazioni direttamente dal serbatoio dell’inconscio.

Cioè dal pozzo in cui esiste tutto il sapere possibile (e, forse, anche quello impossibile).

Secondo Carl Gustav Jung nell’inconscio collettivo sono contenute tutte le esperienze di tutte le razze, dall’inizio del mondo.

In ogni istante della nostra vita usiamo l’intuizione insieme con la logica e tante volte decidiamo in base alle sue preziose indicazioni.

“Vado a piedi, o prendo l’auto?”

“Porto l’ombrello, o non ce n’è bisogno?”

“Faccio la spesa al supermercato sotto casa, o arrivo fino al centro commerciale?”

“Telefono adesso, o chiamo più tardi?”

Le risposte agli innumerevoli quesiti che costellano la nostra vita arrivano dall’intuizione molto più spesso di quanto non siamo disposti ad ammettere.

I più non se ne rendono nemmeno conto, solo qualcuno distingue le deduzioni razionali dalle consapevolezze intuitive.

Ma, purtroppo, anche chi sa ascoltare con chiarezza quei messaggi improvvisi e illuminanti, fatica a seguirne le indicazioni.

“Avessi dato rette al mio istinto!”

“Qualcosa me lo diceva…”

“Avrei fatto meglio a non ascoltare consigli…”

“Me lo sentivo…”

Ripetiamo sconsolati quando ormai è troppo tardi.

Generalmente l’istinto è giudicato inattendibile.

Troppo animale per essere utile all’uomo.

Troppo soggettivo per la scienza.

Troppo imprevedibile per il mercato, che preferisce sostituirlo con costose tecnologie.

Eppure… esiste un sapere che nessuna scienza tecnologica potrà mai riprodurre!

È una sapienza interiore.

Ci mostra la verità a dispetto di tutto.

Sta a noi tenerla in considerazione o rifiutarne le indicazioni.

L’intuizione compare all’improvviso e altrettanto repentinamente sa farsi da parte.

Appartiene a quel mondo interiore che mostra la sua esistenza con noncuranza.

L’impercettibile è discreto, parla sottovoce, senza prepotenza.

Per questo è stato sopraffatto dalla logica e dalla pretesa razionale di poter tenere tutto sotto controllo.

L’intuizione è un filo sottile.

Guida la vita in coincidenze colme di significato, intreccia la casualità con i ritmi del cuore.

Le chiamiamo sincronicità (o anche coincidenze significative) e capitano un po’ a tutti.

Ci sorprendono lasciandoci increduli e divertiti solo perché abbiamo eliminato dalla nostra conoscenza quello che per tutti gli altri animali sta alla base della sopravvivenza: la necessità di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.

Gli animali lo credono possibile.

Si affidano all’istinto.

E, seguendo l’istinto, ne fanno una regola di vita.

Sanno che la loro intuizione li porta a essere al posto giusto nel momento giusto.

Inevitabilmente.

E poiché confidano in questo, lasciano alla consapevolezza istintiva il compito di guidare i loro passi.

L’essere umano, invece, deride gli animali e ritiene naturale trovarsi il più delle volte al posto sbagliato nel momento sbagliato.

“La vita è fatta d’intoppi, si sa!”

Commentiamo tra noi con assoluta certezza.

Affidarsi a qualcosa che non si conosce e non si può padroneggiare inorridisce la logica ed evoca immagini di soprusi e sfruttamento.

Ma i soprusi e lo sfruttamento sono creazioni degli uomini.

Gli animali non conoscono la bomba atomica, le guerre, lo schiavismo, i lager, la sedia elettrica.

Non allevano altri animali in batteria, non inquinano il pianeta.

Non sanno usare i sorrisi di convenienza, la menzogna o l’ipocrisia.

Gli animali hanno culture diverse da quella dell’umanità.

L’essere umano si è differenziato da tutte le altre specie animali.

Che chiama bestie.

Con disprezzo.

Le bestie sono in buoni rapporti con l’istinto e lo usano a piene mani senza vergognarsene, con competenza e con semplicità.

L’uomo, invece, davanti all’istinto scrolla la testa e si stupisce quando assiste al verificarsi di quelle misteriose casualità che costellano e gestiscono la sua vita.

Le chiama coincidenze, con la certezza che siano del tutto accidentali.

A volte, però, quelle casualità costituiscono momenti importanti.

Eventi che, con apparente noncuranza, spingono in una nuova direzione le trame del destino.

La logica non ne capisce il senso.

Per l’intuizione, invece, sono un traguardo.

Appartengono a un modo diverso di leggere il mondo, a un sapere più grande della ragione umana.

Esiste un principio creativo imperscrutabile che ha in se l’origine di tutte le cose.

Anche di quegli eventi che la mente non comprende.

La creatività non può sottomettersi alla razionalità, ha bisogno di seguire l’istinto.

Lascia che qualcosa… accada!

Senza preoccuparsi troppo del come o del perché.

La razionalità è uno strumento indispensabile per vivere, ma non può essere l’unico.

Anche la creatività è un’occasione di conoscenza e va tenuta in considerazione.

Senza creatività la vita perde di senso, trasformandosi in un cumulo di doveri che progressivamente affonda nella depressione.

Creatività e intuizione si affidano all’istinto e permettono all’irragionevole di accadere.

Il fuoco sacro, l’ispirazione, l’innovazione, l’idea geniale… nascono tutte da un’intuizione che ha permesso all’istinto di gestire la vita.

Almeno per un po’.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

.

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

No responses yet

Apr 04 2012

UN POMERIGGIO CON IL VOSTRO BAMBINO (interiore)


Siamo sempre così indaffarati a rincorrere una vita fatta solo di doveri che finiamo per dimenticarci della nostra pulsante e preziosa parte creativa, con tutte le gravi conseguenze psicologiche che questa distrazione comporta sulla qualità della nostra esistenza.

Come ho detto altre volte, la creatività non è una generica propensione alla pittura o alla musica è invece un modo di essere, il nucleo centrale della nostra originalità, la parte più vitale di noi stessi.

La creatività è il ponte che unisce l’esperienza del mondo con il sentire del cuore.

Trascurare la propria parte creativa significa soffrire.

Infatti, la repressione della creatività provoca un crescendo di stati d’ansia (che può arrivare fino all’attacco di panico vero e proprio) perché ci fa perdere il contatto con la nostra unicità e con il significato profondo della vita.

Per questo è così importante esprimerla e coltivarla nella quotidianità.

Durante l’infanzia la creatività è parte integrante della crescita e si esprime nel gioco e nell’apprendimento.

Con l’ingresso a scuola si perde gran parte della sua vitalità perché i programmi ministeriali sembrano fatti apposta per paralizzarla a vantaggio di un’istruzione nozionistica e stereotipata che favorisce la passività e il conformismo.

Così, una volta diventati grandi, e terminati gli studi, dell’entusiasmo e della fiducia che avevamo da bambini rimane ben poco.

La creatività è l’ingrediente miracoloso che ci permette di sfuggire alla crisi e di reagire al terrorismo psicologico portato avanti dai mass media.

Di questi tempi ce n’è davvero un gran bisogno.

Perché costituisce una cura sana, naturale, economica e alla portata di tutti.

“Qual è il problema allora?” direte voi “Basta essere creativi e si risolve tutto.”

Il problema è che per essere creativi bisogna fare cose poco normali.

Infatti, la creatività non è normale per definizione.

Però, fare cose poco normali ci fa sentire strani, diversi e stupidi.

Questo sì che è un problema!

 

Il senso di stupidità

è il nemico numero uno della creatività!

 

La sensazione di essere stupidi è un vissuto interiore capace di inibire irrimediabilmente gli stimoli creativi e gli impulsi di trasformazione di ciascuno, rendendoci tutti uguali, vittime di un livellamento emotivo, conformi ai modelli di massa e perciò anche vuoti, privi del nostro carisma naturale, della nostra speciale unicità.

Il senso di stupidità è il nemico numero uno della creatività, il problema che impedisce la sua spontanea espressione nella nostra quotidianità.

Per essere creativi, bisogna superare questo scoglio e permettersi di essere stupidi, cioè ingenui, infantili, fragili, ridicoli.

Occorre tollerare quella sgradevole sensazione di diversità e d’inutilità e lasciare che la nostra parte bambina prenda il sopravvento sull’adulto pieno di doveri e di tristezza che siamo diventati crescendo.

Bisogna sopportare quel brontolio ininterrotto che parla nella testa quando ci permettiamo di fare qualcosa d’inconsueto e lasciamo che il Bambino Interiore salga per un poco alla ribalta della nostra personalità, gestendola come crede meglio.

Ecco quindi un esercizio che vi aiuterà a riattivare la vostra creatività assopita e a ricreare un buon contatto con il bambino che siete stati:

  • Prendetevi un pomeriggio per voi e uscite insieme al vostro Bambino Interiore.

  • Portatevi appresso una sua fotografia e, se vi aiuta a mantenere il contatto, osservatela ogni tanto. Soprattutto quando l’adulto parla troppo oppressivamente nella vostra testa.

  • Per lo spazio di almeno due ore permettete alla parte bambina di gestire la vostra vita e lasciatele fare qualcosa che le piace. Potrebbe essere un disegno con i pennarelli, esplorare un parco giochi, una passeggiata in un luogo naturale, l’albero di natale, montare il trenino, dipingere con le mani… cose del genere.

  • Io, però, vi suggerisco di andare con il vostro bambino in un negozio di giocattoli e di invitarlo a scegliersi un regalo.

  • Dategli il tempo di girare tra le vetrine e gli scaffali con i giochi e osservate cosa gli piace, senza intervenire né censurare niente.

  • Sentite le sue emozioni in voi.

  • Fate attenzione perché ci sono i ricordi razionali (di ciò che vi piaceva quando eravate bambini) e ci sono le sensazioni del vostro Bambino Interiore ora. Non è detto che siano uguali. Potreste scoprire che il vostro Bambino Interiore è cambiato. Perché in compagnia dell’adulto che siete diventati oggi può esprimere qualcosa che quando eravate piccoli non potevate permettervi. Lasciatelo essere com’è e osservatelo. Ma soprattutto consentite alle sue emozioni infantili di scorrere nella vostra psiche.

  • Al momento di pagare il giocattolo che avrà scelto la sensazione di stupidità potrebbe farsi molto forte in voi. Resistete alla tentazione di fare le spallucce, censurare l’esperienza e uscire senza aver comprato niente! Se saprete tollerarla e lo accontenterete il Bambino vi ripagherà infondendo nella vostra psiche e nella vostra quotidianità il suo entusiasmo e le sue risorse creative.

Passare un pomeriggio in compagnia del vostro Bambino Interiore è un lavoro molto profondo, che lascia emergere i vissuti emotivi del passato insieme ai vissuti del presente.

La creatività è un processo continuo di trasformazione e cambiamento.

Assecondarlo in se stessi significa armonizzare la vita.

Quando permettiamo alla parte bambina di esistere dentro di noi ci riappropriamo della vitalità e dell’entusiasmo dell’infanzia e ci si aprono molte possibilità nuove.

Fare qualcosa di stupido e di inutile fa parte di questo processo.

Se riuscite a sospendere il giudizio e non vi bloccate permettete al Bambino di donarvi la sua spontaneità e la sua gioia di vivere.

I bambini hanno una conoscenza che gli adulti hanno perso, sono in contatto con il mondo magico dell’istintualità e della sensitività.

Quando vi aprite al suo potere creativo, sospendendo la critica e permettendovi la stupidità, la vita guadagna possibilità nuove e impensate.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet

Gen 30 2012

ATTACCHI DI PANICO E CREATIVITÀ

Paura, tachicardia, ansia improvvisa e immotivata, tremori, capogiri, black out mentale, vertigini, sudori freddi, irritabilità, fragilità emotiva… sono soltanto alcuni degli innumerevoli sintomi che caratterizzano l’attacco di panico, il male psicologico più diffuso in questi ultimi tempi.

Le problematiche psichiche sono da sempre la spia di un disagio nella società.

Un tempo l’isteria indicava l’eccessivo moralismo e la repressione sessuale.

In seguito la depressione ha messo in evidenza i danni psicologici del consumismo e della competitività.

Oggi il dilagare dell’attacco di panico segnala l’amputazione della creatività, della sensibilità e dell’intuizione.

Il panico, che consegue alla repressione di quasi tutte le funzioni dell’emisfero destro del cervello, genera un sintomo creativo e si manifesta con modalità creative, cioè originali, imprevedibili e diverse per ognuno.

Il nostro stile di vita è crudele con la creatività.

Viviamo nella civiltà dell’usa e getta.

Dobbiamo assecondare il mercato, tenere in piedi l’economia, distruggere senza recuperare mai niente.

Bisogna comprare, comprare, comprare… cose sempre nuove, sempre diverse e sempre meno utili.

Per la creatività c’è poca tolleranza.

Inventare, riciclare, ingegnarsi, ideare, trasformare, riadattare, sono attività che intralciano le leggi del commercio, espressioni troppo individuali, economiche o imprevedibili per un popolo di consumatori.

Di sicuro, creare, è poco competitivo.

Poco conformista, poco omologabile, poco dominabile, poco lussuoso, poco riproducibile, poco monetizzabile, poco inquadrabile, poco standardizzabile e poco costoso.

Insomma, l’invenzione personale non va d’accordo né con il commercio né con la globalizzazione!

Ma siccome la dittatura si è travestita da democrazia, la creatività non è vietata… è sconsigliata.

Nella nostra società i veri creativi non sono benvisti e, spesso, chi possiede una personalità creativa, sentendosi diverso, emarginato o inadeguato, finisce per vivere male e con sofferenza la propria autenticità.

Progressivamente (ma inesorabilmente), la creatività, la sensibilità e l’intuizione sono state eliminate dal repertorio dei comportamenti abituali.

La principale artefice di questo annichilimento è la scuola.

I programmi scolastici, infatti, favoriscono l’emisfero sinistro del cervello, quello preposto alla sequenza, alla logica e alla matematica, e censurano l’emisfero destro, sede della creatività, della sensibilità e della sintesi.

Il nozionismo è la discriminante favorita, per avere successo negli studi.

Lungo tutto il percorso scolastico, dalla prima elementare fino al test d’ingresso per l’università, gli studenti sono incentivati ad abbandonare progressivamente l’uso dell’emisfero destro e, giunti al termine degli studi, di fantasia, inventiva, intuizione, immaginazione e originalità non rimane più quasi nessuna traccia.

In più: se durante gli anni della scuola la creatività non favorisce il successo, per entrare nel mondo del lavoro è ancora meno utile e, di certo, non aiuta a trovare un impiego!

Per lavorare, infatti, si deve essere: accomodanti, disponibili, poco esigenti, accondiscendenti e pronti al sacrificio.

Creativi? Meglio di no.

(Troppo mutevoli, troppo imprevedibili… destabilizzanti!)

Purtroppo, però, quando la creatività non trova spazi per potersi esprimere, si manifesta nell’unico luogo rimastole accessibile: il corpo.

E produce sintomi creativi che ne segnalano la presenza insieme con la sofferenza e la repressione.

L’espressività individuale maltrattata e annientata per troppo tempo, produce un malessere fantasioso, originale, e imprevedibile come l’attacco di panico.

Manifestare un sintomo somatico, generare un dolore nel corpo, sono le uniche cose che ancora le è concesso di fare per segnalare uno stile di vita diventato pericoloso.

“Aiutami a cambiare senza cambiare niente, mantenendo inalterate tutte le mie insane abitudini stereotipate e poco creative!”.

Questo sembra essere il messaggio criptato dietro quella paura che assale all’improvviso.

La creatività condensa in un segno tanti significati e l’attacco di panico è un sintomo che porta le stimmate della creatività.

Si manifesta quando all’unicità interiore non è rimasta più nessuna possibilità di esprimersi e racconta, con il malessere fisico, una sofferenza psicologica che non si può comunicare a parole perché chi ne è portatore l’ha nascosta anche a se stesso.

(Bisogna essere dei creativi per avere una patologia che sfugge alle diagnosi e produce sintomi sempre diversi)

L’attacco di panico nasconde e mostra la paura per l’annientamento del pensiero individuale e segnala una staticità nelle funzioni dell’emisfero destro del cervello.

È il sintomo di un tradimento agito contro il proprio cuore, la propria sensibilità e la propria intuitività.

Ecco perché, per curarlo i farmaci non bastano.

Bisogna riprendere in mano il bisogno profondo di inventarsi la vita, di cambiare se stessi e di cavalcare le proprie fantasie.

I sogni e i desideri raccontano i talenti individuali di ciascuno.

Reprimerli, in favore di un’esistenza omologata e conformista, è una violenza che uccide l’espressività personale e fa ammalare di paura.

L’attacco di panico racconta sulla pelle e sul corpo, lo sgomento per una sensibilità che si è dovuta anestetizzare nel tentativo di normalizzarsi, e per una vita senza radici emotive.

È un sintomo imprevedibile e rivendica il diritto all’imprevedibilità, perché imprevedibile è l’esigenza di ascoltare se stessi e imprevedibile è la creatività da cui scaturiscono il cambiamento e l’inventiva.

Riscoprirsi diversi e ricreare ogni volta la nostra realtà, sono i doni che abbiamo perso nello sforzo di renderci normali, e la loro mancanza genera il panico.

Non si può vivere senza assecondare il cambiamento, seguendo il ritmo del proprio cuore.

La creatività è una medicina economica e naturale, tutti ne abbiamo bisogno per vivere.

Quando la eliminiamo dal repertorio delle scelte, togliamo a noi stessi l’unicità e sprofondiamo nella paura.

Chi è creativo non può essere normale.

La normalità annienta la personalità nel conformismo e toglie alla vita il suo significato.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet

« Prev - Next »