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Giu 10 2014

CREATIVITÀ E RIVOLUZIONE

Ho chiamato personalità creativa quella struttura di personalità naturalmente sana, curiosa, avventurosa, appassionata e generosa che la vita ci ha donato alla nascita.

La personalità creativa è il kit che contiene tutti gli strumenti necessari per dare forma al progetto della nostra esistenza e per realizzare il dono che nascendo siamo venuti a condividere nel mondo.

Dalla possibilità di esprimere la personalità creativa, prende forma una società di persone realizzate e felici.

Si tratta, infatti, di una struttura di personalità dotata di empatia, sensibilità, creatività, entusiasmo, poliedricità, adattabilità, cooperazione e flessibilità.

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La personalità creativa è la partenza e l’arrivo del gioco della vita.

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Il nostro stile di vita, malato di competizione, sopraffazione e violenza, impedisce l’espressione spontanea della personalità creativa, incentivando in questo modo tante patologie.

Patologie che sono proprio la conseguenza della deformazione o della censura della sensibilità e della creatività.

Manifestare la creatività e la sensibilità, infatti, ai giorni nostri è una conquista, e non più la naturale conseguenza della crescita e dello sviluppo psicologico.

Aprirsi all’ascolto e alla conoscenza di sé è diventato un traguardo.

Una meta che si raggiunge attraversando la paura e la solitudine, e affrontando la propria individualità fino a fare crescere le parti bloccate, immature e dipendenti, della personalità.

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Avere una personalità creativa integrata e sana, è l’unico strumento per trasformare il mondo.

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La libertà nasce dall’ascolto, dalla comprensione e dall’accettazione delle proprie inclinazioni.

E dall’integrazione della diversità in se stessi.

Per ottenere questa apertura è necessaria una pedagogia attenta alla sensibilità e alle esigenze dei bambini.

Una società evoluta, infatti, è la conseguenza di un’educazione capace di aiutare i piccoli a esprimere tutte le proprie potenzialità, senza paura.

Viviamo in una cultura intrisa di arroganza e di cinismo, e per questo incapace di accogliere e rispettare i bisogni dell’infanzia.

La violenza e l’indifferenza, che purtroppo caratterizzano la nostra specie umana, si ripercuotono gravemente sull’educazione dei bambini, dando forma a una pedagogia nera basata sulla legge del più forte, sulla sottomissione e sull’obbedienza, piuttosto che sull’ascolto delle emozioni e sulla valorizzazione delle diversità.

Diventa così inevitabile, durante l’infanzia, attraversare difficoltà, sofferenze e traumi che, nello sforzo di contenere il dolore e la paura, portano a nascondere la naturale espressione della personalità sotto una corazza protettiva.

Si tratta di un tentativo maldestro perché l’armatura costruita per non soffrire provoca a sua volta sofferenza.

E così, per evitare il dolore, finiamo per procurarcene ancora di più.

Interrompere questo circolo vizioso è la rivoluzione che ognuno di noi ha bisogno di compiere per realizzare le proprie attitudini e per cambiare il mondo, restituendo finalmente a se stesso e agli altri il diritto di esprimere pienamente la propria unicità.

Nella nostra società manifestare la creatività, la sensibilità e l’empatia è diventato un lusso riservato soltanto a pochi coraggiosi esploratori del mondo interiore, e non un modo naturale di essere e di vivere.

Il nostro stile di vita, infatti, sembra fatto apposta per annientare queste qualità.

Poiché viviamo in una cultura malata, siamo costretti a nascondere le caratteristiche naturali della personalità (sensibilità, empatia, cooperazione e creatività) e, per sentirci parte della collettività, finiamo per conformarci a dettami di egoismo, di violenza e di prepotenza.

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Il bisogno di rispecchiamento e la pedagogia nera sono armi di persuasione e controllo dei comportamenti.

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Il bisogno di rispecchiamento e di approvazione, indispensabile per sentirsi parte di un gruppo, ci spinge a cercare il consenso degli altri.

Mentre una pedagogia nera, centrata esclusivamente sulle necessità degli adulti e del potere, avvantaggia le esigenze dei grandi ignorando la delicata sensibilità dei bambini.

In questo modo l’infanzia, lungi dall’essere il periodo dell’ingenuità e della spensieratezza, si trasforma in una via crucis di sofferenze, incomprensioni e traumi.

Cercando di sfuggire il dolore, i piccoli imparano a nascondere e anestetizzare i propri bisogni, desideri e sogni, occultando la spontaneità dietro una maschera di insensibilità e di durezza.

Fino a trasformarsi in uomini tutti d’un pezzo, pronti ad affrontare le difficoltà della vita senza battere ciglio, e a trasmettere ai loro figli la stessa rigorosa educazione priva di inutili sentimentalismi.

In questo modo tanti bambini, vittime dei soprusi dei grandi, umiliati, maltrattati e incompresi, diventano adulti a loro volta artefici della stessa violenza subita da piccoli.

Per spezzare la catena di prepotenza e insensibilità che ha originato il nostro mondo di cinismo, brutalità e indifferenza, bisogna avere il coraggio di ripercorrere all’indietro la strada della crescita e rivivere il dolore dell’infanzia, incontrando, consolando, curando e adottando, il bambino che siamo stati, con l’adulto che siamo diventati.

Soltanto grazie a una nuova comprensione fra l’adulto e il bambino interiore, potranno prendere forma la pace e la libertà che desideriamo realizzare nel mondo e potrà nascere una cultura finalmente a misura dei bambini, rispettosa della sensibilità, dell’emotività e della creatività di ciascuno.

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La rivoluzione si compie dentro di noi.

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Il cambiamento interiore porta, inevitabilmente, verso un’innovazione esteriore.

La pace, l’armonia, la cooperazione e la libertà derivano dalla capacità di accogliere la propria storia individuale senza censure, accettando ogni aspetto di se stessi con comprensione e senza giudizio.

E permettendo alle parti immature della personalità di svilupparsi fino a realizzare completamente il potenziale creativo che portano con sé.

Quando gli adulti avranno riscattato la loro infanzia, e riletto la loro storia con occhi nuovi, potremo avere un mondo finalmente libero dalla violenza e dall’emarginazione, e sviluppare una pedagogia capace di aiutare i piccoli a manifestare i propri talenti e la propria creatività, invece che reprimerne le potenzialità trasformandoli in soldatini spaventati e ubbidienti, apparentemente conformi alle regole e segretamente nemici di se stessi.

Cambiare il mondo è la conseguenza di un cambiamento interiore che permette di trasformare il razzismo coltivato contro di sé e contro la propria sensibilità e creatività, in ascolto, accettazione e integrazione.

Dalla tolleranza della debolezza e della diversità prende forma una società che non discrimina e non emargina, e nasce quel sentimento di autonomia e responsabilità che porta alla cooperazione, al superamento dell’egoismo e alla profonda comprensione dell’unicità di ciascuno.

Il rifiuto, l’allontanamento e la ghettizzazione sono sempre conseguenza di una non accettazione di sé.

Quando il bene degli altri diventa anche il nostro bene, l’empatia può finalmente esprimersi e la creatività può dispiegare tutto il suo potenziale, senza limitazioni.

Solo così la diversità diventa unicità e acquisisce il suo valore di novità e di trasformazione.

Una società evoluta è capace di rispettare ogni cultura.

Ma, soprattutto, ha imparato a non uccidere la sensibilità, l’ingenuità e la mitezza nei bambini e nelle specie animali diverse da quella umana. 

Carla Sale Musio

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Mag 21 2014

INTELLIGENZA CREATIVA

Dentro ciascuno di noi esiste un’intelligenza creativa caratterizzata dalla capacità di spostare il punto di vista fino a scoprire possibilità nuove nelle cose di sempre.

Grazie a questa intelligenza possiamo scegliere se osservare il mondo assecondando il criterio della prevedibilità e delle consuetudini, o rischiare l’imprevedibile avventurandoci lungo sentieri di conoscenza ancora inesplorati.

L’intelligenza creativa è il più grande antidoto all’infelicità perché rivela soluzioni inaspettate anche davanti ai problemi apparentemente irrisolvibili.

Ogni rivoluzione interiore nasce dalla possibilità di ridefinire se stessi e l’ambiente circostante fino a raggiungere un diverso modo di interpretare la realtà.

Situazioni, cose, fatti e avvenimenti contengono sempre un ampio numero di opportunità che, per abitudine o pigrizia, finiamo per leggere in una sola maniera, imprigionando noi stessi dentro uno stereotipo interpretativo e limitando la profondità della vita a uno schema prestabilito e convenzionale.

In questo modo atrofizziamo l’intuizione e la creatività, diventando vittime di quella che in gergo psicologico è chiamata fissità funzionale, ossia la monotona riproposizione di un cliché sempre uguale a se stesso.

La fissità funzionale (ma forse sarebbe meglio chiamarla fissità disfunzionale) è l’opposto dell’intelligenza creativa e indica l’incapacità di scoprire prospettive nuove.

L’invariabilità e la ripetitività sono la conseguenza di una rigidità nel pensiero e nella personalità, e segnalano un blocco nell’evoluzione individuale.

Mentre l’intelligenza creativa permette di trovare soluzioni inaspettate per risolvere i problemi, la fissità funzionale ci inchioda alle difficoltà facendole apparire insormontabili.

L’inflessibilità con cui un solo codice interpretativo s’impone sulle altre possibilità espressive, infatti, porta a riconoscere esclusivamente l’aspetto più evidente delle cose, impedendo all’inventiva di sperimentare strade alternative per raggiungere i propri obiettivi.

Così, mentre la creatività ci conduce spontaneamente verso il cambiamento e l’acquisizione di altre conoscenze, la fissità funzionale ci incatena al conformismo, paralizzando la plasticità indispensabile per esplorare equilibri nuovi.

L’originalità, l’intuizione e l’ingegno scaturiscono da un pensiero flessibile e incline alla trasformazione, mentre l’ostinazione, il pregiudizio e la monotonia, sono aspetti tipici di una personalità in difficoltà davanti al cambiamento e alle novità, e segnalano un pensiero stereotipato e convenzionale.

L’intelligenza creativa ci porta a modificare spesso il punto di vista permettendoci di osservare le cose da un’altra prospettiva.

In questo modo si libera nella psiche una corrente di positività capace di stimolare l’autostima e la realizzazione personale.

Possedere un’intelligenza creativa è un presupposto indispensabile per una vita libera, ricca di entusiasmo e di significato, e costituisce l’antidoto naturale alla depressione.

La poliedricità che caratterizza questo tipo di intelligenza permette di scoprire soluzioni e possibilità invisibili a un’osservazione intrappolata negli stereotipi.

Soluzioni e possibilità che, invece, si rivelano improvvisamente quando si accende l’intuizione creativa, illuminando nuovi percorsi di conoscenza. 

Per esempio, nell’immagine qui sopra riuscite a vedere il bambino?

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STORIE DI CREATIVITÀ

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Rebecca sta preparando l’esame di antropologia culturale quando scopre di avere un fibroma all’utero per il quale dovrà essere operata.

L’ospedale si trova in una città vicina e il medico la informa che, pur trattandosi di un’operazione semplice, il suo ricovero durerà circa una settimana.

Rebecca non è mai stata ricoverata in ospedale e l’idea di essere lontana da casa, in un ambiente nuovo, circondata da persone sconosciute, priva di forze e piena di dolori, la terrorizza.

Così ha rimandato la data dell’intervento a dopo l’esame e, per esorcizzare la paura, si butta a capofitto nello studio.

Leggendo i rituali di passaggio delle tribù primitive, però, improvvisamente vede la sua vita in una luce diversa.

Non più vittima di un problema sanitario ma intrepida protagonista di una cerimonia iniziatica in cui si decreterà il suo passaggio nell’età adulta.

Togliere il fibroma, infatti, ha la funzione di consentirle in futuro di avere dei bambini suoi.

L’ospedale diventa così la giungla irta di pericoli e belve feroci, dove affrontare coraggiosamente le sue paure, soglia simbolica da oltrepassare per diventare grande a tutti gli effetti, conquistando la maturità e il diritto a entrare a pieno titolo nel mondo degli adulti e delle madri.

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Dando fondo a tutti i suoi risparmi Claudia è riuscita ad acquistare un appartamento piccolissimo.

Un soggiornino, una camera da letto, un bagno appena più grande di un metro quadrato e un balconcino dove stendere.

“Devo prendere le misure anche per il sapone liquido perché se compro il formato famiglia non passa dalla porta!” si lamenta, scherzando con le amiche.

“Forse avrei fatto meglio ad aspettare e mettere da parte ancora qualcosa, invece di accontentarmi di una casa così piccola. Purtroppo, con i soldi che avevo, avrei potuto permettermi soltanto un camper…” riflette tra sé.

Ed ecco la folgorazione!!

Certo!

Di colpo la sua non è più una casa angusta ma… una roulotte enorme, dotata di ogni confort!

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Da quando si è separata Nunzia vive in un monolocale insieme a Francesca, la sua bambina di sei anni.

Francesca vorrebbe avere una stanza tutta per sé ma, trattandosi di un appartamento in affitto, non è possibile realizzare opere murarie.

Per accontentarla Nunzia inventa uno spazio nuovo circoscrivendo, con tante scatole di cartone dipinte a colori vivaci, un angolo intorno al suo lettino.

Uno spazio segreto e colorato dove Francesca potrà nascondersi o giocare insieme alle sue amiche, e dove potrà riporre i vestiti, i giocattoli, i libri di scuola, le scarpe, i peluche… e tutte le cose che fanno parte del suo mondo.

Carla Sale Musio

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Apr 21 2014

TRAUMI INFANTILI E CREATIVITÀ

La creatività è la caratteristica che contraddistingue la specie umana, il dono che siamo venuti a condividere con gli altri esseri viventi.

Nasciamo tutti con una personalità creativa naturalmente portata a esplorare, conoscere, scambiare, amare, creare, trasformare e migliorare.

La creatività è un’energia spontanea e naturale che spinge a esprimere le peculiarità e i talenti, dando forma a un modo di essere unico e speciale.

Creare significa abbandonare i criteri abituali con cui interpretiamo le cose per esplorare un punto di vista nuovo.

La capacità di mettere da parte il proprio mondo per accogliere in sé l’esperienza di un altro è il fondamento dell’empatia.

Quest’apertura interiore ci porta a sperimentare un’idea nuova, grazie alla quale diventa possibile realizzare un diverso modo di fare le cose.

La salute mentale è strettamente legata alla possibilità di esprimere la propria creatività nella vita di tutti i giorni.

Infatti, senza questo ingrediente prezioso l’esistenza perderebbe il suo significato per ridursi a una sequenza di doveri senza senso.

Tutti i bambini sono naturalmente creativi, curiosi, privi di pregiudizi e desiderosi di sperimentare la realtà da innumerevoli punti di vista differenti.

La creatività è alla base della fantasia, dell’immaginazione, dell’inventiva e della genialità ma anche dell’ascolto, della partecipazione, della condivisione e dell’amore.

È il presupposto dell’entusiasmo, della voglia di vivere e della realizzazione personale.

Creatività ed empatia camminano insieme dando forma a un percorso di arricchimento e di trasformazione senza fine.

La vita stessa è un processo di cambiamento in cui tutto si modifica per diventare costantemente nuovo e migliore.

I bambini lo sanno d’istinto.

Gli adulti invece lo dimenticano e, spesso, condannano se stessi a una monotonia esistenziale da cui originano tante patologie mentali e fisiche.

Empatia e creatività, vitali e spontanee nei piccoli, troppe volte si estinguono nell’esperienza dei grandi perché il bisogno di riconoscimento, accettazione e amore spinge a nascondere i talenti naturali pur di ottenere l’approvazione dagli altri.

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CREATIVITÀ ED EMPATIA PORTANO A VIVERE CON INTENSITÀ TUTTE LE SITUAZIONI

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L’apertura davanti ai sentimenti è il presupposto che permette all’energia creativa di manifestarsi e di fluire.

Bloccare l’espressione delle emozioni conduce inevitabilmente a censurare la creatività che, privata del suo naturale nutrimento emotivo, limita l’avventura della vita a un cumulo di abitudini, prevedibilità, ripetitività e controllo.

Il nostro modo di vivere, improntato a soddisfare principalmente le esigenze dell’economia, non ha rispetto per la sensibilità interiore e tende a considerare le emozioni come se fossero velleità improduttive, disprezzabili e inutili.

In quest’ottica, sensibilità e creatività sono considerate buone soltanto per perdere tempo, espedienti per evadere dalla realtà e dalla materialità della vita.

Uno stile educativo inflessibile e prevaricatore imperversa insidiosamente negli spazi dedicati all’infanzia, censurando l’ascolto dei sentimenti a vantaggio di una disciplina rigida, centrata sui bisogni dell’adulto e funzionale al mantenimento del potere di pochi e della sottomissione di molti.

Da questa pedagogia nera hanno origine la maggior parte dei traumi e delle sofferenze infantili.

Sofferenze che portano alla costruzione di un falso sé apparentemente ben adattato alla realtà sociale ma profondamente disfunzionale e patologico.

Ne segnalano l’esistenza gli inspiegabili attacchi di panico e le tante depressioni senza causa che affliggono la nostra vita “moderna”.

Per proteggersi dalla propria vulnerabilità emotiva i bambini sono costretti a chiudersi all’ascolto dei sentimenti, impedendo all’empatia e alla creatività di fluire naturalmente ed erigendo dei blocchi nell’espressione del carattere.

Blocchi che, col tempo, provocano una deformità nella loro personalità creativa e che portano allo strutturarsi di una struttura difensiva chiamata appunto: falso sé.

Il falso sé nasconde le ferite infantili sotto una maschera che impedisce al dolore di emergere e imprigiona, insieme alla sofferenza, anche l’entusiasmo e la voglia di vivere.

L’angoscia dei bambini, infatti, è lacerante e priva di difese e i tormenti vissuti nei primi anni di vita costringono la personalità a limitare se stessa, nel tentativo di evitarne l’intensità, provocando il surgelamento dell’emotività e una pericolosa chiusura esistenziale.

È così che i traumi infantili deformano la naturale poliedricità della personalità creativa arrestandone lo sviluppo naturale e determinando un’alterazione del suo potenziale che,  incapsulato nell’anestesia emotiva, riduce insieme alla sofferenza anche l’espressione dell’individualità e dell’originalità.

In questo modo la ricchezza creativa degli esseri umani viene ingabbiata dentro uno stereotipo emozionale limitante, a sua volta fonte di nuove sofferenze.

Da sempre la psicologia e la psichiatria hanno concentrato la loro attenzione sulle patologie, tralasciando lo studio di come debba essere una struttura di personalità sana, vibrante di entusiasmo e di vitalità.

Le teorie della personalità descrivono un’infinità di tipi psicologici, ognuno portatore di un difetto, ossia di una patologia da curare opportunamente con i farmaci o con la psicoterapia.

Ma, dietro tutte le tipologie, esiste sempre una personalità creativa, avventurosa, libera, poliedrica, empatica, innamorata della vita e pronta a dispiegare tutte le sue potenzialità per dare forma alla speciale unicità di ciascuno.

Inibire la creatività è l’origine e la causa di tutte le sofferenze psicologiche.

Soltanto ristabilendo il flusso vitale dell’energia emozionale e creativa, all’interno della personalità di ciascuno diventa possibile riscattare la salute mentale e restituire alla vita il suo profondo e unico significato.

In natura non esistono i tipi psicologici.

Ognuno è unico e speciale, pronto a guardare negli occhi la diversità e a sperimentare se stesso assecondando il flusso della creatività.

Ognuno scopre la propria originalità di momento in momento, lungo un percorso di crescita e cambiamento senza fine.

Creatività ed empatia sono le uniche armi che permettono di conquistare l’amore e incontrare gli altri nel rispetto, nella condivisione e nell’autonomia.

Carla Sale Musio

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LA PERSONALITÀ CREATIVA

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Apr 15 2014

LA PERSONALITÀ CREATIVA: libertà e complessità interiore

La personalità creativa è quel modo di essere naturale, sano e vibrante di emotività che ognuno di noi porta con sé alla nascita.

Atterriamo nel mondo con una carica innata di empatia e creatività e muoviamo i nostri primi passi spinti dalla curiosità e dal desiderio di incontrare la vita in tutta la sua meravigliosa poliedricità.

La personalità creativa ci rende aperti davanti all’intensità delle emozioni, sensibili e partecipi di tutto ciò che ci circonda, fiduciosi nell’infinità bontà dell’esistenza e desiderosi di dare e ricevere amore.

Tuttavia, la capacità di accogliere i sentimenti, la spontaneità dell’intuizione e il potere della creatività fanno di noi delle creature vulnerabili e impreparate ad affrontare una civiltà che sembra costruita apposta per colpevolizzare ed annientare la sensibilità, la fantasia, l’autenticità e l’empatia.

Appena nati dipendiamo in tutto e per tutto dai nostri genitori e dall’ambiente.

E abbiamo bisogno di aiuto per comprendere e mettere in ordine i messaggi emotivi che affollano il nostro mondo interno.

Gli adulti hanno il compito di insegnarci a contenere le emozioni e a gestirne l’intensità senza reprimerle e senza negarle, accogliendone l’energia fino a renderla uno strumento di comprensione e di conoscenza di se stessi e della realtà.

La creatività è la chiave che permette di esprimere questa grande ricchezza interiore, lo scalpello che forgia il nostro peculiare modo di essere, il dono che ci rende unici e speciali e che siamo venuti a condividere con gli altri in questa esperienza di vita.

Purtroppo però, una pedagogia nera basata sul sopruso e sulla prevaricazione impedisce a chi si occupa dell’infanzia di accogliere e  comprendere i bisogni dei bambini, e trasforma il sostegno (che i grandi dovrebbero offrire ai piccoli) in una dittatura del più forte cui bisogna sottomettersi senza discutere.

Ancora oggi, infatti, sono tanti i grandi pronti a umiliare, prevaricare, deridere, punire, picchiare e sottomettere i piccoli… per il loro bene.

Così impariamo a non chiederci più cosa sentiamo davvero, e finiamo per fare soltanto quello che ci è stato detto di fare, anche quando appare ingiusto e privo di significato.

Questo progressivo estraniarsi dalla verità del proprio mondo emotivo, porta con sé innumerevoli sofferenze e fa sì che si formino delle chiusure nella personalità e nella percezione della realtà, nel tentativo di evitare il dolore.

È in seguito a questi traumi che la nostra originaria e naturale personalità creativa si deforma fino ad abiurare se stessa, generando un falso sé protettivo, cioè una personalità di copertura che nasconde le ferite e i tormenti che questi hanno generato.

Il dolore dei bambini è lacerante, senza confini e privo di tempo.

Esiste immutabile in un eterno presente dal quale non è possibile liberarsi senza l’aiuto di un adulto capace di accogliere, senza censurarla, la complessità e l’intensità del mondo interiore.

In assenza di questa presenza soccorrevole e partecipe, la vibrante creatività che caratterizza ogni essere umano si surgela dentro un’armatura di insensibilità che nasconde le possibilità originarie e la verità individuale, obbligandoci a indossare una maschera conforme ai dettami del più forte, pur di ottenere dal mondo quel riconoscimento e quell’amore che abbiamo sentito di non meritare con la nostra spontaneità.

Dall’amputazione e dalla censura della personalità creativa prendono forma le patologie psichiche che ci costringono a vivere una vita non nostra e che, come una corazza indelebile, ci impediscono di raggiungere proprio quell’amore così disperatamente cercato e desiderato.

La maschera del falso sé, infatti, ottiene sempre un consenso incapace di appagare davvero il bisogno di riconoscimento e amore che ci ha spinto a indossarla, perché, con la sua stessa esistenza, conferma l’idea infantile di non meritare altro che disprezzo, rifiuto ed emarginazione.

Questo circolo vizioso ci allontana sempre più dalla spontaneità e dalla libertà e, dissociando la comprensione di sé dal dolore e dalla verità, impedisce di sviluppare le parti immature della personalità, confinandoci in una ignoranza di noi stessi che genera ulteriore alienazione, chiusura e malattia.

Per superarle e ritrovare la spontaneità, la salute e la libertà, è necessario intraprendere un cammino a ritroso fino a incontrare le parti bambine e rivivere il dolore rimosso e lacerante dell’infanzia, con la consapevolezza dell’adulto.

Nell’inconscio il tempo non esiste e un cucciolo terrorizzato aspetta per l’eternità una presenza amorevole, capace di rassicurarlo e di incoraggiarlo a crescere.

Quando l’adulto di oggi si apre con sincerità al bambino sofferente e spaventato che siamo stati, quel cucciolo incontra finalmente un altro essere capace di dargli l’amore incondizionato di cui ha bisogno per crescere, e il processo di maturazione e accoglienza di se stessi può finalmente riprendere a scorrere.

Dall’incontro delle parti adulte con le parti bambine della personalità si sviluppano la maturità interiore e l’armonia nel mondo.

Occorre rivivere la sofferenza lacerante dell’infanzia lasciando che l’energia emotiva (bloccata nel tentativo di evitare l’angoscia) riprenda a fluire.

In questo modo la creatività e la spontaneità si liberano, permettendoci di evolvere gli aspetti immaturi della personalità.

È così che i danni di una pedagogia nera possono essere superati.

Solo incontrando la totalità del proprio sé, la personalità creativa può aprirsi all’empatia e alla creatività che la caratterizzano, permettendo il fluire della sensibilità e della libertà, e rivelando, nella saggezza della sua poliedricità, il dono che è venuta a condividere nel mondo:

  • Ognuno è unico e indispensabile alla vita.

  • Si può integrare ogni diversità, senza reprimerla e senza emarginarla.

  • Nella creatività ogni cosa evolve armonicamente in qualcosa di nuovo, diverso e migliore.

  • L’amore non è normale. È vero.

Carla Sale Musio

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Mar 22 2014

SI PUÒ AVERE UNA PERSONALITÀ SANA?

Quando gli specialisti parlano di personalità si danno sempre molto da fare nel definire le più svariate patologie.

Ci sono gli introversi e gli estroversi, i depressi e gli ansiosi, i narcisisti, gli ipocondriaci, i bipolari… e chi più ne ha più ne metta!

Basta leggere la descrizione di qualche tipologia caratteriale, in una delle innumerevoli teorie della personalità, per riconoscere un pezzetto di sé in tante identità differenti. Tutte problematiche.

A nessuno degli esperti, però, viene in mente di mettere nero su bianco come dovrebbe essere una personalità sana e vitale.

Sembra che l’obiettivo della psichiatria e della psicologia, più che descrivere una buona condizione psicofisica, sia scovare sempre nuove malattie da curare.

La salute e il benessere non portano guadagni nelle casse delle case farmaceutiche e perciò chi lavora al servizio dei loro interessi preferisce dimenticarsene, privilegiando una definizione del carattere e dei comportamenti in cui sia possibile identificarsi grazie alla presenza di qualche disfunzione.

In questo modo si garantisce una lunga dipendenza dalle cure mediche e psicologiche.

La problematicità porta con sé una sfiducia nelle risorse personali e nella possibilità di far fronte da soli alle difficoltà, e genera insicurezza, stimolando il bisogno di ricevere conferme dagli altri e di uniformarsi ai comportamenti condivisi, per sentirsi accettati.

Questo scenario di conformismo e sudditanza psicologica è indispensabile per vendere con successo tanti prodotti, spesso inutili e costosi.

La sanità non fa tendenza, è di moda la malattia.

C’è un bisogno crescente di condividere la sofferenza, una sorta di gara a chi sta peggio, per conquistarsi la commiserazione degli altri e l’autorizzazione ad abdicare alle responsabilità imposte dalla vita.

Nella salute, infatti, è implicita la capacità di saper scegliere per se stessi.

Le responsabilità di questi tempi fanno paura.

Si preferisce il conformismo alla libertà.

L’indipendenza è giudicata troppo impegnativa.

Mettersi al centro della propria esistenza, significa ammettere che le difficoltà che incontriamo ogni giorno sono la conseguenza di un modo personale di affrontare la vita, piuttosto che il frutto dei capricci di Dio, del Destino, della Sfiga o di qualche altro potere incomprensibile ed esterno a noi.

Prendere su di sé la responsabilità di quello che viviamo, è un azzardo riservato a pochi coraggiosi, intrepidi e solitari avventurieri nell’oceano del conformismo e dell’indifferenza che caratterizzano questa nostra società malata d’ipocrisia.

Ma lamentarsi non serve per cambiare il mondo, serve piuttosto osservare come l’ipocrisia interiore generi un mondo ipocrita e beffardo, pronto a deridere l’indipendenza con la stessa arroganza con cui segretamente abbiamo ucciso la libertà dentro di noi e nella nostra vita.

Così, chi sceglie l’autonomia, e la creatività che ne consegue, deve affrontare il rischio di essere se stesso, diverso e uguale a una realtà che riflette costantemente le scelte compiute nel mondo interiore e che ci tratta nel modo in cui segretamente trattiamo la nostra verità individuale.

La creatività è l’ingrediente base di una personalità sana e piena di energia.

Fa parte del bagaglio genetico di ogni essere umano ed è importante imparare a conoscerla e a gestirla per sentirsi in ottima salute.

La sua espressione ci rende pieni di entusiasmo, di progetti e di possibilità.

Censurarla o reprimerla, invece, colora di grigio la vita e ci lascia emotivamente svuotati, privi di partecipazione e di significato nel portare avanti le incombenze quotidiane.

La creatività è la premessa dell’originalità e dell’unicità di ciascuno, il suo potere trasforma le cose di ogni giorno in momenti speciali, rivelando punti di vista sempre nuovi lungo il percorso di evoluzione e di crescita che chiamiamo vita.

La sua peculiarità è la scoperta di un modo di osservare le cose: in costante cambiamento.

Spostare il punto di vista, infatti, ci aiuta a vedere in profondità e arricchisce le esperienze di possibilità nuove.

Possibilità che stimolano trasformazioni e novità.

In questo modo la creatività ci fa diventare grandi e competenti e ci fa sentire piccoli e inesperti.

Infatti, se da una parte la sua poliedricità arricchisce di saggezza le esperienze, dall’altra le sue infinite potenzialità ridimensionano l’egocentrismo e l’onnipotenza rammentandoci la nostra marginalità di fronte al Tutto.

La creatività è un modo di essere. Permette di dare espressione alla vita e di osservare ciò che ci circonda con curiosità, ammirazione e rispetto.

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Creatività e libertà camminano insieme, consentendo alla unicità di ciascuno di interagire col mondo, in una danza i cui passi si rinnovano di momento in momento.

La responsabilità è la via che conduce alla scoperta della creatività dentro di sé.

Creare, infatti, significa scegliere e perciò assumersi le proprie responsabilità.

L’originalità che, per definizione, caratterizza ogni processo creativo impedisce la delega, facendo emergere l’autonomia e la libertà individuale.

Accettare pienamente la creatività porta a osservare le scelte personali con lucidità ed evidenzia la responsabilità di vivere la vita procedendo lungo il percorso mutevole e cangiante del proprio punto di vista.

Abbiamo tutti una personalità sana e creativa, vibrante di salute e di possibilità, libera di esplorare lo sconosciuto interpretando la realtà in forme sempre nuove e migliori.

Abbiamo tutti il dovere di esprimere la nostra unicità, affrontando la solitudine e la profondità di essere noi stessi.

Abbiamo tutti il bisogno di scoprire e condividere la creatività, accogliendone la diversità con amore e rispetto.

Ma soprattutto, abbiamo bisogno di sperimentare l’autonomia, consapevoli che solo nella libertà interiore prende forma la salute e finalmente può realizzarsi un mondo a misura di tutti.

E non solo di pochi.

Carla Sale Musio

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Mar 04 2014

LA CREATIVITÀ È ENERGIA

La creatività è l’energia di cui è fatta la vita.

Senza questa misteriosa e inafferrabile propulsione, infatti, non esisterebbe niente.

La creatività permea la nostra sensazione di esistere, motiva le passioni, stimola il desiderio di conoscenza, libera l’avventura, portandoci a scoprire la verità profonda nascosta dietro quel velo di apparenze che comunemente chiamiamo realtà.

La creatività non si può definire, non si può catturare, non si può riprodurre in laboratorio e non si può comprare.

Si può solo viverla, sperimentandone dentro di sé il potere magnetico e misterioso.

Ma che cosa s’intende con la parola: creatività?

A dispetto di ciò che si crede comunemente, la creatività non è un’abilità artistica.

È creatività: tutto ciò che rende unica e speciale l’esistenza.

Creatività è sperimentare un punto di vista nuovo!

È l’entusiasmo che hanno i bambini.

È un pensiero che attraversa la mente, colmo di ispirazione.

È la sconfinata bellezza di un fiore.

È una danza intensa di passione.

È una carezza che asciuga le lacrime.

È una forza capace di cambiare il mondo e trasformare la vita.

La creatività è il segreto della felicità.

Ma per raggiungerla, per esprimerla e per viverla bisogna saper affrontare la solitudine e la soggettività che l’accompagnano.

Creatività e soggettività vanno insieme.

Non è possibile sperimentare la creatività cercando conferme e approvazione perché, per definizione, la creatività è originalità, novità, cambiamento e trasformazione e perciò, incompatibile con la necessità di omologarsi a scelte prestabilite e convenzionali.

Tutto ciò che è comune, standard, conforme o uguale, è sempre l’antitesi della creatività.

Per questi motivi i bisogni di riconoscimento e di appartenenza si scontrano spesso col desiderio di percorrere nuove vie.

L’originalità non è conforme.

Esplora verità ancora impensabili e incontra una dura opposizione da parte di chi ha bisogno di ancorarsi alle proprie certezze per sentirsi al sicuro.

Esprimere la propria creatività rende liberi e realizza la missione che ognuno, nascendo, è venuto a svolgere nel mondo e a condividere con gli altri.

Ma l’autonomia individuale ostacola il predominio dei pochi sui molti e perciò, nei secoli, la creatività è stata combattuta e messa al rogo in nome del potere e del controllo.

Tanti uomini e donne hanno pagato con la vita l’espressione della propria genialità intellettuale, umanitaria, filosofica, scientifica o artistica.

Oggi la globalizzazione ha ridotto quasi a zero il potere miracoloso della creatività annientandolo in nome di un conformismo sempre più totalizzante e coercitivo.

Le malattie, la sofferenza, la violenza e la progressiva perdita di significato dell’esistenza sono la conseguenza di questo annichilimento progressivo.

Ma, nonostante tanto ostracismo, eliminare la creatività è impossibile, la sua vitalità risorge dalle ceneri come una fenice, trasformando l’esistenza in una spirale infinita di cambiamento e di novità.

La creatività è un’energia che attraversa il cuore e dà forma alla vita.

Il suo potente entusiasmo interiore è l’unica medicina capace di trasformare gli ostacoli in opportunità.

Bloccare il suo flusso naturale crea dei blocchi che inibiscono l’espressione spontanea di se stessi e impediscono al pensiero di scorrere libero.

Molti sintomi psichici dipendono da una paralisi della creatività.

Infatti, quando l’espressività individuale non trova sbocchi per dispiegare la propria energia, si manifesta nell’unico spazio che trova a disposizione: il corpo.

Attacchi di panico, ansie immotivate, depressioni… segnalano una censura della creatività e sono la conseguenza di idee e comportamenti eccessivamente rigidi e conformisti.

Assecondare la creatività è perciò il primo passo per una vita soddisfacente e ricca di significato.

L’espressione delle sue potenzialità mette fine ai conflitti, alla violenza e alla sopraffazione e riempie la vita di possibilità, permettendo a ogni creatura di raggiungere la realizzazione del proprio potere evolutivo.

Tutte le personalità creative hanno un accesso immediato e spontaneo alla creatività e, per mantenersi sane, hanno bisogno di lasciarla fluire in ciò che fanno.

Questo nella nostra società massificante crea spesso molti problemi, incomprensioni e dolore.

La vita moderna, infatti, sembra progettata apposta per annientare gli entusiasmi dei creativi e promuovere un modello di comportamento unico, stereotipato e insensibile, funzionale al consumismo e ai guadagni delle multinazionali.

Per far emergere la creatività è necessario superare la diffidenza che da secoli ne incatena l’energia, permettendosi di ascoltare con fiducia la propria soggettività, senza ostinarsi a cercare conferme.

Liberare la creatività significa combattere il pregiudizio dentro di sé, sciogliendo i blocchi e medicando le ferite che ne impediscono il dispiegarsi. 

Solo ritrovando la chiave del potere creativo individuale potremo costruire una società capace di accogliere senza discriminare e di trasformare la diversità in ricchezza e valore.

Per tutti.

 Carla Sale Musio

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Ott 11 2013

CREATIVITÀ, LEADERSHIP E POTERE

Le persone che amano il potere non hanno mai una leadership adeguata perché non sono capaci di pensare nell’interesse di tutti.

Il desiderio di emergere sugli altri li spinge a mettersi in vista e a ricercare posizioni di comando ma la brama narcisistica dell’autorità ostacola il raggiungimento di un’organizzazione efficace e centrata sui bisogni, sul rispetto e sulla valorizzazione di tutti i partecipanti.

Per mantenere uno status di guida queste persone cercano di ottenere consensi usando la supremazia, il plagio, la seduzione e la corruzione.

Così facendo finiscono inevitabilmente per anteporre il successo personale al raggiungimento degli obiettivi comuni.

Quando il bisogno narcisistico deve evolversi e imparare a lasciare spazio all’empatia e all’altruismo, la personalità non è adatta alla gestione delle risorse comuni e la leadership è destinata al fallimento.

L’antidoto all’egocentrismo e all’autoritarismo è la creatività, cioè quel bisogno interiore che spinge a scoprire punti di vista nuovi nelle cose di sempre.

La creatività conduce le persone a disinteressarsi del potere e dell’autorità.

Troppo occupati a tradurre in realtà le loro ispirazioni, i creativi non amano le gerarchie, la competizione, la sopraffazione (e nemmeno la vittoria).

Preferiscono concentrare le proprie energie nella trasformazione e nel cambiamento di se stessi e di ciò che hanno intorno.

Proprio queste caratteristiche fanno di loro degli ottimi leader.

Una buona leadership tiene conto delle esigenze di tutti e sa distribuire le competenze valorizzando le capacità e lasciando che ciascuno metta i propri talenti al servizio dell’interesse comune.

Chi è capace di cogliere le qualità presenti negli altri è anche (inevitabilmente) dotato di empatia e propenso a gestire i ruoli di comando senza prevaricare.

Questo succede quando il pensiero è orientato verso il raggiungimento di un benessere capace di coinvolgere se stessi e gli altri in uguale misura.

La creatività di solito si accompagna all’empatia.

E l’empatia è l’ingrediente base dell’altruismo.

Creatività ed empatia sono i requisiti fondamentali di una buona gestione della leadership e fanno sì che le personalità creative si trovino spesso a guidare e organizzare gli altri.

Anche se non sempre è facile riconoscere la leadership nei loro comportamenti intuitivi, accomodanti e disponibili.

Proprio perché non amano il comando e la sopraffazione, sono spesso dei leader occulti.

Si tratta di leader che non emergono immediatamente ma sanno costruire nel tempo relazioni basate sulla fiducia e sulla reciprocità, e per questo si ritrovano (prima o poi) a gestire le risorse comuni.

Queste persone non amano il potere di per sé, amano l’armonia nelle cose e tra le persone, e si prodigano nel costruire climi emotivamente accoglienti e giocosi, spazi di condivisione in cui sia possibile esprimersi con spontaneità e senza censure.

Per loro la leadership è un compito… inevitabile, un incarico che accolgono in sé come una missione a cui non è possibile sottrarsi.

Sentono il dovere di mettere le proprie risorse al servizio degli altri e lo fanno accollandosi spontaneamente il carico di coordinare le energie di tutti verso un vantaggio comune.

Il benessere di tutti, infatti, è la condizione indispensabile perché sia possibile esprimere creatività ed empatia, e godere insieme di uno scambio capace di arricchire tutti i partecipanti.

Sia la creatività che l’empatia, muovono sempre le azioni di questi leader, semplici e alla mano, portandoli naturalmente a prodigarsi per il raggiungimento di un’armonia collettiva.

Quando è necessario unire le forze per realizzare un obiettivo comune, la personalità creativa mostra tutta la sua autorevolezza, discreta e partecipe, attenta ai bisogni degli altri e capace di riconoscerli in sé anche prima che questi ultimi se ne siano resi coscientemente conto.

Chi è in contatto con la propria personalità creativa ha spesso la consapevolezza delle necessità e degli stati d’animo delle persone con cui interagisce (un po’ come se fosse dotato di un radar interiore in grado di sintonizzarsi sul mondo emotivo degli altri).

Questa consapevolezza può diventare causa di emarginazione da parte di coloro che, sentendosi messi a nudo dallo sguardo “creativo”,  non sono ancora pronti a condividere la propria verità interiore.

In questi casi le risorse della personalità creativa sono combattute o fraintese e può strutturarsi un modo di essere che privilegia la finzione invece dell’onestà e utilizza l’arroganza e la competizione per salvare i propri privilegi narcisistici.

Tanti creativi cercano di sfuggire la naturale propensione alla leadership, mimetizzando le proprie risorse nel tentativo di farsi accettare nonostante la loro scomoda intuizione.

Tuttavia, proprio questo deformarsi pur di ottenere approvazione è la causa di  sofferenze e di  patologie mentali.

La creatività, l’empatia e la leadership sono risorse vitali per il benessere di chi le possiede e della collettività, dal loro riconoscimento e dalla loro valorizzazione prende forma un mondo basato sul rispetto, sulla cooperazione e sulla conoscenza reciproca.

La repressione e l’occultamento di queste preziose potenzialità ci priva dei mezzi indispensabili per vivere insieme e costituisce la radice di tante guerre.

In se stessi e nel mondo.

Carla Sale Musio

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Set 30 2013

LA SCUOLA NON AMA LA CREATIVITÀ

Nasciamo tutti con una personalità creativa e con il compito di armonizzare i due emisferi del cervello e i loro due diversi modi di intendere la realtà.

La via del cuore e la via della ragione s’intrecciano e si combattono nelle esperienze, spingendoci verso il raggiungimento di un equilibrio che arricchisce la nostra vita di possibilità.

Il cuore, infatti, tende a vivere in un immediato (ed eterno) presente fatto di emozione, di coinvolgimento, di colori, di musica, di intuizione e di empatia.

La mente invece ci spinge a ragionare, a fare progetti, a catalogare, a imparare dall’esperienza e a costruire seguendo un prima e un dopo.

Entrambe queste modalità conoscitive sono indispensabili per sentirsi bene e per esprimere la nostra individualità nel mondo.

Insieme costituiscono gli strumenti indispensabili per dare forma alla missione che siamo venuti a svolgere nascendo. 

Da bambini l’alternanza della via emotiva (immediata e immersa in un eterno adesso) con il ragionamento logico (fatto di momenti successivi, di presenza e assenza, di progetti, di pazienza, di conquiste e di riflessione) crea spesso disorientamento, paure e confusione.

Le cose sembrano sempre essere duplici.

E perciò difficili.

L’amore ci riempie di dolcezza trasportandoci in un’estasi dorata e ricca di possibilità, ma poi è così difficile incasellarlo dentro lo scorrere del tempo e mantenere quella sua assoluta sicurezza quando incontriamo il buio dell’assenza, della mancanza e del dubbio.

La logica ci permette di organizzare la vita e i pensieri in forme ordinate e condivisibili ma spesso non riesce a esprimere la danza delle passioni che anima la nostra emotività.

La via del cuore e la via della ragione ci trasportano in terre e percezioni diverse, e ci insegnano a muoverci nella quotidianità utilizzando di volta in volta le risorse necessarie a realizzare i nostri obiettivi.

Entrambe sono indispensabili per esprimere la complessità del mondo interiore e per raggiungere la verità.

L’ingresso nella scuola elementare, però, mette drasticamente fine al lavoro di armonizzazione, iniziato alla nascita, e all’impegno nel cavalcare cuore e ragione insieme.

I programmi ministeriali sembrano fatti apposta per annichilire l’emisfero destro del cervello e stimolare al massimo l’emisfero sinistro.

La grammatica, la matematica, la storia, la geografia, le scienze, occupano la fetta più grossa del tempo trascorso in classe e, mano a mano che passano gli anni, confinano in uno spazio sempre più scarno il disegno, la musica, la socializzazione, la condivisione e l’affettività.

A scuola, infatti, quello che conta sono soprattutto gli apprendimenti logico matematici.

Dell’emozione… se ne può fare a meno!

Al termine della carriera scolastica, l’emisfero destro è ormai ridotto a un ruolo di subordine nell’esplorazione e nella valutazione della realtà.

Mentre l’emisfero sinistro ha conquistato uno status da padrone e, con la meticolosità e la precisione che lo contraddistinguono, mantiene costantemente la propria egemonia nel valutare gli eventi.

È così che la personalità creativa atrofizza le sue peculiarità e camaleonticamente si trasforma fino a corrispondere al modello di comportamento proposto dalla società.

La scuola forma gli individui del domani.

E nel domani della nostra società le funzioni dell’emisfero destro non sono contemplate.

La personalità creativa ha un bisogno naturale e imprescindibile di mantenere attivi entrambi gli emisferi e di esplorare il mondo utilizzando le risorse e i modi di conoscenza di tutti e due.

Disimparare a usarne uno per avvantaggiare l’altro crea un pericoloso squilibrio nella percezione della realtà e provoca la sofferenza mentale che oggi conosciamo e che ha portato all’uso degli psicofarmaci e della diagnosi psichiatrica come mezzo di normalizzazione e omologazione delle differenze e della espressività individuale.

La creatività ci spinge a essere naturalmente diversi, e proprio l’accoglienza della nostra diversità è l’ingrediente fondamentale della libertà e di un mondo basato sull’amore e sul rispetto per tutte le creature.

Annichilire l’emisfero destro significa amputare dalla personalità la sensibilità, l’empatia, l’emotività, l’immaginazione e la genialità.

La sua mancanza di funzionalità ci rende idonei a trasformarci in un popolo di consumatori ubbidienti, privi di fantasia e di iniziativa e pronti ad arricchire le tasche dei pochi che da sempre governano i molti.

Per questo la scuola è la principale responsabile dell’occultamento della personalità creativa e dell’incremento di quelle patologiche “strutture di personalità” di cui parlano la medicina e la psicologia nei loro manuali di psicopatologia.

Ognuno di noi nasce sano e portatore di una personalità creativa fatta apposta per esprimere i talenti e le peculiarità individuali, per realizzare i doni che  siamo venuti a condividere nella vita.

Ma dalla arbitraria prevaricazione della mente sul cuore ha origine un mondo fatto di ingiustizie, di sofferenza, di violenza, di pregiudizi e di insensibilità. 

Chi possiede una personalità creativa si ritrova perciò davanti al difficile compito di ripristinare l’equilibrio tra la logica e la sensibilità, tra l’ordine e la creatività, tra la regola e il caso, tra il caos che alimenta la vita e la sequenza che ci permette di leggerla.

Per riuscirci è necessario andare oltre gli insegnamenti della scuola e superarne il limite, occorre ridare valore alla profondità di se stessi, all’imprendibile che sta dietro la materialità delle cose e ne determina il valore.

La personalità creativa ci spinge a riabilitare il potere dell’unicità individuale, dell’esperienza affettiva, dello scambio, della cooperazione, della condivisione, dell’indipendenza, dell’autonomia e della libertà.

Considerati poco importanti dai programmi ministeriali, questi bisogni (caratteristici di un emisfero destro attivo) spingono i ragazzi a isolarsi e a disinteressarsi agli argomenti scolastici, proprio perché inconsciamente ne intuiscono il limite e la pericolosità.

In difficoltà davanti al tentativo di uniformarsi al modello acritico e sottomesso del “bravo studente”, i creativi hanno spesso un rendimento scarso e difficile a scuola e vivono momenti di emarginazione e sofferenza.

(Basta leggere le biografie di  tanti grandi geni per averne una testimonianza inconfutabile.) 

Riconoscere le modalità di funzionamento dell’emisfero destro, con il suo corollario di empatia e creatività, permette ai genitori e agli insegnanti di aiutare i ragazzi ad affrontare le inevitabili difficoltà della scuola senza perdere il contatto con la ricchezza e la vitalità del proprio mondo interiore.

Per far questo è indispensabile che gli educatori per primi abbiano compreso la propria personalità creativa e le sue peculiarità.

Soltanto l’esperienza personale, infatti, permette di abbracciare l’empatia e la creatività senza rifugiarsi in un teorizzare accademico, privo di sensibilità e perciò poco convincente.

Carla Sale Musio

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Giu 10 2013

ISPIRAZIONE: il fuoco sacro della vita

Si dice che l’arte sia la conseguenza di un’irrinunciabile ispirazione.

Di colpo, la personalità è rapita, magnetizzata e posseduta da un incoercibile impulso a creare!

Nessun bisogno esterno può competere con questa possessione interiore che spinge i creativi a realizzare l’opera del loro ingegno immergendosi anima e corpo nella creazione, senza che niente possa distrarli.

In quei momenti non ci si ricorda più di avere un’identità, una fisicità, dei pensieri e delle cose da fare… tutto scompare davanti alla necessità di far emergere dal nulla qualcosa che prima non c’era e dopo è lì, finalmente sotto gli occhi di tutti.

Il processo creativo ci trasporta dentro un diverso codice di conoscenza.

Un codice basato sulla sintesi e non sull’analisi, sull’essere e non sul riflettere.

Per potersi abbandonare all’ispirazione è necessario lasciarsi andare a quel fervore che cresce dentro monopolizzando l’attenzione, e permettere alla parte destra del cervello di attivarsi, mentre la sinistra cede la sua abituale supremazia mettendosi in stand by.

In quel momento tutte le peculiarità dell’emisfero destro si mettono in azione (sintesi, emotività, colore, ritmo, totalità, passione…) e la sua percezione del mondo fa sì che l’istintualità esprima finalmente il proprio sentire.

Quando si crea qualcosa, non è importante analizzare, misurare, quantificare, classificare… queste operazioni appartengono alla logica, non all’arte.

Durante l’attività creativa: si diventa ciò che si fa.

Si conosce per immedesimazione.

Si sperimenta la totalità e si perdono i confini.

L’empatia amplifica se stessa fino all’acme.

E l’anima emerge in tutta la sua divinità.

Creare ci trascina dentro una corrente energetica che è la stessa dell’amore, consentendoci di dare forma a un’estetica del cuore.

Non c’è bisogno di parole e non ci sono regole, durante l’ispirazione creativa usciamo dal tempo e sperimentiamo l’infinito, con la sua totale assenza di limiti.

In quei momenti il corpo può raggiungere prestazioni superiori a quelle che normalmente gli attribuiamo e ciò che riteniamo impossibile, di colpo, diventa possibile.

Le personalità creative accedono spontaneamente a questo processo e lo sperimentano spesso.

Per loro la creatività è un modo di essere che affianca la logica, ampliandola e arricchendola di contenuti intimi, magici, spirituali.

Nel tempo in cui si è posseduti dall’ispirazione creativa, è quasi impossibile comunicare e interagire con gli altri, perché la creatività non utilizza un codice lineare ma un sentire profondo che si esprime e si relaziona diventando ciò con cui entra in contatto.

Quando si è alle prese con una comunione di questo tipo, cioè con la realizzazione di un progetto creativo, non è possibile occuparsi di nient’altro.

La personalità è totalmente assorbita in ciò che sta facendo e tutto il resto scompare dalla percezione.

Come quando si fa l’amore.

Se un creativo è all’opera… non gli si può parlare, non si deve interrompere e bisogna lasciarlo stare finché la possessione non esaurisce il suo corso.

Solo allora la personalità riprende il contatto con le modalità lineari della conoscenza, ricordandosi chi è, cosa fa, come si chiama, eccetera…

Interrompere il processo creativo è come interrompere un orgasmo.

Provoca un grande malessere e un senso di frustrazione e dolore.

Il contatto con l’anima ha bisogno di essere accolto e ascoltato fino in fondo perché permette di unire il mondo spirituale a quello materiale e di lasciar fluire la divinità nella realtà.

L’energia della creatività, come quella dell’amore, scorre senza tregua e bisogna imparare a cavalcarla senza esserne travolti.

Questo percorso fa parte della missione che ognuno di noi ha scelto venendo al mondo.

E ci aiuta a ritrovare il senso della vita.

Al termine di un atto creativo spesso ci si sente svuotati, come se avessimo ballato per una notte intera.

Proprio perché la capacità di cavalcare l’onda della creazione, catalizza le forze e richiede un grande impegno emotivo che monopolizza tutte le risorse fino al termine del processo. 

In seguito, una volta ritornati allo stato abituale della conoscenza, potrà avere inizio il dialogo con l’opera d’arte.

Un discorso muto in cui l’artista, contemplando il risultato del proprio lavoro, permette all’opera di srotolare nel tempo tutto il suo messaggio.

È in questo modo che il sacro ispira la creazione, che lo spirito si fa carne, che l’arte annuncia la parola della divinità.

Creare è un po’ come pregare.

Significa entrare in contatto con ciò che di più alto e puro esiste dentro di noi.

Naturalmente ispirazione e creatività non appartengono soltanto alle arti riconosciute: pittura, scultura, poesia, musica, danza, scrittura, teatro.

È arte allattare il proprio bambino, è arte camminare consapevolmente, è arte mettere la propria passione in ciò che si fa, è arte guardare la vita con gli occhi dell’anima, è arte tutto quello che facciamo immersi nello stato creativo, spinti da un’illuminazione che trascende la materialità e la arricchisce di contenuto.

Bloccare questa naturale espressione dell’anima, fa ammalare ed è l’origine di tante sofferenze psicologiche.

Normalizzarsi, cercare di essere come tutti gli altri, conformarsi a comportamenti prestabiliti, significa arrestare il fluire naturale della dimensione interiore, impedire alla realtà spirituale di manifestarsi nella vita, ostacolare il processo creativo senza permettere alla propria unicità di prendere forma.

Non si può bloccare la creatività senza pagarne a caro prezzo le conseguenze

L’estasi creativa è una passione inarrestabile e potente durante la quale avviene un incontro con la propria parte divina e si aprono le porte del mondo spirituale.

L’ispirazione è la stella che guida i nostri passi nella vita, aiutandoci a ricordare che ognuno di noi è Dio.

Carla Sale Musio

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Dic 03 2012

Sensibile, intuitivo, altruista? ATTENZIONE! Potresti avere una personalità creativa…


La personalità creativa è… uno stile di vita ricco di sensibilità e di inventiva.

Un modo di essere naturale e spontaneo in tutti gli esseri umani.

Per natura la specie umana è aperta, curiosa degli altri e desiderosa di scoprire e condividere.

Purtroppo, però, proprio a causa di questa innata disponibilità è facile influenzarne i comportamenti.

L’attenzione verso il prossimo e l’affettività fanno di noi una razza addomesticabile.

E, nel corso del tempo, creature ciniche e senza troppi scrupoli si sono approfittate della nostra indole mite e cooperativa per usarci come strumenti al servizio di una smodata ambizione di potere.

È così che una piccola elite tiene in mano le sorti del mondo.

Grazie alla suggestione, a sofisticate tecniche psicologiche e a un impiego abile e scaltro di competenze ipnotiche e manipolazione di massa, i pochi che gestiscono le sorti di molti ridisegnano quotidianamente il nostro pensiero, portandoci a scegliere le cose, le situazioni e le emozioni che hanno previsto per noi.

Siamo creature naturalmente amorevoli, pronte a collaborare e disposte a porgere aiuto durante le difficoltà ma la nostra fiduciosa disponibilità… ci rende pericolosamente manipolabili.

Lo studio del comportamento animale rivela il funzionamento della reciprocità nelle specie diverse dalla nostra e mette bene in evidenza come un’insopprimibile curiosità (quello che comunemente è chiamato: bisogno di fare amicizia) presti facilmente il fianco allo sfruttamento e all’abuso.

Tanto negli animali quanto negli esseri umani.

Tra gli animali, l’addomesticabilità è un requisito essenziale per la selezione, l’allevamento e lo sfruttamento al servizio dell’uomo.

Più una razza è domestica più aumentano i rischi e le probabilità che venga utilizzata a vantaggio della razza umana.

Ma, proprio come per gli animali, anche per le persone è stato valido nei secoli lo stesso principio.

Progressivamente e impercettibilmente, quella piccola elite che governa il mondo ha coltivato il conformismo e fatto crescere l’indifferenza nei nostri cuori, affievolendo l’istinto e la sensibilità dalle percezioni coscienti fino a eliminarli quasi del tutto.

Grazie a un sapiente uso delle suggestioni emotive e delle tecniche di plagio, ciò che avevamo di amabile, dolce e pronto a donarsi si è trasformato in bisogni che hanno ben poco a che vedere con la disposizione naturale degli esseri umani.

Questa innaturale forzatura verso necessità poco spontanee e indotte da altri è causa di molteplici sofferenze psicologiche e genera tanta violenza nel mondo.

Numerosissime patologie mentali hanno origine da esigenze e desideri provocati artificialmente a discapito del primordiale bisogno umano di voler bene e di manifestarlo.

Ritengo che la personalità creativa sia la struttura originaria della nostra specie, il suo peculiare modo di essere naturale e spontaneo.

Purtroppo, questa nostra innata capacità di amare e la nostra istintiva creatività nel tempo si sono atrofizzate quasi del tutto, sepolte sotto una coltre di prescrizioni, emotive e comportamentali.

La personalità creativa è perciò una tipologia sana e naturale che, a causa delle manipolazioni subite, è stata resa irriconoscibile e sommersa sotto molte patologiche strutture di falso sé, insensibilità e cinismo.

Questa invisibile lobotomizzazione dell’autenticità, però, non colpisce tutti gli individui con la stessa intensità e mentre per molti seguire la corrente è diventato una necessità, alcuni incontrano ancora enormi difficoltà nel tentativo di conformarsi ai modelli prescritti.

Sono proprio questi ultimi ad avere una personalità creativa ancora pulsante e manifesta.

Gente scarsamente plagiabile e in possesso di un emisfero destro del cervello, attivo e vitale.

Persone che, non riuscendo a seguire gli standard imposti dalla società, spesso sono guardati con sospetto, incompresi, derisi, rifiutati o emarginati.

La personalità creativa segnala l’esistenza di una psiche capace di mantenere vivo il bisogno di cooperazione a dispetto del bombardamento psicologico subito quotidianamente.

Infatti, la libertà e l’autonomia che caratterizzano questa struttura di personalità, permettono a chi la possiede di non perdere mai il contatto con la propria istintiva verità.

Sono uomini e donne, dotati di una grande affettività.

Creature capaci di cogliere il mondo interiore anche dietro le apparenze.

Esseri muniti di una naturale sensitività.

Chi possiede una personalità creativa sente con forza il bisogno di riportare l’umanità al suo originario stato di disponibilità e condivisione.

Si tratta di anime venute al mondo per svolgere il compito prezioso di aiutare gli altri a risvegliarsi e a riappropriarsi della loro naturale amorevolezza.

Il blog Io non sono normale: IO AMO vuole essere un appello rivolto a tutti coloro che si riconoscono in questa tipologia, un aiuto nel diventare più consapevoli delle proprie risorse emotive e creative, e un invito a trovare il coraggio per dare forma e vita alla missione che sono venuti a svolgere nel mondo.

Il cuore non è normale.

È vero.

Carla Sale Musio

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