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Feb 16 2020

COLTIVARE LA CREATIVITÀ…

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LA PERSONALITÀ CREATIVA

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Feb 13 2020

CREATIVITÀ E PSICOTERAPIA

La creatività è una risorsa indispensabile per il benessere e la salute mentale, perciò durante un percorso di crescita personale occorre liberarne le potenzialità nella psiche.

Spesso le persone creative sono creative anche nei sintomi.

E vivono malesseri che la medicina non riesce a spiegare.

Escono dalle casistiche dei protocolli scientifici e cercano inconsapevolmente di essere viste nella loro unicità proprio utilizzando le sofferenze che lamentano.

Tuttavia, chi realmente deve occuparsi della creatività interiore sono le persone stesse.

E cercare di ricevere un po’ di attenzione con i sintomi è un modo creativo di chiedere aiuto che si attiva quando non siamo capaci di darci autonomamente la giusta considerazione.

Ognuno è responsabile di sé.  

E ha il compito di amare e curare la propria vita perché solo così potrà prendersi cura anche degli altri.

La creatività è il motore della realizzazione personale.

Coltivare la creatività significa dare spazio al proprio modo (unico e speciale) di essere al mondo e ascoltare la voce dell’intuizione, della sensibilità, della originalità e della fantasia.

Questo non vuol dire vivere in una realtà magica e irreale, al contrario!

Significa realizzare una società a misura di ciascuno, costruendo i presupposti dello scambio, della cooperazione e della solidarietà.

I creativi sono persone che amano cambiare.

Cambiano punto di vista, gusti, ambienti, situazioni, obiettivi, strategie, soluzioni…

Sono poliedrici e preferiscono esplorare nuove possibilità invece che competere e primeggiare.

Per loro è più interessante dare forma a qualcosa di nuovo piuttosto che vincere, dominare o annientare.

La creatività è la medicina che la vita ci ha donato per fare del mondo un posto migliore e rendere ogni giornata un’avventura appassionante.

Nella psicoterapia la creatività è la cura.

I sintomi psicologici, infatti, mostrano la creatività con cui ognuno di noi cerca di risolvere le situazioni difficili… senza scontentare nessuno. 

Tuttavia, CAMBIARE senza cambiare niente: è impossibile.

E il lavoro degli psicoterapeuti consiste spesso nell’aiutare le persone a individuare i sogni nel cassetto, le risorse accantonate e le possibilità inespresse necessarie a permettere un fluire libero della creatività nella psiche e nella vita.

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Ma cosa si intende per creatività?

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La creatività è la capacità di spostare agilmente il proprio punto di vista per scorgere soluzioni nuove ai problemi di sempre.

È la possibilità di immaginare usi, funzioni e opportunità diverse.

Chi possiede questa risorsa ha fiducia nella generosità della vita.

La creatività apre le porte dell’empatia e della sensibilità, infatti la ricchezza interiore che deriva dalla coesistenza di tanti punti di vista contemporaneamente rende capaci di immedesimazione e comprensione.

Creatività, sensibilità e empatia camminano a braccetto e rendono le persone capaci di vivere relazioni profonde e durature.

Quando la creatività si ammala anche la vita si ammala.

E si perde il piacere di fare le cose, quel significato che rende ogni esperienza una via di crescita e realizzazione personale.

Il lavoro con la creatività è uno strumento indispensabile nella psicoterapia e (spesso) l’unico in grado di risolvere i sintomi creativi, quelli che sfuggono alle classificazioni del DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) e mettono in crisi gli specialisti.

Mi riferisco agli attacchi di panico, a tante depressioni inspiegabili e a quella perdita di significato che accompagna il male di vivere: la sofferenza più diffusa ai nostri giorni.

Durante la psicoterapia il terapeuta e il paziente devono imparare a fidarsi della propria creatività e permettere all’intuizione di intrecciare la razionalità per dare forma a un modo unico e speciale di lavorare insieme e interpretare la vita.

Carla Sale Musio

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Nov 19 2018

CREATIVITÀ: camminare abbracciando la saggezza e la follia

Quando parliamo di creatività intendiamo quell’insieme di punti di vista, mutevoli e cangianti, che ci permettono di osservare la realtà in modi sempre nuovi.

Essere creativi non è facile, significa assecondare costantemente il cambiamento dentro di sé.

E questo di solito è faticoso.

Tuttavia, è anche l’unica strada per raggiungere quella pienezza di vita capace di farci sentire bene e carichi di entusiasmo.

La creatività presuppone un contatto continuo con la sensibilità che caratterizza il mondo interiore.

La salute mentale costruisce le sue basi sull’ascolto intimo e profondo di se stessi e su una sincerità emotiva… difficile da raggiungere in questa nostra società della finzione.

Il prezzo che paghiamo per sentirci amati comporta spesso la perdita dell’ unicità.

Ci sforziamo di essere come tutti gli altri.

Quando però ci riusciamo… scopriamo di aver perso interesse alla vita.

La depressione è il sintomo di una pericolosa mancanza di creatività, il tentativo estremo e disperato di ricondurci alla nostra essenza per ripristinarne i valori di base: l’amore e la curiosità per ciò che abbiamo intorno.

Per esplorare l’esistenza con desiderio e passione è necessario permettere che i nostri talenti rivelino tutta la loro misteriosa potenza, ascoltando le voci interiori che ci guidano verso mete diverse.

La creatività sposta le prospettive e costringe a cambiare.

Vivere significa mettersi in gioco.

Ricominciare da capo.

Aprirsi ai codici dell’Anima, fatti di sensazioni, intuizioni ed emozioni.

Realtà poco concrete, poco razionali e poco attente agli aspetti monetari.

Quel genere di cose che fanno scrollare la testa agli economisti.

Ma la salute mentale e l’economia sono condizioni molto differenti.

La prima è tesa al compimento della vita.

La seconda è un’invenzione della specie umana volta a incrementare i profitti dei pochi e lo sfruttamento costante dei molti.

Coltivare la creatività significa mantenere vivo il contatto con la propria interiorità e permettersi di seguire i richiami del cuore, la passione che rende bella la vita.

È necessario imparare a fidarsi dei propri Sé Creativi, coltivando l’empatia, la sensitività, l’ascolto intimo, la fantasia, il cambiamento, la solitudine e una molteplicità di punti di vista tutti insieme.

Cose non facili di questi tempi.

Non esistono: una ricetta, un manuale delle istruzioni, un protocollo o un’equazione che garantisca il successo.

Occorre assumersi tutte le responsabilità e tutti i rischi.

Lasciando che la logica, la determinazione e il rigore affianchino i sogni, il desiderio e l’impulsività.

Solo così i Sé Creativi ci regalano gli strumenti necessari all’evoluzione e permettono alla vita di rivelare il suo profondo significato.

Ognuno è unico, irripetibile e speciale.

Per vivere ogni giorno con pienezza, la saggezza e la follia devono camminare a braccetto accompagnandoci nell’esistenza come due alleate.

Inseparabili e fidate.

Carla Sale Musio

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Ago 10 2018

SCOPRI I TUOI SÉ CREATIVI

La creatività è un modo di essere che utilizza coordinate diverse dalla logica, si muove sul filo dell’intuizione e permette l’accesso al mondo sommerso dell’inconscio.

Per questo durante il processo creativo possiamo dimostrare capacità insospettabili e ottenere risultati che normalmente non ci sogneremmo nemmeno di immaginare.

L’estasi creativa è uno spazio magico che si accende (e si spegne) senza l’intervento della volontà, una spinta interiore che permette di non sentire fame, sete, sonno, caldo, freddo… e che ci monopolizza quando siamo immersi in un’attività coinvolgente e appassionante.

Durante il lavoro creativo diventiamo una cosa sola con il nostro progetto mentre tutto il resto sparisce dalla consapevolezza: si perde la cognizione del tempo che passa, non si sente il dolore, ci si dimentica la propria identità… fino a fondersi completamente con l’obiettivo.

Per comprendere il funzionamento della creatività occorre aprirsi all’idea che la personalità è composta da tanti Sé diversi  e capaci di alternarsi nella quotidianità per far fronte alle situazioni che si presentano.

I Sé Creativi sono un gruppo di possibilità espressive che favoriscono l’emergere della creatività, regalandoci possibilità nuove per risolvere i problemi e affrontare le sfide dell’esistenza.

Per scoprire le caratteristiche di queste risorse esaminiamo nel dettaglio sette aspetti diversi:

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IL SÉ POLIEDRICO

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Questo Sé regala la capacità di vedere le cose sotto diverse prospettive contemporaneamente.

È quello che ci permette di immaginare l’arredo nuovo del soggiorno, che ci aiuta a trovare le parole giuste per consolare un amico in difficoltà, il burlone che imprevedibilmente rovescia i termini di un discorso facendo scoppiare a ridere l’uditorio.

La capacità di osservare la vita da un’altra angolazione è l’ingrediente fondamentale della creatività.

Le persone che hanno un buon rapporto con questo Sé possiedono una bacchetta magica per trasformare le difficoltà in risorse.

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IL SÉ PARANORMALE

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La paranormalità non gode una buona fama nell’immaginario collettivo e spesso è associata a fenomeni di spiritismo o esibizioni da baraccone.

Tuttavia, i fenomeni paranormali sono molto comuni tra i creativi perché appartengono alle peculiarità dell’emisfero destro del cervello (quello preposto alla creatività, all’intuizione e all’immaginazione).

Il Sé Paranormale ci permette di essere al posto giusto nel momento giusto.

E poiché attinge da una conoscenza istintiva non ha bisogno di utilizzare la logica.

Quando gli prestiamo ascolto: possiamo sapere chi ci sta telefonando anche senza guardare lo schermo del telefono, possiamo scegliere istintivamente di passare per una strada diversa ed evitare traffico o incidenti, possiamo intuire i sentimenti e i pensieri di chi ci sta vicino.

Affiancare le conoscenze di questo Sé alla razionalità (che utilizziamo abitualmente) permette di avere una marcia in più nell’affrontare la vita.

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IL SÉ EMPATICO

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L’empatia è la capacità di comprendere e vivere i sentimenti degli altri come se fossero i propri.

È una risorsa indispensabile in tutte le professioni di aiuto e l’ingrediente fondamentale per costruire un mondo basato sulla solidarietà, la cooperazione e la fratellanza.

Il Sé Empatico permette di accogliere i bisogni degli altri e di creare armonia tra le persone, è il presupposto di una leadership sana ed efficace e il fondamento dell’amore.

Ascoltare le ragioni di questo Sé ci rende sensibili, rispettosi e attenti ai valori di ogni forma di vita.

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IL SÉ EGO CENTRATO

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Il mondo interiore è il luogo delle sensazioni e delle emozioni, lo spazio in cui emergono i bisogni personali.

Il Sé Ego Centrato affianca il Sé Empatico aiutandoci a considerare i nostri bisogni insieme a quelli degli altri.

Per godere di una buona salute mentale il Sé Empatico e il Sé Ego Centrato devono cooperare ed essere presenti nella nostra quotidianità.

Infatti, quando prevale il Sé Empatico possiamo cadere in un altruismo patologico mentre se prevale il Sé Ego Centrato possiamo diventare eccessivamente concentrati su noi stessi trascurando le esigenze degli altri.

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IL SÉ SOLITARIO

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Tutti i creativi possiedono un Sé Solitario che li spinge a isolarsi periodicamente per ritrovare il proprio equilibrio emotivo.

Spostare il punto di osservazione con rapidità e agilità porta a vedere la vita da tante prospettive diverse e spesso fa perdere di vista il proprio sentire profondo.

Ecco perché diventa necessario passare del tempo in solitudine, lontano dalle voci del mondo e aperti alla propria verità.

Il Sé Solitario ci ricorda il valore della nostra unicità, permettendoci di recuperare le energie prima di lanciarci in nuove avventure.

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IL SÉ INVENTIVO

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I creativi non amano la competizione, per loro è molto più appassionante dare forma a progetti sempre diversi e… migliori.

Inventare qualcosa che prima non esisteva, riciclare un oggetto regalandogli una nuova identità, risolvere un problema in modo imprevedibile e sorprendente… sono le attività preferite da tutti quelli che possiedono una buona dose di creatività.

Il Sé Inventivo ci ricorda che la vita è trasformazione e ci guida alla scoperta di realtà sconosciute.

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IL SÉ MUTEVOLE

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Il cambiamento è il segreto di una vita piena e appagante.

Ogni cosa, infatti, è destinata a evolvere e, perciò, a modificarsi.

La sofferenza psicologica deriva spesso da una incapacità a cavalcare il ritmo della trasformazione nel tentativo di mantenere inalterate le nostre abitudini.

È vero che una certa dose di stabilità aiuta a sentirsi più sicuri, tuttavia, indulgere nella routine genera una pericolosa fissità e apre la porta alla sofferenza.

Il Sé Mutevole ci aiuta a vivere con entusiasmo e curiosità le situazioni nuove e ci regala una frizzante sensazione di libertà.

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I Sé Creativi sono molti e in continuo cambiamento, come compete alla creatività.

Ognuno di noi deve apprezzare la propria originalità riconoscendo il valore della verità individuale.

L’accettazione e l’ascolto di sé sono i presupposti della salute e della realizzazione personale.

Imparare a osservare la creatività che anima la realtà interiore permette di risolvere le difficoltà che costellano la vita e apre nuovi spazi di accoglienza per se stessi e per le altre creature.

Dall’espressione senza limitazioni e senza censure dei Sé Creativi prende forma una società di persone realizzate e felici.

Carla Sale Musio

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Feb 21 2018

IL BAMBINO CREATIVO

La capacità di comprendere se stessi e gli altri poggia sull’accoglienza della propria originalità e sull’ascolto di quel Bambino Creativo che vive da sempre nel mondo interiore.

Soltanto l’espressione della propria unicità (e dell’ingenuità che l’accompagna) permette alla vita di dispiegare il suo profondo significato e rende la morte meno terribile.

La morte è, infatti, l’enigma più grande della nostra esistenza, l’ignoto che ci terrorizza e che paralizza il desiderio di esplorare la vita.

Vita e morte, però, sono le facce di un’unica medaglia, insieme danno forma al percorso necessario per manifestare la nostra irripetibilità.

Nel mondo interiore abbiamo tutti un Bambino Creativo venuto a donare il suo personale modo di interpretare l’esistenza.

Mi riferisco a quel sentire: emotivo, paranormale, istintivo, volubile, discontinuo, curioso e poliedrico, che fa di noi una persona unica al mondo.

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Emotivo

Ricco di sensibilità, di empatia, di emozione e sempre in ascolto dei vissuti interiori.

Paranormale

Dotato di una potente intuizione e capace di muoversi con disinvoltura nelle dimensioni più rarefatte dell’esistenza.

Istintivo

In contatto con i ritmi e i linguaggi della natura, e in grado di interpretare la vita con immediatezza, senza passare attraverso la logica.

Volubile

Sensibile ai climi emotivi e, perciò, spesso in balia dei movimenti interiori.

Discontinuo

Pronto a buttarsi a capofitto in nuove imprese… dimenticando tutto il resto!

Curioso

Partecipe e attento a ciò che lo circonda, veloce a scoprire modi nuovi di fare le cose.

Poliedrico

Ricco di strumenti e qualità diverse e desideroso di intraprendere percorsi diversi.

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Il bambino creativo possiede gli strumenti per rendere la vita un’esperienza appassionante.

Ma, per poter usufruire della sua ricchezza interiore, è indispensabile affrontare la paura della solitudine, l’angoscia dell’abbandono e l’esperienza della diversità, che intrecciano indissolubilmente la creatività.

Divisi tra il desiderio di manifestare le nostre peculiarità e il desiderio di appartenenza, finiamo spesso per omologarci a uno stile di vita che non ci rispecchia, nell’illusione di sentirci parte della società.

È difficile assecondare il bisogno di condividersi con gli altri senza perdere il contatto con la propria irripetibilità.

Stare insieme è un istinto fondamentale nella natura umana.

Tanto quanto la necessità di esprimere se stessi.

Ecco quindi che l’unicità diventa il traguardo di ogni percorso creativo ma anche il presupposto indispensabile per accogliere la diversità e per poter vivere con gli altri una reale reciprocità.

La Totalità contiene tutti i punti di vista contemporaneamente e questo fa sì che (come insegna la fisica quantistica) dall’universo delle infinite possibilità prenda forma la verità di ciascuno.

Il bene e il male sono i poli di un percorso lineare: fatto di antagonismi contrapposti.

Ma, nella poliedrica circolarità del Tutto, ogni cosa deve essere scoperta e compresa in se stessi, fino a che gli schieramenti cedono il posto a una completezza: fatta di empatia e di conoscenza.

Imparare ad accogliere in se stessi questa complessità è il compito di una esistenza intera, e l’unico strumento che permette di guardare la morte con occhi nuovi.

Infatti, nell’accoglienza della dimensione interiore, la morte non è più l’antagonista della vita ma la complementare espressione di un incessante divenire.

Il Bambino Creativo comprende con il cuore che non ci può essere inizio senza fine, e sa attraversare i paradossi che sussurrano nel mondo intimo.

La sua curiosa partecipazione all’Infinito lo rende pronto ad avvicinare qualsiasi cosa.

Pronto a scoprire la diversità nel proprio essere e nel cuore degli altri.

Carla Sale Musio

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Feb 09 2018

COME TROVARE LO SCOPO DELLA VITA E VIVERE A LUNGO FELICI E CONTENTI

Esiste un pregiudizio diffuso volto a nascondere le potenzialità creative dietro lo stereotipo dell’artista incompreso, costretto a vivere di stenti in mezzo alle disgrazie e alla sofferenza.

Questo luogo comune ha fomentato la convinzione che essere creativi sia una sorta di patologia incurabile, destinata a produrre una vita di sacrifici e di tormenti.

Si tratta di una manipolazione psicologica abilmente diffusa nell’immaginario collettivo allo scopo di trasformarci in tanti soldatini al servizio del miglior offerente.

Solo rinunciando alla creatività, infatti, si diventa malleabili ai voleri di chi ha bisogno di comandare per raggiungere i propri obiettivi.

In questo modo è stato nascosto che la creatività è la medicina più preziosa, l’elisir di lunga vita capace di garantire la felicità, la prosperità, la salute, il benessere e la realizzazione personale a chiunque si permetta di riconoscerne le qualità dentro di sé e di seguirne le direttive.

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CREATIVITÀ: saggezza o follia?

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Esiste un gruppo di individui attratti dal potere e dal dominio e capaci di indurre nella psiche di tanta gente una sudditanza che spinge a rinunciare alla creatività in cambio di uno stipendio e dell’appartenenza a una maggioranza indifferente.

A quella piccola élite che governa il mondo non interessa che le persone abbiano una vita gratificante, preferiscono ottenerne la dedizione per usarle a piacimento.

Per raggiungere i propri obiettivi i pochi che governano i molti non esitano a incentivare le guerre e la violenza, fondando la loro supremazia sul controllo di tante creature docili, arrendevoli e sottomesse.

Ci hanno convinto che la felicità dipenda da qualcosa posto al di fuori di noi, qualcosa che si può ottenere solo grazie all’acquisto di beni sempre più inutili.

E ci nascondono che la realizzazione, l’entusiasmo, la gioia e il piacere, sono la conseguenza di una sana espressione personale e creativa.

Nasciamo tutti con un bagaglio di talenti e con le potenzialità necessarie a forgiare un disegno unico, originale e irripetibile.

La nostra creatività è il dono che siamo venuti a condividere nel mondo e l’unico strumento capace di realizzare lo scopo della nostra vita.

Annichilirne le potenzialità e l’espressione significa mutilare la propria Anima e condannarsi per sempre alla sofferenza.

La creatività, infatti, ci regala le chiavi della nostra esistenza, dando forma a una vita appagante e ricca di significato.

Ma, per aprirsi al suo potere magico è necessario comprenderne le risorse e il valore, e liberarsi dallo stereotipo che l’accomuna impropriamente alla follia.

Essere creativi è un modo di sentir vibrare la vita dentro di sé, è un radar psichico in grado di donarci empatia, conoscenza, genialità, entusiasmo e voglia di vivere.

Per raggiungere la felicità bisogna accogliere in sé quell’espressione unica e speciale che ci permette di realizzare appieno le nostre potenzialità.

Creare significa:

  • vedere possibilità nuove nelle cose di sempre

  • scoprire le soluzioni anche quando tutto sembra perduto

  • trasformare gli ostacoli in possibilità

  • alimentare la resilienza, imparando a uscire indenni dalle situazioni avverse

Creatività, genialità, realizzazione personale e felicità camminano a braccetto, guidandoci a sperimentare una soddisfazione che trasforma la vita in un’esperienza profonda e coinvolgente.

L’unica vita degna di essere vissuta.

Carla Sale Musio

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Lug 24 2015

CREATIVITÀ E PARANORMALITÀ

Chi possiede una personalità creativa ha spesso fenomeni paranormali di vario tipo.

E questo succede già quando si è molto piccoli.

I bambini vivono con naturalezza la paranormalità e, solo in seguito agli atteggiamenti ridicolizzanti o colpevolizzanti degli adulti, imparano a vergognarsene e a nasconderla come se fosse qualcosa di sbagliato.

Nella nostra società tutto ciò che accade a dispetto della fisica, della logica e della ragione è considerato paranormale.

Cioè A-normale, perciò sbagliato e quindi da evitare.

La parola paranormalità non piace.

Evoca sedute spiritiche e malvagità oppure giochi di prestigio e trucchi da baraccone.

La scienza ufficiale la deride e non la riconosce, le religioni la demonizzano e la vietano.

Noi psicologi, che non siamo né scienziati né religiosi, poiché ci occupiamo di mente, psiche e cervello, con la paranormalità dobbiamo fare i conti.

Il termine paranormale indica una serie di fenomeni psichici che trovano spiegazione nelle peculiarità dell’emisfero destro del cervello.

Poiché l’emisfero destro è sempre ben attivo in tutte le personalità creative, frequentemente accadono loro fenomeni paranormali.

L’emisfero destro utilizza una modalità conoscitiva basata sull’immediatezza e sulla sintesi, diametralmente opposta alla più comune modalità dell’emisfero sinistro incentrata sulla sequenza e sullo scorrere del tempo.

I programmi scolastici fanno sì che l’emisfero sinistro si sviluppi maggiormente rispetto al destro, perciò durante la crescita le peculiarità del destro diventano poco attive.

La maggior parte delle persone perde le proprie potenzialità paranormali entro i dodici anni.

Le personalità creative, invece, sono poco addomesticabili perciò, nonostante gli studi, non possono rallentare le attività dell’emisfero destro che in loro rimane sempre molto vitale.

Ecco perché hanno spesso fenomeni paranormali.

I fenomeni paranormali si producono grazie al buon funzionamento del loro emisfero destro che li informa inspiegabilmente e improvvisamente su fatti solitamente conosciuti nel corso del tempo o grazie a una sequenza di passaggi logici.

Oltre alla paranormalità, noi psicologi abbiamo una visione diversa da scienza e religione anche per quanto riguarda il tempo.

Per noi il tempo può presentarsi in due modi differenti.

Uno è lo scorrere del tempo, in cui ci sono: passato, presente, futuro e un durante che trascorre dal passato verso il futuro.

L’altro modo è il tempo dell’inconscio, dove ciò che succede esiste sempre in un costante presente che si conosce grazie ad associazioni affettive.

I traumi, ad esempio, nell’inconscio sono sempre presenti e, anche quando sono passati, mantengono invariate tutte le loro peculiarità. Purtroppo.

Per fortuna, anche i momenti felici mantengono nell’inconscio tutta la loro attualità.

Le proprietà del tempo nell’inconscio spiegano perché chi ha subito un trauma, per esempio un incidente d’auto, non riesce più a salire in macchina senza provare reazioni di paura e di fuga proprio come se l’incidente stesse succedendo in quel momento.

Queste caratteristiche ci aiutano a capire come mai si fa così tanta fatica a chiudere le storie che non vanno bene. Nell’inconscio i momenti belli trascorsi in passato (anche se pochi) esistono in un eterno presente e interferiscono con la consapevolezza delle miserie e delle tristezze attuali.

La paranormalità spiega tanti fenomeni strani che succedono alle personalità creative.

Fenomeni che solo alcuni accolgono con gioia e curiosità mentre la gran parte delle persone li demonizza e li vive con paura.

La scarsa conoscenza dei meccanismi che determinano l’accadere di questi fatti rende diffidenti e spaventati, mentre una maggiore dimestichezza permette di utilizzare al meglio le possibilità a nostra disposizione.

Questi fenomeni non sono pericolosi, anzi! Sono delle risorse in più da utilizzare.

Occorre comprenderli e liberarli dal manto di superstizione che li avviluppa, etichettando chi li vive come un pericoloso portatore di diversità e di negatività.

Aprire il dialogo su questi argomenti aiuta a prendere confidenza con una diversa modalità di conoscenza.

Una modalità immediata e istintuale che le specie animali utilizzano spontaneamente per sopravvivere e comunicare tra loro.

L’istinto si basa su una conoscenza che sfugge ai meccanismi della ragione, ma che può essere altrettanto valida ed efficace.

Ascoltare le proprie intuizioni non significa smettere di pensare o di ragionare, ma utilizzare degli strumenti in più per vivere meglio.

Carla Sale Musio

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Apr 26 2015

HO PAURA DI UCCIDERE QUALCUNO… !!!

Tante persone vivono un’angoscia paralizzante all’idea che un impulso criminale possa invadere la coscienza costringendole a compiere azioni ai danni di coloro ai quali vogliono bene.

In quei momenti, nel loro mondo interno, si profilano scene spaventose e cruente in cui vedono se stesse compiere gesti terribili come su uno schermo cinematografico.

Terrorizzate all’idea che le immagini interiori possano prendere forma nella realtà, queste persone impazziscono di paura e finiscono per cercare un aiuto farmacologico, nel tentativo di sfuggire al malessere suscitato dai loro stessi pensieri.

L’idea che ognuno di noi possa trasformarsi in un killer cinico e spietato è una paura indotta abilmente dalle notizie di cronaca, con l’obiettivo (nascosto) di espropriarci dalla nostra psiche per renderci schiavi di opinioni che difficilmente potranno essere abbandonate in seguito.

L’effetto di questa possessione è di sentirsi fuori luogo e colpevoli, vittime di una presunta patologia mentale capace di paralizzare il cuore fino a renderci pericolosamente crudeli, contro la nostra stessa volontà.

L’angoscia di commettere azioni criminose spinge tante persone a indossare volontariamente una camicia di forza invisibile, chiamata in gergo medico: cura farmacologica e diretta a imbavagliare la creatività in nome di una salute mentale ottenuta artificialmente (a vantaggio delle case farmaceutiche e di chi ha interesse a incrementare un popolo di soldatini conformisti e ubbidienti).

Non è un caso che i mass media riportino il resoconto di avvenimenti delinquenziali ricchi di particolari scabrosi e conditi da immagini sempre più cruente.

Avvenimenti che, secondo i giornalisti, hanno come protagonisti individui del tutto normali, balzati agli onori della cronaca dopo aver compiuto azioni brutali con un’inspiegabile freddezza.

Il quadro della malattia mentale insorta senza aver mai dato alcun segnale suscita in ognuno di noi una curiosità morbosa e fa salire l’audience delle notizie, proprio perché racconta una pazzia priva di responsabilità e di relazioni con la vita di chi la manifesta.

Tuttavia, nella realtà le cose sono molto diverse dai resoconti della cronaca nera.

Dal punto di vista degli specialisti, le persone che arrivano a commettere azioni criminali ne portano le tracce e i sintomi in tutto l’arco della loro esistenza, presente e passata.

I delinquenti sono uomini e donne che da bambini hanno dovuto amputare la sensibilità, per riuscire a sopravvivere in condizioni dove, altrimenti, sarebbero stati sopraffatti dall’insicurezza, dal dolore e dall’impotenza.

Nessun bambino nasce cattivo.

Ognuno di noi viene al mondo carico di fiducia e di emozioni, pronto a condividere con gli altri la propria fragilità e la propria complessità interiore.

Non tutti i piccoli, però, trovano ad accoglierli un ambiente capace di riconoscere l’intensità della sensibilità infantile, e in grado di aiutarli nel difficile compito di gestire e di condividere le emozioni.

Nelle situazioni in cui la psiche delicata dei bambini si scontra con una rigida incomprensione da parte degli adulti si creano le premesse per un pericoloso surgelamento emotivo e perché nell’età adulta si manifesti il distacco (indispensabile a compiere atti criminosi).

Sono situazioni rare, ma sempre chiaramente identificabili nell’infanzia delle persone che commettono gesti brutali e inconsulti.

Questi individui non hanno paura di trasformarsi in criminali.

La loro criminalità si basa proprio sull’indifferenza, sulla freddezza e sul cinismo.

Il surgelamento emotivo, infatti, ha paralizzato le loro emozioni quando ancora erano bambini, e questo meccanismo di difesa fa si che non provino alcuna empatia per le vittime, esonerandoli dai rimorsi e dai sensi di colpa.

I serial killer, gli psicopatici e tutti quei personaggi terribili descritti dalle notizie di cronaca nera vivono senza partecipazione emotiva le azioni agghiaccianti che commettono.

In loro l’unica preoccupazione riguarda la necessità di nascondere le tracce dei crimini, in modo da non venire scoperti, e non il pentimento per le conseguenze di quanto hanno agito.

L’anestesia emozionale, infatti, consente un’imperturbabilità e una premeditazione altrimenti impossibili.

Chi, invece, ha paura di ritrovarsi in balia di un’aggressività incontrollabile, possiede emozioni anche troppo vitali!

E, proprio la capacità di percepire intensamente i sentimenti, scatena la paura di perdere il controllo, mantenendo stabile il confine tra emotività e brutalità.

Così paradossalmente, chi teme di trasformarsi in un mostro, proprio perché vive dentro di sé questa paura, rende attivo un sistema di controllo dell’aggressività.

Mentre chi, invece, agisce con disumanità, ha perso il contatto con l’empatia e con le emozioni e, proprio per questo, si comporta con crudeltà.

Le persone che hanno una personalità creativa possiedono un sistema emotivo potente e sofisticato, e questo a volte fa nascere in loro immagini vivide e cariche di patos, ma la loro immaginazione non tradurrà mai in azioni quelle terribili visioni interiori.

Al contrario, proprio l’esistenza di immagini forti permette all’emotività di sfogarsi senza diventare realtà.

Chi teme di poter uccidere qualcuno ha bisogno di approfondire l’ascolto della propria creatività, riconoscendone le potenzialità e il valore.

Non perché esista il pericolo di trasformarsi in un assassino, ma perché quella paura segnala un blocco dell’espressività individuale.

Quando la creatività non trova la giusta manifestazione nella vita, infatti, si annoda su se stessa dando forma a patologie ansiose e apparentemente incurabili.

L’unica terapia, in questi casi, consiste nel permettere a se stessi di cavalcare l’energia creativa, agendo i cambiamenti indispensabili alla crescita interiore.

Bloccare la propria evoluzione spirituale ed emotiva è il solo crimine che le personalità creative commettono con crudeltà.

Un sintomo contro il quale non servono gli psicofarmaci ma occorre un ascolto partecipe, fatto di comprensione e libertà.

La creatività è l’unica medicina in grado di curare le paure che affliggono il mondo interiore.

Comprenderne il funzionamento dentro di sé è indispensabile per la salute mentale e il primo passo verso una vita migliore.

Per tutti.

Carla Sale Musio

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Dic 28 2014

BAMBINI E CREATIVITA’

La parola creatività indica la capacità di guardare le cose in tanti modi diversi, contemporaneamente.

Le persone creative sviluppano una poliedricità che consente di trovare soluzioni nuove, anche davanti a problemi apparentemente irrisolvibili.

La creatività è strettamente legata all’immaginazione e alla fantasia, e si manifesta spontaneamente nella personalità dei bambini ma, con l’ingresso nella scuola dell’obbligo, lo spazio dedicato alle attività spontanee si riduce drasticamente, a favore degli apprendimenti scolastici.

Le ore di lezione, i compiti a casa, la palestra, il catechismo, le attività integrative… lasciano poco tempo all’inventiva dei piccoli, costringendoli a rispettare programmi che altri hanno deciso per loro.

Programmi che li prepareranno ad affrontare con successo il futuro, pensati per aiutarli a crescere, ma che spesso danno poca importanza al bisogno di creare.

Al desiderio, cioè, di dare forma a qualcosa che prima non esisteva, facendo emergere, dal nulla, una nuova realtà.

La creatività è una risorsa che, purtroppo, si perde crescendo.

E che da grandi è difficile recuperare, sepolta sotto una valanga di doveri (a cui, senza creatività, è difficile fare fronte efficacemente).

Le attività creative sono uno strumento miracoloso di benessere e di guarigione, una medicina spontanea che la natura ci ha donato per migliorare la vita e superare le difficoltà, trasformandole in opportunità.

Perciò è importante che i bambini siano aiutati a non rinnegare questa loro abilità innata e che, invece, possano esercitarla liberamente, sviluppando la capacità di affrontare gli eventi in modi sempre diversi e utili.

Il gioco creativo è, perciò, un’attività indispensabile per i piccoli (ma anche per i grandi) perché consente di liberare le potenzialità individuali e di prendere confidenza con l’intuizione, amplificando le possibilità di risolvere i problemi.

La creatività, infatti, ci permette di accedere a una fonte magica, nascosta nelle profondità del nostro inconscio, da cui si sprigionano risposte e soluzioni insospettate, senza bisogno di passare per la logica.

Quando possono liberare la fantasia, senza troppe censure da parte degli adulti, i bambini manifestano le loro propensioni creative spontaneamente, sviluppando la capacità di affrontare la vita con fiducia.

Al contrario, quando la creatività è inibita o peggio ridicolizzata, cede il posto al conformismo e alla necessità di ricevere approvazione e stima adattandosi a modelli di comportamento preconfezionati, piuttosto che liberando le risorse individuali.

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Ma cosa bisogna fare per sviluppare la creatività e quali sono i giochi creativi?

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Chiamiamo creative tutte le attività, ludiche e poco strutturate, che permettono di stimolare l’inventiva.

Nei giochi creativi si utilizzano prevalentemente materiali poco dispendiosi e facilmente reperibili, che lasciano aperta la possibilità di interpretare le cose in modi sempre diversi.

Una scatola vuota, ad esempio, può diventare una culla, una casetta, una prigione, un castello… secondo le situazioni che il bambino ha deciso di rappresentare.

Il gioco creativo non prevede l’utilizzo di giocattoli costosi, tende piuttosto al riutilizzo, alla trasformazione e al riciclo, e si basa sulla possibilità di trovare nuovi usi per gli oggetti.

Nelle case dovrebbe esserci una stanza o, almeno, un angolo dedicato alla creatività.

Uno spazio in cui avere sempre a disposizione: colori, stoffe, colla, forbici, cartoncini, nastri, semi, tappi… e tutto ciò che la fantasia può utilizzare per inventare.

Naturalmente la presenza di un adulto, che sostiene e incoraggia la creatività, è un riferimento necessario perché le potenzialità spontanee dei piccoli possano dispiegarsi.

I bambini, infatti, imparano soprattutto grazie all’imitazione e l’esempio dei grandi, unito all’incoraggiamento, è un sostegno imprescindibile per permettere loro di esprimere tutte le proprie peculiarità espressive.

Coltivare la creatività permette di avere una marcia in più nell’affrontare la vita.

Sviluppa l’autostima e favorisce una sana cooperazione.

Per le persone creative la condivisione, infatti, è un momento importante, che favorisce spontaneamente la fratellanza, rendendo inutili la competizione e la sfida.

Tutti i creativi sostengono che dare forma a qualcosa di nuovo e migliore sia molto più interessante che vincere o sopraffare.

In un mondo psicologicamente sano, l’unica sfida che valga la pena di affrontare è quella con se stessi.

Carla Sale Musio

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Dic 16 2014

CREATIVITÀ E SENSITIVITÀ: modi diversi di conoscere il mondo

L’a-temporalità è uno stato della coscienza in cui si è talmente concentrati da non avere più la percezione del tempo che passa.

Le personalità creative entrano con facilità in questo stato psichico e può essere difficile programmare le cose con loro.

L’a-temporalità ci permette di diventare un tutt’uno con quello che stiamo facendo.

Gli artisti, di solito, chiamano questo modo di essere ispirazione o estasi creativa.

Gli innamorati ne sono posseduti in certi momenti d’intimità e i mistici lo sperimentano nella contemplazione o durante la meditazione e la preghiera.

Tutti quanti entriamo in una condizione di a-temporalità quando siamo talmente immersi nei nostri pensieri da non accorgerci di nient’altro.

In quei momenti usufruiamo di un’attenzione totale e focalizzata.

Sperimentare questo stato di coscienza consente di perdere il confine tra se stessi e il resto del mondo e di diventare un tutt’uno con l’oggetto della nostra attenzione.

In questo modo si può accedere a una conoscenza per appartenenza, diventando letteralmente quello che si vuole conoscere.

Non è un processo logico, però è naturale.

Appartiene alle modalità di conoscenza dell’emisfero destro del cervello.

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FENOMENI MOLTO-NORMALI

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Le personalità creative alternano alla conoscenza lineare questa conoscenza per identificazione, in virtù della quale hanno spesso fenomeni intuitivi e sensitivi.

Si tratta di eventi ingiustamente chiamati paranormali (un termine che spaventa e infastidisce perché evoca spettacoli da baraccone e spiritismo).

I cosiddetti fenomeni paranormali sono invece fenomeni molto normali.

Capitano a tutti e sono più frequenti di quanto non si creda.

Le persone, però, preferiscono non raccontarli troppo in giro per paura di essere derise o emarginate.

Purtroppo tutti gli accadimenti che la logica non riesce a processare sono collocati comunemente in quella A-normalità che fa paura.

I fenomeni intuitivi e sensitivi non sono ammessi dalla scienza ufficiale perché (non essendoci distinzione fra se stessi e l’oggetto della conoscenza) seguono un criterio soggettivo che ancora non sa gestire e perciò non annovera tra i suoi criteri di ricerca.

Il cuore e i criteri soggettivi sono strettamente imparentati.

Il nostro cuore legge il mondo utilizzando sempre parametri soggettivi.

Questo significa che non è replicabile, non è riproducibile e non si può clonare.

Ma non vuol dire che non sia reale.

La nostra irripetibilità è unica e reale.

Ci permette di sentire con chiarezza la verità di quello che stiamo vivendo.

Il cuore non è normale.

È vero.

Carla Sale Musio

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