Tag Archive 'bambini'

Lug 15 2021

ALLATTAMENTO E PREGIUDIZI

“Quanti anni ha il tuo bambino? Lo allatti ancora?”

Questa è una delle tante frasi che spesso, le mamme che allattano, si sentono dire, talvolta accompagnata da un mix di stupore, incredulità e sdegno.

Ma com’è che un atto relazionale unicamente chiamato a coinvolgere principalmente la diade (e poi la triade) diventa oggetto di approvazione o disapprovazione sociale?

In parole povere, perché alle persone da fastidio una mamma che allatta un bimbo che non è più un neonato?

Sono diversi i pregiudizi e le pressioni sociali che ruotano attorno alle tematiche dell’allattamento, e spesso essi provengono da contesti talmente vicini alla mamma o si compiono in maniera così pressante che la mettono in crisi nel filtrare e proteggere se stessa e le scelte fatte con il suo bambino dagli attacchi esterni.

I pregiudizi rivolti alle mamme sono molteplici: la donna che allatta oltre il divezzamento (introduzione di altri cibi dopo il sesto mese di vita) viene spesso vista come una madre che non è in grado di ritagliarsi i suoi spazi personali, una madre totalizzante che non riesce a staccarsi dalla simbiosi con il suo bambino, una madre che non investe nella relazione con il partner e una donna che opta per tutta una serie di rinunce lavorative e sociali annullandosi nella sua individualità.

Ancora una volta il ruolo della donna viene visto in maniera passiva e succube.

Questo stereotipo arriva come contro-reazione alla cultura arcaica e maschilista in cui la donna viene concepita tale unicamente nei suoi ruoli di madre e moglie.

Per far fronte a questo pregiudizio quindi, si è creato il pregiudizio opposto: la donna è tale solo quando non è moglie e madre, di conseguenza si ricade comunque nello stesso errore di considerare una mamma come un essere passivo e non dotato di una propria autonomia decisionale.

Perché bisogna cadere per forza dentro questi schemi stereotipati e privi di flessibilità?

Perché una donna che allatta non può, allo stesso tempo, avere una relazione soddisfacente con il proprio partner ed essere libera di gestire la propria attività lavorativa e la sua vita sociale tenendo anche conto dei suoi bisogni e della responsabilità che ha deciso di assumersi come genitore?

Restituiamo alle donne la giusta immagine di persone libere e autonome nelle scelte che le riguardano poiché rimandando ad esse tale visione stiamo davvero mettendo fine ai pregiudizi che ruotano attorno a qualsiasi scelta ed andiamo verso la consapevolezza che ogni persona sia unica nella propria complessità.

Martina Mastinu

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Lug 09 2021

GENITORI BABBANI E BAMBINI MAGHI: un’evenienza molto frequente

Nascere in una famiglia di babbani per un mago significa spesso vivere in mezzo alle difficoltà, soprattutto durante l’infanzia.

Infatti i babbani ignorano la magia e considerano importante solo ciò che si può toccare, misurare, pesare e, soprattutto, monetizzare.

Al contrario, essere maghi comporta una percezione attenta ai richiami del mondo interiore e in contatto con la natura e i suoi poteri.

I piccoli maghi seguono le proprie intuizioni con la stessa attenzione con cui ascoltano le parole dei grandi e questo può generare confusione quando gli adulti deridono i saperi magici.

Lo stigma della diversità (o, peggio, dell’anormalità) incombe sull’identità dei giovani che, per paura dell’emarginazione, non sempre riescono a mantenere vive in se stessi le capacità creative.

Capita spesso che i bambini, sentendosi derisi e criticati a causa della loro sensitività, finiscano col cancellare le tracce di quella conoscenza ancestrale per conformarsi ai dettami della concretezza, della produttività e dell’omologazione.

Ma la magia non può essere eliminata dalla psiche con un atto di volontà e questo fa sì che, nonostante i tentativi camaleontici di trasformare se stessi, i maghi finiscano per sentirsi fuori posto in un mondo che ignora l’esistenza dell’invisibile e la profondità della vita.

Ecco quindi che spesso si rivolgono agli psicologi per ritrovare le chiavi delle loro potenzialità creative.

L’amore è la magia più grande che esista.

Tuttavia, proprio per amore, i piccoli possono arrivare ad annullarne le tracce in se stessi nel tentativo di sentirsi apprezzati da chi si prende cura di loro.

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ANNIENTARE L’AMORE NON È POSSIBILE

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Neanche quando lo si fa per amore.

E la sofferenza che consegue a questi sforzi rende insicuri, fragili e spaventati.

I maghi nati da famiglie insensibili alla magia sono costretti a scoprire il potere creativo senza ricevere nessun aiuto e devono fare costantemente i conti con la propria inesperienza.

I fenomeni naturali accadono sempre e comunque, ma la mancata conoscenza delle risorse interiori rende inquieti e inquietanti agli occhi di chi ha ottuso la propria intuizione e per principio non vuole comprenderli.

Per fortuna la natura dona spontaneamente suo aiuto.

E la crescita di questi bambini è costellata da eventi misteriosi (e provvidenziali) che, come fiammelle nel buio, insegnano la presenza della magia.

Sono manifestazioni naturali venute a ricordare all’umanità l’esistenza di un potere più grande della ragione (e del bisogno di controllo), fenomeni che sovvertono le leggi della fisica per fare spazio ai codici del cuore.

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STORIE DI AMORE E DI MAGIA

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Martina ha dodici anni ed è in viaggio con la scuola.

Una mattina si sveglia presto e… l’assale la nostalgia.

Non è mai stata tanti giorni lontana da casa.

Le mancano le chiacchiere con la mamma e le sorelle.

Vorrebbe sentirle al telefono, ma si vergogna di quella dipendenza.

Teme di sembrare ancora una bambina agli occhi delle sue compagne di stanza.

Per rincuorarsi scorre le foto archiviate sul cellulare.

“Chiamatemi voi…” pensa tra sé.

Passano pochi minuti.

E lo schermo si illumina.

È la mamma!

“Tesoro, come stai? So che sarai di fretta ma volevo sentirti solo un momento…”  

***

Quando ha bisogno di qualcosa Rebecca chiude gli occhi e lascia che la sua intuizione le mostri dove può trovarlo.

È un metodo infallibile.

Nella sua mente compaiono immagini o consapevolezze che indicano i luoghi in cui può recuperare o acquistare proprio ciò che sta cercando.

In genere usa questa capacità per scoprire velocemente i capi di abbigliamento che le piacciono a un prezzo conveniente.

La paghetta settimanale non è alta e per stare nelle spese Rebecca deve fare appello alle sue risorse… magiche.

***

Da qualche tempo un cane randagio gironzola intorno alla scuola.

Manuela ha sette anni e osservandolo dalla finestra della sua classe nota l’espressione triste dell’animale.

Al termine delle lezioni, mentre aspetta che la vengano a prendere, si ferma ad accarezzarlo.

È un bastardino giovane che le scodinzola e subito la segue convinto di essere il suo cane.

La bambina vede arrivare l’auto dei genitori e gli regala gli avanzi della merenda, allontanandosi velocemente per evitare che lui la segua.

“Non crederai davvero che mi venda per un po’ di cibo?! Volevo solo essere tuo amico…”

La piccola si volta.

Il cane è fermo davanti ai biscotti sparsi per terra.

Anche se non se lo spiega, Manuela è certa che a parlare nella sua testa sia stato lui.

D’impulso torna indietro e lo prende in braccio.

“Mamma ho trovato un cane, ti prego… possiamo tenerlo con noi?”

E farà l’impossibile per riuscire a portarlo a casa.

Da quel momento il cane la seguirà ovunque, dialogando in quel modo silenzioso che solo lei capisce senza poterlo raccontare a nessuno.

Carla Sale Musio

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Giu 24 2019

GENITORI, FIGLI, EGOCENTRISMO E FISICA QUANTISTICA

La psicologia ci insegna che i bambini: più sono piccoli e più sono egocentrici.

Atterrano nella vita ancora immersi nella conoscenza dell’Infinito.

E in quello spazio immateriale (da cui provengono) non esistono l’io e il tu, la dualità e la separazione ma tutto è sempre Tutto.

È difficile abituarsi a vivere nel mondo delle polarità e imparare a gestire gli opposti: il bene e il male dentro di sé.

Occorre una esistenza intera (e forse anche più di una…).

Nella Totalità della coscienza non ci sono confini e chi ancora si muove immerso in quella sapienza originaria fatica a comprendere l’identità, la responsabilità, la gestione di sé, il desiderio, l’attesa e la fatica di procurarsi le cose.

Ecco perché i bambini sono egocentrici.

Nel mondo prima della nascita ogni realtà esiste SEMPRE e non c’è bisogno di cercarla o chiederla.

Ogni cosa è a disposizione.

Senza distinzione, senza separazione, senza tempo.

In quel luogo privo di coordinate fisiche non ci sono buoni e cattivi, giusto e sbagliato, mancanza, distanza, dolore o delusione.

È una scoperta lacerante quella che ci aspetta quando arriviamo in questa realtà materiale.

Per comprendere appieno l’immensità della coscienza è necessario sperimentarla da tutti i punti di vista.

E per ottenere questo la Totalità si parcellizza.

Cioè acquisisce tante identità, ognuna in relazione con le altre componenti del Tutto.

Per conoscere ogni aspetto di sé l’Infinito ha bisogno di frammentarsi.

Difficile parlarne senza deformare la percezione.

Difficile capirlo e capirsi.

Le parole sono scatole piccole per contenere ciò che non ha confini.

Eppure…

I bambini arrivano nella vita ancora immersi in quella dimensione originaria fatta di onnipotenza, onniscienza, immediatezza e trascendenza.

Il tutto e il nulla per loro sono presenti, reali e pieni di significato.

Imparare a muoversi nel corpo e utilizzare le leggi della fisicità è difficile.

Istintivamente cercano il potere che caratterizza la completezza e lo identificano nelle persone che li accudiscono.

Ai loro occhi ancora aperti sull’immensità il principio onnipotente prende forma nelle persone che li accudiscono e queste diventano il punto di riferimento, la guida, i depositari del sapere e della verità.

Nel mondo della polarità questo passaggio è fisiologico e necessario a creare l’attaccamento, la relazione e la possibilità di far convivere la dimensione affettiva con quella materiale.

Quando i genitori sono a conoscenza dei meccanismi che determinano la dipendenza infantile possono aiutare i loro figli a conciliare le leggi dell’Infinito con quelle della parcellizzazione, permettendo ai piccoli di sviluppare un sano senso di responsabilità verso se stessi (e verso ogni altra creatura).

Quando invece i genitori pretendono di incarnare la divinità, nel mondo infantile la comprensione della materialità si fonde con l’onnipotenza che appartiene alla Totalità, deformando la percezione della realtà e provocando pericolose idealizzazioni.

Aspettarsi che i genitori possiedano un potere divino dà origine alla maggior parte della sofferenza che esiste nel mondo.

I cuccioli sono naturalmente portati a credere in un principio magico capace di soddisfare ogni loro necessità.

E su questa aspettativa miracolosa e impossibile basano la comprensione degli avvenimenti.

Sono convinti che i genitori conoscano tutte le loro esigenze e sappiano sempre soddisfarle.

Si aspettano che papà e mamma portino avanti il compito di aiutarli a crescere come se fosse l’unico e il più grande dovere della loro vita.

Questo in parte è vero: i piccoli dipendono dagli adulti e senza il loro supporto non potrebbero vivere.

Tuttavia, da qui a credere nell’onnipotenza dei genitori ce ne passa!

Gli adulti sono persone che a loro volta stanno imparando a vivere, bambini cresciuti in mezzo a tante difficoltà e tante sofferenze.

Esiste una catena di inconsapevolezza che si tramanda da una generazione all’altra e riguarda la percezione della Totalità.

Pensare che i bambini siano degli adulti in miniatura ha creato innumerevoli fraintendimenti e provocato altrettanto dolore.

Per realizzare un mondo a misura dei più piccini è necessario comprendere i codici dell’Infinito e ricordarsi che la psiche infantile arriva nella fisicità ancora immersa in quelle verità.

La mancata comprensione di questo principio genera una sequenza di aspettative e delusioni senza soluzione di continuità:

  • I genitori pretendono di incarnare una saggezza e una sapienza impossibili da raggiungere nel mondo della dualità;

  • I bambini sollecitano una disponibilità e un’onniscienza che gli adulti non possiedono.

Manca un dialogo aperto e sincero sulle diverse acquisizioni della personalità (matura e immatura), un confronto onesto che consenta ai più grandi di condividere le incertezze e l’imperfezione lasciando ai piccoli il tempo e il compito di assimilare tutta la complessità della vita.

Ognuno è responsabile di se stesso e delle proprie azioni.

La sensibilità dei bambini si deve abituare all’impatto con l’identità e con la separazione che caratterizzano l’esperienza fisica.

Gli adulti hanno il compito di proteggerli e aiutarli… senza erigersi a depositari del sapere.

Accollandosi il peso della propria incapacità.

Rispettare le fragilità di ogni generazione permette di costruire un mondo basato sull’accoglienza delle tante dimensioni della coscienza e restituisce a tutti il valore e la profondità della vita.

In questa chiave il successo non è il conseguimento di status sociali stabiliti da altri ma l’ascolto di sé e della propria intima verità.

Come insegna la fisica moderna: la vita è il percorso che consente di essere onda e particella insieme, materiale e immateriale, identità e infinito, Tutto e tutti… contemporaneamente.

Carla Sale Musio

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