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Ott 04 2017

IO? … sono un gruppo di identità in convivenza!

Io, io, io, io, io, io…. Ma io chi?!

È difficile definire i contorni di se stessi.

Quella che comunemente chiamiamo personalità non è un monoblocco unico e stabile ma una molteplicità di possibilità espressive in continuo mutamento.

Ognuno di noi è un insieme potenzialmente infinito di identità in divenire.

Identità che si alternano sulle scene della vita a seconda delle circostanze, che cambiano, che crescono, che litigano, che soffrono, che esultano, gioiscono, si mostrano e si nascondono… ognuna a modo suo.

Prendendo le mosse dalla medicina e soprattutto dalla psichiatria, per lungo tempo gli psicologi si sono sforzati di differenziare le caratteristiche di una mente sana da quelle della patologia, senza mai riuscire a descrivere perfettamente le innumerevoli espressioni individuali che di volta in volta presentano i tratti dell’una o dell’altra tipologia.

Oggi tra gli specialisti della psiche si fa sempre più strada l’idea di una pluralità di identità in espansione e in trasformazione, che si manifestano nelle diverse situazioni a seconda delle necessità, delle abitudini, delle paure e delle esperienze che ci troviamo a vivere.

Tanti o sub personalità che rendono ciascuno di noi un universo senza fine di comportamenti, pensieri, atteggiamenti, emotività e sensibilità.

Più che dire io per indicare se stessi sarebbe quindi corretto parlare di noi e differenziare le opinioni dei vari tipi psicologici che ruotano nel mondo interiore dando forma alla nostra peculiare poliedricità di punti di vista.

Questa diversa visione della personalità, non più immutabile e definitiva ma variegata, mutevole e cangiante, descrive con maggiore chiarezza i conflitti interiori che ognuno si trova a gestire nel corso della propria esistenza.

E permette una visione più profonda dei vissuti interiori.

Si aprono così nuove esplorazioni di sé e degli altri, e prende forma una comprensione più precisa, forte della capacità di accogliere ogni punto di vista fino a comporre l’integrità psichica indispensabile per una reale condivisione e necessaria per realizzare una società basata sul rispetto, sulla cooperazione e sulla fratellanza.

La creatività permette di accedere a una pluralità di punti di vista, insegnandoci a scoprire prospettive nuove nella lettura degli avvenimenti. 

Nasce così la possibilità di un’autentica condivisione reciproca.

Prende forma dall’accoglienza in se stessi di una complessità, che fino ad oggi abbiamo chiamato impropriamente io, e modella un ascolto privo di censure, pronto ad accogliere le opinioni diverse dei tanti sé che compongono la personalità di ciascuno.

Poggia sul presupposto che ognuno incarni un aspetto della Totalità e ci aiuta a scoprire nuovi orizzonti espressivi in fondo a noi stessi e agli altri, guidandoci a realizzare una società capace di accettare tutte le diversità (finalmente!).

In questo quadro, infatti, ogni creatura diventa portavoce di una verità che ci riguarda, indicandoci una delle infinite possibilità espressive a nostra disposizione.

La maestria di ogni essere umano consiste nel saper riconoscere le proprie risorse senza discriminare, individuando qualità, punti di forza e lati oscuri… fino a comporre una personale unicità.

Bene e male non appartengono più a schieramenti opposti in lotta tra loro ma danno forma a uno stesso disegno con cui confrontarsi per poter accedere alla propria completa realizzazione.

Questo non vuol dire permettere l’espressione della violenza e della brutalità.

Al contrario, significa identificare dentro noi stessi anche ciò che non ci piace, imparando ad ascoltare i messaggi che si nascondono nelle zone buie della psiche.

Spesso l’ombra porta con sé i doni indispensabili per realizzare la nostra missione nel mondo.

Doni che si rivelano soltanto quando abbiamo preso dimestichezza con l’imperfezione e con ciò che giudichiamo sbagliato o inaccettabile in noi stessi e negli altri.

Oltre il disprezzo e il rifiuto si nasconde una verità intima e profonda.

Imparare a non censurare la bruttezza, che da sempre intreccia la bellezza ad ogni passo, permette di evolvere le parti rinnegate della psiche dando forma a un diverso modo di interpretare gli eventi.

Un mondo nuovo ha bisogno di una cultura nuova.

Se vogliamo costruire la fratellanza dobbiamo imparare a vivere nella fratellanza.

Dapprima dentro noi stessi e poi nelle relazioni con con chi ci sta intorno.

Creatività, molteplicità e trasformazione camminano a braccetto e ci conducono a scoprire in noi stessi il valore dell’integrità e della Totalità che ci appartiene.

Carla Sale Musio

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Ago 15 2017

INFINITE IDENTITÀ

“Viviamo nella convinzione che ciò che è divino debba essere perfetto, ma sbagliamo. 

In realtà è vero il contrario: essere divini è essere integri, ed essere integri è essere ogni cosa, il positivo e il negativo, il bene e il male, ciò che è santo e ciò che è diabolico.”   

Debbie Ford

.

Ogni esperienza ci mostra un diverso punto di vista, evidenziandolo da un insieme di prospettive infinite.

Più cose conosciamo più diventiamo capaci di osservare il mondo con occhi nuovi.

E questo vale anche per la psiche.

Siamo convinti che a ogni persona debba corrispondere una sola personalità:

  • introverso o estroverso

  • sensibile o cinico

  • sadico o masochista

  • maniacale o depresso

  • e così via…

Ma ci dimentichiamo che la vita esiste in un’immensità di sfumature diverse, pronte a coagularsi di momento in momento negli eventi che sperimentiamo.

E questa stessa molteplicità caratterizza anche i vissuti interiori.

.

“Come dentro così fuori.

.

Recita una delle sette leggi universali di Ermete Trismegisto, padre dell’Ermetismo.

Mondo fisico e mondo interiore rispecchiano la medesima poliedricità.

La psiche non è un monoblocco univoco e inamovibile ma un insieme cangiante di possibilità espressive differenti tra loro e pronte a prendere vita al momento opportuno.

Nasciamo duttili, sfaccettati, creativi e abili nel modellare i nostri comportamenti dentro gli schemi prescelti dal nostro ambiente di appartenenza.

Per ottenere approvazione e stima selezioniamo le innumerevoli possibilità di cui disponiamo, assecondando l’indice di gradimento del nostro gruppo e nascondendo, anche a noi stessi, gli atteggiamenti giudicati inadatti.

Sotto la soglia della consapevolezza, rinchiuso in qualche segreta dell’inconscio, esiste un mondo di possibilità inespresse che aspetta di ricevere attenzione.

Sono i tanti sé rinnegati, gli aspetti malvisti dai codici in cui siamo cresciuti, i modi di essere che abbiamo escluso dal nostro repertorio di comportamenti perché considerati disdicevoli, anomali o inopportuni.

Le individualità rifiutate possiedono una grande ricchezza creativa e attendono nell’ombra il momento di manifestarsi.

Accogliere questo mondo variegato e reietto permette di compiere un balzo in avanti sulla via del benessere e della realizzazione.

Ma per riuscirci sono indispensabili:

  • attenzione

  • ascolto

  • forza di volontà

  • determinazione

Perché superare le barriere del pregiudizio non è facile.

Per sentirci amabili e stimabili abbiamo imparato a proiettare i vissuti giudicati inaccettabili, delegando all’esterno gli atteggiamenti che non riusciamo a tollerare in noi stessi.

Il giudizio e la critica, con cui soppesiamo gli altri, occultano abilmente la paura dei nostri lati oscuri e affondano le radici nel mondo intimo e segreto dell’interiorità.

Per vivere una vita soddisfacente è indispensabile armarsi di coraggio e sopportare il peso della propria Totalità espressiva.

.

“Ogni cosa ha il suo opposto.

Il giorno e la notte sono parti di una stessa medaglia.

Giusto e sbagliato non esistono.

Tutto è uno.”

.

Ci rammenta Ermete Trismegisto.

La dualità appartiene alla vita e si trasforma in integrità solo quando possiamo accettarla dentro noi stessi.

Il percorso di conoscenza delle polarità non finisce mai.

Ogni sé apre le porte a un nuovo modo di interpretare l’esistenza e di esplorarla.

Sopportare la tensione fra gli opposti che popolano il mondo psichico significa imparare a non giudicare.

E permettersi un nuovo modo di osservare la realtà, non più schierandosi da una parte soltanto ma integrando il buio con la luce fino ad accoglierne la profondità dentro se stessi.

Riconoscere le personalità rinnegate, senza sfuggirle, senza censurarle e senza giudicarle consente di trasformarne le energie in risorse e apre la strada all’integrità.

Essere contemporaneamente:

  • buoni e cattivi

  • giusti e ingiusti

  • generosi e avidi

  • bugiardi e sinceri…

Crea le premesse per una nuova accoglienza di sé e della realtà.

Questo non significa lasciarsi trascinare dai comportamenti negativi, al contrario!

La consapevolezza ci aiuta a gestire le risorse in modi utili e più produttivi.

Così come un pizzico di sale rende il dolce più gustoso, una dose omeopatica di negatività ci permette di aprire le porte a una nuova pienezza.

Fatta di comprensione libera dal giudizio.

Di plasticità e non di rigidità.

Di partecipazione senza esclusione.

Carla Sale Musio

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Lug 04 2016

STRANE COINCIDENZE…

Grazie ai meccanismi della proiezione e della rimozione la nostra consapevolezza conserva soltanto i ricordi che la psiche è in grado di tollerare, mentre tutto ciò che appesantisce la coscienza viene spostato al di fuori di noi o confinato nell’inconscio.

L’inconscio è per definizione: la zona franca del mondo interiore, il luogo in cui sono archiviate tutte le memorie, senza distinzione di bene o di male.

Per non sovraccaricare la mente, infatti, la maggior parte delle informazioni spariscono in una sorta di ripostiglio dove, per tutelare l’equilibrio psichico, anche gli eventi importanti o traumatici possono essere abbandonati all’oblio.

La specie umana ha un grande bisogno di approvazione e di appartenenza e, per ottenere il riconoscimento del branco, il cucciolo d’uomo usa soprattutto l’imitazione, riproducendo i comportamenti agiti dalle persone che stima ed evitando quelli che provocano derisione o disprezzo.

Si forma così, dentro di noi, un’immagine ideale cui costantemente cerchiamo di assomigliare, mentre tutto ciò che non le corrisponde è nascosto e dimenticato nell’inconscio.

Per raggiungere questo risultato tutti i Sé non conformi al modello vengono fatti sparire e detenuti in luoghi della coscienza privi di ricordi e di memoria.

È grazie a questi automatismi psicologici che il pool dei Sé Primari, al governo della personalità, può costringerci a impersonare sulle scene della vita uno schema di perfezione senza sbavature, evitando che i Sé giudicati negativi intervengano a rivendicare il loro diritto all’esistenza.

Ma l’energia dei Sé rinnegati, continua ad agire sotto la soglia della consapevolezza, attirando in forma mascherata gli avvenimenti che li rappresentano nel mondo esteriore.

Le chiamiamo: coincidenze, sincronicità, fatalità, casualità, destino, disgrazie o colpi di fortuna, ma non possiamo negare a noi stessi la sintonia che esiste tra ciò che ci succede e i pensieri che si agitano nel nostro mondo interiore.

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STORIE DI COINCIDENZE E DI SÉ RINNEGATI

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Carlo ha trentacinque anni e lavora come commesso in un supermercato.

Il suo stipendio non è altissimo ma, fino ad oggi, gli ha consentito di vivere in un appartamentino tutto per sé e di pagare le spese senza dover ricorrere all’aiuto di nessuno.

Per lui l’autonomia è un valore assoluto e non potrebbe rinunciarci per niente al mondo.

Durante l’infanzia un padre esageratamente severo ha umiliato tante volte i suoi tentativi di farcela da solo, alimentando il desiderio d’indipendenza fino al punto che, pur di non essere costretto a chiedergli niente, Carlo ha abbandonato gli studi, le ambizioni e i progetti, mettendosi a lavorare per potersi mantenere da solo.

Da qualche tempo, però, si scopre a fantasticare su un’auto nuova, più agile e scattante della sua vecchia Panda, ormai piena di acciacchi.

Lo stipendio non gli consente troppe frivolezze e il giovane sa bene che cambiare macchina significherebbe aggiungere un’altra rata mensile al suo budget di spese già molto in difficoltà.

Perciò censura i sogni, che il suo Sé Responsabile giudica impossibili, impedendosi di desiderare un’auto migliore.

“La mia macchina va benissimo e, per l’età che ha, è proprio un gioiellino!”

Afferma soddisfatto quando gli amici gli indicano i graffi e le ammaccature che tappezzano la carrozzeria.

Ma un Pilota Di Formula Uno, segregato da sempre in un angolo dell’inconscio, agisce nell’ombra il bisogno di una guida più sportiva, sprigionando segretamente la sua energia fino a quando un incidente imprevedibile costringe Carlo ad acquistare in tutta fretta un’altra auto, usata ma, finalmente, più prestante.

* * *

Francesco è un medico molto stimato perché ama il suo lavoro e lo svolge con grande passione.

Per lui il bene delle persone è un valore importante e dedica la maggior parte delle energie a trasformare le sofferenze dei suoi assistiti in una risorsa di cambiamento e, magari, di miglioramento.

Ultimamente ha intrapreso un percorso di formazione che lo costringe a viaggiare spesso, così, pur di non trascurare niente, finisce col recuperare il tempo speso negli stage privandosi dei giorni liberi.

L’impegno si fa sentire e Francesco vorrebbe fermarsi un poco, ma un Sé Professionale gli ricorda in continuazione la funzione (insostituibile!) che svolge con i pazienti, mentre un Critico Interiore lo riempie di sensi di colpa solo all’idea di concedersi una vacanza.

“Andrò in ferie più avanti, ora proprio non posso!”

Risponde sorridendo agli amici che gli fanno notare la fatica (e continuando a ignorare il suo bisogno di divertimento e di leggerezza).

Tuttavia, il suo Sé Irresponsabile e il suo Sé Inadeguato, insieme a un Che Ama Godersi La Vita, tramano silenziosamente contro quell’eccesso di rettitudine, fino a che un inspiegabile dolore al ginocchio lo costringe a stare a letto per un mese… e a godersi le cure di quanti gli vogliono bene.

* * *

Giorgia ama gli animali e davanti alla loro sofferenza non si risparmia.

Ha salvato tanti passerotti caduti dal nido; un gabbiano che ancora non sapeva volare e i gattini senza mamma che qualche anima pia aveva abbandonato in una scatola, proprio davanti alla sua porta di casa.

Ha adottato i canarini che la signora di fronte lasciava nella gabbietta in giardino, esposti al vento, al sole e alla pioggia; le lumachine trovate in mezzo all’insalata e il cane paraplegico vittima di un incidente, che oggi scorrazza felice con il suo carrellino.

Per lei la vita di chiunque è sempre un valore assoluto e s’impegna come può per aiutare i deboli e gli indifesi.

In questo modo, però, si complica l’esistenza e la sua casa è affollata di amici bisognosi di attenzioni e di cure.

A volte desidera uno spazio tutto per sé, dove sistemare il cavalletto e i colori e disegnare nei momenti liberi, ma poi si dice che in fondo la pittura non è così importante e che la gratitudine dei suoi protetti la ripaga dei sacrifici che deve affrontare per accudirli.

Un Sé Altruista e un Sé Generoso, gestiscono con successo la sua vita, tenendo incarcerato in una segreta dell’inconscio il suo Sé Egoista, l’unico che certamente sarebbe capace di pensare ai bisogni e ai desideri di Giorgia ma che, a loro dire, la renderebbe arida, insensibile e senza cuore.

Ed è proprio questo sé desaparecido a sprigionare una potente energia, distorta e distruttiva come la violenza con cui è stato estromesso dalla vita di Giorgia.

La distruzione, perciò, non tarda ad arrivare e un guasto all’impianto idrico costringe Giorgia a sgomberare proprio lo spazio che sarebbe stato necessario alle sue attività pittoriche, per fare posto agli attrezzi dell’idraulico e del muratore.

Carla Sale Musio

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TUTTO QUELLO CHE NON TI PIACE DENTRO DI TE… ricompare fuori di te!

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Apr 29 2016

QUELLE VOCI NELLA TESTA…


Coltiviamo la convinzione di essere una persona soltanto e, invece, senza saperlo, gestiamo una personalità in multiproprietà, insieme a numero potenzialmente infinito di sé diversi e ricchi di possibilità espressive.

Il problema è che non ne siamo consapevoli.

Anzi!

Siamo convinti di essere gli unici padroni del nostro corpo e della nostra mente.

E questo crea non pochi inconvenienti.

“Non ho potuto resistere”

“Mi ha preso il matto”

“Ero come posseduto”

“Mi sono sentito divorare dalla rabbia”

I modi di dire riflettono un’estraneità interiore che tutti abbiamo sperimentato in momenti diversi della vita, proprio come se un’energia sconosciuta s’impadronisse della volontà guidandola verso scelte, comportamenti ed emozioni in cui poi è difficile riconoscersi una volta usciti dalla possessione.

Ma quella forza aliena che improvvisamente occupa la psiche segnala la presenza di altri proprietari della personalità: i nostri tanti Sé che esercitano spontaneamente il loro diritto di gestione.

Infatti, fino a quando non ne riconosciamo l’esistenza in noi stessi è impossibile regolarne l’alternarsi e usufruire produttivamente delle loro risorse.

Finché nella personalità manca un garante della democrazia nel mondo interiore si attua una pericolosa anarchia che permette ai Sé più forti di spadroneggiare su quelli meno energici, fino a monopolizzare pensieri e comportamenti con un golpe che ne instaura la dittatura.

Abbiamo Sé leciti e Sé illeciti, Sé che ci piacciono e Sé che, invece, rifiutiamo, Sé che gestiscono le risorse della psiche e Sé rinnegati che faticano a guadagnarsi uno spazio di autonomia.

La poliforme varietà espressiva delle nostre tante personalità costituisce una ricchezza che siamo incapaci di utilizzare vantaggiosamente finché ne ignoriamo l’esistenza e non impariamo a gestirne le qualità in maniera funzionale e mirata.

Quello che succede è che di solito ci identifichiamo con un pool di opportunità sperimentate durante l’infanzia e cresciute grazie al rinforzo costante di genitori, insegnanti, amici e parenti.

Sono i Sé leciti: quelli che ci hanno permesso di diventare adulti e di ritagliarci un posto nel mondo.

Grazie a loro abbiamo superato tante difficoltà, imparando a far fronte alle richieste della vita.

Tuttavia, nel tempo sono diventati così importanti (e prepotenti) che oggi separarcene anche solo per poco sembra un’impresa pericolosamente difficile.

In una segreta dell’inconscio, però, stanno rinchiusi i nostri Sé illeciti, quelli che, quando eravamo bambini, hanno incontrato il disprezzo delle nostre figure di riferimento procurandoci umiliazioni, paura e dolore.

Allora abbiamo dovuto escluderli dalla gestione della nostra vita e abbiamo imparato a evitarli, fino a nasconderli alla consapevolezza proiettandone le caratteristiche fuori di noi, su chiunque ne manifesti le qualità, e combattendoli all’esterno come pericolosi nemici.

In questo modo ci priviamo delle loro risorse e limitiamo le opportunità con cui fronteggiare gli eventi.

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SÉ LECITI E SÉ ILLECITI

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Marco ha imparato da bambino che per raggiungere i propri obiettivi occorrono impegno, costanza, dedizione e instancabilità, e per conquistare la stima dei genitori e degli insegnanti ha eliminato dal suo mondo interiore tutti quei Sé che prediligono l’ozio, la contemplazione, il rilassamento e l’abbandono fiducioso.

In questo modo ha sviluppato un’instancabile capacità di fare le cose, censurando il piacere dell’inattività e della riflessione.

Ma i Sé rinnegati, incarcerati nell’inconscio, attirano magneticamente nella sua vita una processione di persone pigre, indolenti e perditempo che Marco disprezza apertamente e invidia segretamente, fino a quando non decide di aprirsi anche ai suoi lati meno operosi, capaci di regalargli quei momenti di riposo di cui ha tanto bisogno e che, senza la loro preziosa presenza, non riesce a concedersi.

* * *

Per farsi voler bene, Adriana ha imparato a mostrarsi servizievole e gentile con tutti ma in un angolo della coscienza ammira le persone che sanno dire di no e rispettare i propri bisogni invece di sacrificarsi costantemente per gli altri.

In lei il rispetto di se stessa ha ceduto il posto al desiderio di compiacere e, senza nemmeno rendersene conto, finisce per lasciarsi sfruttare dalle persone che le stanno intorno.

Un Sé Gentile la fa da padrone nella sua psiche, costringendo alla gogna i Sé che, invece, potrebbero proteggerla con qualche NO pronunciato al momento opportuno.

* * *

Antonello ha scelto la via della bontà: è sempre dolce, accogliente e pronto ad ascoltare i problemi di tutti.

Quando torna a casa la sera, però, gli sembra spesso di non aver concluso nulla e invidia le persone che sono capaci di concentrasi su un progetto senza lasciarsi distrarre da nessuno.

Vorrebbe essere più egoista ma la paura di non sentirsi amato, se smette di pensare agli altri e si concentra di più su se stesso, ha intrappolato la sua assertività dentro una camicia di forza fatta di accondiscendenza, annientando in lui la capacità di perseguire i propri obiettivi.

* * * 

Quello che Marco, Adriana e Antonello devono coltivare è un Io Consapevole capace di modulare le diverse energie in modo funzionale alle esigenze cui devono far fronte di momento in momento.

Finché siamo bambini, le nostre scelte sono condizionate dall’ambiente in cui viviamo e al quale ci dobbiamo adattare.

Tuttavia una volta diventati adulti possiamo ripercorrere all’indietro la strada della crescita, riconoscendo quei Sé che ci sono serviti per integrarci nella comunità e quelli che, invece, hanno dovuto farsi da parte per permetterci di ottenere l’approvazione del mondo.

Imparare a dare un nome alle tante voci che popolano la nostra interiorità, significa permettere alla consapevolezza di scegliere le energie più funzionali alle circostanze e dirigere l’orchestra delle nostre possibilità, senza identificarci totalmente con nessuno ma valorizzando armonicamente le peculiarità di ogni nostro Sé.

I Sé leciti e i Sé illeciti appartengono a una scissione infantile della psiche che priva la personalità di molte risorse.

Il benessere e la salute mentale derivano dalla capacità di accogliere tutti gli aspetti della nostra vita emotiva, integrando i Sé illeciti in uno spazio interiore di accoglienza capace di valorizzarne le peculiarità al momento opportuno e di abbassarne il volume quando invece è necessario ascoltare voci diverse.

Modulare le risorse di ogni Sé in funzione delle circostanze è il traguardo che si raggiunge integrando nella coscienza ogni nostra diversità e legalizzando tutti i Sé, senza confinarli nell’inconscio e senza lasciarli spadroneggiare nella psiche.

Un mondo migliore si conquista eliminando il razzismo alla radice.

Per prima cosa dentro se stessi.

Carla Sale Musio

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Mar 09 2016

PERSONALITÀ MULTIPLE… É SALUTE MENTALE?


Il concetto di identità ci insegna a riconoscerci in un insieme di caratteristiche che ci definiscono e ci rendono unici, inconfondibili e diversi da chiunque altro.

“Sono fatto così…”

“È il mio carattere…”

“Sono un’idealista…”

“Sono un impulsivo…”

Nel linguaggio comune usiamo spesso affermazioni che ci conducono a identificare noi stessi in un gruppo di comportamenti predefiniti.

Siamo convinti che la coerenza sia un indicatore capace di segnalare l’affidabilità delle persone e la stabilità della psiche.

E giudichiamo incoerente, cioè sbagliato, chi si lascia trascinare dagli eventi o dalle emozioni, senza avere un’identità precisa.

Fino ad oggi, le ricerche scientifiche hanno avvalorato questo stile di pensiero, definendo innumerevoli tipi psicologici in cui incasellare i comportamenti e le persone.

Nei testi di psicologia troviamo tante descrizioni minuziose delle diverse strutture di personalità.

Ci sono i melanconici, i flemmatici, i collerici, i sanguigni, gli estroversi, gli introversi, i rigidi, gli orali, i masochisti, gli schizoidi, gli psicopatici… e chi più ne ha più ne metta!

In un crescendo che dalla normalità tracima nella patologia.

Persuasi di conquistare equilibrio, stabilità e attendibilità, ci affezioniamo ai nostri modi abituali di reagire agli eventi e finiamo per interpretare il mondo utilizzando sempre lo stesso tipo di atteggiamenti e restando imprigionati dentro una fissità comportamentale che non lascia spazio ad altre possibilità.

Nasciamo liberi, empatici, creativi e pieni di curiosità, pronti ad avventurarci nella vita per sperimentare le sue multiformi possibilità.

Ma l’inesperienza ci porta a scontrarci molto presto con la sofferenza e con la paura.

E, nel tentativo di proteggerci dalle emozioni sgradevoli, consolidiamo quei comportamenti che ci permettono di evitare il dolore e di ottenere approvazione e amore.

Prende forma così un team di modi di fare che caratterizza e definisce quella che crediamo essere la nostra personalità, mentre tutto ciò che nell’infanzia non ha funzionato viene archiviato in un angolo dell’inconscio.

In attesa di tempi migliori.

Tempi che non arrivano mai, perché l’abitudine struttura una routine comportamentale in grado di reagire automaticamente alle circostanze della vita, senza una partecipazione attiva e strategica della coscienza.

In questo modo la personalità diventa una sorta di automatismo emozionale che, apparentemente, ci consente di evitare la sofferenza, ma, più profondamente, limita le nostre possibilità in un range comportamentale stereotipato e inadatto a far fronte alla poliedricità dell’esistenza.

Aprirsi alla molteplicità dei sé interiori fa paura.

Temiamo di perdere il controllo, finendo preda di atteggiamenti disdicevoli, pericolosi, fuorvianti o patologici.

Ma cosa succede a quelle parti di noi escluse dalla coscienza e relegate in una segreta dell’inconscio?

Nonostante i nostri sforzi per evitarle, non possono sparire e continuano ad agire sotto la soglia della consapevolezza.

Diventando gli artefici di quei piccoli o grandi incidenti a cui non sappiamo trovare spiegazione e che, impropriamente, attribuiamo al destino, alla sfiga, al karma, al caso o al giudizio di Dio.

La personalità non è mai una soltanto ma appartiene a un insieme infinito di comportamenti possibili che l’io sceglie di utilizzare per far fronte alle diverse esigenze della vita.

Siamo convinti di avere un solo sé: capace di prendere decisioni, di compiere scelte, di architettare strategie e di guidarci fuori dai labirinti delle difficoltà.

Tuttavia, la realtà interiore è assai diversa da quello che comunemente si crede.

Il mondo psichico è popolato da innumerevoli personalità che si propongono alla coscienza per offrirle i propri talenti e la propria visione della vita.

Ogni personalità appartiene a un sé e possiede un suo peculiare punto di vista sulla realtà: un carattere, una saggezza, una sapienza, una filosofia e degli atteggiamenti con cui va incontro agli eventi.

Abbiamo sempre a disposizione tanti sé diversi, pronti a offrirci la loro esperienza e a guidarci, ognuno con i suoi modi, nel nostro percorso evolutivo.

Sceglierne sempre e solo alcuni limita le possibilità di superare con successo le prove dell’esistenza e ci confina in quella monotonia comportamentale ed emotiva da cui prende le mosse la patologia.

La salute mentale, infatti, scaturisce dalla capacità di accogliere con consapevolezza l’infinita molteplicità dei sé che costellano l’esistenza, senza identificarsi con nessuno ma riconoscendone l’autonomia all’interno della coscienza.

Imparare a distinguere ogni sé, senza lasciarsene possedere totalmente, permette di modularne consapevolmente le risorse, creando le premesse per una vita ricca di possibilità e di significato.

Si tratta di comprendere che ognuno di noi governa un insieme potenzialmente infinito di modi di essere che, proprio come tante persone distinte, si alternano alla guida della nostra consapevolezza nelle diverse circostanze della vita.

Ogni sé possiede gli strumenti per far fronte a un compito specifico e mostra una fisionomia propria, con pregi, difetti e idiosincrasie.

Imparare a percepirne l’energia e le peculiarità senza perdere la visione lucida del loro alternarsi, consente di utilizzarne positivamente le competenze e di non esserne fagocitati.

Al contrario, credere di avere una sola personalità porta a cedere la guida della coscienza a pochi sé predefiniti (in genere i più prepotenti) e non permette di modularne la varietà e le risorse.

Si crea così una stereotipia comportamentale ed emotiva che può sfociare nella patologia quando il pool dei sé con cui ci identifichiamo diventa inadatto a far fronte alle necessità della vita.

Concepire l’identità come un insieme di caratteristiche prive di contraddizioni e sempre uguali è un modo pericoloso di circoscrivere il fluire dei sé, limitandone le risorse in un range di comportamenti pericolosamente monotoni.

Al contrario, aprirsi alla poliedrica esperienza di una personalità multipla, capace di alternare le competenze dei diversi sé, senza identificarsi con nessuno, genera, forse, un certo disorientamento, ma è il primo passo per affrontare con successo la creatività della psiche.

Avere una Personalità Creativa vuol dire riconoscere in se stessi l’esistenza di tante personalità diverse e instaurare con ciascuna un dialogo, volto ad approfondirne la conoscenza, fino a creare nella psiche un ego consapevole, capace di valorizzare tutte le risorse lasciandone fluire le potenzialità.

Significa chiedersi, di momento in momento, quale sé stia agendo nel mondo interiore, accettando la coesistenza di tanti punti di vista diversi contemporaneamente.

In questo quadro la coerenza, lungi dall’essere una garanzia di affidabilità e di stabilità, indica, invece, la pericolosa dittatura di un sé all’interno del mondo interiore e segnala la rigidità piuttosto che l’equilibrio.

Imparare a gestire una molteplicità di punti di vista è il presupposto per una visione ampia e profonda della realtà, un modo di osservare la vita in grado di accogliere tante verità senza discriminare, scegliendo, di volta in volta, le risorse più adeguate ad affrontare gli eventi.

Carla Sale Musio

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Ott 12 2015

DEMOCRAZIA INTERIORE

Viviamo in un periodo storico in cui è diventato evidente lo strapotere di una piccola élite, ricca di privilegi e arroganza, sulla vita di milioni di creature, spesso prive anche dei diritti più elementari.

Questa terribile ingiustizia colma d’indignazione le coscienze sensibili e spinge a cercare soluzioni nella politica, nelle battaglie sociali, nei movimenti a tutela dei deboli e degli emarginati e in tutte quelle iniziative, grandi e piccole, che cercano di riportare in equilibrio un divario carico di prepotenza.

Come psicologi, costatiamo ogni giorno le ripercussioni che questa disparità provoca sull’autostima e sulla realizzazione di tante persone, vittime di uno stile di vita che premia la violenza e deride l’innocenza e la cooperazione.

Ma, per costruire una società capace di accogliere e di condividere equamente le risorse di tutti, occorre che i principi della fratellanza e della reciprocità entrino a far parte del nostro modo di essere e si incarnino nella relazione che intratteniamo con noi stessi.

L’ambiente in cui viviamo riflette la nostra individualità e, spesso, come una lente deformante ci mostra le difficoltà e i conflitti che non abbiamo risolto interiormente.

Nell’inconscio di tante persone, infatti, prospera una gestione della vita emotiva più simile a una dittatura che a una democrazia.

Un totalitarismo interiore dove una piccola oligarchia di sé gestisce la moltitudine di possibilità che caratterizzano l’espressività di ciascuno.

Questa elite governa abilmente la nostra vita e, nel tentativo di proteggerci dalle difficoltà, non lascia spazio a parti più creative, vulnerabili e meno intraprendenti.

Sono lati “autorevoli” della personalità che si formano durante la crescita e che, col tempo, usurpano il governo della psiche prevaricando altre scelte, ingiustamente sacrificate sull’altare dei bisogni di riconoscimento, protezione e sicurezza.

In genere questi sé dominanti sono anche gli aspetti dell’identità in cui ci riconosciamo, quelli che ci spingono ad affermare con certezza:

“Sono fatto così!

Senza lasciare spazio alla poliedricità e al cambiamento che pure appartengono all’espressività di ognuno.

Il nostro modo di essere, infatti, è l’insieme degli atteggiamenti e delle possibilità di cui disponiamo, non un’armatura inamovibile dove incarcerare le opportunità espressive.

Nasciamo plastici, avventurosi, pieni di entusiasmo e di creatività, ricchi di un naturale desiderio di esplorare e conoscere l’ambiente che ci circonda.

Questo bisogno di sperimentare ci porta a variare i comportamenti in funzione delle circostanze, permettendoci di vivere un’infinità di situazioni e relazioni diverse.

La vulnerabilità e l’ingenuità delle nostre parti bambine, però, scatenano la protettività di quei sé che, nelle esperienze difficili vissute durante l’infanzia, hanno saputo evitarci l’angoscia, l’umiliazione e l’emarginazione, ricordandoci gli insegnamenti degli adulti di riferimento.

Sono loro che, spesso con eccessivo zelo, finiscono per prevaricare sugli aspetti sensibili, ingenui e vulnerabili della personalità e che, per difenderci dal dolore e dalla paura, rinchiudono la spontaneità dentro una gabbia, impedendo all’intimità di fluire nelle relazioni e provocando tante sofferenze.

A noi stessi e nel mondo.

Bisogna avere coraggio, profondità e determinazione, per accorgersi di questa dittatura interiore e per ripristinare una più giusta democrazia nella personalità.

Occorrono: pazienza, attenzione e sensibilità.

Nel mondo interiore non serve: fare la rivoluzione.

É necessario accogliere (senza discriminare) ogni aspetto di sé, fino a creare uno spazio intimo, libero dal giudizio e dalla prepotenza.

Bisogna costruire un’oasi protetta, fatta di riconoscimento e accettazione per TUTTI (ma proprio tutti!) gli aspetti di sé.

Consapevoli che “accogliere” non vuol dire: “agire comportamenti violenti, ingiusti o sbagliati”.

E che“comprendere” non significa “permettere” ma “riconoscere ogni realtà senza giudicarla e senza reprimerne l’esistenza”.

Solo da una profonda accettazione interiore può prendere forma un mondo in grado di abbracciare la diversità senza discriminarla e può nascere una società umana capace di proteggere la vulnerabilità, senza ucciderla e senza rinchiuderla dentro una prigione.

Realizzare la democrazia interiore permette di accettare la fragilità insieme alla prepotenza, e sviluppa l’empatia e l’intimità nelle relazioni, lasciando che (finalmente!) la sensibilità e la giustizia fluiscano nel mondo.

Carla Sale Musio

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Lug 04 2013

CONFLITTO INTERIORE

Quando due parti della nostra personalità discutono tra loro senza riuscire a mettersi d’accordo, la mente è monopolizzata dal conflitto e diventa impossibile scegliere una direzione.

Un chiacchiericcio ininterrotto occupa i pensieri senza portare nessuna conclusione.

Infatti, quando ci sembra di aver trovato una soluzione, si fanno largo altrettante ragioni contrarie, subito contraddette da una valanga di nuove opposizioni.

A volte queste discussioni si snodano nella mente in un fiume ininterrotto di parole.

Altre volte sono relegate nell’inconscio e diventa impossibile rintracciarle e armonizzarle.

In ogni caso, però, il dibattito tra le parti cattura tutte le risorse interiori lasciandoci esausti e privi di energia.

Ci si sente stanchi, demotivati, poco partecipi e, spesso, questo stato conduce verso un pellegrinaggio medico, fatto di analisi, esami e medicine che purtroppo non migliorano la situazione, perché la vera causa dell’apatia è quella lotta sotterranea tra gli aspetti della personalità che non riescono a mettersi d’accordo.

“Il lavoro che faccio non mi piace…”

“Dovrei lasciarlo e dedicarmi a qualcosa di più adatto a me, qualcosa che rispecchi i miei interessi ed esprima le mie passioni.”

“Non posso lasciarlo, devo pagare le rate della macchina e ho promesso di mettere qualcosa da parte per le emergenze impreviste ma, soprattutto, vorrei fare una bella vacanza quest’estate! I soldi mi servono e questo lavoro mi garantisce un’entrata sicura tutti i mesi.”

“Ma cosa me ne faccio dei soldi se poi sono costretto a spenderli per compensare la frustrazione che provo ogni giorno nel fare cose che non m’interessano e non mi permettono di essere me stesso.”

“Dovrei lasciarlo e dedicarmi a qualcosa di più adatto a me, qualcosa che rispecchi i miei interessi ed esprima le mie passioni…”

E tutto quel ruminare interiore ricomincia daccapo.

Quando c’è un contrasto tra le parti della personalità è indispensabile portare lì la nostra attenzione dando a entrambe la considerazione necessaria in modo che possano manifestare pienamente il proprio punto di vista.

Infatti, la guerra divampa perché abbiamo paura di concedere il giusto spazio a ciascuno dei due aspetti contrapposti.

E, nel tentativo di ottenere un po’ di considerazione, ognuno dei due ribadisce incessantemente la propria interpretazione delle cose, creando quella sgradevole sensazione di avere nella testa due voci che litigano.

“Il mio partner mi tradisce…”

“Non posso sentirmi parte di un harem. Ho bisogno di essere l’unica e di avere il suo amore solo per me. Che senso ha continuare una relazione in cui sono soltanto io a essere innamorata e fedele? Devo lasciarlo. Non c’è altra soluzione.”

“Soltanto l’idea di stare senza di lui mi fa sentire male! Come farò a vivere? Mi sembra tutto inutile e senza senso, abbiamo costruito tante cose insieme! Bisogna che gli parli e cerchi di riconquistare la passione e l’armonia che avevamo un tempo.”

“Ma come posso continuare ad amare una persona che non mi ama più e che non si fa scrupoli a mentirmi per passare il suo tempo con un’altra?!”

“Non posso sentirmi parte di un harem. Ho bisogno di essere l’unica e di avere il suo amore solo per me. Che senso ha continuare una relazione in cui sono soltanto io a essere innamorata e fedele? Devo lasciarlo. Non c’è altra soluzione…”

Anche qui il chiacchiericcio intimo continua senza soluzione di continuità.

Per far sì che il conflitto giunga finalmente a una soluzione è indispensabile permettersi di avere una doppia personalità, cioè di essere palleggiati incessantemente in una contrapposizione interiore (proprio come se fossimo due persone diverse contemporaneamente), lasciando che ognuno dei due aspetti trovi in noi l’accondiscendenza necessaria a esprimersi.

Pretendiamo di essere coerenti, razionali, logici e privi di contraddizioni. Ma non sempre questo è vero.

Accettare la propria pluralità è il primo passo verso la salute mentale e l’armonia.

Intestardirsi a voler essere tutti d’un pezzo, invece, crea una frattura nella personalità e innesca un conflitto senza soluzioni.

Quando lasciamo che il dibattito interiore faccia parte del nostro modo di essere al mondo, permettiamo alla totalità di noi stessi di manifestarsi nella vita e facciamo emergere le nostre risorse e la nostra creatività.

E proprio nella creatività è nascosta la chiave che ci permette di uscire dal conflitto.

Spostare il punto di vista stimola la nascita di soluzioni nuove e apre opportunità apparentemente impossibili.

Ma per ottenere i doni e le soluzioni creative è necessario saper tollerare l’incertezza, la confusione e il disorientamento.

Solo così la Totalità può prendere forma la nella vita.

Nel Tutto ogni possibilità è presente.

La logica si ribella.

La razionalità vacilla.

Ci sono cose che la mente non comprende.

Nella psiche esistono risorse che la ragione non sa trovare.

Lasciare esistere la molteplicità in se stessi consente alla democrazia di strutturarsi nel mondo interiore e permette di attingere sempre nuove possibilità.

La salute mentale non è fatta di un rigido dogmatismo, ma di una plastica pluralità di sé.

Carla Sale Musio

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Gen 05 2012

IO? … SONO UN SACCO DI GENTE!

Capita, a volte, di essere lacerati dall’incertezza davanti a scelte giudicate impossibili: i pro e i contro hanno lo stesso peso sulla bilancia, la testa scoppia di pensieri che litigano tra loro e ci si sente divisi in due.

Voglio ma anche non voglio.

È giusto ed è anche sbagliato.

Faccio bene o faccio male?

Sommersi dai dubbi, chiediamo consiglio agli amici, ma… nessuno ci sa aiutare davvero.

E continuiamo a girare intorno al problema senza trovare una soluzione.

L’insicurezza che ci tormenta, spesso è sintomo di un conflitto interiore.

E segnala il disaccordo tra parti diverse della nostra personalità.

Per uscire da questo stato di paralisi decisionale vi suggerisco un gioco psicologico, di grande aiuto soprattutto quando si tratta di prendere una decisione.

È un lavoro che in situazioni emotivamente complesse riesce meglio con l’aiuto di un terapeuta, ma che normalmente è possibile fare anche da soli.

Per prima cosa, però, dovete cambiare la percezione unitaria che avete di voi stessi e cominciare a considerarvi: un gruppo di identità in convivenza dentro a un unico corpo.

Certo, non siamo abituati a pensarci come un gruppo di identità.

Preferiamo credere di avere una sola personalità compatta e coerente.

Tuttavia, su questo punto devo proprio deludervi.

La realtà psichica non corrisponde puntualmente alla realtà fisica.

Per muoversi nella concretezza la psiche deve stringersi e, spesso, è costretta a scegliere un solo aspetto di sé con il quale interagire nel mondo.

Ci sono dei momenti, però, in cui la molteplicità delle nostre parti interiori non è disposta a rinunciare a niente e vuole proporsi alla vita con tutta la sua complessa e variegata molteplicità.

È appunto in quei momenti che si scatena il conflitto.

Si tratta di situazioni in cui la materialità opprime la psiche, costringendola a sottostare alle sue leggi limitanti.

Tanti aspetti diversi di noi cercano di interagire con la realtà concreta e nessuno è disposto a farsi da parte per lasciare spazio a un’unica voce solista.

Per trovare una soluzione è utile fare in modo che tutte le parti in contrasto possano esprimersi e dialogare tra loro.

Ecco dunque il gioco:

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L’Assemblea delle Personalità

.

Per condurre un’Assemblea delle Personalità bisogna:

1) aprirsi al colloquio con se stessi e lasciare emergere tutte le nostre personalità coinvolte in un problema.

Di solito ci sono due voci prevalenti (ma possono anche essere molte di più) che discutono e battibeccano senza tregua nei nostri pensieri, interrompendosi in continuazione e logorando il sistema psichico (e talvolta anche il sistema fisico).

Per fermare il turbinio delle riflessioni contrastanti è meglio prendersi un po’ di tempo e ascoltare le voci interiori ad una ad una.

2) osservare quali aspetti sono in lite e dare un nome a ciascuno. Per esempio: Parte Infantile, Parte Adulta, Parte Timida, Parte Arrogante, Parte Maschile, Parte Femminile, eccetera.

3) dopo aver identificato tutte le parti in disaccordo, prendiamo due (o più) sedie uguali e le mettiamo una di fronte all’altra (o in cerchio), proprio come se due (o più) persone dovessero parlarsi.

4) infine, vicino a ciascuna sedia, sistemiamo un foglio di carta con scritto il nome della parte rappresentata. Ci devono essere una sedia e un foglio col nome per ogni parte che interverrà all’assemblea.

A questo punto possiamo aprire il dibattito tra le parti:

5) ci sediamo su una delle sedie e ci caliamo totalmente in quell’aspetto della personalità che abbiamo scritto sul foglio di carta posto in terra (ad esempio: Parte Responsabile).

Quindi, immaginando di avere davanti a noi l’altra parte che ci ascolta in silenzio (ad esempio: Parte Irresponsabile), diamo voce alla prima permettendole di esprimere tutte le sue buone ragioni.

Attenzione:

  • Per avere un risultato soddisfacente è molto importante lasciarsi possedere totalmente da un solo punto di vista alla volta, senza pensare agli altri (ai quali daremo la parola in seguito). Bisogna letteralmente prestare il corpo alla parte di noi che stiamo impersonando.

  • In questo gioco è necessario parlare sempre a voce alta, guardando la sedia che abbiamo di fronte e rappresentandoci mentalmente la parte antagonista come se fosse realmente seduta lì davanti.

  • Mentre impersoniamo un ruolo, andiamo avanti finché tutti i suoi argomenti non saranno stati espressi (salvo che l’altra parte non interrompa palesemente la conversazione). A quel punto cambiamo di posto e facciamo la stessa cosa sulla sedia opposta, dando voce alla parte che prima ha ascoltato.

Per illustrarvi meglio la dinamica di questo gioco, vi racconto l’Assemblea delle Personalità svolta da una paziente che chiamerò Ilaria.

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ILARIA AMA FRANCESCA

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Ilaria ha trentadue anni, lavora in un grosso centro commerciale e da qualche tempo sente di essersi innamorata di Francesca, una collega del reparto vicino al suo, estroversa e solare, più grande di lei di qualche anno. Entrambe il venerdì finiscono di lavorare alle nove e Ilaria vorrebbe chiedere a Francesca di cenare insieme dopo l’orario di lavoro, ma è molto timida e ha paura di ricevere un rifiuto, perciò in preda all’emozione rimanda l’invito a cena da un venerdì all’altro.

Durante uno dei nostri colloqui, per trovare finalmente soluzione all’altalena dei pensieri di Ilaria decidiamo di organizzare un’Assemblea delle Personalità.

Dopo aver disposto due sedie una di fronte all’altra e aver scritto i nomi delle parti coinvolte (Parte Insicura e Parte Intraprendente) su un foglio, posto ai piedi di ciascuna sedia, Ilaria comincia il dialogo sedendosi sulla sedia dell’insicurezza:

Parte Insicura di Ilaria:

“Basta! Basta! Basta! Non ce la faccio. Non ce la posso fare. Quello che mi chiedi è impossibile! Capisco che mi sono innamorata di Francesca, ma non riuscirò mai a fare la prima mossa e invitarla a cena. Non ci conosciamo neanche… E il fatto che sia simpatica e gentile non significa per niente che abbia qualche interesse verso di me. È molto meglio dare tempo al tempo e aspettare che le cose accadano spontaneamente. Se son rose fioriranno… Adesso rischio soltanto di rendermi ridicola e di rovinare una possibile amicizia, compiendo mosse affrettate e premature. Perciò, mettiti l’anima in pace e lascia stare!”

Quando Ilaria si accorge che le argomentazioni della sua Parte Insicura si sono esaurite, perché ha potuto esprimere il suo punto di vista senza essere criticata e interrotta dalla Parte Intraprendente, lascia la sedia della Parte Insicura e va a sedersi sulla sedia della Parte Intraprendente.

Parte Intraprendente di Ilaria:

Ma cosa diavolo stai farneticando! Che nervi mi fai venire!!! Sei soltanto una povera fallita che guarda, sogna, immagina e non conclude un benedetto niente! Credi che alle ragazze piacciano i paracarri come te? Secondo le tue fantasiose elucubrazioni, Francesca t’inviterà a cena da lei e ti dichiarerà il suo amore senza che tu faccia il minimo sforzo per mostrarle ciò che provi e per aprirle la strada. Povera illusa. E povera scema! La gente ama le persone disinvolte, che ci sanno fare e che sono capaci di proporsi senza drammi ma, soprattutto, senza troppa lentezza…”

La Parte Intraprendente vorrebbe continuare a parlare ma a questo punto la Parte Insicura non riesce più a frenarsi e interrompe il flusso dei pensieri di Ilaria con le sue considerazioni.

Ilaria, perciò, si alza e cambia posto ritornando sulla sedia dell’insicurezza e dando nuovamente spazio al quel punto di vista.

Parte Insicura di Ilaria:

“Ma è appunto questo il mio problema! Come fai a non capirlo? Io non so scherzare, non ho la battuta pronta e non ci so fare! Prendo sempre tutto troppo sul serio! E se poi, proprio quel giorno, Francesca non può? Se mi dice di no? Ci rimarrò malissimo! Non riuscirò più a chiederle di nuovo di uscire. Mi sentirò la stupida di sempre e sarò ancora più impacciata di quanto non lo sia già abitualmente. Te l’ho detto. I tempi non sono maturi. È meglio aspettare di avere con lei un po’ più di confidenza. Ci conosciamo soltanto da qualche mese…”

A questo punto la Parte Intraprendente comincia a infilare le sue obbiezioni tra i pensieri di Ilaria. Perciò Ilaria si alza e cambia nuovamente sedia per lasciarla parlare.

Parte Intraprendente di Ilaria:

“Appunto! Ci conosciamo già da qualche mese. Cos’altro c’è da aspettare? Forse che ci inviti al suo matrimonio?! Bisogna battere il ferro finché è caldo. Cogli l’attimo. Cavalca l’onda. La vita è adesso. Non c’è nessun tempo da aspettare. C’è solo da chiederle se ha da fare questo venerdì sera.”

Ilaria sente che la sua Parte Intraprendente ha espresso tutte le sue obiezioni e perciò cambia posto.

Parte Insicura di Ilaria:

“Ok. Ma io non sono d’accordo. E se poi mi metto a balbettare? Ccccccccci… ciao… Ffffffff…Francesca, hai ddddddddddd…dadadadada… daffare… questo vvvvvvvvvvv…venerdì? Che figura ci facciamo? Eh?!”

Come si può capire da questi scambi, il conflitto interiore di Ilaria è molto marcato e l’obiettivo nel fare dialogare le parti della sua personalità è proprio quello di aiutarle a trovare una soluzione che sia soddisfacente per entrambe.

La conversazione andrà avanti ancora per un bel pezzo e, dopo una lunga trattativa, finalmente emerge un barlume di accordo:

Parte Intraprendente di Ilaria:

“Insomma, non ti va bene niente, si può sapere tu cosa proponi?”

Parte Insicura di Ilaria:

“Non voglio rovinare tutto! Ho paura di incasinarmi troppo e fare brutta figura. Mi serve del tempo per riuscire a muovere il primo passo…”

Parte Intraprendente:

“Quanto tempo? Dammi una scadenza!”

Parte Insicura:

“Diciamo… non saprei… be’… almeno… quindici giorni?…”

Parte Intraprendente:

“Ok. Allora aspetterò quindici giorni. Ma adesso hai preso un impegno con me. Tra quindici giorni smetterai di torturarmi con le tue profezie da malocchio e mi permetterai di invitarla a cena. D’accordo?”

Parte Insicura:

“Si… va bene, va bene, va bene! Ma per quindici giorni mi lascerai tranquilla e la smetterai di spingermi a fare cose che non mi sento di fare! Anche tu adesso hai preso un impegno. Promesso?”

Parte Intraprendente:

“Promesso…”

In questo lavoro, l’obiettivo di Ilaria era riuscire a prendere una decisione.

L’accordo raggiunto tra la sua Parte Insicura e la sua Parte Intraprendente (aspettare quindici giorni prima di invitare Francesca a cena) è un esempio di come l’Assemblea delle Personalità possa essere utile nel trovare soluzioni nuove all’interno di se stessi.

Naturalmente è possibile fare incontrare anche molte più parti, con risultati sfumati e appassionanti.

L’Assemblea delle Personalità è un lavoro ricchissimo di contenuti, utile per approfondire la conoscenza di se e ampliare le possibilità di azione nella vita.

Vi consiglio di provarlo per scoprire la vostra molteplicità interiore o anche solo per ascoltarvi un poco.

Carla Sale Musio

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