Tag Archive 'Natale'

Dic 22 2019

LA PREGHIERA

A breve sarebbe giunto il Natale, uno dei momenti più tristi per lei:  lui avrebbe festeggiato in famiglia, con moglie, figli, genitori, suoceri.

Cena insieme, brindisi, regali sotto l’albero, abbracci.

Lei avrebbe aspettato una chiamata; ma a volte riceveva solo un messaggio, digitato di nascosto: “Auguri, ti amo”.

Da anni accadeva tutto questo.

Lui in famiglia, lei a casa, ad aspettare che in quei giorni di festa l’uomo si liberasse dagli impegni familiari e la raggiungesse, finalmente.

Non abitavano distanti: lo aspettava ansiosa, lo accoglieva felice.

I regali di Natale scambiati in fretta, poi la passione.

“Vedrai, appena finisce questo periodo, parlo a mia moglie. Sarò deciso. Adesso però non è possibile. Abbi pazienza.”

Ma i Natali passavano, come le altre feste, come  tutti gli altri giorni.

“Tu sei forte”, lui diceva.

La moglie invece era fragile, poi c’erano i figli da seguire a scuola, le responsabilità dell’ufficio, i trasferimenti brevi di lui per lavoro.

“Devo controllare la nuova sede della società”, le comunicava.

“Quale regalo vuoi che ti porti?”

Una volta era tornato con un gattino, rosso e bellissimo: lo affidò alle braccia della donna.

“Vedi quanto ti penso?” le disse.

“È rosso come i tuoi capelli”

E lei si era intenerita per quel regalo animato.

Vivevano insieme d’estate, nei giorni ritagliati tra le ferie di lui e spacciati per un breve viaggio di lavoro, oppure si incontravano in pomeriggi rapidi e nascosti.

*******

Anni di attesa, ormai: a lei solo brandelli di tempo e promesse ripetute, a cui non aveva ancora smesso di credere.

Non mancava di rattristarsi, ma si mostrava serena: non voleva fare l’amante lacrimosa e covava la speranza che finalmente avrebbe diviso la vita con lui.

Ma sapeva bene di essere l’altra.

*******

Da anni non entrava in chiesa: ci capitò per caso un pomeriggio inoltrato.

Mancavano due giorni al Natale.

Si sedette in fondo, vicino al portone.

La funzione sarebbe iniziata più tardi e i fedeli erano ancora pochi.

Una lama di luce attraversava le navate.

Silenzio e senso di protezione: lì dentro si sentiva accolta e le venne desiderio di pregare, ma l’unica cosa da chiedere era la vita con lui.

Allora immaginò ancora una volta il loro amore, i giorni condivisi, una casa da arredare, dei figli, la spesa da decidere, la meta delle vacanze estive: tutto quanto si vive in una storia insieme.

Nei pensieri sembrava facile: ma la realtà cedeva come un castello di carta.

Erano veri, invece, l’amore che lei provava e la famiglia dell’uomo: salda e compatta, nonostante tutto.

*******

La famiglia di lei, invece, era lontana.

Da tempo per lavoro la donna si era trasferita in città e sentiva spesso i genitori, ma li raggiungeva in estate.

“Perché non cerchi un uomo onesto, che ti voglia bene?”, le chiedeva la madre, preoccupata per quella figlia sola e malinconica.

“Sarei più tranquilla, anziana come sono. Tuo padre, poi, è anche più ansioso di me”, le confidava.

Ma lei si limitava a sorridere e l’abbracciava forte.

Loro non sapevano nulla.

Quel fardello era soltanto suo.

*******

Ripensava a tutte queste cose, seduta sulla panca: gli anni stavano passando e lei percepiva ormai il vuoto della sua vita.

Lui era affascinante, divertente, bello: e sapeva attrarla.

Quando erano insieme, si sentiva sicura, anche senza un domani.

Ma poi le incertezze la dominavano e nelle molte assenze di lui si chiedeva con ansia cosa sarebbe accaduto.

*******

Nella panca davanti, un vecchio pregava sussurrando.

Aveva mani nodose e spalle ricurve: ondeggiava leggermente, mentre sfogliava il messale e sembrava implorare qualcosa, sollevando lo sguardo.

Lei si scosse dai pensieri.

Si chiese quale grazia invocasse quell’uomo, se avesse tristezze o paure.

Sentiva il biascicare delle sue parole e provò tenerezza per lui.

Chissà che vita aveva trascorso, quali affetti viveva, che cosa sperava con quell’aspetto fiducioso e umile?

Allora pensò che forse aveva più diritto di lei ad essere ascoltato.

E chiese di cuore che le preghiere del vecchio fossero accolte.

Poi si alzò e uscì lentamente dalla chiesa.

Le sembrava di sentirsi più leggera.

Aprì la borsa, prese il telefono e chiamò la madre: “Mi volete per questi giorni di Natale?” chiese.

E alla risposta felice di lei aggiunse:

“Senti, prepareresti una cuccia? Avrò il mio gatto, non voglio affidarlo ad altri. Vedrai, ti piacerà: è rosso. Come i miei capelli”.

Gloria Lai

Ti piacciono le fiabe di Gloria Lai?

Leggi il suo libro

Opera tutelata da Patamu.com con il n°116373 del 13/12/2019

No responses yet

Dic 23 2013

LE EMOZIONI DI BABBO NATALE

Dopo aver portato regali per oltre duemila anni, Babbo Natale si domandò quale fosse il vero significato del suo “portare i doni ai bambini buoni”.

“Chi sono in fondo i bambini buoni?” s’interrogava perplesso, tossendo e schiarendosi la voce.

“Alla fine i bambini non sono tutti un po’ buoni e un po’ cattivi? E se è così, che tipo di doni dovrei portare? Un po’ vecchi e un po’ nuovi, un po’ aggiustati e un po’ rotti?”

Più ci pensava e più s’ingarbugliava in una ragnatela di pensieri.

“In duemila anni non avrò mica commesso qualche ingiustizia?…” si domandò mentre la coscienza cominciava a rimordergli.

Effettivamente qualche letterina di protesta gli era pure arrivata e, in segreto, lui sapeva di aver addotto la scusa degli anni per fingere di dimenticarsene.

Tuttavia, ormai i tempi erano cambiati e, giunto all’alba del terzo millennio, decise finalmente di darsi una regolata.

Perciò acchiappò il suo computer modello L.D.P. (Lettura dei Pensieri), dono ricevuto l’anno prima dalla Befana e mai usato.

E cominciò a leggere attentamente il foglietto delle istruzioni, recuperato in fondo all’ultimo angolino della calza.

“Quella vecchietta” pensò tra sé mentre accendeva il computer “con la sua mania delle calze, bisognerebbe farla curare.”

Era un computer ultimo modello, stile Grande Fratello, entrava nelle case e consentiva di osservare, minuto per minuto, la vita di chiunque.

Non solo!

Il modello L.D.P., componendo una password segreta, permetteva di leggere perfettamente i pensieri delle persone che venivano inquadrate.

Babbo Natale regolò meglio l’immagine, digitò alcune formule magiche e sullo schermo apparve… Alessandro.

L’occhio del computer entrò in camera sua ma, ohibò!

Alessandro non c’era!

“Dove diavolo sarà andato?” borbottò stizzito Babbo Natale mentre muoveva nervosamente il mouse per controllare in tutte le stanze.

“Vuoi vedere che non lo trovo?! Questi bambini una ne pensano e cento ne fanno! Starà certamente combinando qualcosa… NO, NO, NO niente regali quest’anno!!!”

Ma mentre brontolava e si guardava intorno, ecco apparire sullo schermo il visetto serio di Alessandro che se ne stava immobile sulle scale ad ascoltare le lamentele della signora Virna.

Proprio mentre nel salotto la TV stava trasmettendo il suo cartone preferito.

“Ma guarda, guarda…”

Babbo Natale osservò la curiosa scenetta e subito digitò la password per vedere cosa sentissero in quel momento nei loro cuori sia il bambino sia la sig.ra Virna.

“Luna che con la tua luce illumini i lettini dei bambini,

Sole che con il tuo calore riscaldi il loro cuore,

Vento che soffi leggero…

Aiutatemi a leggere ogni più piccolo pensiero.”

Babbo Natale era entusiasta!

Sullo schermo apparvero subito i pensieri di Alessandro.

“Povero me! Mi sto perdendo proprio la puntata più importante… e per di più mi scappa la pipì. Sono sempre il solito, quello che non riesce mai a dire di no. E poi cosa c’entro io con la pulizia delle scale?… Ma quando la signora Virna attacca a parlare non si riesce più a fermarla…”

Babbo Natale, molto sorpreso, regolò meglio il computer e si mise in ascolto con attenzione.

La signora Virna rovesciava un fiume di parole sul povero Alessandro che si sentiva sempre più rigido e incapace di muoversi.

“… bisognerebbe cambiare il portiere… e quelli del primo piano dovrebbero stare attenti alle briciole e ai peli del cane! …Gli animali dovrebbero essere vietati nei condomini!!! …”

Alessandro tentò di intervenire in difesa di Garcia, il cane dei vicini di cui era molto amico, ma la signora Virna continuò imperturbabile come se non lo avesse nemmeno sentito.

Babbo Natale cliccò sui pensieri della signora Virna.

“Adesso glielo faccio capire io ai genitori di questo qua come dev’essere un condominio di classe! Speriamo che il piccoletto sia almeno capace di riferire le mie parole con precisione, in modo che suo padre si faccia un po’ valere…”

A questo punto Babbo Natale ne ebbe abbastanza e disgustato staccò l’audio dal computer che continuava a mandare sul monitor il bla bla bla ininterrotto della signora Virna.

Si ricordava di essere stato un tempo, bilioni e bilioni di anni fa, anche lui un bambino… con i calzoncini rossi e quattro piccole renne sue inseparabili amiche.

Improvvisamente si vide in piedi davanti ad una tipica signora Virna che blaterava la sua filastrocca di lamentele, mentre lui teneva le gambe strette per non farsi scappare la pipì, pensando al cartone ormai miseramente perduto… e il suo cuore fu sommerso da una sensazione di pietrificata impotenza… non riusciva né a muoversi né a protestare…

“Ma guarda che prepotenza questa signora Virna!” sbotto esasperato “È proprio vero che certi adulti non si accorgono neanche dei bisogni dei bambini. Parla, parla e parla senza nemmeno vedere chi ha davanti. Parla soltanto per il piacere di ascoltarsi!”

Così dicendo si allontanò dal computer e cominciò a preparare il regalo che avrebbe portato ad Alessandro.

“Qui ci vuole un po’ di sana rabbia!” esclamò rivolto alle sue quattro renne (che erano cresciute con lui) e cominciò a preparare il modulatore di voce telematico che all’occorrenza poteva dare espressione ai pensieri giusti.

Ci lavorò un po’ intorno.

Sopra e sotto, a sinistra e a destra, davanti e dietro… e finalmente lo provò.

“Signora Virna,” sparò autorevolmente nell’aria il modulatore “sono spiacente ma non posso ascoltarla, i bambini non si occupano delle questioni condominiali e lei non è neanche simpatica a Garcia. E poi, per dirla tutta, mi sto per fare la pipì addosso… o magari potrei farla in quell’angolo del sottoscala!”

A quest’ultima affermazione Babbo Natale spense il modulatore e lo regolò meglio.

Infine, tutto soddisfatto lo impacchettò e lo infilò nel sacco sulla slitta, con un bigliettino per ricordarsi a chi fosse destinato.

“Per Alessandro, affinché impari a usare la voce arrabbiata tutte le volte che bisogna arrabbiarsi”

Quindi tornò al computer e riprese a lavorare infervorato.

“Renne!” esclamò “col nuovo millennio si cambia musica! Basta con i soliti giocattoli! Ultimamente ci tocca anche reggere la concorrenza delle industrie giapponesi. Da quest’anno solo regali utili! Il modulatore della rabbia per Alessandro mi ha dato una grande idea. Inventerò un regalo speciale per ogni bambino, qualcosa che lo aiuti ad avere il coraggio di essere se stesso. Così vedrete che i tecnici giapponesi resteranno con un palmo di naso!!! Ahahaha!!!”

Rise soddisfatto sfregandosi le mani e strizzando l’occhio alle renne poi, tutto elettrizzato, si mise all’opera.

“Voglio vedere cosa succede nei pensieri di ogni bambino…”

Digitò la password ed ecco che sul monitor apparve il visino sudato di Azzurra.

“Coraggio miei prodi” urlava in piedi sul comò “ gliela faremo vedere noi a quel grasso imbecille!”

Così dicendo, la piccola si lanciò sul letto come se avesse un paracadute.

“Azzurra fermati!!!” urlò la mamma… troppo tardi.

Il paracadute, infatti, Azzurra non lo aveva e si era già procurata una brutta ferita sulla fronte picchiando contro lo spigolo del comodino.

“Ma perché fai sempre questi giochi pericolosi!?! Ti ho detto mille volte che puoi farti male!” gridava la madre, tamponandole il sangue con un fazzoletto.

“Ahi!! Mi fai male… no… l’alcol no!!!” Azzurra gemeva e si divincolava come un vitellino al macello, cercando di scappare.

“Ma guarda, guarda…” commentò Babbo Natale rivolto alle renne “… questa bambina non conosce il pericolo, se continua così finirà per farsi veramente male. Bisogna che le porti in dono un po’ di sana paura, perché la protegga e l’aiuti a non cacciarsi nei guai”

Sempre più incuriosito fece andare il computer.

“Voglio vedere tutti i bambini e poi mi metterò al lavoro di buona lena!” esclamò mentre digitava una lunga lista di formule.

Sullo schermo apparve Walter.

Se ne stava seduto alla scrivania nella sua cameretta e stava facendo i compiti.

Ma non quelli di oggi e neanche quelli di domani.

Stava facendo quelli di dopodomani.

Si, avete capito bene.

Quelli di oggi li aveva già fatti, quelli di domani pure e stava iniziando a fare quelli delle vacanze di Natale.

In quel momento squillò il telefono.

Walter andò a rispondere di malavoglia, seccato di alzarsi e interrompere la lettura del libro.

“Sono Mattia!” esordì allegramente un suo compagno di classe “Non vieni alla pizzata?”

La pizzata… Walter se ne era proprio dimenticato!

Per un attimo sembrò indeciso, ma poi rispose: “Mi dispiace, non posso. Sto ancora facendo i compiti…”

“Ma se per domani non ne abbiamo?!” lo interruppe Mattia.

“Si,si… lo so, ma sto facendo quelli per le vacanze.”

A quel punto Babbo Natale si stacco dal computer assai perplesso.

“Questo bambino ha urgente bisogno di un po’ di sano egoismo…” mormorò tra sé “Cos’è questa storia dei compiti per le vacanze di Natale?!? Le vacanze si chiamano vacanze perché si fa vacanza. Vero renne?”

Le renne si fecero l’occhiolino tra di loro, dandosi per gioco dei gran colpi di corna.

“Bisogna che inventi qualcosa per far diventare Walter un po’ più egoista.” continuò Babbo Natale “Voglio che pensi anche a se stesso e impari a non essere sempre il bambino perfetto per i grandi. Gli adulti dovrebbero ricordarsi che anche loro sono stati bambini. E poi, se i piccoli smettono di giocare chi insegnerà ai più grandi come si gioca?!?”

Babbo Natale si grattò la testa pensoso mentre una renna gli porgeva il suo cappellino rosso tenendolo delicatamente tra i denti.

L’arzillo e instancabile vecchietto le apostrofò bonariamente: “Forza renne, aiutatemi!”

Detto questo digitò un’altra formula e poi un’altra ancora.

Sul monitor sfilavano a uno a uno tanti visi di tanti bambini.

Ognuno con la sua storia e con i suoi segreti nel cuore.

Ognuno col suo desiderio di essere amato e col suo bisogno di amarsi.

Ognuno con la paura di essere se stesso e di essere diverso.

Ognuno con il terrore di essere deriso e di essere incompreso.

Di deludere i genitori o di sentirsi solo al mondo.

Di non essere sempre buono o di essere geloso dei giochi degli altri.

Di arrabbiarsi proprio il giorno di Natale o di non credere a Babbo Natale.

Babbo Natale, aiutato dalle sue fidate renne, doveva inventare per ogni bambino un regalo speciale, qualcosa che restituisse a ciascuno l’emozione che aveva perso e con ciò la meraviglia di essere al mondo.

Per Alessandro un modulatore che desse voce ai suoi pensieri di rabbia.

Per Azzurra la prudenza che nasce dalla paura.

Per Walter l’ascolto dei propri bisogni che scaturisce dell’egoismo.

E per te?

Che regalo vorresti ricevere in dono quest’anno a Natale?

Qual è l’emozione che ti neghi e di cui invece avresti bisogno?

m

Loredana Garau, Carla Sale Musio

No responses yet

Dic 11 2013

NATALE SOLITARIO

Anche quest’anno è iniziata la campagna natalizia.

Pubblicità che inneggiano al volersi bene mentre ci si ritrova tutti insieme a scartare montagne di regali.

Pranzi e cene con tante portate e tanto amore nel condividere i cibi.

Negozi luccicanti addobbati a festa.

Luci colorate lungo le strade.

Vetrine che gridano: “Comprami! Comprami! Comprami!”.

Preparativi frenetici.

Pellegrinaggi di parenti, studiati a tavolino per non scontentare nessuno…

“E tu? Che cosa farai per Natale?”

La domanda è inevitabile e presuppone un programma di riunioni familiari, predefinito e dettagliato, quasi un copione sociale già scritto.

“Il 24 saremo a casa di… e il 25 invece saremo tutti da….”

Chi cerca di sottrarsi alle regole natalizie deve fare i conti con un’insopportabile sensazione di alienità e affrontare la diagnosi psicologica celata a stento dietro lo sguardo preoccupato di chi ascolta.

“Non farai nulla?!? E come mai? Non ti senti bene? A me puoi dirlo, c’è qualcosa che non va…”

Sì.

Bisogna avere per forza qualche rotella fuori posto per decidere di stare da soli proprio il giorno di Natale.

Perché a Natale è d’obbligo: fare qualcosa.

Cioè riunirsi e dimostrare di volersi bene o (alla peggio) partire, e festeggiare comunque insieme ma da qualche altra parte.

Chi sceglie di passare in solitudine il giorno di Natale deve munirsi di una giustificazione valida, altrimenti rischia di essere guardato con commiserazione e di sentirsi vittima di una patologica e pericolosa asocialità.

Perché, se non si è affetti da qualche grave turba del comportamento, a Natale bisogna: fare qualcosa!

Cioè ci si deve riunire insieme ai familiari.

O altrimenti insieme agli amici.

O almeno insieme con qualcuno.

È in questo modo che le leggi spietate del commercio costringono ognuno di noi a fare i conti con l’impossibilità di  voler bene a comando.

La malattia mentale è la minaccia che incombe come una condanna sulla testa di chi osa anche soltanto pensare di sottrarsi ai dettami del consumismo.

.

A Natale SI DEVE:

.

  • Mangiare tutti insieme,

  • volersi bene e andare d’accordo,

  • scambiarsi dei regali,

  • che DEVONO essere graditi e riempire il cuore di emozione!c.

Questa pretesa affettiva (psicologicamente impossibile da realizzare) impone ai sentimenti di conformarsi a uno standard predefinito e (proprio per questo) irraggiungibile.

Non si può vivere un’emozione soltanto perché ci è stata suggerita (imposta) da mille pubblicità ammiccanti a ogni angolo di strada.

Non si possono provare emozioni comandate in giorni socialmente opportuni.

Le emozioni sono la conseguenza del nostro modo di interpretare la vita, esprimono la realtà interiore di ciascuno, raccontano le gioie e i dolori che abbiamo vissuto e sperimentiamo di momento in momento.

È impossibile programmarle, si può soltanto accettarle accogliendone l’energia dentro di sé con sincerità. 

Il Natale è diventato una festa commerciale legata a forti interessi economici e al tentativo di incatenare la creatività dentro regole prestabilite, funzionali a mantenere sempre attivo nelle persone il bisogno di omologarsi uniformandosi gli uni con gli altri.

Rifiutarsi di obbedire ai dettami del conformismo suscita un senso di diversità e d’isolamento che ci fa sentire emarginati, sbagliati e soli.

E che ci spinge a indossare passivamente la divisa emozionale imposta dalle leggi di mercato.

Eppure…

Il Natale dovrebbe essere un momento di ascolto di se stessi e di celebrazione interiore, l’occasione per accogliere e condividere con gli altri la propria unicità.

Qualunque essa sia.

Saper stare con se stessi il giorno di Natale è la prova che ognuno di noi è chiamato a superare per conquistare l’armonia interiore e l’indipendenza emotiva.

Quando siamo capaci di accettare i nostri bisogni (sia il giorno di Natale che in qualunque altro giorno), siamo anche capaci di aprire il cuore alla verità e questo è l’unico strumento che ci permette di condividerci con gli altri, attraversando l’imposizione commerciale delle festività natalizie con serenità e con la saggezza che deriva dal vivere la vita senza rinunciare alla propria autenticità. 

Soltanto così scegliere di assecondare il proprio bisogno di autonomia non indica più un patologico ritirarsi dal mondo ma dimostra invece la capacità di rimanere fedeli al proprio sentire, attuando le scelte migliori per sé, nonostante i giudizi di quanti abbiamo intorno.

Volersi bene non significa abbuffarsi tutti insieme il giorno di Natale.

Volersi bene è un modo di essere e di condividere la propria sensibilità momento per momento, permettendo a se stessi e agli altri di compiere le scelte più adatte al percorso di crescita di ciascuno.

Partecipare alle riunioni familiari o trascorrere in solitudine il giorno di Natale, possono essere due modi, altrettanto leciti, di celebrare la propria spiritualità portando l’attenzione sull’ascolto profondo dei vissuti interiori.

La verità è un valore inestimabile da coltivare con coraggio e con fiducia perché soltanto spargendone i semi nella nostra esistenza potrà prendere forma un mondo migliore.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet