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Apr 13 2021

EMPATIA, RESPONSABILITÀ E LEADERSHIP

Chi possiede una grande empatia è una persona sensibile e dotata di un senso di responsabilità autentico, soprattutto nei confronti di chi non può difendersi.

Ecco perché queste persone amano gli animali e si impegnano per proteggerli e tutelare i loro diritti.

La responsabilità spinge a non tirarsi indietro davanti alle difficoltà e a prendere in mano le situazioni per fare in modo che siano rispettate le necessità di ognuno.

Gli animali non possono sottrarsi alle prepotenze dell’uomo e chi è dotato di empatia si attiva in prima persona davanti alla necessità di difenderli e far rispettare il loro diritto a vivere liberi (e non come cose al servizio dell’uomo).

La crudeltà con cui la nostra specie tratta le altre è intollerabile per gli uomini e le donne che possiedono un’intelligenza emotiva.

Ma non sono solo le altre specie le creature difese dalle persone responsabili.

Ogni sopruso compiuto ai danni di chi è più debole le vede attive nel sostegno e nella tutela dei diritti (che devono essere sempre uguali per tutti).

L’empatia rende sensibili e solidali, pronti ad agire per il bene comune e realizzare una società veramente umana.

E in questo modo sviluppa la responsabilità.

Le persone empatiche sono spesso dei leader, cioè capaci di prendere in mano le redini delle situazioni per creare armonia e far emergere le risorse migliori di ciascuno.

Tuttavia, sono leader loro malgrado, perché non amano il potere e detestano mettersi in mostra.

Sono quelli che tutti vorrebbero avere al proprio fianco quando si tratta di svolgere compiti impegnativi o anche soltanto per sentirsi compresi.

Per queste ragioni chi possiede una grande empatia si trova spesso al centro delle situazioni e senza volerlo diventa un punto di riferimento per gli altri.

Queste persone sono fari nel buio, fonti d’ispirazione e di aiuto, amici preziosi su cui si può sempre contare.

Per loro il sostegno al prossimo è parte dell’esistenza stessa e viene prima di tanti egoismi.

Conoscerli e averli vicino rende bella la vita.

In un mondo sano e migliore, l’empatia dovrebbe essere sviluppata e coltivata ogni giorno e chi la possiede naturalmente dovrebbe essere stimato e onorato.

Non deriso o emarginato come invece succede spesso in questa nostra civiltà malata di arroganza e narcisismo.

Carla Sale Musio

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Dic 09 2017

CREATIVITÀ & LEADERSHIP

Coloro che possiedono una personalità creativa di solito non amano il potere e preferiscono la creatività e la cooperazione alle gerarchie e alla competizione. 

Tuttavia, proprio queste caratteristiche li rendono dei leader.

Poco propense a mettersi in mostra, queste persone possiedono un carisma naturale che le porta a trovarsi al centro delle situazioni.

Tradizionalmente tendiamo a identificare la leadership con il comando.

Eppure…

Il leader non è chi insegue e desidera il potere a tutti i costi, ma chi è capace di sacrificare il proprio egoismo per perseguire un vantaggio comune.

E in questo le personalità creative sono maestre.

Perciò, anche se non sempre lo riconoscono, la leadership costituisce una delle loro principali caratteristiche.

Succede, però, che in queste persone la naturale attitudine alla centralità sociale si scontri con l’insicurezza, la timidezza e la bassa autostima (che purtroppo conseguono a una incomprensione di questa struttura di personalità) facendo sì che finiscano per avere molti doveri e pochissimi riconoscimenti.

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Daniela e il tango

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Daniela è la figlia più grande di cinque fratelli.

Unica femmina tra tanti maschi.

Quando arriva nel mio studio si sta separando dal marito dopo una convivenza durata oltre venti anni.

“Mi sarebbe piaciuto continuare a studiare…”

Racconta.

“Ma mio padre ha voluto che mi mettessi subito a lavorare perché in casa uno stipendio solo non bastava per tutti.”

La fatica riempie la sua esistenza molto presto.

Quando si sposa, la situazione non migliora.

Suo marito fa il rappresentante di commercio ed è sempre in giro mentre Daniela segue da sola la casa, i bambini, la madre anziana e una zia invalida e bisognosa di cure.

Dopo la separazione la vita diventa un po’ più facile.

Occuparsi dei figli ormai ventenni è meno impegnativo e, nonostante la dedizione costante alla madre e alla zia, finalmente ha più tempo per se stessa.

Così s’iscrive a un corso di ballo, passione censurata e segreta sin da quando era bambina… e scopre nel tango una profonda vocazione!

Il tango le riempie le sue giornate di entusiasmo, di passione e di nuovi amici.

A quasi cinquant’anni Daniela si sente tornare la ragazzina di una volta.

Quella che, probabilmente, non è mai stata.

Ma mentre passa le serate tra milonghe e stage di perfezionamento sente che la sua vita diventa sempre più affollata e ancora una volta meno sua.

“Il tango avrebbe dovuto essere un momento dedicato a me stessa…”

Spiega amareggiata.

“E invece è diventato un lavoro senza ferie e senza diritto alla malattia.”

Alla scuola di ballo, infatti, tutti la cercano e tutti hanno bisogno di lei: 

  • perché sa ascoltare i problemi

  • perché è disponibile

  • perché non dice mai di no

  • perché balla benissimo

  • perché è affidabile e sa tenere i segreti

  • perché mette la sua casa a disposizione

  • perché passa a prendere chi è senza macchina

  • perché non brucia gli appuntamenti all’ultimo minuto

  • perché…

L’elenco potrebbe continuare ancora, ma c’è un solo grande perché.

Perché Daniela è un leader.

Poco appariscente, riservata e discreta ma… leader.

E quando non c’è il gruppo ne risente.

Lo sa il maestro di tango che la chiama per organizzare le serate e lo sanno gli amici che la cercano sempre.

L’unica che ancora non lo ha capito è solo lei.

Che sente di non farcela più mentre continua a essere il punto di riferimento per tutti.

Nella sua vita, Daniela è sempre stata un punto di riferimento per gli altri.

Prima per la sua famiglia.

Poi per le colleghe di lavoro.

Infine per il marito e i figli.

Adesso per la scuola di tango.

La sua leadership, però, è poco appariscente.

.

Ma che cos’è un leader?

.

Il leader è colui che ha influenza sui membri di un gruppo.

Cioè una persona che avendo ascendente sugli altri ne condiziona il comportamento.

Ci sono leader la cui influenza sul gruppo è immediatamente evidente (per esempio, un bravo insegnante) e leader la cui influenza sul gruppo non è visibile, nonostante abbiano un grande ascendente, perché non amano trovarsi al centro dell’attenzione. 

Questi ultimi sono chiamati leader occulti.

Daniela è una di loro.

La sua centralità non appare perché è sempre molto discreta e riservata, ma la gran quantità di contatti che tiene con tutti la porta ad avere un ascendente sul gruppo, compreso il maestro di tango.

La sua leadership, però, ultimamente sta diventando un impegno con tanti doveri e pochi riconoscimenti ed è per questo che Daniela sente di non farcela più.

Tutti la cercano ma a nessuno viene in mente di chiederle:

“Come stai?”

Sanno che sta uscendo da una separazione ma non pensano che abbia bisogno di aiuto.

Questo succede perché Daniela ha imparato a dare ma non ha ancora imparato a chiedere.

Sa come aiutare gli altri e non sa come domandare aiuto per se stessa.

Da bambina ha capito che bisogna lavorare per la famiglia ma non che la famiglia ti sostiene nelle difficoltà.

Nel corso dei colloqui dovrà riformulare i propri apprendimenti per fare in modo che la sua passione per il ballo non si trasformi in un lavoro senza retribuzione.

Rendersi conto della sua naturale attitudine alla leadership servirà a evidenziare i talenti e a non sentirsi in colpa nel momento in cui si permette di ricevere qualcosa. 

Carla Sale Musio

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Nov 11 2013

CARISMA, FASCINO E FISICITÀ


Carisma, fascino, autorevolezza, prestigio… sono requisiti che ognuno di noi vorrebbe possedere perché segnalano una personalità attraente, ricca di saggezza e considerazione da parte degli altri.

Per sentirci bene abbiamo bisogno di ricevere attenzioni e riconoscimento e, pur di ottenerli, siamo disposti a fare molti sacrifici, modellando il nostro mondo interiore fino a renderci compatibili con le richieste delle persone che abbiamo intorno.

Per ricevere approvazione cerchiamo di mostrarci migliori, nascondendo le cose che metterebbero in cattiva luce l’immagine idealizzata con cui vogliamo proporci nel tentativo di piacere al mondo.

Così, pur di sentirci amati, perdiamo di vista l’autenticità e la possibilità di cambiare noi stessi correggendo i tratti del carattere che andrebbero migliorati.

Il bisogno di ricevere consensi e stima ci spinge a nascondere i lati negativi e a indossare una maschera nel tentativo di trasformarli.

Una maschera con cui nel tempo ci identifichiamo, sentendola così abituale e scontata da offuscare ogni contatto con le parti di noi che abbiamo represso.

In questo modo la verità va perduta e con lei scompaiono anche l’originalità, la creatività e la realizzazione personale.

La paura della disapprovazione ci costringe a imitare i comportamenti che sembrano riscuotere più successo, privandoci della possibilità di esprimere i nostri pensieri e le nostre effettive peculiarità.

Uno stile di vita basato sul nascondere e sull’apparire è la causa primaria di tante sofferenze e fa sì che il compito degli psicologi sia spesso quello di aiutare le persone a percorrere a ritroso la strada dell’adattamento sociale fino a rintracciare le emozioni perdute e la possibilità di vivere una vita appagante.

La realizzazione personale, infatti, non si raggiunge indossando modelli di comportamento stereotipati e convenzionali ma è la conseguenza dell’accettazione e dell’accoglienza della propria nudità interiore, senza censure e senza pregiudizi.

Le cose che non ci piacciono, i lati aspri del carattere non vanno eliminati o nascosti ma trasformati in modo che la loro energia possa scorrere senza impedimenti nella personalità, liberando la creatività bloccata e le sue molteplici possibilità espressive.

Solo così il disegno unico che caratterizza ogni persona può dispiegare le sue potenzialità nell’esistenza e dare forma alla missione che siamo venuti a compiere nascendo.

Solo così la vita e la morte rivelano il loro significato profondo, perdendo quell’alone di superstizione e di angoscia con cui spesso siamo portati a definirle per ignoranza e paura.

Solo così, finalmente, potremo sentirci davvero amati. Per ciò che siamo e non per ciò che ci sforziamo di rappresentare sul palcoscenico della vita.

Solo così l’entusiasmo può riprendere a scorrere nelle cose di ogni giorno. Proprio come quando eravamo bambini.

Solo così un senso di appagamento pervade i nostri gesti. A prescindere da quello che stiamo facendo.

Solo così è possibile sentirsi davvero bene con se stessi e con gli altri.

Ma per raggiungere questo magnifico stato di compiutezza interiore è necessario attraversare il labirinto della paura, della derisione, dell’emarginazione e dell’abbandono.

Serve molto coraggio per farlo.

Si corre il rischio della diversità.

Bisogna abbandonare le certezze che la maschera ci garantisce e affrontare l’autenticità in ogni angolo di se stessi.

Il ragionamento, la riflessione, le memorie e le conclusioni arrivano solo dopo che il brivido della verità ha attraversato il corpo e sono la conseguenza dell’ascolto e dell’espressione di sé nei gesti e nelle azioni.

Nascosta nelle cellule, nei muscoli, nella pelle, nei movimenti, negli atteggiamenti, nelle pose, nei dolori e nelle contratture esiste la memoria di tutto quello che abbiamo vissuto e di tutto quello che abbiamo nascosto (a noi stessi e agli altri) per non sembrare cattivi, brutti, stupidi o noiosi.

Un codice gestuale, scritto nelle movenze di ciascuno apre la porta dell’inconscio e libera le emozioni che ci sforziamo inutilmente di cancellare nella speranza di non doverle affrontare mai più.

Mettendo in moto il corpo e prestando attenzione ai suoi messaggi si libera la parte più vera, si svelano i pensieri nascosti, si schiudono le soluzioni bloccate dalla paura.

Per incontrare la nostra verità dobbiamo avere il coraggio di cambiare e di rinascere ogni volta, affrontando i ricordi che ci fanno paura.

Ma cambiare vuol dire incontrare l’ignoto e spesso preferiamo restare aggrappati alle abitudini piene di sofferenza anziché avventurarci a percorrere strade sconosciute, anche se migliori.

“Aiutami a cambiare senza cambiare nulla!” è la richiesta che tante persone rivolgono agli specialisti della psiche.

Una richiesta disperata e impossibile perché il cambiamento è l’essenza della vita e il tentativo di evitarlo produce sempre una terribile sofferenza.

La maschera che abbiamo scelto di indossare per compiacere il mondo soffoca l’autenticità e uccide lentamente la voglia di vivere, spingendo la personalità dentro le sabbie mobili della apatia, del pessimismo e della depressione.

Per trovare le risorse necessarie ad affrontare le prove della vita bisogna cavalcare il cambiamento e guardare negli occhi la propria verità senza paura.

Qualunque essa sia.

Il corpo racconta la storia di ciascuno nel linguaggio universale del movimento e dell’istintualità.

Nascosti nei gesti, nelle movenze e nella fisicità, i messaggi dell’inconscio mantengono viva tutta la loro originaria intensità.

Per questo tanto spesso evitiamo le attività fisiche e preferiamo drogarci con cibi malsani e sostanze di ogni tipo piuttosto che attivare col movimento la  preziosa intelligenza del corpo.

Immersi nella letargia di uno stile di vita tecnologico ed eccessivamente sedentario, ignoriamo con cura tutte le percezioni. Fisiche ed emotive.

In questo modo si amplifica la dipendenza dalla maschera e s’incrementa il suo potere, cancellando l’entusiasmo dall’esistenza.

Liberarsi da questo patologico modus vivendi significa affrontare l’azzardo della propria corporeità.

Vuol dire mettere in movimento il corpo e permettere al mondo emotivo di rivelarsi alla coscienza, accettando i pensieri e le sensazioni che salgono in superficie mentre siamo impegnati a compiere una sequenza di azioni e attività.

Carisma, fascino, autorevolezza, prestigio… sono la conseguenza di questo coraggioso ascolto e del riconoscimento della verità che lo caratterizza.

Tollerare la propria autenticità è il primo passo verso il cambiamento e il raggiungimento di una seducente autorevolezza.

Per “piacere” è indispensabile “piacersi” e non “dover piacere”.

Soltanto allora il mondo ci dona la sua stima con spontaneità e senza bisogno di estorsioni compiacenti.

Una persona carismatica ha un rapporto di fiducia e affiatamento con il proprio corpo e con le emozioni che vi sono impresse.

Il fascino rivela nel movimento la capacità di accogliersi e di accogliere, senza giudizio e con sincerità.

Carla Sale Musio

leggi anche:

IL TUO CORPO LA SA LUNGA…

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Ott 11 2013

CREATIVITÀ, LEADERSHIP E POTERE

Le persone che amano il potere non hanno mai una leadership adeguata perché non sono capaci di pensare nell’interesse di tutti.

Il desiderio di emergere sugli altri li spinge a mettersi in vista e a ricercare posizioni di comando ma la brama narcisistica dell’autorità ostacola il raggiungimento di un’organizzazione efficace e centrata sui bisogni, sul rispetto e sulla valorizzazione di tutti i partecipanti.

Per mantenere uno status di guida queste persone cercano di ottenere consensi usando la supremazia, il plagio, la seduzione e la corruzione.

Così facendo finiscono inevitabilmente per anteporre il successo personale al raggiungimento degli obiettivi comuni.

Quando il bisogno narcisistico deve evolversi e imparare a lasciare spazio all’empatia e all’altruismo, la personalità non è adatta alla gestione delle risorse comuni e la leadership è destinata al fallimento.

L’antidoto all’egocentrismo e all’autoritarismo è la creatività, cioè quel bisogno interiore che spinge a scoprire punti di vista nuovi nelle cose di sempre.

La creatività conduce le persone a disinteressarsi del potere e dell’autorità.

Troppo occupati a tradurre in realtà le loro ispirazioni, i creativi non amano le gerarchie, la competizione, la sopraffazione (e nemmeno la vittoria).

Preferiscono concentrare le proprie energie nella trasformazione e nel cambiamento di se stessi e di ciò che hanno intorno.

Proprio queste caratteristiche fanno di loro degli ottimi leader.

Una buona leadership tiene conto delle esigenze di tutti e sa distribuire le competenze valorizzando le capacità e lasciando che ciascuno metta i propri talenti al servizio dell’interesse comune.

Chi è capace di cogliere le qualità presenti negli altri è anche (inevitabilmente) dotato di empatia e propenso a gestire i ruoli di comando senza prevaricare.

Questo succede quando il pensiero è orientato verso il raggiungimento di un benessere capace di coinvolgere se stessi e gli altri in uguale misura.

La creatività di solito si accompagna all’empatia.

E l’empatia è l’ingrediente base dell’altruismo.

Creatività ed empatia sono i requisiti fondamentali di una buona gestione della leadership e fanno sì che le personalità creative si trovino spesso a guidare e organizzare gli altri.

Anche se non sempre è facile riconoscere la leadership nei loro comportamenti intuitivi, accomodanti e disponibili.

Proprio perché non amano il comando e la sopraffazione, sono spesso dei leader occulti.

Si tratta di leader che non emergono immediatamente ma sanno costruire nel tempo relazioni basate sulla fiducia e sulla reciprocità, e per questo si ritrovano (prima o poi) a gestire le risorse comuni.

Queste persone non amano il potere di per sé, amano l’armonia nelle cose e tra le persone, e si prodigano nel costruire climi emotivamente accoglienti e giocosi, spazi di condivisione in cui sia possibile esprimersi con spontaneità e senza censure.

Per loro la leadership è un compito… inevitabile, un incarico che accolgono in sé come una missione a cui non è possibile sottrarsi.

Sentono il dovere di mettere le proprie risorse al servizio degli altri e lo fanno accollandosi spontaneamente il carico di coordinare le energie di tutti verso un vantaggio comune.

Il benessere di tutti, infatti, è la condizione indispensabile perché sia possibile esprimere creatività ed empatia, e godere insieme di uno scambio capace di arricchire tutti i partecipanti.

Sia la creatività che l’empatia, muovono sempre le azioni di questi leader, semplici e alla mano, portandoli naturalmente a prodigarsi per il raggiungimento di un’armonia collettiva.

Quando è necessario unire le forze per realizzare un obiettivo comune, la personalità creativa mostra tutta la sua autorevolezza, discreta e partecipe, attenta ai bisogni degli altri e capace di riconoscerli in sé anche prima che questi ultimi se ne siano resi coscientemente conto.

Chi è in contatto con la propria personalità creativa ha spesso la consapevolezza delle necessità e degli stati d’animo delle persone con cui interagisce (un po’ come se fosse dotato di un radar interiore in grado di sintonizzarsi sul mondo emotivo degli altri).

Questa consapevolezza può diventare causa di emarginazione da parte di coloro che, sentendosi messi a nudo dallo sguardo “creativo”,  non sono ancora pronti a condividere la propria verità interiore.

In questi casi le risorse della personalità creativa sono combattute o fraintese e può strutturarsi un modo di essere che privilegia la finzione invece dell’onestà e utilizza l’arroganza e la competizione per salvare i propri privilegi narcisistici.

Tanti creativi cercano di sfuggire la naturale propensione alla leadership, mimetizzando le proprie risorse nel tentativo di farsi accettare nonostante la loro scomoda intuizione.

Tuttavia, proprio questo deformarsi pur di ottenere approvazione è la causa di  sofferenze e di  patologie mentali.

La creatività, l’empatia e la leadership sono risorse vitali per il benessere di chi le possiede e della collettività, dal loro riconoscimento e dalla loro valorizzazione prende forma un mondo basato sul rispetto, sulla cooperazione e sulla conoscenza reciproca.

La repressione e l’occultamento di queste preziose potenzialità ci priva dei mezzi indispensabili per vivere insieme e costituisce la radice di tante guerre.

In se stessi e nel mondo.

Carla Sale Musio

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Set 04 2012

LEADER OCCULTI


Ti capita?

  • di trovarti al centro dell’attenzione, anche quando non vorresti

  • di passeggiare per strada e sentirti fermare per le ragioni più varie: “Sapresti dirmi che ore sono?… Dov’è la via tal dei tali? … A che ora apre il negozio X?… Sai se oggi c’è sciopero degli autobus?”

  • di essere sempre la persona cui tutti chiedono consiglio e aiuto

  • di apparire responsabile e affidabile anche a chi ti conosce appena o addirittura non ti conosce affatto

  • di desiderare l’anonimato ma di finire immancabilmente per essere notato/a

Se la risposta a queste domande è SI probabilmente hai una personalità carismatica e sei un leader occulto.

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Ma cosa vuol dire avere una personalità carismatica?

Che cos’è il carisma?

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Il carisma è l’influenza che una persona esercita sugli altri, una sorta di attrattivo naturale che catalizza l’attenzione della gente.

In teatro è chiamato: presenza scenica e costituisce la qualità principale dei bravi attori.

Un interprete dotato di presenza scenica riesce a catturare l’attenzione del pubblico anche standosene immobile e in silenzio.

Chi invece ha una presenza scenica scarsa fatica a reggere la scena nonostante l’impegno e la preparazione.

Avere carisma, o avere una buona presenza scenica, è un po’ come nascere intonati.

Sono caratteristiche che si possiedono dall’infanzia, scritte nel nostro DNA.

Impropriamente il carisma è confuso con il bisogno di emergere e con il desiderio di potere.

In realtà è vero il contrario!

Di solito, una personalità carismatica non ama il potere.

Chi è carismatico ha un potere personale, naturale e spontaneo.

Si è dovuto abituare a gestirlo fin da bambino, ne conosce il peso e i limiti, e non desidera averne di più.

Chi, invece, ambisce al potere e ama essere sempre al centro dell’attenzione è una persona che il carisma non lo possiede e, proprio perché non ce l’ha, lo desidera e si sforza di ottenerlo.

Chi ha carisma ha in se un qualcosa che lo rende appariscente anche quando vorrebbe passare inosservato.

E finisce inevitabilmente per essere notato pur non facendo niente.

Naturalmente, una personalità carismatica può anche mettersi in mostra e catturare di proposito l’attenzione degli altri.

Tuttavia, di solito, questo avviene coinvolgendo i presenti perché, chi è carismatico, è portato a sentire gli altri intorno a sé e a valorizzarne la partecipazione.

Una persona carismatica difficilmente monopolizza la platea, anzi, fa in modo che tutti quelli che la circondano si sentano partecipi e coinvolti. Per questo, appunto, è carismatica!

Il carisma e la leadership sono imparentati.

Entrambi portano ad avere ascendente sulla gente.

Il carisma cattura l’attenzione e la leadership permette di avere autorevolezza, considerazione e stima dalle persone.

Generalmente, il termine leader (proprio come la parola: carisma) evoca immagini di potere e centralità.

La leadership, però, è l’influenza che una persona esercita sugli altri e questa influenza non necessariamente corrisponde a una posizione di potere o centrale.

O meglio, questa centralità non sempre è appariscente e non sempre spinge al comando.

Per misurare il grado d’influenza sugli altri, i sociologi usano uno strumento chiamato sociogramma.

Il sociogramma permette di vedere quante sono e che importanza hanno le relazioni tra le persone.

Grazie all’utilizzo del sociogramma è stato possibile evidenziare un tipo di leader poco appariscente e discreto, anche se molto influente, chiamato: leader occulto.

Il leader occulto ha relazioni profonde e significative con tutti (o quasi tutti) i membri di un gruppo ma le sue interazioni non sono basate sul potere, di solito si tratta di un’influenza emotiva.

Il leader occulto è la persona cui tutti fanno riferimento per chiedere consiglio e aiuto, quello con cui è piacevole parlare o lavorare, l’amico che non deve mancare mai perché si conta su di lui per mille cose grandi e piccole.

Il sociogramma ha permesso di scoprire questo tipo di leadership, chiamata appunto: leadership occulta, in persone riservate e poco inclini all’eccentricità o al comando ma capaci di avere un grande ascendente sugli altri.

Se anche tu sei un leader occulto potresti esserne del tutto ignaro e anzi, considerarti una persona debole o eccessivamente dipendente.

Infatti, la propensione alla leadership causa non pochi problemi, soprattutto durante l’infanzia e, quando non è compresa dagli adulti di riferimento, può portare a vivere con insicurezza.

Da bambini i leader occulti sono spesso invidiati dagli amici e dai compagni (e, purtroppo, a volte anche dai grandi) che non possiedono il loro stesso carisma e, spinti dalla gelosia, possono organizzare complotti, vessazioni e derisioni.

Davanti a questi episodi di ostracismo e di emarginazione, i piccoli leader occulti tendono a fare il possibile per non irritare gli altri con la loro ingombrante presenza scenica, arrivando fino a rinnegare le proprie capacità pur di essere accettati e amati.

In questo modo, finiscono col sentirsi sempre a disagio, perdono il contatto con la propria autenticità e diventano insicuri e fragili.

Mi capita spesso, durante la psicoterapia, di riconoscere una leadership occulta dietro un’apparente insicurezza o un’eccessiva dipendenza.

Queste persone imparano da piccole a censurare le loro doti di sensibilità, indipendenza e autonomia, finendo così per perdere la connessione con il proprio sé e diventando incerte, dipendenti dagli altri ed eternamente indecise sulle scelte da compiere.

È importantissimo riconoscere il valore della loro libertà di pensiero e di azione (anche se censurata) e la leadership nascosta dietro un’identità apparentemente conformista, ritenuta più accettabile e sovrapposta inconsciamente alla parte indipendente.

La leadership e il carisma sono un modo di essere e di pensare, mostrano la capacità di stare da soli e il coraggio di rischiare la propria unicità nelle scelte della vita.

Durante l’infanzia il bisogno di riconoscimento da parte degli altri spinge ad accettare anche una falsa identità pur di sentirsi integrati nel gruppo, ma con la maturità l’indipendenza dev’essere recuperata e integrata nella personalità.

La sua rimozione, infatti, porta ad essere cronicamente dipendenti dagli altri e costringe la personalità a nascondersi dietro scelte tradizionaliste che, non rispecchiandone l’autenticità, diventano la causa di tante patologie psicologiche (ansia, attacchi di panico, depressione, fobie, ecc.).

Carla Sale Musio

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Ago 07 2011

Le personalità creative: HANNO UNA LEADERSHIP POCO APPARISCENTE

Nonostante le personalità creative siano del tutto disinteressate al potere proprio questa caratteristica fa di loro dei leader.

Infatti, l’innata propensione a condividere le rende capaci di prendere decisioni nell’interesse comune.

Sono quelli cui tutti fanno riferimento anche se spesso si tratta di leader poco appariscenti.

Poco propense a mettersi in mostra, queste persone possiedono un carisma naturale che le porta, nonostante tutto, a trovarsi al centro delle situazioni.

Tradizionalmente tendiamo a considerare soltanto l’aspetto più grossolano della leadership, cioè il bisogno di potere.

Viceversa, un leader (che sia veramente tale) non è chi insegue e desidera il potere a tutti i costi, ma chi è capace di sacrificare il proprio egoismo per perseguire un vantaggio comune.

E in questo le personalità creative sono maestre.

Perciò, anche se la loro leadership non sempre è riconosciuta (talvolta neanche da loro stessi) costituisce una delle loro principali caratteristiche.

Tuttavia, succede spesso la loro naturale attitudine alla centralità sociale si scontri con l’insicurezza, la timidezza e la bassa autostima (che purtroppo consegue a un’errata comprensione di questa struttura di personalità) facendo sì che finiscano per avere molti doveri e pochissimi riconoscimenti.

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Daniela e il tango

.

Daniela è la figlia più grande di cinque fratelli.

Unica femmina tra tanti maschi.

Quando la conosco si sta separando dal marito dopo una convivenza durata oltre venti anni.

“Mi sarebbe piaciuto continuare a studiare…”

Racconta

“Ma mio padre ha voluto che cominciassi subito a lavorare perché in casa uno stipendio solo non bastava.”

Così la fatica riempie la sua esistenza molto presto.

Quando si sposa la situazione non migliora.

Il marito fa il rappresentante di commercio ed è sempre in giro mentre Daniela segue da sola la casa, i bambini, la madre anziana e una zia invalida e bisognosa di cure.

Solo dopo la separazione la vita diventa un po’ più facile.

Occuparsi dei figli ormai ventenni è meno impegnativo e, nonostante la dedizione costante alla madre e alla zia, finalmente ha più tempo per se stessa.

Per questo s’iscrive a un corso di ballo, passione censurata e segreta sin da quando era bambina… e scopre nel tango la sua profonda vocazione!

Il tango le riempie le giornate di entusiasmo, di passione e di nuovi amici.

Daniela, che ha quasi cinquant’anni, si sente tornare la ragazzina di una volta.

Quella che probabilmente non è mai stata.

Tuttavia, mentre passa le serate tra milonghe e stage di perfezionamento sente che la sua vita si fa sempre più affollata e ancora una volta meno sua.

“Il tango avrebbe dovuto essere un momento dedicato a me stessa…”

Racconta.

“E invece è diventato quasi un lavoro, senza ferie e senza diritto alla malattia.”

Alla scuola di ballo, infatti, tutti la cercano e hanno bisogno di lei.

Perché Daniela sa ascoltare i problemi di tutti, perché è sempre disponibile, perché non dice mai di no, perché balla molto bene, perché è affidabile e sa tenere i segreti, perché mette la sua casa a disposizione, perché passa a prendere chi è senza macchina, perché non brucia gli appuntamenti all’ultimo minuto, perché… l’elenco potrebbe continuare ancora.

Ma c’è un solo grande perché.

Perché Daniela è un leader.

Poco appariscente, riservata e discreta ma: leader.

E quando lei non c’é il gruppo ne risente.

Lo sa il maestro di tango che la chiama spesso per organizzare le serate e lo sanno gli amici che la cercano sempre.

L’unica che ancora non lo sa è soltanto Daniela.

Che sente di non farcela più mentre continua a essere il punto di riferimento per tutti.

Nella sua vita, Daniela è sempre stata un punto di riferimento.

Prima per la sua famiglia.

Poi per le colleghe di lavoro.

Infine per il marito e i figli.

Adesso per la scuola di tango.

La sua leadership, però, è poco appariscente.

 

Ma cos’è un leader?

 

Il leader è colui che ha influenza sui membri di un gruppo.

Cioè una persona che avendo ascendente sugli altri ne condiziona il comportamento.

Ci sono leader la cui influenza sul gruppo è evidente a tutti immediatamente (per esempio, un bravo insegnante) e leader la cui influenza sul gruppo non è immediatamente visibile perché non amano trovarsi al centro dell’attenzione, nonostante abbiano ascendente sugli altri.

Questi ultimi sono chiamati: leader occulti.

Daniela è una di loro.

La sua centralità non appare perché è sempre molto discreta e riservata.

Tuttavia, la quantità di contatti che tiene con tutti la porta ad avere un ascendente sul gruppo della scuola di ballo, compreso il maestro.

Ultimamente, però, la sua leadership sta diventando densa di doveri e povera di riconoscimenti,  per questo Daniela sente di non farcela più.

Tutti la cercano per mille motivi diversi ma a nessuno viene in mente di chiederle “Come stai?”.

Sanno che sta uscendo da una separazione e tuttavia non pensano abbia bisogno di aiuto.

Questo perché Daniela ha imparato a dare ma non ha ancora imparato a chiedere.

Sa come aiutare gli altri ma non sa domandare aiuto per se stessa.

Da bambina ha capito che si lavora per la famiglia ma non che la famiglia ti sostiene nelle difficoltà.

Nel corso dei colloqui dovrà riformulare i propri apprendimenti e fare in modo che la sua passione per il ballo non si trasformi in un lavoro senza retribuzione.

Rendersi conto della sua naturale attitudine alla leadership le servirà a evidenziare i suoi talenti e a permetterle di non sentirsi in colpa nel momento in cui anche lei ha bisogno di ricevere qualcosa.

Carla Sale Musio

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