Tag Archive 'crescita personale'

Lug 12 2020

PRENDERE SU DI SÉ LA RESPONSABILITÀ DELLA VITA

Lungo i percorsi di crescita personale arriva un momento in cui è necessario prendere su di sé la responsabilità della propria vita.

E questo significa anche accollarsi il peso di tutto ciò che succede.

Responsabilità e libertà camminano a braccetto, non può esserci l’una senza l’altra.

Se vogliamo essere veramente indipendenti dobbiamo comprendere come ogni cosa sia il riflesso di un movimento interiore.

Il mondo invisibile e il mondo visibile sono facce di un’unica medaglia.

L’immaterialità della vita intima intreccia la concretezza della realtà dando forma a quello che viviamo.

Niente succede per caso.

L’esistenza ci guida a riconoscere l’imprendibile complessità di noi stessi accompagnandoci dentro esperienze fatte di concretezza e incorporeità.

Spostare fuori di sé le responsabilità significa perdere il contatto con le risorse creative diventando vittime degli avvenimenti.

Solo riappropriandoci del potere individuale possiamo cambiare il mondo e costruire un presente migliore.

La vita è un’avventura appassionante quando ne siamo i protagonisti indiscussi.

Cedere ad altri le chiavi della nostra esistenza ci condanna all’impotenza e provoca molto dolore.

I concetti di bene e male riguardano sempre i nostri vissuti interiori.

Anche quando, nel tentativo di migliorarci, inseguiamo un’immagine idealizzata di noi stessi proiettando all’esterno le cose che non ci piacciono.

Proiezione e rimozione sono due meccanismi di difesa capaci di alleviare l’angoscia e calmare la paura.

Ma il loro risultati lenitivi sono provvisori.

Per sentirci bene occorre analizzare con autenticità anche le parti poco lusinghiere della psiche, arginandone la distruttività e accogliendone le potenzialità senza giudizio.

L’integrità si raggiunge quando il bene e il male compongono nel mondo intimo un quadro variopinto fatto di ciò che è vero e non soltanto di quello che ci piace.

Questo non significa liberare gli impulsi peggiori.

Al contrario!

Vuol dire imparare a convivere anche con le parti immature della psiche aiutandole ad evolvere nel tempo.

Libertà è la capacità di cambiare le cose che non ci piacciono, affrontando l’ignoto dentro di noi.

Prendere su di sé la responsabilità della vita è il primo passo verso un mondo migliore.

Carla Sale Musio

Leggi anche:

GENITORI, DESTINO, RESPONSABILITÀ E LIBERTÀ

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Giu 24 2020

CRESCITA PERSONALE: a volte è necessario cambiare partner

Crescere significa lasciare emergere nuovi aspetti di sé.

Si dice che “il cambiamento è il sale della vita” e questo è vero soprattutto nelle relazioni.

I rapporti che non evolvono sono destinati a finire o, peggio, a trasformarsi in carceri dentro le quali imprigioniamo la nostra voglia di vivere.

Le persone a cui ci leghiamo ci mostrano modi nuovi di affrontare la vita, stimolando lo sviluppo di quelle parti di noi che ancora non conosciamo.

Dallo scambio e dal confronto col partner prendono forma emozioni, pensieri e abilità nuove, lungo un percorso potenzialmente infinito e ricco di stimoli.

Tuttavia, il bisogno di stabilità spinge verso un orizzonte prevedibile, fatto di abitudini rassicuranti e sempre uguali a se stesse.

Gli esperti la chiamano fissità funzionale e spiegano che una routine stereotipata e priva di creatività diventa presto la tomba della vitalità e il principio di tante patologie.

Nessuna storia d’amore sfugge a queste leggi.

E chi prova a cementare il cambiamento nella monotonia finisce per sprofondare dentro pericolosi vissuti depressivi.

Anche i rapporti più solidi corrono il rischio della rottura quando non sostengono il ritmo della trasformazione.

Cambiare abitudini, pensieri, atteggiamenti e comportamenti fa bene all’amore e alla crescita personale regalandoci rapporti intimi, profondi e stimolanti.

Viceversa, la pretesa di immobilizzare il flusso della vita condanna le relazioni all’agonia.

Ecco perché, a volte, cambiare partner può diventare una necessità imprescindibile.

Succede quando la crescita conduce lungo strade differenti.

Quando il bisogno di esprimere la propria autenticità si scontra con la paura di ferire chi abbiamo affianco.

Quando non c’è MAI tempo per parlarsi.

Quando la pretesa di conoscersi annienta il mistero in noi stessi e nell’altro.

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STORIE DI PRIGIONIA E CAMBIAMENTO

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Valeria lavora in una multinazionale.

Ha le giornate piene, poco tempo libero e tante responsabilità.

Franco invece è un sognatore.

Ama i tempi lenti, la contemplazione e la buona tavola.

Il lavoro per lui non è un problema. 

A pagare tutte le spese ci pensa Valeria.

Tra loro il tempo del confronto, dell’ascolto e dell’intimità manca da sempre.

Valeria dice che il lavoro l’assorbe troppo e il tempo libero vuole trascorrerlo senza pensieri.

Franco dice di non essere tagliato per la vita di relazione, per lui il silenzio e la meditazione sono una medicina insostituibile.

Nessuno di due ha tempo per ascoltare l’altro.

Le loro vite scorrono su binari paralleli.

Ogni tanto un viaggio.

Ogni tanto un litigio.

Poi tutto ritorna come sempre.

Ma quando Valeria partecipa a uno stage di formazione… le cose cambiano.

In quel percorso di crescita interiore scopre la solitudine (fatta di mille impegni) cui ha condannato se stessa.

Arrabbiata e delusa accusa Franco di egoismo e opportunismo.

Franco si chiude al dialogo, offeso dall’atteggiamento aggressivo di lei e terrorizzato all’idea di perdere la sua rassicurante organizzazione quotidiana.

Le incomprensioni lievitano.

Le strade si dividono.

Franco accusa Valeria di essere sempre assente. 

Valeria afferma di non poterne più: il peso della sopravvivenza grava tutto sulle sue spalle e adesso pretende più tempo per sé.

La crescita esige da entrambi una maggior dedizione e inevitabilmente li spinge a separarsi.

Valeria ha bisogno di integrare la rilassatezza che ha potuto osservare nella vita di Franco.

Franco ha bisogno di integrare il senso di responsabilità che potuto osservare nella vita di Valeria.

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Roberta fa la biologa in un prestigioso laboratorio di analisi.

Andrea lavora in un’azienda di tessuti.

Roberta è sensibile, insicura, fragile e sempre pronta ad accudire gli altri.

Andrea è allegro, distratto, appassionato del suo lavoro e spesso al telefono con la mamma.

Roberta cerca in tanti modi di avere con lui un dialogo intimo e profondo.

Vorrebbe parlare di loro, della vita, dell’amore e del significato nascosto dietro alle cose.

Andrea si rifugia nel silenzio.

Ha imparato da bambino a isolarsi per sfuggire la possessività della mamma, vedova e sempre bisognosa di affetto.

Roberta si sente incompresa e messa da parte.

Andrea scherza e minimizza il bisogno di approfondire i discorsi.

Roberta si chiude.

Andrea non se ne accorge.

Passano gli anni.

Roberta conosce un collega: attento, sensibile e sempre desideroso di ascoltarla.

Di colpo la sua vita si fa elettrizzante.

Il tempo trascorso con lui vola via veloce.

Roberta si sente coinvolta come mai prima.

Andrea si accorge che qualcosa non va come dovrebbe.

Ma fa finta di nulla, sicuro che col tempo tutto si aggiusterà.

Roberta sente che è impossibile rinunciare alla relazione con il collega.

Ora tra lei e Andrea è cresciuto un muro di silenzio e indifferenza.

Roberta pensa di separarsi.

Andrea non riesce a pensarci.

***

Marco è innamorato di un’altra donna.

Ha provato più volte a parlarne con Renata, sua moglie.

Ma lei ogni volta lo supplica di restare.

Non importa se non è l’unica per lui.

Non importa se non la ama più.

Renata è sicura di non poter vivere senza la quotidianità costruita insieme.

E per averla è disposta a chiudere un occhio sulla vita affettiva di suo marito.

Le basta solo che viva con lei.

Marco teme che Renata possa compiere qualche gesto inconsulto.

Così si sforza di accontentarla mentre prova a convincerla che una separazione permetterebbe a entrambi di continuare a crescere.

Tutto inutile.

Renata minaccia il suicidio.

Marco non sa cosa fare.

I litigi tra loro si moltiplicano.

Le incomprensioni pure.

La paura di farsi del male li porta a vivere costantemente nell’angoscia.

E, come un disco rotto, il dialogo tra loro si inceppa sempre sullo stesso punto.

Carla Sale Musio

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SEPAMARSI

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Mag 13 2020

CRESCITA PERSONALE: a volte è importante cambiare lavoro

Ci sono momenti nella vita  in cui è necessario rivedere le proprie scelte per sostenere la crescita interiore.

La professione che scegliamo non è soltanto una fonte di sostentamento economico ma rappresenta un’importante espressione della realizzazione personale.

In una società sana, il lavoro dovrebbe essere la manifestazione dei talenti individuali, il dono che siamo venuti a condividere nel mondo.

Nella nostra civiltà malata, invece, questo succede raramente e, spesso, le esigenze della sopravvivenza spingono a svolgere lavori che hanno poco a vedere con il proprio modo di essere.

Scegliere un’occupazione seguendo soltanto il desiderio di conquistare l’indipendenza economica, se pure favorisce il raggiungimento dell’autonomia, trascura la necessità di manifestare le proprie risorse e tradisce l’espressione più profonda di sé.

Tante sofferenze psicologiche nascono da scelte lavorative irrispettose dell’autenticità interiore.

Anche quando chi le porta avanti lo fa con determinazione e competenza.

Giorno dopo giorno costruiamo l’esistenza, ingabbiando la libertà o dispiegandola nella quotidianità.

L’orario di lavoro occupa gran parte della giornata e rappresenta uno spazio importantissimo nello strutturarsi del senso di efficacia personale.

Quando ciò che facciamo rispecchia i valori profondi, l’armonia interiore può prendere forma nella psiche e la salute (fisica e psichica) si manifesterà nella vita.

Se, invece, le mansioni che svolgiamo non ci piacciono, o peggio, sono in contrasto con i nostri ideali, la scissione e il dolore avanzeranno nel mondo interno, generando innumerevoli problemi.

Ecco perché la revisione attenta e scrupolosa del proprio lavoro è una tappa imprescindibile durante la crescita personale, un momento ricco di possibilità e indispensabile per dare forma ai cambiamenti che intrecciano l’evoluzione interiore.

Nelle emergenze della vita possiamo essere costretti a svolgere una professione senza permetterci di scegliere.

Ma, questo non significa che in seguito non sia possibile cambiare quelle decisioni.

Al contrario!

Aver raggiunto l’autonomia economica consente di sperimentare soluzioni nuove senza correre troppi rischi, dando forma progressivamente ai cambiamenti lavorativi necessari al proprio benessere interiore.

I nostri talenti determinano le propensioni che abbiamo.

E il piacere provato nel compiere determinate attività dipende dall’esigenza di condividere con gli altri l’unicità e la creatività che nascendo siamo venuti a donare nel mondo.

Per sentirci bene con noi stessi e in armonia con la vita dobbiamo svolgere un lavoro in sintonia con i nostri valori profondi e capace di manifestare i talenti che l’esistenza ci ha donato.

Perciò:

  • se sono una persona profondamente sincera e onesta, non potrò sentirmi bene vendendo contratti poco trasparenti per chi li acquista;

  • se sono sensibile e attento alla salute delle persone e del pianeta, difficilmente mi sentirò a mio agio lavorando in una fabbrica di armi;

  • se sono empatico e pronto ad aiutare chi è in difficoltà, sarà molto difficile per me occuparmi di recupero crediti.

I soldi possono fare la felicità solo quando danno forma alla nostra crescita interiore e il lavoro deve essere uno strumento capace di far emergere le risorse individuali.

Solo così è possibile sentirsi realizzati e in armonia con se stessi e con vita.

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STORIE DI CAMBIAMENTO E REALIZZAZIONE

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Gianluca gestisce il tabacchino di famiglia.

Le sue sorelle si sono sposate scegliendo di occuparsi a tempo pieno della casa e dei bambini, la mamma è andata in pensione e il papà è morto quando lui era ancora molto piccolo.

Gianluca ha cominciato giovanissimo a lavorare, dapprima per dare una mano quando mamma e sorelle erano in difficoltà, poi perché poteva studiare e lavorare sentendosi indipendente senza perdere la possibilità di laurearsi.

Oggi è rimasto l’unico a tenere viva quell’attività messa in piedi da suo padre con tanti sacrifici.

Lui però ama la vita all’aria aperta, lo sport, la bicicletta e le escursioni.

E sogna un’esistenza diversa… senza darsi il permesso di cambiare.

Infine, una brutta depressione lo costringe a chiedere aiuto a uno psicologo e nel corso del tempo emerge la sua voglia di vivere in un altro modo.

È così che accetta di svolgere un secondo lavoro nei weekend.

E insieme a un amico organizza escursioni in bicicletta.

Il sole, lo sport, l’amicizia e la possibilità di condividere le proprie passioni fanno sparire la depressione e aprono le porte a una nuova attività lavorativa, forse meno “sicura” ma più adatta al suo modo di essere e sentire la vita.

Da allora sono passati tanti anni ma Gianluca non si è pentito di aver lasciato il tabacchino per svolgere un lavoro che gli permette di essere pienamente se stesso.

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Elena è una persona affidabile, attenta e sempre pronta ad aiutare gli altri.

Da anni lavora come segretaria in una biblioteca, lo stipendio è buono e i colleghi la stimano e le vogliono bene.

Elena è soddisfatta di quello che fa, ama i libri e ritiene che il suo impegno lavorativo sia utile e importante.

Tuttavia sente che le manca qualcosa e all’età di quarantasei anni decide di prendere una seconda laurea in psicologia.

Non ha fretta di laurearsi ma la passione la spinge a non perdere tempo.

Così dopo la laurea affronta l’esame di stato, la specializzazione e una collaborazione gratuita nello studio di un amico psicoterapeuta.

Elena ha fatto tanti percorsi di psicoterapia e crescita personale, e gli strumenti acquisiti grazie ai nuovi studi potenziano la sua capacità di ascoltare e aiutare il prossimo.

Le cose prendono forma quasi da sole… e oggi Elena lavora come  psicoterapeuta in uno studio tutto suo.

Non rimpiange il lavoro in biblioteca e continua ad aggiornarsi, coltivando la passione per la psiche.

“Il cambiamento fa parte di me, non posso non ascoltarlo.” afferma sorridendo.

“Oggi faccio la psicoterapeuta… domani si vedrà!”

Carla Sale Musio

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LA PERSONALITÀ CREATIVA

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Feb 20 2020

CRESCITA PERSONALE: fare emergere parti nuove di sé

Quando si intraprende un cammino di crescita personale è indispensabile aprirsi alle parti nuove di sé.

La psiche è composta da infinite possibilità espressive che si plasmano sulle esigenze del mondo circostante dando forma alla personalità: l’insieme degli atteggiamenti che usiamo abitualmente.

La crescita ci costringe a selezionare dal vastissimo repertorio di comportamenti possibili quelli che hanno successo nel procurarci accettazione, stima e riconoscimento.

L’amore è l’unico alimento indispensabile alla vita.

E ci spinge a plasmare il carattere, trasformando l’egocentrismo in altruismo, partecipazione e solidarietà.

È un percorso lungo e articolato quello che da bambini ci conduce a diventare adulti, rendendoci capaci di donare al mondo la nostra creatività e i nostri talenti.

Tuttavia, spesso, per ottenere l’amore siamo costretti a barattare l’integrità, assumendo comportamenti che non ci rispecchiano (ma permettono di ottenere l’apprezzamento degli altri).

Questi compromessi hanno un alto prezzo psicologico da pagare e possono provocare una tale paralisi interiore da togliere alla vita ogni significato.

Sono infatti alla base di tante sofferenze psichiche.

In quei momenti la consulenza psicologica si rivela un aiuto indispensabile per sciogliere i nodi e liberare risorse nuove, lasciando emergere le parti inespresse di sé.

I comportamenti e gli atteggiamenti censurati nascondono, infatti, un alto potenziale creativo e trasformativo e sono spesso gli strumenti più efficaci per superare quel senso di inutilità che imprigiona l’esistenza in un cumulo di doveri privi di interesse.

Ma per raggiungere i doni celati dietro le risorse trasformative è necessario affrontare la paura del cambiamento e rivivere il dolore che da bambini ci ha condotto a nascondere gli aspetti inaccettabili della psiche.

Questo non vuol dire trasformarsi in mostri di egoismo, prepotenza e crudeltà.

Significa imparare a gestire con attenzione la ricchezza interiore, equilibrando il bisogno di approvazione con l’autenticità e l’espressione delle proprie peculiarità.

È un percorso che ha bisogno di tempo e pazienza, ma conduce ad una ricchezza intima e ad una sensazione di appagamento che prescindono da ciò che si fa… perché poggiano su ciò che si è.

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STORIE DI PAURA E DI TRASFORMAZIONE

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Laura ha avuto tante storie di incomprensioni e delusioni.

Per questo si considera poco adatta alla vita di coppia e ha puntato soprattutto sul lavoro.

Tuttavia, quando arriva alla soglia dei cinquanta il piacere professionale che anima le sue giornate cede il posto a un avvilente senso di inutilità.

La psicoterapia l’aiuta a mettere a fuoco il mondo sommerso delle sue passioni e con fatica Laura avvicina una se stessa sconosciuta e pericolosa.

È una donna attratta dalle altre donne.

La stessa che per tanti anni ha boicottato segretamente le storie d’amore, ben attenta a evitare matrimoni e convivenze.

Oggi Laura ha aperto la porta a un mondo che ancora la fa sentire fragile e insicura, ma ha ritrovato il gusto della vita e il piacere di lavorare.

E, mentre raccoglie i successi professionali, accoglie quella se stessa spaventata e innamorata… della sua migliore amica.

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Giovanni passa le giornate chiuso in ufficio, costantemente impegnato a far quadrare i conti.

Ha poco tempo per la fidanzata e ancora meno per gli amici.

Il lavoro, l’indipendenza e il progetto di acquistare una casa lo assorbono completamente.

È talmente preso dalla vita professionale che si dimentica persino gli appuntamenti… e questo manda in pezzi la sua storia d’amore.

Disperato cerca di farsi perdonare ma… per riconquistare una vita affettiva dovrà fare un profondo esame di se stesso e scoprire (con stupore) che il lavoro è soltanto una scusa per isolarsi!

La solitudine lo aiuta a gestire una profonda sensibilità.

E la paura di essere fagocitato dalle esigenze delle persone a cui vuole bene lo spinge inconsciamente a chiudersi in ufficio.

Per vivere gli affetti senza scappare, Giovanni dovrà ammettere il suo desiderio di solitudine e imparare a stare con se stesso senza bisogno di scuse.

Ma, soprattutto, senza inventarsi il lavoro per nascondersi.

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Giorgio lavora come cameriere.

È un ragazzo sveglio, disponibile e capace.

I colleghi e i clienti lo stimano. Il datore di lavoro vorrebbe dargli una promozione.

Tuttavia lui sogna una vita diversa.

Ama il teatro, la danza, la scrittura e la poesia.

Vorrebbe esprimere la sua creatività anche professionalmente ma la paura di non riuscire lo paralizza.

Quando partecipa a uno stage di teatro… improvvisamente la vita cambia.

Il regista gli propone una collaborazione part time per risolvere alcuni problemi legati alla gestione della compagnia.

Sentendosi valorizzato, Giorgio si impegna al massimo e finalmente sperimenta la possibilità di guadagnare in maniera autonoma.

Il regista è soddisfatto e prospetta ulteriori collaborazioni, i guadagni non sono altissimi ma… Giorgio prende coraggio e decide di rischiare.

Oggi lavora a tempo pieno in quella compagnia: fa l’attore, segue la contabilità e gestisce le innumerevoli iniziative culturali.

I guadagni sono rimasti gli stessi di quando lavorava nella pizzeria.

L’autostima, però, è cambiata.

Finalmente svolge un lavoro che ama e non si sente più costretto a lavorare ma felice di fare ciò che fa.

Carla Sale Musio

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