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Dic 23 2013

LE EMOZIONI DI BABBO NATALE

Dopo aver portato regali per oltre duemila anni, Babbo Natale si domandò quale fosse il vero significato del suo “portare i doni ai bambini buoni”.

“Chi sono in fondo i bambini buoni?” s’interrogava perplesso, tossendo e schiarendosi la voce.

“Alla fine i bambini non sono tutti un po’ buoni e un po’ cattivi? E se è così, che tipo di doni dovrei portare? Un po’ vecchi e un po’ nuovi, un po’ aggiustati e un po’ rotti?”

Più ci pensava e più s’ingarbugliava in una ragnatela di pensieri.

“In duemila anni non avrò mica commesso qualche ingiustizia?…” si domandò mentre la coscienza cominciava a rimordergli.

Effettivamente qualche letterina di protesta gli era pure arrivata e, in segreto, lui sapeva di aver addotto la scusa degli anni per fingere di dimenticarsene.

Tuttavia, ormai i tempi erano cambiati e, giunto all’alba del terzo millennio, decise finalmente di darsi una regolata.

Perciò acchiappò il suo computer modello L.D.P. (Lettura dei Pensieri), dono ricevuto l’anno prima dalla Befana e mai usato.

E cominciò a leggere attentamente il foglietto delle istruzioni, recuperato in fondo all’ultimo angolino della calza.

“Quella vecchietta” pensò tra sé mentre accendeva il computer “con la sua mania delle calze, bisognerebbe farla curare.”

Era un computer ultimo modello, stile Grande Fratello, entrava nelle case e consentiva di osservare, minuto per minuto, la vita di chiunque.

Non solo!

Il modello L.D.P., componendo una password segreta, permetteva di leggere perfettamente i pensieri delle persone che venivano inquadrate.

Babbo Natale regolò meglio l’immagine, digitò alcune formule magiche e sullo schermo apparve… Alessandro.

L’occhio del computer entrò in camera sua ma, ohibò!

Alessandro non c’era!

“Dove diavolo sarà andato?” borbottò stizzito Babbo Natale mentre muoveva nervosamente il mouse per controllare in tutte le stanze.

“Vuoi vedere che non lo trovo?! Questi bambini una ne pensano e cento ne fanno! Starà certamente combinando qualcosa… NO, NO, NO niente regali quest’anno!!!”

Ma mentre brontolava e si guardava intorno, ecco apparire sullo schermo il visetto serio di Alessandro che se ne stava immobile sulle scale ad ascoltare le lamentele della signora Virna.

Proprio mentre nel salotto la TV stava trasmettendo il suo cartone preferito.

“Ma guarda, guarda…”

Babbo Natale osservò la curiosa scenetta e subito digitò la password per vedere cosa sentissero in quel momento nei loro cuori sia il bambino sia la sig.ra Virna.

“Luna che con la tua luce illumini i lettini dei bambini,

Sole che con il tuo calore riscaldi il loro cuore,

Vento che soffi leggero…

Aiutatemi a leggere ogni più piccolo pensiero.”

Babbo Natale era entusiasta!

Sullo schermo apparvero subito i pensieri di Alessandro.

“Povero me! Mi sto perdendo proprio la puntata più importante… e per di più mi scappa la pipì. Sono sempre il solito, quello che non riesce mai a dire di no. E poi cosa c’entro io con la pulizia delle scale?… Ma quando la signora Virna attacca a parlare non si riesce più a fermarla…”

Babbo Natale, molto sorpreso, regolò meglio il computer e si mise in ascolto con attenzione.

La signora Virna rovesciava un fiume di parole sul povero Alessandro che si sentiva sempre più rigido e incapace di muoversi.

“… bisognerebbe cambiare il portiere… e quelli del primo piano dovrebbero stare attenti alle briciole e ai peli del cane! …Gli animali dovrebbero essere vietati nei condomini!!! …”

Alessandro tentò di intervenire in difesa di Garcia, il cane dei vicini di cui era molto amico, ma la signora Virna continuò imperturbabile come se non lo avesse nemmeno sentito.

Babbo Natale cliccò sui pensieri della signora Virna.

“Adesso glielo faccio capire io ai genitori di questo qua come dev’essere un condominio di classe! Speriamo che il piccoletto sia almeno capace di riferire le mie parole con precisione, in modo che suo padre si faccia un po’ valere…”

A questo punto Babbo Natale ne ebbe abbastanza e disgustato staccò l’audio dal computer che continuava a mandare sul monitor il bla bla bla ininterrotto della signora Virna.

Si ricordava di essere stato un tempo, bilioni e bilioni di anni fa, anche lui un bambino… con i calzoncini rossi e quattro piccole renne sue inseparabili amiche.

Improvvisamente si vide in piedi davanti ad una tipica signora Virna che blaterava la sua filastrocca di lamentele, mentre lui teneva le gambe strette per non farsi scappare la pipì, pensando al cartone ormai miseramente perduto… e il suo cuore fu sommerso da una sensazione di pietrificata impotenza… non riusciva né a muoversi né a protestare…

“Ma guarda che prepotenza questa signora Virna!” sbotto esasperato “È proprio vero che certi adulti non si accorgono neanche dei bisogni dei bambini. Parla, parla e parla senza nemmeno vedere chi ha davanti. Parla soltanto per il piacere di ascoltarsi!”

Così dicendo si allontanò dal computer e cominciò a preparare il regalo che avrebbe portato ad Alessandro.

“Qui ci vuole un po’ di sana rabbia!” esclamò rivolto alle sue quattro renne (che erano cresciute con lui) e cominciò a preparare il modulatore di voce telematico che all’occorrenza poteva dare espressione ai pensieri giusti.

Ci lavorò un po’ intorno.

Sopra e sotto, a sinistra e a destra, davanti e dietro… e finalmente lo provò.

“Signora Virna,” sparò autorevolmente nell’aria il modulatore “sono spiacente ma non posso ascoltarla, i bambini non si occupano delle questioni condominiali e lei non è neanche simpatica a Garcia. E poi, per dirla tutta, mi sto per fare la pipì addosso… o magari potrei farla in quell’angolo del sottoscala!”

A quest’ultima affermazione Babbo Natale spense il modulatore e lo regolò meglio.

Infine, tutto soddisfatto lo impacchettò e lo infilò nel sacco sulla slitta, con un bigliettino per ricordarsi a chi fosse destinato.

“Per Alessandro, affinché impari a usare la voce arrabbiata tutte le volte che bisogna arrabbiarsi”

Quindi tornò al computer e riprese a lavorare infervorato.

“Renne!” esclamò “col nuovo millennio si cambia musica! Basta con i soliti giocattoli! Ultimamente ci tocca anche reggere la concorrenza delle industrie giapponesi. Da quest’anno solo regali utili! Il modulatore della rabbia per Alessandro mi ha dato una grande idea. Inventerò un regalo speciale per ogni bambino, qualcosa che lo aiuti ad avere il coraggio di essere se stesso. Così vedrete che i tecnici giapponesi resteranno con un palmo di naso!!! Ahahaha!!!”

Rise soddisfatto sfregandosi le mani e strizzando l’occhio alle renne poi, tutto elettrizzato, si mise all’opera.

“Voglio vedere cosa succede nei pensieri di ogni bambino…”

Digitò la password ed ecco che sul monitor apparve il visino sudato di Azzurra.

“Coraggio miei prodi” urlava in piedi sul comò “ gliela faremo vedere noi a quel grasso imbecille!”

Così dicendo, la piccola si lanciò sul letto come se avesse un paracadute.

“Azzurra fermati!!!” urlò la mamma… troppo tardi.

Il paracadute, infatti, Azzurra non lo aveva e si era già procurata una brutta ferita sulla fronte picchiando contro lo spigolo del comodino.

“Ma perché fai sempre questi giochi pericolosi!?! Ti ho detto mille volte che puoi farti male!” gridava la madre, tamponandole il sangue con un fazzoletto.

“Ahi!! Mi fai male… no… l’alcol no!!!” Azzurra gemeva e si divincolava come un vitellino al macello, cercando di scappare.

“Ma guarda, guarda…” commentò Babbo Natale rivolto alle renne “… questa bambina non conosce il pericolo, se continua così finirà per farsi veramente male. Bisogna che le porti in dono un po’ di sana paura, perché la protegga e l’aiuti a non cacciarsi nei guai”

Sempre più incuriosito fece andare il computer.

“Voglio vedere tutti i bambini e poi mi metterò al lavoro di buona lena!” esclamò mentre digitava una lunga lista di formule.

Sullo schermo apparve Walter.

Se ne stava seduto alla scrivania nella sua cameretta e stava facendo i compiti.

Ma non quelli di oggi e neanche quelli di domani.

Stava facendo quelli di dopodomani.

Si, avete capito bene.

Quelli di oggi li aveva già fatti, quelli di domani pure e stava iniziando a fare quelli delle vacanze di Natale.

In quel momento squillò il telefono.

Walter andò a rispondere di malavoglia, seccato di alzarsi e interrompere la lettura del libro.

“Sono Mattia!” esordì allegramente un suo compagno di classe “Non vieni alla pizzata?”

La pizzata… Walter se ne era proprio dimenticato!

Per un attimo sembrò indeciso, ma poi rispose: “Mi dispiace, non posso. Sto ancora facendo i compiti…”

“Ma se per domani non ne abbiamo?!” lo interruppe Mattia.

“Si,si… lo so, ma sto facendo quelli per le vacanze.”

A quel punto Babbo Natale si stacco dal computer assai perplesso.

“Questo bambino ha urgente bisogno di un po’ di sano egoismo…” mormorò tra sé “Cos’è questa storia dei compiti per le vacanze di Natale?!? Le vacanze si chiamano vacanze perché si fa vacanza. Vero renne?”

Le renne si fecero l’occhiolino tra di loro, dandosi per gioco dei gran colpi di corna.

“Bisogna che inventi qualcosa per far diventare Walter un po’ più egoista.” continuò Babbo Natale “Voglio che pensi anche a se stesso e impari a non essere sempre il bambino perfetto per i grandi. Gli adulti dovrebbero ricordarsi che anche loro sono stati bambini. E poi, se i piccoli smettono di giocare chi insegnerà ai più grandi come si gioca?!?”

Babbo Natale si grattò la testa pensoso mentre una renna gli porgeva il suo cappellino rosso tenendolo delicatamente tra i denti.

L’arzillo e instancabile vecchietto le apostrofò bonariamente: “Forza renne, aiutatemi!”

Detto questo digitò un’altra formula e poi un’altra ancora.

Sul monitor sfilavano a uno a uno tanti visi di tanti bambini.

Ognuno con la sua storia e con i suoi segreti nel cuore.

Ognuno col suo desiderio di essere amato e col suo bisogno di amarsi.

Ognuno con la paura di essere se stesso e di essere diverso.

Ognuno con il terrore di essere deriso e di essere incompreso.

Di deludere i genitori o di sentirsi solo al mondo.

Di non essere sempre buono o di essere geloso dei giochi degli altri.

Di arrabbiarsi proprio il giorno di Natale o di non credere a Babbo Natale.

Babbo Natale, aiutato dalle sue fidate renne, doveva inventare per ogni bambino un regalo speciale, qualcosa che restituisse a ciascuno l’emozione che aveva perso e con ciò la meraviglia di essere al mondo.

Per Alessandro un modulatore che desse voce ai suoi pensieri di rabbia.

Per Azzurra la prudenza che nasce dalla paura.

Per Walter l’ascolto dei propri bisogni che scaturisce dell’egoismo.

E per te?

Che regalo vorresti ricevere in dono quest’anno a Natale?

Qual è l’emozione che ti neghi e di cui invece avresti bisogno?

m

Loredana Garau, Carla Sale Musio

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Gen 22 2012

BABBO NATALE: un imbroglio ai danni dei bambini


Uomini e donne rispettabili, genitori amorevoli e armati delle migliori intenzioni, nonni, zie, maestre, parenti, amici, vicini di casa… uno stuolo di persone adulte unite nell’obiettivo comune di ingannare i bambini il giorno di Natale!

Tutti d’accordo nel complotto.

Tutti complici nel tenere il segreto.

Tutti pronti a depistare l’intelligenza dei piccoli, mentendo deliberatamente anche di fronte a prove evidenti:

  • “Babbo Natale ha le stesse scarpe di mio papà…”

  • “Daiiiiiii!!! Zio Franco… perché ti sei vestito come Babbo Natale?”

  • “Ma… Babbo Natale in che via abita? Il postino lo conosce?”

  • “Come fa a entrare in casa se la porta è chiusa a chiave?”

  • “Perché mi vede se io non lo vedo, ha delle telecamere nascoste?”

  • “Perché devo scrivergli la letterina se poi mi porta quello che vuole lui?”

  • “Perché a me sempre cose da poco e a Matteo ogni anno una playstation nuova?”

  • “Perché i miei regali li distribuisce a casa dei nonni, qui a casa nostra e anche a casa della zia Marina?”

Non c’è che dire: Babbo Natale è un inganno bello e buono, organizzato dagli adulti all’insaputa dei bambini!

Ma a che scopo?

Perché ogni anno tante persone allestiscono la stessa messinscena destreggiandosi tra espedienti, mezze parole, ammiccamenti, cenni impercettibili del capo, occhiolini e pacchetti nascosti in luoghi impensabili?

Credo che il fascino che Babbo Natale esercita sui grandi dipenda dal desiderio di mantenere viva l’innocenza e l’ingenuità dei piccoli per preservare la fantasia e il loro entusiasmo verso la generosità della vita.

Viviamo in un mondo pieno di paure e dolore, e cerchiamo di dare ai nostri figli le speranze che abbiamo perso crescendo.

La commedia natalizia di Babbo Natale ci permette di ritrovare, per un poco, la magia e la fiducia in un mondo buono, colmo di possibilità e belle sorprese.

Un mondo che premia l’onestà, la sensibilità e la gentilezza.

Un mondo a cui nessuno crede più.

Nemmeno i bambini.

Ai genitori dispiace scoprire che i figli stanno abbandonando l’innocenza dell’infanzia, perché, quando i bambini crescono, gli adulti perdono una possibilità di avvicinare il loro universo incantato e fantasioso.

Tuttavia… per trattenere la magia che i piccoli ci regalano finiamo per imbrogliarli ingiustamente.

E ingannando la loro intelligenza, senza rendercene conto, li incoraggiamo alla superficialità.

“Ma come… ?!”

Sento già le proteste.

“Non vorrai mica togliere ai bambini anche Babbo Natale?!”

Cari amici, lettori e curiosi di questo blog, mantenete la calma e state tranquilli.

Non voglio togliervi Babbo Natale.

Voglio togliere l’inganno.

È diverso.

E, psicologicamente, molto più importante.

(Perciò rimandate le lamentele e continuate a leggere)

Tutti i cuccioli si fidano ciecamente dei propri genitori, sanno che ogni loro scelta è finalizzata al bene.

Se mamma e papà decidono di imbrogliare le carte e mentire riguardo alla faccenda di Babbo Natale, i piccoli sono sicuri che sia giusto così.

Ecco perché, dopo le prime perplessità e qualche debole obiezione, sono ben pochi quelli che osano aprire il dibattito.

La maggior parte dei bambini accetta senza problemi le evidenti ingiustizie, incongruenze e assurdità che Babbo Natale ogni anno semina dietro di sé come una nuvola di fiocchi di neve.

Tutti quanti siamo stati bambini e davanti alla prospettiva delle sorprese, dei regali e dei giochi, abbiamo preferito passare sopra alle imperfezioni della rappresentazione natalizia, scegliendo di non indagare riguardo all’autenticità delle informazioni sul conto di Babbo Natale.

Ma questo lasciar perdere, questo farsi andare bene le cose anche quando sono palesemente false, questo forzarsi a credere delle illogicità è una brutta conseguenza della farsa natalizia di Babbo Natale.

Conseguenza che diventa più insidiosa quando si ripete un anno dopo l’altro.

Accettando passivamente le bugie su Babbo Natale, i bambini imparano anche a sorvolare sugli inganni, a guardare con superficialità le cose, a scegliere il risultato senza interrogarsi sulla provenienza, a depositare la loro fiducia in qualcuno (Babbo Natale) ritenuto a priori generoso, buono e incorruttibile anche davanti all’evidenza del contrario.

E una volta imboccata la strada della creduloneria conviene non voltarsi indietro, altrimenti si rischia la delusione.

Così, da una generazione all’altra, senza rendercene conto, tramandiamo un passatempo psicologicamente efficace nel preparare i bambini all’accettazione acritica delle verità non provate.

Con il gioco di Babbo Natale (senza volerlo e armati delle migliori intenzioni) insegnamo ai nostri figli che non è opportuno farsi troppe domande e che è meglio lasciare che le cose accadano.

Trasmettiamo loro che si può giustificare l’ingiustizia dietro un generico lasciar correre.

E li prepariamo a diventare dei bravi soldatini capaci di seguire la corrente senza indagare, attenti al risultato ma non al procedimento.

Ai bambini dispiace sempre essere ingannati, soprattutto quando chi li imbroglia è una persona su cui fanno affidamento.

Davanti alla finzione, il loro cuore si trova a un bivio: da una parte l’ottundimento (inevitabile per poter credere alle bugie dei grandi) e dall’altra il dispiacere per la fiducia tradita (scoprendo l’inganno).

Entrambe le scelte sono insoddisfacenti…

Non si deve mai mentire ai bambini.

Nemmeno quando l’intento è di vederli felici.

La leggenda di Babbo Natale è una bella favola, colma di dolcezza e di amore.

Non è necessario trasformarla in verità.

Per i bambini un gioco è divertente anche quando si è consapevoli che si tratta solamente di un gioco.

Si può decidere insieme di mettere in scena Babbo Natale: senza imbrogli e senza costringere l’immaginazione dentro realtà fittizie.

La fantasia si sviluppa coltivandola ogni giorno e proteggendo la sensibilità che la sottende, non c’è bisogno di inscenare finzioni destinate a essere smascherate nel tempo.

Si può trascorrere un bellissimo Natale anche senza ingannare i bambini.

Ai piccoli serve di più poter contare con fiducia sulle parole dei grandi.

Senza sospetti inutili e senza bugie.

La sincerità è diventata poco normale.

Salviamola dall’estinzione.

Carla Sale Musio

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