Uomini e donne rispettabili, genitori amorevoli e armati delle migliori intenzioni, nonni, zie, maestre, parenti, amici, vicini di casa… uno stuolo di persone adulte unite nell’obiettivo comune di ingannare i bambini il giorno di Natale!

Tutti d’accordo nel complotto.

Tutti complici nel tenere il segreto.

Tutti pronti a depistare l’intelligenza dei piccoli, mentendo deliberatamente anche di fronte a prove evidenti:

  • “Babbo Natale ha le stesse scarpe di mio papà…”

  • “Daiiiiiii!!! Zio Franco… perché ti sei vestito come Babbo Natale?”

  • “Ma… Babbo Natale in che via abita? Il postino lo conosce?”

  • “Come fa a entrare in casa se la porta è chiusa a chiave?”

  • “Perché mi vede se io non lo vedo, ha delle telecamere nascoste?”

  • “Perché devo scrivergli la letterina se poi mi porta quello che vuole lui?”

  • “Perché a me sempre cose da poco e a Matteo ogni anno una playstation nuova?”

  • “Perché i miei regali li distribuisce a casa dei nonni, qui a casa nostra e anche a casa della zia Marina?”

Non c’è che dire: Babbo Natale è un inganno bello e buono, organizzato dagli adulti all’insaputa dei bambini!

Ma a che scopo?

Perché ogni anno tante persone allestiscono la stessa messinscena destreggiandosi tra espedienti, mezze parole, ammiccamenti, cenni impercettibili del capo, occhiolini e pacchetti nascosti in luoghi impensabili?

Credo che il fascino che Babbo Natale esercita sui grandi dipenda dal desiderio di mantenere viva l’innocenza e l’ingenuità dei piccoli per preservare la fantasia e il loro entusiasmo verso la generosità della vita.

Viviamo in un mondo pieno di paure e dolore, e cerchiamo di dare ai nostri figli le speranze che abbiamo perso crescendo.

La commedia natalizia di Babbo Natale ci permette di ritrovare, per un poco, la magia e la fiducia in un mondo buono, colmo di possibilità e belle sorprese.

Un mondo che premia l’onestà, la sensibilità e la gentilezza.

Un mondo a cui nessuno crede più.

Nemmeno i bambini.

Ai genitori dispiace scoprire che i figli stanno abbandonando l’innocenza dell’infanzia, perché, quando i bambini crescono, gli adulti perdono una possibilità di avvicinare il loro universo incantato e fantasioso.

Tuttavia… per trattenere la magia che i piccoli ci regalano finiamo per imbrogliarli ingiustamente.

E ingannando la loro intelligenza, senza rendercene conto, li incoraggiamo alla superficialità.

“Ma come… ?!”

Sento già le proteste.

“Non vorrai mica togliere ai bambini anche Babbo Natale?!”

Cari amici, lettori e curiosi di questo blog, mantenete la calma e state tranquilli.

Non voglio togliervi Babbo Natale.

Voglio togliere l’inganno.

È diverso.

E, psicologicamente, molto più importante.

(Perciò rimandate le lamentele e continuate a leggere)

Tutti i cuccioli si fidano ciecamente dei propri genitori, sanno che ogni loro scelta è finalizzata al bene.

Se mamma e papà decidono di imbrogliare le carte e mentire riguardo alla faccenda di Babbo Natale, i piccoli sono sicuri che sia giusto così.

Ecco perché, dopo le prime perplessità e qualche debole obiezione, sono ben pochi quelli che osano aprire il dibattito.

La maggior parte dei bambini accetta senza problemi le evidenti ingiustizie, incongruenze e assurdità che Babbo Natale ogni anno semina dietro di sé come una nuvola di fiocchi di neve.

Tutti quanti siamo stati bambini e davanti alla prospettiva delle sorprese, dei regali e dei giochi, abbiamo preferito passare sopra alle imperfezioni della rappresentazione natalizia, scegliendo di non indagare riguardo all’autenticità delle informazioni sul conto di Babbo Natale.

Ma questo lasciar perdere, questo farsi andare bene le cose anche quando sono palesemente false, questo forzarsi a credere delle illogicità è una brutta conseguenza della farsa natalizia di Babbo Natale.

Conseguenza che diventa più insidiosa quando si ripete un anno dopo l’altro.

Accettando passivamente le bugie su Babbo Natale, i bambini imparano anche a sorvolare sugli inganni, a guardare con superficialità le cose, a scegliere il risultato senza interrogarsi sulla provenienza, a depositare la loro fiducia in qualcuno (Babbo Natale) ritenuto a priori generoso, buono e incorruttibile anche davanti all’evidenza del contrario.

E una volta imboccata la strada della creduloneria conviene non voltarsi indietro, altrimenti si rischia la delusione.

Così, da una generazione all’altra, senza rendercene conto, tramandiamo un passatempo psicologicamente efficace nel preparare i bambini all’accettazione acritica delle verità non provate.

Con il gioco di Babbo Natale (senza volerlo e armati delle migliori intenzioni) insegnamo ai nostri figli che non è opportuno farsi troppe domande e che è meglio lasciare che le cose accadano.

Trasmettiamo loro che si può giustificare l’ingiustizia dietro un generico lasciar correre.

E li prepariamo a diventare dei bravi soldatini capaci di seguire la corrente senza indagare, attenti al risultato ma non al procedimento.

Ai bambini dispiace sempre essere ingannati, soprattutto quando chi li imbroglia è una persona su cui fanno affidamento.

Davanti alla finzione, il loro cuore si trova a un bivio: da una parte l’ottundimento (inevitabile per poter credere alle bugie dei grandi) e dall’altra il dispiacere per la fiducia tradita (scoprendo l’inganno).

Entrambe le scelte sono insoddisfacenti…

Non si deve mai mentire ai bambini.

Nemmeno quando l’intento è di vederli felici.

La leggenda di Babbo Natale è una bella favola, colma di dolcezza e di amore.

Non è necessario trasformarla in verità.

Per i bambini un gioco è divertente anche quando si è consapevoli che si tratta solamente di un gioco.

Si può decidere insieme di mettere in scena Babbo Natale: senza imbrogli e senza costringere l’immaginazione dentro realtà fittizie.

La fantasia si sviluppa coltivandola ogni giorno e proteggendo la sensibilità che la sottende, non c’è bisogno di inscenare finzioni destinate a essere smascherate nel tempo.

Si può trascorrere un bellissimo Natale anche senza ingannare i bambini.

Ai piccoli serve di più poter contare con fiducia sulle parole dei grandi.

Senza sospetti inutili e senza bugie.

La sincerità è diventata poco normale.

Salviamola dall’estinzione.

Carla Sale Musio

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