Tag Archive 'amore'

Set 25 2020

AMORE O MAGIA?

Per praticare la magia bisogna sapersi muovere con disinvoltura nella dimensione affettiva.

E questo solo i maghi lo sanno fare.

Al contrario, i babbani detestano la magia e di conseguenza snobbano anche l’affettività.

I babbani sono concentrati su quello che si può vedere, toccare, misurare e monetizzare.

Per loro magia e affettività sono cose astratte, roba adatta agli sciocchi o a chi ha qualche rotella fuori posto.

Per i maghi, invece, la magia e l’affettività sono preziose.

Entrambe:

  • hanno a che fare con l’invisibile,

  • scatenano emozioni contrastanti,

  • possiedono aspetti divini e demoniaci insieme,

  • fanno paura a chi non le conosce.

Per avvicinarsi alla magia bisogna saper leggere oltre le apparenze.

E questo lo comprendono tutte le persone che hanno un cuore.

L’amore, infatti, ci costringe a guardare in profondità nelle cose.

Amore e magia camminano a braccetto.

I maghi sono quelle persone che non hanno paura dei sentimenti e si avventurano nella dimensione affettiva accettando con umiltà i limiti della logica.

Per loro la realtà è mutevole, cangiante, paradossale e imprevedibile.

Come l’amore.

La magia e la dimensione affettiva sono intrecciate.

La magia si rivela quando non si ha paura dell’affettività.

Ognuno può verificare questa affermazione.

Ma deve farlo personalmente perché l’amore non si può delegare.

I babbani faticano a comprendere le profondità dell’amore e questo fa sì che per loro i mondi magici siano impercettibili.

Credono nei trucchi e nei giochi di prestigio.

Definiscono i fenomeni magici: illusionismo, suggestioni, casualità, coincidenze e li considerano avvenimenti privi di significato.

I maghi sono quelle persone disposte ad avventurarsi lungo i sentieri invisibili dell’affettività, affrontando i pericoli dell’amore pur di sperimentarne le profondità.

.

STORIE DI MAGIA E AFFETTIVITÀ

.

Emilia ha un anello strano: ogni volta che lo indossa le capita qualche inconveniente.

Pensando si tratti di una sua suggestione decide di regalarlo a Martina, la figlia più piccola della sua migliore amica.

“È ancora una bambina e su di lei i miei pregiudizi non avranno effetto.”

Riflette mentre impacchetta il gioiello.

La manina di Martina è ancora piccola per portare quell’anello ma la bimba, emozionata dal regalo prezioso, lo conserva gelosamente.

Gli anni passano.

Martina diventa una donna.

L’anello adesso è perfetto ma… ogni volta che lo infila al dito qualcosa non va per il verso giusto.

Martina è sconcertata.

Tuttavia, gli eventi parlano chiaro.

Dispiaciuta e turbata si confida con sua madre.

“Ho deciso di buttar via l’anello che mi ha regalato Emilia. Ogni volta che lo metto mi succedono delle cose spiacevoli.”  

“Emilia aveva detto la stessa cosa ma io non ci ho voluto credere…”

Afferma colpita la mamma.

“Per questo ho lasciato che te lo regalasse.”

Martina spalanca gli occhi!

Allora è vero.

E senza perdere altro tempo portano insieme l’anello da un orefice per farlo fondere.

***

Rebecca è assonnata ma un brusio in cucina la sveglia.

Domani è il giorno della befana e la mamma e la zia stanno impacchettando i regalini da mettere nella calza.

Con gli occhi socchiusi Rebecca guarda l’asinello di peluche davanti al suo letto.

“Cosa mi porterà la Befana?”

Gli chiede mentalmente.

“Un paio di ciabattine rosse. Guarda…”

Risponde l’animaletto nella testa di Rebecca mentre la piccola vede con l’occhio della mente proprio le pantofoline che troverà nella calza l’indomani.

***

Viviana ha iniziato un percorso di crescita personale e per mantenere vivi in mente i suoi obiettivi indossa due braccialetti di filo al braccio sinistro: uno arancione per la creatività e uno viola per la spiritualità.

La ragazza non li toglie mai, nemmeno di notte, ma una mattina, uscendo dalla doccia, si accorge di avere indosso solo quello arancione.

Preoccupata per la perdita della sua “spiritualità” cerca il braccialetto viola dappertutto senza riuscire a trovarlo.

Infine si rassegna.

E, mentre si interroga sul significato di quella perdita, nota che al polso ha di nuovo entrambi i braccialetti.

Chissà… forse la vita ha voluto ricordarle che la spiritualità è fatta soprattutto di fiducia in qualcosa di magico e inconoscibile.

Carla Sale Musio

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Lug 29 2020

RITROVARE CHI NON HA PIÙ UN CORPO: come affrontare il dolore del lutto

La dimensione affettiva non è materiale ma è reale. L’amore è l’unica cosa che sopravvive alla morte. Cosa fare nei momenti di dolore per la perdita di una persona cara. Come ritrovare chi non ha più un corpo.

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Mar 01 2020

L’AMORE LASCIA LIBERI

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Feb 27 2020

USCIRE DALLA POSSESSIVITÀ

Possedere è la parola d’ordine di questi tempi.

Vogliamo tante cose e ci concentriamo sui modi che ci permettono di averle.

Ma dimentichiamo che avere non è sinonimo di piacere.

La felicità non si basa sul possesso: è uno stato d’animo e scaturisce da un atteggiamento interiore.

Essere felici è un modo di essere: non dipende da quanto si ha ma da come si è. Dentro.

Prova ne siano i tanti casi di sofferenza psicologica che segnano la vita delle persone a prescindere dalla disponibilità economica e dal livello sociale raggiunto.

Sentirsi bene interiormente non è legato ai beni materiali ma al contatto intimo e profondo con la propria anima e con quel potere più grande (e incomprensibile per la ragione) che permea l’esistenza.

Esiste una dimensione affettiva, ingiustamente snobbata e derisa dalla civiltà dei consumi, che attraversa la vita rendendola ricca di significato.

Dalla consapevolezza di questa realtà immateriale dipendono il benessere interiore e la salute mentale.

Dalla sua mancanza, invece, derivano la sofferenza e quel senso di insoddisfazione che è all’origine di tante patologie psicologiche.

Possedere non garantisce la felicità.

Quello che ci fa sentire bene, realizzati e soddisfatti della vita deriva dall’espressione dei propri talenti e dalla percezione del significato profondo che sta dietro agli eventi.

La sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto è la chiave che permette di vivere una vita appagante.

A prescindere dai possedimenti materiali.

Questo non significa vivere in povertà subendo la prepotenza dei pochi che gestiscono i tanti.

Vuol dire, piuttosto, chiedersi come mai abitiamo un mondo in cui la prepotenza paga e la sensibilità viene ridicolizzata e snobbata.

E comprendere che tutto (ma proprio tutto) ha una radice nella nostra intima verità.

Anche quello che non ci piace, non approviamo e apparentemente non ci riguarda.

L’integrità è una conquista della maturità e si raggiunge accogliendo la Totalità fino a scoprirne le radici dentro di sé.

La completezza riguarda un ascolto intimo e sincero dei movimenti interiori.

Il bene non può esistere senza il male.

Gli opposti si completano e si richiamano.

Dentro e fuori di noi.

Quando ci schieriamo da una parte soltanto, inconsapevolmente alimentiamo il potere dell’altra parte, facendo crescere proprio ciò che non ci piace.

Riconoscere questo meccanismo interiore permette di evolvere gli aspetti immaturi della psiche e conduce a scoprire i doni nascosti dietro le cose che apparentemente non ci piacciono.

Nel mondo intimo tutto è energia.

Dall’ascolto di sé e dalla padronanza dei movimenti energetici emotivi prendono forma l’appagamento, la realizzazione personale e la felicità.

Sentirsi bene o sentirsi male non sono la conseguenza del possesso di oggetti di consumo sempre nuovi.

Sono un modo di essere e ascoltare la vita con pienezza e umiltà.

Uscire dalla possessività significa ritrovare le chiavi dell’interiorità e aprire le porte al proprio modo di essere al mondo.

L’autenticità è un percorso di conoscenza di sé.

L’unica strada per restituire alla vita il suo profondo significato.

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Dic 16 2019

AMORE O PASSIONE: scegli la tua via per la felicità

La passione è uno stato emotivo capace di compiere gesti che la ragione (spesso) non approva.

Secondo il dizionario la passione è:

“Un momento della vita affettiva caratterizzato da una violenta emozione e spesso riconducibile a un ambito erotico-sentimentale, in contrasto con le esigenze della razionalità.”

Ma anche:

“Una sofferenza fisica e spirituale riferita alla fede cristiana o associata all’idea di una profonda e tormentosa afflizione.”

L’amore, invece, è un sentimento intenso e profondo volto al bene e privo di risvolti egoistici e possessivi.

Qualcosa che riguarda la dedizione, il coinvolgimento, l’intuizione e lo scambio disinteressato ed emotivamente coinvolgente fra le creature.

Anche l’amore esiste e si manifesta a prescindere dalla ragione ma in modi diversi dalla passione.

  • La passione trascina a soddisfare bisogni personali e spesso egoistici, provoca sofferenza e non si cura del bene delle persone a cui è rivolta.

  • L’amore invece è estremamente attento alle esigenze dell’altro e suscita in chi lo dà e in chi lo riceve un benessere intenso e duraturo.

Davanti all’amore la ragione resta senza parole perché l’amore esiste in una dimensione che la trascende.

L’amore intreccia le nostre esperienze quotidiane e le oltrepassa… guidandoci a scoprire l’esistenza infinita e immateriale della coscienza.

Vivere l’amore nutre il benessere e la felicità, cura il dolore e ci connette con una fonte di piacere impossibile da sperimentare solo con i cinque sensi.

Tuttavia, nel mondo del consumo e dell’individualismo è facile scambiare l’amore con la passione.

L’egoismo è talmente rivolto ai bisogni individuali da farci perdere il contatto con la sensazione di appartenenza e solidarietà che caratterizza la fratellanza.

L’egoismo, il possesso e la passione vanno insieme.

E trascinano a volersi garantire la continuità del piacere senza creare nessun contatto con le creature che abbiamo davanti.

L’amore, invece, porta a fondersi empaticamente con gli altri esseri fino a sentire in se stessi la loro vitalità e a rispettarne le esigenze anche a discapito dell’egoismo.

L’amore fa crescere.

La passione rende ciechi.

Entrambi ci conducono a sperimentare le relazioni, ma in modi completamente diversi.

La passione ci lega alla separatezza e alla concretezza.

L’amore aiuta a trascendere queste realtà per ricongiungerci a un sapere infinito fatto di un’intima verità, privo di parole e di buone ragioni.

Qualcosa difficile da spiegare perché esiste in una dimensione diversa da quella materiale: uno spazio interiore dove Tutto è Uno e i codici della fisicità perdono la loro importanza.

Questo sentire profondo regala un’impagabile consapevolezza e ci ricongiunge al senso della vita, oltre le barriere, le paure, le credenze e le falsità che imprigionano la ragione.

La felicità non è frutto dei tanti beni materiali proposti compulsivamente dal mercato.

È la conseguenza di un sentire più grande dei ragionamenti materiali.

Qualcosa che attinge la sua verità da una Sapienza Infinita.

Carla Sale Musio

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Nov 28 2019

GIOCO, AMORE, RESPONSABILITÀ E SOLITUDINE

L’amore è l’impulso che muove la vita.

E la capacità di voler bene è il requisito fondamentale per vivere una vita appagante.

Tuttavia, a voler bene si impara.

Con l’allenamento, la riflessione e un l’ascolto sincero e profondo di sé.

Nasciamo tutti con il bisogno spontaneo di amare e di essere amati.

Ma inizialmente l’egocentrismo caratterizza le relazioni e la comprensione del mondo, impedendo lo strutturarsi di un’autentica reciprocità.

Solo col tempo impariamo il valore della diversità e scopriamo la possibilità di immedesimarci con gli altri senza perdere l’individualità, ma anzi! Arricchendola di infinite sfumature fino a raggiungere una molteplicità interiore.

In questo modo l’esperienza della diversità ci conduce pian piano a ritrovare la dimensione della Totalità arricchita grazie alla consapevolezza che deriva dall’esplorazione dei particolari.

Particolari infatti lo siamo tutti.

Ogni forma di vita ci mostra una sfaccettatura di un’unica e infinita verità.

L’amore di coppia non sfugge a queste leggi e può diventare una via maestra per ritrovare la completezza di sé e la profondità dell’esistenza.

Questo dono arriva dopo tanti tentativi e tanti errori necessari a imparare come funzionano i sentimenti, l’unione, la separazione, l’altruismo, l’egoismo, l’ascolto, l’indifferenza…

Amare è un percorso di crescita personale.

Nelle relazioni le diversità tra i partner arricchiscono la vita con colori nuovi, permettendo a ciascuno di sperimentare aspetti di sé che altrimenti (forse) non avrebbe osato vivere.

Siamo uguali ma anche profondamente differenti… e questo permette di imparare gli uni dagli altri e di evolvere interiormente.

I guai cominciano quando la pretesa di cambiare il partner diventa la condizione indispensabile per poter stare insieme.

Credo che ognuno debba sempre prendersi la responsabilità di se stesso e delle proprie scelte.

Anche quando questo comporta il cambiamento o la rinuncia ai progetti fatti insieme.

Il rischio e la possibilità della separazione cementano le unioni che durano nel tempo.

La pretesa di garantirsi una continuità affettiva, al contrario, le distrugge.

L’amore usa un linguaggio fatto di paradossi perché esiste in una dimensione diversa dalla materialità e si muove in modi che con la logica hanno poco a che fare.

Questo non vuol dire che in amore la ragione non debba essere usata.

Significa comprendere le leggi che regolano le esperienze emotive.

Così come non è possibile misurare l’acqua in metri o la stoffa in litri… non è possibile valutare l’amore con le regole dell’economia e della materialità.

Nel mondo fisico la solitudine fa parte del gioco e non si può eliminarla senza vivere una profonda delusione.

Eppure…

Spesso, l’unione di coppia appare l’unico antidoto alla solitudine.

E questo potrebbe anche essere vero.

Ma solo nel momento in cui la solitudine smette di farci paura e si trasforma in una alleata.

(e sì… lo so… sembra poco coerente… ma i paradossi fanno parte dell’amore)

Stare insieme significa affrontare la verità di se stessi, la diversità e la possibilità della separazione.

Perché da questi valori scaturiscono la comprensione, il rispetto, l’ascolto, la condivisione e la reciprocità.

Amare vuol dire accogliere la molteplicità di sé e dell’altro e imparare a comprendere con le proprie emozioni senza pretendere di trasformarle, aprendosi alle diverse esigenze della psiche fino a scoprire i modi che permettono a se stessi e al partner di esprimere la propria verità.

Non sempre le relazioni durano per sempre.

L’amore invece sì.

Cresce, cambia ed evolve anche quando le strade si dividono.

Esistono tante anime gemelle, tanti rapporti che mostrano aspetti sempre nuovi della vita e del voler bene.

Amare è prendere su di sé la responsabilità di TUTTI gli avvenimenti.

E far emergere la resilienza, trasformando le difficoltà in occasioni di cambiamento.

Carla Sale Musio

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Lug 12 2019

VERSO UNA NUOVA EPISTEMOLOGIA DELL’AMORE

A volte mi sembra che l’amore e gli scienziati siano incompatibili e che la scienza non possieda i criteri necessari a studiare le profondità affettive.

Infatti, non si può analizzare un sentimento come se fosse un oggetto posto al di fuori di noi, qualcosa che non ci riguarda.

Per comprendere l’amore bisogna attraversarlo, viverlo, provarlo, sperimentarlo, sentirlo.

Fino a quando gli studiosi escluderanno la soggettività dai principi della ricerca non riusciranno a comprendere l’amore.

Tuttavia, ai nostri giorni affermare che la soggettività è scientifica significa attuare una rivoluzione epistemologica e sostenere che ognuno possiede la propria scienza: intima, profonda, inconfutabile, importante, personale e unica.

Una nuova epistemologia dell’amore implica una nuova epistemologia della soggettività, non più condannata al rango disdicevole della fantasia ma finalmente alla ribalta dell’analisi scientifica.

Parliamo di una rivoluzione che non si compie nei laboratori e non si studia sui libri di scuola.

È un cambiamento che avviene dentro e coinvolge la percezione che abbiamo della vita.

Afferma il valore dei sentimenti.

Legittima il mondo interiore.

Decreta il potere della sensibilità, dell’intimità, della condivisione, della fratellanza e del rispetto.

.

“L’essenziale è invisibile agli occhi.”

.

Tutto ciò che riguarda l’amore si percepisce con la soggettività.

Non è concreto ma è reale.

Unico e imprescindibile.

Appartiene a una verità diversa dalla fisicità.

Ed è l’unica realtà che sopravvive alla morte: ciò che continua a esistere quando il fisico non c’è più.

Il corpo, infatti, è lo strumento necessario per esplorare la materialità.

La dimensione affettiva esiste al di fuori dalle coordinate spazio temporali.

Intreccia la fisicità e l’attraversa senza esserne posseduta.

L’amore è una strada che ci guida fuori dall’esperienza materiale, aiutandoci a comprendere l’eternità.

Affermarne la scientificità significa affiancare allo studio della vita fisica lo studio della dimensione interiore, evidenziandone i codici e il valore.

L’esperienza soggettiva è imprescindibile per affrontare l’enigma della morte.

Comprendere la Totalità che caratterizza l’affettività, infatti, ci dà la possibilità di superare la dicotomia in cui ci muoviamo quotidianamente, permettendoci di uscire dal dualismo di bene e male per raggiungere un diverso modo di leggere gli avvenimenti.

L’amore segue codici differenti dalla fisicità: cresce e si moltiplica quando viene (con)diviso.

Per questo nel mondo dell’affettività dare è sempre un potere.

E chi ama guadagna più di chi riceve.

Leggi diverse da quelle della materialità definiscono le dimensioni invisibili.

Sono realtà prive di concretezza eppure così importanti nel sostenere il benessere e la salute (a dispetto di ogni profitto materiale).

L’amore ci rende più forti e più umili, più liberi e più fragili, più potenti e più generosi, più comprensivi e aperti all’ignoto.

Comprendere le leggi che caratterizzano la dimensione affettiva ci aiuta a superare i limiti dello spazio e del tempo in cui ci muoviamo abitualmente e ci avvicina all’eternità.

Una nuova epistemologia dell’amore poggia le fondamenta sull’ascolto di ciò che non si vede restituendo importanza alla sensibilità, all’intuizione, alla sensitività e a quei valori profondi, capaci di rendere la vita un’esperienza degna di essere vissuta.

Carla Sale Musio

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Dic 27 2018

AMARE SENZA PRETENDERE NULLA IN CAMBIO

… Ma si può?!

 

Davvero si può amare senza pretendere nulla in cambio?

 

Be’… se il compenso dell’amore è amare… allora no, non si può.

Se ogni gesto d’amore è un atto di egoismo perché amare è un piacere e perciò anche un guadagno… allora no, non si può.

Se amare vuol dire assecondare un impulso interiore senz’altra possibilità di scelta… allora no, non si può.

Insomma, se tutto, ma proprio TUTTO, è la conseguenza di un tornaconto egoistico… allora non si può amare senza pretendere nulla in cambio perché ogni gesto d’amore è in ultima analisi un atto di egoismo.

Credo però che la parola egoismo vada definita meglio.

Nel linguaggio comune egoismo indica la pretesa insensata (e perciò patologica) che il proprio bisogno sia più importante di quello degli altri.

L’egoismo nei bambini è fisiologico e necessario.

Serve alla sopravvivenza e insegna a badare a se stessi.

Con la crescita, però, deve cedere il posto al suo contrario: l’altruismo.

Ossia: la capacità di mettere i propri bisogni in secondo piano per agevolare qualcun altro e creare le basi della cooperazione.

L’amore ci spinge in direzione dell’altruismo.

Insegna a dare solo per il piacere di far contenta un’altra creatura.

(I più puntigliosi sottolineano che proprio questo piacere trasforma l’altruismo in egoismo. Tuttavia comunemente non facciamo tanti cavilli e definiamo egoista la persona che pensa solo a se stessa e altruista colui che invece si prodiga per gli altri.)

Gli altruisti sono persone che sanno amare senza pretendere nulla in cambio.

E tutti lo siamo… ogni tanto.

Diventiamo altruisti ogni volta che anteponiamo le necessità di qualcuno alle nostre.

Di solito avviene inconsciamente, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Succede soprattutto quando l’amore ci spinge a dare.

Amare senza pretendere nulla in cambio è un modo di voler bene istintivo e profondo.

Tutte le mamme lo esprimono spontaneamente con i loro cuccioli.

E tutti noi lo sperimentiamo quando ci prendiamo cura di una creatura in difficoltà.

Anche l’amore di coppia non sfugge a questa regola.

E ci regala momenti magici e di grande intensità.

Tuttavia, sovrapporre l’amore genitoriale a un rapporto coniugale è pericoloso.

Perciò in una coppia l’altruismo va osservato con attenzione, in modo da evitare che la relazione perda la sua intensità erotica e affettiva.

Nell’amore di coppia, infatti, la reciprocità è importantissima e sovvertirne le regole non è una buona idea.

L’amore vero è libertà.

Libertà di fare ciò che sentiamo giusto.

Libertà di assumerci la responsabilità delle nostre scelte.

Libertà per noi stessi e per chi amiamo.

Amare senza pretendere nulla in cambio significa lasciare all’altro la possibilità di essere se stesso.

Senza volerlo cambiare per renderlo funzionale ai nostri bisogni.

L’amore, quello vero, è sempre una scelta.

La scelta dell’onestà.

La scelta della disponibilità.

La scelta della condivisione.

Ma anche:

la scelta della solitudine.

La scelta dell’autonomia.

La scelta della diversità.

Amare senza pretendere nulla in cambio significa aprirsi alla possibilità di voler bene anche a chi non ci ama.

Senza opprimere l’altro con il nostro desiderio di reciprocità.

Senza condannare se stessi.

Senza perdere la dignità.

L’amore è un’energia e un potere.

Solo chi è capace di accoglierlo dentro di sé può cavalcare la vita senza paura di perdersi.

Carla Sale Musio

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Lug 16 2018

CAMMINARE ABBRACCIANDO LA VIOLENZA E L’AMORE

Cerchiamo tutti la pace.

Il problema è che la cerchiamo fuori di noi.

Ci auguriamo che succeda qualcosa in grado di risolvere magicamente le difficoltà, senza per questo sentirci responsabili dei tormenti che affliggono il mondo.

A prima vista sembra impossibile che le radici di ogni guerra si annidino nella vita interiore.

Eppure…

Il seme della brutalità cresce insieme all’amore, e possiede la stessa energia!

Per avere la pace è indispensabile accettare anche la violenza e permetterne la presenza nella psiche.

Quando riconosciamo in noi stessi le parti che più disprezziamo, eliminiamo il razzismo alla radice e creiamo i presupposti per una realtà migliore.

La dualità ci costringe a fare esperienze contrapposte e per evolvere è necessario esplorare la Totalità con coraggio e senza censure.

Accettando l’incoerenza che ne consegue e ci fa sentire vittime di una insopportabile follia.

Ogni giorno ci sforziamo di diventare migliori ma, spesso, per ottenere questo risultato incateniamo nell’inconscio l’energia dell’autoaffermazione (che chiamiamo: aggressività) e nascondiamo (anche a noi stessi) l’odio e l’ostilità che derivano dalla paura di sentirsi calpestati o ignorati.

È difficile accogliere il rancore, l’egoismo, l’orgoglio, la prepotenza, il pregiudizio… soprattutto quando ci riguardano personalmente.

Preferiamo scegliere di essere comprensivi, disponibili, generosi, tolleranti, semplici… e puntiamo la bussola della crescita personale sulle qualità che ci piacerebbe vedere emergere nel mondo.

Le nostre buone intenzioni, però, non bastano a sopprime l’altro polo della dualità.

Il bene resta comunque l’opposto del male.

Il giorno non esiste senza la notte.

La scelta di coltivare un comportamento o un valore non annienta nella coscienza l’esistenza del suo contrario.

E per raggiungere l’armonia occorre aprirsi anche a tutto ciò che non ci piace, tollerando la coesistenza delle polarità dentro se stessi.

La realizzazione personale prende forma dal riconoscimento delle contrapposizioni che animano il mondo interiore e poggia sull’accettazione della loro presenza simultanea nella coscienza.

Questa accoglienza permette di dosare gli ingredienti di ogni azione dando forma a una comunità attenta alle esigenze di tutti.

Un pizzico di sale fa più buona ogni torta.

Così, riconoscere nel mondo interiore la violenza e la guerra insieme all’amore e alla fratellanza è il primo passo per costruire una società migliore.

La parola integrità esprime bene questo concetto.

Integrità è sinonimo di onestà e anche di pienezza.

L’onestà (dapprima con se stessi e poi con gli altri) è il presupposto di una civiltà capace di accogliere senza discriminare.

La pienezza è la conseguenza della ricchezza interiore e l’espressione di una molteplicità di risorse.

L’amore possiede un’energia che si manifesta nella compassione e nella distruzione.

Possiamo scegliere e calibrare i nostri comportamenti solo nella consapevolezza della Totalità che appartiene alla Vita.

Quando escludiamo un polo di quella interezza abbandoniamo le redini del nostro potere personale e rinunciamo ai doni che l’oscurità porta con sé.

Come ho ripetuto tante volte, questo non vuol dire lasciare emergere la brutalità nelle nostre giornate.

Al contrario!

Significa osservarne la pericolosità e gestirne consapevolmente l’energia e l’intensità.

Dalla frammentazione della Totalità in unità contrapposte nascono gli schieramenti, le fazioni, le guerre, la crudeltà e la sofferenza che stanno distruggendo l’umanità.

Dalla ricomposizione di quelle fratture apparentemente insanabili prende forma la possibilità di riconoscere un aspetto di sé in ogni cosa che esiste, restituendo valore e importanza a ogni vita.

Una società evoluta è capace di distinguere il bene dal male senza cancellare gli opposti dalla coscienza.

Ricomporre l’Infinito con consapevolezza restituisce a ogni colore il suo potere, consentendoci di esplorare la realtà senza paure.

Carla Sale Musio

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Giu 28 2018

AMORI SBAGLIATI

Perché mi innamoro sempre della persona sbagliata?

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Facendo il mio mestiere questa è una domanda che si sente ripetere spesso.

Sembra quasi che un destino maligno si diverta a condurci tra le braccia di chi… non ci merita!

Ma siamo davvero le vittime di amori sbagliati o si tratta, piuttosto, di scelte inconsce?

Sono convinta che tante situazioni poco felici in un primo momento possano apparire così familiari da farci sentire a casa, spingendoci verso l’abbandono e la fiducia tipiche della fanciullezza.

Le nostre parti bambine si aspettano un risarcimento danni per i torti che hanno vissuto nel passato e coltivano l’illusione che, da grandi, un partner possa compensare quelle sofferenze donando loro l’amore che i genitori non hanno saputo offrire.

Questa visione risente dell’egocentrismo e della dipendenza che caratterizzano i primi anni di vita.

Una volta adulti, infatti, siamo noi stessi a doverci prendere cura del Bambino Interiore, riservandogli le attenzioni e le cure che gli sono mancate.

A prima vista può sembrare un compito impossibile, quasi un film di fantascienza!

Come si fa a tornare indietro nel tempo per coccolare i bimbi che siamo stati?

Eppure…

La maturità si raggiunge quando nel mondo intimo le Parti Adulte decidono di adottare le Parti Infantili, occupandosene con la dedizione che avrebbero voluto ricevere dai genitori.

.

“Vorrei accudire il mio Bambino Interiore ma non so come fare.”

.

Anche questa è una affermazione che sento ripetere spesso.

Il corpo è uno solo: cresce, cambia e diventa adulto.

Tuttavia nel mondo intimo convivono un’infinità di aspetti differenti.

Nell’inconscio siamo sempre: bambini, adolescenti, adulti, ingenui, saggi, folli, giocosi, ribelli, responsabili, incoscienti…

La vita interiore è composta da un numero illimitato di possibilità che, per vivere una vita soddisfacente, dobbiamo riconoscere e gestire.

Il bambino che siamo stati vive i suoi drammi in un eterno presente e attende che qualcuno si prenda cura di lui.

Da adulti dobbiamo aiutarlo a sentirsi protetto e importante, riconoscendo i traumi e il suo bisogno di giocare, accogliendo l’ingenuità e l’entusiasmo insieme al dolore e alle profondità che lo caratterizzano.

La capacità di osservare le cose da un’angolazione giocosa e innocente è un presupposto della saggezza.

E appartiene all’infanzia.

Prendersi cura del proprio Bambino Interiore significa lasciare il giusto spazio alla sua energia, liberando i doni e la vitalità della fanciullezza insieme all’equilibrio e alla competenza della maturità.

Questo processo di integrazione consente di costruire una relazione affettiva scevra dal bisogno di delegare ad altri la risoluzione delle angosce passate e capace di comprendere la fragilità insieme all’autonomia.

Di se stessi e del partner.

Troppo spesso l’aspettativa magica di un Principe Azzurro (o di una Principessa Azzurra) ci stimola a coltivare il sogno di un’unione in grado di sanare miracolosamente le sofferenze del passato esonerandoci dal percorso necessario ad evolvere le parti immature della psiche.

Su questo equivoco nascono tanti amori sbagliati.

Crescono sul presupposto di una compensazione affettiva e coltivano la pretesa di ricevere dall’altro la dedizione che siamo incapaci di darci.

Si tratta di una richiesta che spinge a idealizzare il partner e conduce inevitabilmente alla delusione, con il suo corollario di colpevolizzazioni, recriminazioni e rancori.

Infatti, quando il Bambino Interiore reclama l’amore incondizionato che avrebbe voluto ricevere dai genitori, la scelta ricade inconsciamente su chi sembra poterne compensare le mancanze e, perciò, ne incarna anche i difetti.

Sono proprio quei difetti che ci fanno sentire a casa creando la magia di tante storie impossibili.

Atteggiamenti e comportamenti così familiari da passare quasi inosservati… diventano presto gli scogli che impediscono l’amore.

Un impulso infantile ci spinge a scegliere chi impersona le qualità idealizzate del genitore che avremmo voluto avere insieme a quelle del genitore che abbiamo realmente avuto.

Tuttavia, ripetere il dramma di un tempo non fa che reiterare lo stesso tragico finale.

Chi meglio di noi può sapere di cosa abbiamo bisogno per sentirci bene?

Per liberarsi dalle sofferenze antiche è necessario assumersi pienamente la responsabilità di sé, abbracciando il cucciolo interiore con l’amore che avrebbe voluto ricevere, piuttosto che abbandonarlo tra le braccia di un partner nella speranza di poter cambiare il finale della nostra storia passata.

Carla Sale Musio

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