Tag Archive 'amo gli animali'

Lug 22 2021

MIMETIZZARSI E APPARIRE

La capacità di sparire e apparire fa parte della dotazione naturale della magia.

Tutti i maghi possono apparire e sparire.

Anche se non tutti sono capaci di gestire questa abilità.

Infatti occorre una buona consapevolezza interiore per cavalcare i doni miracolosi che la vita ci regala.

Le altre specie animali mantengono viva una conoscenza che gli esseri umani hanno perduto e nel rapporto con l’ecosistema imparano spontaneamente a rendersi evidenti o mimetici in base alle necessità.

Gli animali selvatici sono capaci di sparire e apparire, esibendosi o rendendosi invisibili a seconda delle situazioni.

La specie umana, invece, snobba le competenze interiori e preferisce sostituirle con tante protesi tecnologiche, sicuramente raffinate e potenti ma inutili nella relazione con la natura.

Apparire e sparire sono modi di essere legati ai cambiamenti del mondo interno e manifestano la volontà di protagonismo o l’esigenza di assistere indisturbati agli eventi.

Tutti gli animali selvatici e liberi conoscono queste possibilità e le utilizzano per gestire la vita.

Gli esseri umani, invece, difficilmente ne riconoscono la presenza in se stessi e il più delle volte ne subiscono gli effetti senza averne il controllo.  

Sentirsi invisibili è un vissuto doloroso nel mondo degli uomini mentre è un vantaggio per tante specie animali.

E per i maghi.

Proprio come gli animali, infatti, i maghi possiedono una conoscenza innata dei mondi interiori.

E per loro apparire e sparire sono strumenti indispensabili per muoversi con agilità nella vita.

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Ma come si fa ad apparire e a sparire?

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Per manifestare o occultare la propria presenza bisogna avere una buona padronanza dei propri vissuti e richiamare potentemente in sé la volontà di mostrarsi o di mimetizzarsi.

Si tratta di una maestria che non può prescindere dal rispetto per l’ecosistema e basata sulla conoscenza delle emozioni.

La realtà si modella in funzione degli stati d’animo che ci attraversano.

E la presenza e l’assenza non sfuggono a queste leggi.

Passare inosservati o mettersi al centro dell’attenzione sono modi di essere, vissuti che modificano la nostra essenza rendendoci più o meno evidenti agli occhi degli altri.

Esiste un magnetismo interiore che condiziona le relazioni.

Possiamo chiamarla leadership o mimetismo, esibizionismo o riservatezza, ostentazione o discrezione.

Le parole cambiano ma il contenuto emotivo è lo stesso e manifesta il bisogno di emergere o di nascondersi.

In natura queste capacità sono fondamentali per la sopravvivenza e tutte le altre specie imparano a farne uso spontaneamente.

Ma nella società babbana conta solo il guadagno e l’abilità di apparire o sparire non è contemplata.

Tuttavia, chi porta in se stesso le stigmate della magia prima o poi ne scopre l’esistenza e usufruisce del potere che ne deriva.

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STORIE DI APPARIZIONI E SPARIZIONI

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Franca detesta mettersi in mostra e preferisce osservare gli altri per scegliere con calma le persone con cui fare relazione.

Da piccola ha imparato a scomparire giocando a nascondino con i suoi fratelli più grandi.

E oggi ripropone quella competenza ogni volta che sente il bisogno di eclissarsi.

Di solito le succede nelle situazioni in cui c’è molta gente sconosciuta.

In quei momenti evoca dentro di sé la sensazione di non esistere come persona mentre si identifica potentemente con un oggetto statico dell’ambiente in cui si trova (le tende, il muro, un tavolino…).

La donna non sa perché, ma ha verificato nel tempo che questa sorta di meditazione la rende poco appariscente agli occhi degli altri.

In questo modo contempla ciò che le succede intorno senza essere tirata in ballo.

E appare soltanto quando decide di uscire da quel suo particolare stato di trance.

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Mauro viaggia spesso per lavoro e usa la sparizione mentre guida la macchina, per non perdere tempo quando incontra un posto di blocco.

Appena scorge in lontananza la pattuglia delle forze dell’ordine concentra il focus dei pensieri sulla frase: “Quest’auto è invisibile” e lascia che ogni cosa dentro di lui perda importanza, mentre quelle parole catturano totalmente la sua attenzione.

L’uomo non sa dire cosa succede realmente, sa soltanto che nella mente tutto scompare e quel niente diventa una realtà intima e pervasiva.

Dura pochi minuti.

Perché, superato il posto di blocco, Mauro riporta l’attenzione su di sé e sulla strada, affermando con sicurezza: “Adesso la macchina è visibile”.

In questo modo ripristina la quotidianità ed evita gli infortuni.

Un’auto che non si vede, infatti, potrebbe causare spiacevoli incidenti.

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Elena ha frequentato una Scuola di Illuminazione e spesso si allena a sparire e apparire.

Entrare e uscire senza farsi vedere da un luogo dove non è stata invitata è uno dei suoi esercizi.

Un altro è fare in modo che qualcuno le rivolga la parola senza che lei debba compiere alcun gesto, soltanto richiamandone l’attenzione con la forza della volontà.

Alla Scuola di Illuminazione le hanno spiegato che la maestria della vita è contenuta nella capacità di muoversi assecondando l’ordine delle cose e osservando ciò che succede con attenzione, pronti a porgere aiuto se è necessario ma anche a farsi da parte rispettando l’ecosistema.

Proprio come fanno gli animali quando curano i loro piccoli o si nascondono dai predatori.

Carla Sale Musio

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Mag 20 2021

DITTATURA SANITARIA E VIOLENZA SUGLI ANIMALI

Come psicologa sento il bisogno di pronunciarmi sulla libertà e sulle dinamiche psicologiche che ne ostacolano la realizzazione.

La psicologia è una scienza di cui occorre conoscere il funzionamento per poter agire efficacemente sulla realtà.

E in questo scritto voglio evidenziare i meccanismi interiori che sostengono la prepotenza e la perdita dei diritti umani.

Perdita alla quale stiamo assistendo ormai da più di un anno.

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Non è possibile cambiare il mondo se prima non cambiamo il nostro modo di stare al mondo.

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Un principio di coerenza sostiene le leggi che affermiamo per giustificare noi stessi, trasferendone il potere in tutti i settori della psiche e determinando la realtà in cui viviamo.

L’arroganza riservata a chi è debole e ingenuo si riflette nell’autorità che noi stessi attribuiamo al più forte o al più furbo.

E quanti inconsciamente coltivano la legge mors tua vita mea si ritrovano, prima o poi, a fare i conti con quello stesso principio.

Stiamo vivendo momenti difficili e guardandoci intorno possiamo tristemente verificare cosa succede quando sono gli esseri umani a trovarsi in una posizione di fragilità e quando chi è al potere usa con noi le stesse leggi applicate per sottomettere le altre specie.

La prepotenza funziona bene con chi è docile, manipolabile e privo di malizia.

E la nostra specie non sfugge a questa regola.

Come si è detto, l’inconscio trasferisce automaticamente le scelte e i valori in tutti i settori della vita.

Perciò, se credo nella coercizione come metodo educativo sarò pronto a usarla ma anche a subirla, a seconda della posizione in cui mi trovo.

Questo principio spinge chi ha imposto la sopraffazione ad aspettarsi lo stesso trattamento.

E spiega come mai tante persone vivano oggi nella paura.

Che sia l’angoscia per un virus ritenuto incurabile, per le multe, per la gogna sociale, per il discredito o per la mancanza di lavoro, non fa differenza.

Uno stato autoritario ci costringe dentro una gabbia di restrizioni che violano la costituzione e i diritti umani utilizzando la paura, proprio come succede nei macelli, negli allevamenti intensivi, nella sperimentazione e in tutte quelle attività che considerano gli animali come oggetti utili a soddisfare i nostri desideri.

Da sempre le creature semplici sono state considerate uno strumento al servizio del più forte.

E, nello stesso modo, per la piccola élite che governa il mondo le masse dei consumatori sono uno strumento utile per raggiungere i propri obiettivi.

Obiettivi che non ci vengono spiegati perché dal punto di vista del più forte non è necessario dare spiegazioni a chi è più debole.

Agli animali non deve interessare se la ragione della loro morte è una festa, una scommessa, un gioco, una commemorazione o qualcos’altro.

Gli si toglie la vita.

Punto e basta.

Senza bisogno di commenti.

Il coprifuoco, la sperimentazione della terapia genica su cavie umane, la chiusura delle attività commerciali, il lockdown, il passaporto vaccinale, la vigile attesa al posto delle cure domiciliari… sono strumenti necessari al potere di quei pochi a cui abbiamo permesso di governare il mondo.

E poco importa se non ne capiamo la logica e le funzioni.

Bisogna ubbidire.

Punto e basta.

Esiste una responsabilità personale negli scenari che oggi abbiamo davanti agli occhi.

L’inconscio trasferisce nella quotidianità le regole che noi stessi abbiamo stabilito.

Quando decretiamo la liceità dell’uccisione accettiamo l’egemonia della violenza e della forza.

E in virtù del principio di coerenza attiviamo la sua legge nel mondo interiore.

Grazie a questo meccanismo psicologico le imposizioni di chi comanda possono essere accettate passivamente dalla maggior parte delle persone.

La stessa legge che stabilisce l’ineluttabilità della violenza, infatti, afferma che è il più forte decretare cosa sia giusto o sbagliato.

Sostenere il paradigma mors tua vita mea porta a creare un mondo carico di violenza, perché la prepotenza si trasforma nella psiche in un principio incontestabile a cui inconsciamente ci sottomettiamo.

Cambiare questo stile di vita significa modificare i parametri interiori che danno forma al mondo di ciascuno, sostituendo la sopraffazione con la fratellanza.

Senza distinzione di specie.

La prepotenza e il cinismo sono aspetti patologici del narcisismo e vanno curati.

Dapprima dentro di sé e poi nella società.

Se vogliamo mettere fine alla dittatura dobbiamo eliminarla dal nostro spazio interiore e aprirci a una solidarietà capace di includere tutte le creature.

Esiste una coerenza che agisce nella psiche e inconsciamente si riflette nella vita.

Smettere di uccidere per vivere è il primo passo per affermare la libertà.

Carla Sale Musio

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Apr 25 2021

FRATELLANZA, ANTISPECISMO E SINCERITÀ

Da più di trent’anni ascolto le storie di vita di tante persone mentre portiamo avanti percorsi di crescita personale volti a coltivare il contatto con la propria intima verità.

E nel corso del tempo ho potuto osservare un insieme di caratteristiche comuni a tutti quelli che amano gli animali.

Tra queste le più evidenti sono l’immediatezza e la sincerità.

Chi ama gli animali non riesce a mentire ed esprime il proprio punto di vista  senza cercare a di omologarsi al bisogno di apparire.

Questa spontaneità si scontra con le convenienze che regolano il bon ton sociale, causando, a volte, molte sofferenze.

Ma, nonostante il dolore, per queste persone non è possibile tradire la propria coscienza.

In loro è vivo un linguaggio ancestrale basato sull’autenticità.

Mentire viene considerata una qualità soltanto nel mondo degli uomini e se da un lato permette di sentirsi parte della nostra società dall’altro porta con sé innumerevoli sofferenze.

La finzione, infatti, è la causa principale di quel malessere di vivere che oggi affligge l’umanità.

Indossare una maschera ci allontana pericolosamente dalla realizzazione personale, rendendo l’esistenza un vuoto adempiere compiti… sempre meno gratificanti.

La soddisfazione e la felicità non dipendono dall’accumulo di status sempre nuovi o dall’ammirazione degli altri, ma dalla possibilità di esprimere la propria ricchezza interiore.

L’autenticità permette di sentirsi bene (con se stessi e con gli altri) e conduce ad apprezzare la vita con le sue gioie e con le sue spine.

Dallo scambio delle verità di ciascuno prende forma un mondo in cui l’individualità è considerata una ricchezza e la condivisione e il confronto sono i valori su cui si fonda la vita in comune.

Valori capaci di accogliere le diversità (umane e delle altre specie) in vista di un bene comune.

Le persone che amano gli animali non riesco a fingere, sono dirette, poco diplomatiche e faticano a seguire le mode e tutto ciò che è legato all’apparire.

Nel loro cuore è vivo un mondo antico e nuovo, fatto di solidarietà e reciprocità.

Sentono intimamente quanto la fratellanza accomuni uomini e animali.

Senza distinzioni di specie, di razza, di genere e di nazionalità.

Carla Sale Musio

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Apr 13 2021

EMPATIA, RESPONSABILITÀ E LEADERSHIP

Chi possiede una grande empatia è una persona sensibile e dotata di un senso di responsabilità autentico, soprattutto nei confronti di chi non può difendersi.

Ecco perché queste persone amano gli animali e si impegnano per proteggerli e tutelare i loro diritti.

La responsabilità spinge a non tirarsi indietro davanti alle difficoltà e a prendere in mano le situazioni per fare in modo che siano rispettate le necessità di ognuno.

Gli animali non possono sottrarsi alle prepotenze dell’uomo e chi è dotato di empatia si attiva in prima persona davanti alla necessità di difenderli e far rispettare il loro diritto a vivere liberi (e non come cose al servizio dell’uomo).

La crudeltà con cui la nostra specie tratta le altre è intollerabile per gli uomini e le donne che possiedono un’intelligenza emotiva.

Ma non sono solo le altre specie le creature difese dalle persone responsabili.

Ogni sopruso compiuto ai danni di chi è più debole le vede attive nel sostegno e nella tutela dei diritti (che devono essere sempre uguali per tutti).

L’empatia rende sensibili e solidali, pronti ad agire per il bene comune e realizzare una società veramente umana.

E in questo modo sviluppa la responsabilità.

Le persone empatiche sono spesso dei leader, cioè capaci di prendere in mano le redini delle situazioni per creare armonia e far emergere le risorse migliori di ciascuno.

Tuttavia, sono leader loro malgrado, perché non amano il potere e detestano mettersi in mostra.

Sono quelli che tutti vorrebbero avere al proprio fianco quando si tratta di svolgere compiti impegnativi o anche soltanto per sentirsi compresi.

Per queste ragioni chi possiede una grande empatia si trova spesso al centro delle situazioni e senza volerlo diventa un punto di riferimento per gli altri.

Queste persone sono fari nel buio, fonti d’ispirazione e di aiuto, amici preziosi su cui si può sempre contare.

Per loro il sostegno al prossimo è parte dell’esistenza stessa e viene prima di tanti egoismi.

Conoscerli e averli vicino rende bella la vita.

In un mondo sano e migliore, l’empatia dovrebbe essere sviluppata e coltivata ogni giorno e chi la possiede naturalmente dovrebbe essere stimato e onorato.

Non deriso o emarginato come invece succede spesso in questa nostra civiltà malata di arroganza e narcisismo.

Carla Sale Musio

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Mar 02 2021

LE PERSONE RESPONSABILI…

La più grande espressione della maturità è la responsabilità.

Responsabilità di sé, delle proprie scelte, della propria vita…

Ma anche responsabilità verso gli altri, verso chi è più debole, verso la natura e il pianeta.

La responsabilità è la capacità di comprendere che la realtà è uno specchio dei pensieri di ciascuno…

Fino a raggiungere la consapevolezza che per cambiare quello che non ci piace è necessario cambiare noi stessi.

Gli altri, infatti, sono il riflesso di ciò che anima il mondo interno.

E appaiono o scompaiono dalla nostra esistenza seguendo un principio di attrazione legato ai movimenti profondi della psiche.

Le persone responsabili sono in grado di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e sostenerne il prezzo.

Sono uomini e donne che non delegano la gestione delle scelte quotidiane ma imparano a pensare con la propria testa.

Per farlo occorre permettersi un ascolto attento alle verità interiori.

Anche quando questo vuol dire essere in disaccordo con chi abbiamo intorno.

Nella nostra civiltà, malata di onnipotenza e narcisismo, va di moda la delega.

Grazie a una passiva accondiscendenza, infatti, si incrementano le vendite e lo sfruttamento.

Le persone responsabili compiono scelte insolite per la maggioranza: combattono in difesa della natura e si rendono conto delle conseguenze che un comportamento sconsiderato può avere sulla vita di tutti.

In loro è viva la consapevolezza che una società sana prende forma dal rispetto per ogni specie vivente.  

Sono certe che ogni cosa nasce da un sentire profondo e modellano le proprie scelte sui valori dell’ascolto e dell’aiuto per tutte le creature.

Comprendono che il benessere dipende dall’impegno di ciascuno e difendono chi è in difficoltà, riconoscendo un pezzetto di sé in ogni cosa che esiste.

Capiscono quanto è importante vivere in armonia con la natura.

E con l’esempio della propria vita portano avanti la solidarietà, la cooperazione e la fratellanza.

Compiono grandi imprese ma appaiono invisibili ai più.

Le loro scelte sono considerate complicate, inutili o poco importanti, da chi vive senza farsi domande ignorando la sofferenza degli altri.

Le persone responsabili hanno imparato a rinunciare al sostegno del mondo.

Sanno che per ognuno arriverà il momento dell’illuminazione.

E, mentre seguono il loro cuore con determinazione, camminano nella vita senza clamori.

Come solo l’amore, quello vero, è capace di fare.

Carla Sale Musio

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Feb 17 2021

ISTINTO E INTELLIGENZA

Le persone che amano gli animali coltivano spontaneamente la propria sensibilità e sviluppano una grande empatia, con conseguenze non sempre facili da gestire nel nostro mondo malato di arroganza.

Da un punto di vista psicologico, amare gli animali significa amare la diversità dentro di sé e accogliere le proprie parti istintuali riconoscendone il giusto valore nella psiche.

L’antropocentrismo ha demonizzato l’istinto e gli animali, considerandoli entrambi: rozzi, ignoranti, sbagliati e in antitesi con l’intelligenza.

Ma l’intelligenza privata dell’istinto perde la sua profondità e si riduce a un nozionismo sterile (che può diventare perverso quando applicato alla vita quotidiana).  

L’istinto, infatti, non è una componente biologica, primordiale ed inutile (come ci viene fatto credere) ma una parte fondamentale nella comprensione della realtà (chiamata in gergo tecnico: intelligenza emotiva) e legata alla percezione, alla condivisione e all’ascolto del mondo interiore (quello che ci fa ammalare o stare bene, che ci rende tristi o felici, che ci spinge al suicidio o dà senso alla vita).

Saper ascoltare l’istinto e tutto ciò che anima la vita psichica è un presupposto inscindibile dell’intelligenza e della realizzazione personale.

Per vendere smodatamente prodotti tossici ed inutili è necessario zittire quella voce interiore capace di scegliere con chiarezza ciò che è buono (in mezzo a tanti prodotti nocivi) segnalandoci istintivamente la strada verso la salute.

Gli animali (quelli liberi in natura) lo sanno e scelgono d’istinto gli alimenti necessari alla vita, scartando quelli tossici.

Per noi umani, invece, l’istinto è diventato un peso, qualcosa che impedisce la vendita di prodotti superflui e nocivi e per questo è stato demonizzato e ottuso fino a sabotarne le potenzialità.

Chi ama gli animali mantiene vivo dentro di sé l’ascolto dell’istinto.

E istintivamente capisce che il dolore è uguale per tutti: uomini e animali, buoni o cattivi.

È un sapere innato che evidenzia le crudeltà commesse dalla nostra specie.

Rendendo chi lo possiede dolorosamente responsabile della sofferenza.

Di tutti: animali, piante, esseri umani, natura…

Queste persone si oppongono con ogni mezzo alla crudeltà e alla distruzione del pianeta e portano avanti con determinazione un mondo nuovo.

Sono uomini e donne che agiscono una rivoluzione profonda, basata sull’ascolto della propria verità a dispetto del pensiero comune.

Gente capace di distinguere il bene dal male basandosi su una comprensione interiore e legata ai ritmi della natura e della vita.

Proprio come fanno gli animali.

Persone invisibili per chi confonde l’intelligenza con la sopraffazione e uccide impunemente le altre specie per soddisfare il piacere del proprio palato.

Chi ama gli animali conosce istintivamente il valore della vita e il benessere che scaturisce dall’armonia con l’ecosistema.

(Ecco perché si dedica agli altri, scegliendo spesso professioni sociali e spendendo il proprio tempo libero in occupazioni volte all’aiuto e al volontariato.)

Sono persone preziose, apripista di un mondo nuovo.

Soli in mezzo al dilagare della prepotenza e grandi davanti alla propria anima.

Sono quelli a cui tutti dovremo dire grazie.

Perché la vita si alimenta nel rispetto.

E chi impone la morte a cuor leggero annienta la vitalità dentro di sé pagando il prezzo di tante sofferenze psicologiche e fisiche (spesso senza nemmeno riuscire a rendersene conto).

Carla Sale Musio

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ESSERE VEGAN SENZA ROMPERE IL CA**O

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Gen 17 2021

LIBERTÀ, LAVORO E POSTO FISSO

È difficile da ammettere ma lavorare è un comportamento del tutto innaturale.

In natura, infatti, nessuno lavora per vivere.

Al contrario, vivere è l’unico lavoro da svolgere.

La scelta di offrire i propri servizi in cambio di una retribuzione che garantisca la sopravvivenza è una forma di relazione sconosciuta a ogni altra specie.

Far dipendere la propria esistenza dalle prestazioni offerte ad un altro deforma l’ascolto di sé in funzione del guadagno.

Il rapporto di lavoro non si basa sui presupposti naturali che spingono gli altri animali a esprimere se stessi e a comunicare tra loro: amore, amicizia, vita in branco, bisogno di protezione (cuccioli), riproduzione, ricerca del cibo, imitazione, gioco.

La relazione lavorativa è basata sull’offerta dei propri servizi (qualsiasi essi siano) in cambio di una retribuzione.

E serve a garantirsi la sopravvivenza rinunciando temporaneamente alla naturale espressione di sé.

Nel lavoro, il compenso e le prestazioni acquistate derivano dalle esigenze di chi le commissiona.

Lo stipendio garantisce una rendita a chi riceve la paga in cambio del proprio tempo e della propria fatica, ma presuppone la distorsione dei bisogni personali in modo da renderli funzionali a quelli del datore di lavoro.

Chi lavora per un altro rinuncia alla propria spontanea espressività per sposare le esigenze di chi lo assume.

In questo modo il lavoro prende il posto della realizzazione creativa, con tutte le conseguenze che ne conseguono (insoddisfazione, mancanza di efficacia personale, vissuti di impotenza e vittimismo, bisogni compensativi narcisistici, eccetera).

Durante il tempo trascorso a svolgere le mansioni retribuite l’identità personale è sospesa (perché chi è stato assunto è costretto a fare propri i desideri e le scelte del datore di lavoro) e si crea un pericoloso black out nell’ascolto di sé.

Dal blocco espressivo indispensabile a svolgere il lavoro commissionato prendono forma tante patologie.

Parlare di questi argomenti è difficile e impopolare.

Viviamo in una realtà che addita il lavoro dipendente come l’unica fonte di sopravvivenza.

E il mito del posto fisso rappresenta la più grande aspettativa di vita per la maggior parte delle persone.

Tuttavia, in molti faticano a integrarsi.

Tante persone sane si sentono in contrasto con questa nostra società malata.

Sono uomini e donne che percepiscono chiaramente lo schiavismo psicologico intrinseco al lavoro e vivono con insofferenza la sudditanza necessaria per guadagnarsi uno stipendio.

Apripista di un mondo migliore, queste persone indicano una strada nuova a chi subisce inconsciamente il condizionamento imposto dalla cultura del posto fisso.

Creature preziose per l’umanità tutta, libere dalla sottomissione e spesso additate come incapaci, sognatrici o poco produttive da chi vuole mantenere lo status quo grazie all’incoscienza e alla manipolazione.

Per riconoscerle in mezzo alla folla basta osservare il modo in cui si relazionano agli animali.

Il rapporto le altre specie, infatti, mette in luce con chiarezza questa tipologia.

Chi ama gli animali conserva la memoria di una vita libera e rispettosa della natura, e percepisce istintivamente ciò che sostiene la salute e ciò che invece fa ammalare.

Il rispetto per gli animali è la conseguenza di un’accettazione profonda di sé e dei valori istintuali indispensabili alla salute e alla sopravvivenza.

Chi è capace di onorare la vita (di tutti e non solo la propria) può permettersi di imparare dalle altre specie e, rifiutando le scelte innaturali e dannose, costruisce con l’esempio un mondo nuovo.

Carla Sale Musio

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Gen 02 2021

AIUTO!!! NON RIESCO A LAVORARE COME DOVREI

Le stagioni segnalano i cambiamenti naturali agendo sul bioritmo individuale e creando un’armonia favorevole al mantenimento della salute.

Se osserviamo il mondo animale vediamo come ogni variazione porti con sé un ritmo espressivo indispensabile al benessere e alla vita:

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  • la primavera è la stagione degli amori, le attività fioriscono e tutto sembra risvegliarsi;

  • l’estate induce una grande vitalità. I colori forti, le temperature calde, le giornate più lunghe invitano alla condivisione e alla socializzazione. L’ecosistema offre i suoi frutti e l’energia si sprigiona dappertutto;

  • con l’autunno ci si avvia verso il riposo. Le giornate si accorciano, l’aria rinfresca, alcuni uccelli migrano e l’operosità diminuisce;

  • durante l’inverno molte specie vanno in letargo. Il silenzio e il riposo per permettono alla vita di ricaricarsi in vista dello sviluppo successivo. È il momento di coltivare nel buio i germogli che sbocceranno in primavera.

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Anche la specie umana sarebbe portata a seguire i ritmi biologici, attivandosi o ritemprandosi in accordo con i cambiamenti stagionali.

La nostra organizzazione sociale, però, prevede scelte in contrasto con la natura.

Le leggi del profitto impongono le loro regole e (pur di ottenere il denaro necessario alla sopravvivenza “umana”) siamo costretti ad ammutolire l’ascolto delle stagioni per conformarci a esigenze del tutto innaturali.

Nascono così tante patologie, frequenti nella nostra specie e sconosciute agli animali che vivono in libertà.

Prendono forma dall’assoggettamento a ritmi poco salubri e sostengono gli interessi delle case farmaceutiche e delle multinazionali.

L’umanità è docile e accondiscendente, capace di adattarsi in situazioni anche molto lontane dalla salute e dall’armonia con l’ecosistema.

Tuttavia, lo stravolgimento dei bioritmi porta con sé un forte malessere, spingendoci al consumo di alimenti e farmaci (in contrasto con le richieste della vita e funzionali al successo di chi gestisce il mondo).

Non tutti, però, sono capaci di sabotare i meccanismi legati alla sopravvivenza.

Alcune persone, infatti, conservano in sé la capacità di riconoscere i codici della natura anche quando sono palesemente in contrasto con le leggi del progresso.

Questa visione lucida favorisce un’attenzione spontanea alla salute: propria, degli animali e del pianeta.

Ma chi risponde con facilità agli equilibri dell’ecosistema incontra spesso molte difficoltà nell’integrarsi in una società sempre più lontana dalla natura e pronta a immolare il benessere sull’altare del guadagno.

Ciò nonostante, queste persone sostengono una battaglia silenziosa (e spesso solitaria) per costruire un mondo migliore fatto della tutela delle altre specie, del rispetto per la natura e del valore della vita.

Questo significa costruire un progresso attento ai bisogni di tutti, libero dallo sfruttamento e dalla sopraffazione e basato sulla cooperazione e sulla solidarietà.

Solo così infatti l’ecosistema può continuare ad essere tale.

Un progresso oggi del tutto sconosciuto.

Ma vivo e nitido nel cuore e nella mente di chi conserva in sé l’ascolto della propria sensibilità.

Amare la natura e gli animali è un modo di essere.

E porta con sé una serie di caratteristiche psicologiche legate alla relazione con l’ecosistema.

Chi si avvicina alle altre specie con l’animo libero da pregiudizi è mosso da un ascolto attento alle leggi naturali che favoriscono spontaneamente la salute.

È in questa chiave che vanno lette le difficoltà a stravolgere il ritmo delle stagioni per lavorare d’inverno e riposare d’estate, per modificare le ore di luce e buio e per ammutolire l’ascolto delle esigenze naturali.

Invertire il bioritmo ha un alto prezzo di sofferenza (fisica e psichica) e spinge ad abusare di cibo e droghe (legali e illegali) e ad annullare sempre di più gli equilibri interiori in favore di scelte disfunzionali alla salute.

Questo provoca ulteriore malessere e costringe ad accorgimenti sempre nuovi per reggere i ritmi malsani indotti dalla società.

Le persone che amano gli animali faticano a conformarsi a stili di vita innaturali.

Ma la loro insofferenza, lungi dall’essere il segnale della patologia, indica invece il bisogno di scelte in armonia con la natura e con la vita.

Come ci ricorda Juddu Krishnamurti:

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“Non è segno di salute mentale essere ben adattati ad una società profondamente malata.”

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Carla Sale Musio

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Dic 20 2020

AMORE PER GLI ANIMALI E SOLITUDINE

Nonostante la nostra specie sia etologicamente portata a vivere in branco, le persone che amano gli animali hanno periodicamente bisogno di isolarsi.

Il branco dei nostri giorni, infatti, condivide spesso il disprezzo per gli altri animali.

Un disprezzo invisibile, celato dietro la condivisione dei pasti (che implicano l’uccisione di tanti animali), dello sport (caccia, pesca, tiro al piccione…), del divertimento (scommesse, corse dei cavalli, combattimenti dei cani, feste e saghe con animali…) e di tanti gesti così abituali da non essere nemmeno più presi in considerazione.

I prodotti di origine animale sono dappertutto e nessuno si domanda più quale sia la loro provenienza e che prezzo di sofferenza sia necessario a ottenerli.

Chi ama gli animali cammina controcorrente e combatte in se stesso quell’indifferenza (indotta abilmente dalle esigenze dell’economia) nel tentativo di costruire un mondo basato sul rispetto per tutte le creature.

Per secoli ci è stato insegnato quanto la natura sia crudele e quanto dare la morte faccia parte di un percorso naturale indispensabile alla sopravvivenza.

Ma l’evidenza del progresso ci mostra oggi come, per la nostra specie, l’uccisione non sia più necessaria alla sopravvivenza e le alternative siano così tante da avere solo l’imbarazzo della scelta.

Ciò nonostante, le leggi del mercato occultano abilmente lo schiavismo psicologico in cui tutti viviamo immersi, lasciandoci credere che senza ammazzare gli animali la nostra vita non sarebbe possibile e nascondendo le innumerevoli sofferenze indispensabili a sostenere l’avidità dei pochi che governano i molti.

Chi ama gli animali risponde a tutto questo con una forte presa di coscienza e avvalora la convinzione che per vivere sia indispensabile il rispetto verso le altre specie.   

Sostenere la vita dell’ecosistema, infatti, è un presupposto indispensabile per la salute.

Nostra e del pianeta.

In questa chiave il compito di ogni essere umano dovrebbe essere quello di aiutare chi si trova in difficoltà, senza approfittarsene per soddisfare bisogni effimeri e inutili.

La nostra intelligenza ci conduce verso soluzioni alternative alla violenza e rispettose della vita.

Ma un uso strumentale delle informazioni gestisce il successo di pochi a discapito dei molti che ingenuamente si affidano al più forte senza valutarne le reali intenzioni.

Proprio come gli animali anche la specie umana subisce una domesticazione imposta psicologicamente da chi possiede il potere economico, patendo la prepotenza mascherata da sollecitudine.

Le persone che amano gli animali, tuttavia, mantengono salda la relazione con le altre specie e non riescono a ignorarne le esigenze e la sofferenza.

Ecco perché hanno bisogno di isolarsi.

La pressione sociale induce in tutti una pericolosa anestesia emotiva e occulta la violenza, su cui è basato il nostro stile di vita, dietro le edulcorate immagini pubblicitarie.

Trascorrere del tempo in solitudine vuol dire permettersi di ascoltare se stessi fuori dal turbinio caotico delle informazioni condivise.

Il richiamo del cuore sussurra nel silenzio, rivelando una verità fatta di sensazioni intraducibili con le parole, ma non per questo meno reali.

La verità è tale quando ci permette di guardare negli occhi la nostra anima.

Senza vergogna.

Con semplicità.

Le persone che amano gli animali vivono con profondità e, proprio come gli animali, hanno bisogno di ritrovare il senso delle proprie scelte mantenendo il contatto con i valori della coscienza, dell’amore e della vita.

Carla Sale Musio

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Dic 08 2020

LE PERSONE CHE AMANO GLI ANIMALI SONO CAPACI DI OSSERVARE

Tutti gli animali sono capaci di osservare.

Osservano:

  • l’ecosistema,

  • i comportamenti delle altre forme di vita,

  • gli atteggiamenti dei propri simili…

E si muovono con cautela nella natura, stando attenti a non creare troppi attriti con ciò che hanno intorno.

Per tutte le altre specie l’osservazione è uno strumento indispensabile alla sopravvivenza.

Solo la specie umana (che di umano ormai non ha più niente) si colloca in cima a una piramide gerarchica con la pretesa di sottomettere ogni cosa ai propri voleri, distruggendo il pianeta (e se stessa) senza alcuna pietà.

Ma tra i membri della nostra specie… qualcuno è ancora capace di mantenere vivo dentro di sé il sapere degli animali.

Sono uomini e donne in grado di muoversi con circospezione nella vita, ascoltando le tante voci che parlano nel silenzio:

  • le voci della natura,

  • le voci dei sentimenti,

  • le voci dell’intuizione…

Persone attente a ciò che hanno intorno e pronte a condividersi e porgere aiuto anche a chi porta le stimmate dell’ingenuità.

Creature interessate alla vita degli altri oltreché alla propria.

E perciò fuori moda.

Derise dalle leggi di mercato e da quel narcisismo strafottente che ammala l’umanità.

Le persone che amano gli animali non possono sottrarsi al richiamo del loro cuore e sono pronte a sacrificarsi pur di aiutare le altre creature.

Per questo si sentono diverse in un mondo che ammira l’egoismo e ha fatto della competizione un traguardo, invece di vederne la patologia.

È una patologia:

  • combattere per se stessi senza fermarsi a condividere niente,

  • cercare il proprio successo a discapito del benessere di tutti,

  • distruggere altre vite per soddisfare la propria bramosia.

Il DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) lo definisce Disturbo Narcisistico di Personalità e ne elenca i sintomi:

  • idee grandiose su di sé (si è convinti di meritare un trattamento speciale, di avere particolari qualità, capacità o talenti);

  • tendenza allo sfruttamento degli altri;

  • mancanza di empatia (e quindi incapacità a riconoscere e identificarsi con i sentimenti e i bisogni degli altri);

  • atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

Le persone che amano gli animali sono persone sane, attente al benessere e alla vita (quella di tutti) e pronte a condividere con gli altri (tutti gli altri, anche chi appartiene a una specie diversa) la propria esperienza, per vivere insieme senza sopraffazione e senza crudeltà.

La crudeltà, infatti, nasce da una mancanza di empatia e dalla difficoltà ad accogliere le esigenze di chi è diverso, ma non per questo inferiore.

La diversità aggiunge valore alla vita.

Ma per comprendere questa verità occorre superare l’egoismo.

La pace nel mondo nasce nella coscienza di ciascuno, si fonda sull’ascolto della propria anima e sulla comprensione che il dolore è uguale per tutti.

Senza distinzioni di specie.

Le persone che amano gli animali non desiderano mettersi in mostra, sono poco esibizioniste, tendono a osservare gli altri e, come gli animali, si muovono senza clamore, rispettando l’ecosistema e la vita.

Certe che il mondo possa diventare un posto migliore se ognuno fa la propria parte.

Con amore.

Carla Sale Musio

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