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Ott 16 2019

ADOTTARE IL BAMBINO INTERIORE: la ricetta per la felicità

Mettere in relazione l’adulto che siamo diventati con il bambino che siamo stati è l’unica medicina capace di curare le ferite dell’infanzia e sviluppare una relazione sana con noi stessi e con il mondo che ci circonda.

L’attesa magica di un genitore capace di accudire ogni esigenza trova la sua soluzione quando nella personalità si struttura la possibilità di badare a se stessi fino a soddisfare autonomamente i propri bisogni affettivi.

Questo non significa perdersi in un solipsismo egocentrico e narcisista, al contrario! È il fondamento di ogni relazione di reciprocità.

Infatti, solo quando l’adulto interiore adotta il bambino interiore si sviluppa la possibilità di vivere uno scambio emotivo appagante.

Il sogno di trovare miracolosamente tutte le risposte alle proprie necessità emotive appartiene all’infanzia ed è destinato a scontrarsi inevitabilmente con la realtà e con i limiti dei genitori.

Nessuna mamma e nessun papà potrà mai essere perfetto, nonostante l’impegno.

La vita è fatta di un continuo appropriarsi delle responsabilità… fino a scoprire che tutto (ma proprio tutto!) è un’opportunità per sviluppare la resilienza e trasformare le difficoltà in risorse.

I genitori ci offrono un’occasione per crescere.

Le loro imperfezioni sono l’humus in cui si sviluppa la nostra verità.

Evolvere in saggezza il dolore che deriva dalle loro incapacità fa parte della crescita.

Mentre abdicare al potere che si nasconde dietro al superamento di quelle sofferenze vuol dire rinunciare all’autonomia e all’indipendenza.

Siamo liberi soltanto nel momento in cui possiamo cambiare il nostro destino.

E questo avviene quando riveliamo il significato nascosto dietro a ciò che fa male e non ci piace.

Il dolore dell’infanzia è il dolore più terribile che si possa provare, perché la psiche dei piccoli non possiede ancora i confini entro cui arginarlo.

Eppure… proprio da quel dolore può prendere forma la libertà.

La sofferenza costringe a guardare oltre e a cercare il valore nascosto dietro alle cose.

Sviluppare la resilienza significa evolvere l’handicap in abilità e trasformare in saggezza la paura e il dolore.

Non è facile.

E non è impossibile.

Quando osserviamo con gli occhi dell’adulto la storia della nostra vita e riviviamo le emozioni del passato con la sensibilità del bambino, nel mondo intimo ha luogo un’alchimia capace di ridare profondità all’esistenza.

Adottare il bambino interiore non è un atto magico e nemmeno un’azione fisica.

È un atteggiamento volto ad accogliere i vissuti infantili senza censurare l’angoscia e senza vendicarla.

È la capacità di prendere gli eventi sulle proprie spalle come se fossero una responsabilità personale.

L’adulto sa che tutto dipende da lui.

Il bambino si fida e può abbandonarsi alle emozioni.

Da questa sinergia scaturisce la libertà, non perché si cancellano le proprie radici e la propria storia ma perché se ne evidenzia la necessità nel disegno più ampio della vita.

Carla Sale Musio

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Set 26 2019

I BISOGNI E LE ASPETTATIVE DEGLI ADULTI

Gli adulti sono tali quando prendono su di sé le responsabilità della vita.

Questo significa smettere di delegare, di fare le vittime e di aspettare l’arrivo di un salvatore in grado di cancellare magicamente le difficoltà.

Il confine tra l’infanzia e la maturità è racchiuso nella capacità di soddisfare autonomamente i propri bisogni (soprattutto quelli interiori).

L’unica risorsa che permette di diventare grandi è chiamata resilienza e indica la capacità di trasformare le situazioni difficili in opportunità.

Essere adulti significa sviluppare la resilienza dentro di sé, cioè rendere la sofferenza uno strumento di crescita emotiva.

Ecco perché essere adulti non corrisponde al raggiungimento di un’età anagrafica o cronologica ma alla conquista della libertà.

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Ma cos’è la libertà?

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La libertà non è, come si crede comunemente, la possibilità di soddisfare indisturbati ogni desiderio, bensì il raggiungimento di un’autonomia interiore, quella capacità di modellare il destino grazie alla comprensione intima e profonda di ciò che succede.

In altre parole: siamo adulti quando sappiamo prenderci totalmente cura di noi stessi.

E questo è anche il presupposto indispensabile a una buona socializzazione.

Diventare grandi significa abbandonare la dipendenza e l’egocentrismo, che caratterizzano l’infanzia, per aprirsi all’ascolto degli altri e alla reciprocità necessaria a costruire relazioni sane e gratificanti.

La maturità si raggiunge quando si diventa capaci di rapportarsi con rispetto, solidarietà, comprensione e empatia.

Dapprima con se stessi e con il proprio passato e poi con tutti gli altri.

Da grandi possiamo curare le ferite dell’infanzia, sviluppare la resilienza e vivere la vita con pienezza e con amore.

Quando nella psiche prende forma una parte adulta è possibile raggiungere nuove armonie e nuove consapevolezze.

L’adulto interiore, infatti, può finalmente prendersi cura del bambino che siamo stati e dialogare con lui, curando le ferite dell’infanzia e colmandone i bisogni insoddisfatti con l’attenzione, l’ascolto e la comprensione che gli sono mancati un tempo.

Sviluppare una parte adulta forte ed efficace è l’obbiettivo di ogni psicoterapia e di ogni cammino di crescita personale.

Quando l’adulto che vive in noi adotta il bambino interiore si aprono le porte ai cambiamenti e si scoprono possibilità inaspettate.

Il prezzo di questa magia è fatto di tempo, impegno e attenzione.

L’adulto interiore è efficace solo quando con pazienza si occupa delle parti infantili e porta avanti scelte di vita rispettose della maturità come dell’entusiasmo, della creatività e dei sogni dei bambini.

Carla Sale Musio

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