Tag Archive 'te la do io l’anima gemella'

Ago 23 2020

Perché ho scritto il libro TE LA DO IO L’ANIMA GEMELLA

Perché la maggior parte delle storie cominciano bene e finiscono male.

Perché l’accudimento paralizza la sessualità.

Perché adottare il bambino interiore libera l’energia affettiva portandoci a vivere i rapporti con trasporto e reciprocità.

In questo video vi racconto cosa mi ha spinto a scrivere il libro TE LA DO IO L’ANIMA GEMELLA

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Ago 09 2020

COME RICONOSCERE IL BAMBINO INTERIORE

Riconoscere la presenza del Bambino Interiore nella psiche. Come comunica con noi. In che modo rapportarsi con lui. Che doni porta nella nostra vita.

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Nov 28 2019

GIOCO, AMORE, RESPONSABILITÀ E SOLITUDINE

L’amore è l’impulso che muove la vita.

E la capacità di voler bene è il requisito fondamentale per vivere una vita appagante.

Tuttavia, a voler bene si impara.

Con l’allenamento, la riflessione e un l’ascolto sincero e profondo di sé.

Nasciamo tutti con il bisogno spontaneo di amare e di essere amati.

Ma inizialmente l’egocentrismo caratterizza le relazioni e la comprensione del mondo, impedendo lo strutturarsi di un’autentica reciprocità.

Solo col tempo impariamo il valore della diversità e scopriamo la possibilità di immedesimarci con gli altri senza perdere l’individualità, ma anzi! Arricchendola di infinite sfumature fino a raggiungere una molteplicità interiore.

In questo modo l’esperienza della diversità ci conduce pian piano a ritrovare la dimensione della Totalità arricchita grazie alla consapevolezza che deriva dall’esplorazione dei particolari.

Particolari infatti lo siamo tutti.

Ogni forma di vita ci mostra una sfaccettatura di un’unica e infinita verità.

L’amore di coppia non sfugge a queste leggi e può diventare una via maestra per ritrovare la completezza di sé e la profondità dell’esistenza.

Questo dono arriva dopo tanti tentativi e tanti errori necessari a imparare come funzionano i sentimenti, l’unione, la separazione, l’altruismo, l’egoismo, l’ascolto, l’indifferenza…

Amare è un percorso di crescita personale.

Nelle relazioni le diversità tra i partner arricchiscono la vita con colori nuovi, permettendo a ciascuno di sperimentare aspetti di sé che altrimenti (forse) non avrebbe osato vivere.

Siamo uguali ma anche profondamente differenti… e questo permette di imparare gli uni dagli altri e di evolvere interiormente.

I guai cominciano quando la pretesa di cambiare il partner diventa la condizione indispensabile per poter stare insieme.

Credo che ognuno debba sempre prendersi la responsabilità di se stesso e delle proprie scelte.

Anche quando questo comporta il cambiamento o la rinuncia ai progetti fatti insieme.

Il rischio e la possibilità della separazione cementano le unioni che durano nel tempo.

La pretesa di garantirsi una continuità affettiva, al contrario, le distrugge.

L’amore usa un linguaggio fatto di paradossi perché esiste in una dimensione diversa dalla materialità e si muove in modi che con la logica hanno poco a che fare.

Questo non vuol dire che in amore la ragione non debba essere usata.

Significa comprendere le leggi che regolano le esperienze emotive.

Così come non è possibile misurare l’acqua in metri o la stoffa in litri… non è possibile valutare l’amore con le regole dell’economia e della materialità.

Nel mondo fisico la solitudine fa parte del gioco e non si può eliminarla senza vivere una profonda delusione.

Eppure…

Spesso, l’unione di coppia appare l’unico antidoto alla solitudine.

E questo potrebbe anche essere vero.

Ma solo nel momento in cui la solitudine smette di farci paura e si trasforma in una alleata.

(e sì… lo so… sembra poco coerente… ma i paradossi fanno parte dell’amore)

Stare insieme significa affrontare la verità di se stessi, la diversità e la possibilità della separazione.

Perché da questi valori scaturiscono la comprensione, il rispetto, l’ascolto, la condivisione e la reciprocità.

Amare vuol dire accogliere la molteplicità di sé e dell’altro e imparare a comprendere con le proprie emozioni senza pretendere di trasformarle, aprendosi alle diverse esigenze della psiche fino a scoprire i modi che permettono a se stessi e al partner di esprimere la propria verità.

Non sempre le relazioni durano per sempre.

L’amore invece sì.

Cresce, cambia ed evolve anche quando le strade si dividono.

Esistono tante anime gemelle, tanti rapporti che mostrano aspetti sempre nuovi della vita e del voler bene.

Amare è prendere su di sé la responsabilità di TUTTI gli avvenimenti.

E far emergere la resilienza, trasformando le difficoltà in occasioni di cambiamento.

Carla Sale Musio

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Lug 31 2019

GENITORI CATTIVI E ANIME GEMELLE: un binomio pericoloso

Tutti i bambini sono convinti di meritarsi i genitori che hanno.

E questo vale nel bene e nel male.

L’egocentrismo (fisiologico durante l’infanzia) li spinge a credere che il mondo rifletta il loro valore.

Perciò se i genitori sono bravi significa che loro (i figli) sono bravi, mentre se i genitori sono cattivi vuol dire che loro (i figli) sono cattivi.

Questa visione autoreferenziale impernia il mondo dei piccoli ma determina anche tante convinzioni sbagliate che ci portiamo appresso nell’età adulta.

Da bambini, infatti, traiamo conclusioni sulla vita e su noi stessi che in seguito non correggiamo più.

Sono giudizi a cui arriviamo in base alle conoscenze del momento e con un’esperienza fatta soprattutto di emotività.

La logica, la razionalità, il pensiero astratto, l’obiettività, la riflessione… si formano col tempo, quando ormai le decisioni sono state prese.

È solo nel corso di un’attenta crescita personale che il pensiero infantile può essere compreso alla luce dell’esperienza adulta.

Ognuno di noi costruisce le proprie credenze durante le emergenze della vita e quasi sempre archivia quelle convinzioni senza metterle in dubbio.

A scuola ci vengono insegnate tante nozioni.

Tuttavia nessuno spazio è riservato alla comprensione del mondo interiore.

I telegiornali non ne parlano.

Le pubblicità… meno che mai!

Senza rendercene conto diamo per scontate opinioni che si sono formate in un periodo in cui non avevamo gli strumenti necessari a decodificare gli avvenimenti.

La maggior parte delle persone cresce senza mai fermarsi a riflettere sulla propria infanzia e sugli errori di valutazione che scaturiscono dall’inesperienza.

Per molti la psicologia è ancora un argomento sconosciuto e (ahimè!)… poco credibile.

Ecco perché da adulti la pretesa di un risarcimento danni da parte del destino si fa largo nella psiche senza che sia possibile metterla ragionevolmente in discussione.

E il pensiero di essersi meritati i genitori… assume le sembianze di un dogma, una valutazione su se stessi e sull’esistenza che condiziona la qualità della vita.

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Ma cosa comporta questa certezza e che ripercussioni può avere sulle scelte quotidiane?

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Il pensiero di essersi meritati i genitori è imbevuto di egocentrismo e sostiene l’idea della colpa e della punizione.

Alla luce di queste convinzioni bambine, avere dei genitori poco amorevoli significa avere in sé qualcosa di sbagliato che merita la punizione e perciò la cattiveria di papà e mamma.

Chi vive un’infanzia difficile spesso è convinto di avere dentro qualcosa che non va, un difetto che diventa una colpa e che spiega in termini semplici e spietati il perché della sofferenza patita.

In questo modo l’ingiustizia si trasforma nella legittima espiazione di crimini commessi non si sa dove e non si sa quando ma che devono esistere per motivare il dolore subito.

Nasce così quella bassa autostima che paralizza tante persone nonostante l’evidenza del successo e delle proprie capacità.

Superare da soli questi vissuti infantili spesso è impossibile e per sentirsi in pace con la propria identità è indispensabile ripercorrere all’indietro la strada della crescita grazie all’aiuto di uno psicologo, sciogliendo i nodi stretti intorno alle conclusioni di un tempo.

Tuttavia esiste una scorciatoia veloce (e pericolosa) che passa attraverso l’idealizzazione del partner.

Infatti, se mamma e papà sono stati cattivi senza che io abbia meritato l’angoscia vissuta durante l’infanzia, la vita ha un debito con me: mi deve un risarcimento grazie al quale finalmente potrò godermi quell’amore incondizionato che sento di meritare.

Ecco quindi nascere il mito dell’anima gemella!

Prende forma dalle fiabe e dalle aspettative egocentriche del passato e si dispiega rigoglioso… fino a diventare un’aspettativa indiscutibile.

In seguito a questo meccanismo il Principe Azzurro o la Principessa Azzurra incarneranno il sogno di un amore unico, speciale e illimitato: lo stesso che avremmo voluto ricevere dai genitori.

Quello che nessun genitore sarà MAI in grado di dare… perché appartiene a una dimensione affettiva e spirituale che esiste fuori dalle coordinate spazio temporali in cui viviamo la nostra esperienza umana.

Un amore intriso di vissuti infantili e foriero di tante incomprensioni.

Un amore che possiamo trovare soltanto dentro noi stessi, una volta diventati adulti.

Solo gli adulti che siamo diventati, infatti, sono in grado di comprendere e di accogliere il bisogno d’amore dei bambini che siamo stati e possono colmare il vuoto spirituale ed emotivo vissuto alla nascita (durante il passaggio dalla dimensione infinita e immateriale nell’esperienza fisica fatta di concretezza e di polarità: buono/cattivo, bene/male, giusto/sbagliato).

Ascoltare il dolore dell’infanzia significa prendersi finalmente cura di sé in prima persona.

Senza delegare.

E senza pretendere dagli altri quello che non siamo capaci di darci da soli.

L’amore è un sentimento che nasce nell’anima e poi si dispiega nel mondo, dando forma a un piacere libero dalle pretese e dalla dipendenza che caratterizzano i vissuti infantili.

Carla Sale Musio

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Giu 24 2019

GENITORI, FIGLI, EGOCENTRISMO E FISICA QUANTISTICA

La psicologia ci insegna che i bambini: più sono piccoli e più sono egocentrici.

Atterrano nella vita ancora immersi nella conoscenza dell’Infinito.

E in quello spazio immateriale (da cui provengono) non esistono l’io e il tu, la dualità e la separazione ma tutto è sempre Tutto.

È difficile abituarsi a vivere nel mondo delle polarità e imparare a gestire gli opposti: il bene e il male dentro di sé.

Occorre una esistenza intera (e forse anche più di una…).

Nella Totalità della coscienza non ci sono confini e chi ancora si muove immerso in quella sapienza originaria fatica a comprendere l’identità, la responsabilità, la gestione di sé, il desiderio, l’attesa e la fatica di procurarsi le cose.

Ecco perché i bambini sono egocentrici.

Nel mondo prima della nascita ogni realtà esiste SEMPRE e non c’è bisogno di cercarla o chiederla.

Ogni cosa è a disposizione.

Senza distinzione, senza separazione, senza tempo.

In quel luogo privo di coordinate fisiche non ci sono buoni e cattivi, giusto e sbagliato, mancanza, distanza, dolore o delusione.

È una scoperta lacerante quella che ci aspetta quando arriviamo in questa realtà materiale.

Per comprendere appieno l’immensità della coscienza è necessario sperimentarla da tutti i punti di vista.

E per ottenere questo la Totalità si parcellizza.

Cioè acquisisce tante identità, ognuna in relazione con le altre componenti del Tutto.

Per conoscere ogni aspetto di sé l’Infinito ha bisogno di frammentarsi.

Difficile parlarne senza deformare la percezione.

Difficile capirlo e capirsi.

Le parole sono scatole piccole per contenere ciò che non ha confini.

Eppure…

I bambini arrivano nella vita ancora immersi in quella dimensione originaria fatta di onnipotenza, onniscienza, immediatezza e trascendenza.

Il tutto e il nulla per loro sono presenti, reali e pieni di significato.

Imparare a muoversi nel corpo e utilizzare le leggi della fisicità è difficile.

Istintivamente cercano il potere che caratterizza la completezza e lo identificano nelle persone che li accudiscono.

Ai loro occhi ancora aperti sull’immensità il principio onnipotente prende forma nelle persone che li accudiscono e queste diventano il punto di riferimento, la guida, i depositari del sapere e della verità.

Nel mondo della polarità questo passaggio è fisiologico e necessario a creare l’attaccamento, la relazione e la possibilità di far convivere la dimensione affettiva con quella materiale.

Quando i genitori sono a conoscenza dei meccanismi che determinano la dipendenza infantile possono aiutare i loro figli a conciliare le leggi dell’Infinito con quelle della parcellizzazione, permettendo ai piccoli di sviluppare un sano senso di responsabilità verso se stessi (e verso ogni altra creatura).

Quando invece i genitori pretendono di incarnare la divinità, nel mondo infantile la comprensione della materialità si fonde con l’onnipotenza che appartiene alla Totalità, deformando la percezione della realtà e provocando pericolose idealizzazioni.

Aspettarsi che i genitori possiedano un potere divino dà origine alla maggior parte della sofferenza che esiste nel mondo.

I cuccioli sono naturalmente portati a credere in un principio magico capace di soddisfare ogni loro necessità.

E su questa aspettativa miracolosa e impossibile basano la comprensione degli avvenimenti.

Sono convinti che i genitori conoscano tutte le loro esigenze e sappiano sempre soddisfarle.

Si aspettano che papà e mamma portino avanti il compito di aiutarli a crescere come se fosse l’unico e il più grande dovere della loro vita.

Questo in parte è vero: i piccoli dipendono dagli adulti e senza il loro supporto non potrebbero vivere.

Tuttavia, da qui a credere nell’onnipotenza dei genitori ce ne passa!

Gli adulti sono persone che a loro volta stanno imparando a vivere, bambini cresciuti in mezzo a tante difficoltà e tante sofferenze.

Esiste una catena di inconsapevolezza che si tramanda da una generazione all’altra e riguarda la percezione della Totalità.

Pensare che i bambini siano degli adulti in miniatura ha creato innumerevoli fraintendimenti e provocato altrettanto dolore.

Per realizzare un mondo a misura dei più piccini è necessario comprendere i codici dell’Infinito e ricordarsi che la psiche infantile arriva nella fisicità ancora immersa in quelle verità.

La mancata comprensione di questo principio genera una sequenza di aspettative e delusioni senza soluzione di continuità:

  • I genitori pretendono di incarnare una saggezza e una sapienza impossibili da raggiungere nel mondo della dualità;

  • I bambini sollecitano una disponibilità e un’onniscienza che gli adulti non possiedono.

Manca un dialogo aperto e sincero sulle diverse acquisizioni della personalità (matura e immatura), un confronto onesto che consenta ai più grandi di condividere le incertezze e l’imperfezione lasciando ai piccoli il tempo e il compito di assimilare tutta la complessità della vita.

Ognuno è responsabile di se stesso e delle proprie azioni.

La sensibilità dei bambini si deve abituare all’impatto con l’identità e con la separazione che caratterizzano l’esperienza fisica.

Gli adulti hanno il compito di proteggerli e aiutarli… senza erigersi a depositari del sapere.

Accollandosi il peso della propria incapacità.

Rispettare le fragilità di ogni generazione permette di costruire un mondo basato sull’accoglienza delle tante dimensioni della coscienza e restituisce a tutti il valore e la profondità della vita.

In questa chiave il successo non è il conseguimento di status sociali stabiliti da altri ma l’ascolto di sé e della propria intima verità.

Come insegna la fisica moderna: la vita è il percorso che consente di essere onda e particella insieme, materiale e immateriale, identità e infinito, Tutto e tutti… contemporaneamente.

Carla Sale Musio

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Apr 30 2019

IL BAMBINO INTERIORE

Chiamiamo Bambino Interiore quella parte della psiche che pensa, vive e sente le emozioni come quando eravamo piccoli.

Nell’inconscio il tempo non scorre e tutto esiste in un eterno presente.

Il mondo intimo è popolato di tanti sé che nella cronologia si sono succeduti l’uno all’altro ma nella mente esistono contemporaneamente.

La vita affettiva si arricchisce sempre di nuove possibilità senza perdere ciò che è accaduto prima a favore di ciò che succede dopo.

Prima e dopo sono momenti di un’esperienza lineare molto diversa dall’esperienza emotiva.

La coscienza possiede dimensioni differenti:

  • una è quella pratica in cui ci muoviamo quotidianamente quando andiamo al lavoro, accompagniamo i nostri figli a scuola, ci rechiamo ad un appuntamento o a vedere un film;

  • un’altra è la sfera emotiva in cui tutto è intriso di sensazioni e percezioni (spesso fatte di bene e male, buono o cattivo, giusto o sbagliato e così via);

  • un’altra ancora è lo spazio spirituale dove le dualità e le contrapposizioni si estinguono per fare posto a un sentimento di Totalità in cui tutto ciò che esiste si fonde con l’identità, dilatandola all’infinito e dando origine al benessere che deriva dalla completezza. Quest’ultima è una dimensione cui si accede quando la mente lascia la presa e il bisogno di controllo cede il posto alla fiducia e all’abbandono a un principio creativo più grande.

Solitamente lo scorrere dei fatti s’intreccia con le sensazioni intime.

E le emozioni colorano gli avvenimenti dando vita alle esperienze così come le conosciamo e le viviamo.

Ci sono dei momenti, però, in cui questo intreccio naturale e spontaneo s’interrompe perché qualcosa determina un arresto nel flusso delle percezioni.

Possono essere situazioni coinvolgenti, traumatiche o appassionanti, che sospendono la linearità del tempo e ci sprofondano nella realtà emozionale (che esiste fuori dal tempo).

In quei momenti un sé prende vita nella coscienza facendosi testimonial di ciò che è accaduto.

A volte per un periodo circoscritto nella memoria e a volte in un continuo presente.

Può succedere a causa di un evento traumatico ma anche estremamente appassionante.

Durante l’infanzia gli avvenimenti hanno caratteristiche fortemente emotive e il Bambino Interiore ricorda ciò che è accaduto anche quando siamo diventati adulti, sovrapponendo il suo modo di pensare a quello della maturità e creando situazioni buffe e giocose ma, a volte, anche molto dolorose.

Quando parliamo di Bambino Interiore ci riferiamo a quei modi infantili di leggere la vita che ancora permangono nell’età adulta e che in alcune circostanze possono compromettere le relazioni affettive creando molta sofferenza.

È il Bambino Interiore il complice che ci aiuta a giocare e comprendere i nostri figli.

Tuttavia è anche il sabotatore che spinge a esigere dal partner un’attenzione illimitata senza chiedere o spiegare niente.

Come tutti i bambini, il Bambino Interiore è egocentrico e prepotente ma anche vulnerabile, indifeso e ipersensibile.

È necessario conoscerlo e comprenderlo per evitare che i suoi bisogni interferiscano con le scelte della maturità e fare in modo che le sue qualità diventino una risorsa (e non un ostacolo) nel dispiegarsi della vita affettiva.

Adottare il Bambino Interiore significa farsi carico in prima persona delle sue esigenze e colmare le lacune emotive fino ad evolvere le ferite che ha vissuto, trasformando il dolore in saggezza e liberando le sue risorse: entusiasmo, plasticità, curiosità, creatività, fantasia, originalità, inventiva.

È un percorso interiore che ha bisogno di attenzione e cura e che spesso necessita del supporto di uno specialista capace di aiutarci a riconoscerne le opportunità e le difficoltà.

Nei prossimi post cercherò di darvi le indicazioni necessarie a far emergere la sua ingenuità e la sua saggezza nella vita quotidiana e di aiutarvi ad evitare le trappole che può creare nelle relazioni affettive e di coppia.

Carla Sale Musio

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Gen 23 2019

ADOTTARE IL BAMBINO INTERIORE E VIVERE A LUNGO FELICI E CONTENTI

Capita a tutti di perdersi nel labirinto del dolore, delle recriminazioni e delle colpe.

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“Mio padre non voleva e ho imparato a non muovermi.”

“Mia madre era troppo severa e oggi sono pieno di paure.”

“Non è colpa mia, mi hanno insegnato che si deve fare così.”

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Sono tante le ragioni con cui giustifichiamo noi stessi.

Quello che molti ancora non sanno è che questi pensieri ci incatenano pericolosamente alla nostra storia infantile ostacolando l’evolversi dell’amore.

Il segreto per vivere un’appagante vita di coppia si chiama:

RESPONSABILITÀ

E consiste nell’accettare le mancanze dei genitori senza compiangersi, assumendo in prima persona tutto il peso dell’esistenza.

infatti, dal punto di vista psicologico, diventare adulti significa comprendere il valore delle sofferenze che abbiamo dovuto attraversare.

Lo so, lo so, lo so!

I genitori hanno la responsabilità di crescere con attenzione i propri figli.

Ma non bisogna dimenticare che la maturità ci conduce a guardare oltre le aspettative della fanciullezza.

Come ho detto tante volte, la convinzione che nostro padre e nostra madre siano dei super eroi affonda le sue radici nella totalità della vita intrauterina.

E quella prima esperienza, magica e perfetta, impronta di sé la comprensione della realtà durante l’infanzia.

Questo significa che da bambini coltiviamo la certezza di meritare dei genitori onnipotenti e l’idea della loro imperfezione è vissuta come una inadeguatezza personale.

Quasi che ai bambini cattivi spettassero genitori cattivi e ai bambini buoni, invece, genitori buoni.

Questo succede perché l’egocentrismo e la simbiosi che caratterizzano i primi anni di vita limitano la comprensione degli avvenimenti e solo diventando adulti si impara a distribuire le responsabilità in modo adeguato.

Crescendo impariamo a comprendere che papà e mamma sono l’humus in cui germogliano i semi della nostra esistenza, gli ostacoli e i doni necessari a far emergere l’unicità che caratterizza ciascuno di noi.

Questo non vuol dire che i genitori siano esonerati dalle loro responsabilità.

Ma incolparli delle nostre problematiche ci incatena al ruolo di vittime e non risolve i problemi.

Quando possiamo scorgere anche le loro difficoltà e considerarne i limiti senza per questo sentirci sminuiti superiamo la dipendenza infantile e attiviamo la resilienza nel mondo interiore, trasformando le asperità in punti di forza.

Questo ci permette di prenderci finalmente cura del Bimbo Interiore dedicandogli tutte le attenzioni che non ha ricevuto in passato.

Adottare in prima persona il bambino che siamo stati evolve le parti immature della psiche ed è il presupposto indispensabile per costruire una relazione di coppia emotivamente appagante.

Infatti, quando il nostro cucciolo interiore parte alla ricerca di un genitore capace di compensare i torti della vita viene attratto inevitabilmente dalle situazioni che ripropongono le sofferenze antiche, nel tentativo impossibile di riuscire a risolverle.

È così che nascono tante delusioni d’amore.

Ripercorrono inconsciamente un copione perdente e nascondono l’attesa miracolosa che qualcun’altro possa colmare i nostri bisogni.

Tuttavia, questo progetto infantile è destinato a fallire.

Per risolvere molti drammi sentimentali è indispensabile prendersi cura personalmente del bimbo che siamo stati, ascoltando le sue sofferenze e costruendo con le nostre mani il percorso necessario a crescere.

In un rapporto di coppia si è sempre in tanti.

Anche quando sembra di essere solo in due.

Ci sono i Bambini Interiori, i Genitori Interiori, gli Adulti Interiori… e una cricca di gente varia che si alterna nella psiche rendendo i rapporti appassionanti e complicati insieme.

Accogliere in se stessi i propri Bambini Interiori è il primo passo per costruire una reciprocità in cui sia anche possibile farli giocare insieme… senza abbandonarli in adozione al partner e senza deluderne le aspettative.

Per vivere a lungo felici e contenti è necessario imparare ad amare le parti ferite, vulnerabili e insicure che nascondiamo anche a noi stessi.

Solo così l’amore diventa uno scambio disinteressato, coinvolgente, emozionante, intimo e profondo.

Carla Sale Musio

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Gen 02 2019

IL DOLORE DEI BAMBINI

I bambini possiedono una sensibilità priva di filtri.

In loro la percezione delle emozioni può diventare estremamente dolorosa.

Per sopravvivere all’angoscia la psiche delicata è costretta a utilizzare la rimozione e la proiezione.

  • La rimozione indica la capacità di nascondere alla coscienza le cause di un conflitto considerato irrisolvibile, mantenendo un’illusione di armonia.

  • La proiezione permette di spostare i contenuti interiori intollerabili su quei rappresentanti esterni che ne richiamano le caratteristiche, in modo da occultare le parti di sé giudicate sconvenienti o sgradevoli.

Deformando o celando la percezione della realtà è possibile evitare la consapevolezza dei vissuti sgradevoli e, grazie all’apparente anestesia, il dolore sembra attenuarsi.

Tuttavia, insieme alle sensazioni si perdono anche i ricordi delle sofferenze subite e con essi la possibilità di cambiare.

Così crescendo dimentichiamo la maggior parte delle esperienze infantili e, senza rendercene conto, perpetuiamo la catena di soprusi e ingiustizie che abbiamo patito.

Questi meccanismi di difesa, infatti, se da un lato permettono di occultare la sofferenza dall’altro rendono impossibile l’empatia con chi subisce dolori analoghi a quelli proiettati o rimossi.

In questo modo l’insensibilità si tramanda da una generazione all’altra dando forma a un mondo di indifferenza e di cinismo.

Per realizzare una società a misura d’uomo (e di bambini) è necessario rivivere il dolore del passato accogliendo il bimbo che siamo stati e le sue ferite.

Solo così la sofferenza può trasformarsi in resilienza rivelando una saggezza altrimenti inaccessibile.

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STORIE DI PROIEZIONE E RIMOZIONE

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Matteo è il più grande di sette fratelli.

A lui da bambino è spettato il compito di aiutare papà e mamma nel lavoro e nelle faccende, di dare il buon esempio e di sorvegliare che i piccoli non combinassero guai.

A otto anni era già un ometto con tanti doveri e poco tempo per giocare.

Le responsabilità lo hanno reso affidabile e pronto a porgere aiuto a chi è difficoltà, ma questa sua disponibilità ha richiesto un alto prezzo di sofferenza.

Per crescere ha dovuto rinunciare alla spensieratezza, alla leggerezza e all’intraprendenza di chi si sente libero dal peso delle responsabilità.

Perciò, nonostante il suo cuore d’oro, spesso commenta imbronciato le prodezze dei fratelli, pronto ad additarne l’indipendenza come il più terribile dei peccati.

Sin da quando erano bambini le polemiche tra loro sono sempre state all’ordine del giorno ma, grazie all’insensibilità ottenuta con la rimozione della gelosia e con la proiezione del suo bisogno di autonomia, Matteo può affermare con convinzione:

“Non sono mai stato geloso dei mie fratelli, siamo sempre andati d’amore e d’accordo.”

* * *

Angela è la più piccola di una famiglia eterogenea, infatti, oltre ai genitori e ai fratelli vivono con loro anche due cugine figlie di una sorella della mamma.

Essendo la più giovane e la più ingenua, Angela è un po’ la mascotte della famiglia e i grandi finiscono sempre per coinvolgerla nei loro giochi, anche quando lei preferirebbe restarsene in disparte.

Durante una delle tante condivisioni forzate le cugine scoprono in un cassetto la sua preziosa collezione di romanzi rosa e… gli scherzi, l’ironia e le burle non si contano!

Angela diventa di fuoco per la vergogna e giura a se stessa che mai più prenderà in mano uno di quei libri.

Oggi a malapena ricorda l’episodio ma, grazie alla rimozione del dolore infantile e alla proiezione del romanticismo, può sostenere con convinzione:

“Non sopporto le persone che si commuovono ai matrimoni. Sono sdolcinate, ridicole e sciocche.”

* * *

Giovanni è stato un bambino sensibile e attento alle emozioni di tutti. 

La mamma ricorda che piangeva con facilità e aveva paura anche della propria ombra.

Il papà, invece, per insegnargli ad affrontare la durezza della vita lo chiudeva  nella cantina, lasciandolo al buio e tremante di angoscia per un tempo che pareva eterno.

È stato un apprendistato duro e doloroso ma, grazie alla rimozione di quella sofferenza e alla proiezione della propria sensibilità, oggi Giovanni può rimanere impassibile davanti a ogni avvenimento.

“Un vero uomo non deve piangere mai!”

Afferma dimentico delle sue antiche paure come della sua empatia.

Carla Sale Musio

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Dic 27 2018

AMARE SENZA PRETENDERE NULLA IN CAMBIO

… Ma si può?!

 

Davvero si può amare senza pretendere nulla in cambio?

 

Be’… se il compenso dell’amore è amare… allora no, non si può.

Se ogni gesto d’amore è un atto di egoismo perché amare è un piacere e perciò anche un guadagno… allora no, non si può.

Se amare vuol dire assecondare un impulso interiore senz’altra possibilità di scelta… allora no, non si può.

Insomma, se tutto, ma proprio TUTTO, è la conseguenza di un tornaconto egoistico… allora non si può amare senza pretendere nulla in cambio perché ogni gesto d’amore è in ultima analisi un atto di egoismo.

Credo però che la parola egoismo vada definita meglio.

Nel linguaggio comune egoismo indica la pretesa insensata (e perciò patologica) che il proprio bisogno sia più importante di quello degli altri.

L’egoismo nei bambini è fisiologico e necessario.

Serve alla sopravvivenza e insegna a badare a se stessi.

Con la crescita, però, deve cedere il posto al suo contrario: l’altruismo.

Ossia: la capacità di mettere i propri bisogni in secondo piano per agevolare qualcun altro e creare le basi della cooperazione.

L’amore ci spinge in direzione dell’altruismo.

Insegna a dare solo per il piacere di far contenta un’altra creatura.

(I più puntigliosi sottolineano che proprio questo piacere trasforma l’altruismo in egoismo. Tuttavia comunemente non facciamo tanti cavilli e definiamo egoista la persona che pensa solo a se stessa e altruista colui che invece si prodiga per gli altri.)

Gli altruisti sono persone che sanno amare senza pretendere nulla in cambio.

E tutti lo siamo… ogni tanto.

Diventiamo altruisti ogni volta che anteponiamo le necessità di qualcuno alle nostre.

Di solito avviene inconsciamente, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Succede soprattutto quando l’amore ci spinge a dare.

Amare senza pretendere nulla in cambio è un modo di voler bene istintivo e profondo.

Tutte le mamme lo esprimono spontaneamente con i loro cuccioli.

E tutti noi lo sperimentiamo quando ci prendiamo cura di una creatura in difficoltà.

Anche l’amore di coppia non sfugge a questa regola.

E ci regala momenti magici e di grande intensità.

Tuttavia, sovrapporre l’amore genitoriale a un rapporto coniugale è pericoloso.

Perciò in una coppia l’altruismo va osservato con attenzione, in modo da evitare che la relazione perda la sua intensità erotica e affettiva.

Nell’amore di coppia, infatti, la reciprocità è importantissima e sovvertirne le regole non è una buona idea.

L’amore vero è libertà.

Libertà di fare ciò che sentiamo giusto.

Libertà di assumerci la responsabilità delle nostre scelte.

Libertà per noi stessi e per chi amiamo.

Amare senza pretendere nulla in cambio significa lasciare all’altro la possibilità di essere se stesso.

Senza volerlo cambiare per renderlo funzionale ai nostri bisogni.

L’amore, quello vero, è sempre una scelta.

La scelta dell’onestà.

La scelta della disponibilità.

La scelta della condivisione.

Ma anche:

la scelta della solitudine.

La scelta dell’autonomia.

La scelta della diversità.

Amare senza pretendere nulla in cambio significa aprirsi alla possibilità di voler bene anche a chi non ci ama.

Senza opprimere l’altro con il nostro desiderio di reciprocità.

Senza condannare se stessi.

Senza perdere la dignità.

L’amore è un’energia e un potere.

Solo chi è capace di accoglierlo dentro di sé può cavalcare la vita senza paura di perdersi.

Carla Sale Musio

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SEPAMARSI

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Ago 30 2018

RELAZIONI INCESTUOSE

È difficile da credere.

Eppure…

La maggior parte delle relazioni di coppia sono incestuose.

Sì.

Avete letto bene, ho detto proprio: incestuose

Cioè si configurano come relazioni parentali e non coniugali.

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Ma cos’è l’incesto?

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Con il termine incesto (dal latino incestumnon casto, impuro) si intende una corrispondenza sensuale fra individui uniti da un vincolo di consanguineità o di familiarità. 

Secondo l’antropologo finlandese Edvard Westermarck (1862 – 1939) le persone che hanno passato insieme gran parte dell’infanzia provano reciprocamente una naturale repulsione sessuale.

Il tabù dell’incesto sancisce l’impossibilità di vivere una relazione erotica con qualcuno che sentiamo parte della nostra famiglia.

Gli studi antropologici hanno evidenziato come il tabù dell’incesto sia diffuso dappertutto e riguardi culture e gruppi sociali differenti.

Esiste un’incompatibilità tra la sensualità e le relazioni parentali.

Le cure materne o l’essere cresciuti insieme favoriscono l’emergere di rapporti affettivi intimi e profondi ma privi di erotismo.

In altre parole: quando una relazione diventa genitoriale o fraterna, nella psiche scatta qualcosa che la rende antitetica al manifestarsi della sensualità.

Ma torniamo alle relazioni di coppia.

Succede spesso che tra due persone innamorate prendano forma inconsapevolmente dei ruoli parentali invece che coniugali.

Mi riferisco a quelle unioni in cui uno dei partner si pone come genitore dell’altro, accudendolo e soddisfacendone i bisogni in tutto e per tutto.

In questo tipo di relazioni la sessualità si affievolisce fino a sparire, cedendo il posto a un’affettività fatta di condivisione e quotidianità ma priva di attrazione erotica.

Il calo della libido (di cui oggi tanto si discute) trova in queste situazioni una profonda radice.

Accudire il proprio partner come un figlio è un gioco affettivo antitetico al sesso e destinato ad affievolire il coinvolgimento erotico.

L’amore genitoriale coinvolge aspetti dell’affettività diversi dall’amore di coppia e scatena pulsioni opposte alla sensualità.

Eppure…

A livello profondo è proprio questo tipo di amore che molti uomini e donne ricercano nelle relazioni sentimentali.

Nascosto nell’inconscio, il sogno infantile di avere finalmente un genitore senza difetti attende pazientemente il momento della sua realizzazione.

E, spesso, l’amore di coppia sembra essere la compensazione perfetta di quella speranza mai sopita.

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“Voglio qualcuno che mi capisca, che sia capace di riconoscere il mio valore, che mi accetti per quello che sono, che sappia cogliere le mie necessità e i miei desideri anche senza bisogno di parole…”

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Sono queste le aspettative magiche che spingono a sognare un partner, prima ancora che la scintilla dell’amore si sia accesa e una persona in carne e ossa abbia preso forma nella realtà.

Tuttavia, con queste attese andremo incontro al fallimento.

Infatti, la pretesa che lui (o lei) sia capace di soddisfare meravigliosamente ogni nostro bisogno d’amore segnala che sotto sotto stiamo cercando il genitore che ci è mancato nel passato.

E su queste basi, prima o poi, il rapporto sprofonderà nelle sabbie mobili della delusione.

L’amore è qualcosa che succede.

È un sentimento che prescinde dal prendere e, tantomeno, dal pretendere.

Agisce senza il controllo della volontà e ci coinvolge in un sentire profondo, fatto di condivisione e solitudine insieme.

E proprio la solitudine è un ingrediente importante della sensualità.

Infatti, l’amore senza solitudine è: simbiosi.

Ma la simbiosi è naturale soltanto nei primi anni di vita.

Dopo diventa patologica.

Nella maturità, la fusionalità segnala una profonda insicurezza e indica l’incapacità di camminare sulle proprie gambe, cioè di essere adulti.

Tuttavia, solo gli adulti possono avere una relazione di coppia.

I bambini hanno bisogno di vivere rapporti parentali: sbilanciati fisiologicamente e adatti alla loro crescita.

Il desiderio di qualcuno che mi renda felice, segnala che non ho ancora raggiunto la maturità psicologica indispensabile per vivere un rapporto erotico e appagante (e perciò devo ancora imparare a realizzare autonomamente la mia felicità).

Questo significa che la mia relazione, presto o tardi, perderà la magia per scivolare in un’unione di tipo parentale destinata inevitabilmente a finire.

Il rapporto con i genitori, infatti, DEVE essere superato.

Per definizione.

La dipendenza che caratterizza le relazioni con il padre e la madre è funzionale alla crescita e dura solo per un tempo limitato.

Un genitore EFFICACE insegna ai suoi piccoli come volare fuori dal nido.

I cuccioli possono godere di questo rapporto proprio perché crescendo non avranno più bisogno di quelle cure.

La genitorialità è sbilanciata per natura: papà e mamma danno e i figli prendono.

Quando questi ultimi diventeranno genitori, a propria volta daranno ai loro figli…

È una legge biologica e psicologica.

Trasferire questo modello evolutivo dentro un rapporto di coppia significa condannare la relazione a estinguersi e porta con sé incomprensioni e dolore.

La pretesa inconscia di trovare nel partner una compensazione affettiva alle sofferenze vissute durante l’infanzia è un presupposto impossibile per le relazioni coniugali.

L’amore erotico e sensuale ha bisogno di autonomia, mistero e reciprocità.

Non può esistere nello sbilanciamento emotivo che caratterizza i rapporti tra genitori e figli.

Il tabù dell’incesto garantisce il bisogno di vivere l’erotismo dentro una relazione matura, costruita grazie alla consapevolezza della solitudine, sostenuta dalla capacità di mettersi in gioco e concimata con il potere della libertà.

Non c’è posto per l’aspettativa magica di un Principe Azzurro (o di una Principessa Azzurra) arrivato a salvarci dalle rovine dell’infanzia.

Il passato è l’humus in cui sviluppiamo la nostra preziosa unicità.

Ognuno è l’eroe della propria storia e della propria vita.

La sensualità e l’erotismo sono doni che solo gli adulti possono assaporare.

I bambini hanno bisogno di crescere, non sono pronti per la sessualità.

Ed è giusto che sia così.

Carla Sale Musio

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TE LA DO IO L’ANIMA GEMELLA

5 regole per evitare gli amori sbagliati

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