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Gen 16 2020

INTERPRETARE I SOGNI

Il lavoro con i sogni è una parte importante della psicoterapia e di tutti i percorsi di crescita personale.

Grazie ai sogni l’inconscio ci parla, raccontando verità che la ragione fatica ad ammettere nello stato di veglia e suggerendo soluzioni profonde ai problemi che costellano l’esistenza.

Interpretare un sogno è un compito delicato e importante che presuppone esperienza e competenza perché i significati sono strettamente intrecciati ai simbolismi individuali e agli eventi della vita di ciascuno.

Generalizzare e pretendere di circoscrivere le immagini oniriche dentro uno schema preconfezionato significa tradire la preziosità di quella comunicazione e perdere il messaggio che l’inconscio invia.

I sogni possono avere contenuti diversi e vanno esaminati caso per caso.

Ci sono sogni che raccontano paure, sogni che servono a drenare la fatica, sogni che ci rammentano i valori importanti del vivere, sogni che anticipano avvenimenti non ancora accaduti, sogni che favoriscono incontri con persone che non ci sono più, sogni che raccontano vite passate…

E l’elenco potrebbe continuare a lungo perché le comunicazioni interiori sono infinite.

Ogni sogno è un racconto personale e va inquadrato nella psiche di chi lo ha sognato.

I simbolismi generali si riferiscono agli archetipi con cui generalmente interpretiamo la realtà e sono validi solo in casi particolari che raramente riguardano i sogni e più spesso si riferiscono alle immagini interiori evocate dalle arti (teatro, poesia, letteratura, pittura, scultura…).

Quando si interpreta un sogno si utilizzano i meccanismi psicologici della condensazione e dello spostamento, individuati da Freud, e si procedere con la tecnica delle associazioni libere.

  • La condensazione fa sì che più significati vengano condensati in un’unica immagine

  • Lo spostamento permette di trasferire un significato su un’immagine che ne trasmette il messaggio in forma criptata.

  • Le associazioni libere sono i pensieri immediati e veloci associati istintivamente alle immagini del sogno.

Le associazioni libere sono uno strumento indispensabile per comprendere i sogni e per poterle interpretare deve esserci una grande confidenza tra il terapeuta e il paziente.

La spontaneità e l’immediatezza sono essenziali per centrare il senso del messaggio onirico.

E chi ha fatto il sogno deve sentirsi libero di raccontare ciò che gli viene in mente senza vergogna e senza censure.

Perché proprio in quelle associazioni si nascondono i significati più importanti.

Ogni sogno va inteso globalmente come se fosse un racconto compiuto.

Spesso ci sono temi ricorrenti, giochi di parole e un’ironia profonda e capace di mostrare un rovesciamento della realtà.

Eccovi qualche esempio:

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CONDENSAZIONE

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Cristina sogna di essere a tavola con il Papa.

Improvvisamente si apre la porta e nella sala addobbata per l’occasione entra una donna vestita in modo volgare e provocante che, incurante della solennità della situazione prende il cibo dal tavolo con le mani e lo nasconde nelle tasche.

Cristina nel sogno è molto in ansia per quella presenza inopportuna e si sveglia arrabbiata con chi le ha permesso di entrare e piena di vergona per la brutta figura che sente di aver fatto con il Papa.

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Nel sogno il meccanismo della condensazione fa sì che il Papa rappresenti contemporaneamente la religione, il potere, la tradizione e la famiglia.

Il sogno mostra a Cristina il suo bisogno di sentirsi parte della comunità sociale da cui proviene e lo sforzo di apparire adeguata evitando di entrare in contatto con altri aspetti di sé.

La donna inopportuna racconta l’esistenza di un in conflitto interiore con principi morali, tradizionali e castranti.

In questo caso si tratta di elementi della sessualità, censurati e condannati dalla famiglia ma importanti per esprimere appieno la personalità. 

Il conflitto interiore è talmente forte da provocare il risveglio.

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SPOSTAMENTO

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Angelo sogna di litigare con il suo collega.

È arrabbiatissimo e gli rovescia addosso una valanga di insulti.

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Nel sogno il meccanismo dello spostamento permette di trasferire sull’immagine del collega vissuti che riguardano il fratello minore di Angelo (un ragazzo fragile che Angelo ha imparato da bambino a trattare con riguardo per evitare di scontentare i genitori).

In casa la mamma era sempre preoccupata per il figlio più piccolo, gracile e cagionevole di salute, e Angelo per farsi benvolere non ha mai potuto manifestare la propria gelosia.

Lo spostamento consente alle emozioni di trovare espressione ma tutela il bisogno infantile di non scontentare i grandi spostando le invettive contro una persona meno coinvolgente emotivamente.

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IRONIA

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Mariangela sogna di trovare dei soldi per strada, ma quando si ferma a raccoglierli scopre che invece si tratta di SALDI: biglietti colorati che pubblicizzano una svendita.

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Il sogno la fa ridere per via del gioco di parole tra soldi e saldi.

L’inconscio, però, racconta in forma criptata che le cose a cui dà valore vengono svendute.

Il riferimento non è al denaro ma ai valori (l’amicizia, l’amore, la generosità, la lealtà…) e il sogno ricorda a Mariangela che i suoi valori non devono trasformarsi in SALDI.

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GLOBALITÀ

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Luca sogna di cercare disperatamente qualcosa: prima i suoi documenti, poi le scarpe, poi la valigia… gira da un luogo all’altro senza mai trovare ciò che gli serve.

E dalla casa si sposta al paese, alla nave, al supermercato… le immagini lo trasportano in luoghi improbabili… e infine si sveglia affannato e preoccupato.

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Il sogno racconta il bisogno di esplorare il proprio mondo interiore e la fatica a soffermarsi sulle cose.

Ci sono tanti luoghi che rappresentano aspetti psicologici diversi e ci sono tanti oggetti scomparsi proprio come le emozioni che Luca nasconde a se stesso.

Carla Sale Musio

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Giu 12 2015

I MORTI CI PARLANO NEI SOGNI

Succede spesso che le persone che abbiamo amato e non ci sono più, trovino nei sogni un’occasione per comunicare con noi, finalmente libere dalle censure della nostra mente razionale.

Il pensiero materialista non crede possa esistere qualcosa oltre ciò che si può toccare e lascia alle religioni il compito di raccontarci un aldilà in cui sarebbe possibile la permanenza dell’anima.

Tuttavia, la ragione fatica a credere per fede e i dogmi religiosi non soddisfano i perché dell’intelligenza.

Così sul tema della morte e della sopravvivenza ognuno coltiva le proprie convinzioni a dispetto sia della scienza sia della fede.

E, a volte, anche di se stesso.

Su un argomento tanto doloroso le contraddizioni sono all’ordine del giorno e, facendo il mio mestiere, capita spesso di incontrare atei che hanno paura dei fantasmi, cattolici che credono nella reincarnazione o buddisti che parlano con gli angeli.

La psicologia si colloca in una posizione diversa dalle ricerche in laboratorio, il lavoro con la coscienza è inevitabilmente privo di fisicità, ma non per questo è inesistente. Anzi!

Chi soffre di attacchi di panico sa quanto possano essere reali i pericoli invisibili e le cure fatte soltanto di parole.

L’immaterialità è il pane quotidiano di chi lavora con la psiche.

Tante persone arrivano in terapia travolte dal dolore per la morte di qualcuno che hanno amato.

Chiedono aiuto spaventate al pensiero di rifugiarsi in fantasie irreali e consolatorie ma incapaci di accettare l’idea che i loro cari siano dovuti uscire di scena per sempre.

In questi casi l’immaterialità subisce il disprezzo di una cultura che ha azzerato il valore dei sentimenti annullando l’interiorità.

Il mondo interno è uno spazio soggettivo e individuale che non si può standardizzare ne ripetere in laboratorio, ma è reale e pieno di vita!

Lo dimostrano il dolore o la gioia che proviamo nei momenti importanti della nostra esistenza.

La morte di una persona cara è un evento delicato e ricco di significato proprio perché conduce a esplorare dimensioni diverse dalla fisicità.

Denigrare l’immaterialità e la soggettività ci priva degli unici strumenti capaci di dare valore a una perdita altrimenti terribile e crudele.

Morire vuol dire entrare in una dimensione rarefatta che fa paura proprio perché nel corso della vita non le riconosciamo alcuna realtà.

Quando il corpo scompare ciò che resta esiste in uno spazio della coscienza privo delle coordinate materiali. Ma reale.

Da lì i nostri cari cercano di stabilire un contatto con quella parte di noi che è in grado di percepirne l’esistenza anche senza la corporeità.

È un contatto intimo ed emotivo fatto di sensazioni profonde e spesso prive di immagini o di parole.

È lo spazio dell’amore.

Lo conosciamo e ce lo permettiamo quando il corpo fisico ci aiuta a credere in una rassicurante materialità, e lo neghiamo quando invece la morte ci costringe ad ammetterne l’esistenza in assenza di riferimenti concreti.

L’amore oltrepassa la dimensione materiale e coinvolge aspetti della coscienza che sono soggettivi, emotivi e spirituali.

È un’energia che si estende oltre i limiti della fisicità.

Lo sanno gli innamorati, lo sanno le mamme, lo sanno gli animali… lo sanno tutti quelli che amano e hanno amato.

L’amore è qualcosa che si sente dentro e le parole faticano a spiegare perché non è fatto di parole. Si può soltanto viverlo.

Quando i nostri cari non hanno più il corpo, rimane soltanto l’affetto che abbiamo condiviso e bisogna imparare a muoversi in una dimensione priva di concretezza e di corporeità.

Uno spazio da cui cercano di raccontarci la loro verità.

Spesso la sofferenza che proviamo impedisce la comunicazione, bloccando l’energia affettiva dietro un muro di dolore e paura.

L’amore è l’antitesi del dolore e della paura.

Nei sogni la nostra mente finalmente si acquieta e, mentre il corpo recupera energie per affrontare la vita quotidiana, la parte affettiva della coscienza si libera del giogo imposto dal pensiero razionale e si muove leggera nelle dimensioni immateriali del sentimento.

In quegli spazi liberi dalle catene della logica prendono forma i sogni e avvengono gli incontri con le persone che non hanno più il corpo e che così possono finalmente parlare al nostro cuore.

Nei sogni ritroviamo chi ci ha lasciato e spesso viviamo la buffa sensazione di dovergli ricordare la morte.

“Ma tu sei morto…” diciamo increduli e preoccupati, permettendoci una conversazione che farebbe andare in bestia la ragione (se non dormisse).

“Lo so, lo so… ma io sto benissimo!” ci rassicura chi, pur senza avere un corpo, sente di essere se stesso e si riconosce in ciò che prova.

Sono dialoghi che avvengono in un linguaggio fatto di immagini, condensazioni e spostamenti, perciò non sempre è facile interpretarne il significato una volta tornati allo stato di veglia.

La ragione ha bisogno di tante rassicurazioni per credere che queste comunicazioni avvengano davvero, e quasi sempre un meccanismo di rimozione cancella i ricordi dei sogni impedendone una corretta interpretazione.

Ma nel corso dei colloqui psicologici, abbandonata la vergogna e la paura di essere derisi, le comunicazioni appaiono frequenti e ricorrenti, confermando quanto i nostri cari sentano il bisogno di rassicurarci sulla loro esistenza incorporea e sulla loro costante presenza.

Tante persone raccontano episodi in cui gli incontri sono possibili e pieni di gioia, una volta superata la dicotomia tra vita e morte che affligge il pensiero materialista.

Chi non ha più un corpo ha un amore senza confini e aspetta, al di fuori del tempo, il momento della nostra attenzione.

Amare è un modo di essere che attraversa la materialità senza appartenerle e, come un arcobaleno, rischiara il grigiore del dolore e della paura.

Nei sogni la logica mette da parte le sue pretese e cede il posto al cuore, l’unico luogo in cui sia possibile ritrovarsi.

Per sempre.

Carla Sale Musio

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Dic 11 2011

SOGNARE CHI NON C’È PIÙ

Durante il sonno l’ emisfero destro del cervello è attivo mentre il sinistro si riposa.

Per questo in quei momenti è più facile permettersi l’emotività e la soggettività necessarie a percepire l’immaterialità di chi non possiede un corpo.

Le specificità dell’emisfero destro (a-temporalità, immagine, ritmo, sintesi, contatto con l’inconscio, ecc.) intervengono sia nei sogni che nei legami affettivi.

Mentre dormiamo lasciamo il pensiero libero da qualsiasi vincolo logico e procediamo seguendo soltanto le nostre associazioni emotive.

Nel sonno è il cuore a dirigere la mente e la soggettività occupa finalmente un posto d’onore, per questo è più facile aprirsi e lasciare che l’incontro emotivo diventi possibile.

Quando i contatti con chi non ha più un corpo avvengono in sogno, al risveglio possiamo sempre dimenticare ciò che è successo o rinnegare tutto, tanto…

“… è stato solo un sogno!”

Un meccanismo di censura permette di mantenere in armonia il nostro ferreo razionalismo con i vissuti affettivi, negando alle esperienze soggettive il diritto alla realtà.

Culturalmente riteniamo impossibile qualsiasi contatto, incontro o scambio con chi non abbia un corpo.

Un razzismo radicato e difficile da estinguere impedisce a chi è morto il diritto all’esistenza.

Nei sogni, però, si apre una possibilità e… gli incontri sono frequenti.

Sognare chi non c’è più capita spesso anche se non tutti i sogni in cui compare una persona che è morta sono degli incontri.

Ci sono sogni che sono solo sogni e sogni che invece sono incontri.

Che cosa li differenzia e come si fa a distinguerli?

Ecco alcuni criteri generali:

1) I sogni in cui si prova paura, disagio o sofferenza sono sempre sogni e basta.

Perché non ci può essere un contatto se stiamo provando emozioni di dolore.

2) I sogni in cui la persona morta soffre o si dispera sono solo sogni.

Perché nel mondo immateriale la personalità, che è connessa con la fisicità, si perde insieme al corpo e ciò che continua a esistere è una presenza che si manifesta nell’unione.

Il dolore e la paura sono emozioni legate alla perdita e alla separazione e per questo incompatibili con la mancanza di fisicità.

Infatti, in un vissuto di unione non ci può essere perdita.

3) I sogni che costituiscono degli incontri sono vividi e sembrano veri. Il cuore li percepisce come riunioni realmente avvenute.

4) Durante gli incontri che hanno luogo in sogno i disincarnati di solito raccontano com’è il loro attuale stato cardiaco e danno notizie su se stessi.

Nei sogni che sono incontri spesso compaiono immagini in cui chi è morto sembra morto e invece è vivo oppure non si rende conto di essere morto e si comporta come se non fosse morto.

Queste immagini servono a spiegarci la continuità del loro esistere.

Dicono letteralmente:

“Sono morto ma non è vero che sono morto.”

Sia i sogni che gli incontri che si hanno in sogno sottostanno sempre ai meccanismi psicologici individuati da Sigmund Freud: pensiero per immagini, condensazione e spostamento e vanno interpretati con la tecnica delle associazioni libere (S. Freud L’interpretazione dei sogni).

Cioè:

1) Utilizzano il linguaggio delle immagini.

2) Un’immagine può condensare più significati insieme.

3) Un’immagine può essere l’icona o l’avatar di un contenuto, anche complesso, o di una persona. Perciò ci può essere uno spostamento di significati su immagini diverse.

4) Una comprensione corretta deve sempre essere accompagnata da un’intervista basata sulle associazioni libere di chi ha fatto il sogno.

Infine:

5) Proprio perché il linguaggio del cuore è un linguaggio soggettivo nessuno può interpretare per se stesso il sogno fatto da qualcun altro!

6) Per interpretare i sogni e gli incontri ci vogliono esperienza e competenza, non ci si può improvvisare perché si rischia di fraintendere sia i contenuti sia i messaggi.

Carla Sale Musio

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