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Ott 07 2021

NEI PROGRAMMI SCOLASTICI MANCA L’ALFABETIZZAZIONE EMOZIONALE

Quali cambiamenti renderebbero la scuola più adeguata alle esigenze psicologiche degli studenti.

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Mar 31 2016

SCUOLA? … NO GRAZIE!

La scuola è uno strumento di potere nelle mani di chi comanda.

Dietro il pretesto di diffondere la cultura, infatti, si nasconde un pericoloso e invisibile lavaggio del cervello, capace di amputare la creatività dalla psiche indifesa dei più piccini, per forgiare soldatini ubbidienti e remissivi, pronti a seguire le indicazioni di chi sta in cattedra.

Il passaggio alla scuola elementare rappresenta un momento traumatico per tutti i bambini che, da un giorno all’altro, sono costretti a stare seduti nel banco per molte ore, mantenendo costante la concentrazione su argomenti nuovi, difficili e, spesso, poco interessanti.

Nel periodo della scuola materna, la socializzazione e il gioco sono al primo posto e i piccoli possono muoversi liberamente per la classe, divertendosi insieme agli altri bambini.

Ma, con l’ingresso nella scuola elementare, la musica cambia e il movimento, la fantasia, l’immaginazione e la condivisione, si riducono ai minimi termini per cedere il posto alle acquisizioni nozionistiche e mnemoniche.

In questo modo i nostri figli imparano che inventare, scoprire, costruire, creare, dialogare, aiutarsi, ascoltarsi e condividere, sono attività insignificanti, cui dedicare soltanto qualche sporadico ritaglio di tempo.

La scuola afferma il valore della produttività.

Una produttività: fondata sull’apparire, sul giudizio e sulla competizione.

In classe, infatti, bisogna rendere, distinguersi, diventare i primi, raggiungere il punteggio migliore!

Non copiare, non suggerire, non aiutarsi l’uno con l’altro, ma lasciare che ognuno risolva da solo le proprie difficoltà.

I semi dell’indifferenza e del cinismo vengono piantati già nelle prime classi della scuola elementare e troveranno l’humus necessario ad attecchire e svilupparsi, lungo tutto il percorso scolastico.

L’ubbidienza acritica e la sottomissione sono i requisiti principali di ogni bravo alunno.

A scuola si deve sempre: rispettare gli insegnanti.

Anche quando gli insegnanti non rispettano te.

Il rispetto, infatti, non è un diritto dovuto a tutti, ma solo a chi detiene il potere.

E il potere non è un bene al servizio della comunità, ma è una fonte di privilegi insindacabili, riservati a chi lo possiede.

Il qualunquismo e l’insensibilità, purtroppo, affondano le radici nel terreno scolastico e nutrono l’irresponsabilità e la prepotenza che caratterizzano questo nostro periodo storico.

I valori di una pedagogia nera, incapace di accogliere la variegata espressività degli studenti, intrecciano tutto il percorso scolastico, finendo per penalizzare anche gli insegnanti migliori.

Quelli che credono davvero nella comunità, nella condivisione e nell’intelligenza emotiva, e che si sforzano di trasmettere un messaggio d’amore e solidarietà, nonostante la repressione insita nei programmi ministeriali.

Per insegnare, infatti, non è richiesta alcuna competenza psicologica, proprio perché l’ascolto e la comprensione dei vissuti interiori sono considerati irrilevanti ai fini dell’apprendimento, e l’unica cosa che conta è un sapere arido di sensibilità.

Chi insegna, perciò, è costretto a portare avanti un programma basato esclusivamente su conoscenze cognitive, e privo di attenzione per la delicata fase di crescita che gli alunni stanno attraversando.

Così, quei docenti che, nonostante tutto, non riescono a ignorare le esigenze psicologiche dei loro allievi e si sforzano di dedicare tempo alla scoperta e alla condivisione del mondo interiore, devono fare i conti con i regolamenti, e spesso non sono ben visti né dai colleghi né dai genitori, spaventati all’idea che i loro figli restino indietro nella lotta per raggiungere il successo.

A scuola si deve STUDIARE!

E studiare significa: immagazzinare nozioni da ripetere a comando.

Maggiore è l’erudizione, e più grande sarà il consenso che l’organizzazione scolastica attribuirà agli studenti.

Non sorprende che, una volta completato l’iter di studio, della creatività, dell’entusiasmo e della solidarietà, non rimanga più nemmeno il ricordo.

La scuola premia l’individualismo e la sopportazione paziente e rassegnata.

Risorse indispensabili per la vita lavorativa e sociale che attende i nostri giovani alla fine degli studi.

Tanti geniali innovatori, scienziati, artisti e maestri nell’indagare le profondità della vita e dell’animo umano, ricordano, nelle loro biografie, di non aver avuto nessun successo scolastico ma anzi! Di essere stati sottovalutati e criticati.

Proprio perché l’originalità e la solidarietà non sono ben viste in quella sorta di carcere formativo che chiamiamo scuola e che prepara le nuove generazioni ad affrontare la vita.

L’allenamento all’ubbidienza è uno dei valori fondamentali.

A scuola si deve essere: disciplinati, arrendevoli e subordinati.

Indipendenti, autonomi, curiosi, fantasiosi, intraprendenti, creativi… sono aggettivi poco adatti a definire lo studente ideale.

L’alunno perfetto deve essere: rispettoso, capace di integrarsi e pronto a seguire le direttive di chi ha più esperienza.

Cioè: dipendente, acritico, omologato, passivo e sottomesso.

Chi incarna le caratteristiche del modello avrà un successo garantito, dalle elementari all’università, e, una volta conclusi gli studi, sarà pronto a seguire le regole di una società che premia l’individualismo e la competizione, irridendo la fratellanza, la sensibilità e la genialità.

Per tutelare i propri bambini, molti genitori, sensibili e illuminati, hanno dato vita a un movimento chiamato homeschooling e basato sull’educazione parentale.

Si tratta di un’istruzione impartita dai genitori, o da altre persone scelte dalla famiglia, ai propri figli. 

Nell’ambito dell’homeschooling le possibilità sono molto ampie, ci sono famiglie che preferiscono seguire degli orari giornalieri, utilizzando i testi e programmi scolastici, e altre che desiderano affidarsi a un apprendimento più naturale e spontaneo dove si assecondano i bisogni, gli interessi e capacità dei piccoli, in veste di aiutanti e guide.

Ma sempre queste persone istruiscono i propri figli con amore e dedizione, e il loro lavoro è parificato a quello svolto dagli insegnanti nelle scuole.

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La scelta dell’homeschooling è volta a promuovere lo sviluppo della personalità nella sua totalità, senza trascurare gli aspetti affettivi, espressivi e creativi.

Per questo è una soluzione che trova sempre più sostenitori.

In Italia, le famiglie che rifiutano la scuola sono all’incirca un migliaio, e si tratta di un numero in costante aumento.

Molti genitori, infatti, si rendono conto dei danni che l’organizzazione scolastica provoca sulla salute psicologica e fisica dei loro figli e, per questo, la scelta di opportunità alternative è sempre più gettonata.

La pedagogia nera, con il suo corollario di punizioni e abusi di potere, ha intriso la struttura della scuola, creando un meccanismo perverso di sottomissione e autoritarismo, traumatico per i bambini e funzionale alla supremazia di pochi privilegiati su un numero sempre crescente di creature disponibili, remissive e sottomesse.

Riconoscere l’abuso e la crudeltà, nascoste dietro la normalità dell’istruzione scolastica, è il primo passo per cambiare un mondo basato sull’indifferenza e sulla prevaricazione.

Un passo indispensabile.

Per mettere fine alla violenza e costruire una società capace di accogliere la creatività, la sensibilità e il valore di ogni essere vivente.

Carla Sale Musio

leggi anche:

PEDAGOGIA NERA

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Set 30 2013

LA SCUOLA NON AMA LA CREATIVITÀ

Nasciamo tutti con una personalità creativa e con il compito di armonizzare i due emisferi del cervello e i loro due diversi modi di intendere la realtà.

La via del cuore e la via della ragione s’intrecciano e si combattono nelle esperienze, spingendoci verso il raggiungimento di un equilibrio che arricchisce la nostra vita di possibilità.

Il cuore, infatti, tende a vivere in un immediato (ed eterno) presente fatto di emozione, di coinvolgimento, di colori, di musica, di intuizione e di empatia.

La mente invece ci spinge a ragionare, a fare progetti, a catalogare, a imparare dall’esperienza e a costruire seguendo un prima e un dopo.

Entrambe queste modalità conoscitive sono indispensabili per sentirsi bene e per esprimere la nostra individualità nel mondo.

Insieme costituiscono gli strumenti indispensabili per dare forma alla missione che siamo venuti a svolgere nascendo. 

Da bambini l’alternanza della via emotiva (immediata e immersa in un eterno adesso) con il ragionamento logico (fatto di momenti successivi, di presenza e assenza, di progetti, di pazienza, di conquiste e di riflessione) crea spesso disorientamento, paure e confusione.

Le cose sembrano sempre essere duplici.

E perciò difficili.

L’amore ci riempie di dolcezza trasportandoci in un’estasi dorata e ricca di possibilità, ma poi è così difficile incasellarlo dentro lo scorrere del tempo e mantenere quella sua assoluta sicurezza quando incontriamo il buio dell’assenza, della mancanza e del dubbio.

La logica ci permette di organizzare la vita e i pensieri in forme ordinate e condivisibili ma spesso non riesce a esprimere la danza delle passioni che anima la nostra emotività.

La via del cuore e la via della ragione ci trasportano in terre e percezioni diverse, e ci insegnano a muoverci nella quotidianità utilizzando di volta in volta le risorse necessarie a realizzare i nostri obiettivi.

Entrambe sono indispensabili per esprimere la complessità del mondo interiore e per raggiungere la verità.

L’ingresso nella scuola elementare, però, mette drasticamente fine al lavoro di armonizzazione, iniziato alla nascita, e all’impegno nel cavalcare cuore e ragione insieme.

I programmi ministeriali sembrano fatti apposta per annichilire l’emisfero destro del cervello e stimolare al massimo l’emisfero sinistro.

La grammatica, la matematica, la storia, la geografia, le scienze, occupano la fetta più grossa del tempo trascorso in classe e, mano a mano che passano gli anni, confinano in uno spazio sempre più scarno il disegno, la musica, la socializzazione, la condivisione e l’affettività.

A scuola, infatti, quello che conta sono soprattutto gli apprendimenti logico matematici.

Dell’emozione… se ne può fare a meno!

Al termine della carriera scolastica, l’emisfero destro è ormai ridotto a un ruolo di subordine nell’esplorazione e nella valutazione della realtà.

Mentre l’emisfero sinistro ha conquistato uno status da padrone e, con la meticolosità e la precisione che lo contraddistinguono, mantiene costantemente la propria egemonia nel valutare gli eventi.

È così che la personalità creativa atrofizza le sue peculiarità e camaleonticamente si trasforma fino a corrispondere al modello di comportamento proposto dalla società.

La scuola forma gli individui del domani.

E nel domani della nostra società le funzioni dell’emisfero destro non sono contemplate.

La personalità creativa ha un bisogno naturale e imprescindibile di mantenere attivi entrambi gli emisferi e di esplorare il mondo utilizzando le risorse e i modi di conoscenza di tutti e due.

Disimparare a usarne uno per avvantaggiare l’altro crea un pericoloso squilibrio nella percezione della realtà e provoca la sofferenza mentale che oggi conosciamo e che ha portato all’uso degli psicofarmaci e della diagnosi psichiatrica come mezzo di normalizzazione e omologazione delle differenze e della espressività individuale.

La creatività ci spinge a essere naturalmente diversi, e proprio l’accoglienza della nostra diversità è l’ingrediente fondamentale della libertà e di un mondo basato sull’amore e sul rispetto per tutte le creature.

Annichilire l’emisfero destro significa amputare dalla personalità la sensibilità, l’empatia, l’emotività, l’immaginazione e la genialità.

La sua mancanza di funzionalità ci rende idonei a trasformarci in un popolo di consumatori ubbidienti, privi di fantasia e di iniziativa e pronti ad arricchire le tasche dei pochi che da sempre governano i molti.

Per questo la scuola è la principale responsabile dell’occultamento della personalità creativa e dell’incremento di quelle patologiche “strutture di personalità” di cui parlano la medicina e la psicologia nei loro manuali di psicopatologia.

Ognuno di noi nasce sano e portatore di una personalità creativa fatta apposta per esprimere i talenti e le peculiarità individuali, per realizzare i doni che  siamo venuti a condividere nella vita.

Ma dalla arbitraria prevaricazione della mente sul cuore ha origine un mondo fatto di ingiustizie, di sofferenza, di violenza, di pregiudizi e di insensibilità. 

Chi possiede una personalità creativa si ritrova perciò davanti al difficile compito di ripristinare l’equilibrio tra la logica e la sensibilità, tra l’ordine e la creatività, tra la regola e il caso, tra il caos che alimenta la vita e la sequenza che ci permette di leggerla.

Per riuscirci è necessario andare oltre gli insegnamenti della scuola e superarne il limite, occorre ridare valore alla profondità di se stessi, all’imprendibile che sta dietro la materialità delle cose e ne determina il valore.

La personalità creativa ci spinge a riabilitare il potere dell’unicità individuale, dell’esperienza affettiva, dello scambio, della cooperazione, della condivisione, dell’indipendenza, dell’autonomia e della libertà.

Considerati poco importanti dai programmi ministeriali, questi bisogni (caratteristici di un emisfero destro attivo) spingono i ragazzi a isolarsi e a disinteressarsi agli argomenti scolastici, proprio perché inconsciamente ne intuiscono il limite e la pericolosità.

In difficoltà davanti al tentativo di uniformarsi al modello acritico e sottomesso del “bravo studente”, i creativi hanno spesso un rendimento scarso e difficile a scuola e vivono momenti di emarginazione e sofferenza.

(Basta leggere le biografie di  tanti grandi geni per averne una testimonianza inconfutabile.) 

Riconoscere le modalità di funzionamento dell’emisfero destro, con il suo corollario di empatia e creatività, permette ai genitori e agli insegnanti di aiutare i ragazzi ad affrontare le inevitabili difficoltà della scuola senza perdere il contatto con la ricchezza e la vitalità del proprio mondo interiore.

Per far questo è indispensabile che gli educatori per primi abbiano compreso la propria personalità creativa e le sue peculiarità.

Soltanto l’esperienza personale, infatti, permette di abbracciare l’empatia e la creatività senza rifugiarsi in un teorizzare accademico, privo di sensibilità e perciò poco convincente.

Carla Sale Musio

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