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Lug 22 2020

A PROPOSITO DELLA RABBIA…

Cos’è la rabbia. In che modo è connessa al dolore e all’autostima. Perché è importante riconoscerla e accoglierla in se stessi. Come va gestita.

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Set 10 2011

EMOZIONI MALFAMATE: rabbia, odio e felicità

Le personalità creative vivono le emozioni con grande intensità e (poiché possiedono un sistema emotivo super dotato) possono sentirsi confuse nella gestione della loro sensibilità interiore.

Viviamo in un mondo che discrimina, emargina e sfrutta, senza mai fermarsi a considerarne le conseguenze.

Neppure i sentimenti sfuggono a questa tirannia!

Abbiamo emozioni giuste o sbagliate, lecite o illecite, buone o cattive…

Le buone ce le permettiamo e le cattive le censuriamo.

Ma questa limitazione delle capacità affettive si ripercuote pericolosamente sulla nostra salute mentale.

Il sistema emotivo ha bisogno di tutta la sua ricchezza per funzionare bene e fare di noi delle persone realizzate e soddisfatte di vivere.

Ogni amputazione della sensibilità genera sofferenza e contribuisce a creare quella prigione mentale che ci attanaglia tutti sempre di più e che sta eliminando la creatività dalla nostra vita.

Le emozioni oggi maggiormente a rischio di estinzione sono la rabbia, l’odio e la felicità.

Queste emozioni, benché diverse tra loro, sono indispensabili per una vita soddisfacente.

Purtroppo, nel nostro tempo provare rabbia, odio o felicità provoca un senso di vergogna.

Non sta bene.

La rabbia è considerata un indice d’impulsività eccessiva e perciò disdicevole.

Secondo i modelli correnti si dovrebbe essere costantemente pacati, calmi ed equilibrati.

Odiare è ancora più disonorevole: nell’immaginario comune segnala un temperamento pericolosamente aggressivo e vendicativo, del tutto in contrasto con le idee di compassione e tolleranza.

La felicità, infine, benché sempre ambita e desiderata quando poi si raggiunge suscita troppa invidia e, in un mondo cronicamente infelice, è poco condivisibile.

Per non sentirci soli (e per tenere lontana la sfiga) preferiamo lamentarci e condividere i dolori (sembra, infatti, che la sfiga si accanisca sadicamente proprio su chi è contento, forse per punirlo della sua sfrontata mancanza di rispetto verso quelli che soffrono).

Tra tutti, è proprio la felicità lo stato d’animo più censurato!

Rabbia e odio non sono permessi ma almeno sono comprensibili in un mondo pieno d’ingiustizie.

La felicità invece è considerata (spesso inconsciamente) del tutto fuori luogo!

Non si può e non si deve essere felici perché… in una società malata non c’è proprio niente di cui rallegrarsi!

I pregiudizi che nutriamo si basano sulla convinzione errata che gli stati d’animo dipendano da qualcosa posto fuori di noi.

Viceversa, i sentimenti appartengono al mondo interiore e non sono la conseguenza del mondo esterno ma di quello interno.

Rabbia, odio e felicità sono stati d’animo, non derivano da ciò che abbiamo intorno ma da come lo viviamo.

Si può essere felici o tristi davanti agli stessi scenari quotidiani e nel vivere gli stessi eventi.

Dipende da come il nostro cuore legge la vita.

La felicità è ciò che rende l’esistenza appassionante.

Si prova quando ci si sente bene con se stessi.

Quando si sta facendo la cosa giusta al momento giusto.

Quando ci si permette di seguire la mutevolezza di ciò che si agita interiormente.

La rabbia è legata all’autoaffermazione, senza la rabbia non potrebbe esserci cambiamento o realizzazione.

La rabbia va sempre accolta, espressa e gestita da chi la sta provando, perché spesso nasconde il dolore ed è un potente anestetico emozionale.

L’odio è un’espressione (sgradevole) dell’amore.

E non il suo opposto, come si crede impropriamente.

Il polo opposto dell’amore è l’indifferenza.

Si odiano le persone, le cause, le cose e gli eventi che si amano e che (per ragioni spesso inconsce) ci attraggono.

L’odio (come l’amore) è un legame, un “collante” che tiene il pensiero allacciato a qualcosa.

I pregiudizi sulle emozioni atrofizzano le nostre percezioni interiori, facendoci perdere il contatto con i valori profondi della vita.

Le emozioni dipendono dal cuore (non sottostanno alla ragione o alla logica) e non possiamo impedirci di provarle.

Negare le emozioni serve solo a farci ammalare psicologicamente. 

Gli stati d’animo vanno compresi e gestiti.

Accettare di provare rabbia e odio non vuol dire trasformarsi in pericolosi criminali, significa accettare dentro di sè anche le parti che non ci piacciono.

È il primo passo per superare il razzismo.

Le emozioni sgradevoli (come la rabbia e l’odio) potenziano il sistema emotivo e amplificano le emozioni piacevoli (come l’amore e la felicità).

Non censurare le emozioni e riconoscerle dentro di sé permette di viverle in sicurezza e spinge alla comprensione e alla tolleranza.

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CUCINA, BAGNO E W.C. EMOTIVO

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A tutti noi piace mangiare insieme qualcosa di buono.

In casa abbiamo un angolo per preparare i cibi, una tavola per condividerli e un bagno in cui ritirarci per eliminare lo scarto della digestione.

A nessuno verrebbe in mente di evitare quest’ultima parte dell’alimentazione, giudicandola sconveniente perché poco condivisibile!

Allo stesso modo, abbiamo stati d’animo che ci piace raccontare e condividere e altri che, invece, hanno bisogno di riservatezza.

La rabbia e l’odio richiedono privacy e nelle case ci dovrebbe essere un posto in cui sia possibile viverle senza conseguenze spiacevoli.

Un luogo da cui uscire rinfrancati e pronti ad affrontare le situazioni difficili con l’energia delle emozioni ma senza l’aggressività che ne accompagna la repressione.

Uno spazio protetto provvisto di oggetti che si possano rompere, strappare, lanciare, picchiare, stringere e bagnare di lacrime.

Senza pericoli.

La rabbia spesso nasconde un dolore.

Abbandonarsi alla sua energia aiuta a raggiungere la sofferenza rimossa per poterla risolvere.

Permette di riconoscere l’innocenza e la fragilità che agli adulti causano vergogna.

Tuttavia, per poter arrivare a questa più profonda conoscenza di se stessi serve uno spazio dove gridare tutta la propria impotenza e ritrovare l’autenticità, un luogo in cui questa espressione emotiva non abbia conseguenze di cui poi doversi pentire.

Le case oggi non prevedono altro w.c. che quello del bagno.

Ci permettiamo di osservare il percorso del cibo dentro di noi ma non quello dei nostri vissuti.

Forse quando il razzismo si sarà finalmente estinto dalla nostra civiltà potremo evitare la discriminazione dei sentimenti che oggi ci costringe a usare troppi farmaci per non ascoltare le verità del cuore.

Il cuore non è normale.

È vero.

Carla Sale Musio

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