Tag Archive 'qualcosa di me…'

Ago 26 2020

NON SONO NEGAZIONISTA

Questa è la mia posizione riguardo alla pandemia, al covid e alle misure prese a salvaguardia della salute.

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Ott 21 2016

IL CONDOMINIO DI ME STESSA

Da quando mi interesso di Voice Dialogue ogni volta che parlo di me non mi riferisco più a una sola realtà ma a un condominio di personalità impegnate in una convivenza non sempre facile.

in passato il mio amministratore di condominio (tecnicamente è chiamato Io Cosciente, e indica quella parte che osserva le sfaccettature della psiche senza identificarsi con nessuna in particolare) è stato poco presente e i condomini hanno dovuto imparare a cavarsela da soli, con risultati spesso insoddisfacenti per tutti.

Gestire un condominio di personalità comporta la necessità di indire periodicamente delle assemblee in modo da garantire una convivenza armonica e pacifica.

I tanti che abitano in noi manifestano esigenze molto diverse: ci sono quelli che pretendono di decidere sempre tutto, quelli che si disinteressano alla condivisione e quelli che vanno motivati al dialogo con attenzione e pazienza per evitarne l’emarginazione o l’isolamento.

Ogni condomino porta in dono le sue risorse e arricchisce il patrimonio esperienziale e percettivo della psiche che (grazie all’energia di tutti) diventa plastica e capace di adattarsi con maestria alle diverse circostanze della vita.

Il compito dell’amministratore di condominio è garantire a ognuno il giusto spazio unito a un ascolto privo di giudizio, indispensabile per mantenerne attiva e vitale l’appartenenza di tutti.

Quest’accoglienza democratica permette alle energie immature di evolvere se stesse, abbandonando le caratteristiche asociali, boicottanti e distruttive in favore di una più adeguata espressione delle proprie risorse energetiche.

Ogni nasce nella psiche per far fronte a necessità diverse e ci dona un’energia preziosa per la realizzazione di quella missione esistenziale che chiamiamo: vita.

Durante l’infanzia dobbiamo fronteggiare una quantità di situazioni nuove e imprevedibili, e l’emergenza fa sì che gli atteggiamenti risolutivi acquisiscano maggiore importanza.

È in quei momenti che nel mondo interiore prende forma una gerarchia di energie dominanti (Sé Primari) pronte ad accollarsi il compito di proteggere la vulnerabilità, emarginando quei che non hanno incontrato il favore dell’ambiente circostante (Sé Rinnegati).

Per quanto mi riguarda, durante le interviste con la tecnica del Voice Dialogue il primo a presentarsi e prendere la parola è stato “il Perfezionista”, che ha subito rivelato la sua importanza nel condominio della mia personalità.

I miei genitori non sono mai stati dei perfezionisti e non pretendevano da me la perfezione… tuttavia, io ho imparato presto che essere brava in qualche attività considerata importante era una condizione imprescindibile per sentirmi amata e apprezzata.

Perciò Il Perfezionista si è sentito autorizzato a sovrintendere la mia esistenza e (grazie ai risultati affettivi che mi ha consentito di raggiungere) ha preteso di estromettere l’Approssimativo, l’Ozioso, il Contemplativo, il Rilassato e il Sensuale (confinandoli in una segreta dell’inconscio) mentre lui stringeva un’alleanza intima e duratura con lo Studiosoil Gentileil Competente Psicologico.

Si è creato così un pool di sé dominanti convinti di agire sempre per il mio bene.

Questa oligarchia ha gestito a lungo la mia vita, emarginando i sé in contrasto con il suo punto di vista.

Grazie al mio Perfezionista sono diventata una persona scrupolosa, affidabile e onesta.

Senza la sua guida preziosa oggi non sarei una professionista responsabile e preparata.

Però, sempre grazie al mio Perfezionista, le energie giocose, festose, ricreative, frivole, piacevoli, divertenti e sensuali hanno dovuto fare una gran fatica per ritagliarsi un posticino nell’organizzazione delle mie giornate e si sono dovute accontentare di rari momenti (sottratti al mio costante impegno lavorativo fatto di colloqui, seminari, terapie, gruppi di studio… e chi più ne ha più ne metta!)

Tuttavia, oggi si è fatta avanti una nuova presenza nel condominio di me stessa e gli equilibri consolidati  hanno cominciato a modificarsi, aprendosi a energie nuove e prima impensabili.

Energie che erano state confinate in un angolo remoto della coscienza e per farsi sentire dovevano mandare pericolosi segnali di malessere fisico o psicologico (leggi: cadute, dolori inspiegabili, depressioni, malumori, arrabbiature eccessive… e via dicendo).

Tra queste nuove entità condominiali si è distinta immediatamente La Bambina Lunatica, Scontrosa, Musona e Solitaria, che ha saputo tenere testa al Perfezionista costringendolo a cederle uno spazio adeguato.

Il suo arrivo nel condominio ha cambiato moltissimo gli equilibri del mio mondo interiore e colorato le mie giornate di un entusiasmo nuovo, fatto non più solo di lavoro ma anche di momenti giocosi e di una solitudine finalmente legale nella psiche e nella mia vita.

Una solitudine capace di ripristinare il silenzio e l’ascolto di me stessa (delle tante Me Stessa che sono) dopo che per molte ore mi dedico ad ascoltare gli altri.

E… incredibile ma vero!

Da quando, grazie a quella piccola desaparecida, la solitudine ha ottenuto il permesso di soggiorno nella mia quotidianità, sono aumentati il mio entusiasmo e il mio piacere nel fare le piccole cose di sempre.

Naturalmente questo è soltanto l’inizio di un percorso che ha avuto come primo risultato un maggiore tempo libero da dedicare a me (cioè a quei tanti condomini che sono/siamo) e ha aperto le porte agli innumerevoli aspetti sconosciuti e in attesa di riconoscimento che popolano la mia coscienza.

Le parti rimaste in ombra nella mia personalità reclamano il loro spazio di ascolto e di azione e l’amministratore di condominio ha il suo bel da fare per trovare un posto a tutti senza scontentare nessuno.

Soprattutto senza scontentare quel pool di sé che mi ha permesso di diventare adulta e di essere quello che sono, affrontando i momenti difficili della vita.

Insomma, la crescita interiore è potenzialmente infinita e ogni scoperta è sempre accompagnata da mille altri interrogativi, perché il mare della vita è cambiamento, evoluzione e creatività. E non si può arginarlo ma soltanto imparare a cavalcarne le onde.

In questo periodo sono al lavoro con una parte ostica da inserire nel condominio: il Bambino Crudele.

Un aspetto che fino ad oggi ho cercato di nascondere anche a me stessa, per non intaccare l’immagine idealizzata e scintillante che pensavo di indossare per essere amata.

Non so ancora cosa succederà tra i miei condomini, né come se la caverà l’amministratore con questa presenza scomoda.

So solo che per essere amorevole devo entrare in contatto anche con la crudeltà (la mia, naturalmente!).

Gli opposti, infatti, sono sempre due facce di un’unica medaglia. E la saggezza è saper camminare nella vita tenendo sottobraccio la Luce e il Buio, il Bene e il Male, la Perversione e la Santità… perché ogni cosa appartiene a un Tutto più grande che la mente non sempre riesce a cogliere ma di cui il cuore conosce d’istinto la profondità.

Così… ho aperto le porte a una Totalità di me stessa che fa lievitare il mio livello di confusione insieme al mio amore e al mio entusiasmo per la vita.

Non chiedetemi come.

Non lo so.

Il mio Perfezionista ha rinunciato ad avere tutte le risposte.

La mia Bimba Lunatica, Scontrosa, Musona e Solitaria assapora l’esistenza.

E un nuovo Sé Rilassato e Poco Intelligente ride di cuore, senza sapere perché.

Carla Sale Musio

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Ago 25 2016

ANCORA IO… E ANCORA IL VOICE DIALOGUE

Quest’anno ho preso un mese di ferie.

Un mese di vacanza tutto intero non mi capitava più dai tempi della scuola!

Chi fa un lavoro autonomo, come me, non può distrarsi troppo a lungo.

Rischia di perdere il ritmo delle cose da fare e di veder deragliare l’organizzazione professionale costruita nel tempo, con impegno, dedizione e fatica.

Nel mio caso l’ostacolo più grosso alle assenze estive è sempre stato il bisogno di non abbandonare le persone in difficoltà nel momento in cui il caldo e l’atmosfera vacanziera fanno sembrare più intensi i dispiaceri.

La mia professione non prevede altra strategia che l’ascolto partecipe e attento del malessere di chi chiede aiuto.

Il dolore, infatti, è sempre: urgente!

E ha bisogno di risposte tempestive e puntuali.

Forte di queste considerazioni, il mio Attivista Interiore ha avuto buon gioco nel convincermi di anno in anno a diluire le ferie, e mi ha insegnato ad alternare presenza e assenza, in modo da riposarmi senza far sentire nessuna mancanza.

Basandomi sulle sue indicazioni e sulla sua comprovata competenza professionale, fino ad oggi ho scelto di prendere una settimana di vacanza ogni tanto, in modo da non abbandonare chi ha urgenza e fornire un supporto psicologico stabile e costante.

Quest’anno, però, gli incontri, le letture e le sedute di Voice Dialogue hanno permesso anche ad altri sé di emergere dall’inconscio (dove li avevo confinati) e di sedersi a fianco al mio instancabile Attivista, partecipando alla gestione della mia vita.

Certamente questa folla di personalità ha complicato non poco la regolare organizzazione dei giorni di riposo ma, nonostante il dibattito interno (che già da marzo aveva cominciato ad accendersi sul tema del mio tempo libero), l’Attivista aveva le idee chiare su come debbano essere gestite le vacanze di una professionista seria e competente come me.

E, di sicuro, non avrebbe avuto alcun cedimento sulla sua (nostra!) tabella di marcia se, nel mese di maggio, proprio durante l’intensivo sugli istinti, una Bambina Handicappata, Lunatica, Taciturna e Scontrosa, non avesse agito un golpe nella mia personalità, rovesciando il potere di ogni altro sé.

Primari o rinnegati, poco importa!

Sopraggiunta così, senza nessun preavviso, approfittando di una caduta che mi aveva infortunato un piede e reso invalida per qualche tempo, quel piccolo ingombrante Calimero non ha più abbandonato la sua postazione centrale nella mia vita.

E ancora tiene banco dall’alto del suo insopportabile mutismo.

È lei che ha cominciato a insidiare l’Attivista, col suo silenzio pieno di recriminazioni.

Lei, che non parla e non ama incontrare nessuno.

Lei, che non è simpatica e che non si diverte a fare le cose che gli altri amano condividere insieme (mangiare, conversare, uscire, andare al cinema…).

Lei, che non vuole mai fare nulla e che è capace di starsene delle ore in silenzio, a chiacchierare con i suoi pensieri.

Lei.

L’impresentabile.

Quella che mi fa sempre sfigurare.

Lei.

Cioè io.

Quella che cerco di nascondere a tutti, per avere degli amici, per sentirmi attraente e per cercare di farmi voler bene.

Sì, insomma… quella che non vorrei essere.

E invece sono.

Arroccata nel centro della mia volontà, la Piccola Asociale cantilenava nella mia testa il suo bisogno di solitudine, argomentandolo in silenzio con la minaccia della malattia.

“Che senso ha la vita?

Se non per riconoscere se stessi?

Rifugiarsi negli altri serve spesso

per diluire l’impatto della tua verità.

E i mali poi ci fanno ritrovare

le nostre più profonde personalità.”

Che dire?

Da maggio, io e lei abbiamo cominciato a prenderci le misure.

Quel piede dolorante è stato lo strumento che le ha permesso di fare capolino nella mia coscienza, obbligandomi a tollerare la sua (mia!) natura: introversa, solitaria e riflessiva.

“Si vabbè…!!!”

Ok.

Volevo dire: la sua (mia!) natura insicura, impacciata, paurosa, selvatica, chiusa e scorbutica.

(Grazie, Critico!)

Il percorso del Voice Dialogue mi sta aiutando ad accogliere questa parte di me che, fino ad oggi, avevo profondamente rinnegato.

Senza identificarmi totalmente in lei, ma riconoscendone le caratteristiche e accettando che la sua realtà faccia da “contrappeso” alla mia Disinvolta Capacità Di Fare Amicizia Con Tutti.

E così io e lei stiamo imparando a parlarci.

O meglio: io sto imparando a non nasconderla e a permetterle di esprimere i suoi bisogni.

Soprattutto quel suo desiderio di stare da sola.

È così che quest’anno ho deciso di non dare totalmente retta al mio Attivista.

Essere sempre pronta ad ascoltare gli altri è un’arte che per rigenerarsi ha bisogno anche di momenti trascorsi in silenzio e in solitudine.

Quella Bambina Antipatica e Brontolona lo sa.

E non se ne vergogna.

“Che senso ha la vita?

Se non per riconoscere se stessi?

Rifugiarsi negli altri serve spesso

per diluire l’impatto della verità.”

(Ok. Ok. Ho capito.)

Quest’estate ho fatto le ferie più lunghe degli ultimi quarant’anni, ma questo non è il risultato più importante del mio percorso di crescita personale.

Il cambiamento vero è nella pienezza, nell’appagamento e nella felicità con cui ho vissuto ogni singolo giorno.

Ogni minuto delle mie vacanze.

La mia Impresentabile Bambina Interiore è felice.

Libera dal razzismo e dall’emarginazione con cui l’avevo stigmatizzata fino ad adesso, può finalmente farmi dono del suo entusiasmo e della sua gioiosa autenticità.

“Che senso ha la vita?

Se non per riconoscere se stessi?” 

Carla Sale Musio

leggi anche:

IO… E IL VOICE DIALOGUE

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Mag 13 2016

IO… E IL VOICE DIALOGUE

Nel 2015 ho intrapreso un percorso di crescita personale ispirato ai principi del Voice Dialogue, un metodo di conoscenza di se stessi messo a punto da Hall e Sidra Stone.

I coniugi Stone, affrontando e risolvendo le loro difficoltà di coppia, hanno esplorato l’immensità delle energie che compongono la personalità e gli innumerevoli modi in cui queste possono aggrovigliarsi tra loro, creando i tanti nodi che minano le relazioni affettive.

Il loro cammino di conoscenza interiore mi ha sempre affascinato e, da tempo, accarezzavo l’idea di approfondire gli aspetti intellettuali con una partecipazione attiva e una messa in gioco personale.

Così, ho iniziato a frequentare i corsi del primo e del secondo anno, coinvolgendomi, scoprendomi e riconoscendomi sempre di più.

Per il seminario del quattro maggio, quello su GLI ISTINTI, mi stavo preparando già da diverso tempo.

Ci avevo lavorato in numerosi incontri, facilitati da Caterina Perna, da Roberta Giorgetti Dall’Aglio e da Silvia Pelle, tre delle insegnanti della scuola Innerteam, e avevo conosciuto il mio Sé Sensuale, il mio Sé Creativo, il mio Sé Materno, quello Paterno, la Bambina Insicura e vari altri.

Sapevo che, trattandosi di un corso intensivo, si sarebbe creata l’occasione per un cambiamento profondo, e non volevo lasciarmi sfuggire quella preziosa opportunità.

Col passare dei giorni, però, il pensiero ci girava intorno sempre più spesso e immaginavo me stessa immersa in un potente lavoro emotivo e fisico.

Avrei voluto essere agile e scattante come una tigre, sinuosa e guizzante come un serpente tra le dune e pronta a cogliere i sussurri del pensiero, come la brezza di primavera.

Per migliorare le mie performance fisiche, avevo preso a frequentare la palestra con maggiore assiduità e coltivavo, tra passione e apprensione, il sogno di incontrare finalmente quella me stessa aggressiva e sensuale, capace di sedurre e di combattere con la naturalezza e la spontaneità che mi erano mancate in tutti i miei cinquantotto anni di vita.

Ma, a mano a mano, che la data della partenza si avvicinava, i miei istinti erano sempre più in fermento e, nonostante i Sé Primari distribuissero bacchettate ovunque, nel tentativo di ristabilire l’ordine, qualcosa nelle loro regole sembrava avesse smesso di funzionare come prima.

Convinta di lavorare sul mio Sé Femminile e Seducente, mi ero comprata un paio di zeppe alte e dorate che mi facevano sentire affascinante come una star.

E, nella prima domenica di sole, le indossai, orgogliosa di me stessa e dei miei progressi interiori.

Qualche cosa, però, serpeggiava nell’ombra e si nutriva delle mie intenzioni, a dispetto delle fantasie in cui indugiavo a occhi aperti.

Era qualcosa che della mente non sapeva che farsene.

Un’essenza dimenticata da sempre, come un’impronta sulla sabbia quando sale la marea.

Così quella domenica, mentre risalivo orgogliosa la via Sassari per andare a vedere un film al cinema Greenwich D’Essai, improvvisamente e apparentemente senza motivo, precipitai dalle mie favolose scarpe d’oro e il piede destro, che fino a quel momento si era identificato nel piede delicato e sensuale di una principessa, si trasformò di colpo in un salsicciotto livido e dolorante, impossibile da appoggiare.

Nemmeno su una torretta di cuscini.

Fra sofferenze terribili e tentativi inutili di mostrare indifferenza, mi accertai che non ci fosse nulla di rotto e poi, sicura della mia prestanza, cominciai una riabilitazione casalinga volta a riportarmi in forma smagliante per il giorno della partenza.

Ma niente di quanto avevo previsto sembrava andare per il verso giusto.

Una sorta di maledizione azzannò le mie certezze, lasciando emergere quella bambina handicappata e incapace che per tutta la vita avevo cercato di allontanare.

Fu lei a partire dall’aeroporto di Cagliari Elmas, il quattro maggio del 2016, con il volo delle 10,15 diretto a Roma Fiumicino.

La donna agile e scattante rimase a casa.

E forte del suo piede inappoggiabile e delle sue stampelle barcollanti, si presentò al seminario sugli istinti, poco autonoma, silenziosa, lunatica, solitaria e musona come solo lei riesce ad essere!

Il Sistema Primario, guidato dall’Attivista, dal Perfezionista e dal Gentile (e supervisionato costantemente dal Critico) era su tutte le furie e cominciò una guerra senza esclusione di colpi per rimandarla da dove era venuta.

Ma quella bimbetta inopportuna, tronfia di un potere che aveva scippato in sedute e letture di Voice Dialogue e in interminabili incontri di lavoro sui chakra e sulle energie, se ne stava arroccata nel centro come se fosse l’unica ad avere diritto di parola.

E, facendosi beffe della rabbia e degli insulti del mio agguerrito pool di Sé, pensò bene di aggiungere ai dolori anche un bel raffreddore, che rendeva il naso gocciolante, gli occhi lacrimosi, l’udito scarso e la testa vuota.

Eccola lì!

Finalmente padrona della scena psichica, eretta in tutto il suo lugubre splendore.

Orgogliosa e libera di mostrare se stessa!

“Eccomi qui. Sono io. Guardatemi!”

Affermava soddisfatta, con quel suo atteggiamento dimesso e sofferente.

“Sono quella che non sta bene. Quella che soffre. Quella che non ama parlare. Quella che non sa cosa dire. Quella poco intelligente. Lenta. Malata. Riuscita male.”

Era proprio lei.

Cioè sì.

É innegabile.

Ero proprio io.

La stessa che, in cinquantotto anni, avevo cercato di eliminare dalla mia vita, sforzandomi di essere brillante, adeguata, sicura, rassicurante, cordiale, intelligente… e tutte quelle cose che poi mi portano ad aver bisogno di correre a nascondermi, per allentare lo sforzo di essere la simpatica persona che penso sia migliore di me.

Sì, insomma, adesso lì c’ero io.

Quella che sono solo quando sono sola.

Esibita in tutta la sua indecente incapacità.

Quasi peggio di come l’avevo sempre immaginata.

Ed evitata.

Il mio Sistema Primario ululava di dolore e di rabbia.

In preda al panico, avrebbe speso qualsiasi cifra pur di nascondere quella me stessa impresentabile.

Ma, forte del vantaggio ottenuto, la bambina se ne stava lì.

In silenzio davanti a tutti.

Senza ballare. Senza parlare. Senza disegnare. Senza condividere.

Ostentando la sua presenza inadeguata come fosse un trofeo.

E qualcosa, forse un occhio lontano, osservava la scena del trionfo e della disfatta, senza intervenire, compiacendosi di quell’ardire e anche della sconfitta, quasi che del Sistema Primario che andava in pezzi non gl’importasse niente.

Meno di niente.

L’otto maggio (proprio il giorno della Festa della Mamma) sono tornata a casa così.

Con la Bambina Incapace in bella mostra, esposta tra le valige e le stampelle, e la mutilazione dei Primari che sanguinava tutto il suo ansioso risentimento.

Ininterrottamente.

Pensando di morire ad ogni passo, mi sono trascinata nel viaggio interminabile che da Casa Faustina in Umbria, come un pellegrinaggio sacro, conduce a casa mia in Sardegna.

E ancora osservo la metamorfosi che, dentro il film girato alla rovescia, ha trasformato la farfalla in bruco.

Un bruco magico, capace di strisciare nella memoria e dare voce anche a chi non ha parola.

Sono tornata a casa con la valigia gonfia delle mie insicurezze, come se fosse zeppa di pepite d’oro.

Le guardo una per una, con sospetto, e aspetto che dalle acque smosse dei ricordi emerga quella bimba prepotente e spaventata.

Più che a una tigre somiglia a un dito in bocca.

E mi fa più paura di uno scontro frontale.

Allora cerco di guardarla dal centro, col suo fare deciso e titubante insieme, mentre il gruppo dei Sé che detiene il potere le rovescia addosso una pioggia di insulti e di sberleffi.

Aspetto che la sua anima selvatica si dispieghi e le faccia da ombrello.

Più che un ombrello, però, mi sembra un ombrellone.

E mentre lei scava la sabbia con il suo piede livido e malfermo, io riprendo contatto col mio essere viva.

Inadeguata e sicura.

Proprio in mezzo al pericolo della mia verità.

Carla Sale Musio

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Nov 06 2012

L’AMORE È NORMALMENTE ANORMALE… ecco perché ho fatto un blog


Maria ama gli animali più di qualunque altra cosa.

Giovanni ama sua moglie più di qualunque altra cosa.

Stefania ama i suoi figli più di suo marito.

Roberta ama sua madre più dei suoi figli.

Sandro ama i suoi alunni più di se stesso.

Ognuno di noi sperimenta l’amore con una forza e con un’intensità personale, spesso capace di renderci invincibili, in grado di superare scogli e difficoltà.

L’amore è un’energia che parte dal centro del nostro essere e ci rende simili a Dio.

È qualcosa che, nonostante tanti studi e tante dissertazioni, non si riesce a definire, a condividere, a localizzare.

L’amore è un modo di essere.

Uno stato dell’anima.

Qualcosa che sfugge alla logica e alla ragione.

Un’energia impossibile da descrivere… si può soltanto vivere!

Perché ognuno ha il suo modo di amare.

Personale.

Diverso da chiunque altro.

Unico.

E speciale.

Per questo l’amore è normalmente anormale.

 

La normalità in amore non esiste

 

Ognuno di noi immagina l’amore a modo suo e pensa che gli altri associno alla parola “amore” gli stessi pensieri, le stesse emozioni, le stesse sensazioni, gli stessi vissuti.

Quando parliamo dell’amore e di come l’abbiamo vissuto, riusciamo a capirci facendo delle sovrapposizioni di significati uno sull’altro.

Poi ci indigniamo nello scoprire che, invece, le cose funzionano in modo differente per ciascuno.

“Hai visto? Ha dato via il suo gatto!”

“Hai sentito? Ama un’altra ma non si separa dalla moglie!”

“Ma lo sai che Piero ha preso in affidamento un bambino?!”

“Pensa che Annalisa non vuole avere figli!”

Ci sorprendiamo, ci scandalizziamo, ci immedesimiamo… ma ogni storia d’amore è una storia diversa e l’amore suscita tanto scalpore proprio perché ognuno lo vive a modo suo.

“Io al suo posto avrei fatto così”

“No, io non l’avrei mai fatto!”

“Io si che gliel’avrei detto!”

Ci piace curiosare nella vita degli altri, indossare i loro sentimenti e provare a viverli come se fossero i nostri per poi concludere che la nostra vita è solo nostra… ed è fatta così.

Con l’amore che funziona, o non funziona, ma a modo nostro.

L’amore è un fatto personale.

Possiamo raccontarlo ma è molto difficile condividerlo davvero.

 

Io non sono normale: IO AMO

 

Nel mio lavoro incontro tanta gente e sento tante, tantissime storie, quasi sempre d’amore.

L’amore muove il mondo e sconvolge la vita.

Possiamo parlarne, discutere, confrontarci, arrabbiarci, litigare, perfino odiarci. Ma poi ognuno di noi deve trovare il proprio modo personale di impersonare l’amore.

Personificare, incarnare, interpretare, indossare, essere l’amore.

Perché l’amore è tutto.

E senza amore non si può vivere.

Possiamo avere tante sfumature dell’amore ma non possiamo ignorare che l’amore è la sostanza di cui è fatta la vita ed è impossibile estirparlo.

Tutte le emozioni sono espressioni diverse dell’amore.

(Anche l’odio, purtroppo, attinge in modo distorto alla stessa potente energia)

L’unica antitesi all’amore è l’indifferenza.

E nessuno può essere totalmente indifferente.

Ecco perché come esseri viventi incontriamo l’amore ad ogni passo e dobbiamo imparare a conoscerlo e ad attraversarlo senza esserne travolti.

Tante persone si rivolgono a noi, specialisti della psiche, per avere un supporto nelle questioni d’amore.

Quasi tutti chiedono di essere aiutati a veleggiare il fiume dei sentimenti senza essere trascinati via dalle sue correnti e senza incagliarsi nelle secche delle passioni.

Io non sono normale: IO AMO è il frutto di tante storie d’amore raccontate e condivise nel segreto di uno studio psicologico.

Una bussola emotiva per viaggiatori solitari.

Un diario di bordo per condividere insieme il clima e i venti delle perturbazioni emozionali.

Lo studio di uno psicologo è simile a un faro che illumina il percorso ai naviganti.

Non spetta allo psicologo decidere quale sarà la rotta di ciascuno.

È importante, invece, aiutare ogni persona a liberare la vista dalle nebbie del pregiudizio, del conformismo e della paura in modo che possa riprendere velocità e veleggiare senza incertezze e senza pericoli fino al prossimo porto.

Dal mio punto di osservazione ho potuto vedere marinai di tutti i generi destreggiarsi con ogni tipo di condizioni meteorologiche: immobilità delle depressioni, mareggiate delle passioni, brezze fresche dell’entusiasmo, vortici del lutto e dell’abbandono, tempeste della separazione…

Da tutto questo nasce il blog io non sono normale: IO AMO.

Ogni volta che pubblico un post, cari lettori, amici e curiosi, spero possiate trovare uno spunto di riflessione e un incentivo a continuare la vostra traversata emotiva fra le onde dei sentimenti.

E se anche una sola persona riceverà un beneficio dalla lettura di questi articoli, i miei obiettivi saranno stati raggiunti.

L’amore è un enigma talmente misterioso e personale che toccare un cuore è già un successo incredibile.

Grazie a te che leggi queste mie parole.

Dentro c’è tutto il mio amore.

E anche (quasi) tutta la mia vita.

Carla Sale Musio

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