Tag Archive 'lavoro'

Nov 20 2021

GREEN PASS E LAVORO

Una riflessione sul significato psicologico del lavoro e su come la sospensione dal lavoro imposta in assenza di Green Pass possa costituire un’occasione di trasformazione, individuale e sociale.

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Feb 04 2021

AIUTOOO!!! NON RIESCO A FARMI PAGARE…

Soldi, soldi, soldi!

I soldi non bastano mai!

Sembra che il mondo giri soltanto in funzione del guadagno.

Eppure…

Non tutti sono interessati al tornaconto economico.

Ci sono persone che preferiscono barattare il proprio tempo e le proprie capacità con altre risorse, anziché scambiarsi quei pezzi di carta colorati così ambiti dalla maggior parte della gente.

Sono uomini e donne che non riescono a trasformare in un costo l’amore che mettono in ciò che fanno.

“L’amore non ha prezzo” recita un famoso detto popolare.

E lo sentono profondamente dentro di sé tutti quelli che hanno difficoltà a chiedere dei soldi in cambio del proprio impegno.

Queste persone sanno che non è possibile evitare gli scambi monetari perché il nostro mondo gira intorno all’economia.

Ma portano impresse nell’anima le stigmate di una società diversa.

Sentono visceralmente la povertà dei soldi e del guadagno, e sono pronti a vivere in una civiltà evoluta, dove l’amore è il motore delle scelte lavorative e gli scambi si basano su un’analoga disponibilità a dare, anziché sul tornaconto.

Questo non perché i soldi siano sbagliati, ma perché il prezzo circoscrive l’amore dentro un range sempre troppo limitato.

L’amore è un dono a cui si può rispondere soltanto con un altro dono.

Per questa ragione chi svolge la propria attività con amore incontra spesso delle difficoltà a farsi pagare e fatica a omologarsi alle regole del profitto.

Il profitto, infatti, quando si tratta dell’amore… è l’amore stesso.

Il piacere di offrire il proprio tempo e le proprie risorse ripaga lo sforzo e l’impegno (e i soldi diventano solo uno strumento necessario alla sopravvivenza).

Ecco perché solo un gesto analogo e altrettanto disinteressato può compensarlo.

Ma questo stile di vita e di pensiero si trova agli antipodi della società in cui viviamo.

E le persone che amano profondamente ciò che fanno spesso trovano complicato dare un valore commerciale alle proprie opere.

Sembra quasi che la vita sia più facile per chi svolge senza passione il proprio lavoro rispetto a chi, invece, mette tutto se stesso in ciò che fa.

Dal punto di vista psicologico, però, è vero il contrario!

Queste problematiche segnalano una falla nell’organizzazione sociale e, lungi dall’essere gli indicatori di una disfunzione, evidenziano la distanza tra uno stile di vita innaturale, e perciò patologicizzante, e l’ascolto naturale dei valori interiori.

Scambiare con amore il proprio tempo e le proprie capacità dovrebbe essere la normalità in una società umana.

Mentre la disumanità andrebbe curata, fino a rendere sensibile chi ancora non riesce a comprendere le leggi della solidarietà e della creatività individuale.

Un mondo migliore è fatto di condivisione e non di competizione, di umanità e non di mercificazione, di scambi e doni liberamente offerti ed accettati, di responsabilità assunte in prima persona: non solo a tutela dei propri interessi ma anche della natura e della vita tutta.

Chi si trova in difficoltà a chiedere dei soldi in cambio del proprio lavoro segnala la necessità di un mondo nuovo.

E indica, con l’esempio del proprio sentire, la via verso scelte più umane e più sane.

Carla Sale Musio

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Gen 17 2021

LIBERTÀ, LAVORO E POSTO FISSO

È difficile da ammettere ma lavorare è un comportamento del tutto innaturale.

In natura, infatti, nessuno lavora per vivere.

Al contrario, vivere è l’unico lavoro da svolgere.

La scelta di offrire i propri servizi in cambio di una retribuzione che garantisca la sopravvivenza è una forma di relazione sconosciuta a ogni altra specie.

Far dipendere la propria esistenza dalle prestazioni offerte ad un altro deforma l’ascolto di sé in funzione del guadagno.

Il rapporto di lavoro non si basa sui presupposti naturali che spingono gli altri animali a esprimere se stessi e a comunicare tra loro: amore, amicizia, vita in branco, bisogno di protezione (cuccioli), riproduzione, ricerca del cibo, imitazione, gioco.

La relazione lavorativa è basata sull’offerta dei propri servizi (qualsiasi essi siano) in cambio di una retribuzione.

E serve a garantirsi la sopravvivenza rinunciando temporaneamente alla naturale espressione di sé.

Nel lavoro, il compenso e le prestazioni acquistate derivano dalle esigenze di chi le commissiona.

Lo stipendio garantisce una rendita a chi riceve la paga in cambio del proprio tempo e della propria fatica, ma presuppone la distorsione dei bisogni personali in modo da renderli funzionali a quelli del datore di lavoro.

Chi lavora per un altro rinuncia alla propria spontanea espressività per sposare le esigenze di chi lo assume.

In questo modo il lavoro prende il posto della realizzazione creativa, con tutte le conseguenze che ne conseguono (insoddisfazione, mancanza di efficacia personale, vissuti di impotenza e vittimismo, bisogni compensativi narcisistici, eccetera).

Durante il tempo trascorso a svolgere le mansioni retribuite l’identità personale è sospesa (perché chi è stato assunto è costretto a fare propri i desideri e le scelte del datore di lavoro) e si crea un pericoloso black out nell’ascolto di sé.

Dal blocco espressivo indispensabile a svolgere il lavoro commissionato prendono forma tante patologie.

Parlare di questi argomenti è difficile e impopolare.

Viviamo in una realtà che addita il lavoro dipendente come l’unica fonte di sopravvivenza.

E il mito del posto fisso rappresenta la più grande aspettativa di vita per la maggior parte delle persone.

Tuttavia, in molti faticano a integrarsi.

Tante persone sane si sentono in contrasto con questa nostra società malata.

Sono uomini e donne che percepiscono chiaramente lo schiavismo psicologico intrinseco al lavoro e vivono con insofferenza la sudditanza necessaria per guadagnarsi uno stipendio.

Apripista di un mondo migliore, queste persone indicano una strada nuova a chi subisce inconsciamente il condizionamento imposto dalla cultura del posto fisso.

Creature preziose per l’umanità tutta, libere dalla sottomissione e spesso additate come incapaci, sognatrici o poco produttive da chi vuole mantenere lo status quo grazie all’incoscienza e alla manipolazione.

Per riconoscerle in mezzo alla folla basta osservare il modo in cui si relazionano agli animali.

Il rapporto le altre specie, infatti, mette in luce con chiarezza questa tipologia.

Chi ama gli animali conserva la memoria di una vita libera e rispettosa della natura, e percepisce istintivamente ciò che sostiene la salute e ciò che invece fa ammalare.

Il rispetto per gli animali è la conseguenza di un’accettazione profonda di sé e dei valori istintuali indispensabili alla salute e alla sopravvivenza.

Chi è capace di onorare la vita (di tutti e non solo la propria) può permettersi di imparare dalle altre specie e, rifiutando le scelte innaturali e dannose, costruisce con l’esempio un mondo nuovo.

Carla Sale Musio

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Gen 02 2021

AIUTO!!! NON RIESCO A LAVORARE COME DOVREI

Le stagioni segnalano i cambiamenti naturali agendo sul bioritmo individuale e creando un’armonia favorevole al mantenimento della salute.

Se osserviamo il mondo animale vediamo come ogni variazione porti con sé un ritmo espressivo indispensabile al benessere e alla vita:

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  • la primavera è la stagione degli amori, le attività fioriscono e tutto sembra risvegliarsi;

  • l’estate induce una grande vitalità. I colori forti, le temperature calde, le giornate più lunghe invitano alla condivisione e alla socializzazione. L’ecosistema offre i suoi frutti e l’energia si sprigiona dappertutto;

  • con l’autunno ci si avvia verso il riposo. Le giornate si accorciano, l’aria rinfresca, alcuni uccelli migrano e l’operosità diminuisce;

  • durante l’inverno molte specie vanno in letargo. Il silenzio e il riposo per permettono alla vita di ricaricarsi in vista dello sviluppo successivo. È il momento di coltivare nel buio i germogli che sbocceranno in primavera.

.

Anche la specie umana sarebbe portata a seguire i ritmi biologici, attivandosi o ritemprandosi in accordo con i cambiamenti stagionali.

La nostra organizzazione sociale, però, prevede scelte in contrasto con la natura.

Le leggi del profitto impongono le loro regole e (pur di ottenere il denaro necessario alla sopravvivenza “umana”) siamo costretti ad ammutolire l’ascolto delle stagioni per conformarci a esigenze del tutto innaturali.

Nascono così tante patologie, frequenti nella nostra specie e sconosciute agli animali che vivono in libertà.

Prendono forma dall’assoggettamento a ritmi poco salubri e sostengono gli interessi delle case farmaceutiche e delle multinazionali.

L’umanità è docile e accondiscendente, capace di adattarsi in situazioni anche molto lontane dalla salute e dall’armonia con l’ecosistema.

Tuttavia, lo stravolgimento dei bioritmi porta con sé un forte malessere, spingendoci al consumo di alimenti e farmaci (in contrasto con le richieste della vita e funzionali al successo di chi gestisce il mondo).

Non tutti, però, sono capaci di sabotare i meccanismi legati alla sopravvivenza.

Alcune persone, infatti, conservano in sé la capacità di riconoscere i codici della natura anche quando sono palesemente in contrasto con le leggi del progresso.

Questa visione lucida favorisce un’attenzione spontanea alla salute: propria, degli animali e del pianeta.

Ma chi risponde con facilità agli equilibri dell’ecosistema incontra spesso molte difficoltà nell’integrarsi in una società sempre più lontana dalla natura e pronta a immolare il benessere sull’altare del guadagno.

Ciò nonostante, queste persone sostengono una battaglia silenziosa (e spesso solitaria) per costruire un mondo migliore fatto della tutela delle altre specie, del rispetto per la natura e del valore della vita.

Questo significa costruire un progresso attento ai bisogni di tutti, libero dallo sfruttamento e dalla sopraffazione e basato sulla cooperazione e sulla solidarietà.

Solo così infatti l’ecosistema può continuare ad essere tale.

Un progresso oggi del tutto sconosciuto.

Ma vivo e nitido nel cuore e nella mente di chi conserva in sé l’ascolto della propria sensibilità.

Amare la natura e gli animali è un modo di essere.

E porta con sé una serie di caratteristiche psicologiche legate alla relazione con l’ecosistema.

Chi si avvicina alle altre specie con l’animo libero da pregiudizi è mosso da un ascolto attento alle leggi naturali che favoriscono spontaneamente la salute.

È in questa chiave che vanno lette le difficoltà a stravolgere il ritmo delle stagioni per lavorare d’inverno e riposare d’estate, per modificare le ore di luce e buio e per ammutolire l’ascolto delle esigenze naturali.

Invertire il bioritmo ha un alto prezzo di sofferenza (fisica e psichica) e spinge ad abusare di cibo e droghe (legali e illegali) e ad annullare sempre di più gli equilibri interiori in favore di scelte disfunzionali alla salute.

Questo provoca ulteriore malessere e costringe ad accorgimenti sempre nuovi per reggere i ritmi malsani indotti dalla società.

Le persone che amano gli animali faticano a conformarsi a stili di vita innaturali.

Ma la loro insofferenza, lungi dall’essere il segnale della patologia, indica invece il bisogno di scelte in armonia con la natura e con la vita.

Come ci ricorda Juddu Krishnamurti:

 .

“Non è segno di salute mentale essere ben adattati ad una società profondamente malata.”

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Carla Sale Musio

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Giu 17 2020

LAVORO E REALIZZAZIONE PERSONALE

Pericoli e rischi per la psiche e per la salute. Perché è importante svolgere un lavoro che rispecchi la nostra anima ed esprima i nostri talenti.

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Mag 13 2020

CRESCITA PERSONALE: a volte è importante cambiare lavoro

Ci sono momenti nella vita  in cui è necessario rivedere le proprie scelte per sostenere la crescita interiore.

La professione che scegliamo non è soltanto una fonte di sostentamento economico ma rappresenta un’importante espressione della realizzazione personale.

In una società sana, il lavoro dovrebbe essere la manifestazione dei talenti individuali, il dono che siamo venuti a condividere nel mondo.

Nella nostra civiltà malata, invece, questo succede raramente e, spesso, le esigenze della sopravvivenza spingono a svolgere lavori che hanno poco a vedere con il proprio modo di essere.

Scegliere un’occupazione seguendo soltanto il desiderio di conquistare l’indipendenza economica, se pure favorisce il raggiungimento dell’autonomia, trascura la necessità di manifestare le proprie risorse e tradisce l’espressione più profonda di sé.

Tante sofferenze psicologiche nascono da scelte lavorative irrispettose dell’autenticità interiore.

Anche quando chi le porta avanti lo fa con determinazione e competenza.

Giorno dopo giorno costruiamo l’esistenza, ingabbiando la libertà o dispiegandola nella quotidianità.

L’orario di lavoro occupa gran parte della giornata e rappresenta uno spazio importantissimo nello strutturarsi del senso di efficacia personale.

Quando ciò che facciamo rispecchia i valori profondi, l’armonia interiore può prendere forma nella psiche e la salute (fisica e psichica) si manifesterà nella vita.

Se, invece, le mansioni che svolgiamo non ci piacciono, o peggio, sono in contrasto con i nostri ideali, la scissione e il dolore avanzeranno nel mondo interno, generando innumerevoli problemi.

Ecco perché la revisione attenta e scrupolosa del proprio lavoro è una tappa imprescindibile durante la crescita personale, un momento ricco di possibilità e indispensabile per dare forma ai cambiamenti che intrecciano l’evoluzione interiore.

Nelle emergenze della vita possiamo essere costretti a svolgere una professione senza permetterci di scegliere.

Ma, questo non significa che in seguito non sia possibile cambiare quelle decisioni.

Al contrario!

Aver raggiunto l’autonomia economica consente di sperimentare soluzioni nuove senza correre troppi rischi, dando forma progressivamente ai cambiamenti lavorativi necessari al proprio benessere interiore.

I nostri talenti determinano le propensioni che abbiamo.

E il piacere provato nel compiere determinate attività dipende dall’esigenza di condividere con gli altri l’unicità e la creatività che nascendo siamo venuti a donare nel mondo.

Per sentirci bene con noi stessi e in armonia con la vita dobbiamo svolgere un lavoro in sintonia con i nostri valori profondi e capace di manifestare i talenti che l’esistenza ci ha donato.

Perciò:

  • se sono una persona profondamente sincera e onesta, non potrò sentirmi bene vendendo contratti poco trasparenti per chi li acquista;

  • se sono sensibile e attento alla salute delle persone e del pianeta, difficilmente mi sentirò a mio agio lavorando in una fabbrica di armi;

  • se sono empatico e pronto ad aiutare chi è in difficoltà, sarà molto difficile per me occuparmi di recupero crediti.

I soldi possono fare la felicità solo quando danno forma alla nostra crescita interiore e il lavoro deve essere uno strumento capace di far emergere le risorse individuali.

Solo così è possibile sentirsi realizzati e in armonia con se stessi e con vita.

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STORIE DI CAMBIAMENTO E REALIZZAZIONE

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Gianluca gestisce il tabacchino di famiglia.

Le sue sorelle si sono sposate scegliendo di occuparsi a tempo pieno della casa e dei bambini, la mamma è andata in pensione e il papà è morto quando lui era ancora molto piccolo.

Gianluca ha cominciato giovanissimo a lavorare, dapprima per dare una mano quando mamma e sorelle erano in difficoltà, poi perché poteva studiare e lavorare sentendosi indipendente senza perdere la possibilità di laurearsi.

Oggi è rimasto l’unico a tenere viva quell’attività messa in piedi da suo padre con tanti sacrifici.

Lui però ama la vita all’aria aperta, lo sport, la bicicletta e le escursioni.

E sogna un’esistenza diversa… senza darsi il permesso di cambiare.

Infine, una brutta depressione lo costringe a chiedere aiuto a uno psicologo e nel corso del tempo emerge la sua voglia di vivere in un altro modo.

È così che accetta di svolgere un secondo lavoro nei weekend.

E insieme a un amico organizza escursioni in bicicletta.

Il sole, lo sport, l’amicizia e la possibilità di condividere le proprie passioni fanno sparire la depressione e aprono le porte a una nuova attività lavorativa, forse meno “sicura” ma più adatta al suo modo di essere e sentire la vita.

Da allora sono passati tanti anni ma Gianluca non si è pentito di aver lasciato il tabacchino per svolgere un lavoro che gli permette di essere pienamente se stesso.

***

Elena è una persona affidabile, attenta e sempre pronta ad aiutare gli altri.

Da anni lavora come segretaria in una biblioteca, lo stipendio è buono e i colleghi la stimano e le vogliono bene.

Elena è soddisfatta di quello che fa, ama i libri e ritiene che il suo impegno lavorativo sia utile e importante.

Tuttavia sente che le manca qualcosa e all’età di quarantasei anni decide di prendere una seconda laurea in psicologia.

Non ha fretta di laurearsi ma la passione la spinge a non perdere tempo.

Così dopo la laurea affronta l’esame di stato, la specializzazione e una collaborazione gratuita nello studio di un amico psicoterapeuta.

Elena ha fatto tanti percorsi di psicoterapia e crescita personale, e gli strumenti acquisiti grazie ai nuovi studi potenziano la sua capacità di ascoltare e aiutare il prossimo.

Le cose prendono forma quasi da sole… e oggi Elena lavora come  psicoterapeuta in uno studio tutto suo.

Non rimpiange il lavoro in biblioteca e continua ad aggiornarsi, coltivando la passione per la psiche.

“Il cambiamento fa parte di me, non posso non ascoltarlo.” afferma sorridendo.

“Oggi faccio la psicoterapeuta… domani si vedrà!”

Carla Sale Musio

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Giu 27 2012

LAVORO… e autostima!

“Non c’è lavoro, non ci sono soldi, non ci sono opportunità, non ho scelte, non ho nessuna possibilità. Realizzare me stesso è impossibile!”

Nel corso della mia professione ho sentito tante volte frasi simili.

È su questi presupposti che la crisi costruisce il suo potere distruttivo e malsano, amputando dal nostro animo ogni iniziativa e ogni entusiasmo.

Viviamo immersi in una cultura malata che ci sta progressivamente rendendo schiavi di un pensiero privo di autostima.

Certo, è vero, ci sono tante situazioni difficili, ma questo non vuol dire rinunciare a esprimere se stessi e i propri talenti.

Nasciamo tutti diversi e ognuno di noi porta in dono al mondo la propria originalità.

Cioè quel mix di capacità, interessi e passioni, che rende speciali, differenti da chiunque altro, capaci di interpretare in modi nuovi la realtà.

Dall’infanzia all’età adulta siamo sollecitati a mettere in pratica i nostri progetti e la nostra creatività.

Il percorso necessario a dare forma e sostanza alle aspirazioni personali è chiamato realizzazione e gli psicologi lo ritengono indispensabile per la salute mentale.

Trasformare un’ambizione in qualcosa di concreto, fa sì che i doni che la vita ci ha fatto non vadano sprecati.

È un’esperienza importantissima e necessaria.

Infatti, permette di manifestare le nostre qualità e le rende fruibili anche agli altri.

Consente di scoprire aspetti nuovi di se stessi, apre le porte alle aspirazioni e ci fa sentire parte di un tutto più ampio che ci comprende.

L’unicità che contraddistingue ognuno di noi, non è un optional, appartiene a un processo creativo che è il motore stesso della realtà e lo strumento per raggiungere il benessere personale.

Non nasciamo schiavi dell’economia e delle leggi di mercato.

Nasciamo liberi di esprimerci e pronti a realizzare la nostra personale missione nel mondo, cioè capaci di concretizzare e condividere ciò che ci piace fare e siamo portati a fare.

Questo processo, individuale e creativo, è chiamato realizzazione personale ed è la base dell’autostima,  rappresenta ciò che ci fa sentire bene o male nel vivere la vita.

La mancata espressione delle proprie peculiarità è all’origine della depressione, degli attacchi di panico e di tutta la sofferenza psicologica che oggi, purtroppo, sta dilagando ovunque.

La creatività individuale è lo strumento preposto a mantenere in buona salute il corpo e in equilibrio la mente.

Non si può censurarla o asservirla (al sistema economico o a qualsiasi altra cosa) senza pagare prezzi altissimi di sofferenza.

Ci viene fatto credere che il lavoro sia un mezzo per procurarci i soldi necessari alla sopravvivenza e a condurre una vita di qualità, ma i soldi sono soltanto un codice di scambio (utilizzato in questa società) e la vita diventa di qualità solo quando ci sentiamo realizzati.

Altre culture si servono di altri strumenti.

Ma nessuna cultura può prescindere dalla realizzazione personale perché, se manca l’espressione di se stessi, vivere perde significato… e, in genere, ci si ammala.

Quando non si può lasciare la propria impronta nel mondo, ci si sente inutili e vuoti e si comincia a cercare all’esterno qualcosa capace di calmare l’insoddisfazione che si sviluppa dentro.

Allora inseguiamo oggetti, sostanze, situazioni che diano valore e senso alla vita ma, in assenza di un’espressione personale, tutto si rivela insufficiente e il bisogno di accumulare inutilmente cresce a dismisura.

È in questo modo che chi gestisce il mondo ci tiene incatenati dentro prigioni dalle sbarre invisibili.

Sono carceri mentali, modi di pensare che ci portano a dipendere da qualsiasi cosa prometta di restituire importanza e autostima: cibo, soldi, sesso, competizione, potere, ecc.

La realizzazione personale, però, può avvenire soltanto grazie alla manifestazione dei nostri talenti e nessuna cosa potrà mai sostituire l’espressione originale di sé.

Ognuno di noi per realizzarsi deve fare i conti con la propria creatività e con la missione che rende unici, portatori di un dono speciale da regalare alla vita.

Il lavoro che scegliamo di fare, perciò, non è soltanto un mezzo per procacciarci i soldi necessari a vivere.

La nostra occupazione è lo strumento privilegiato con cui manifestiamo le doti personali e le condividiamo nel mondo.

Quando la professione non rispecchia la nostra indole, la realizzazione personale fallisce, l’autostima va in pezzi e la porta della sofferenza interiore si spalanca.

Qualunque sia lo stipendio, o la qualifica che abbiamo, non potrà bastare e non sarà soddisfacente se non permette di manifestare anche le propensioni, gli ideali e la creatività personali.

Esprimere i propri talenti vuol dire donare il proprio frutto alla vita e lasciare che da esso germoglino possibilità e prospettive nuove.

Bloccare questo processo, scegliendo un lavoro che non rispecchia la verità interiore, priva del potere personale e rende schiavi di falsi valori.

A volte è più sano inseguire un sogno piuttosto che lasciarlo volare via per condurre una vita di rimpianti.

E spesso, autorizzare l’espressione delle proprie passioni incontra coincidenze e opportunità miracolose.

Quando ci permettiamo di rischiare la nostra verità le cose si rivelano più facili del previsto perché l’inconscio, libero dai conflitti, può utilizzare tutta la sua energia nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

Dare forma alla creatività personale struttura l’autostima ed è la missione che siamo venuti a svolgere su questo pianeta.

Per noi stessi.

Per gli altri.

E per costruire insieme un mondo finalmente migliore.

Carla Sale Musio

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