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Giu 17 2020

LAVORO E REALIZZAZIONE PERSONALE

Pericoli e rischi per la psiche e per la salute. Perché è importante svolgere un lavoro che rispecchi la nostra anima ed esprima i nostri talenti.

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Mag 13 2020

CRESCITA PERSONALE: a volte è importante cambiare lavoro

Ci sono momenti nella vita  in cui è necessario rivedere le proprie scelte per sostenere la crescita interiore.

La professione che scegliamo non è soltanto una fonte di sostentamento economico ma rappresenta un’importante espressione della realizzazione personale.

In una società sana, il lavoro dovrebbe essere la manifestazione dei talenti individuali, il dono che siamo venuti a condividere nel mondo.

Nella nostra civiltà malata, invece, questo succede raramente e, spesso, le esigenze della sopravvivenza spingono a svolgere lavori che hanno poco a vedere con il proprio modo di essere.

Scegliere un’occupazione seguendo soltanto il desiderio di conquistare l’indipendenza economica, se pure favorisce il raggiungimento dell’autonomia, trascura la necessità di manifestare le proprie risorse e tradisce l’espressione più profonda di sé.

Tante sofferenze psicologiche nascono da scelte lavorative irrispettose dell’autenticità interiore.

Anche quando chi le porta avanti lo fa con determinazione e competenza.

Giorno dopo giorno costruiamo l’esistenza, ingabbiando la libertà o dispiegandola nella quotidianità.

L’orario di lavoro occupa gran parte della giornata e rappresenta uno spazio importantissimo nello strutturarsi del senso di efficacia personale.

Quando ciò che facciamo rispecchia i valori profondi, l’armonia interiore può prendere forma nella psiche e la salute (fisica e psichica) si manifesterà nella vita.

Se, invece, le mansioni che svolgiamo non ci piacciono, o peggio, sono in contrasto con i nostri ideali, la scissione e il dolore avanzeranno nel mondo interno, generando innumerevoli problemi.

Ecco perché la revisione attenta e scrupolosa del proprio lavoro è una tappa imprescindibile durante la crescita personale, un momento ricco di possibilità e indispensabile per dare forma ai cambiamenti che intrecciano l’evoluzione interiore.

Nelle emergenze della vita possiamo essere costretti a svolgere una professione senza permetterci di scegliere.

Ma, questo non significa che in seguito non sia possibile cambiare quelle decisioni.

Al contrario!

Aver raggiunto l’autonomia economica consente di sperimentare soluzioni nuove senza correre troppi rischi, dando forma progressivamente ai cambiamenti lavorativi necessari al proprio benessere interiore.

I nostri talenti determinano le propensioni che abbiamo.

E il piacere provato nel compiere determinate attività dipende dall’esigenza di condividere con gli altri l’unicità e la creatività che nascendo siamo venuti a donare nel mondo.

Per sentirci bene con noi stessi e in armonia con la vita dobbiamo svolgere un lavoro in sintonia con i nostri valori profondi e capace di manifestare i talenti che l’esistenza ci ha donato.

Perciò:

  • se sono una persona profondamente sincera e onesta, non potrò sentirmi bene vendendo contratti poco trasparenti per chi li acquista;

  • se sono sensibile e attento alla salute delle persone e del pianeta, difficilmente mi sentirò a mio agio lavorando in una fabbrica di armi;

  • se sono empatico e pronto ad aiutare chi è in difficoltà, sarà molto difficile per me occuparmi di recupero crediti.

I soldi possono fare la felicità solo quando danno forma alla nostra crescita interiore e il lavoro deve essere uno strumento capace di far emergere le risorse individuali.

Solo così è possibile sentirsi realizzati e in armonia con se stessi e con vita.

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STORIE DI CAMBIAMENTO E REALIZZAZIONE

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Gianluca gestisce il tabacchino di famiglia.

Le sue sorelle si sono sposate scegliendo di occuparsi a tempo pieno della casa e dei bambini, la mamma è andata in pensione e il papà è morto quando lui era ancora molto piccolo.

Gianluca ha cominciato giovanissimo a lavorare, dapprima per dare una mano quando mamma e sorelle erano in difficoltà, poi perché poteva studiare e lavorare sentendosi indipendente senza perdere la possibilità di laurearsi.

Oggi è rimasto l’unico a tenere viva quell’attività messa in piedi da suo padre con tanti sacrifici.

Lui però ama la vita all’aria aperta, lo sport, la bicicletta e le escursioni.

E sogna un’esistenza diversa… senza darsi il permesso di cambiare.

Infine, una brutta depressione lo costringe a chiedere aiuto a uno psicologo e nel corso del tempo emerge la sua voglia di vivere in un altro modo.

È così che accetta di svolgere un secondo lavoro nei weekend.

E insieme a un amico organizza escursioni in bicicletta.

Il sole, lo sport, l’amicizia e la possibilità di condividere le proprie passioni fanno sparire la depressione e aprono le porte a una nuova attività lavorativa, forse meno “sicura” ma più adatta al suo modo di essere e sentire la vita.

Da allora sono passati tanti anni ma Gianluca non si è pentito di aver lasciato il tabacchino per svolgere un lavoro che gli permette di essere pienamente se stesso.

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Elena è una persona affidabile, attenta e sempre pronta ad aiutare gli altri.

Da anni lavora come segretaria in una biblioteca, lo stipendio è buono e i colleghi la stimano e le vogliono bene.

Elena è soddisfatta di quello che fa, ama i libri e ritiene che il suo impegno lavorativo sia utile e importante.

Tuttavia sente che le manca qualcosa e all’età di quarantasei anni decide di prendere una seconda laurea in psicologia.

Non ha fretta di laurearsi ma la passione la spinge a non perdere tempo.

Così dopo la laurea affronta l’esame di stato, la specializzazione e una collaborazione gratuita nello studio di un amico psicoterapeuta.

Elena ha fatto tanti percorsi di psicoterapia e crescita personale, e gli strumenti acquisiti grazie ai nuovi studi potenziano la sua capacità di ascoltare e aiutare il prossimo.

Le cose prendono forma quasi da sole… e oggi Elena lavora come  psicoterapeuta in uno studio tutto suo.

Non rimpiange il lavoro in biblioteca e continua ad aggiornarsi, coltivando la passione per la psiche.

“Il cambiamento fa parte di me, non posso non ascoltarlo.” afferma sorridendo.

“Oggi faccio la psicoterapeuta… domani si vedrà!”

Carla Sale Musio

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LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

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Giu 27 2012

LAVORO… e autostima!

“Non c’è lavoro, non ci sono soldi, non ci sono opportunità, non ho scelte, non ho nessuna possibilità. Realizzare me stesso è impossibile!”

Nel corso della mia professione ho sentito tante volte frasi simili.

È su questi presupposti che la crisi costruisce il suo potere distruttivo e malsano, amputando dal nostro animo ogni iniziativa e ogni entusiasmo.

Viviamo immersi in una cultura malata che ci sta progressivamente rendendo schiavi di un pensiero privo di autostima.

Certo, è vero, ci sono tante situazioni difficili, ma questo non vuol dire rinunciare a esprimere se stessi e i propri talenti.

Nasciamo tutti diversi e ognuno di noi porta in dono al mondo la propria originalità.

Cioè quel mix di capacità, interessi e passioni, che rende speciali, differenti da chiunque altro, capaci di interpretare in modi nuovi la realtà.

Dall’infanzia all’età adulta siamo sollecitati a mettere in pratica i nostri progetti e la nostra creatività.

Il percorso necessario a dare forma e sostanza alle aspirazioni personali è chiamato realizzazione e gli psicologi lo ritengono indispensabile per la salute mentale.

Trasformare un’ambizione in qualcosa di concreto, fa sì che i doni che la vita ci ha fatto non vadano sprecati.

È un’esperienza importantissima e necessaria.

Infatti, permette di manifestare le nostre qualità e le rende fruibili anche agli altri.

Consente di scoprire aspetti nuovi di se stessi, apre le porte alle aspirazioni e ci fa sentire parte di un tutto più ampio che ci comprende.

L’unicità che contraddistingue ognuno di noi, non è un optional, appartiene a un processo creativo che è il motore stesso della realtà e lo strumento per raggiungere il benessere personale.

Non nasciamo schiavi dell’economia e delle leggi di mercato.

Nasciamo liberi di esprimerci e pronti a realizzare la nostra personale missione nel mondo, cioè capaci di concretizzare e condividere ciò che ci piace fare e siamo portati a fare.

Questo processo, individuale e creativo, è chiamato realizzazione personale ed è la base dell’autostima,  rappresenta ciò che ci fa sentire bene o male nel vivere la vita.

La mancata espressione delle proprie peculiarità è all’origine della depressione, degli attacchi di panico e di tutta la sofferenza psicologica che oggi, purtroppo, sta dilagando ovunque.

La creatività individuale è lo strumento preposto a mantenere in buona salute il corpo e in equilibrio la mente.

Non si può censurarla o asservirla (al sistema economico o a qualsiasi altra cosa) senza pagare prezzi altissimi di sofferenza.

Ci viene fatto credere che il lavoro sia un mezzo per procurarci i soldi necessari alla sopravvivenza e a condurre una vita di qualità, ma i soldi sono soltanto un codice di scambio (utilizzato in questa società) e la vita diventa di qualità solo quando ci sentiamo realizzati.

Altre culture si servono di altri strumenti.

Ma nessuna cultura può prescindere dalla realizzazione personale perché, se manca l’espressione di se stessi, vivere perde significato… e, in genere, ci si ammala.

Quando non si può lasciare la propria impronta nel mondo, ci si sente inutili e vuoti e si comincia a cercare all’esterno qualcosa capace di calmare l’insoddisfazione che si sviluppa dentro.

Allora inseguiamo oggetti, sostanze, situazioni che diano valore e senso alla vita ma, in assenza di un’espressione personale, tutto si rivela insufficiente e il bisogno di accumulare inutilmente cresce a dismisura.

È in questo modo che chi gestisce il mondo ci tiene incatenati dentro prigioni dalle sbarre invisibili.

Sono carceri mentali, modi di pensare che ci portano a dipendere da qualsiasi cosa prometta di restituire importanza e autostima: cibo, soldi, sesso, competizione, potere, ecc.

La realizzazione personale, però, può avvenire soltanto grazie alla manifestazione dei nostri talenti e nessuna cosa potrà mai sostituire l’espressione originale di sé.

Ognuno di noi per realizzarsi deve fare i conti con la propria creatività e con la missione che rende unici, portatori di un dono speciale da regalare alla vita.

Il lavoro che scegliamo di fare, perciò, non è soltanto un mezzo per procacciarci i soldi necessari a vivere.

La nostra occupazione è lo strumento privilegiato con cui manifestiamo le doti personali e le condividiamo nel mondo.

Quando la professione non rispecchia la nostra indole, la realizzazione personale fallisce, l’autostima va in pezzi e la porta della sofferenza interiore si spalanca.

Qualunque sia lo stipendio, o la qualifica che abbiamo, non potrà bastare e non sarà soddisfacente se non permette di manifestare anche le propensioni, gli ideali e la creatività personali.

Esprimere i propri talenti vuol dire donare il proprio frutto alla vita e lasciare che da esso germoglino possibilità e prospettive nuove.

Bloccare questo processo, scegliendo un lavoro che non rispecchia la verità interiore, priva del potere personale e rende schiavi di falsi valori.

A volte è più sano inseguire un sogno piuttosto che lasciarlo volare via per condurre una vita di rimpianti.

E spesso, autorizzare l’espressione delle proprie passioni incontra coincidenze e opportunità miracolose.

Quando ci permettiamo di rischiare la nostra verità le cose si rivelano più facili del previsto perché l’inconscio, libero dai conflitti, può utilizzare tutta la sua energia nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

Dare forma alla creatività personale struttura l’autostima ed è la missione che siamo venuti a svolgere su questo pianeta.

Per noi stessi.

Per gli altri.

E per costruire insieme un mondo finalmente migliore.

Carla Sale Musio

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anche in formato ebook

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