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Lug 12 2019

VERSO UNA NUOVA EPISTEMOLOGIA DELL’AMORE

A volte mi sembra che l’amore e gli scienziati siano incompatibili e che la scienza non possieda i criteri necessari a studiare le profondità affettive.

Infatti, non si può analizzare un sentimento come se fosse un oggetto posto al di fuori di noi, qualcosa che non ci riguarda.

Per comprendere l’amore bisogna attraversarlo, viverlo, provarlo, sperimentarlo, sentirlo.

Fino a quando gli studiosi escluderanno la soggettività dai principi della ricerca non riusciranno a comprendere l’amore.

Tuttavia, ai nostri giorni affermare che la soggettività è scientifica significa attuare una rivoluzione epistemologica e sostenere che ognuno possiede la propria scienza: intima, profonda, inconfutabile, importante, personale e unica.

Una nuova epistemologia dell’amore implica una nuova epistemologia della soggettività, non più condannata al rango disdicevole della fantasia ma finalmente alla ribalta dell’analisi scientifica.

Parliamo di una rivoluzione che non si compie nei laboratori e non si studia sui libri di scuola.

È un cambiamento che avviene dentro e coinvolge la percezione che abbiamo della vita.

Afferma il valore dei sentimenti.

Legittima il mondo interiore.

Decreta il potere della sensibilità, dell’intimità, della condivisione, della fratellanza e del rispetto.

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“L’essenziale è invisibile agli occhi.”

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Tutto ciò che riguarda l’amore si percepisce con la soggettività.

Non è concreto ma è reale.

Unico e imprescindibile.

Appartiene a una verità diversa dalla fisicità.

Ed è l’unica realtà che sopravvive alla morte: ciò che continua a esistere quando il fisico non c’è più.

Il corpo, infatti, è lo strumento necessario per esplorare la materialità.

La dimensione affettiva esiste al di fuori dalle coordinate spazio temporali.

Intreccia la fisicità e l’attraversa senza esserne posseduta.

L’amore è una strada che ci guida fuori dall’esperienza materiale, aiutandoci a comprendere l’eternità.

Affermarne la scientificità significa affiancare allo studio della vita fisica lo studio della dimensione interiore, evidenziandone i codici e il valore.

L’esperienza soggettiva è imprescindibile per affrontare l’enigma della morte.

Comprendere la Totalità che caratterizza l’affettività, infatti, ci dà la possibilità di superare la dicotomia in cui ci muoviamo quotidianamente, permettendoci di uscire dal dualismo di bene e male per raggiungere un diverso modo di leggere gli avvenimenti.

L’amore segue codici differenti dalla fisicità: cresce e si moltiplica quando viene (con)diviso.

Per questo nel mondo dell’affettività dare è sempre un potere.

E chi ama guadagna più di chi riceve.

Leggi diverse da quelle della materialità definiscono le dimensioni invisibili.

Sono realtà prive di concretezza eppure così importanti nel sostenere il benessere e la salute (a dispetto di ogni profitto materiale).

L’amore ci rende più forti e più umili, più liberi e più fragili, più potenti e più generosi, più comprensivi e aperti all’ignoto.

Comprendere le leggi che caratterizzano la dimensione affettiva ci aiuta a superare i limiti dello spazio e del tempo in cui ci muoviamo abitualmente e ci avvicina all’eternità.

Una nuova epistemologia dell’amore poggia le fondamenta sull’ascolto di ciò che non si vede restituendo importanza alla sensibilità, all’intuizione, alla sensitività e a quei valori profondi, capaci di rendere la vita un’esperienza degna di essere vissuta.

Carla Sale Musio

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Mar 19 2019

VERSO UNA NUOVA EPISTEMOLOGIA DELLA COSCIENZA

L’epistemologia è la materia che si occupa dei fondamenti e dei metodi delle diverse discipline scientifiche, l’insieme dei principi da cui prende forma il nostro sapere.

Nel corso del tempo l’applicazione dell’epistemologia ha affiancato il cammino evolutivo dell’umanità analizzando i criteri della scienza ed evidenziando i presupposti teorici con cui interpretiamo il mondo.

Infatti, le prospettive assunte dalla comunità scientifica cambiano a seconda dei periodi storici, modificando la comprensione delle cose.

In passato, l’epistemologia della scienza sosteneva l’esistenza di un principio lineare di causa ed effetto che permetteva agli scienziati di osservare l’andamento degli eventi in maniera asettica e distaccata.

Allora, tutta la ricerca era orientata a spiegare una realtà unica e immodificabile della quale era necessario individuare le leggi.

Oggi, invece, i fondamenti della scienza sono cambiati e gli scienziati ci mostrano la coesistenza di più punti di vista differenti, sottolineando il ruolo di chi osserva e il rapporto tra l’osservazione e ciò che viene osservato, e descrivendo una realtà cangiante fatta di relazioni e possibilità infinite.

Ogni cambiamento epistemologico scompiglia i presupposti teorici del pensiero e modella un diverso modo di stare al mondo.

Progressivamente e impercettibilmente, infatti, i risultati delle indagini scientifiche si spostano dal chiuso dei laboratori al fermento della vita quotidiana, improntando i nostri modi di pensare e di vivere.

Così, mentre la vita influenza la scienza, la scienza influenza la vita … e insieme danno forma a un percorso di conoscenza fatto di aggiustamenti continui e in continua evoluzione.

In un tempo non molto lontano dal presente, lo studio della psicologia non esisteva e gli scienziati non si preoccupavano di analizzare ciò che accade nel mondo interiore.

La psiche era considerata materia esclusiva degli psichiatri che ne esaminavano i meccanismi nel tentativo di risolvere il malfunzionamento del cervello.

Ai primi del novecento, però, il neurologo austriaco Sigmund Freud postulò l’esistenza di un inconscio capace di incidere sul corpo fisico e sulla vita delle persone, e posto in uno spazio introspettivo oltre la percezione cosciente.

Non molto tempo dopo, uno dei suoi allievi, lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, approfondì la scoperta del mondo interiore evidenziando la presenza di un inconscio collettivo depositario di una conoscenza ancestrale e infinita.

Oggi la psicologia clinica non può prescindere dall’inconscio (individuale e collettivo) e la psicoterapia vanta una casistica molto ampia di remissione dei sintomi ottenute grazie al lavoro con la dimensione interiore.

L’epistemologia che sostiene la ricerca sulla salute ha avvalorato la scoperta dell’inconscio estendendo il concetto di coscienza fino a comprendere una percezione più vasta della mente razionale e posta al di fuori dei limiti del cervello.

La coscienza, perciò, ha subito nel tempo una profonda evoluzione e, se in passato indicava esclusivamente ciò che esiste entro l’orizzonte della consapevolezza, oggi ha assunto una connotazione più ampia, segnalando una dimensione che oltrepassa i limiti angusti della mente e del corpo per collocarsi al di fuori delle coordinate spazio temporali.

Sia la meccanica quantistica che il biocentrismo, infatti, segnalano l’importanza di un principio vitale che intreccia il mondo interiore con quello esteriore dando forma a una realtà mutevole e soggettiva.

La dimensione psichica perciò non riguarda più soltanto la percezione individuale ma comprende qualcosa di più ampio e trascendente chiamato: coscienza.

Come espone il primo principio del Biocentrismo: 

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“Quello che percepiamo come realtà è un processo che coinvolge la nostra coscienza. Se esistesse una realtà esterna a noi stessi, dovrebbe trovarsi in uno spazio, ma lo spazio e il tempo non sono assoluti, sono solo strumenti usati dalle menti umane e animali.”

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Partendo dalla considerazione che nessuna disciplina scientifica è mai stata capace di spiegare in che modo la coscienza possa emergere dalla materia, il biologo americano Robert Lanza dimostra che non esiste una realtà separata da chi la sperimenta perché la coscienza intreccia ogni cosa e la vita precede l’esistenza dell’universo (e non viceversa).

Come scrive nel suo libro Oltre il biocentrismo:

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“Non esiste un universo senza percezione. La coscienza e il cosmo sono correlati; sono una cosa sola.”

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Ecco quindi che negli anni duemila prende forma una diversa epistemologia della scienza e della coscienza capace di fornire risposte nuove ai quesiti sulla vita e sulla morte che da sempre tormentano l’animo umano.

Carla Sale Musio

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